
Dalle macerie alla rinascita: la mostra che racconta il centro Italia
Dal freddo di un abisso al calore di una carezza. È questa la sfida al centro della mostra “L’abisso e la carezza. Visioni del cuore d’Italia ferito dal terremoto e dalla sua rinascita (2016-2026)”, promossa dal Commissario Straordinario Guido Castelli e nata da un’idea del geologo Alessandro Fusari. Un percorso che supera il racconto della spaccatura che ha colpito l’Appennino per accendere una nuova luce di speranza.
Oltre le ferite, un territorio che continua a sperare
La realtà del terremoto che nel 2016 colpì l’Appennino centrale e che ha interessato 4 Regioni, 10 Province e 138 Comuni, ha causato una ferita geologica nel territorio italiano, e una ferita esistenziale per coloro che l’hanno vissuta in prima persona. Il racconto è fatto senza veli retorici, nella schiettezza di chi riconosce la drammaticità dell’accaduto e nutre la speranza di una rinascita. Accanto alle ferite emerge la vitalità di un patrimonio umano, culturale e spirituale rimasto intatto. Le comunità locali hanno risposto al trauma attraverso la solidarietà e l’azione concreta, dimostrando come dalla sofferenza possano nascere nuove energie per la rigenerazione dell’intero territorio.
Il racconto fotografico del sisma
Cinque mesi di scosse consecutive, dalla prima del 24 agosto 2016, sino al 30 ottobre 2016, giorno in cui si registra una scossa di magnitudo 6.5, la più forte in Italia dopo il terremoto del 1980. Ma il percorso va al di là del mero racconto statistico, rifiutando una narrazione sterile. Attraverso diversi linguaggi, come quello fotografico, infonde il desiderio di nuove prospettive. Il progetto “Nuovo Patrimonio”, della fotografa Flavia Rossi, presenta attraverso diversi scatti gli interventi e le operazioni di consolidamento provvisorio, dove i ponteggi metallici diventano elementi stessi delle architetture storiche, offrendo uno sguardo inedito sulla ricostruzione.
La sfida futura: ricostruire per rimanere e riabitare
In questi ultimi anni la forza della “carezza” ancor di più sembra prevalere sul buio dell’abisso, che spesso genera paura e desiderio di lasciare la propria terra, le proprie origini, per cercare di costruire qualcosa di nuovo altrove. La vera sfida non riguarda solo il riparare muri, ma mira a contrastare la triste realtà dello spopolamento dei borghi feriti. La risposta di una “carezza” capace di risanare e donare nuove energie risiede in quella ferita. Solo abitando le ferite si potrà ripartire, ricostruire, rimanere.









