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LE FRONTIERE DELL’ADRIATICO
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Francesco Acquaroli, presidente Regione Marche; Massimiliano Fedriga, presidente Regione Friuli Venezia Giulia; Cosimo Latronico, assessore alla Salute, politiche per la persona e PNRR, Regione Basilicata; Viviana Matrangola, assessora Cultura, tutela e sviluppo delle imprese culturali, Politiche Migratorie, Legalità e Antimafia sociale Regione Puglia. Modera Emmanuele Forlani, direttore Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS
La conformazione fisica e geografica del nostro Paese ha storicamente favorito un ruolo cruciale della costa Adriatica nel collegamento tra i popoli. L’avvento di nuove tecnologie, di nuove migrazioni, di drammatici conflitti che si affacciano sul Mediterraneo su varie sponde, come interrogano le nostre politiche e come cambiano le nostre vite in un’ottica di accoglienza e di rapporto tra i popoli?
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EMMANUELE FORLANI
Buonasera, benvenuti a tutti a questa terza giornata di Meeting, un Meeting che ha come titolo: “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. L’appuntamento di questa sera è un appuntamento al quale abbiamo dato come titolo “Le frontiere dell’Adriatico”. Ringrazio tutti i partecipanti in sala, quelli che ci stanno seguendo in streaming o che ci potranno seguire on-demand nelle prossime settimane e mesi. Mi permetto un piccolo inciso per ringraziare anche i tecnici che hanno consentito la ripartenza dello streaming di questo appuntamento perché il forte temporale di questa notte aveva sostanzialmente mandato in down il sistema, quindi mi sembra doveroso e per chi vuole chiederei anche di fare un riconoscimento ai nostri tecnici. Siamo molto contenti di poter affrontare questo tema che ha molto a che fare con la natura del Meeting, con quello di cui parliamo in questa edizione, proprio perché “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi” ha molto a che fare anche con la vocazione, la vocazione del nostro territorio, del nostro paese e non una vocazione generica. Da questo punto di vista anche gli appelli che abbiamo ricevuto dal Santo Padre, dal presidente della Repubblica, gli incontri di questi giorni ci portano all’incontro di oggi ancora più consapevoli del fatto che il nostro territorio, quello in cui viviamo, è continuamente storicamente provocato da un elemento identitario di vocazione, di abbraccio. Io ringrazio i nostri ospiti a partire dal collegato presidente Acquaroli. Lo ringrazio per essere con noi, anche se non è in presenza fisica, ma lo ringrazio per queste giornate che so essere molto intense. Oggi non ha potuto partecipare perché è una ricorrenza particolare, ma penso ce lo dirà lui, perché è la giornata dell’anniversario del terremoto che ha colpito il suo territorio già qualche anno fa. Ringrazio anche l’assessore Cosimo Latronico che è assessore alla salute, politiche per la persona e PNRR della Regione Basilicata, così come ringrazio caldamente per averci raggiunto last minute e per aver abbandonato la sua terra straordinaria, l’assessore Viviana Matrangola che è assessore alla Cultura, tutela e sviluppo delle imprese culturali, Politiche Migratorie, Legalità e Antimafia sociale della Regione Puglia. La ringrazio anche per tante deleghe di cui si occupa perché penso non sia semplice. Ringraziamo anche il presidente Fedriga che ci raggiunge con un intervento che ci ha mandato e che ascolteremo fra poco sui temi di questo incontro. Ringrazio quindi i nostri ospiti con un applauso e poi rubo poco tempo prima di partire. Partirei subito dal presidente Acquaroli a cui rinnovo il ringraziamento per aver partecipato, rilanciando un po’ la domanda che abbiamo inserito all’interno della nostra sinossi e provando a sintetizzare in due aspetti questa domanda. Da una parte chiedendo a lui qual è la vocazione del territorio che è chiamato a governare e che conosce bene e che calpesta quotidianamente, e che tipo di vocazione ha il territorio marchigiano all’interno di una vocazione generale del nostro paese, di accoglienza e nello stesso tempo qual è il contributo che ogni singolo territorio come quello da lui governato può dare alla costruzione comune in maniera anche più ampia rispetto ai singoli confini della regione che sta governando. Grazie ancora presidente, a lei la parola.
FRANCESCO ACQUAROLI
Grazie, buon pomeriggio. Mi dispiace tantissimo non essere con voi in presenza, ma oggi è per noi una ricorrenza importante e sono in questo momento a Pescara del Tronto, dove purtroppo la notte di nove anni fa di questa giornata hanno perduto la vita cinquantadue persone, cinquantadue vittime. Fra poco ci sarà la messa dove verranno ricordate tutte queste persone. È un’occasione che non volevo assolutamente perdermi per senso delle istituzioni, ma anche per attaccamento ad una comunità che ha offerto tantissimo in questi anni e che ora sta cercando di ripartire con la ricostruzione e la rigenerazione del territorio a cui stiamo lavorando tutti insieme da tantissimi anni. Una domanda molto interessante quella che lei mi fa, ma prima di entrare nella domanda volevo ringraziare lei, salutare gli ospiti, ringraziare e salutare tutta la comunità del Meeting e tutte le persone presenti in sala. Dicevo, è una domanda molto interessante e tocca innanzitutto il nostro mare Adriatico che è culla di cultura, culla di civiltà e ha millenni di storia che viene letta e approfondita e su cui si sono incontrate e su cui non solo c’è stato l’incontro, ma c’è stata anche la crescita della nostra civiltà occidentale. Voglio evidenziare che la vocazione della nostra regione è una vocazione che parte dall’antica Grecia, che poi cresce negli anni. Ancona ha la sua storia, la storia del suo porto che è un porto che ha avuto sempre la missione di far incontrare culture diverse e soprattutto un porto che si è aperto sempre storicamente anche all’Oriente. Questo ha influito tantissimo nella città, ha influito tantissimo nella storia della nostra regione e dei nostri territori, ha influito anche tantissimo nella cultura e ha toccato un altro elemento che non entra nel rapporto col mare, ma entra nel rapporto col territorio. Il nostro è un territorio fatto da piccole realtà, da comuni, da borghi, da municipi. Le Marche è l’unica regione che si declina ancora plurale e che nasce soprattutto nella sua capacità di produrre eccellenza e bellezza che supera la bellezza del territorio che pure è tantissima, ma che si connota per la grande vocazione artigianale e manifatturiera che riscontriamo anche nei dati che l’economia oggi può evidenziare. Questa grande produttività, questa grande capacità artigianale e manifatturiera, evidentemente nata dalla vocazione territoriale, incontra la grande pluralità delle biodiversità che noi abbiamo, perché dagli Appennini al mare ogni valle a Pettine incontra prodotti straordinari che la natura ci consegna, poi elaborati dall’uomo. Quindi questa vocazione ha fatto sì che il nostro territorio potesse scoprire la grande capacità di internazionalizzare i prodotti, di portare le nostre eccellenze su tanti settori. Partiamo dal mobile al manifatturiero legato alla calzatura, al tessile, la meccanica e anche la tecnologia che negli anni ha contraddistinto con tanti settori la nostra capacità produttiva, creando filiere, creando ecosistemi che hanno dato vocazione a tanta imprenditorialità. Questa vocazione che poi è culminata con una grande percentuale di internazionalizzazione che caratterizza la nostra economia oggi è un patrimonio a cui noi vogliamo non solo lavorare, difendere e rilanciare, ma è un patrimonio che ci vede protagonisti in senso assoluto. Nell’Adriatico noi ci siamo proposti come punto di riferimento. Ancona, la nostra regione, si colloca al centro del mare Adriatico anche dal punto di vista geografico e non solo dal punto di vista geografico, perché abbiamo creduto fin dall’inizio nella macroregione Adriatico-ionica tant’è che ne siamo stati protagonisti e ne siamo protagonisti insieme a tante altre regioni, a tante altre istituzioni, perché crediamo che l’incontro tra queste realtà, tra queste civiltà, possa essere un incontro che aiuta le nostre economie, che incontra territori di prossimità e li fa crescere, che mette anche in condizioni culture diverse di potersi conoscere e approfondire le conoscenze guardando soprattutto alle generazioni future. Chiudo. Il porto di Ancona, l’aeroporto di Ancona, a cui noi abbiamo lavorato tantissimo in questi anni per il rilancio, sono sicuramente strumenti di incontro che potenzialmente possono diventare baricentrici dal punto di vista geografico e soprattutto possono diventare strumenti di riferimento per potenziare quella che è la capacità e la possibilità di costruire ponti economici, ponti culturali, ponti sociali, anche condividendo percorsi formativi per i giovani e per le imprese. Per quello che concerne la possibilità di contribuire al bene comune, io credo che la possibilità di contribuire al bene comune sta proprio nel porsi come ponte e nel porsi come strumento di incontro e di confronto rispetto ad altre comunità, ad altre storie, ad altre civiltà che pure si affacciano nel mare Adriatico, che pure fanno parte della nostra storia di prossimità, di territori che si guardano a pochissime miglia di distanza e che penso tutti insieme possiamo costruire un grande bacino di opportunità. Lo abbiamo studiato con la Camera di Commercio, lo abbiamo studiato con le esperienze che ci hanno visti protagonisti anche recentemente. Credo che dall’Adriatico possa nascere una grande sfida futura.
EMMANUELE FORLANI
Grazie. Grazie presidente. Prendiamo l’impegno anche di farle avere il seguito del dibattito perché so che proprio per la ricorrenza di cui parlava tra qualche minuto dovrà lasciarci. Però intanto la ringraziamo e certamente le faremo avere. Grazie ancora. Passerei a questo punto all’assessore Latronico. La domanda è la medesima. Cogliendo il suggerimento e gli spunti che sono arrivati dal presidente Acquaroli, ricalco ancora di più un aspetto di questa prima domanda, cercando di chiederle o di mettere a fuoco qual è anche il tipo di vocazione del nostro territorio, in particolare del territorio nel quale l’assessore Latronico lavora, che è un territorio straordinario come tutti i nostri territori. Da questo punto di vista, farci capire anche quale può essere il nesso tra questa costruzione di una comunità e la valorizzazione del territorio.
COSIMO LATRONICO
Bene, grazie. Anch’io saluto la comunità del Meeting che rappresenta un punto vivace di confronto a tutto campo. Si può dire che è la capitale del dialogo, più di un corridoio, e sono persone che poi alla fine costruiscono relazioni e vivendo al Meeting uno anche senza volerlo incrocia persone, storie, provocazioni. Questo dibattito sul dialogo è un corridoio adriatico-ionico, come è stato chiamato. Le nostre sono tutte regioni di confine, che non è il confino di Carlo Levi che pure è venuto in Basilicata e ha scritto il “Cristo si è fermato a Eboli”. No, è il confine nel senso che è una regione la nostra, in particolare la Basilicata, ma anche tutto il corridoio adriatico e ionico, sono regioni che confinano con altre regioni dove la geografia non ha la preminenza. Ci sono distretti con la Puglia, il nord della Basilicata confina con Foggia e vivono relazioni strettissime attorno al polo dell’auto di Melfi. Senza la Capitanata Melfi non si sarebbe potuta fare come industria perché aveva bisogno anche di forze umane, di lavoro e si condividono risorse straordinarie come l’acqua. Senza acqua lucana la Puglia sprofonderebbe nella sete e anche l’industria pugliese non potrebbe svilupparsi. Ci sono esempi di collaborazione, di federalismo attorno alle risorse, per stare sul recente, ma per stare nel passato le nostre regioni sono state regioni dell’accoglienza, non solo perché i Greci sono arrivati, Pitagora è arrivato e lì si è insediata la musica, la filosofia, la matematica. Ci sono le radici della civiltà occidentale. Se voi vedete una cartina che ho visto giorni fa celebrando Federico II, Federico a Melfi, ebbene vedete che il centro del mondo è il Mediterraneo e nel centro del mondo le regioni ionico adriatiche sono la capitale del mondo che oggi, dopo secoli, si è spostata altrove. Quindi le nostre regioni sono state, si può dire questa parola, contaminate, sono state attraversate da culture che hanno segnato un vivido incrocio, perché c’erano i Lucani che si sono incrociati con i Greci, è nata la Magna Grecia, una cosa più grande della Grecia. Abbiamo detto di Pitagora, abbiamo detto di queste realtà, le comunità albanesi che hanno trovato nel tempo ospitalità per ragioni politiche, religiose nelle nostre regioni. L’identità della Lucania, sembrerebbe una regione che anche etimologicamente può sembrare una regione chiusa, fortificata, un po’ lo è perché i Romani la fecero fuori, forse per la fortezza della sua identità, dalle grandi vie di comunicazione, ma nello stesso tempo anche se sembrerebbe una regione fortezza, però è stata contaminata da grandi flussi culturali, da civiltà, i segni ci sono tutti. Le nostre regioni di confine sono regioni che poi col tempo hanno subito anche un indebolimento effettivo. È inutile nasconderci perché i cicli economici del primo Novecento hanno spogliato le regioni del Sud, compreso la Basilicata. Pensate che dal 1900 al 1920, vidi di recente che dalla piccola Basilicata duecentomila lucani partirono per le Americhe, una migrazione biblica si potrebbe dire, che ha lasciato il segno sul corpo sociale, economico, produttivo e dopo queste emigrazioni ce ne sono state di altre. Quando parliamo di storia economica dovremmo parlare… Ora mettere insieme fortezza e debolezza significa essere aperti, non essere chiusi e dobbiamo provare a costruire anche dopo questi anni di difficoltà per il Mezzogiorno, per le aree interne, per aree come la Basilicata, dei circuiti di vitalità, partendo da quello che c’è. Proprio al Meeting, mi gioco questa anteprima, ho incontrato ieri sera il presidente dell’INPS, il dottor Fava, con un consigliere di amministrazione, si chiama Di Matteo. Abbiamo detto, ma perché non trasformiamo una piccola regione del Sud che vive difficoltà sullo spopolamento, sulla debolezza dei servizi sociali, sul fatto di essere una grande regione dal punto di vista territoriale con piccoli numeri, dove le distanze rischiano di diventare una marginalità, una distanza, trasformiamola in una regione della cura, costruendo una rete sociale per servire e curare le persone che vivono, per evitare che se ne vadano, magari per raggiungere i figli che stanno altrove. Allo stesso tempo, la regione dell’ospitalità, perché una grande regione con cinque parchi, due parchi nazionali, tre parchi regionali, con grandi bacini idrici che ha attratto i monaci agli inizi del tempo e ha attratto i Greci, sono venuti perché c’erano le condizioni naturalistiche, potrebbe attrarre, mi diceva il professor Fava, i nostri amici del Nord Europa che sono alla ricerca della luce, loro hanno poca luce, sono alla ricerca del sole, sono alla ricerca del benessere, sono alla ricerca di un contesto accogliente territorialmente e umanamente. Questa è una via dello sviluppo, trasformare un fatto di resilienza o di difficoltà in un punto di forza. Questo è un dialogo sociale, economico, che poi deve seguire tutte le aree interne della direttrice, sia adriatica che ionica. Per parlare di un solo tema. Ovviamente ce ne potrebbero essere altri.
EMMANUELE FORLANI
Grazie all’assessore Latronico. Torneremo sul tema, però io adesso chiederei ai nostri tecnici di mandare l’intervento del presidente Fedriga che, come vi dicevo, non è riuscito a partecipare.
MASSIMILIANO FEDRIGA
Desidero rivolgere un saluto tramite questo video messaggio agli organizzatori del Meeting di Rimini, al pubblico presente, ai relatori di questo panel a cui avrei dovuto partecipare, ai presidenti Francesco Acquaroli, Michele Emiliano, all’assessore Cosimo Latronico, al direttore Emmanuele Forlani che modera l’incontro. Purtroppo, a causa di improrogabili impegni istituzionali non posso essere presente a questa giornata di lavoro del Meeting, un appuntamento che considero di straordinaria importanza culturale e politica per la nostra società. Ho sempre guardato a questa manifestazione con grande attenzione, intervenendo più volte nelle edizioni passate e riconoscendone il valore come luogo di confronto e di stimolo al dibattito pubblico. Venendo al tema del panel e partendo da una chiave di lettura storica che sfocia nell’attualità, l’Adriatico è da sempreun crocevia di popoli, culture ed economie, dalla Venezia dei commerci alle tensioni della guerra fredda fino all’attuale centralità dei porti. Oggi quelle frontiere si ripresentano in forme nuove: guerre che lambiscono l’Europa, migrazioni di dimensioni epocali, rivoluzioni tecnologiche ed energetiche che plasmano le nostre vite e le nostre politiche. In questo scenario il Friuli Venezia Giulia si conferma regione di confine e allo stesso tempo di connessione. Le sfide che ci attendono non ammettono rinvio. La guerra in Ucraina e l’instabilità in Medio Oriente pongono nuove priorità di sicurezza e politica estera. L’economia globale è segnata da tensioni commerciali e dalla competizione tra grandi potenze con il rischio di una frammentazione dei mercati. All’interno siamo chiamati a gestire la transizione energetica digitale, evitando che si allarghino nuove disuguaglianze sociali. Ma è proprio nelle sfide che il Friuli Venezia Giulia dimostra la sua vocazione. Siamo Porta d’Europa. Il porto di Trieste, primo in Italia per traffico merci, è un hub logistico ed energetico che unisce Mediterraneo, centro ed est Europa grazie all’intermodalità ferrovia. Siamo territorio della conoscenza e dell’innovazione, Hydrogen Valley, Friuli Venezia Giulia, le università, centri di ricerca, i progetti sull’intelligenza artificiale, sulla digitalizzazione, rafforzano la competitività delle imprese e formano le nuove generazioni. Tuttavia non possiamo nascondere che la transizione energetica, pur necessaria e inevitabile, solleva anche interrogativi concreti sui costi che i cittadini e imprese dovranno sostenere, sulla reale sostenibilità tecnologica di alcune soluzioni e sulla capacità del nostro sistema industriale di reggere tempi così rapidi di trasformazione e soprattutto il rischio che altri paesi nel mondo posseggano quelle tecnologie in grado di condizionare lo sviluppo dell’Europa e del nostro paese. Sono domande che meritano risposte pragmatiche, altrimenti il rischio è che l’obiettivo condiviso finisca per generare nuove fragilità economiche e sociali. Siamo anche terra di scienza della vita e medicina personalizzata. Trieste è tra i poli più avanzati del paese. Collaborazioni pubblico-privati, startup biotech e progetti ispirati al paradigma One Health. Siamo un laboratorio sociale, un modello di welfare costruito insieme ai comuni, imprese e terzo settore che unisce coesione e innovazione con gli ITS Academy come motore per l’alta formazione e lo sviluppo. Parlare di Adriatico significa parlare anche di identità, identità plurali: latine, slave, germaniche, che non sono muri, ma radici. Radici senza le quali non può esserci dialogo autentico. Identità forti non chiudono, alimentano l’energia delle relazioni, come insegna la storia della Mitteleuropa, fatta di convivenza, di apertura pragmatica, di equilibrio tra commercio e diplomazia. L’Adriatico deve essere pensato come sistema integrato. I porti italiani, Trieste, Venezia, Ancona, Bari, complementari a quelli croati e balcanici, possono diventare piattaforme comuni per logistica e ricerca scientifica. Il Friuli Venezia Giulia conosce il valore del dialogo, la convivenza tra comunità diverse, Sloveni, Tedeschi, Italiani e Friulani, trasformando le differenze in ricchezza comune, ma nel rispetto delle specifiche identità. Questa esperienza può diventare un modello di cooperazione Adriatica ed europea. Concludo con un’immagine. L’Adriatico non deve essere un mare che separa, ma un ponte che unisce. Il Friuli Venezia Giulia, piccola regione con un ruolo strategico, vuole continuare ad essere cerniera tra Mediterraneo e Mitteleuropa, tra innovazione e coesione sociale. Questa è la nostra vocazione, questa è la sfida che intendiamo condividere con tutte le regioni dell’Adriatico. Grazie per l’attenzione e buon Meeting a tutti voi, certo che riconfermi come momento di approfondimento utile e importante per il nostro paese. Grazie.
EMMANUELE FORLANI
Grazie al presidente Fedriga. A questo punto, assessore Matrangola, tra le sue numerose deleghe c’è anche quella delle politiche migratorie, c’è quella dello sviluppo delle attività culturali. Qualche battuta detta adesso dal presidente Fedriga si aggiunge a quello che abbiamo sentito anche sulla possibilità di fare patrimonio comune delle ricchezze individuali. Questa prima domanda vale anche per lei, sulla vocazione, poi avremo tempo per un breve secondo giro.
VIVIANA MATRANGOLA
Sì, buonasera a tutti. Intanto mi scuso per chi pensava di incontrare il presidente Emiliano di cui porto i saluti. Ovviamente si dovrà accontentare di me. La vocazione della mia terra è sicuramente una terra di pace, di accoglienza e terra dello stupore. Citavamo prima Federico II che ha scelto la Puglia come terra di elezione ed è considerato il “Puer Apuliae”, figlio della Puglia. Terra dello stupore è un po’ il claim ed è quello che mi ha ispirata in questo breve percorso tecnico, sono un assessore tecnico. Sicuramente la Puglia, per la sua storia millenaria, ma anche per la posizione geografica, strategicamente il cuore del Mediterraneo, la porta d’Oriente, snodo culturale e geopolitico fondamentale e crocevia di popoli e culture, ma anche di flussi migratori, la nostra terra è una terra di confine che non ha mai chiuso le porte, ma anzi ha sempre accolto e ha fatto dell’accoglienza una vocazione, un tratto distintivo della propria identità culturale che ha delle radici forti, vive, di cui siamo orgogliosi, che ci hanno portato ad essere – e penso che questo sia nella memoria collettiva di tutti – la terra dell’accoglienza nei flussi migratori con gli Albanesi. Voglio ricordare gli sbarchi di migliaia di Albanesi nel ‘91 sia a Brindisi il sette marzo che l’arrivo della Vlora, l’otto agosto a Bari, facendone della Puglia città e terra, la terra dell’accoglienza. Abbiamo saputo costruire rapporti forti, siamo stati forse anche un laboratorio di integrazione in quel momento. Abbiamo saputo dare stimoli ad una nazione che oggi ambisce ad essere membro della Comunità Europea, per cui abbiamo avuto questo ruolo trainante e proprio per queste radici vive, generative che devono ispirare il nostro impegno quotidiano, un po’ come dicevano, fatemi ricordare due grandi della mia terra, uno è Alessandro il Grande che diceva che la sua forza erano le radici della terra, della sua storia e le ali erano il suo impegno civile. Questo ha ispirato molte politiche regionali. L’altro è il grande sociologo Cassano, di cui voglio ricordare il pensiero meridiano, il pensiero che nasce laddove inizia il mare, dove la riva interrompe gli integrismi e i confini diventano luoghi di incontro, contaminazione e dialogo. Questa è l’aspirazione della terra e anche nel nostro stand potrete vedere l’alba dei popoli a Punta Palascia, che è proprio il finibus terrae, punto estremo, la porta d’Oriente con questo claim: Puglia, terra di pace. Ed è proprio alla pace che ho rivolto la mia prima attenzione e il primo impegno. Il quindici agosto dell’anno scorso, io spero che l’iter si concluda prima della fine di questa legislatura, ho scritto una legge, una legge sulla pace che vuole essere non una legge ideologica, ma una legge concreta, efficace e che faccia della pace uno strumento prezioso per tutti i popoli. Ovviamente vogliamo affermare con questo il nostro impegno in questa direzione e lo stiamo facendo con i Giochi del Mediterraneo che verranno ospitati a Taranto nel 2026, Taranto culla della Magna Grecia, che ha bisogno di una nuova narrazione, di un riscatto, di rigenerarsi perché in questo momento rappresenta il simbolo di una crisi industriale. È un territorio che attraverso i Giochi del Mediterraneo sarà un punto di incontro, di dialogo e crocevia di culture e questo va al di là di quello che può essere un evento sportivo, ma sarà anche l’occasione di una riqualificazione, una rigenerazione urbana e dell’attenzione, finalmente, anche ai paesi del Sud e del Mezzogiorno. Sono tante le cose che vorrei dire. Provo ad essere sintetica. La Puglia, essendo il primo approdo naturale dal sud dei Balcani, della Grecia e del Medio Oriente, è interessata a diversi progetti Interreg proprio con Montenegro, l’Albania e la Grecia e questo per migliorare i rapporti istituzionali con questi paesi, ma anche per dare un sostegno di crescita attraverso l’implementazione, l’innovazione delle PMI, l’attenzione all’ambiente e alle nuove sfide della transizione ecologica e in un’ottica di grande collaborazione, di connessione e di contaminazione, consentitemi di dirlo perché è una parola bellissima. Grazie.
EMMANUELE FORLANI
Grazie, grazie tante davvero per gli spunti e grazie anche per la sintesi con la quale avete toccato dei punti estremamente interessanti che vi chiederei in un breve secondo di approfondire perché abbiamo sentito in tanti accenni, in tutti gli accenni che abbiamo ascoltato, come questo apparente paradosso, di un’identità molto forte anche territoriale e nel contempo della costruzione di un’accoglienza, quindi in qualche modo dell’apertura al dialogo e all’altro, non è un elemento scontato, specialmente nella società nella quale stiamo vivendo, nella quale spesso ci sentiamo dire che per poter accogliere, per poter dialogare, occorre rinunciare tante volte a una propria identità per non ferire la libertà dell’altro, per non essere invadenti con la libertà dell’altro. In realtà tutti e quattro gli esempi che sono stati rappresentati negli interventi che abbiamo sentito dicono di luoghi geografici di storia che invece documentano esattamente il contrario, come una forte identità sia capace di attrarre e di legare. Allora, il secondo breve giro che vi chiederei di fare è quello di poter approfondire un attimo, documentare per quanto possibile nel dialogo di questa sera, qual è la strada di questo contributo alla costruzione del bene comune e per certi aspetti anche qual è la modalità con la quale si lavora con gli altri, perché oggi siete attorno al tavolo tutte istituzioni e lo abbiamo voluto fare apposta perché le istituzioni hanno il compito grave e importante di raccogliere quello che è il tessuto sociale di un corpo intermedio, di una società per poterne fare una strada per il bene comune. Rifarei lo stesso giro prima Cosimo Latronico.
COSIMO LATRONICO
Sì, io condivido il fatto che per poter accogliere bisogna essere, oltre che esserci, accoglie chi c’è, chi ha consapevolezza, chi si mette in gioco, diventa un fattore di accoglienza in generale. Quando si parla di accoglienza, andiamo un po’ in crisi perché la congiuntura ci fa pensare ai fenomeni emergenziali attuali. L’accoglienza è un punto di forza della vita. Una famiglia si apre alla vita e accoglie i figli che ci sono, i figli che vuole adottare, gli amici. Io dico che dobbiamo essere, senza diventare ideologici, schierati dalla parte dell’apertura o della diffidenza, perché i problemi ci sono, non bisogna mai schematizzare, bisogna esserci nella realtà ed essere costruttori di comunità. Noi abbiamo una vocazione, tutti, che dobbiamo recuperare, non possiamo vivere divisi in terre lontane come possono essere le nostre, dove la dispersione finisce per essere una limitazione. Sono assessore alla salute e la mia disperazione, tra virgolette, è sapere che io devo dare un’assistenza sanitaria sociale anche all’anziano che sta in una zona rurale perché ha il diritto di avere i servizi universali che ha il cittadino che vive nel cuore di Roma. Diversamente avremmo una discriminazione sociale. Dobbiamo essere costruttori di comunità, questa è la sfida che abbiamo. Quindi se siamo costruttori di comunità saremo accoglienti nei limiti in cui potremo farlo, ma essendo soggetti creativi costruiremo pronti facendo del lavoro innovativo, trasformando i nostri borghi in borghi dove si può fare il lavoro a distanza. Noi l’anno scorso al Meeting abbiamo documentato come ci sono delle grandi organizzazioni del lavoro che scelgono le aree meno contaminate per insediare il lavoro perché si vive meglio, perché le condizioni di vita sono più accettabili, per la qualità dell’aria è buona, perché non c’è il tema del traffico, non c’è lo stress, quindi vivere bene anche dal punto di vista umano, naturale e sociale, quindi noi dobbiamo costruire comunità. Dicevo prima l’esempio, costruiamo reti sociali, ma quello è un piano di lavoro perché significa organizzare dei profili assistenziali di persone che possano essere gli attori o gli operatori della cura delle persone, delle comunità che può determinare nuovo lavoro e buon lavoro per chi vive e per chi verrà a lavorare e perché no, diventa un fattore attrattivo per cui alcuni possono decidere, come sta accadendo, di lasciare l’Irlanda o l’Inghilterra o gli Stati Uniti e venire a vivere nelle nostre borgate perché si sentono accolti e perché trovano condizioni di vita, ma non è un fattore da racconto, da “Libro cuore”. Ci sono delle condizioni attrattive che noi dobbiamo saper valorizzare. Naturalmente, se diventiamo creativi, diventiamo costruttori di comunità, comunità educative, comunità di lavoro, comunità di servizio, costruiamo nei nostri territori dei fattori potenti di attrazione e quindi anche di collaborazione con le regioni con termini. Io credo che la Puglia, la Basilicata rappresentino il sudest perché, al di là della geografia, hanno un’integrazione sistemica al nord, al centro, al sud, l’area ionica attorno al Metaponto e a Taranto, l’area della Capitanata attorno a Melfi, l’area di Matera della Murgia di Bari, Matera, capitale europea della cultura e oggi capitale 2026 del dialogo euromediterraneo. Abbiamo nella nostra storia, non è un’invenzione, nella nostra geografia, nelle nostre relazioni, un’apertura e noi guardiamo l’Oriente, siamo la terra della luce, perché quando sorge il sole guardiamo il sole e lì nasce tutto l’Oriente, quindi guardiamo il sole. Ci sono degli amici che vengono dalla Svezia e che mi dicono sempre: “Noi non avremmo bisogno di niente perché ci basta la vostra luce”. Sono fattori che dobbiamo solo saper valorizzare per costruire fatti concreti, perché migliaia di giovani che circolano – come diceva Sinisgalli, questo grande poeta lucano e tecnico, era ingegnere, i Lucani ci sono ma non si vedono, lavorano ma non si fanno notare, posso estendere: i meridionali ci sono nel mondo. Secondo tema di apertura, è un pensiero a cui spesso mi dedico, non da solo, ovviamente, se noi ci riconnettiamo a migliaia di lucani, di pugliesi che circolano nel mondo, che hanno realizzato professioni, competenze e costruissimo un ricongiungimento con le radici, noi daremmo vita a un rinascimento e questo è un modo per aprirsi e per fare comunità.
EMMANUELE FORLANI
Grazie. Assessore Matrangola.
VIVIANA MATRANGOLA
Beh, sicuramente il tratto distintivo della nostra identità culturale sono proprio le nostre radici. Torna questo leitmotiv delle radici e le nostre radici sono l’ispirazione per quello che è diventato anche il posizionamento, l’immagine della Puglia come posizionamento nel mondo. Questo immaginario della “Puglia way of life” è uno stile di vita perché abbiamo provato a valorizzare l’immagine della Puglia come luogo di esperienza, di autenticità, di incontro con le comunità, incontro con il patrimonio straordinario, storico, artistico, culturale, con l’enogastronomia, questo mosaico di esperienze. Posso dire che la Puglia così variegata, è ormai famosa non solo per le bellezze naturalistiche, paesaggistiche, ma per le aree interne, per i borghi, per l’iconicità delle tradizioni. Abbiamo provato a fare non solo una carta delle Puglie che possa ricostruire tutto quello che è il patrimonio materiale, ma anche il patrimonio immateriale della Puglia e quelle che sono le tradizioni più antiche, più iconiche, quelle che sono le processioni, i riti del fuoco, i riti della luce, tutto quello che fa della Puglia la terra dello stupore, dicevamo prima, ma anche un modello di vita. Proviamo a farlo anche provando ad essere un po’ un mare a sinistra, fare il nostro mare a sinistra, anche se noi abbiamo il mare da due lati, intendiamo quel mare di ritorno. Quindi proviamo anche a costruire delle politiche che possano dare una ragione per restare o per tornare a chi è andato via e proviamo a farlo rendendo innanzitutto consapevoli le comunità patrimoniali del loro patrimonio e in ottemperanza a quanto ci viene detto dalla Convenzione di Faro che le migliori pratiche di valorizzazione del proprio patrimonio sono quelle che mettono in connessione le comunità con il proprio patrimonio materiale e immateriale, rendendolo eredità culturale. A proposito di questo abbiamo costruito una strategia di valorizzazione che mette in connessione le istituzioni, le associazioni, le comunità patrimoniali in una co-progettazione che possa valorizzare tutte quelle diversità fra cui anche le minoranze linguistiche. Stiamo lavorando molto sull’area culturale protetta con il coordinamento e cura dei luoghi e dei comuni arbrëshë. Noi abbiamo tre comuni di origine albanese. Io stessa sono orgogliosamente di origine arbrëshë da parte del mio papà e quindi stiamo provando a valorizzare le unicità, le tipicità, la straordinarietà di tutta la varietà artistica, culturale del patrimonio che abbiamo, mettendo al centro le persone, valorizzando le comunità attraverso quello che noi abbiamo chiamato il manifesto del welfare culturale, perché per welfare culturale non intendiamo l’accessibilità ai luoghi di cultura, ma intendiamo l’accessibilità ai contenuti della cultura. Soprattutto intendiamo, secondo quello che ci viene anche indicato dall’OMS, il coinvolgimento delle persone in una vita culturale attiva, perché è dimostrato che questo incide sul benessere, la qualità della vita delle persone, per cui comunità patrimoniali consapevoli del proprio patrimonio, ma anche partecipi nella costruzione della valorizzazione di tutto quello che è il patrimonio culturale della Puglia.
EMMANUELE FORLANI
Grazie assessore Matrangola. Assessore Latronico. Io ho solo due battute finali con l’impegno anche di vedere come prosegue questo lavoro anche nei prossimi anni, perché rispetto alla storia sarà importante, avrà finito magari con un tipo di ruolo, ma ciascuno di noi il proprio contributo penso possa continuare a darlo come stiamo dando. A proposito di questo, anche qui nel Meeting trovate tanti piccoli o grandi esempi, ciascuno potrà vederlo con i propri occhi, di chi ha cercato anche nella società civile di fare esattamente quello che ci è stato detto da Amedeo Giannini, fondatore della Bank of America, emigrato italo-americano che ha fondato la Bank of America, lo troviamo qui nei padiglioni del Meeting e fino a tanti altri esempi anche di chi in questo momento si trova a dover drammaticamente capire cosa significa accogliere anche in situazioni estremamente delicate, pericolose, drammatiche come i luoghi di guerra. […] Grazie ai nostri ospiti, grazie al presidente Fedriga e al presidente Acquaroli e a tutti voi che avete partecipato. Un attimo perché abbiamo un invito. Questo è un fuori onda.
VIVIANA MATRANGOLA
Un invito dal 13 al 21 settembre alla Fiera del Levante che è da sempre per vocazione storica, una storia quasi centenaria che è quella di guardare oltre i propri confini, di dialogare fra le sponde del Mediterraneo in un’edizione che è intitolata “Soffia a Levante, la pace costruisce ponti, il commercio li attraversa”.
EMMANUELE FORLANI
Bellissima provocazione, ci riteniamo tutti invitati. Grazie, buona serata.










