VERSO IL MEETING 2012/Uno sguardo nuovo attraverso Dostoevskij
Tat’jana Kasatkina, tra i massimi esperti al mondo dello scrittore russo, ci racconta la mostra, che, insieme a studenti italiani e russi, sta preparando da alcuni mesi, per mostrare come il quotidiano e l’eterno nelle sue opere si unifichino.di Erika Elleri
Dietro ai testi di Dostoevskij c’è un mondo fatto di immagini. E la mostra, che sarà presente a Rimini, aiuterà i visitatori a conoscere queste immagini per recuperare uno sguardo diverso, cristiano, che aiuti a comprendere la profondità di tutta la realtà. "È Cristo che vive in te" Dostoevskij, l’immagine del mondo e dell ’uomo, l ’icona e il quadro, il titolo dell’esposizione a cui è al lavoro da mesi Tat’jana Kasatkina, professoressa tra le più grandi esperte dello scrittore russo. Una passione nata semplicemente leggendolo, capendo che "conoscere e comprendere le sue opere mi conduceva a comprendere tutto il mondo e a conoscere il suo Creatore".
Qual è il nodo centrale della mostra e in cosa consiste la sua originalità?
L’idea centrale della mostra è di recuperare, con l’aiuto delle opere di Dostoevskij, il modo di guardare la realtà propriamente cristiano, uno sguardo che nell’uomo contemporaneo si è molto indebolito. Proprio per questo la mostra comincia con l’immagine della guarigione evangelica di un cieco.
L’immagine bi-composita è una proprietà che i testi di Dostoevskij hanno in comune con la realtà che ci circonda se noi cerchiamo di guardarla in modo cristiano. Le cose che sono state create da una parola hanno la capacità di diventare, a loro volta, la parola con cui Dio si rivolge agli uomini. La realtà ha la proprietà di creare un’immagine esteriore, visibile a tutti come luogo della presenza degli avvenimenti della storia evangelica, che possiamo incontrare qui ed ora: possiamo incontrarli e rispondere alla sfida che ci lanciano. L’immagine bi-composta usata da Dostoevskij cela (e svela) il volto eterno che si trova sotto il sembiante della realtà attuale: anche nelle situazioni più taglienti e scottanti del quotidiano sono riconoscibili gli avvenimenti della storia evangelica. È un tipo di immagine che realizza diversi scopi: ci aiuta ad orientarci nella contemporaneità – perché il senso vero degli avvenimenti che accadono qui e ora si può comprendere solo se nel profondo di essi arriviamo a vedere la scena evangelica – e ci permette di comprendere i testi fondamentali della cultura russa e europea – l’Antico e il Nuovo Testamento – perché li libera dalla patina che normalmente li ricopre, elimina quello straniamento estetico, generatosi nei duemila anni di storia, che ci separano dagli avvenimenti originali, restituendo loro l’effetto di una presenza qui ed ora, l’effetto di un accadere nel quotidiano.
Ci potrebbe fare qualche esempio di relazione tra i testi dello scrittore russo, le icone ortodosse e i dipinti occidentali, in modo da comprendere meglio come ciò verrà rappresentato nella mostra?
Beh, innanzitutto occorre dire che si tratta di molto di più che non del rapporto tra alcuni testi e alcune immagini concrete. Si tratta piuttosto del fatto che se osserviamo le due confessioni cristiane – l’ortodossia e il cattolicesimo – balza subito agli occhi la presenza di due princìpi di raffigurazione opposti: le icone e i quadri della pittura sacra occidentale. Nelle sue opere Dostoevskij riunisce questi due princìpi. Il punto è come Dostoevskij costruisce il testo: egli descrive delle scene tratte dalla realtà normale della nostra vita temporale, ma in quella scena è raffigurata anche un’immagine sacra, un’icona o un quadro, che possiamo identificare. In questo modo il piano dell’attualità e quello dell’eterno si unificano e il lettore può vedere nettamente il significato vero di quello che accade. Possiamo pensare tante cose diverse di Raskol’nikov, ma quando leggiamo queste righe della lettera che riceve dalla madre proprio all’inizio del romanzo Delitto e castigo – "Preghi Dio, Rodja, come un tempo? E credi ancora nella bontà del Creatore del nostro Redentore? Io nel mio cuore temo che tu sia stato contagiato dalla nuova moda dell’ateismo. Se è così, allora io pregherò per te. Ricordati, caro, quando eri ancora piccolo e tuo padre era ancora vivo, come balbettavi le tue preghiere seduto sulle mie ginocchia e come eravamo tutti felici, allora!" – vediamo chiaramente che Dostoevskij raffigura l’immagine della Madonna col Bambino, e non possiamo allora non tener presente che nel disegno dell’autore Raskol’nikov ha un compito, che nel mondo del romanzo Raskol’nikov è Cristo. E Delitto e castigo parla del fatto che l’uomo cerca di svolgere il compito che gli è stato affidato seguendo strade sbagliate, tradendo e maltrattando l’Immagine che è stata posta in lui all’origine. È così in tutti i romanzi di Dostoevskij, tutti ci mostrano l’interazione tra l’uomo e la sua essenza divina.
Cos’ha significato per lei lavorare insieme a questo gruppo di studenti italiani e russi?
Probabilmente tutti capiscono che un conto è dire che tu vedi una certa cosa e tutt’altro il riuscire poi, non solo a mostrarla a un altro, ma anche insegnargli a vederla. Significa arrivare a consentire ad un altro di percorrere autonomamente il percorso di comprensione di quello che Dostoevskij ha effettivamente rappresentato. Quando accade così, ci sono dei momenti in cui le parti si invertono ed è l’altro a diventare per te una guida e un maestro. Se ti sei inventato tutto, se quello che dici nell’autore non c’è, è impossibile che questo accada! Nelle scienze umane arrivare a vedere con lo stesso sguardo è una modalità per stabilire la verità di quello che si è scoperto. Abbiamo fatto alcune scoperte insieme, altre sono emerse nel lavoro personale e poi sono state condivise con gli altri e ci siamo donati reciprocamente quello che avevamo scoperto.
Cos’ha da dire Dostoevskij all’uomo di oggi?
Sa, io direi che è più o meno lo stesso tipo di attualità che possiamo attribuire a San Francesco quando ha ricevuto le stigmate... Le stigmate fanno di San Francesco un’icona di Cristo ma anche, e questo è fondamentale, un operatore di Cristo: prendendo su di sé l’immagine delle piaghe di Cristo il santo permette a quel sacro mistero di compiersi e di agire nuovamente nel mondo proseguendo la sua storia. Quelli che vedevano le sue stigmate vedevano la dolce immagine delle piaghe del Cristo ma allo stesso tempo anche delle piaghe nuove, vive e strazianti per colui che le portava su di sé. Sia San Francesco che Dostoevskij ci offrono un’immagine nuova in cui è inclusa quella di partenza e in questo modo ci permettono di incontrare quell’immagine come una realtà viva e quotidiana. La grande arte cristiana, di cui Dostoevskij è un esponente di spicco, ha insegnato all’uomo a vedere nella realtà creata uno spazio in cui la storia evangelica è sempre attuale: uno spazio in cui l’uomo contemporaneo può entrare per compiere ciò che nel Vangelo gli era stato proposto, ma che lui non ha realizzato. Possiamo ancora intervenire, ad esempio, per offrire un ricovero a Maria partoriente e dare un po’ di calore al suo bambino, in passato scaldato solo dal bue e dall’asinello in una mangiatoia…



