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Come è nato il manifesto del #meeting15?


Una domanda fatta a Stefania Garuffi, ideatrice del manifesto della prossima edizione del Meeting.

Stefania Garuffi ci racconta come è nata l'idea del manifesto del Meeting 2015.

"Mi viene chiesto come è nato il manifesto del Meeting di quest’anno.
Nel leggere con attenzione il titolo ho capito che Luzi parla di quella pienezza che tante volte anche io ho provato, spesso nelle circostanze di tutti i giorni.
E ogni volta che mi è accaduto e che mi accade la nota dominante è lo stupore.
Poi mi è capitato di riascoltare la canzone di Gaber “L’illogica allegria”, e ho fatto un altro passo.
“Mi può bastare un niente forse un piccolo bagliore un’aria già vissuta un paesaggio, o che ne so.
E sto bene.
Io sto bene come uno quando sogna
non lo so se mi conviene, ma sto bene, che vergogna.”


Ecco, la conferma che forse mi mancava l’ho trovata in quelle note.
Dentro la normalissima realtà c’è il riflesso di qualcosa, di Qualcuno che è lì per me, che mi cerca, e che fa il mio cuore.
Un cuore così bisognoso di tutto, che niente sembra poterlo riempire.
E invece quel Qualcosa lo riempie, lo colma, fino a darmi pace quando Lo riconosco. E allora “sto bene”, e solo allora.
"Basta che la realtà, qualsiasi frammento di realtà, quasi un niente, entri nell’orizzonte del nostro io attraverso una circostanza qualsiasi, per risvegliarlo e rendere possibile l’esperienza di questo bene…. “ (J. Carron)

I quadri dell’amico Davide Frisoni da sempre mi colpiscono per quei riflessi che sembrano irrimediabilmente rimandare ad altro. E allora gli ho chiesto di poterne usare uno.
Quel riflesso bagnato sull’asfalto mi è parso da subito simbolo della nostalgia e del desiderio di quel “star bene”.
E in quel riflesso io mi sono riconosciuta.
Su quella strada ho visto la mia nostalgia per la pienezza che ho conosciuto e che vorrei fosse mia ogni giorno.
Così è nato il manifesto del Meeting."

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