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Aziz, Hermane, Lucien: se qualcuno ti vuol bene puoi fare tutto

Da ilSussidiario.net

Di Dario Odifreddi

Nei 12 anni di vita della Piazza dei Mestieri sono ormai centinaia le storie di migranti che ce l'hanno fatta. Aziz, 14 anni, albanese, prova per due volte ad attraversare i Balcani da solo, senza risultati. Al terzo tentativo ce la fa, rimane sei mesi in Grecia per poi partire alla volta di Torino, dove c'era già suo fratello che lo porta subito a scuola, alla Piazza dei Mestieri. Aziz vuole fare il cuoco, non perde un giorno, è determinato e tenace nel non perdere una parola di ciò che i suoi professori gli dicono. Prende la qualifica, ma non vorrebbe staccarsi dalla Piazza. Viene assunto presso il ristorante della Piazza e accompagnato dallo Chef Maurizio; dopo quattro anni Aziz diventa un cuoco davvero in gamba e aiuta il ristorante a entrare nella guida Michelin. Aziz è un grande lavoratore, ma soprattutto non riesce a non dispensare un sorriso a tutti quelli che lo salutano e gli fanno i complimenti. Ora può tornare con orgoglio in Albania a trovare i suoi genitori e a raccontare che la vita non lo ha fregato, che ha trovato il suo posto. Hermane, una giovane ragazza che arriva dalla Costa d'Avorio, storie di abbandono e di violenza alle spalle, non sa una parola di italiano e ci parliamo in francese. Fa il corso di cucina, è una delle migliori, impara in fretta la nostra lingua. Durante gli studi viene accolta in casa dal direttore della Piazza. Riceve minacce, ma finisce la scuola inizia a lavorare. Oggi è sposata con una figlia (i padrini di battesimo sono il direttore e la sua responsabile del corso). Adesso lavora come cuoca, assunta a tempo indeterminato dalle suore di sant'Anna, serve gli allievi della scuola e le suore. Lucien, nato a Tirana nel '96, si trasferisce a Torino con la famiglia. Bocciato in seconda media perché non voleva più andare a scuola, nuovamente bocciato all'Istituto professionale perché non frequenta, sente parlare della Piazza, si iscrive e si sente coinvolto. Acquista fiducia in se stesso, termina gli studi e va a lavorare in un ristorante a Ischia (2 stelle Michelin). Lo incontriamo durante una vacanza e chiacchierando decide di tornare a Torino per lavorare alla Piazza dei Mestieri dove tutto è cambiato per lui. Lo fa con orgoglio perché gli piace il ristorante, ma anche perché vuole trasmettere ai giovani allievi la stessa passione che lo ha conquistato. Petro è nato in Ucraina (Odessa) 41 anni fa. Nel 2009, dopo un lungo viaggio, arriva con la moglie e un figlio di due anni in Italia come clandestino. Nel 2010 svolge presso la Piazza dei Mestieri un corso di pasticceria all'interno del progetto Mo.l.e.s.(Modello Lotta Esclusione Sociale). Nel 2012 ottiene il diploma alberghiero, nel 2013 frequenta la scuola internazionale di cucina italiana presso Alma, dove consegue la qualifica di pasticciere professionista. Dal 2013 ha iniziato la sua collaborazione come docente di pasticceria presso la Piazza dei Mestieri all'interno di percorsi dedicati ad allievi in dispersione scolastica o con problematiche relative a disagi familiari e sociali. Inoltre Petro dal 2016 ha aperto un'attività in proprio dedicata alla vendita di prodotti dolciari e tipici della sua terra d'origine. È stabilmente a Torino, svolge attività di volontariato presso la Chiesa ortodossa e ha allargato la sua famiglia con la nascita di una figlia. Salim è nato in Gambia 19 anni fa e nel 2013 è sbarcato in Italia a Lampedusa come clandestino dalla Libia, dove ha perso entrambi i genitori. Durante il viaggio, invece, ha perso i contatti con i fratelli; l'anno scorso però in Spagna ne ha ritrovato uno. Da Lampedusa è stato trasferito a Torino in una comunità e ha iniziato a frequentare un corso di formazione presso la Piazza dei Mestieri all'interno del progetto "laboratori scuola formazione", dedicato ai giovani stranieri. Grazie al progetto è stato inserito come allievo all'interno del corso annuale di panificazione e pasticceria ottenendo un attestato di frequenza e il successivamente ha trovato lavoro presso la Delper. Rezza, minorenne, scappa nel 2008 dal suo villaggio in Afghanistan, teatro di guerra e di rappresaglie. Arriva a Torino al termine di un viaggio avventuroso e drammatico, qui viene ospitato dal collegio degli Artigianelli e frequenta alla Piazza dei Mestieri un corso di pasticceria. Al termine viene inserito in stage in una delle migliori pasticcerie di Torino dove viene poi assunto. Tante sono le storie di giovani che ce l'hanno fatta. Ragazzi con storie personali spesso drammatiche, fragili, ma allo stesso tempo determinati. Pronti a sfidare la vita non appena percepiscono che qualcuno gli vuole bene davvero, ed è interessato al loro destino. Per farcela hanno bisogno di un abbraccio fatto di sguardi e sorrisi, ma anche di un aiuto semplicissimo e concreto. Un'accoglienza nelle nostre famiglie, un aiuto all'inserimento lavorativo, un amico che ti accompagna all'ospedale. Vedere rifiorire l'umanità di questi giovani adolescenti fa capire che l'altro è un bene per me. Si comprende che rispondere ai loro bisogni è un modo per rispondere al nostro bisogno, che lo scopo della vita non è vivere, ma dare con letizia tutto ciò che si ha, come fa dire Paul Claudel ad Anna Vercors in Annuncio a Maria Oggi, venerdì 3 marzo, arriva alla Piazza dei Mestieri la mostra sui migranti presentata al meeting di Rimini del 2016, "Migranti la sfida dell'incontro". Ci saranno Giorgio Paolucci, curatore della mostra, e Domenico Quirico, giornalista della Stampa e seguiranno alcune testimonianze di giovani che studiano e lavorano in Piazza. Una sfida quotidiana e appassionante di incontro con l'altro che continua. Una passione che ci fa pensare a una didattica sempre rinnovata, che valorizza la passione per i mestieri. Una passione da cui sono nati tanti progetti speciali come la tavola dei mondi (un progetto incentrato sull'incontro tra etnie diverse a partire dalla tradizione della cucina dei diversi paesi) o il progetto per l'inserimento lavorativo dei richiedenti asilo provenienti dall'africa sub sahariana e tanti altri ancora. La nostra esperienza ci dice due cose. La prima è che per rispondere al bisogno di chi arriva nel nostro Paese, carico di speranza e spesso con grandi fardelli sulle spalle, occorre partire dalle tante esperienza concrete come quella della Piazza che ci dicono che è possibile l'integrazione, ma che occorre un lavoro, non serve e non basta costruire ghetti e parcheggi. La seconda è che noi abbiamo bisogno di accogliere questi nostri fratelli perché abbiamo bisogno di imparare e di sperimentare la gratuità, la misericordia di cui ci ha parlato il Papa in questo anno. Non è buonismo, è la strada, fatta di tanti incontri particolari, per cui alla sera vai a casa e ti senti il cuor contento.