DON CAMILLO, PEPPONE E IL CROCIFISSO CHE SORRIDE

Egidio Bandini, giornalista e presidente Gruppo Amici di Giovannino Guareschi; Enrico Beruschi, regista e attore; Gianni Govi, attore e regista; Eugenio Martani, clarinettista; Corrado Medioli, fisarmonicista; Giancarlo Plessi, parroco di Besenzone

Sembra strano, ma il Crocifisso di don Camillo sorride e lo fa più spesso di quanto non si creda: ed è un sorriso disarmante, un sorriso assoluto. Il sorriso di Dio che canta Roberto Vecchioni “… perché le idee sono voci di madre che credevamo di avere perso e sono come il sorriso di Dio in questo sputo di universo” e ci racconta padre Gianni Fanzolato “…perché in fondo è l’uomo il vero sorriso di Dio”. E questo Giovannino Guareschi lo aveva capito benissimo. L’unico dubbio che resta è se noi lo sappiamo vedere ancora, questo sorriso di Dio, di Gesù che dall’alto della Croce esprime, sorridendo, la sua misericordia infinita». 

Guarda l’incontro

EGIDIO BANDINI

Buonasera, buonasera a tutti e benvenuti. Grazie di essere qui così numerosi, a conferma, come succede ormai da tanti anni, che il messaggio di Giovannino Guareschi funziona e funziona molto bene. Quest’anno, tra l’altro, abbiamo due anniversari importanti: il settantesimo del film “Don Camillo e l’onorevole Peppone” e il sessantesimo del film “Il compagno Don Camillo”. Tutti e due questi film saranno protagonisti di una nuova mostra che, grazie ai nostri sponsor, Padanaplast soprattutto, ma anche il gruppo Eni, stiamo portando in giro e che debutterà a Bologna, nella sala dell’Assemblea Legislativa Regionale, il prossimo 8 settembre, per restare aperta due settimane. Quindi questo è un po’ l’inizio. Vi volevo dare anche un’altra buona notizia. L’anno scorso abbiamo parlato del volume “In dialogo con Cristo, la lezione di Don Camillo”, che ci aveva suggerito Giorgio Vittadini. Siamo riusciti ad affrontare questo tema aiutati da grandissimi personaggi della cultura italiana. Vi faccio solo qualche nome: Alessandro Baricco, Michele Serra, Maria Rita Parsi, chi più ne ha più ne metta. Il prossimo 16 settembre questo volume verrà presentato a Roma, alla Camera dei Deputati. Basta. Vi presento i miei compagni di viaggio: Enrico Beruschi, che non ha bisogno di presentazioni, l’amico e collega Gianni Govi, i maestri Eugenio Martani e Corrado Medioli che conoscete bene, e poi in prima fila seduto, perché non ha voluto essere qui con noi però arriverà alla fine, il nostro Don Camillo personale, Don Giancarlo Plessi. E allora cominciamo, maestri, sigla!

MUSICA

EGIDIO BANDINI

È vero. È vero, al termine del Meeting dello scorso anno avevamo detto che ce ne saremmo stati a casa per qualche tempo, ma siccome la cosa a Giorgio Vittadini non andava giù, eccoci qui anche quest’anno. Torniamo nel vostro mondo piccolo riminese, torniamo al piano, come Don Camillo, che si ritrova nel forzato esilio in seguito a una delle sue intemperanze. È finito in uno sperduto villaggio di montagna dove ha trasportato a forza di braccia e spalle sotto la tempesta proprio il suo crocifisso per poter parlare con lui e trovare comunque consolazione. Non sa dove sbattere la testa il battagliero sacerdote abituato a confrontarsi a viso aperto con i nemici più agguerriti senza mai arretrare di un millimetro. La solitudine, il silenzio, l’angustia degli spazi di quello sperduto paesino di montagna lo intristiscono sempre di più. Prego.

ENRICO BERUSCHI

Ma sei sicuro?

EGIDIO BANDINI

Ma sono sicurissimo!

ENRICO BERUSCHI

Guarda, dove hai detto? Gesù disse Don Camillo al Cristo, no? Qui, se non chiudo… Ma perché mi hai fatto l’improvviso? Mi prepara tutto colorato, poi dopo mi cambia il colore.

EGIDIO BANDINI

Ma non è vero! “E una sera disse al Cristo tutta la sua angoscia. “Gesù”, disse Don Camillo, “se io sono triste non è perché mi manchi la fede. Il fatto è che non riesco a dimenticare che quassù non posso fare nessuna delle tante cose che dovrei fare. Gesù, io qui mi sento… Io qui mi sento come un transatlantico chiuso dentro uno stagno”. “Don Camillo”, disse Gesù sorridendo, “sei sicuro di essere un transatlantico costretto fra le sponde di un esiguo lago alpestre o non è questo un tuo brutto peccato di presunzione? Non sei forse invece una tra mille e mille piccole barche che per aver navigato nel mare vasto e tempestoso ed essere scampata dalle onde con l’aiuto di Dio si crede ora un transatlantico e disdegna la poca acqua del lago montano?”. Don Camillo abbassò il capo con umiltà. Gesù sospirò. “Sono un’umilissima barchetta che rimpiange il mare tempestoso. Il mio peccato è tutto qui. Peccato di rimpianto. Io penso a quelli che ho lasciato laggiù da tre mesi. Non so più niente di loro e mi crucia l’idea che essi mi abbiano dimenticato”. Il Cristo sorrise. “È difficile dimenticare un prete così grosso”.

MUSICA

EGIDIO BANDINI

E Gesù, nella sua infinita bontà, nella sua eterna compassione, vuole talmente bene alla gente di mondo piccolo, ovvero noi tutti cristiani qualsiasi, che concede a Don Camillo che arrivino nella sperduta parrocchia di montagna Gina Filotti e Mariolino della Bruciata, i protagonisti del racconto “Giulietta e Romeo”, sposati dal Vescovo. I due ragazzi fingono di essere arrivati in montagna per una villeggiatura finché Don Camillo scese. E uscito sul sagrato si trovò davanti la più strana faccenda dell’universo. Vale a dire, Mariolino e la Gina, che adesso però erano in tre, in quanto in mezzo ai due stava la vecchia levatrice del paese, tutta vestita a festa e con un marmocchietto in braccio. Ed ecco che, come quella notte in cui Gina e Mariolino andarono al fiume per lasciarsi morire, arrivano da direzioni opposte le due famiglie rivali al completo. Da una parte i Filotti, genitori e parenti di Gina, e dall’altra quelli della Bruciata, genitori e parenti di Mariolino. Rendendosi perfettamente conto che, visto lo sguardo truce dei due vecchi, a Don Camillo sarebbe toccato di sbatacchiare ancora fra loro le due zucche dure come la ghisa, corse immediatamente ai ripari.

GIANNI GIOVI

Poi fece un cenno a un tizio che era perso allora sulla porta della chiesa. “Avanti il padrino”, ordinò Don Camillo imperioso. Peppone agguantò il bambino e si appressò. Terminata la funzione, Don Camillo torna in strada e si ritrova davanti Peppone e il pretino che lo sostituisce a mondo piccolo. Il pretino porse a Don Camillo una busta. “È di sua eccellenza il Vescovo”, spiegò. “Vengo a darvi il cambio. Voi potete tornare giù subito approfittando della macchina mia”.

EGIDIO BANDINI

Riuscite a pensare quale possa essere stata la gioia provata in quel momento da Don Camillo? Qualcosa di immenso, come la sua fede incrollabile. Qualcosa di talmente grande da tenerselo accuratamente dentro di sé, ringraziando silenziosamente Gesù.

ENRICO BERUSCHI

Due ore dopo, Don Camillo usciva dalla chiesuola con il suo grande Cristo crocefisso sulle spalle e si avviava verso la solita mulattiera. “Autista”, disse Peppone, “non prendete la valigia”. Incominciò la discesa e la croce stavolta era leggera come una piuma. Giù c’era la vecchia Jeep di Peppone, quella che lui chiamava Taxi e che gli serviva per trasportare gente e roba. Don Camillo salì e teneva il crocefisso diritto come una bandiera. Poi, si capisce, apparve lo Smilzo. Arrivava sparato in motocicletta perché il ritardo del capo lo preoccupava. Quando vide come stavano le cose, girò la moto e si mise davanti a tutti a fare il battistrada. A cinque chilometri dall’arrivo, colto un cenno di Peppone, mollò tutto il gas, schizzò via e disparve. Così all’ingresso del paese Don Camillo trovò pronta la banda.

MUSICA

ENRICO BERUSCHI

E così il Cristo entrò trionfalmente in paese al suono di “Bandiera Rossa”. “Fregato il clero sul traguardo”, sghignò Peppone fermando la Jeep davanti alla scala della chiesa.

MUSICA

EGIDIO BANDINI

“Gaudium et spes”. Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi sono oggetto delle preghiere del Papa. Così scriveva San Giovanni Paolo II, citando la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo. E così commentava a Firenze Papa Francesco.

ENRICO BERUSCHI

La Chiesa italiana ha grandi santi, il cui esempio può aiutarla a vivere la fede con umiltà, disinteresse e letizia. Da Francesco d’Assisi a Filippo Neri. Ma pensiamo anche alla semplicità di personaggi inventati come Don Camillo, che fa coppia con Peppone. Mi colpisce come nelle storie di Guareschi la preghiera di un buon parroco si unisca alla evidente vicinanza con la gente. Di sé Don Camillo diceva: “Sono un povero prete di campagna che conosce i suoi parrocchiani uno per uno, li ama, che ne sa i dolori e le gioie, che soffre e sa ridere con loro”.

MUSICA

ENRICO BERUSCHI

Vicinanza alla gente e preghiera sono la chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare, umile, generoso, lieto. Se perdiamo questo contatto con il popolo fedele di Dio, perdiamo in umanità e non andiamo da nessuna parte.

EGIDIO BANDINI

Eccolo il segreto. La grande capacità che ha Giovannino Guareschi di parlare al cuore. Facciamocelo spiegare ancora una volta dall’indimenticabile pontefice che durante l’Angelus in Piazza San Pietro una volta ha detto: “Il Padre creatore suscita la creatività in coloro che vivono come suoi figli. Allora essi imparano a guardare il mondo con occhi nuovi, resi più luminosi dall’amore e dalla speranza. Sono occhi che permettono di guardarsi dentro con verità e di vedere lontano nella carità”. Possiamo diventare, addirittura non dico creatori, ma creativi a nostra volta? Ebbene sì, basta che viviamo da figli di Dio e così possiamo vedere il mondo con occhi nuovi, esercitando proprio la nostra ritrovata creatività. Succede a Don Camillo, a Peppone e assieme a loro a molti abitanti di mondo piccolo quando arriva in paese un artista.

MUSICA

EGIDIO BANDINI

Nel paese di Peppone e Don Camillo arriva un giovanotto che, collocatosi sotto il portico, armato di tela, tavolozza e pennello, si mette a dipingere un angolo del borgo. Passa un po’ di tempo ed ecco che molti curiosi si avvicinano per osservare cosa mai stia ritraendo il pittore forestiero. Tra di essi, manco a dirlo, arriva fingendo indifferenza anche Don Camillo, che però dopo aver dato un’occhiata fugace si riserva di esprimere un parere quando il dipinto avrà acquisito una fisionomia più definita. Peppone, arrivato anche lui a curiosare cosa stesse dipingendo quel ragazzo, si stupì di quanto potesse essere suggestivo quello scorcio del paese che tutti, ma proprio tutti, hanno avuto sotto gli occhi per decenni non accorgendosi di quanto fosse bello.

GIANNI GOVI

Il giovanotto era stanco. Ripose la tavolozza e i pennelli e, rinchiusa la cassetta, si alzò. “Se le fa comodo di mettere la sua roba in canonica ho tutto il posto che vuole e nessuno le toccherà niente”, disse Don Camillo, vedendo che il giovanotto era imbarazzato per la sistemazione della tela ancora fresca di pittura. “Le sono molto grato”, rispose il giovanotto. “Volevo vedere che non lo accalappiasse”, borbottò Peppone andandosene indispettito.

MUSICA

EGIDIO BANDINI

La storia vera comincia qui. Don Camillo fa restare il pittore in canonica. Gli offre una frugale ma nutriente cena, quindi lo assume per un compito molto delicato, qualcosa a cui il parroco di mondo piccolo tiene particolarmente: ripristinare l’affresco rovinato dalle infiltrazioni d’acqua di una cappella che il pretone vorrebbe dedicare alla Madonna del Fiume. Un’idea che a Don Camillo frullava nella testa da un bel po’ di tempo, si capisce, ma non poteva concretizzarsi, causa la cronica mancanza di denaro. Il giovanotto strapagato è la persona giusta. In cambio di vitto e alloggio, l’artista provvederà alla bisogna. Unico costo per Don Camillo è il muratore che prepari l’intonaco. E a questo ci penserà il Brusco, fedelissimo di Peppone, ma disponibile a lavorare non forse gratis, ma quantomeno senza anticipi di denaro e con forti sconti sulla manod’opera. Poco tempo e il pittore inizia a predisporre i disegni, gli schizzi, ma soprattutto il cartone per l’affresco. Tutto procede per il meglio salvo un dettaglio essenziale: il volto della Madonna del Fiume. Il giovanotto non trova il viso da copiare o da reinterpretare e si fa via via sempre più nervoso, irritabile, scontento. E Don Camillo lo capisce immediatamente, cercando di ridurre l’artista a più miti consigli, facendogli dipingere le altre parti mancanti dell’affresco. Niente da fare. Il giovanotto è sempre più depresso e scostante, non trova l’unica ragione per la quale riprenderebbe con ritrovato entusiasmo a dipingere: un volto per la Madonna del Fiume, un volto bello, rasserenante, ma anche indubitabilmente di quella stessa terra, di quel mondo piccolo che dal fiume vive da millenni. Buio pesto, nessuna ispirazione. Ma ecco all’improvviso, proprio quando il ragazzo smette di cercarla, l’ispirazione appare portando a tavola nella sala dell’osteria del Fagiano pane, salame e vino.

ENRICO BERUSCHI

L’ispirazione aveva al massimo 25 anni e portava in giro la sua roba con l’abbondanza di una ragazza di 18, ma quel che interessava il giovanotto era il viso della donna.

MUSICA

ENRICO BERUSCHI

La ragazza in questione andò per le sue faccende, poi tornò di lì a poco, mettendosi a sedere vicino alla porta e incominciando a cucire. Il giovanotto non seppe resistere, cavò una tavoletta e prese a disegnare. Non durò molto perché la ragazza, sentendosi quegli occhi addosso, levò la testa e disse: “Si può sapere cosa fa?”. “Se mi permette, vorrei farle il ritratto”, le rispose il giovanotto. “Il ritratto? E perché?”. “Io sono pittore di mestiere”, balbettò il giovanotto, “e il pittore interessa tutto quello che è bello”. La ragazza fece una smorfia di compatimento. Scrollò le spalle e si rimise a lavorare. Stette lì ferma più di un’ora. Poi si alzò e si avvicinò al giovanotto. “Si può vedere cosa ha combinato?”. Il giovanotto mostrò lo schizzo. “Sono così io?”, ridacchiò la ragazza. “Appena bozzato, signorina, se permette vengo domani a finirlo”. La ragazza raccolse il piatto e il bicchiere. “Quanto fa?”, domandò il giovanotto. “Pagherà domani”.

EGIDIO BANDINI

Tornato l’entusiasmo e ritrovato l’amore per la pittura, il ragazzo, arrivato in canonica, disegna fino al tramonto e il giorno dopo, uscendo verso l’ora di pranzo, annuncia a Don Camillo di avere finalmente trovato quello che cercava. Una corsa di gran carriera fino all’osteria del Fagiano dove tutto va come il giorno precedente, finché la giovane donna, visto procedere il disegno, si mostra un poco più soddisfatta. E il ragazzo trova modo di dirle che, se avesse potuto tornare anche l’indomani, le cose sarebbero andate ancora meglio. Così sarà. Ma trascorsi altri due giorni, il pittore scompare come per incanto, si chiude nella propria stanza e continua a disegnare, quindi fa preparare l’intonaco. Fa tirare su una parete di tavole che nascondono ai curiosi ciò che sta facendo e attacca ad affrescare la Madonna del Fiume. Sordo alle incessanti domande di Don Camillo, che vuol sapere come sta andando l’opera, quanto manchi, eccetera. Il giovanotto, pur concedendo al parroco qualche “vedrà Don Camillo”, fa mettere un lucchetto alla barriera di tavole e solo lui ne ha la chiave. Finalmente arriva il gran giorno e, chiamato il pretone di mondo piccolo, l’artista mostra il capolavoro al suo committente. E qui accade l’imprevedibile.

GIANNI GOVI

Il giovanotto con un’apertura fece cadere il telone che copriva la Madonna del Fiume. Era una cosa stupenda e Don Camillo rimase a bocca aperta davanti a quell’apparizione. Poi a un tratto sentì come una mano attanagliargli il cuore e la fronte gli si coperse di sudore e un urlo gli sfuggì pieno d’angoscia. “La Celestina! La Madonna con la faccia della Celestina del Fagiano! Ma lei non sa chi è la Celestina del Fagiano?”. Il giovanotto impallidì. “Lei non sa che la Celestina del Fagiano è la più sfegatata delle comuniste della zona? Non sa che a fare una Madonna con la faccia della Celestina del Fagiano sarebbe come fare Gesù Cristo con la faccia di Stalin!”.

MUSICA

GIANNI GOVI

Naturalmente il pittore protesta la propria buona fede dicendo di non aver voluto ritrarre le idee politiche della ragazza ma soltanto il suo viso. Don Camillo però è irremovibile e rincara la dose dicendo che non è possibile ritrarre la Madonna con il volto di una scomunicata. “La Madonna del Fiume, la Madonna scomunicata”, questo è il suo nome giusto. Il giovane pittore, sentita la reprimenda del pretone, non si scompone e nonostante la fatica fatta per trovare l’ispirazione è disposto a distruggere il dipinto. Tutto andrebbe certamente a posto se non fosse per una questioncella all’apparenza secondaria, ma in realtà difficilissima da superare. A Don Camillo il dipinto piace da impazzire. Dunque, scartata l’ipotesi di rifare tutto da capo, trovando un’ispirazione più devota della Celestina, l’unico modo per accertarsi del probabile disastro rimane il far constatare di persona ai parrocchiani più fidati l’affronto alla Madonna, la peggiore idea che potesse venire in mente a Don Camillo. Convocare una sorta di commissione per valutare se la cosa possa o meno passare sotto traccia. I commissari restano impressionati dalla bellezza del dipinto. Bastano pochi secondi però per rendersi conto che la Madonna del Fiume ha il viso della Celestina del Fagiano.

ENRICO BERUSCHI

Don Camillo spiegò la disgrazia successa al povero pittore e concluse: “Non c’è che una cosa da fare, cancellare tutto”. “Peccato, perché è un capolavoro”, commentarono quelli della commissione. “D’altra parte non si può permettere che la Madonna abbia la faccia di una scomunicata maledetta”. Don Camillo tirò su il sipario e pregò quelli della commissione di non dire niente in giro. Il risultato fu che la voce circolò immediatamente e ci fu subito un gran via vai di gente che davanti alla cappelletta, immaginate di vedere l’ingresso, però era sbarrato, era sbarrato.

EGIDIO BANDINI

Accadde però proprio ciò che Don Camillo si augurava non succedesse mai. Una sera ecco apparire in chiesa la Celestina in persona. La voce era arrivata anche all’osteria del Fagiano provocando naturalmente le ire dell’ignara ispirazione. “Cosa volete?”, domandò asciutto Don Camillo.

ENRICO BERUSCHI

“Devo dire due parole a quel disgraziato imbecille lì”, borbottò cupa la Celestina. Don Camillo si volse, il giovanotto stava arrivando. “A parte il fatto che lei è venuto a mangiare per quattro volte da me senza mai pagare”, esclamò minacciosa la Celestina. “Vorrei sapere chi le ha dato il permesso di denigrarmi sfruttando la mia faccia per pitturare delle Madonne”.

EGIDIO BANDINI

Era la Celestina scomunicata, quella con la faccia volgare e truce, quella che nessuno avrebbe mai immaginato potesse avere l’espressione dolce e materna di Maria. La ragazza esige di vedere il dipinto, ma non solo. Pretende che il suo viso venga cancellato immediatamente in sua presenza. Don Camillo dapprima rimane dubbioso, poi passa decisamente al contrattacco.

ENRICO BERUSCHI

“Non c’è nessuna Madonna alla vostra faccia, né potrebbe esserci, ecco”. La Celestina rimase immobile, a contemplare l’affresco, ed ecco qualcosa di inaspettato, di straordinario. Ecco il viso della Celestina distendersi a poco a poco, ecco gli occhi spiritati diventare via via sempre più dolci, sempre più sereni. Ecco sparire dal viso della Celestina ogni volgarità. Eccolo quel viso, diventare sempre più uguale al viso dell’immagine. Il giovanotto si aggrappò a un braccio di Don Camillo. “Così, io l’ho visto”, sussurrò all’orecchio di Don Camillo. Don Camillo gli fece cenno di star zitto. Ci fu qualche istante di silenzio, poi si udì la voce sommessa della Celestina: “Com’è bella!”.

MUSICA

ENRICO BERUSCHI

La Celestina non si staccava di guardare l’immagine. A un tratto si volse verso Don Camillo. “Non cancellatela, per favore”, implorò con voce piena d’angoscia. “Aspettate!”. Quindi si inginocchiò davanti alla Madonna del Fiume e si segnò. Don Camillo rimase senza fiato, guardò sbalordito la Celestina allontanarsi singhiozzando, seguita dal pittore. Ritrovatosi solo in chiesa, Don Camillo ricoprì l’immagine e poi andò a confidarsi col Cristo dell’altar maggiore. “Gesù”, ansimò, “cosa sta succedendo?”. “Non me ne intendo di pittura”, rispose sorridendo il Cristo.

MUSICA

EGIDIO BANDINI

“La chiamata”. Non quella che comunemente si chiamerebbe vocazione, ma è la chiamata. Questo è accaduto alla Celestina del Fagiano vedendo la Madonna del Fiume e riconoscendo il proprio volto come in uno specchio nuovo, capace di riflettere non solo l’aspetto esteriore del viso, ma anche l’interiorità dell’anima, la bellezza che sta in ogni creatura umana, voluta dal Creatore a sua immagine e somiglianza. Nel modo unico e originale che solo Giovannino Guareschi può raccontare da profondo conoscitore qual è dell’animo umano. E il giovane pittore, la mattina dopo, corre all’osteria del Fagiano, dove incontra la Celestina con il viso e gli occhi dolcissimi della sera precedente. E lui le dice che vorrebbe pagare il suo debito. Lei risponde soltanto che quella Madonna è troppo bella, non può essere distrutta. Il ragazzo replica che sì, il dipinto è bello, ma non può essere tollerato che la Vergine Maria abbia il volto di una scomunicata. A questo punto, Giovannino ci fa entrare nell’inconfondibile magia delle sue favole e tutto si aggiusta esattamente nel modo che immaginiamo.

GIANNI GOVI

La Celestina sorrise. “Io non lo sono più scomunicata. Stamattina ho già fatto quel che dovevo fare”. Il giovanotto rispose che non capiva e allora la Celestina gli spiegò tutto. Poi approfittò dello stupore del giovanotto per domandargli se fosse sua moglie quella che gli accomodava la biancheria e l’altro spiegò che nessuno gli accomodava la biancheria perché era solo al mondo e viveva come un cane. Allora lei osservò sospirando che a una certa età la solitudine pesa anche alle donne più corteggiate e si sente il bisogno di farsi una famiglia. Allora lo sciagurato ammise che quello di farsi una famiglia era sempre stato il suo sogno, ma che riusciva a malapena a vivere da solo. Allora la Celestina replicò saggiamente che ciò succedeva perché il giovanotto viveva in città dove tutto costa il doppio. Mentre se fosse vissuto in campagna avrebbe trovato ogni cosa più facile, tanto più se la sorte l’avesse fatto imbattere in una brava ragazza con una casa piccola ma pulita e piccola ma redditizia. Allora il giovanotto disse qualche parola, ma subito suonò il mezzogiorno, perché le ore passano spaventosamente alla svelta quando si chiacchiera di queste faccende. E la ragazza si alzò e andò a prendergli pane, salame e vino. Quando ebbe mangiato il giovanotto domandò: “Quanto fa?”. “Pagherete domani”, rispose la Celestina.

MUSICA

EGIDIO BANDINI

Come in ogni favola che si rispetti, il finale è il classico “vissero felici e contenti”, ma non prima di essersi sposati. E al matrimonio della Celestina con il pittore la questione del viso di Maria si risolve, come tantissime questioni, nei piccoli paesi di provincia. Don Camillo era un po’ preoccupato per quel che avrebbe potuto dire la gente vedendo che la Madonna del Fiume aveva la faccia di Celestina. Ma la gente cominciò semplicemente: “Figurati, le piacerebbe alla Celestina essere bella come quella pitturata, non le assomiglia neanche lontanamente”.

MUSICA

EGIDIO BANDINI

Bello! Ed eccoci arrivati al tema del Meeting 2025: “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. Arrivò in canonica lo Smilzo. Aveva una gran lettera di lusso in carta a mano con stampa in gotico e l’intestazione del partito. “La signoria vostra è invitata ad onorare della sua presenza la cerimonia a sfondo sociale che si svolgerà domattina alle ore 10 in Piazza della Libertà. Il segretario della sezione, compagno Bergoni”. Peppone non si chiamò da subito Bottazzi, sindaco Giuseppe.

ENRICO BERUSCHI

“Dì al signor compagno Peppone, sindaco Giuseppe, che io non ho nessuna voglia di venire a sentire le solite stupidaggini contro la reazione e i capitalisti. Le so già a memoria”.

EGIDIO BANDINI

“No”, spiegò lo Smilzo, “niente discorsi politici, roba di patriottismo a sfondo sociale. Se dite di no significa che non capite niente di democrazia”. Don Camillo approvò gravemente tentennando il capo.

ENRICO BERUSCHI

“Se le cose stanno così, non parlo più”.

EGIDIO BANDINI

“Bene. Dice il capo che veniate in divisa con gli arnesi”. “Gli arnesi?”. “Sì, la secchia e il pennello. C’è da benedire della roba”. Don Camillo andò a sfogare il suo risentimento con il Cristo dell’altare.

ENRICO BERUSCHI

“Gesù”, disse. “Possibile che non si riesca a sapere cosa combineranno domani quelli là? Non ho mai visto una cosa tanto misteriosa. Cosa vorranno dire tutti quei preparativi? Quelle fronde che stanno piantando tutt’attorno al prato che sta tra la farmacia e la casa del Baggetti. Che razza di diavoleria è quella?”.

EGIDIO BANDINI

“Figlio mio, se fosse una diavoleria, per prima cosa non la farebbero all’aperto. E secondariamente non ti chiamerebbero per benedirla. Abbi pazienza fino a domani”. Quando la mattina partì, seguito da due chierichetti, a Don Camillo tremavano le gambe. Sentiva che c’era sotto qualcosa che non funzionava. Ritornò un’ora dopo, disfatto, con la febbre addosso. “Cos’è successo?”, gli chiese il Cristo dell’altare.

ENRICO BERUSCHI

“È roba da fare arricciare i capelli”,

EGIDIO BANDINI

Balbettò Don Camillo

ENRICO BERUSCHI

“Una cosa orrenda: banda, inno di Garibaldi, discorso di Peppone, posa della prima pietra della casa del popolo e io ho dovuto benedire la prima pietra. Peppone schiattava di soddisfazione. Quel farabutto mi ha invitato a dire due parole, così ho dovuto fare anche il discorsetto di circostanza, perché sì, è una roba del partito, ma il mascalzone l’ha presentata come opera pubblica”.

EGIDIO BANDINI

Don Camillo passeggiò in su e in giù per la chiesa deserta, poi si fermò davanti al Cristo.

ENRICO BERUSCHI

“Uno scherzo!”,

EGIDIO BANDINI

Esclamò!

ENRICO BERUSCHI

Sale di ritrovo e di lettura, biblioteca, palestra, ambulatorio e teatro. Un grattacielo di due piani, con annesso campo sportivo e gioco delle bocce. Il tutto per la miserabile somma di 10 milioni”.

EGIDIO BANDINI

“Non è caro dati i prezzi attuali”, osservò sorridendo il Cristo. Don Camillo si accasciò su una panca.

ENRICO BERUSCHI

“Gesù”.

EGIDIO BANDINI

Sospirò dolorosamente.

ENRICO BERUSCHI

“Perché mi avete fatto questo dispetto?”.

EGIDIO BANDINI

“Don Camillo, tu sragioni?”.

ENRICO BERUSCHI

“No, non sragiono. Sono 10 anni che vi prego in ginocchio di farmi trovare un po’ di quattrini per impiantare una bibliotechina, una sala di ritrovo per i ragazzi, un campo da gioco per i bambini con la giostra, l’altalena e magari una piccola piscinetta come c’è a Castellina. Sono dieci anni che mi arrabbio, mi arrabatto facendo complimenti a degli spilorci proprietari che prenderei volentieri a sberle. Avrò combinato 200 lotterie, avrò bussato 2.000 porte e non sono riuscito a niente. Arriva un pezzo di farabutto ed ecco che dieci milioni piovono in tasca dal cielo”.

EGIDIO BANDINI

Il Cristo scosse il capo. “Non gli sono piovuti dal cielo”, rispose. “Se li ha trovati in terra, io non c’entro, Don Camillo. È frutto della sua iniziativa personale”.

MUSICA

EGIDIO BANDINI

Il giorno dopo Don Camillo andò a trovare nella sua officina Peppone che lavorava sdraiato sotto un’automobile.

ENRICO BERUSCHI

“Buongiorno, compagno sindaco. Sono venuto per dirti che da due giorni sto ripensando la descrizione della tua casa del popolo”. “Che ve ne pare?””

EGIDIO BANDINI

Ghignò Peppone.

ENRICO BERUSCHI

“Magnifica”,

EGIDIO BANDINI

Disse Don Camillo.

ENRICO BERUSCHI

“Mi ha fatto decidere a mettere in piedi quel localetto con piscina, giardino, campo da giochi, teatrino, eccetera, che come sai ho in testa da tanti anni. Farò la posa della prima pietra domenica ventura. Ci terrei molto che venissi anche tu come sindaco”.

EGIDIO BANDINI

Peppone uscì di sotto la vettura e si pulì con la manica della tuta la faccia unta.

GIANNI GOVI

“Volentieri, cortesia per cortesia”.

ENRICO BERUSCHI

“Bene, nel frattempo cerca di stringere un tantino il progetto della tua casa. È troppo grossa per il mio temperamento”. Peppone lo guardò sbalordito.

GIANNI GOVI

“Don Camillo, siete svanito?”.

ENRICO BERUSCHI

“Non più di quella volta di quando ho fatto una funzione funebre con discorso patriottico a una cassa da morto che non doveva essere chiusa bene, perché ieri ho incontrato il cadavere a spasso in città”. Peppone digrignò i denti.

GIANNI GOVI

“Cosa volete insinuare?”. “Niente”.

ENRICO BERUSCHI

“Quella cassa alla quale gli inglesi hanno presentato le armi, che io ho benedetto, era piena di roba trovata da te nella cantina della villa d’Occhi, dove prima c’era il comando tedesco. E il morto era vivo e nascosto in solaio”.

GIANNI GOVI

“Ah!”, urlò Peppone, “ci siamo con la solita storia. Si tenta di infamare il movimento partigiano”.

ENRICO BERUSCHI

“Ma lascia stare i partigiani, Peppone, a me non mi freghi”. E se ne andò

EGIDIO BANDINI

Mentre Peppone proferiva oscure minacce. La sera stessa Don Camillo lo vide arrivare in canonica accompagnato dal Brusco e da altri due pezzi grossi, quelli stessi che avevano portato la bara.

GIANNI GOVI

“Lei”, disse cupo Peppone, “ha poco da insinuare”. “Era tutta roba rubata dai tedeschi, argenteria, macchine fotografiche, strumenti, oro, eccetera. Se non la prendevamo noi, la prendevano gli inglesi. Era l’unico modo per farle uscire. Qui ho ricevuto le testimonianze. Nessuno ha toccato una lira. 10 milioni sono stati ricavati e 10 milioni saranno spesi per il popolo”.

EGIDIO BANDINI

Il Brusco che era focoso si mise a gridare che questa era la verità e che lui, caso mai, sapeva benissimo come va trattata certa gente.

ENRICO BERUSCHI

“Anche io”

EGIDIO BANDINI

Rispose calmo Don Camillo e lasciò cadere il giornale che teneva sciorinato davanti. E allora si vide che sotto l’ascella destra Don Camillo teneva il famoso mitra che era stato un tempo di Peppone.

GIANNI GOVI

“Don Camillo, non mi pare che sia il caso di litigare”.

ENRICO BERUSCHI

“Neanche a me. Tanto più che sono perfettamente d’accordo con voi. 10 milioni di ricavo e 10 milioni devono andare al popolo. Ecco, sei con la Casa del Popolo e quattro col mio ritrovo giardino per i figli del popolo. Va benissimo. Io chiedo soltanto la mia aspettanza.”

EGIDIO BANDINI

I quattro si consultarono a bassa voce, poi Peppone parlò.

GIANNI GOVI

“Se non aveste quel maledetto arnese fra le mani, vi risponderei che questo è il più vile ricatto dell’universo!”

EGIDIO BANDINI

La domenica seguente il sindaco Peppone presenziò con tutte le autorità alla posa della prima pietra del Ritrovo giardino di Don Camillo e fece anche un discorsetto però trovò il modo di sussurrare a Don Camillo.

GIANNI GOVI

“Questa prima pietra forse sarebbe stato meglio legarverla al collo e poi buttarvi in po’.”

EGIDIO BANDINI

Don Camillo la sera andò a riferire al Cristo dell’altare.

ENRICO BERUSCHI

“Cosa ne dite?”

EGIDIO BANDINI

Chiese alla fine: “E quel che ti ha risposto Peppone?”, disse il Cristo sorridendo. “Se tu non avessi quel maledetto arnese tra le mani direi che questo è il più vile ricatto del mondo.

ENRICO BERUSCHI

Ma io tra le mani non ho che l’assegno tu che mi ha consegnato Peppone”, EGIDIO BANDINI
protestò Don Camillo. “Appunto”, sussurrò il Cristo. “Con questi 4 milioni farai troppe cose buone e belle, Don Camillo, perché io possa maltrattarti.” Don Camillo si inchinò e andò a letto a sognare un giardino pieno di bambini, un giardino con la giostra e l’altalena e sull’altalena c’era il figlio più piccolo di Peppone che cinguettava come un uccellino.

MUSICA

Così, un’altra volta, mettendo accanto le favole guareschiane e le parole del Papa indimenticabile, si avverte potente questa sintonia che va bene al di là della semplice fede in Dio. È l’abbandono alla provvidenza e quindi alla gioia. Francesco, in occasione dell’udienza ai partecipanti al pellegrinaggio della famiglia guanelliana, il 12 novembre 2015 ha detto: “Nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore.” È il principio di Giovanino Guareschi, è il principio di Don Camillo, è anche il principio del Pontificato di Leone XIV, ma soprattutto è il principio del Cristo di Mondo Piccolo. Nessuno deve essere escluso dalla gioia del Signore. Grazie. Grazie.
Devo dirvi che anche quest’anno avrebbe dovuto essere qui il professor Giorgio Vittadini, il quale ovviamente è in tutt’altre faccende affaccendato. È stato lui. E quindi adesso io chiamerei il nostro Don Camillo, Don Giancarlo Plessi, a concludere questo bello incontro, spero.

DON GIANCARLO PLESSI

Quello che Egidio ci ha detto all’inizio è tutto vero. Quest’anno avevamo deciso di non esserci qui al Meeting. Anch’io mi ero messo il cuore in pace. In fondo, per un parroco di campagna non ci sono momenti morti. Il gregge ha le sue esigenze. Va servito a dovere. Tutto è filato liscio fino a domenica 3 agosto. Da qualche giorno seguivo con entusiasmo il Giubileo dei Giovani e anche quella mattina, tra una messa e l’altra, il mio cuore era sintonizzato sulla splendida omelia del Santo Padre così centrata sulla persona di Gesù. La mia mente correva a 25 anni prima, stesso luogo, in mezzo a due milioni di giovani, con lo sguardo fisso e le orecchie tese ad ascoltare la parola penetrante di Giovanni Paolo II. In quel momento mi è tornato in mente il titolo del Meeting: “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. Vedere centinaia di migliaia di giovani inginocchiarsi in silenzio davanti al Santissimo ha riacceso nel mio cuore una grande speranza. Veramente, Signore, le tue vie non sono le nostre vie.
4 agosto, memoria del Santo Curato D’Ars, protettore dei parroci e figura di riferimento di tutta la mia vita, fin dal seminario. Al termine della Santa Messa, il nostro Egidio con fare deciso mi viene a salutare e senza lasciarmi il tempo di replicare mi dice: “Prepara il pezzo per il Meeting al più presto”, e se ne va. E lì mi viene in mente il titolo di questo nostro incontro: “Don Camillo, Peppone e il Crocefisso che sorride”. Mi giro verso l’altare, guardo il volto del mio grande Crocefisso e in dialetto piacentino gli dico: “Mi hai fregato ancora una volta!”. Il 5 agosto mi è successo una cosa strana, era la festa della Madonna della Neve e non so come ho cominciato a pensare intensamente a Madre Elvira, la fondatrice del Cenacolo, che da più di 40 anni si è occupata di tantissimi giovani in tanti paesi del mondo, giovani disperati, soli, rovinati dalla droga, e pure così attraenti da meritare l’amore di Cristo, attraverso l’opera instancabile di questa suora che ci ha lasciato due anni fa. In questa donna meravigliosa ho trovato la sintesi e i contenuti del Meeting di quest’anno e di questo piccolo racconto che ci lega alla straordinaria figura di Guareschi. Madre Elvira ha costruito nel deserto città intere, col suo sorriso magnetico, ha portato a migliaia di giovani e alle loro famiglie il sorriso di Cristo, unico Salvatore del mondo. Ed ora eccomi qui. Sono le 5 del mattino di questo 6 agosto, festa della Trasfigurazione di nostro Signore. Sono un po’ assonnato, come i discepoli di Gesù, ma molto felice di vivere questa compagnia. Ed ora il mio grazie a voi, amici di Peppone e Don Camillo. In questi anni abbiamo imparato a volerci bene e ad amare il popolo del Meeting. Continuiamo così. Non sappiamo che cosa ci riserva il futuro. Vedremo giorno per giorno ciò che accadrà. Christi simus non nostri, direbbe il grande monaco Colombano. In quel simus c’è tutto. È necessario appartenere a Cristo e non a noi stessi, così sia.

EGIDIO BANDINI

Grazie Don Giancarlo e veramente io devo dire grazie a tutti voi. È sempre un momento speciale quello che si passa qui con voi. È sempre bello ritrovarci qui. Grazie a voi tutti per essere stati qui così numerosi, grazie a Enrico Beruschi, a Gianni Govi, a Eugenio Martani, a Corrado Medioli, grazie a Don Giancarlo, grazie all’organizzazione Maurizio Ianniero, che è sempre a nostra disposizione. Maestri, sigla!

MUSICA

Data

26 Agosto 2025

Ora

17:00

Edizione

2025

Luogo

Sala Conai A4
Categoria
Incontri