ORIENTARE O ORIENTARSI? PROTAGONISTI I RAGAZZI

Organizzato da CdO Opere Educative/FOE, Diesse, Di.S.A.L., Ass. Culturale Il Rischio Educativo

Saluto introduttivo di Stefano Bolognini, segretario particolare del ministro dell’Istruzione e del Merito. Luigi Ballerini, orientatore e scrittore per ragazzi; Alessia Toia, Head of Partnership Istituzionali e-Work Spa; Filomena Zamboli, dirigente scolastico liceo statale E. Pascal, Pompei. Modera Carlo Di Michele, presidente Diesse

L’orientamento scolastico rappresenta una dimensione centrale del processo educativo, perché coinvolge non solo l’acquisizione dei contenuti tradizionali del sapere ma mira a sviluppare la consapevolezza di sé e delle opportunità disponibili nel mondo del lavoro e dell’istruzione. È quindi una questione che riguarda certamente la scuola, ma in realtà coinvolge anche le famiglie, il mondo del lavoro, il contesto sociale in cui si sviluppa la personalità dei ragazzi. L’orientamento costituisce una delle priorità individuate dal Ministero all’interno del PNRR e le scuole hanno messo in atto in questi anni, spesso in sinergia con altre realtà sul territorio, iniziative importanti e significative: l’incontro intende far conoscere alcune esperienze che possono aprire a nuove prospettive educative e progettuali.

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CARLO DI MICHELE

Buonasera a tutti e benvenuti a questo incontro, innanzitutto ai nostri ospiti e a tutto il pubblico che partecipa così numeroso anche oggi pomeriggio questo affollatissimo Meeting 2025. Mi presento, sono Carlo Di Michele, il presidente di Diesse, Didattica e Innovazione Scolastica, un’associazione di insegnanti che insieme a Compagnia delle Opere Educative, insieme a Disal, associazioni di dirigenti scolastici e a Rischio Educativo hanno coprogettato questo ciclo di incontri sul tema della scuola e dell’educazione. Il Meeting di Rimini è sempre stato attentissimo ai temi della scuola e dell’educazione e non poteva non esserlo quest’anno in cui al centro della riflessione c’è proprio la responsabilità di costruire nel deserto con mattoni nuovi e questa costruzione chi più dei giovani deve vedere protagonisti e, quindi, il tema dell’educazione della scuola sono centrali perché è proprio attraverso la possibilità di far crescere i ragazzi, di prendersi cura della loro formazione, di acquisire le conoscenze, le competenze, ma anche la consapevolezza di sé, il senso critico, la coscienza del proprio compito nel mondo. Ecco, tutto questo, l’educazione, e in questo senso la scuola possano contribuire a costruire con mattoni nuovi in un deserto. Il tema specifico di questo pomeriggio è il tema dell’orientamento. La decisione di riflettere su questo tema è nata proprio perché è al centro del dialogo tra realtà diverse, il mondo del lavoro, le istituzioni, la scuola, le famiglie si interrogano su questo tema perché orientare i ragazzi o meglio, come abbiamo messo nel titolo, aiutarli ad orientarsi è decisivo. Tra l’altro noi constatiamo tutti i giorni tante difficoltà legate ai cambiamenti socio economici, al disallineamento tra domanda e offerta del lavoro, al fatto che tante volte le scelte scolastiche sono dettate, sono legate al condizionamento socioeconomico e tante altre volte vediamo che i ragazzi anche dopo tanti anni di scuola fanno fatica a maturare un vero interesse per il proprio futuro, per il proprio lavoro, un modo di collocarsi nel mondo. Quindi è un tema che interessa tutti, dalle famiglie, alle istituzioni, al mondo del lavoro e alla scuola. E noi vogliamo parlarne un po’ per raccontarci quello che sta accadendo oggi nelle nostre scuole, in Italia, e anche per trarne degli spunti interessanti rispetto alla possibilità di sviluppo ulteriore. Ne parliamo con delle persone autorevoli, innanzitutto che vi presenterò, poi darò loro la parola. Abbiamo Stefano Bolognini che è segretario particolare del Ministro dell’Istruzione del Merito, alla mia destra, a seguire Filomena Zamboli, dirigente scolastico del Liceo statale Pascal di Pompei, Luigi Ballerini, psicanalista, scrittore ed esperto di orientamento, Alessia Toia, responsabile delle collaborazioni istituzionali della società E-Work SPA. Come vedete, persone che ci aiuteranno ad affrontare il tema da più angolature diverse e inizierei proprio dando la parola a Stefano Bolognini, chiedendogli quali sono le urgenze, le preoccupazioni, i punti di attenzione che il Ministero oggi ha su questo tema, di dirci sinteticamente per quello che il pomeriggio ci consente di fare, quali sono le scelte e gli obiettivi che intende raggiungere e quindi di aiutarci a guardare il problema proprio da come viene affrontato dal Ministero.

STEFANO BOLOGNINI

Buongiorno a tutti, grazie per essere così numerosi. Poi magari non lo chiamerei problema, ma lo chiamerei opportunità. Il ministro Valditara, dall’arrivo del suo mandato, ha cercato un po’ di ribaltare la concezione di impostazione della scuola, dell’impostazione gentiliana, con un’impostazione più legata alla scuola costituzionale che mette il ragazzo al centro, che ne sappia cogliere i valori, i talenti, le doti, le opportunità, magari anche le difficoltà per superarle. Ecco allora che l’orientamento da questo punto di vista, come disciplina, è fondamentale e trasversale per realizzare questo percorso. Perché, se mi permettete, mi soffermerei poco sulla legislazione vigente, sul decreto del 2022 che ha introdotto nuove linee guida per l’orientamento, immagino conosciate più o meno tutti. Ma proverei un po’ a fare una riflessione che, tra l’altro, mi viene in maniera casuale anche dalle poche chiacchiere che abbiamo fatto prima perché questa dirigente bravissima mi raccontava quello che fa Pompei con i ragazzi, con il ruolo della scuola che non è solo relegata dentro l’edificio fisico, ma che si apre al quartiere per coinvolgerli, per motivarli, mi diceva anche al di fuori dell’orario scolastico. Pensiamo ad Agenda Sud, quell’intervento importante che il Ministero ha messo in campo da due anni in Meridione per aiutare tutte le scuole primarie e le scuole secondarie di primo grado e adesso anche quelle di secondo grado per recuperare le difficoltà e i ritardi del Mezzogiorno. Due mesi fa, alla presentazione dei dati Invalsi, vedevamo che già in un anno il gap si è recuperato, una buona parte del gap rispetto agli obiettivi europei si è recuperata, sia sulla dispersione esplicita che su quella implicita. Penso, senza semplificare troppo, che se recuperi in termini di dispersione hai già fatto metà del lavoro su orientamento perché dai a quei ragazzi e permetti a quei ragazzi che hanno qualche difficoltà, perché magari sono in contesto disagiato, di recuperare e di mettersi al pari e poi magari attraverso la personalizzazione dell’insegnamento che è nell’orientamento, ma che è anche una delle basi della riforma del ministro Valditara, di avere quelle possibilità, seguito dal docente tutor e dal docente orientatore, di capire esattamente quelle che sono le doti e i talenti e di capire poi magari qual è la strada esatta e attraverso tante attività che nel cuore del Meridione in modo particolare, ma anche del nord, attraverso Agenda Sud, banalmente anche al decreto Caivano. Perché il fatto di aver previsto, sembra banale, l’arresto per i genitori che non mandano i figli a scuola ha permesso di recuperare l’80% dell’abbandono scolastico in Campania. Sembra banale, ma non è così. Non voglio semplificare, ma l’orientamento è una disciplina fondamentale, trasversale, ma che non può essere slegata dal resto della scuola, dal resto dei provvedimenti, dal resto delle iniziative che si fanno dentro e fuori la scuola. Quando prima il professor Ballerini provocatoriamente rispondeva a una mia domanda, ovvero la storia della Ferrero, il libro sulla Ferrero. Vedo che sorridete, questo vuol dire che in qualche modo ci mette sulla stessa lunghezza d’onda. Il professor Ballerini va nelle scuole a raccontare la storia della Ferrero, ad appassionare i ragazzi rispetto a un’azienda italiana che non è solo una storia di azienda, ma è la storia della cultura, è la storia del paese, è la storia dei nonni e dei genitori. Io prima raccontavo la storia della Babbi, questa azienda romagnola di Cesena il cui fondatore ha la quinta elementare. Oggi è meglio che faccia le medie, le superiori e magari un percorso ITS anche attraverso orientamento che lo indirizza a questi percorsi formativi non necessariamente universitari. Però questa persona con l’intuito, con la passione, iniziando da Cesena, oggi porta il gelato in tutto il mondo, lo porta a Dubai e forma a Cesena in una propria academy, adesso cercheremo di portarlo verso la formazione tradizionale, gelatai che vanno a Dubai negli hotel di lusso a fare il gelato per le persone, permettetemi, più importanti del mondo. Poi se fai il gelato sul lungomare di Cesenatico vale uguale, ma devi capire il valore di quel gesto. E allora anche per questo, lo raccontavo prima, al Salone del Mobile il ministro Valditara ha avuto un’idea, secondo me, geniale con Federlegno: quella di portare in ogni scuola elementare, in una scuola primaria di primo grado, un mobile, un manufatto di legno dove l’artigiano, ma anche gli studenti delle scuole del legno, raccontino ai bambini di quella scuola che cos’è il mobile, come si è costruito, qual è il tipo di legno, qual è il profumo, qual è la durezza, lo stimolo dei sensi, del tatto, dell’odorato, dell’olfatto, perché no? Ecco lo stimolo ai bambini di una comprensione che vada oltre l’apparenza, ma che gli permetta in profondità di ragionare su quello che c’è dietro. Magari, perché no, anche se adesso sono abituati, sui telefonini o su alcuni display elettronici. Oggi i ragazzi lo usano ma magari non sono abituati a ragionare e a riflettere su tutto quello che c’è dietro. Con la Fondazione E-Work, che voglio citare perché nell’orientamento sono fondamentali i dirigenti, sono fondamentali le scuole, sono fondamentali gli insegnanti, sono fondamentali i testimonial, gli specialisti, ma è fondamentale il terzo settore che è complementare rispetto alla scuola e che magari intercetta i bisogni in modo diverso e dà delle risposte in modo complementare, ma che la scuola in primo acchito non può dare, ma che possono anche permettere ai ragazzi, abbiamo tanti casi fortunatamente, anche per questo mi piace parlare di opportunità e non di problemi, che magari attraverso un’esperienza formativa di tipo diverso, poi rientrano anche nel percorso scolastico, magari quello della formazione professionale. Però ci rientrano perché capiscono attraverso un approccio diverso, pensiamo ad Impresa a Carate, per esempio, che la scuola ha un valore, che la scuola ti può permettere di crescere, che con la scuola costruisci il proprio futuro. Esattamente quella che è la finalità dell’orientamento: il fatto di permettere ai ragazzi, con le scuole, con i docenti, la cui autorità e autorevolezza va riconosciuta, il cui lavoro va apprezzato e valorizzato in termini economici e in termini di formazione. Pensiamo al docente tutor, al docente orientatore, che hanno degli incentivi in termini di formazione, ma anche economici, perché il loro ruolo è fondamentale. È quello di personalizzare la didattica nel limite in cui è possibile perché il ragazzo possa trovare il contesto migliore per sviluppare le proprie potenzialità e possa allo stesso tempo, valutando le proprie competenze, le proprie doti, le proprie tecnicalità, capire quale può essere il percorso formativo, che è anche un percorso di vita migliore. E in questo caso, qui ne siamo tutti coinvolti, la famiglia è fondamentale. La famiglia deve tornare a svolgere il ruolo educativo, complementare rispetto alla scuola, deve tornare ad avere rispetto dei docenti. Anche da questo punto di vista, alcune normative che sono state introdotte di rispetto e di tutela dei docenti e dei dirigenti valgono anche per l’orientamento, perché se tu non capisci il valore sociale ed educativo dell’insegnante non capisci nemmeno la funzione che può avere dal punto di vista educativo, dal punto di vista formativo e dal punto di vista orientativo. Perché ha voluto fare, e vado velocemente alle conclusioni in 9 minuti, questo minestrone, questo mosaico? Perché l’orientamento è, lo dicevo prima, una disciplina fondamentale. Il PNRR, il decreto del 2022, ha dato ulteriori strumenti, anche digitali, anche laboratoriali, che sono fondamentali, anche oggi legati all’intelligenza artificiale, che è un tema che stimola il Ministero. Ma non può essere assolutamente considerato slegato dal contesto della scuola, dal contesto della società e in particolare da alcune riforme che oggi sono fondanti rispetto alla visione della scuola che ha il ministro. Pensiamo ad esempio, lo dicevo prima, lo studente che è al centro, la scuola che è al servizio dello studente e non viceversa. L’orientatore e il tutor sono due esempi strabilianti di questa cosa: sono al servizio dello studente perché capisca le proprie competenze, il proprio livello, perché possa anche migliorarsi, perché capisca che con l’impegno può migliorare, che la fatica può essere anche un valore se rispettosa del contesto in cui è ragazzo e lo vuol portare a crescere. Però è fondamentale aver chiaro che i due concetti sono assolutamente legati. Io qui mi fermo perché sono arrivati i dieci minuti, ma poi lo riprenderò. E quello che mi piace dire e concludo perché ho detto opportunità. Primo ho citato Caivano e ho citato l’Agenda Sud. Oggi abbiamo davvero un’infinità, la grande maggioranza di esempi positivi pur con qualche difficoltà all’interno della scuola. Questa insegnante citava la scuola d’estate prima e alcune attività che il Ministero ha fatto quest’estate e che hanno in qualche modo obbligato i ragazzi a fare attività a fine luglio. L’anno scorso l’hanno fatta a Pompei con 40 gradi, infatti è stato un disastro. Quest’anno siamo andati a Pesaro. Ma il bello di questi laboratori legati a Scuola Futura e quindi anche a percorsi di orientamento è che i ragazzi fanno a gara per partecipare e attraverso anche attività di pre-education presentano attività laboratoriali, tecniche. La professoressa mi citava, la dirigente mi citava di profumi fatti in Campania che non solo valorizzano l’esperienza del ragazzo che trova valore e riconoscenza rispetto a quello che fa. Ogni tanto mettere una mano sulla spalla a un ragazzo e dirgli “bravo, ti stai impegnando” gli fa bene, ma è uno stimolo micidiale per gli altri ragazzi. Vedere questi ragazzi che a luglio, anziché andare al mare e sono andati più tardi, si fermavano a fare domande agli equitani, a capire come funziona e ad avere informazioni sulla scuola. Non è una banalizzazione degli 8 milioni di studenti che sono in Italia, ma è uno di tanti esempi che noi abbiamo che va rafforzato, che va aggiornato, ma che va valorizzato, perché possa essere di stimolo per tanti altri ragazzi. Perché finché li consideriamo, Michele è bravissimo e quindi non è una polemica nei suoi confronti, problemi e non delle opportunità, daremo sempre una dimostrazione distorta della realtà e probabilmente non accenderemo quello stimolo che invece è fondamentale, che tantissimi ragazzi hanno e che dobbiamo assolutamente seminare e contaminare perché sia sempre più frequente.

CARLO DI MICHELE

Grazie e indubbiamente il Ministero, questo Ministero ha messo al centro la questione dell’orientamento in maniera decisiva con una serie di interventi straordinari, anche con una serie di interventi ordinari che speriamo possano essere sempre più inseriti nell’attività ordinaria della scuola, quindi non come qualcosa a lato. Da questo punto di vista c’è un problema di orientamento per il post scuola, ma c’è anche un problema di orientamento tra i diversi gradi di scuola e soprattutto il passaggio tra il primo ciclo e il secondo ciclo su cui alcuni interventi sono stati sicuramente significativi. Proseguirei su questo ragionamento, sul fatto in particolare che l’orientamento è un’opportunità chiedendo a Luigi Ballerini che si è occupato di questi temi sia per questioni professionali, ma proprio come scrittore, poi in questi ultimi anni con tanti incontri con le famiglie, con i ragazzi, di aiutarci ad entrare proprio nel merito di questa questione, in particolare qual è il ruolo che ciascuno di noi, per quello che ha, può svolgere proprio per aiutare i ragazzi ad orientarsi, quindi a scoprire qualcosa di sé per capire proprio quale possa essere la bussola con cui guardare se stessi e il proprio ruolo nel mondo.

LUIGI BALLERINI

Ecco allora un plauso per il titolo dell’incontro perché io mi sento sempre in difficoltà e a disagio quando mi dicono “orienti qualcuno” perché è meglio non orientare nessuno, il lavoro è aiutare i soggetti a orientarsi. Tutto si gioca su quel riflessivo che vuol dire è lo studente, la studentessa protagonista del suo percorso, però dobbiamo togliere un equivoco, che orientarsi, quel “si” riflessivo, vuol dire da soli perché lo si fa insieme. Allora brevemente volevo vedere con voi chi sono i compagni, gli alleati in questo percorso di orientamento perché certamente abbiamo i docenti. Allora io ci tengo a precisare che l’orientamento non è una funzione specifica per me, non è di appannaggio di qualcuno. L’orientamento inizia la prima ora del primo giorno di scuola e contribuiscono tutti i docenti con tutte le discipline. Io ci tengo all’idea della didattica educativa, nel senso che sono i “Promessi Sposi” che orientano, sono i legami covalenti che orientano, sono i verbi fraseologici che orientano, è sempre guardare un foglio che orienta, perché tutto contribuisce alla conoscenza di sé e del mondo. Ogni docente dovrebbe essere investito, investirsi di questo potere bellissimo che è quello dell’orientare. Non è orientante solo la disciplina, ma lasciatemelo dire, anche il modo in cui la si trasmette, perché la passione è contagiosa e allora tutti noi ci siamo innamorati di qualche disciplina perché ci è arrivata con delle vibrazioni particolari. Quindi l’orientamento non è solo l’informazione, ma è anche l’informazione e sull’informazione io devo dire che da Trento a Lampedusa trovo ancora tanti pregiudizi, quindi non è così corretta l’informazione perché quando entro nelle classi e chiedo ai ragazzi, dico “sapete che ci sono i licei, i tecnici, i professionali” e chiedo loro “chi mandiamo al liceo?” Ovunque mi dicono “chi è intelligente, chi ha voglia di studiare, chi vuole un futuro, chi vuole andare all’università, chi ha voglia di studiare”. Allora abbiamo ancora un po’ quest’idea gerarchica per cui abbiamo il paradiso dello studente che è il liceo, poi una sorta di purgatorio limbo che è il tecnico per arrivare a un professionale che è l’inferno e poi abbiamo il CFP, scappati di casa proprio. Allora c’è ancora quest’idea e questo disturba l’orientamento. Allora la mia proposta è non mettiamoli in verticale con una gerarchia, ma li mettiamo in orizzontale, tre tipi di scuole di pari dignità con caratteristiche molto diverse per studenti diversi. Allora l’orientamento è capire qual è la scuola che davvero fa per me. Lo stesso in uscita dalla secondaria superiore troppo spesso vedo che nelle scuole si parla solo, per esempio nei licei, della scelta universitaria, ancora gli ITS non vengono presentati e noi dobbiamo tenere conto che c’è tutta una serie di popolazione di liceali che per buoni motivi può non avere voglia, non avere disponibilità di fare un percorso scolastico, ma questo non vuol dire non continuare a studiare, vuol dire c’è la possibilità di studiare in un modo diverso, quindi anche qua correttezza dell’informazione. Poi chi sono gli altri alleati? I genitori, certamente i genitori su cui dobbiamo lavorare su due fronti, uno su quello dei pregiudizi perché io stesso come genitore ho vissuto questi pregiudizi, delle scuole in modo gerarchico, le scuole top, le scuole down, quelle che vanno bene, quelle che non vanno bene. Io vorrei allargare, mi piacerebbe che i genitori, noi genitori, entrassimo nell’idea che non è solo la scuola che orienta. È la vita che orienta. Allora, qual è il nostro compito oggi in una realtà così digitalizzata e smaterializzata? È quella di permettere esperienze. Perché orientano i film che vediamo, le serie che vediamo, i libri che leggiamo, le canzoni che ascoltiamo, gli sport che facciamo, le mostre che vediamo, gli incontri a cui assistiamo. Ma anche qua con un piccolo caveat: non necessariamente un’attività, un’esperienza, perché a volte vedo ragazzi che hanno agende fitte di attività che non diventano esperienza. L’attività poi va giudicata, bisogna metterci un po’ di pensiero su cosa è accaduto, cosa ho visto, cosa ho capito, che esperienza ho fatto. C’è tutta una parte anche riflessiva che non è né verbosa, né noiosa, né seriosa, ma è un aiutarli a fare davvero esperienza, quindi trasformare le attività in qualche cosa che gli riempie il cuore. Quindi in questo momento mi viene da dire come genitori aiutiamoli a fare esperienze. E poi ho scoperto che c’è un terzo tipo di alleati che sono i compagni. Per me è stata una scoperta perché di solito come adulti ne parliamo in modo negativo. “Mio figlio vuole andare a fare quella scuola perché Mirko, ci va anche Mirko”. E allora ci sembra un fattore di interferenza negativa. Io però mi sono reso conto che se usiamo bene l’importanza dei pari, e anche qua se come adulti li guidiamo, vengono fuori delle cose incredibili. Per esempio, quando li metto insieme a lavorare in classe, in gruppi di due o tre, uno presenta al suo compagno l’idea di scuola che vorrebbe frequentare, i compagni danno un’idea, danno il loro parere. A maggio, era una seconda media, è venuto fuori: “È interessato perché Mirko mi ha detto, Luca mi ha detto che vuole fare il liceo scientifico”. Dico “ok, e tu cosa pensi?” “Io penso che se continua a studiare così poco secondo me non può farlo”. Allora, al di là del fatto che c’è ancora l’idea “studiare tanto, studiare poco”, è un giudizio preciso questo e vi assicuro che per Luca sentirsi dire non dalla mamma o dal papà, non dal prof o dalla prof, “Guarda che se decidi di fare un certo tipo di studio prettamente teorico devi avere una disponibilità a starci sopra”. Io lo dico ai ragazzi, ma poi dobbiamo dircelo fra adulti, all’uscita della scuola superiore e secondaria e nella scelta del post-diploma, io sono convinto, usando il linguaggio dei ragazzi, che dobbiamo portare l’amicizia a un livello “pro”, come nei giochi. Si diventa professionisti, professional. A livello “pro” vuol dire che dobbiamo iniziare a fidarci di loro e aiutarli ad essere amici nella costruzione del loro futuro. Pensate che bellezza, la possibilità che il mio compagno, con cui è bello che dico sciocchezze, è bello che ridiamo tantissimo, è bello che ci vediamo le nostre cose, ci ascoltiamo le nostre cose, ma guidati dagli adulti ci aiutiamo anche a capire che cosa può essere il nostro futuro. E loro ci vedono anche abbastanza lungo su questo. Allora concluderei dicendo che per orientarsi c’è bisogno degli amici, c’è bisogno dei compagni, degli alleati, certamente lo sono i prof, certamente lo sono i genitori, proviamo a iniziare a pensare anche di includere con delle attività in classe i pari perché in un’età in cui sono così importanti dobbiamo iniziare anche a fidarci di quello che loro vedono e scoprono dei propri compagni.

CARLO DI MICHELE

Ringrazio molto Luigi Ballerini perché credo che ci abbia aiutato a guardare in maniera più acuta, più originale certe questioni su cui tante volte si sentono veramente dei luoghi comuni. Mi ha colpito molto anche questa ultima osservazione sul ruolo dei pari perché è fondamentalmente una cosa a cui io personalmente non avevo mai pensato e lui mi ha aiutato anche ascoltandolo a riflettere. Da questo punto di vista lo ringrazio perché, come dicevo prima, orientare è qualcosa che sembrerebbe tante volte contrario alla libertà perché vuol dire costruire dei binari su cui incanalare i nostri ragazzi mentre orientarsi vuol dire proprio che noi vogliamo mettere al centro come protagonisti, come dice la parola, principali artefici della battaglia della vita i ragazzi e noi vogliamo dotare, vogliamo aiutarli, sostenerli in questa che è una responsabilità loro che può essere portata con. E in questo senso il fatto che l’orientamento sia dentro l’attività ordinaria, dentro la vita normale, non solo della scuola, ma anche delle famiglie, credo che sia qualcosa che ci responsabilizza tutti. Filomena Zamboli, credo che ci possa aiutare a capire come una scuola si confronta con questo tema, non soltanto che cosa fa e sono tante le cose che fa, anche rispondendo alle sollecitazioni che in questi anni sono arrivate dal Ministero, ma lo scopriremo ascoltandola, aiutando tutti, insegnanti, genitori e ragazzi, a capire che non si tratta di qualcosa in più da fare, di qualcosa di aggiuntivo, ma qualcosa che può rendere migliore il percorso di apprendimento. Ma non voglio anticiparvi quello che ho sentito già e do con piacere parola a lei che, tra l’altro, introdurrà il suo intervento con un breve video, se non sbaglio.

FILOMENA ZAMBOLI

Assolutamente sì. Io dirigo una scuola meravigliosa che è una comunità che ha 1631 studenti e il doppio i genitori, forse anche di più. Non vive in un territorio che sembra dal nome un’isola felice, perché Pompei è ancora la valle di Pompei, quella vicina al quadrilatero delle carceri, dove c’è un altissimo tasso di dispersione implicita, e ancora la terra di Bartolo Longo, che diventerà Santo, quello che ha fondato le opere per il recupero dei figli dei carcerati. È ancora una terra meravigliosa, quella del vulcano, quella che è patrimonio UNESCO, quindi ha un mucchio di opportunità, come diceva il dottor Bolognini quando si pensa a un luogo, un territorio di vita dove la gente ha intorno delle cose che fanno la vita di tutti i giorni. E questa scuola meravigliosa che io dirigo è una scuola che lo vedrete dal video perché tra i tanti percorsi, ecco, come diceva il professor Di Michele, nella comunità scolastica che dirigo esistono progetti, esistono percorsi. Sono percorsi di comunità, percorsi di vita che coinvolgono le discipline dalla mattina a sera, quello che la scuola deve fare, affascinare, includere, insegnare, usare strumenti, far crescere i ragazzi in una parola. Quindi questo esempio, che poi vi spiegherò meglio, è rappresentato da questo video.

VIDEO

FILOMENA ZAMBOLI

E la festa finale. Questo percorso si chiama “Sogno di volare”. Voglio riprendere come esemplificazione gli elementi sostanziali del perché è un percorso orientativo che dura ormai da anni, è stato pensato e quindi la regia educativa degli adulti della scuola, ma anche i genitori, perché, come diceva prima il professor Ballerini, è la vita che orienta, così come sono le discipline che orientano. Allora, come è stata pensata questa cosa? Perché si chiama “Sogno di volare” e perché si chiama “Riscrittura ad Aristofane”? Perché sono quattro anni che i ragazzi riscrivono il testo di Aristofane, lo fanno insieme a Marco Martinelli e alla sua idea di “non scuola” e lo fanno perché un altro adulto del territorio, che è il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtrigel, che ci mette gli spazi e i soldi, perché siamo fatti di carne e ossa, insieme agli adulti della scuola pensano, hanno pensato a un’opportunità. Ma è fatto di un altro elemento fondamentale che si chiama protagonismo dei ragazzi: sono i ragazzi che riscrivono il testo. Il primo anno è stato “Uccelli” di Aristofane. Innanzitutto abbiamo pensato a Aristofane perché si possono studiare i classici ripensati dai ragazzi e con un’idea di tema che han dentro. “Uccelli” è la storia di due che vogliono fare una città a metà tra la terra e il cielo perché quella che vivono sulla terra non gli piace, è piena di corruzione, è piena di odio, è piena di guerra e allora facciamo una città che è a metà tra il cielo e la terra. I ragazzi la reinventano. Il secondo anno, un altro percorso, la reinventano con le loro parole. Il secondo anno era scoppiata la guerra in Ucraina, non si poteva non pensare a “The War”, gli Acarnesi. Scoppiata la guerra, come l’hanno risolta, come hanno fatto Spartani e Ateniesi. I ragazzi rileggono, riscrivono il testo, lo reinterpretano con la loro lingua. Poi è stata la volta di “Pluto”: per fare la guerra servono un sacco di soldi, ma a cosa servono i soldi nella vita? Possiamo dare il tempo della vita per fare i soldi o i soldi sono lo strumento? E quindi una disciplina classica che si chiama italiano, che si chiama latino, che si chiama capacità di riscrivere, di orientarsi, di fare delle riflessioni diventa un percorso di orientamento efficace fino ad arrivare a “Lisistrata”, tutti questi femminicidi, la lotta, ancora la guerra, con Aristofane che è un giovane come loro, un ragazzo come loro. Avete sentito i monologhi riscritti utilizzando Majakovskij e Dante. “Ma non vi accorgete voi”, dicono i ragazzi agli adulti, “che noi siamo vermi nati per diventare un’angelica farfalla?” Caspita, ma Dante ha detto una cosa del genere. Noi siamo questi vermi, vi accorgete di noi? E hanno scelto Majakovskij perché hanno cantato nel coro finale: “Mi cucirò calzoni neri con il velluto della mia voce e una blusa gialla con tre metri di tramonto.” E poi la riflessione sostanziale bellissima sull’idea di che cosa posso fare io per il territorio martoriato, per i miei compagni, per quello che vivo nella scuola, per aiutare quello che l’altro giorno ha coltellato un altro? Perché esiste anche questo. “Cosa posso fare io?” Ed è ancora, dicono, “bisogna essere in due”. Ecco questo testo, riscrittura, questa capacità con la regia degli adulti, anzi direi con la compagnia degli adulti, diventa per loro percorso di riflessione e di riscoperta di sé. “Ti accompagno”, come si diceva prima, “divento tuo compagno, ti accompagno in questo”. “Bisogna essere due, bisogna essere insieme. Se io non brucio, Hikmet, hanno scelto Hikmet, le scelgono loro, e tu non ardi. Se tutte e due non prenderemo fuoco, chi mai farà scomparire le tenebre?” E concludo con l’ultima parte del coro, che è un altro pezzo bellissimo, non lo conoscevo neppure io, si chiama Baldini e di queste parti è diventato un finalista del Premio Strega, perché abbiamo anche ospitato, perché ci siamo messi di puntiglio, ad essere una tappa per il Premio Strega Giovani, perché i ragazzi così si appassionano a leggere, perché tu gli dai un’opportunità in cui sono loro che devono dire “questa cosa qui mi piace, mi interessa, ha detto qualcosa di interessante” o no, o non mi piace, ma con l’autorevolezza di chi li guarda. “A quanti spossati si sono riversati per le strade, a tutti, alle schiere sfinite della terra che invocano una festa andiamo incontro con le mani disgiunte dalla guerra, a quelli che dalle corazzate sui fratelli hanno puntato le torri sui cannoni, io voglio regalare salvezza”. Che senso ha se tu solo da solo ti salvi? “Voglio salvezza per tutta la terra priva d’amore, per tutta la folla umana del mondo”, perché il cuore dei ragazzi grida così. Il cuore di tutti i nostri ragazzi, di questi figli, grida questa salvezza e la chiede, la vuole con noi. E infine, questa cosa bellissima che mi colpisce e che è diventata, noi diciamo, alla scuola che dirigo, al liceo di Pompei, un quattro con un sorriso, perché fioccano i quattro, perché ci sono dei percorsi da fare, delle strade da fare, però con un sorriso. Ed è lì che cerchiamo di allacciare l’alleanza con i genitori e c’è questa cosa meravigliosa che hanno voluto loro mettere lì dentro, che è la domanda fatta alla mamma, alla madre. E nel monologo, anche questo viene, anche qui l’ispirazione è di Majakovskij, “Hallo, chi parla? Mamma, mamma, vostro figlio è magnificamente malato, vostro figlio ha un incendio nel cuore, mamma, dite ai pompieri, che sul cuore in fiamme ci si arrampica con le carezze”. Ed è proprio così. E allora ripartiremo nel nuovo anno, siamo già pronti in realtà, perché la scuola non si ferma mai. Mai, davvero. E siamo già partiti. E il mantra per il nuovo anno, perché ogni anno scegliamo, un’esperienza utile, ma scegliamo un percorso e quest’anno si chiamerà così perché tutti i ragazzi si possano sentire coinvolti: “Sul cuore in fiamme ci si arrampica con le carezze”.

CARLO DI MICHELE

Grazie, penso che quello che abbiamo ascoltato e quello che ci ha fatto vedere Filomena Zamboli parlino già da sé. Mi colpisce una cosa, in questi anni di scuola tante volte ho sentito di iniziative, di progetti per i ragazzi, per i ragazzi. Poche volte, oggi ne abbiamo ascoltato sicuramente, abbiamo visto un pezzo di iniziative con i ragazzi, in cui i ragazzi vengono messi in gioco e mettendosi in gioco, perché l’aspetto interessante è che magari mettendosi in gioco nella riscrittura di un testo o nella riscoperta di un testo classico o moderno, si aprono degli orizzonti che consentiranno a questi ragazzi di fare magari l’ingegnere, il medico, il falegname, l’arrotino perché il problema è con quale orizzonte guardi la realtà e quindi la scuola non è soltanto addestramento, non è soltanto luogo di informazione, ma è il luogo in cui il cuore e l’intelligenza si spalancano e questo può avvenire attraverso tutti. E sicuramente questo consente anche di affrontare le sfide di un mondo in trasformazione, la tecnica, l’economia sono in continuo mutamento, lo sappiamo tutti, non devo certo dirlo io, non lo scopro certo io, e quindi aiutare i ragazzi a guardare il mondo del lavoro, il proprio futuro, è una questione veramente decisiva. Per questo chiederei proprio ad Alessia Toia che di professione fa questo attraverso l’azienda per cui lavora ma, come dicevo prima, credo che lo facciano veramente con un’attenzione alla persona che sono proprio dentro l’orizzonte con cui stiamo ragionando questa sera. Quindi le chiederei proprio di dirci come voi vi confrontate con i ragazzi, quali strumenti usate e che cosa vuol dire per voi aiutarli ad orientarsi.

ALESSIA TOIA

Buonasera a tutti. Anzitutto vi ringrazio per questa opportunità, questo confronto, dopo anche queste parole emozionanti di Filomena, ci dà la possibilità di esprimere qualcosa che noi sentiamo da oltre 25 anni. Io lavoro in E-Work da 25 anni e da 25 anni noi ci occupiamo di ascoltare e orientare le persone a trovare il loro posto dal punto di vista del lavoro. Siamo oltre 250 professionisti che lavorano su tutta Italia e in Europa e oggi mi piacerebbe raccontarvi come noi ascoltiamo e come noi accogliamo chiunque abbia bisogno di essere aiutato a trovare un posto di lavoro con quell’attenzione che tutte le nostre filiali, le nostre branch, le nostre hub hanno in modo particolare attraverso un metodo che abbiamo un po’ studiato in tutti questi anni. Anzitutto noi vogliamo essere un ponte che unisce i giovani e le imprese. Per poter fare questo sappiamo di avere una dote che ci consente di avere un linguaggio che ci permette di poter parlare con i giovani, ma ci permette anche di poter parlare con le aziende. Questo è un elemento che sappiamo essere complesso e fondamentale. Accogliamo i giovani nelle nostre filiali attraverso un percorso di attenzione al racconto che loro fanno di sé, della loro esperienza scolastica, dei loro sogni, dei loro desideri e da qui attraverso un percorso di ascolto profondo arriviamo insieme a loro a capire quali potrebbero essere quelle attitudini che dietro un percorso di formazione molto attento a quello che è un obiettivo finale che li porterà a doversi confrontare con un’azienda, quindi con un’impresa, li aiuti proprio a prepararsi anche a questa fase. Come vi dicevo, noi avendo l’accesso al dialogo con l’azienda, perché siamo un’azienda che si occupa di business e quindi questo ci consente di poter interloquire con gli imprenditori e con le aziende, sappiamo quali sono le attenzioni particolari al linguaggio, al modo di porsi, al modo di presentarsi, che sono quelle chiavi di successo che consentono poi di poter intraprendere un percorso di lavoro. Noi in tutti questi anni abbiamo davvero sempre portato il nostro focus sulla persona, perché la persona ha bisogno di sentirsi appartenente a un gruppo che può essere sicuramente un team che poi lavora insieme. Questo per noi è un aspetto fondamentale. Abbiamo utilizzato anche nei percorsi con le scuole che continuiamo a promuovere una nostra collega che è una brand ambassador paralimpica non vedente, Martina Rabbolini, che porta nelle scuole proprio attraverso un percorso di comunicazione trasversale molto emotiva porta il suo esempio proprio di come davvero tutti i talenti possono, se inseriti in un giusto contesto, trovare davvero la loro massima soddisfazione. Questo è un po’ il messaggio che oggi mi piaceva condividere con voi. Ringrazio di nuovo di questa opportunità.

CARLO DI MICHELE

Grazie, e siccome i nostri relatori sono stati assolutamente dentro i tempi che c’eravamo detti, abbiamo la possibilità anche di una breve ripresa delle cose che tutti abbiamo ascoltato. Quindi chiederei proprio a Stefano Bolognini intanto se ha qualcosa che ha piacere di sottolineare dopo aver ascoltato gli altri nostri relatori, ma gli chiederei anche di anticiparci se può, questa è una domanda, quali sono, cosa bolle nei cassetti delle stanze del Ministero? Cosa ci possiamo aspettare per il prossimo anno?

STEFANO BOLOGNINI

Questo magari lo dirà domani il ministro. Però io volevo condividere con voi davvero la gioia di quest’incontro. Io prima ho provato forse senza riuscirci a fare un discorso che non riprendesse troppo gli atti amministrativi perché poi è vero, la scuola la fai con le leggi, con i decreti, ma la scuola, i ragazzi, sono quelli che la vivono tutti i giorni e penso che nelle testimonianze che mi hanno seguito in realtà ci sia tutto quello che ho detto e tutto quello che è l’orientamento: il fatto che i giovani debbano essere protagonisti, vadano messi nella condizione, anche attraverso orientamento, ma l’ha detto bene il professor Ballerini, attraverso tutte le materie, a sentirsi protagonisti in un patto educativo con la scuola e con i genitori del loro presente e del loro futuro. Non vanno compiaciuti, non vanno scimmiottati, vanno stimolati a capire questo aspetto. Bellissimo il fatto della scuola professionale. Qui uso un tono un po’ forte, ma ne sono assolutamente sereno e consapevole. L’incazzatura del nostro ministro. La scuola tecnico-professionale è la scuola che ha avuto in questo momento la riforma più grande. Si è passati dai 5 anni ai 4 anni, l’ITS è stato messo in filiera, la formazione terziaria, con il più 2. Gli studenti, nonostante il calo demografico, nonostante l’allontanamento dai vecchi percorsi tecnico-professionali sono aumentati e non c’è un’azienda privata che ci aiuti nel marketing e nella promozione di questi percorsi. Ci dicono tutti che hanno bisogno, non cito nessun’azienda, ma le aziende meccaniche, anche le aziende che fanno la Formula 1, le aziende che fanno i pneumatici: “Abbiamo bisogno di ragazzi”. Perfetto, aiutateci allora a comunicare e a condividere con la società il valore e l’importanza di questi percorsi. Noi abbiamo visto, questo posso citarlo dopo essere stati a Pescara, l’azienda della Lazzaroni che è in cima a una montagna che non la vedi degli operai che fanno un lavoro meraviglioso, non si sporcano, oggi sono addetti al controllo qualità, hanno al massimo il tablet, hanno il camice. È un lavoro bellissimo in un contesto di qualità, in un contesto di serenità, in un contesto di tranquillità, anche rispetto. C’è grande soddisfazione, ma nessuno pensa che lavorare alla Lazzaroni sia quella roba lì, come nessuno pensa che lavorare alla Ferrari o a Ducati. C’è ancora purtroppo un’immagine molto sbagliata di alcune professioni e allora serve un patto forte con capacità di marketing un po’ più di noi perché questi percorsi che oggi sono di quattro anni, che hanno portato un potenziamento anche delle competenze di base, dell’italiano, dell’inglese, che prima non c’era, hanno un ingresso più veloce nel mondo del lavoro, hanno un ingresso più veloce anche nel mondo universitario, forse andrebbero chiamati licei, ogni tanto il Ministero lo dice, siano davvero questa cosa qui. Perché se è una battaglia che combatte solo il mondo della scuola, ma se non ci si crede non andiamo molto lontani. E poi vado velocemente nel richiamare l’intervento che ha fatto la professoressa Zamboli, è stata chiamata Filomena, io non ho questa confidenza. Nella passione, nella brillantezza degli occhi, nell’amore che mettevano a raccontare l’esperienza e nelle immagini che abbiamo visto c’è il mondo della scuola, del valore dei ragazzi, che hanno voglia di impegnarsi, che attraverso l’arte, che è una delle attività che l’orientamento prevede, acquisiscono consapevolezza del loro io, della loro crescita, che attraverso l’arte contaminano la letteratura, sono contaminati dalla letteratura, fanno uno sforzo anche di auto-riflessione, di conoscenza, di crescita. E questa è la scuola italiana. E questa è la bellezza della scuola italiana, che è nella grande maggioranza dei casi, qui con un tratto di eccellenza, viene vissuta. E invece purtroppo molto spesso, lei prima l’ha detto, Pompei è in fondo alla vallata, è un territorio difficile. Noi la Campania la identifichiamo con Caivano. Per carità di Dio, ci sono dei problemi. Ma la Campania non è solo Caivano, che peraltro ha delle scuole di eccellenza, ma sono decine e centinaia di insegnanti, di ragazzi di valore che si impegnano, che hanno voglia di mettersi in gioco, che lo fanno la sera, che lo fanno urlando dalla gioia, che lo fanno con le famiglie, che lo fanno impegnandosi e che lo fanno acquisendo quella maturazione, quella consapevolezza che anche attraverso queste attività la scuola di orientamento deve dare. E questo, dimostra, e chiudo, l’orientamento non sono i moduli delle 30 ore, ovvero sono anche quelli, ma è tutta una serie di attività, anche l’alternanza scuola-lavoro, anche il contatto con le aziende, anche il contatto, le testimonianze degli adulti quando sanno scaldare il cuore che un ragazzo porta dentro di sé che lo aiuta poi a crescere, a fare questo percorso di maturazione. Ecco, io oggi penso che davvero i quattro spaccati, mi ci metto anch’io, i quattro punti di vista rappresentano quello che è la scuola, quello che deve essere la scuola, quello che deve essere l’orientamento. Abbiamo la necessità e l’opportunità di raccontarlo esattamente come ha detto prima Carlo, non per i giovani, ma con i giovani che devono essere protagonisti di questo percorso e devono sentirlo e noi dobbiamo aiutarli a sentirlo, ma nelle belle immagini che abbiamo visto sicuramente è un po’ più facile. Quindi magari riprenderemo anche come tutorial per altre esperienze perché, guardate, faccio questo esempio perché ce l’avevo qui, quando il ministro è andato a Tivoli ad accoglierlo davanti alla scuola, c’erano una quindicina di ragazze che hanno fatto una performance di danza bellissima, esattamente come quelle che abbiamo visto qui, queste ragazze vestite di nero che si mettevano in gioco e poi è bello l’arte che aiuta alle relazioni, in un momento in cui si racconta che i ragazzi hanno avuto il trauma del Covid, che è vero, vedere i giovani che hanno voglia di stare insieme anche al di fuori da ogni altro è una cosa bellissima che ribalta il concetto. Permettetemi: oddio, le ragazze che si genuflettono davanti al ministro e fanno lo show, ma dove andiamo se la comunicazione, se la società trova sempre il lato negativo che non c’è, il lato scuro che non c’è? Viva Dio che bello vedere delle ragazze, che bello vedere dei ragazzi nell’arena di Pompei che la sera hanno voglia di tirare fuori, di mostrare anche agli adulti, alla comunità il percorso di crescita che hanno fatto e che aiuterà attraverso la scuola ad imparare a volare. Non c’è una parola che descriva la passione che ha messo nel suo intervento, che è la passione che mette la grande maggioranza degli insegnanti e dei docenti ogni giorno anche nei contesti di difficoltà che vanno tutelati, aiutati, che vanno sostenuti nella formazione come le linee di guida prevedono, che devono avere dove possibili gli incentivi economici, il tutor, l’orientatore ce l’hanno, ma non solo quello, ma che vanno considerati per il valore che hanno e che devono tornare al centro della scena educativa. Quando il ministro dice che è impensabile, quando il genitore va dall’insegnante al ricevimento, va con l’idea che l’insegnante sbaglia e che il figlio invece ha ragione e poi tante volte sfocia anche in qualche bisogno di violenza. Ecco, questa concezione che purtroppo trova piede va completamente ribaltata e dobbiamo avere il coraggio e i modi di dare il giusto valore che queste persone che ci mettono l’anima, che ci mettono il cuore, che ci mettono la vita, danno per i nostri giovani e per le nostre comunità, come qui abbiamo ben visto.

CARLO DI MICHELE

Luigi Ballerini, una replica, un approfondimento rispetto anche alla prospettiva. Questo incontro ha come scopo proprio quello di darci dei suggerimenti per l’anno scolastico che si apre?

LUIGI BALLERINI

No, pensavo che da Filomena ho tirato fuori un metodo che è Aristofane. “Che cosa dice a me oggi?” Allora, dentro l’indifferenza apparentemente generale dove è tutto uguale la realtà continua a parlare, però sembra che le sue parole non arrivino. Allora la certezza è che la realtà parla, ma il soggetto, quando diciamo che il soggetto, l’io, si scopre in azione, vuol dire che in questa realtà deve starci, deve muoversi, deve avere occasioni. L’orientamento a scuola non è che io sarò sul letto e ad un certo punto arriverà un ectoplasma che mi investe e dirò: “Faccio..”. Non accade così, è solo dentro l’impegno con la realtà. Per esempio, aiutare i ragazzi a superare la trappola dell’interesse. Io la chiamo trappola dell’interesse. A volte sento “non studio storia perché non mi interessa”, ma noi dobbiamo ribaltarlo: “mi interessa storia perché la studio”, l’unico modo per capire se storia è interessante è studiarla, vuol dire dovremmo aiutare i ragazzi a dare un credito iniziale alla realtà, che vuol dire un credito iniziale alle discipline, vuol dire mettiti lì a scervellarti sulle equazioni di secondo grado, poi sei libero di dire “ma io queste qua proprio”, però potrai dire “queste qua proprio no”  solo dopo che ti sei impegnato. Allora prendo da Filomena come metodo: la realtà c’è, la realtà parla, ma io devo avere le orecchie per ascoltarla e noi adulti, se le abbiamo ancora queste orecchie, aiutare i più giovani a provare a stare dentro questa realtà con un’energia che non è vero che non hanno perché io sono un po’ stufo di sentire “e la fragilità e gli sdraiati”. Anni fa c’era Serra con gli sdraiati, ma vuol dire che non li ha mai visti i ragazzi e poi fossero anche qualcuno sdraiato ha bisogno di una mano che lo tiri su. Allora questa mano noi se sei sdraiato te la do, ma se non lo sei, se non lo sei sdraiato hai comunque bisogno di essere sollecitato e noi adulti siamo qua per questo: leggere, interpretare la realtà e giocarmi a fondo in questa.

CARLO DI MICHELE

Grazie. Il tempo è tiranno, quindi con una battuta. Ci ha colpito, ha colpito tutti quello che ci hai fatto vedere. Ma questo non accade così, per caso.

FILOMENA ZAMBOLI

Uno degli studenti di cui siamo più orgogliosi per dire che forse dovrebbero essere tutti i licei o forse dovrebbero essere tutti i professionali o tutti i tecnici, che importa? Si è diplomato, ha preso la maturità al liceo artistico, poi ha preso la laurea in scienze motorie e adesso ha aperto un’academy, una pizzeria dove se volete potete venire tutti a Pompei, bravissimo. Perché ha riscoperto queste passioni. Piano piano ha scoperto quello che voleva essere fino al lavoro e non importa se fa il liceo, se fa il tecnico, se fa il professionale, importa quello che sei. Seconda questione velocissima, la quadriennalità. Noi siamo una delle 42 scuole in Italia che sta sperimentando il percorso del liceo quadriennale TREAD, della transizione ecologica e digitale, con un forte orientamento all’ITS, perché i ragazzi, come diceva il professor Ballerini, come si diceva prima, hanno voglia di mettersi in gioco, lo scoprono, lo scoprono. Noi ci siamo perché lo debbano scoprire, qual è il nostro compito? Essere la scuola, essere dei bravi dirigenti, essere dei bravi insegnanti, e fare rete. La scuola da sola non può in nulla. Io ho un’unica benedizione, tanto è vero che i ragazzi di “Sogno di volare” saranno, se volete venire, a Vicenza il 4-5 ottobre o al Piccolo di Milano all’Olimpico, o al Piccolo di Milano il 15-16 novembre. Questo per dire che poi ci sono degli adulti, c’è la cordata della rete che si mette insieme. Come è possibile questo? Perché ci ha finanziato, ha finanziato il progetto Madonna, non quella di Pompei, ma la cantante. Quindi, voglio dire, le risorse bisogna cercarle e perché ci sono degli adulti consapevoli che hanno a cuore questa grande avventura senza la quale l’Italia non sarebbe l’Italia che si chiama scuola con la S maiuscola.

CARLO DI MICHELE

Alessia Toia, una domanda da un milione di dollari, ma spesso i ragazzi hanno paura del mondo del lavoro. Ci vorrebbe un Meeting su questo tema, ma come possiamo aiutare in una battuta i ragazzi a non aver paura di guardare questo mondo così incerto, così mutevole?

ALESSIA TOIA

Dico soltanto una cosa, ma un po’ come nella scuola bisogna sperimentarsi, bisogna provare, provare e provare di nuovo. Quindi anche nel lavoro nessuno di noi sa quale sarà il lavoro per la vita, anch’io ho fatto un percorso stranissimo. Quindi ai giovani dico sperimentatevi, appassionatevi e conoscete, perché conoscere il mondo del lavoro che sembra così lontano e un mostro irraggiungibile invece non è così lontano. Non fatevi spaventare da “non lo so fare” perché nessuno di noi ha iniziato sapendolo fare, ma questo è un po’ il messaggio. Quindi provate perché ci sono opportunità per tutti e vanno sperimentate, vissute.

CARLO DI MICHELE

Mi sembra che le sollecitazioni arrivate siano tantissime, non le voglio sintetizzare. Mi piace semplicemente, credo, pensare  che questo nostro incontro abbia aiutato ad essere sul tema del Meeting di quest’anno perché credo che tutti quanti usciamo con un po’ più di consapevolezza della responsabilità che abbiamo in questo compito di costruire nel deserto con mattoni nuovi. Vi ringrazio molto per quello che ci avete raccontato. Vedo che fra di voi ci sono molti insegnanti. Qui all’uscita c’è un desk promosso dalle associazioni che curano questo ciclo di incontri, anche con indicazioni di prossimi appuntamenti perché questa alleanza di cui parlava Filomena Zamboli vale anche all’interno della professione. Oggi l’associazionismo professionale degli insegnanti, dei dirigenti, dei gestori è fondamentale proprio perché questa battaglia, le battaglie non si vincono da sole. Ringrazio di nuovo i nostri ospiti, ringrazio tutti quanti voi e buon anno scolastico soprattutto, che inizierà fra qualche giorno.

Data

25 Agosto 2025

Ora

17:00

Edizione

2025

Luogo

Arena cdo C1
Categoria
Incontri