30 anni di Meeting / gli interventi più significativi

Jerome Lejeune

Il Meeting giunge quest’anno alla sua trentesima edizione. In occasione di questo anniversario, da qui ad agosto segnaleremo sul sito quindici interventi di personaggi che hanno partecipato al Meeting e che hanno segnato la storia della manifestazione, raccontando le circostanze in cui avvennero e mostrando le immagini degli incontri.

Docente di genetica dell'Università di Parigi, cattolico e francese, Jerome Lejeune è conosciuto all’opinione pubblica per aver scoperto la Sindrome di Down, e più specificatamente, per aver riscontrato la causa di tale patologia in una anomalia genetica. Il Meeting, che da sempre invita personaggi di spicco internazionale, nel 1985 riuscì a portare sul palco riminese Lejeune, con un incontro intitolato “Il progresso cieco”. Insieme a lui, Albert Tevoedjré, sociologo ed economista, fondatore dell'Associazione Mondiale di Prospettive Sociali.

Lejuene visse profondamente la propria fede, tanto da entrare nel 1978 all’interno della Pontificia Accademia delle Scienze e del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari, su richiesta di Giovanni Paolo II. Il Santo Papa istituì inoltre la Pontificia Accademia per la Vita, di cui Lejeune divenne il primo Presidente.

La vita ha rappresentato il fulcro delle ricerche e delle battaglie portate avanti da Lejeune. La medicina ed il progresso scientifico sono per il famoso genetista strumenti da usare con attenzione e non ad ogni costo. Ha difeso per anni la sopravvivenza dei bambini malati, opponendosi all’aborto ed all’uso indiscriminato di alcune sperimentazioni scientifiche. Di questo ha parlato anche al Meeting: “Per quanto riguarda per perpetuare la nostra specie, cioè fare dei bambini, gli uomini etici del cambiamento sostengono che il nostro giudizio dipende dallo stato delle tecniche. Che appaia un metodo nuovo e che il comportamento etico debba, secondo loro, di conseguenza modificarsi (…)E se la manipolazione del DNA entra in scena, non si potrebbe, con l'inserimento di sequenze speciali, introdurre nell'embrione delle doti eccezionali che porterebbero alla nascita di individui superiori? Tali finzioni non hanno alcuna provenienza dalla conoscenza scientifica; (…) Se l'uomo si arroga un potere che va oltre la sua conoscenza, bisogna inventargli una regola che limiti le sue imprudenze”

La scienza è per Lejeune indissolubile dall’etica e da Dio: “Fabbricare artificialmente degli uomini, modellarli a nostro piacimento, non è forse la tentazione dell'orgoglio assoluto? Poter infine proclamare che l'uomo è fatto a nostra immagine e non a quella di Dio! Le più abili discussioni non potranno farci niente. I Comitati di etica erutteranno solennemente i loro oracoli contraddittori senza esorcizzare la preoccupazione: la tecnologia è cumulativa, ma la saggezza no. A guida dei medici, resta solo la morale. Essa è chiarissima nella verità e si può riassumere semplicemente nel discorso che giudica tutto: Quello che voi avete fatto ai più piccoli fra i miei fratelli, l'avete fatto a me”.
All’uomo, afferma Lejeune, sono stati affidati sette doni dello Spirito: di questo parlò durante il suo secondo soggiorno al Meeting, nel 1990, intervenendo ad un incontro dal titolo “Chi ha paura del vecchio Albert?”. Insieme a Pier Alberto Bertazzi e Remo Ruffini, Lejeune esordì affermando che “è lo spirito che dà la vita, non c'è materia vivente, la materia non può vivere, non può riprodursi (…) Nella vita c’è un messaggio e, se questo messaggio è umano, questa è una vita di un uomo. La materia animata dalla natura umana si organizza, costruisce allora un corpo nel quale uno spirito s’incarna”.

Secondo Lejeune, i doni dello Spirito sono legati alla medicina ed all’uso che di questa deve essere fatto. Si può comprenderne il pensiero riprendendo una parte del suo intervento: “Il primo dono è la saggezza. (…) La saggezza consiste nel precisare perché uso e a quale uso sono destinati i mezzi di cui oggi disponiamo (…) Se si volesse eliminare il paziente per sradicare il male, sarebbe veramente l’aborto della medicina; ma difendere ogni paziente, prendersi cura d’ogni uomo senza chiedergli nome, razza, religione, implica che ciascuno di noi debba essere considerato "unico" e quindi insostituibile. E per questo è necessaria un’intelligenza dell’essere che appunto la genetica d’oggi ci fornisce”. Intelligenza, prudenza, forza scienza, pietà filiale e timore completano i sette doni dello Spirito.

L’attualità del pensiero di Lejeune ben recupera il tema del Meeting di quest’anno. Esempio di come scienza ed etica, morale e medicina possano trovare un punto di accordo e di dialogo. Rimane ancora oggi una testimonianza intensa di un’esistenza spesa in favore della vita.

Leggi la trascrizione dell'incontro "Il progresso cieco"

Leggi la trascrizione dell'incontro "Chi ha paura del vecchio Albert"

Guarda lo speciale sui 30 anni di Meeting, realizzato da Il Sussidiario.net


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