VIAGGIO NELL’ITALIA CHE RIPARTE. INTERGRUPPO PARLAMENTARE PER LA SUSSIDIARIETÀ - Meeting di Rimini

VIAGGIO NELL’ITALIA CHE RIPARTE. INTERGRUPPO PARLAMENTARE PER LA SUSSIDIARIETÀ

Viaggio nell'Italia che riparte: intergruppo parlamentare per la sussidiarietà

Viaggio nell'Italia che riparte. Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà

Partecipano: Federica Chiavaroli, Senatrice della Repubblica Italiana; Gian Luigi Gigli, Deputato al Parlamento Italiano; Cosimo Latronico, Deputato al Parlamento Italiano; Francesco Sanna, Deputato al Parlamento Italiano. Introducono Guglielmo Vaccaro, Deputato al Parlamento Italiano e Raffaello Vignali, Deputato al Parlamento Italiano.

 

RAFFAELLO VIGNALI:
Buonasera a tutti. Ci troviamo questa sera per un incontro che ormai è consueto al Meeting, l’incontro dell’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà. L’Intergruppo c’è da tanti anni, ormai sono quasi undici, ne approfittiamo per ringraziare chi l’ha portato avanti nel primo decennio, cioè Maurizio Lupi ed Enrico Letta, senza i quali evidentemente l’Intergruppo non ci sarebbe. Essendo stati chiamati loro all’inizio di questa legislatura un anno fa a ben altri incarichi, a coordinare l’Intergruppo ci siamo messi io e Guglielmo, perché quando non ci sono i cavalli corrono anche i somari. Noi ovviamente ci siamo prestati molto volentieri per proseguire questo lavoro che è importante, un lavoro che tante volte sembra sotto traccia ma che invece porta frutti importanti, sia in Parlamento che fuori. L’Intergruppo è nato quando c’era una forte contrapposizione tra le parti, forse sembravano più necessari momenti di dialogo dove non ci fossero per principio la demonizzazione dell’avversario, l’urlo, l’insulto ma un dialogo sulle questioni vere, che interessano veramente la gente, che soprattutto avesse come riferimento il bene comune. La situazione è cambiata molto dopo le ultime elezioni, come tutti sappiamo, fra l’altro abbiamo vissuto un anno particolare: ma la necessità di questo dialogo per noi non è venuta meno, l’avvertiamo viva come allora, e anche qui siamo in rappresentanza di partiti diversi. All’Intergruppo hanno aderito in questa legislatura oltre 300 Deputati e Senatori di tutti i partiti, compreso SEL e il Movimento 5 Stelle, e questo per noi evidentemente è un fatto importante. L’incontro di oggi è per raccontare quello che abbiamo pensato e iniziato a fare già da un po’ di tempo, un’iniziativa che come Intergruppo non avevamo mai fatto: un viaggio nell’Italia che ha cercato di reagire alla crisi impegnandosi, mettendo in campo le energie. I tecnici stanno usando una parola un po’ difficile ma che rende l’idea: si chiama “resilienza”, la capacità di reagire e di prendere strade nuove davanti ad un sistema, un momento avverso.
Abbiamo deciso di fare questo viaggio nell’Italia che riparte prendendo per ogni regione italiana un distretto, un’esperienza simbolo, cambiando un po’ il metodo che si usa normalmente in Parlamento, dove si fanno le audizioni, cioè si chiamano i vari soggetti, le varie imprese, le associazioni, i distretti, a raccontare il loro parere sui provvedimenti. In questo caso, abbiamo cercato di invertire il metodo, cioè di andare noi verso quelle che il Meeting ha chiamato le “periferie”: andiamo a vedere dove c’è l’economia reale, che non vive nel palazzo ma vive innanzitutto nelle periferie. L’idea è di andare nelle varie periferie d’Italia a guardare quello che si muove, perché la crescita la faremo se saremo capaci, in un’ottica di sussidiarietà, di valorizzare quello che sul territorio si muove, chi sul territorio costruisce, anche in questi giorni al Meeting, negli incontri e negli stand, penso alla Federlegno, tantissime realtà che hanno voglia di mettere le energie per costruire il bene per tutti. E tante volte purtroppo anche la politica, quando parla di economia, parla del bilancio dello Stato, mentre il bilancio dello Stato è una conseguenza dell’economia, non è la questione vera: la questione vera è l’economia reale, l’economia reale è fatta di persone. Quindi, vogliamo riprendere le due parole che abbiamo sentito in questi giorni al Meeting, quelle sulle quali il Papa ci ha chiesto di riflettere e di impegnarci: la prima è realismo, partire da quello che c’è, partire dalle persone, non dagli algoritmi. La seconda, diceva il Papa, è l’attenzione all’essenziale: l’essenziale è lo scopo della politica e lo scopo della politica è il bene comune, ma il bene comune è il bene dei singoli, delle persone, delle comunità, perché si può far politica soltanto se si vuole bene alle persone che vivono nelle nostre comunità, le persone che fanno imprese, le persone che lavorano, le persone che fanno le realtà non profit, che cercano di costruire in ogni ambito. E’ un po’ il senso di questo viaggio, andare ad ascoltare, a vedere queste realtà, e chiedere loro anche suggerimenti per le politiche. Abbiamo chiesto, in tutti gli incontri, di segnalarci un problema, una questione da risolvere: “Non diteci che abbiamo bisogno di semplificazione, segnalateci un problema concreto che noi possiamo risolvere”. L’idea, alla fine del viaggio, visto che siamo un gruppo parlamentare, è di fare un disegno di legge che sia veramente un disegno di legge per la competitività, raccogliendo tutte queste istanze, portandole insieme e chiedendo la calendarizzazione. Prima di dare la parola agli amici dell’Intergruppo, abbiamo chiesto ad Alfonso Rufo, che è il direttore de Il Denaro, che ha seguito la prima tappa del nostro viaggio, iniziato a luglio in Campania, di raccontare un po’ il viaggio e com’è stato accolto sul territorio.

ALFONSO RUFO:
Sì, grazie Raffaello per avermi dato questa opportunità.
Come tu dicevi, l’economia è fatta di persone, e questo viaggio è stato molto importante perché ha messo in contatto l’Intergruppo con un pezzo importante dell’impresa campana. Voi sapete che la Campania è una regione molto problematica, piena di tante cose e quindi anche di tanti problemi. Era molto tempo che gli imprenditori campani (quelli che producono il reddito) non incontravano pezzi del Parlamento, non incontravano un interlocutore importante come l’Intergruppo parlamentare, ed è stata una sorpresa molto interessante. E’ stato accolto con grande attenzione: per la prima volta dopo tanto tempo, un gruppo di deputati di diverse regioni, di diversi orientamenti politici, si è interessato veramente ai problemi dell’economia reale. E’ stato un bel percorso di due giorni, si sono incontrati imprenditori portuali, dell’interporto, un bel gruppo di imprenditori riuniti da Confindustria Napoli, soprattutto dell’area aeronautica, così come poi è stato fatto il giorno successivo con l’incontro al CIRA, che è un centro aerospaziale di ricerca molto importante. E poi c’è stato l’incontro con il gruppo degli imprenditori agroalimentari, soprattutto dei conservieri – sapete che la Campania è leader in Italia della lavorazione delle conserve alimentari -, un reparto fondamentale per l’economia del nostro territorio. In ogni incontro c’è stata una partecipazione altissima, penso che abbiate incontrato qualcosa come 70, 80 imprenditori, girando nelle varie tappe, e non è facile incontrare personalmente tanti responsabili di impresa che normalmente evitano questi incontri, perché hanno problemi nelle proprie imprese.
Questa volta c’è stata una partecipazione piena, convinta: anche i loro interventi sono stati puntuali ed interessanti, abbiamo evitato discorsi fumosi e siamo andati sempre al cuore del problema, con un format specifico che ha anche aiutato a tirar fuori i problemi veri e a metterli insieme, ad assemblarli. Io penso che l’esperienza sia stata molto buona, veramente positiva: bisogna incalzare, bisogna farlo in tutta Italia, come si è detto, e tirare fuori dei risultati, perché questi sono attesi. Quindi, l’esperienza che è partita dalla regione forse più problematica di questo nostro paese, la Campania – dico problematica perché è rappresentata da un capoluogo come Napoli, che è davvero un problema da affrontare con attenzione e da risolvere definitivamente – deve continuare. Per quanto ci riguarda saremo vicini al percorso, e mi auguro che tutti i parlamentari dell’Intergruppo vogliano farlo con la stessa intensità, con la stessa attenzione con cui è stato fatto in Campania. Vi ringrazio.

RAFFAELLO VIGNALI:
Grazie Alfonso, anche perché lui è uno di quei direttori di giornali e giornalisti che ha sempre raccontato, anche del Sud, quello che va. tante volte del Sud si racconta soltanto quello che non va, quello che manca, mentre sussidiarietà è esattamente il contrario, partire da quello che c’è e valorizzare quello che c’è. Lui è uno che col suo mestiere fa un giornale sussidiario, quindi, tante grazie ancora. Facciamo il giro di tavolo, cominciamo da Francesco Sanna. Partito Democratico, sardo, dell’Iglesiente.

FRANCESCO SANNA:
Grazie, credo che abbiamo l’ambizione di rispondere a qualche domanda con questo giro nei distretti, ma partendo da una prima assunzione che ci ha portato a ritenere i distretti ancora interessanti. I distretti hanno smentito una teoria economica che li vedeva sostanzialmente vecchi e superati rispetto alla globalizzazione dell’economia. Ciascuno di noi cerca di adeguarsi alla realtà nuova, magari uno invecchia e si veste da giovane, magari uno invecchia e si veste da vecchio, come Latronico qui al mio fianco, per distinguersi da tutti gli altri. I distretti: ci avevano spiegato che erano superati perché, con la globalizzazione dell’economia, la iper-specializzazione di un luogo, di un piccolo territorio era un’arma ormai spuntata rispetto alla potenza di fuoco che in qualche modo noi vedevamo esprimere dalla economia mondializzata. C’era l’idea che la manifattura si potesse fare solamente in alcune parti del mondo, e in queste parti del mondo non era contemplata l’Italia, perché bisognava avere dei salari molto bassi, non bisognava avere la rogna delle disposizioni ambientali troppo ficcanti rispetto all’organizzazione del lavoro, bisognava non avere una protezione sociale dei lavoratori, e così via.
Potremmo continuare sui fattori tipici della produzione, dal costo della logistica al costo dei trasporti, alle infrastrutture per la generazione elettrica. Noi eravamo completamente fuori. Poi si scopre che nell’Italia della crisi economica, se c’è un’economia che ancora tiene a galla il sistema della manifattura italiana, questa non è l’economia della grande impresa, questa non è l’economia che compete nel mondo con i marchi che si contendono il mercato italiano ma è l’economia dei distretti che riescono ad esportare. Il sistema produttivo italiano si salva perché riesce ad esportare nei tempi della crisi, magari meno che in passato, però il mondo è ancora il suo mercato, ed è ancora il suo mercato nonostante un euro troppo forte per favorire le esportazioni di questo sistema economico concentrato nella specializzazione. Quindi, tanto di cappello ai distretti, hanno resistito, hanno smentito la teoria economica, come i calabroni che non si sa perché riescano a volare però volano. E siccome nell’Intergruppo per la Sussidiarietà siamo molto attenti a far prevalere sempre il principio di realtà rispetto a quello delle teorizzazioni, ci piace andare a vedere da vicino il “calabrone” produttivo italiano, chiedendogli però queste e altre cose. Primo, di quali politiche pubbliche avete bisogno? Perché se è vero che avete vinto la sfida della mondializzazione produttiva e avete smentito la teoria economica italiana, è anche vero che forse non è più il tempo di dire che voi siete capaci di fare tutto ciò, di avere tanto successo, perché comunque siete ignorati dalla politica: questa è una cosa che non esiste più, e i primi segnali che nell’organizzazione delle nostre tappe riceviamo ci riportano a fare quella domanda di cui parlava Raffaello Vignali: diteci una cosa di cui avete bisogno. Magari ce ne dite 100, ma quella più importante.
L’ultima cosa è la seguente: nelle politiche del Governo, nelle politiche che il Parlamento raccoglie e promuove, c’è l’idea che il sistema economico italiano riparte se noi favoriamo gli investimenti, non solo nelle infrastrutture pubbliche, non solo nella efficientizzazione del sistema Italia (la giustizia piuttosto che i trasporti, piuttosto che le regole della burocrazia), quanto se facciamo ripartire l’economia reale basata sugli investimenti delle imprese. E di quali imprese, oltre che di quelle italiane? Di quelle estere. Le imprese italiane investono all’estero cinque volte più di quanto le imprese straniere, extra-italiane, investano in Italia. Allora, la domanda finale di questo nostro giro è: come coniugare l’investimento dei grandi asset stranieri, di chi oggi ha liquidità monetaria, ma anche la visione di un commercio e di una produzione manifatturiera che punta al globale, nel nostro Paese, attraverso i distretti? I distretti sono così importanti da non potere escludere gli interventi dei capitali esteri, non sono quindi distretti solo italiani – parlo di una cosa che conosco, per esempio la Sardegna; in Sardegna è concentrata tutta la produzione dei metalli non ferrosi italiani – tutti questi asset industriali nelle mani di investitori stranieri. C’è un distretto della produzione dei non ferrosi, ma ci sono anche i grandi capitali stranieri: uno sta in America, un altro sta in Svizzera, un altro sta in Russia. Quindi, questo tipo di economia, come regge, come reagisce, come interagisce con il desiderio, favorito dalle politiche pubbliche, di investimenti stranieri? Questa sarà un’altra delle domande a cui proveremo a dare una risposta con alcune soluzioni di tipo legislativo e amministrativo che suggeriremo al Governo per continuare questa strada di sinergia e di economia che si danno la mano. Grazie.

RAFFAELLO VIGNALI:
Grazie Francesco. Federica Chiavaroli, senatrice del Nuovo Centro Destra.

FEDERICA CHIAVAROLI:
Grazie, Raffaello. Buona sera a tutti.
Innanzitutto una parola sull’Intergruppo. Io ho guardato con grande interesse all’Intergruppo, anche e soprattutto nel periodo in cui non ero parlamentare, ne ho seguito i lavori, ho seguito l’Intergruppo qui al Meeting. Ho sempre ammirato nell’Intergruppo lo spirito di persone che provenivano da esperienze diverse, da formazioni diverse, ma che riuscivano a mettersi insieme perché avevano qualcosa che gli stava a cuore, il 5×1000, ad esempio, o penso all’anno scorso, quando abbiamo parlato del contro-esodo dei talenti. E questa esperienza dell’Intergruppo per me è stata molto importante nel momento in cui il nostro Paese ha avuto la grande difficoltà che ha avuto e noi abbiamo deciso – parlo da Parlamentare di centro-destra che era del PDL – che in quel momento bisognava stare insieme per un interesse grande che era l’interesse del Paese. Ecco, l’esperienza dell’Intergruppo in quel momento mi ha aiutato perché, se ci sono persone che riescono a mettersi insieme per delle cose piccole, come il 5×1000, figuriamoci se delle persone non devono mettersi insieme, se vengono da esperienze diverse, per un interesse grande che è il proprio Paese e il suo futuro. Quindi ringrazio l’esperienza che ho fatto qui perché mi ha aiutato in un momento così difficile, di decisioni così importanti.
Ringrazio anche Raffaello Vignali e l’amico Vaccaro, con il quale oggi condivido la condizione di categoria svantaggiata, perché in Italia gli svantaggiati sono i disabili – e lui in questo momento ha un problema perché è caduto e si è fatto male – e le donne: quindi, in questo momento condividiamo questa posizione svantaggiata, caro Guglielmo. Io vi ringrazio perché il viaggio nell’Italia che riparte è un modo per noi per guardare chi di fronte alla crisi ha deciso comunque di reagire, ha deciso comunque di andare avanti e ce l’ha fatta ed è ripartito. Le imprese ci chiedono di fare qualcosa per loro, anche quelle che ce l’hanno fatta, anche quelle che sono ripartite, anche quelle che vanno avanti. E cosa ci chiedono, in fin dei conti? Ci chiedono di eliminare quelle zavorre che il nostro Paese non si può più permettere, perché i problemi delle nostre imprese, dei nostri cittadini, non è soltanto la crisi. Noi viviamo in un Paese che porta dei pesi che non può più portare, che lo tengono fermo e gli impediscono di ripartire. Un peso grande è stato evidente nella nostra visita a Napoli ed è quello della burocrazia. Noi abbiamo visto, abbiamo toccato con mano che cosa significa fare il dragaggio di un porto e interfacciarsi col problema burocratico che questo comporta. Ma il problema della burocrazia lo vivono non solo le imprese ma tutti i cittadini. Io, in prima persona, per la prima volta. Io sono coordinatrice nella mia regione del Nuovo Centro Destra e ho presentato quest’anno per la prima volta le liste elettorali. Ma è un Paese normale quello nel quale si presentano le liste al Comune, sottoscritte dai cittadini del Comune, e per presentarle bisogna portare al Comune i certificati elettorali che ti rilascia il Comune stesso? Noi viviamo in un Paese nel quale la Pubblica Amministrazione chiede continuamente ai cittadini e alle imprese informazioni che sono già in suo possesso per rilasciare autorizzazioni, per farle andare avanti. Questo è un peso intollerabile, che noi dobbiamo assolutamente eliminare!
Un altro peso intollerabile è nel dibattito di tutti i giorni, in questi giorni, oggi apre le prime pagine di tutti i giornali: è la spesa pubblica improduttiva, che non sono solo i costi della politica, che credo stiamo contribuendo a ridimensionare, con le Province che abbiamo reso enti di secondo grado, togliendo tutti i posti che riguardano i politici con la riforma del Senato, che diventa anche questo di secondo livello. Ma questo contribuisce per lo zero virgola zero della spesa pubblica. Io credo che i grandi costi della politica, della spesa improduttiva, siano altri. E anche dal nostro viaggio deve venire un grande esempio. Ho fatto le vacanze nella mia regione, in Abruzzo, in montagna. Tre Comuni diversi di meno di 1000 abitanti, raggiungibili a piedi: se uno fa una passeggiata di mezz’ora tocca i tre Comuni. Ho parlato con i tre sindaci che non riescono a mettersi insieme e quindi ognuno fa la propria raccolta differenziata, ognuno ha la propria manutenzione delle strade, ognuno ha la propria illuminazione. Ma è un sistema che ci possiamo permettere? Gli 8000 campanili non sono più una grande ricchezza per il nostro Paese, in questo momento sono un grande freno. Ma è possibile? Le imprese lo hanno capito che si devono mettere insieme, che devono fare sistema, che la logica secondo cui “le cose vanno male per me e quindi devono andare male per tutti” è perdente. Noi dobbiamo passare da questa logica perdente a una logica vincente nella quale vinciamo tutti e vinciamo tutti insieme. Io credo che questa sia un’altra cosa che le imprese ci chiedono a gran voce e che ci dimostrano nel viaggio che stiamo facendo: non possiamo assolutamente sottovalutarle.
E poi, oltre a questo, un’altra cosa mi colpisce molto: l’imprenditore, tipicamente, quando le cose vanno male – al di là di quelli che vanno sui giornali perché amano il clamore mediatico – parte da se stesso, da quello che non va nella propria azienda. Chi ha successo si mette in discussione, vede dove ha sbagliato, modifica, migliora. Questo ci deve essere d’esempio! Faccio parte in Senato della Commissione Bilancio, dove adesso abbiamo fatto le audizioni del Commissario Cottarelli per la spending review. Ma anche qui, è possibile che ogni categoria che noi ascoltiamo ci dica che il nostro Paese non funziona, che spreca, tutti sprecano, la spesa non funziona o è fuori controllo, eccetto per quello che riguarda la propria categoria, perché la propria categoria ha un motivo per non essere toccata, per non fare sacrifici e per non mettersi in discussione? Anche questa è una cosa che dobbiamo assolutamente superare. Allora mi avvio a concludere. Mi ha colpito molto, venendo oggi qui al Meeting, quello che ho letto all’ingresso della mostra di Péguy che ho visitato: “Fin da ragazzo mi ha guidato un’idea semplice: iniziare la rivoluzione del mondo dalla rivoluzione di noi stessi!”. Ecco, io credo che occorra partire da noi stessi, da questo grande cambio di mentalità, e mettersi assieme, considerare l’altro non un avversario, un nemico ma uno con il quale portare diversamente avanti le proprie questioni politiche. Perché noi abbiamo inasprito anche il dibattito politico a battaglie contro le unioni omosessuali, contro l’articolo 18…. Io non vorrei fare battaglie contro, vorrei portare avanti le cose che mi stanno a cuore, come ci chiedono d’altronde gli imprenditori, portare avanti cose positive a favore dell’impresa, perché gli imprenditori sono una grande risorsa, è importante che l’imprenditore voglia investire, assumere, voglia che le persone brave rimangano, le vuole valorizzare. E noi, partendo da questa idea positiva, dobbiamo mettere in campo le regole del mercato del lavoro, per esempio, come pure per tutto quello che riguarda la famiglia. Io credo che gran parte della crescita del nostro Paese dipenda certo dagli investimenti nelle infrastrutture ma anche da quanti bambini nascono, da una questione demografica, da quante donne metteremo nelle condizioni di lavorare e quindi di fare figli. Queste sono le cose per le quali mi voglio spendere perché credo che, come ci hanno insegnato gli imprenditori e come testimoniano i ragazzi qui al Meeting – gli oltre 3000 volontari che sono qui sacrificando le loro vacanze perché, stando qui, si sentono protagonisti di una cosa grande -, nel nostro Paese abbiamo le energie, la voglia, il desiderio per metterci in gioco, per essere protagonisti e non per scivolare e diventare nessuno. Il nostro compito, nel viaggio dell’Italia che riparte, credo sia quello di mettere in moto provvedimenti che consentano al nostro Paese di liberare le energie, la vitalità, per ritornare ad essere protagonista e non rischiare di diventare nessuno.

RAFFAELLO VIGNALI:
Grazie, Federica. Gian Luigi Gigli, Popolari per l’Italia.

GIAN LUIGI GIGLI:
Grazie, Raffaello.
Vorrei partire da un’esperienza fatta questa mattina e ringrazio Raffaello per avercela fatta fare. Ci ha condotti a visitare lo stand di Federlegno. Lo suggerisco caldamente a chi non l’avesse ancora fatto. Ora, questo settore del lavoro del legno, del mobile, dell’arredo, è un settore che vede nel Friuli alcune aziende leader a livello nazionale e anche internazionale e alcune di queste aziende sono di esempio nelle cose che stiamo dicendo perché sono aziende che non hanno delocalizzato, sono aziende che non hanno spostato la loro sede legale in Carinzia, come altri hanno fatto per agevolare alcuni passaggi, che hanno resistito soprattutto alla crisi investendo in ricerca e sviluppo e che ci mostrano come ci sia un genio italiano che si esprime attorno certamente alla trasmissione del sapere, alla formazione, attorno alla manualità artigiana, ma anche attorno alla tecnologia più di avanguardia, che è capace di dar vita a prodotti caratterizzati da grande creatività, da design, capaci di resistere anche sul mercato globale. Un settore, questo, che chiede semplicemente una cosa, che è un po’ il senso delle cose che si dicevano prima: prima ancora di essere aiutato, chiede fondamentalmente di non essere ostacolato. Ora, io potrei ripetervi in parte le considerazioni che sono state fatte, ma vorrei spostare l’ottica a partire da alcuni accenni che ha fatto la Senatrice Chiavaroli. E lo faccio perché a mio avviso l’Italia ha bisogno anche di altro, per ripartire. C’è una frase famosa di De Gasperi che dice che “lo statista non è colui che guarda alle prossime elezioni, ma è colui che guarda alla generazione futura”. Bene, tradizionalmente si considerava lo spam di una generazione 25 anni. Io vorrei portare un attimo la vostra attenzione sullo scenario che l’Istat ci indica per il 2039, tra 25 anni. Il numero di cittadini italiani sta inesorabilmente scendendo, nel 2014 abbiamo avuto un saldo negativo di 100.000 unità, compensato soltanto dalla natalità degli immigrati, una natalità che sta anch’essa esaurendosi e già nel 2014 siamo al pareggio. A causa di queste tendenze, i demografi prevedono ancora un lieve aumento della popolazione per i prossimi 25 anni, arriveremo al 2039 passando dai 60 milioni di oggi ai 62 milioni della popolazione. Ma già dal 2039 la popolazione incomincerà a scendere anche in valore assoluto e a quella data un sesto della popolazione sarà composto da immigrati. Il numero medio dei componenti delle famiglie viene ridotto a 2,4 membri e per oltre la metà di esse la composizione è fatta di una persona o di due persone: le tendenze procreative dei migranti, passato un po’ di tempo, anche per le costrizioni del mondo del lavoro, tendono ad uniformarsi a quelle della popolazione italiana.
All’inizio del XXI secolo noi abbiamo assistito ad uno storico superamento, quello del numero degli ultrasessantacinquenni che ha superato quello dei residenti che avevano meno di vent’anni. Bene, nel corso dei prossimi anni, noi assisteremo ad un ben peggiore superamento: la crescita dei ultraottantenni nel 2039 li porterà ad essere quanti i ragazzi che sono sotto i vent’anni. Nel 2039 – la demografia in questo sbaglia di poco ve l’assicuro – si aspettano 500000 ultranovantacinquenni nel nostro Paese. Allora, capite che le conseguenze per la sostenibilità del sistema previdenziale sono assolutamente drammatiche, anche perché gli immigrati diventeranno loro stesso anziani e avranno potuto accumulare nell’arco della loro vita lavorativa in Italia un periodo di contribuzione certamente più ridotto. Ma io penso da medico anche alle conseguenze per la sostenibilità del sistema sanitario, pensate semplicemente al fatto che l’anziano è il maggior consumatore del sistema sanitario ed è quello in cui il sommarsi della cronicità alla vecchiaia porta a consumare risorse. Ma guardiamo adesso all’aspetto dell’innovazione. Nell’arco di pochi anni, abbiamo perso 100.000 giovani, in particolare la fascia tra i 20 e i 29 anni. Di questa fascia abbiamo perso non più i vecchi immigrati, con la valigia di cartone e lo spago, ma giovani il 16% dei quali erano laureati: quando diamo nelle nostre università un dottorato di ricerca dobbiamo attenderci che entro 5 anni dalla sua conclusione il 7% di questi ragazzi se ne siano andati all’estero.
Cosa vuol dire tutto questo? Vuol dire uno sperpero dal punto di vista dell’investimento formativo che abbiamo fatto, ma vuol dire anche una perdita del Paese dal punto di vista della ricerca e dello sviluppo e quindi anche dell’innovazione e della capacità di competere. Allora, o noi interveniamo su queste tendenze demografiche oppure questo Paese avrà grosse difficoltà. Sono anni che parliamo di quoziente familiare, di fattore famiglia, ecc. Anche quest’anno, dispiace dirlo, abbiamo assistito al fatto che il bonus degli 80 euro è stato dato in una maniera che non teneva in alcun conto il fattore famiglia, anzi, che la penalizzava. Noi dobbiamo mettere in atto da subito interventi sulla compatibilità lavoro-famiglia, sul sostegno alla donna lavoratrice, sulle politiche abitative per la famiglia, sui servizi per la persona, sui voucher per l’assistenza ai disabili e agli anziani che possono essere essi stessi un fattore di crescita economica e di crescita occupazionale. Concludo dicendo poche cose. L’Italia è un Paese invecchiato e che tende a invecchiare ancora di più, pensate che il tasso di fertilità delle nostre donne è di 1,4 figli per donna in età fertile, contro il 2% della Francia: e che su questo 1,4, se non ci fossero gli immigrati, avremmo a che fare con un 1,2%. Ora, la natalità non riparte se non crescono l’attenzione e il sostegno per la famiglia e il Paese invecchiato non riparte se non riparte la natalità. La Chiavaroli ha detto prima che ci sono due categorie di svantaggiati in questo Paese: i disabili e le donne. Certamente è vero, ma c’è uno svantaggiato ancora a monte che è proprio la famiglia. Fare figli – vorrei riprendere un’affermazione di Gotti Tedeschi – rimette in moto l’economia perché stimola il risparmio, spinge all’intrapresa, costringe all’investimento. Quindi, investire sulla famiglia dal punto di vista delle politiche è una priorità, anzi, direi che è la priorità per agganciare la ripresa. È una questione con la quale il Paese capisce che deve confrontarsi con una politica veramente di lungo periodo oppure è destinato, nonostante tutti i nostri sforzi, a implodere e a morire. Ma noi vogliamo fare altro e spenderemo le nostre energie perché questo avvenga.

RAFFAELLO VIGNALI:
Grazie Gian Luigi, spesso si dice che la politica predica bene e razzola male: a proposito di natalità, gli ultimi due amici al tavolo hanno cinque figli ciascuno, Gigli uguale. Pro quota, noi siamo dilettanti, però il nostro contributo l’abbiamo dato. Latronico che è riconoscibile perché è l‘unico vestito in giacca e cravatta, e giustamente perché se no poi lo riprendono…

COSIMO LATRONICO:
Io intanto ringrazio gli amici Vignali e Vaccaro per questa iniziativa del Meeting e saluto tutti voi colleghi per continuare questo dialogo che abbiamo avviato da un po’ di tempo. L’Intergruppo per la Sussidiarietà è un segnale metodologico importante, nato in tempi non sospetti, prima che ci fossimo anche noi, per dire che al di là delle differenze – Governo, che ci vuole, opposizione, che è necessaria, perché si può morire di troppo Governo e di una realtà istituzionale che non ha una sana opposizione -, queste differenze possono diventare una ricchezza per il compito essenziale che ha la politica, che è quello di servire la comunità e le sue risorse. Poi c’è un accento particolare che l’Intergruppo per la Sussidiarietà ha sempre segnalato: si sono alternate diverse stagioni, anche nel rapporto tra di noi, però ci sono delle verità di fondo. Il Paese può cadere e può riprendersi se fa affidamento sulle risorse di cui dispone, e quindi anche la politica può aiutare il Paese se guarda con interesse e non intralcia le risorse che ci sono all’interno del Paese. E questa è la sfida di sempre perché la tentazione di essere autoreferenziali quando si è al potere ovviamente c’è sempre, legata appunto al peccato originale: quando uno ha lo strumento del potere è tentato di utilizzarlo per conservare se stesso. Ora, noi dobbiamo fare uno sforzo perché invece ci sia uno sguardo alle realtà che nel Paese ci sono, che si muovono e che hanno la forza di scuotere la realtà anche in momenti difficili come quello che viviamo. E non c’è dubbio che chi di noi vive nella realtà si rende conto che al di là delle dinamiche del palazzo la gente vive condizioni di difficoltà e di sofferenza. Ora, volendo trasformare però le difficoltà in una positività, l’Intergruppo segnala che guardando il Paese, ci sono dei punti di forza da cui partire. Si è detto che soprattutto c’è la creatività in ogni luogo delle persone singole, delle persone che si aggregano, il Meeting è un esempio di una genialità di persone che si mettono insieme e vogliono segnalare, in Italia e fuori dall’Italia, un’umanità che è in grado di costruire, quindi di guardare con positività al presente e al futuro.
Noi come Parlamentari abbiamo lanciato uno sguardo sulle regioni d’Italia. Io per esempio, in questa passeggiata immaginaria, ho segnalato nella mia regione una potenzialità importante per la regione e per il Paese, che spesso è origine di conflitto. Noi abbiamo il giacimento minerario più grande di Italia, il Val d’Agri, il parco minerario più grande d’Italia, dove si estrae l’80% del petrolio che si estrae in terraferma in Italia. Un potenziale che non serve solo alla regione Basilicata ma che serve all’Italia, posto che l’Italia ha bisogno in questo momento di affievolire la sua dipendenza energetica e quindi rafforzare la sua capacità energetica. Naturalmente, dietro a questa avventura, questi parchi minerari, che poi si traducono in uno sfruttamento minerario del territorio, ci sono una serie di complicazioni di ordine ambientale: come può coesistere l’interesse nazionale a valorizzare queste risorse minerarie di cui il Paese ha bisogno con la tutela dell’ambiente, perché questi territori sono anche i territori di un grande parco nazionale, il parco nazionale della Val d’Agri? Da una competizione ad una sinergia, è possibile? Ecologia, ambiente ed energia possono coesistere? Questo è il tentativo istituzionale che si sta facendo, attraverso un’intesa che vorrebbe utilizzare innanzitutto delle metodiche assolutamente nuove, moderne, per evitare impatti ambientali devastanti. E d’altro canto, utilizzare anche la grandezza delle risorse finanziarie connesse allo sfruttamento minerario per stimolare la crescita di sviluppo locale attraverso nuove modalità di intervento per aiutare l’impresa, la promozione del territorio, il turismo, la valorizzazione dell’ambiente, dei beni culturali, è un’utopia, è una possibilità. Ecco, io inviterò gli amici dell’Intergruppo a visitare questo modello, che è una sfida per l’Italia, sia per i profili energetici che per le modalità per accompagnare lo sviluppo: per dire che si sono risorse che stanno nel cuore del Paese, che possono essere utilizzate per aiutare la crescita di questo Paese. L’altra parola sulla quale dobbiamo lavorare è la crescita. Naturalmente, la crescita senza risorse non si può fare, è uno stato d’animo: la crescita si fa se mettiamo in movimento delle risorse. Dove ci sono le risorse, devono mobilitare risorse, non possono essere l’appannaggio di grandi gruppi magari organizzati dal punto di vista lobbistico, che concentrano le proprie posizioni di forza.
Anche queste risorse, strategiche per il Paese, devono diventare uno strumento moltiplicatore di una risorsa diffusa in un’area del Mezzogiorno. Con gli amici dell’Intergruppo, faremo una visita di questo distretto energetico ambientale, per vedere le ragioni di una compatibilità e anche per studiare modelli di sviluppo che siano un esempio per il Paese e per l’Europa. Peraltro, e concludo, essendo una regione dell’Obiettivo Convergenza, quindi una di quelle regioni a cui l’Europa guarda con interesse, mettendo anche a disposizione delle risorse per realizzare politiche di coesione, si dovrebbe poter congegnare uno strumento dal punto di vista finanziario, utilizzando risorse finanziarie europee, per costruire una leva di sviluppo che possa attrarre quegli investitori anche esteri che sono interessati ai nostri paesaggi, ai nostri paesi, alle nostre risorse turistiche, ambientali e culturali. Quindi, fare del Mezzogiorno, che oggi è un punto di crisi, un’opportunità di sviluppo. Ecco, anche a questo serve il dialogo che abbiamo all’interno dell’Intergruppo per la sussidiarietà, una testimonianza di come la politica può servire il bene comune. Grazie.

RAFFAELLO VIGNALI:
Grazie Cosimo. L’intervento conclusivo al nostro infortunato Guglielmo Vaccaro, che ringrazio in realtà di cuore, perché ha avuto il permesso dai medici soltanto ieri di mettere piede a terra e, dopo essersi fratturato il malleolo a luglio, si è fatto tutto agosto a letto. Ma il primo posto dove è venuto è qui al Meeting, con un viaggio anche un po’ avventuroso, quindi a Guglielmo la parola.

GUGLIELMO VACCARO:
Ho iniziato con il passo giusto, questa prima uscita. Grazie a tutti gli amici che ho ascoltato, grazie a voi che avete pazientato, è l’ultimo incontro della sera, quindi solo per un saluto e per dire che, ogni volta, da coordinatore insieme a Raffaello mi trovo poi al tavolo di un convegno, di un seminario, di un’occasione pubblica come quelle che stiamo avendo in giro per l’Italia, con la visita di distretti e nell’economia reale. E mi sorprende sempre ascoltare – come abbiamo avuto stasera noi l’occasione ancora una volta di fare – quattro Parlamentari di quattro partiti diversi – Francesco Sanna che è del Partito Democratico, Cosimo Latronico di Forza Italia, Federica Chiavaroli che è del Nuovo Centro Destra, Gianluigi Gigli che è dei Popolari per l’Italia – che insieme fanno un’esperienza di servizio all’interno di un Parlamento dove, per definizione, si arriva in base a delle divisioni, dei momenti elettorali. E per citare questo grande Papa che ci sta affascinando e accompagnando in questi anni così difficili, voglio dire come ha fatto lui in Corea salutando i giovani e citando Matteo.
È bello per noi essere qui oggi al Meeting a raccontare quello che in un anno abbiamo iniziato a fare, sperando di poter ritornare l’anno prossimo ad offrire questo conto di quello che poi andremo a produrre, a mettere in campo. È bello essere qui, e soprattutto in condizione delle diverse appartenenze politiche, perché credo che questa sia la cifra che sta un po’ sorprendendo anche gli imprenditori che incontriamo, che di solito vengono sollecitati: “Vogliamo venire a vedere l’industria, vogliamo venire a capire cosa ti serve, vogliamo…”. Però poi, quando ci arrivi con tutto l’arco parlamentare di cinque partiti, loro realizzano immediatamente che sono tutti lì per il bene di quello sforzo imprenditoriale che è in corso, di quella missione, di quella passione, non per lucrare un consenso o un tornaconto elettorale. Mi focalizzo per un attimo su questo viaggio, su questa nuova intrapresa. Durante l’anno abbiamo un paio di momenti importanti: c’è un seminario autunnale. Lo scorso anno, subito dopo il Meeting, ci siamo ritrovati a Subiaco, in onore di Gianluigi Gigli che è sublacense, e abbiamo parlato di Europa con Maurizio Lupi e con Enrico Letta, i due coordinatori “in aspettativa”. Ci sarà un seminario importante che farà il punto sulla riforma del terzo settore che questo Governo ha finalmente messo nell’agenda politica del Paese: una riforma che credo sia attesa e meritevole di attenzione e approfondimento, che realizzeremo con il Sottosegretario Delegato, il nostro amico Luigi Bomba, ed altri componenti del Governo. Ci sarà questo momento e continuerà questo viaggio: lo dico perché questo viaggio può essere seguito su un sito Internet che abbiamo allestito, denominato “L’Italia riparte”, www.italiariparte.com, con delle tappe che sono già definite in massima parte. Saremo in Lombardia e in Sardegna. Proseguiremo in Basilicata, andremo in Liguria e in tante regioni italiane fino a dicembre, con un supplemento di impegno durante il semestre di Presidenza italiana nell’Unione Europea, tutto orientato all’ascolto sui territori, al servizio da rendere con la presentazione di un disegno di legge che porti tutte le firme dei componenti dell’Intergruppo, al di là degli schieramenti politici, a rispondere alle sollecitazioni che ci stanno venendo da chi incontriamo in giro per l’Italia.
Molte cose riguardano le questioni poste a tema dagli interventi di oggi: la burocrazia, ovviamente, e tante altre. Federica riprendeva la questione del porto di Napoli. Parlandone con Maurizio, abbiamo inserito, a fine luglio, una norma che ha consentito di far superare uno degli scogli burocratici che c’erano nel porto di Napoli. Si può fare molto ma soprattutto, se ci si connette con la realtà. Questo è lo sforzo che sta facendo l’Intergruppo e che proseguirà durante i prossimi mesi. Noi abbiamo una grande responsabilità, quella di offrire in Parlamento quel livello di interesse, di passione che ha sorpreso noi quando siamo arrivati, che può vivere grazie a questo ulteriore impegno e può incuriosire e interessare tanti altri, e anche chi da fuori può seguirci nelle nostre vicende. Siamo alla conclusione di una giornata, non posso che ringraziare tutti. Ci sarebbero molte cose da approfondire, ad esempio la questione della natalità, al di là dell’impegno personale che hanno messo i protagonisti, arrivando a cinque figli con un record importante. Però è chiaro che se da tutte le forze politiche viene una spinta al Governo, una sollecitazione, fa’ sì che questo Paese non invecchi tremendamente, tragicamente, come sta avvenendo. Irreversibilmente, senza che nessun Governo finora abbia preso in mano la questione e abbia ribaltato i rapporti e la statistica che ci sta soffocando. Questa mancanza d’aria, di ossigeno, che avvertiamo nell’economia, è figlia anche di questo deficit di gioventù che ad ogni mese cumuliamo con il passare degli anni. C’è tanto da fare. Siamo in campo anche per questo. Credo che possiamo anche aprire una linea di comunicazione con tutti quelli che tra voi e tra gli amici che ci seguono da casa potranno poi nel tempo iniziare a darci dei suggerimenti. L’Intergruppo con 300 Parlamentari può nutrirsi, alimentarsi anche di sollecitazioni che vengono dalla realtà di ciascuno di noi e di voi.
Questo è l’appello che facciamo: un appello a seguirci, a sostenerci e a fare in modo che quest’esperienza viva nel tempo e diventi sempre più visibile. Voglio nominare Maurizio, che è andato via e ci saluta. E voglio dire che, insieme a Raffaello, domani ci prenderemo la secchiata d’acqua per la SLA: noi dobbiamo immediatamente nominare Lupi, Letta i past president dell’Intergruppo per la sussidiarietà, e poi credo che a cascata toccherà a tutti i componenti, quelli che sono qui esposti stasera e più in generale ai 300 Parlamentari. Grazie e buona serata a tutti.