LA PRESENZA DELLA COMUNITÀ CRISTIANA IN SIRIA E LA LIBERTÀ RELIGIOSA

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S.E. Mons. Hanna Jallouf, vicario apostolico di Aleppo, Siria; Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio dei Ministri, ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale. Introduce Bernhard Scholz, presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS. Saluto di Luca Beccari, segretario di Stato per gli Affari Esteri, gli Affari Politici, la Cooperazione Economica Internazionale e la Transizione Digitale della Repubblica di San Marino. Modera Andrea Avveduto, giornalista, responsabile comunicazione Pro Terra Sancta

Con il crollo del regime di Assad, la Siria emerge da anni di conflitto con un futuro incerto e il tema della libertà religiosa in primo piano. In questo scenario delicato il vicario apostolico di Aleppo e il Ministro degli Esteri dialogano per immaginare un futuro di pace. La posta in gioco è alta: la sicurezza e le garanzie per la piccola comunità cristiana, che aspira a contribuire attivamente, all’interno di un ricco mosaico di fedi e culture, alla rinascita del paese. E tracciare un percorso di coesistenza in una Siria che cerca disperatamente il proprio futuro.

Con il sostegno di isybank, Illumia, Tracce

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Andrea Avveduto

Bene, iniziamo. Buonasera a tutti, benvenuti a questo incontro. Grazie di essere così numerosi. Prima di iniziare, invito il presidente del Meeting di Rimini, Bernard Scholz, sul palco per il suo saluto.

Bernard Scholz

Buonasera. Grazie anche da parte mia per la vostra presenza, la partecipazione a questo incontro importante nel quale parleremo di un paese che merita tutta la nostra attenzione. Prima di tutto saluto e ringrazio Sua Eccellenza Monsignor Haluf, Vicario Apostolico di Aleppo. Grazie di cuore, Eccellenza, di essere con noi. Saluto il vicepresidente del Consiglio dei Ministri, ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale, l’onorevole Antonio Taiani. Lo ringrazio per la sua presenza e colgo l’occasione per ringraziare il suo ministero, la sua persona e anche il governo italiano per il suo impegno a favore della libertà religiosa nel mondo. Grazie. Saluto e ringrazio il segretario di Stato della Repubblica di San Marino Luca Beccari che ci porterà il saluto. Siamo molto grati di poter ospitare questo incontro e ricordo che la Siria è sempre stata tutti gli anni dal 2015 in poi, anche prima, ma poi ogni anno presente con rappresentanti importanti al Meeting di Rimini. Ringrazio anche l’associazione Pro Terra Santa, grazie alla quale abbiamo potuto incontrare e portare in questi padiglioni i nostri ospiti da questa terra per tanti anni martoriata. Tutti noi che siamo qua presenti siamo uniti da una grande speranza che la Siria possa ritrovare la sua vocazione a essere un paese caratterizzato dalla convivenza tra comunità religiose e culture diverse. Questa speranza si sconta quotidianamente con aspirazioni di supremazia, denigrazioni, violenze, poi in un contesto internazionale non sempre favorevole alla pacificazione e alla riconciliazione. Certamente l’Italia è uno dei paesi più impegnati a contrastare queste minacce e a favorire la pacificazione. Proprio per questo siamo molto grati ai nostri ospiti che ci aiuteranno a comprendere meglio la situazione attuale e a illustrarci le prospettive possibili per un futuro più pacifico, più conciliato della Siria. Un paese ricco di storia, ricco di cultura, ricco di umanità che merita veramente di poter vivere un clima di pace e in una pacifica relazione fra le varie comunità, come un esempio anche per tanti altri paesi nel mondo. Grazie.

Andrea Avveduto

Grazie presidente Bernard Scholz. Ho già introdotto nel suo intervento l’altro gradito ospite di questo incontro. Invito a salire sul palco anche Luca Beccari che è il segretario di Stato di San Marino per il suo saluto. Grazie.

Luca Beccari

Grazie, buon pomeriggio a tutti. È davvero un piacere e un onore avere la possibilità di portare il contributo della Repubblica di San Marino anche a questa edizione del Meeting, un’amicizia che dura ormai da decenni e che ci vede insieme non solo su questi temi, ma più in generale su quelle che sono le attività di questa formidabile kermesse. Un tema quello di oggi che si innesta pienamente in quella che è la turbolenza di uno scenario internazionale altamente instabile e sicuramente molto sfidante per tutti. Siamo abituati probabilmente accendendo la televisione, guardando o ascoltando i media in questi ultimi tempi, a riflettere su diversi scenari di guerra e di conflitto. Alcuni proprio nella regione europea, quello palestinese sicuramente che sta producendo un numero di vittime spaventoso e devo dire i miei complimenti davvero al Meeting per riportare all’attenzione un altro scenario a noi vicino, uno scenario dell’area mediterranea che è stato sconvolto da guerre e da lotte interne e che porta con sé anche un significato ancora diverso, quello sicuramente di una terra che deve ritrovare la sua capacità di convivenza fra religione e culture diverse. Devo dire che San Marino ha sempre fatto del dialogo interreligioso un pilastro della sua azione di politica estera. Già dalla nostra presidenza del comitato dei ministri del Consiglio d’Europa qualche 15, ormai 20 anni fa, San Marino ha voluto fortemente impostare un’azione politica, un’azione di coinvolgimento politico di tutti gli stati del Consiglio d’Europa sul tema appunto del dialogo interreligioso, che è poi alla base di quella che può essere la coesistenza, la convivenza pacifica fra culture diverse. Soprattutto considerando che quasi tutti i teatri di conflitto oggi, ahimè, sono caratterizzati proprio da una, e talvolta soprattutto, da una grande differenza e una grande contrapposizione religiosa. Non sono slogan, non sono cose che si dicono perché sono belle, sono elementi sui quali dobbiamo riuscire a riflettere e a dare tutti un contributo. Una sede ovviamente importante per questo è e rimane il multilateralismo nelle sue varie forme, ma credo che anche una sensibilità a livello generale di collettività che questa edizione come sempre è in grado di alimentare e sicuramente anche di spronare è un’occasione utile per riflettere. Non mi allungo oltre, ringrazio e saluto gli ospiti che interverranno e vi porgo i migliori saluti. Grazie.

Andrea Avveduto

Grazie. Grazie anche al segretario di Stato Luca Beccari che assieme al presidente Scholz hanno introdotto i temi di questo incontro. Presenza cristiana in Siria e libertà religiosa sono i due temi protagonisti di questo incontro che mi onoro di moderare. Allora, chiamo adesso sul palco i due relatori protagonisti di questo incontro, il ministro degli Esteri Antonio Taiani e il vescovo latino di Aleppo, Monsignor Hanna Jallouf. Prego. Ministro, si può mettere al centro. Grazie, Eccellenza. Prego.

Andrea Avveduto

Benvenuti innanzitutto al Meeting. Prima di introdurre i nostri relatori, vorrei cominciare con una frase che è provocatoria, ma spero efficace per il dialogo. È la frase di un cristiano siriano che ho incontrato durante un viaggio recente che ho fatto in Siria quasi un mese fa, dove ho avuto l’occasione anche di incontrare Monsignor Jallouf che mi ha detto, uno dei primi incontri che avevo fatto e mi ha detto: “Siamo passati da una dittatura a un regime terroristico, un bel progresso”. Insomma, la frase di questo Damasceno è un mantra della comunità cristiana in questi mesi perché fino a qualche mese fa la tutela delle minoranze religiose in Siria era qualcosa di imposto. Bisognava rispettare tutti, cristiani, alauiti, sunniti, eccetera, ognuno aveva il suo posto sotto il regime governato dal laico partito BAT. Poi nell’ultima settimana di novembre, a cavallo tra l’ultima settimana di novembre e la prima di dicembre, Al-Jolani prende il potere e rovescia il regime di Basciar Al-Assad, cancellando 50 anni della dinastia di Assad che aveva governato la Siria fino ad allora. E in quel momento ci sono stati una serie di ritorsioni e violenze. Abbiamo visto tante immagini che in qualche modo hanno messo in discussione una convivenza che in quel momento, lo possiamo dire, si è dimostrata per quello che era, cioè un sistema coatto, imposto dall’alto e non cresciuto dal basso. Oggi sono tanti i casi, come quelli dell’amico cristiano che ho incontrato, che vogliono lasciare il paese, vogliono abbandonare la Siria perché hanno paura di essere picchiati, di essere rapiti, di essere discriminati, di essere perseguitati. Hanno paura. L’attentato di Mar Eliass, quello che è accaduto a fine giugno scorso, certamente ha contribuito ad alimentare questa paura. Ho avuto la possibilità di visitare questa chiesa di Damasco, i muri erano ancora sporchi di sangue, testimone di questi martiri che hanno perso la vita in questo folle attentato terroristico. Fuori dalla chiesa mi aveva impressionato questo gruppo di cristiani che avevano imbracciato il fucile per difendere la chiesa da altri attacchi. Allora questo è il quadro semplicistico, sintetizzo per ragioni di tempo, dove questa sera dobbiamo interrogarci sul significato di parlare di libertà religiosa nella Siria di oggi e del ruolo che la piccola comunità cristiana può avere anche nella costruzione del futuro della Siria. Questa sera, abbiamo l’occasione di parlare con degli ospiti che sono tra i più titolati a farlo. Monsignor Hanna Jallouf, vescovo latino di Aleppo e ministro degli Esteri Antonio Taiani. Eccellenza, parto da lei perché se la storia della Siria, cioè la storia della presenza cristiana e della libertà religiosa, è ancora da scrivere, vedremo i prossimi mesi e anni che cosa ci regaleranno. Lei in realtà può darci un quadro molto preciso di quello che è stato, di quello che è successo, perché è importante anche capire il contesto, dov’è nato tutto. Lei è stato per tanti anni parroco di Knayeh, questo piccolo villaggetto nella provincia di Idlib, dove governava quello che oggi è l’attuale presidente della Siria. Il presidente della Siria che all’epoca si chiamava Al-Jolani, oggi si chiama Ahmed Shara, che cresce a Damasco, studia medicina e si arruola nelle file di Al-Qaida subito dopo l’11 settembre e diventa uno degli più stretti seguaci di Alzawairi. Viene arrestato, messo in prigione, ritorna in patria e fonda Jabatalnusra, che è la siriana di Al-Qaida. Alleato di Erdogan, ma ha imparato a strizzare l’occhio anche gli americani che però in tempi non sospetti gli avevano imposto, avevano messo sulla sua testa una taglia di 10 milioni di dollari. Insomma, un curriculum importante. Lei ha vissuto alcuni anni in quei villaggi e ha visto passare non solo Al-Jolani, ma tutti i gruppi jiadisti che hanno fatto della Siria lo scempio che abbiamo visto e per questo vorrei iniziare da qui. Se ci può raccontare quegli anni come ha vissuto, che relazioni ha potuto sviluppare con le persone che oggi governano la Siria e questo credo che sia una testimonianza molto importante.

Monsignor Hanna Jallouf

Grazie dell’invito. Ringrazio il signor Antonio che sta con noi, che l’ho conosciuto l’anno scorso quando hanno aperto l’ambasciata italiana a Damasco. Ringrazio anche l’ATS che ci ha invitato per dare questa testimonianza e sono lieto di dare almeno il mio contributo per essere cristiano in un mondo cristiano. Stavo nella provincia di Idlib, nel nord della Siria. Eravamo 30.000, 10.000 cristiani in 11 parrocchie, c’erano diverse comunità cristiane, latini, greco-ortodossi, armeno-ortodossi e protestanti. All’inizio della guerra tutti sono scappati via, siamo rimasti 700 persone, i preti sono andati via, le suore anche erano quattro comunità, hanno lasciato i loro posti, siamo rimasti due frati francescani in tre villaggi, Knayeh, Yaubie e Hidi. Allora, la prima cosa che ho fatto, ho radunato questa gente, ho detto: “Sentite, quelli che sono entrati da noi non conoscono le nostre diversità, ma per loro tutti siamo infedeli. Per questo bisogna mettere mano per mano per vivere insieme e dare la buona testimonianza della nostra vita cristiana. E se ci arriva un pezzo di pane dividiamo tra noi”. E così abbiamo iniziato. Il primo gruppo che è entrato da noi era ISIS. ISIS vuol dire morte, vuol dire sterminio, vuol dire prigione. Si dice che anche un futuro con un grande punto interrogativo. Dopo tre giorni delle loro entrate da noi viene il loro capo religioso, bussa alla porta del convento. La suora apre la porta, si presenta. “Io sono Abu Ayub Tunisi. Dove sta il padre?”. Quella risponde: “Non c’è”. “Dov’è andato?” “Non lo so”. “Quando rientra?” “Non lo so”. Allora a questa risposta ha detto: “Senti, di’ a lui che domani alle 9:00 del mattino sarò da lui” ed è andato via. La suora viene da me e mi ha raccontato così la storia. Quando ho sentito il suo nome, veramente il mio cuore balbettava dalla paura. Poi sono andato, ho fatto una preghiera, ho detto: “Signore, questo popolo non è mio, è tuo. Soltanto chiedo che mi dai la saggezza di saper fare. L’indomani alle 9:00 in punto arrivano due macchine blindate con gente a bordo, tutti mascherati, con fucili sulle spalle, mine caricate. Scendono, chiudono le strade, scende un uomo alto 190 cm, mi saluta con arroganza e mi disse: “Sono Abu Ayub Tunisi”.

Allora io ho risposto allo stesso tono: “Sono padre Hanna, si accomodi”. Non lo so. Voleva entrare al convento, l’ho fermato, ho detto: “Senti, tu con le tue armi non puoi entrare qua perché è una zona sacra”. Quello ha avuto una reazione, mi ha detto: “Noi con le nostre armi entriamo dove vogliamo, scassiamo tutto ed entriamo anche nelle moschee”. Allora ho detto: “Se tu credi che le tue armi ti proteggano, benvenuto, entra”. Allora, entra con uno dei suoi seguaci e comincia a invitarci alla fede musulmana, alla fede dell’amore, alla fede dell’Islam, alla fede del Maometto, alle fede e con tanti versetti del Corano. Io lo ascoltavo e appena finito ho detto: “Lei mi ha detto che si chiama Abu Ayub Tunisi, vuol dire che sei della Tunisia”. Allora la Tunisia prima di essere musulmana era una nazione cristiana e ha dato al mondo cristiano tanti santi, ha dato Santa Monica, Sant’Agostino, Santa Felice Perpetua, San Gabriano e io ti invito a tornare alle tue origini cristiane”. Allora quello si è infuriato di più, figurati. Sto parlando con un capo religioso di ISIS, non è una persona normale. Allora: “Io non credo alla storia”. Ho detto: “Se tu non credi alla storia, che cosa vieni da noi a fare nella nostra geografia?”. Poi piano piano ho cominciato a domandare chi li ha fondati, chi è il loro fondatore, quali sono le loro idee per calmare le cose. Poi ho detto: “Senti, non sarò io musulmano, neanche te sarai cristiano. Dimmi che cosa possiamo fare per servire questa gente che abbiamo tra noi”. Allora mi ha detto: “Se non volete di entrare nella fede musulmana, tra noi c’è il Trattato di Omar”. Il Trattato di Omar, quel trattato che è stato fatto tra lui, tra Omar il califfo secondo di Maometto e poi con Sofronio il patriarca di Gerusalemme. Ho fatto finta di non sapere chi è, che cosa dice. Ho detto: “Ma che cosa dice questo trattato?”. Dice: “Ecco, dovete togliere tutti i vostri segni religiosi. Togliete le vostre croci, le vostre statue, scritture, non vogliamo vedere nessun segno cristiano fuori. Non suonate le campane, le vostre donne vengono velate e pagate gli attributi”. L’ho guardato, ho detto: “Le ultime due no. Le nostre donne non si coprono, le nostre donne si vestono dignitosamente”.

“Se mettono le sciarpe sotto le ginocchia, va bene, più di così no”. E poi: “Secondo questo trattato che lei sta parlando, tocca a voi di proteggerci perché noi non abbiamo preso o alzato armi contro di voi e potete voi proteggerci dai missili e dagli aerei del governo?”. “No”. “Allora non paghiamo”. Dove è stata ISIS in Siria e in Iraq, ogni cristiano ha pagato 17 grammi d’oro. Invece da noi non abbiamo pagato un soldo proprio per queste trattative. Poi ho detto: “Senti, se nel caso noi non obbediamo a questo trattato di Omar?”. “Se no chiudo il paese per tre giorni, brucio tutto, brucio i villaggi, la chiesa, il convento e proclamo stato islamico”. Allora ho detto: “Ma allora questa è la religione della misericordia che tu vieni a invitarci?”. Allora mi ha detto: “Senti, o la togliete o la togliamo noi i segni nostri religiosi”. Ho detto: “Noi li abbiamo messi, noi li togliamo”. E poi ho detto: “Senti, io ho una persona che è stata rapita da 58 giorni. Potete aiutarci a liberarla o a trovare dove si trova?”. Mi ha detto: “Inshallah, se Dio vuole”. Ho detto: “Inshallah non vuol dire né sì né no. Io voglio o sì o no”. “Ti ho detto Inshallah”. Allora ho risposto: “Quanto? 80%? 70%?” E di nuovo mi ha detto: “Inshallah”. Allora e poi è finita la discussione tra noi. È andato via. Era sabato, venerdì dopo e nel frattempo noi abbiamo tolto i segni religiosi, abbiamo tolto le nostre croci, non abbiamo suonato più le campane e tutto il resto. E viene in due macchine, bussa alla porta del convento e mi porta quell’uomo e mi disse: “Ecco l’uomo che tu hai chiesto, sono stato fedele alla mia parola”. Ho detto: “Anch’io sono stato fedele. Da quando non ti ho visto, non ho suonato più le campane. Vuol dire che non soltanto siete uomini di parola, anche noi siamo uomini di parola”. E poi tra noi è nata un’amicizia sui generis, non sappiamo come definirla e poi forse è la prima volta che sentite ISIS una cosa di questo genere. È nata un’amicizia tra noi un po’ strana. Qualunque cosa loro volevano di cibo o di acqua o di qualcosa, chiedono a noi cristiani perché avevano paura dei musulmani che loro tradiscono loro. Di più, di notte tutte le nostre cose che sono state rubate prima, sia macchine che articoli e tutto il resto, di notte ce lo portavano indietro.

“Per favore non dite che eravamo noi che l’abbiamo tolte”. E così sono rimasti di noi 105 giorni e poi sono andati via. Questo era il primo incontro con ISIS. Poi sono venuti Jabhat al-Nusra, vuol dire il Fronte della Liberazione con Al-Jolani. La prima domanda che ci hanno fatto: “Come avete fatto con ISIS?”. Abbiamo detto: “Abbiamo fatto così, discutiamo”. Però dopo un mese hanno cancellato tutto, eravamo perseguitati, eravamo messi come decima categoria, ci cacciavano via dai tribunali. Non potevamo alzare la voce contro un musulmani Era proibito accendere la televisione, fare uscire la voce fuori della casa. Abbiamo passato veramente giorni orribili. Anche hanno in mente che noi nelle nostre chiese tutti gli oggetti d’oro, abbiamo croci d’oro, lampadari d’oro e tutto il resto. Allora hanno cominciato a togliere tutte le cose nostre. E poi un giorno vengono da me, dice: “Vogliamo vedere che cosa avete qui al convento”. “Vabbè, venite”. E sono entrati nel convento, poi nel mio ufficio, hanno cominciato a sfogliare le carte. Hanno visto una carta, scrivevo una lettera al Ministero degli Interni per un nostro frate che è stato ucciso da loro scrivendo: “Io sono Padre Hanna. Testimonio che i ribelli hanno ammazzato tale padre in giorno tale, chiedo di cancellare il suo nome come vivente”. Questo appena ha letto questo dice: “Prendi una penna e un foglio e scrivi: ‘Sono Padre Hanna Jallouf, il rettore, il parroco di Knayeh, sono stato ucciso dai Jabhat al-Nusra'”. Allora ho fermato, ha preso il fucile, mi ha messo in testa che me lo vuole sparare. Quello che stava vicino a lui dice: “Aspetta, ancora non sappiamo che cosa hanno, che cosa ha fatto?” Dice: “Senti, se non è oggi ti ammazzo domani in piazza davanti a tutto il mondo, ti ammazzerò così tutti sapranno quello che hai fatto”. Ho detto: “La gente sa quello che ho fatto, però domani vedrà quello che tu farai”. Vabbè. Poi ho chiesto di incontrare il capo religioso di Jabhat al-Nusra. Dopo due giorni sono venuti a chiamarmi. Invece di andare a trovare il Sheikh o il capo religioso, mi hanno portato, cioè mi hanno rapito, mi hanno messo in prigione con 17 persone della mia comunità, donne e uomini. Poi hanno tolto tutto quello che avevo nel convento.

A me non mi hanno menato neanche, forse perché mi hanno rispettato, perché sono forse frate o il capo della comunità, ma gli altri hanno avuto batoste molto forti per invitarli a cambiare religione. Siamo rimasti quasi 20 giorni in prigione. Allora, quando hanno cominciato l’interrogatorio mi ha detto: “Senti, tu hai collaborato con il governo siriano, tu hai accettato l’esercito?”. Ho detto: “Senti, quando io sono prima di tutto il capo della comunità religiosa, qualunque persona di onore viene, tocca a me di riceverla sia chi sia”. “Però tu hai collaborato con loro”. “Sì, ho collaborato con loro per cose umane. Nel mio convento l’ho diviso in tre settori. Ho messo uno musulmani sunniti come te, uno cristiani, l’altro”. Una donna musulmana sunnita ha avuto doglie del parto. Viene il suo marito, mi disse: “Padre per favore, ecco se puoi aprire il blocco dell’esercito affinché possiamo andare oltre il villaggio perché qui non abbiamo né medicine, né dottore, né levatrice, non c’è nessuno e ho paura che mia moglie muoia perché questo è il primo bambino”. Ho detto: “Va bene”. Allora ho parlato con il capo delle truppe e quello non voleva aprire il blocco. Ho detto: “Senti, se tu non apri perché c’ho un caso umano, ti denuncio a Damasco”. Quando ha sentito così dice: “Mi dai 5 minuti?” Ho dato 5 minuti. Allora poi mi ha detto: “Dammi il nome del marito e della donna e il numero della targa della macchina”. Ho dato tutto e sono passati. Ho detto: “Questo blocco, voi 8 mesi avete cercato di toglierlo e avete mandato due macchine minate e non avete potuto toglierlo. Io con la mia parola l’ho aperto. Questo non è una cosa contro di me, ma questa è un’onorificenza che lo metto sul mio petto”. Poi non so come mi sono reagitato. Ho detto: “Voi siete senza misericordia, senza fede, senza religione”. Allora quello perché ho detto: “Senti, come mai avete messo le nostre donne con gli uomini nella stessa stanza? 17 persone e che cosa vuoi che facciamo?”. Ho detto: “Tu la tua mamma la metti con gli altri uomini?” “No”. “Allora, che cosa vuoi? Chiamate una per una se è accaduto qualcosa. Bene, se no li mandate a casa e li mettete a parte”. L’indomani mattina tutte le donne le hanno portate in casa.

Allora questa è stata veramente una grazia. E poi piano piano, dopo, come ho detto, dopo 19 giorni, vengono, mi chiamano, dicono: “Senti, non dire a nessuno che ti liberiamo. Tu mettiti al convento però non puoi uscire e entrare, i tuoi documenti stanno con noi”. Ritorno al convento, la gente aveva già preparato le valigie per andarsene via. Quando ha visto me, veramente una cosa scioccante. Tutta la gente ha fatto corsa a venire al convento per salutarmi e darmi gli auguri. Qualcuno è venuto a piedi, qualcuno veramente in ginocchio ha cominciato a baciare il mio abito, i miei sandali. Ho capito che vuol dire l’amore e cosa vuol dire cristiano. E piano piano le cose sono andate avanti, come ho detto prima, proprio senza misericordia, quasi sterminati, cacciati via. E un giorno mi chiamano al tribunale. Il giudice mi, dopo 7 ore alla porta dalle 8:00 del mattino fino alle 3:00 del pomeriggio, e mi hanno lasciato in piedi. Entro, saluto, nessuno mi risponde. La prima domanda che mi fa il giudice: “Perché tu vesti questo abito? Il mio abito francescano”. Allora come reazione ho detto: “Ma tu perché vesti questo abito che tu hai?”. “Perché io sono il giudice”. E ho detto: “Anche io sono frate”. Ma allora il suo vicino quasi mi dà uno schiaffo per dirmi: “Così rispondi al giudice?” Proprio la stessa scena con Cristo. Ho detto: “Dimmi che cosa ho detto di male”. Allora il giudice mi risponde: “Senti, il nostro accordo è che voi non dovete avere nessun segno religioso cristiano fuori del vostro convento. E questo è un segno”. Ho detto: “Questo segno, se fa male per i vostri occhi e salva i nostri fedeli, non ho nessun problema a toglierlo”. Infatti torno al convento, ho detto al mio confratello: “Senti, da ora in poi andiamo in borghese fuori del convento”. E le cose sono andate così fino al 2017. Nel 2017 Al-Jolani ha cominciato a pensare di fare un nucleo di stato e per fare uno stato non può essere con un unico colore. Ha cominciato a avvicinarsi ai Drusi, ai Trucani, ai Cristiani, agli Sciiti erano già sono scappati via. Vabbè, però le cose andavano piano piano. Un giorno sì, un giorno no. Poi nel 2022 chiedo un incontro con lui.

Allora, abbiamo fatto, abbiamo preparato un incontro veramente come si deve con tutte le cose nostre, con tutti i nomi che sono stati ammazzati, i terreni che sono stati presi, le case, i nostri beni religiosi. Abbiamo fatto la riunione, entra lui, ci saluta. La prima cosa che mi ha detto: “Io non vengo a farvi una predica, ma vengo a sentirvi, ad ascoltarvi”. Ho detto: “Anche noi siamo per farti ascoltare”. Allora, ho cominciato a parlare di tutte le cose che abbiamo avuto durante questi anni. Ho detto: “Fino io sono stato messo in prigione”. “E chi ti ha messo?” “I tuoi”. Ho detto: “I tuoi”. Più così con sincerità non si fa. Allora così mi ha detto: “Senti, siamo a giugno, spero che a giugno prossimo tutte le vostre cose saranno zero tra noi, tutti i vostri problemi”. E veramente dopo due giorni mi manda quattro dei suoi collaboratori, facciamo una strategia di lavoro per restituire tutti i nostri beni, i beni della gente e però bisogna essere un po’ saggi nel chiedere le cose. Ho detto: “La prima cosa, non voglio i conventi, neanche le chiese, neanche i terreni. La prima cosa voglio la giustizia per le vedove e per gli orfani”. E in due mesi abbiamo restituito le case e i terreni delle vedove. E piano piano abbiamo cominciato a restituire prima di tutto i nostri beni religiosi, i nostri giardini e tutto il resto. Poi piano piano anche le case di quelle che si trovano e poi i terreni e fino a oggi stiamo continuando questa strategia e abbiamo ancora i villaggi oltre e quei tre villaggi cristiani che stiamo restituendo i loro terreni attualmente. Il primo luglio, primo sì, primo luglio del 2023 il Santo Padre mi ha nominato vescovo per la Siria. Allora, quando loro subito, non so come hanno saputo, perché la notizia viene fatta subito in tutto il mondo, mi manda tre dei suoi collaboratori, mi ha detto: “Ecco, tanti auguri della nuova nomina e il nostro capo ti vuol farti un ricevimento a Idlib”. Ho detto: “Va bene e però bisogna portare qualcuno dei tuoi con te”. Ho detto: “Quando porto? Quando uno dice così, quando ti porto 7-8?” Ho detto: “7-8, almeno 40”. “40? Sì, va bene. Ok”. Allora, dopo 3 giorni e avevamo concordato, mi manda un autobus di 50 persone e poi a me mi mandano una Range Rover Bianca, mi mettono in prima fila, poi quelli mi seguono. Siamo andati. Veramente hanno prenotato un posto, un banchetto da re, con tutti i beni di Dio, poi dolce, frutta. Alla fine per ognuno l’hanno dato una bomboniera. Ah, è una cosa incredibile. Una bomboniera? È un matrimonio? Allora ho domandato, ho detto: “Ma come mai questa bomboniera?” Non l’ho capita perché mi ha detto: “Perché tu sei il nostro sposo”. Bah, va bene. E così, poi mi hanno detto il suo vice: “Senti, il capo ti saluta, non ha potuto venire per la sicurezza, ma vi invita tu e il tuo confratello di venire dopodomani da noi”. “Va bene”. Allora, dopo due giorni io e padre ……. 1.07.04 ci siamo andati a Idlib e lui personalmente stava alla porta per riceverci. Entriamo, abbiamo cominciato a parlare. Io ho detto: “Senti, il nostro fondatore San Francesco 800 anni fa ha avuto un incontro con il Sultano Al-Kamil. Non sappiamo di quello che hanno trattato, ma sappiamo le conseguenze. Le conseguenze i frati hanno avuto il permesso di accompagnare i pellegrini in Terra Santa e a custodire i Luoghi Santi. Adesso io lascio Idlib, lascio i cristiani nelle tue mani per custodirli”. Mi ha detto: “Con i miei occhi”. Allora dopo due giorni io parto e cinque dei suoi collaboratori alle 4:00 del mattino stavano pronti a salutarmi e mi hanno accompagnato fino all’ultimo blocco tra loro e il governo. E poi l’ultima parola mi ha detto: “Ci vedremo ad Aleppo”. Vabbè, ci vedremo ad Aleppo. E dopo un anno e mezzo veramente le truppe sue sono arrivate ad Aleppo. Allora tutte i capi delle sue truppe le conosco perché avevo avuto da fare con loro. Tutti sono venuti al vicariato da me per salutarmi e il suo vice mi ha detto: “Vuoi parlare con el Shara?”. Ho detto: “Sì”. Allora al telefono gli ho dato gli auguri. E poi lui mi ha detto: “Senti, di’ alla tua gente che tutto il loro bene sarà al sicuro. Noi custodiamo tutto, i loro beni, le loro case, le loro chiese, le loro fabbriche, i loro uffici ed eravamo quasi la vigilia di Natale e di’ a loro di preparare la loro festa come si deve”. Ornano le chiese, le loro piazze, mettono gli alberi di Natale, fanno i presepi, suonate le campane esteso che faranno la loro festa meglio di prima”. Allora questo messaggio, questo messaggio l’ho riferito alla comunità cristiana, a tutti i vescovi che erano anche inpauriti perché sai dopo 60 anni di regime. Io penso che veramente il Signore scrive dritto su righe storte e forse il Signore mi ha scelto per questa nuova missione che mi ha affidato.

Andrea Avveduto

Grazie. Ancora grazie ministro. Nell’ultimo incontro che ha avuto in Siria con il presidente Al-Shara ha parlato per la prima volta dopo il crollo del regime di Assad di una disponibilità italiana a costruire la nuova Siria. Allora, la domanda è se possiamo fidarci e quali garanzie l’Italia può chiedere e ottenere rispetto a una nuova collaborazione e anche rispetto al diritto della libertà religiosa che è uno dei principali diritti dell’uomo.

Antonio Taiani

Io ho avuto un colloquio di circa 2 ore con Al-Shara quando abbiamo deciso, come governo italiano, di aprire la porta alla nuova amministrazione, sapendo bene che dovevamo tenere aperti anche gli occhi, però dovevamo dare fiducia perché quello che era fondamentale per noi era l’unità territoriale della Siria, evitare che ci fosse una divisione, una distruzione dell’unità di quel paese così importante per la stabilità del Medio Oriente. Un paese colto, un paese che ha una grande storia e anche per noi cristiani è uno dei paesi dove è nato il cristianesimo, le prime comunità cristiane erano anche lì. Devo dire, conoscendo la storia di questo signore sono rimasto stupito, perché, se devo essere sincero, ho conosciuto un leader di alto livello culturale, parlava come un uomo di stato, parlava in arabo, anche se sapeva l’inglese. Mi ha detto che per lui non esistevano siriani musulmani e siriani cristiani, esistevano soltanto i siriani. Devo dire che io, sapendo bene che se avessi parlato solo delle comunità cristiane, avrei provocato una reazione negativa da parte sua. Infatti lui si lamentò perché altri occidentali erano andati là a parlare solo dei cristiani e non parlare della Siria. Io infatti quel giorno prima di andare da lui andai a visitare la grande moschea di Damasco, dove c’è San Giovanni. Poi dopo incontrai tutta la comunità cristiana invece nella nostra ambasciata e c’era anche il nostro vescovo. E lui mi disse che non aveva alcuna intenzione di colpire la comunità cristiana. Tesse le sue lodi dicendo che era una persona che stimava molto e che avevano un rapporto di amicizia che lo considerava un interlocutore importante e mi diede un messaggio chiaro che lui non avrebbe fatto nulla contro i cristiani. Detto questo, io credo che noi dobbiamo avere fiducia in lui perché è l’unica garanzia che in questo momento c’è, sapendo bene che anche una frangia dei suoi sostenitori vorrebbe lo Stato Islamico. Hanno avuto problemi con i Drusi, avete visto? Ha dovuto intervenire in Israele. C’è un’unità molto fragile, c’è una presenza turca molto forte, però l’interesse politico dell’Italia è quello dell’unità e della stabilità della Siria. Noi abbiamo invitato immediatamente gli imprenditori italiani a investire. Lui mi promise che non avrebbe favorito l’immigrazione irregolare, quindi voleva rassicurare l’Italia e l’Europa che non ci sarebbe stata nessuna diaspora, che lui invece voleva realizzare infrastrutture che avevano bisogno di imprese che realizzassero infrastrutture che c’erano grandi potenzialità in Siria. Io gli ho voluto dare fiducia, ancora gliela do fiducia e bisogna fare un po’ come ha fatto lui: fidarsi e avere anche un po’ di fede, perché altrimenti si rischia di non andare da nessuna parte. Noi manderemo altri aiuti, ci sarà un’altra missione che nei prossimi giorni sarà in Siria la nostra, ma abbiamo rinforzato anche l’organico della nostra ambasciata a Damasco. Lavoriamo in contatto anche con il Nunzio Apostolico che è stato sempre per noi un punto di riferimento. Devo dire che l’Italia è stato un paese che anche in occasione del terremoto che devastò la parte della Siria al confine con la Turchia, in quell’occasione l’Italia fu uno dei paesi che aiutò di più le popolazioni colpite dal terremoto, sempre in maniera disinteressata, senza chiedere nulla. Adesso, siamo stati forse il primo paese, lei lo ha ricordato in una bella intervista su Avvenire. La ringrazio per le belle parole che ha rivolto all’Italia, che considera un punto di riferimento per la Siria e noi vogliamo essere un punto di riferimento per la Siria, ma anche nell’ambito del G7, cioè le grandi i grandi paesi industrializzati della cultura liberale occidentale, c’è anche il Giappone, hanno voluto e vogliono dare un messaggio positivo nei confronti della Siria. Speranza che Sharawi, Al-Shara, scusate, possa calmare e vincere la partita con gli estremisti che pure erano suoi sostenitori. Perché difendere i cristiani? C’è quest’altro tema che non è solo una questione della Siria, è tutta una questione del Medio Oriente, riguarda anche i cristiani in Palestina e in tutti gli altri paesi di quell’area. Soltanto perché noi siamo cristiani? Certo, anche per quello. Ma perché io mi sono e l’Italia si è indignata quando l’esercito israeliano ha attaccato la chiesa della Sacra Famiglia a Gaza e gli israeliani hanno attaccato le comunità cristiane, non perché pensiamo che i cristiani siano più importanti degli altri, la vita umana, l’uomo, nasciamo uguali e davanti a Dio siamo tutti uguali, ma perché i cristiani rappresentano un elemento di stabilità, un elemento di pace in tutto il Medio Oriente. Cancellare la presenza cristiana in Medio Oriente significa fare un danno alla pace. Aleppo era una delle grandi città cristiane del Medio Oriente. Adesso, purtroppo, la popolazione cristiana si è ridotta molto, però la presenza cristiana rappresenta un elemento fondamentale. Purtroppo stanno fuggendo i cristiani, stanno fuggendo dalla Palestina, stanno fuggendo perché poi trovano rifugio in altre parti perché è difficile essere cristiano. Però credo che l’atteggiamento che ci ha raccontato di non abbassare la testa di fronte all’interlocutore sia anche un atteggiamento che porta il rispetto nei tuoi confronti. Perché anche qua in Italia, quando un musulmano che viene da un paese arabo di religione musulmana, vede che noi ci vergogniamo di dire chi siamo, togliamo i crocifissi da scuola, non facciamo più il presepe, cosa può pensare? Pensa che tu sei veramente un infedele, nel senso che non hai coraggio di difendere la tua fede. Loro non si vergognano di essere musulmani, te lo dicono, cercano, ti vengono a dire convertiti. Noi diciamo no no, fai come ti pare, io non mi tiro indietro. Il rispetto è una questione fondamentale. Noi dobbiamo avere il coraggio di difendere la nostra identità. È inutile poi che ci lamentiamo che fanno le moschee. Noi dobbiamo avere il coraggio di dire: “Siamo cristiani, tu sei musulmano, nessuno ti impedisce di esserlo, vogliamo la reciprocità, però anche noi dobbiamo avere il coraggio di dire chi siamo e di farci rispettare”, perché altrimenti io credo che la salvezza di quella comunità sia stata figlia anche di quell’atteggiamento di coraggio, di forza morale. Di fronte alle armi ha detto: “Bene, io rispetto il trattato, ma io sono cristiano e rimango cristiano. Tu sei musulmano, io rimango cristiano”. Non è andato a piegare la testa, disse: “Fate quello che voglio”, anche quando ha detto “come sei vestito” e perché tu perché come sei vestito?”. C’è stata una prova di forza, perché la forza è molto più consistente della violenza, per la forza non servono le armi, serve il coraggio della persona. Diceva: “Mi batteva il cuore quando sono arrivati” perché poi la paura si vince, tutti hanno paura. Però io credo che quella comunità sia stata salvata perché un frate non ha piegato la testa e ha detto: “Io sono fiero di essere cristiano”. “Sì, rispetto le regole”. “La regola il trattato dice io tolgo il crocifisso. Benissimo, però non scompaio. Io ho rispettato l’impegno e tu lo rispetti”. Questo credo che sia anche un elemento fondamentale da sottolineare. Detto questo, il rischio della persecuzione c’è perché è nella storia del cristianesimo, quindi che ci siano tentativi di persecuzione, di sottomissione da parte di alcune frange, questo secondo me è scontato. Per questo io dico fidiamoci di Al-Shara e facciamo in modo che lui garantisca l’unità del paese. Drusi, cristiani e sunniti, alawiti, cristiani, tutti insieme. Sono tutti siriani perché lui non è che è un siriano diverso da un siriano musulmano, sempre siriano è. Quindi questa deve essere la soluzione. Dobbiamo incoraggiare questo. Dico però che non possiamo chiudere gli occhi nei confronti di quello che succede nei confronti dei cristiani che sono perseguitati in quanto cristiani. Nel mondo muoiono centinaia di migliaia di cristiani in tutto il mondo. Io ho voluto nominare un inviato speciale per la tutela della libertà religiosa. Perché poi questo è il tema fondamentale. Dobbiamo averla pure qua la libertà religiosa come la libertà di insegnamento, perché non è che lo Stato decide cosa devi studiare a scuola e tu non puoi mandare i tuoi figli in una scuola cattolica se sei cattolico. Anche qui dobbiamo difendere la libertà religiosa. Perché tante volte sembra che uno: “Sei cristiano, sei cattolico, allora, ma sei una specie di soggetto strano”. Lo sono, punto e basta. Lo Stato deve aiutarmi. Non è che è lo Stato che decide quello che io devo fare. Lo Stato deve fare delle regole, delle leggi. Poi il tipo di insegnamento che voglio dare ai miei figli, decido io quale tipo di insegnamento dare. È importante che anche qui quindi c’è un tema. Il fatto di nascondersi di fronte a una presenza anche di altre religioni è un altro tema che deve riguardare la libertà del foro interno. Se io ho paura di dirmi cristiano, veramente merito di essere colonizzato da un punto di vista culturale e religioso. Bisogna avere il coraggio, non ti fa mica niente nessuno qui da noi in giro per il mondo, purtroppo non è così. Ci sono troppi paesi in Africa, in Asia, dove c’è necessità di proteggere. Pensiamo in Pakistan dove c’è bisogno di proteggere i cristiani. È un problema generale perché poi è l’unica vera religione universale dovunque c’è una chiesa. Lo diceva proprio qui Tony Blair al Meeting qualche anno fa quando disse: “Io andai non so in quale paese orientale, entrai in una chiesa e mi sentii a casa” e questo è anche la forza del cristianesimo. Quindi io credo che sia proprio un’azione universale che noi dobbiamo fare, difendere i valori del cristiano. Poi ci sono i martiri certamente che non cedono perché l’atteggiamento, lui poteva anche essere un martire nel momento in cui ha detto: “Io non sono cristiano e rimango cristiano”. Evidentemente ha avuto una tale forza da costringere il suo interlocutore, capo religioso dell’ISIS a rispettarlo. È riuscito a incutere rispetto al suo interlocutore, forse perché era magari un po’ più sensibile. Se fosse stato uno un po’ meno colto o meno sensibile, magari avrebbe reagito usando le armi. E allora là da difensore della sua comunità e salvatore della comunità diventava martire. Per fortuna il Padre Eterno ha voluto che salvasse la sua comunità. Però ecco questo dobbiamo dirlo. Essere cristiano non è sempre facile, manifestare la propria fede non è sempre facile. Ce lo insegna la storia. Perché sono stati tanti, perché anteponiamo sempre rispetto allo stato la persona e la persona che ha il rapporto con Dio, della comunità che è la Chiesa che ha il rapporto con Dio. Vedete, io vengo da, la mia famiglia è originaria di un paese della provincia di Frosinone, si chiama Ferentino, il cui Santo patrono è Sant’Ambrogio, ma non è quello di Milano, è un altro. Ed era un centurione romano che nel 304 durante la repressione di Domiziano perché cristiano venne martirizzato. Eppure era un centurione romano, era un uomo dell’esercito di Roma, ma pur essendo un uomo dell’esercito di Roma, che dava a Cesare quel che era di Cesare, a Diocleziano non andava bene perché voleva che anche quello che lui dava a Dio fosse dato a Cesare. E quindi questo è quello che non viene accettato in molte parti del mondo. Io rimasi colpito da bambino da questa storia, ma poi è quello che capita ai cristiani. Il Vangelo dice: “Rendete a Dio quel che è di Dio, rendete a Cesare quel che è di Cesare”. Quando andarono a provocare Gesù con la moneta. Ma gli altri vogliono che sia tutto di Cesare e niente di Dio. E anche a volte in una società scristianizzata si vuole non con la violenza, ma anche con una certa cultura che non si dia niente a Dio e si dia tutto a Cesare. Ma quando poi, e lo dico da cristiano, si cancella Dio dalla storia, succede quello che è successo con le grandi dittature del secolo passato, nazismo e comunismo, materialismo storico e materialismo biologico. Cancellare Dio dalla storia significa cancellare l’uomo dalla storia. Ecco, quindi credo che noi dobbiamo difendere le comunità cristiane proprio per impedire che l’uomo venga cancellato dalla storia, che continui a procedere l’Umanesimo cristiano in Siria. Come anche in Europa quando vediamo che le chiese sono vuote o sono tutti con i capelli come me, vuol dire che c’è qualcosa che non funziona. Allora, dobbiamo anche qui lavorare, lavorare con lo stesso coraggio, con lo stesso coraggio che lui ha avuto di fronte al capo religioso dell’ISIS, anche noi di fronte ai nostri interlocutori. C’è meno rischio perché lì c’era rischio che lo uccidevano. A volte noi ci vergogniamo di dire chi siamo e perdiamo il rispetto noi nei nostri confronti, ma anche gli altri non ci rispettano. Ecco perché credo che valga la pena dare una mano ai cristiani della Siria, aiutarli, proprio perché è una battaglia universale quella che si fa e sperando che i cristiani possano veramente dare una mano alla Siria ad uscire da un momento difficile, così come lo devono dare in tutto il Medio Oriente e anche un po’ pure qua da noi perché serve anche un po’ di Gesù Cristo qua in Italia perché sennò le cose che ci aiuti il Padre Eterno perché sennò ….

Andrea Avveduto

Grazie al ministro Antonio Taiani. Approfitto degli ultimi minuti che abbiamo per ultime domande, raccogliendo un po’ gli spunti che sono emersi. Sono molto d’accordo con le parole del ministro quando dice che bisogna avere il coraggio, bisogna non abbassare la testa. Ha usato queste parole. Aggiungo anche un altro aspetto che è emerso durante il racconto di Monsignor Jallouf, che è l’espressione con cui si è rivolto al leader dell’ISIS: “Che cosa possiamo fare assieme per questa gente?”. C’è il coraggio, ma c’è anche il coraggio dell’amore, c’è il coraggio della carità, il coraggio che porta i cristiani a essere universalmente tali, capaci di un amore verso tutti. Allora, io le faccio questa domanda su cui le chiedo purtroppo di essere breve perché i minuti che abbiamo sono pochi. Non ci nascondiamo dietro un dito. I cristiani di Damasco, di, tanti vogliono andare. Sappiamo che lei non ne condivide tanto le posizioni, ma in qualche modo mi faccio portavoce di questi cristiani e le chiedo, qual è il loro futuro oggi in Siria? Come è possibile rimanere?. Su che cosa si fonderà la convivenza, la presenza cristiana nella Siria del futuro?

Monsignor Hanna Jallouf

Prima di tutto sempre dicono che i cristiani hanno le ossa azzurre. Perché? Perché quando erano perseguitati li tiravano, mettevano la corda sul collo e la tiravano. Allora qui diventa tutto azzurro. Per questo dicono che hanno le ossa azzurre. Con tutto questo hanno avuto tante storie. Hanno avuto nel passato tanta persecuzione, hanno pagato gli attributi, ma non hanno lasciato la fede. Allora, e nel contesto di oggi la prima cosa che bisogna fare è aiutare i cristiani a scoprire di nuovo la loro dignità cristiana, aiutarli a stare nel loro territorio, non lasciare il loro paese, perché quando vengono fuori diventano un numero. Non sempre qualunque paese vanno sono un numero, ma nel loro paese sono una parte importante e integrante e assicurante della presenza cristiana dove anche è nato il cristianesimo e dove per la prima volta i cristiani vengono chiamati cristiani. Ecco, prendo questa occasione per ringraziarvi tutti quelli che hanno aiutato i nostri cristiani in tutto questo tempo sia tramite l’ATS, sia anche tramite tutti gli organismi umanitari, perché veramente con il vostro aiuto abbiamo sostenuto la nostra presenza. Ecco, aiutarci a costruire il paese non è cristiano, ma siriano, come ha detto la sua Eccellenza. Noi non cerchiamo una piccola comunità, ma cerchiamo la cultura siriana che risale a 6000 anni. Cerchiamo la vita nostra che ritorna come era prima. Il vino siriano al tempo dei romani, appena arrivava a Roma andava subito, correva perché era molto buono. Speriamo che un giorno tutti venite anche ad assaggiare il nostro vino in Siria.

Andrea Avveduto

Grazie per questa risposta che ci permette, come dire, di chiedere anche al ministro. Proviamo a guardare al futuro, ministro, al futuro della Siria. Cosa ci possiamo augurare? Cosa può fare l’Italia per ridare…..

Antonio Taiani

Fare quello che ha detto il vescovo di Aleppo, aiutarla a costruire. Servono infrastrutture, serve una ferrovia, serve per collegare anche Damasco alla Turchia, quello che loro vogliono. Servono porti non soltanto per metterci la flotta russa. Hanno anche tante risorse naturali, gas, petrolio, permettere a loro di usare le risorse che hanno, perché poi alla fine e favorire la continuità anche culturale, perché la storia della Siria è una storia antica, è un paese colto la Siria che ha un’identità, una storia fenomenale e allora dobbiamo impedire che vinca l’ignoranza. Nel senso, bisogna continuare a far formare i giovani perché poi sull’ignoranza gli estremisti dell’ISIS giocano le loro partite, quindi anche dal punto di vista culturale dobbiamo fare in modo con una collaborazione forte che le università siriane possano continuare a formare giovani per dare una prospettiva ai giovani e farli rimanere in Siria, non farli scappare così come i cristiani. Mentre lo ascoltavo, concludo, ho capito una cosa. Io ho un amico che era un sacerdote che sta nella mia parrocchia, era siriano, poi è diventato vescovo, credo di rito antiocheno, di Aleppo, si chiama Jean Bar. E a un certo punto dopo la guerra, la distruzione di Aleppo mi hanno detto: “Ah, ma sta lavorando per costruire le case”. E ho detto: “Ma come un prete si mette a fare l’immobiliarista?”. Invece adesso mi è venuto in mente quello che diceva lui. Voleva far ricostruire le case perché i cristiani non se ne andassero da Aleppo. Non voleva fare l’immobiliarista, era un uomo intraprendente che aveva uno spirito molto operativo, però ho capito perché. Voleva far ricostruire le case, cioè dare le case ai cristiani perché non scappassero da Aleppo e dalla Siria e andassero in qualche altra parte del mondo, perché quella presenza è veramente preziosa. E noi dobbiamo fare in modo che in una Siria moderna, una Siria unita, dove convivono diverse religioni, ci sia questa presenza cristiana che è utile alla stabilità della Siria, è utile alla stabilità del Medio Oriente. La stessa cosa dobbiamo fare con i palestinesi cristiani, dobbiamo impedire che siano costretti ad andarsene da Gaza, dalla Cisgiordania e dall’intera Palestina.

Andrea Avveduto

Grazie. Visto che l’ha citato, mi permetto di accodarmi nella conclusione anche per gettare luce su quella che è la drammatica attualità oggi della Palestina e della Striscia di Gaza. La cito perché è molto vicina a quello che ha detto il suo ultimo intervento. Mi ha molto colpito quando il patriarca di Gerusalemme, tornato da Gaza, raccontava di come i cristiani di Gaza, come urgenza, chiedevano di poter ritornare a scuola, di poter mandare i figli a scuola, cioè di poter avere un luogo dove si possa realmente costruire la pace, dove si possano insegnare i valori della convivenza, della libertà e dell’amore. Ecco, questa è forse l’urgenza. Lei parlava di continuità culturale, di abbattere l’ignoranza, ha parlato dell’università. Anch’io credo e concludo questo incontro con questo auspicio, cioè che si possa ritornare a ricostruire le scuole, che le scuole diventino i luoghi dove si ricostruisce una pace sociale, dove si possa immaginare e costruire il futuro della Siria di oggi e di domani. Grazie a entrambi per essere stati qui. La testimonianza credo che ha commosso tanti. Grazie al ministro Antonio Taiani. Io chiudo ringraziando anche tutti voi. Auguro una buona serata a tutti.

Data

24 Agosto 2025

Ora

17:00

Edizione

2025

Luogo

Auditorium isybank D3
Categoria
Incontri