PARTENARIATO PROFIT – NON PROFIT: NUOVE FRONTIERE DI UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

Organizzato da Cdo Opere Sociali e Fondazione Progetto ARCA

Dario Boggio Marzet, presidente Banco Alimentare Lombardia; Luisa Gamba, head of partnership and public sector Amazon Business Italia; Alessandra Goretti, corporate affair & communication manager JTI Italy; Alberto Sinigallia, presidente Fondazione Progetto Arca. Modera Sergio Luciano, direttore Economy

Il convegno si propone di esplorare le potenzialità ancora in gran parte inespresse del partenariato tra il settore profit e non profit come volano per una maggiore efficacia nell’ambito dello sviluppo sociale. In un’epoca di sfide complesse, dalla disuguaglianza alla crisi climatica, la collaborazione sinergica tra mondi apparentemente distanti può generare davvero soluzioni innovative e ad alto impatto. Vedremo come le competenze e le risorse del settore profit, integrandosi alla profonda conoscenza dei bisogni e alla capacità di mobilitazione del non profit, possano dar vita a modelli di cooperazione virtuosi. L’obiettivo è delineare strategie che non solo aumentino l’efficacia degli interventi, ma che siano intrinsecamente orientate a una migliore sostenibilità ambientale, sociale e di governance, costruendo un futuro più equo e resiliente per tutti.
Al termine del convegno verranno premiati i 4 vincitori del Social Contest organizzato da Cdo Opere Sociali con il contributo di JTI Italia.

Con il sostegno di McDonald’s Italia

Guarda l’incontro

 

SERGIO LUCIANO

Benvenuti, buongiorno, buon pomeriggio a tutti. Grazie innanzitutto a Fondazione Progetto Arca e CDO Opere Sociali per aver organizzato questo incontro. È un incontro che ha un titolo, secondo me, bellissimo, però volevo introdurlo spiegandolo come abbiamo visto, come abbiamo anche ragionato insieme con i panelist che poi avete visto nella presentazione e che adesso andiamo a conoscere meglio. È un titolo che sottolinea come l’incrocio virtuoso tra il mondo del profit, quindi le imprese, le imprese commerciali che fanno profitti e il mondo del non profit, quindi il volontariato, sia fecondo, sia fertile, ha fatto già tanto, ha ottenuto già tanto e tanto altro può fare. Ieri su questo palco c’è stato un evento attinente a questo nostro tema con professor Zamagni, il quale sottolineava che per esempio sul piano normativo, sul piano legislativo c’è ancora molto da fare, ma che venivano fuori i dati complessivi del volontariato. Oggi in Italia il terzo settore ha 5 milioni di persone attive. Immaginate quante sono quelle che sono attive nel calcio: 10 milioni. Se il volontariato avesse la metà dell’attenzione che ha il calcio mediatico, saremmo a parlare sempre di volontari, tre serate alla settimana in televisione dedicate al volontariato. Si può fare di più? Sì, signore, non è solo il titolo di una canzone, però bisogna, secondo me, partire da un dato che fuori da queste sale non è così scontato e non è così pacifico, cioè quanto sia già presente e importante, incisivo nel reale il terzo settore, quanto è la classica foresta che è cresciuta senza fare rumore, ma facendo un sacco di cose. Gli addetti ai lavori lo sanno perfettamente perché ne vivono, ma al di fuori non si sa con altrettanta chiarezza. L’idea di parlarne e di parlarne per testimonianze, per aneddoti, per storie è importantissimo. Ricordo qualche anno fa proprio qui al Meeting che il Corriere della Sera, parlo non della concorrenza, di un’altra testata che mi sembra più carino, lanciò “Buone notizie”, un’iniziativa meritoria perché fanno notizia troppo spesso soltanto le brutte notizie, invece quelle belle che insegnano e indicano una strada corroborante, rinfrancante in tempi complessi come quelli che viviamo, dove abbiamo un sacco di brutte notizie tutti i giorni sui giornali, grandi, piccole, medie, brutte. È importante parlare di quello che c’è di buono, di quello che funziona e di quello che ci aiuta. Poi c’è l’oggi, l’esistente, è importante e poi c’è il domani, le prospettive, le visioni, cos’altro di meglio e di più fare insieme. Insieme tra chi? Tra questi due mondi che già lavorano insieme. Ma che ovviamente corrono su binari paralleli, non sono la stessa cosa, non è possibile che lo siano, hanno vocazioni di base diverse che trovano tante convergenze. Questo è lo spirito del nostro incontro e vedrete che al di là dei tanti punti di contatto tra chi opera nel profit e però aiuta il non profit e chi si dedica al non profit e cerca sostegni di varia natura, non solo monetaria, al di là di queste convergenze poi ci sono prospettive comuni da coltivare. Io ho proposto ai nostri panelisti di fare un primo giro di interventi proprio su questo, sull’esistenza di tante realtà e di tanti risultati che già sono attorno a noi. Ricordiamoli e sottolineiamone anche la genesi e come avete fatto a farcela. Poi sentiremo in un secondo momento da tutti quello che abbiamo nei cassetti, i nuovi progetti e anche le nuove visioni, i sogni, anche le speranze, in modo da uscire di qui con il rafforzamento assoluto della certezza che sia la strada giusta e anche con un po’ di prospettive più rosa o verdi a seconda. I colori sono opinabili per il futuro. Io comincerei chiedendo a Alberto Sinigallia che è il presidente della Fondazione Progetto Arca che è uno dei grandi nomi del settore non profit in Italia di raccontarci per primo lui cosa fa, cosa fate, da quanto, come. Prego.

ALBERTO SINIGALLIA

Grazie. Prenderò poco tempo su cosa facciamo perché dietro questo muro abbiamo lo stand, per cui se siete interessati abbiamo il bilancio sociale. Velocemente nasciamo 31 anni fa a Milano su ispirazione di Fratel Ettore, frate storico di Milano che si occupava di senza dimora e da allora tutte le sere siamo in strada a dare i beni di prima necessità. Poi ovviamente non ci siamo fermati a questo, questo è il primo step per creare una relazione. L’obiettivo è fare con loro un percorso per uscire dall’indigenza. Negli anni poi abbiamo incontrato tutto ciò che è nella povertà, per cui abbiamo aperto linee sugli anziani, abbiamo aperto linee sulla sanità di strada, abbiamo creato social market che sono supermercati che accolgono e danno gratuitamente la spesa a famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Questo perché è l’anticamera dello sfratto e per evitare che le persone vengano sfrattate, oltre a dare la spesa, affianchiamo un educatore finanziario che riesce insieme a loro a capire come diminuire le uscite e aumentare le entrate. Ci sono 300.000 sfratti in Italia, per cui, insomma, per una volta che le persone vengono sfrattate, oltre alla dignità della loro vita, i costi sociali sono altissimi e questo è un trend che dobbiamo assolutamente cercare di ridurre, anche se ogni giorno solo a Milano ci sono più di 10 sfratti, per cui è importante questo lavoro.

SERGIO LUCIANO

Quanti interventi riuscite a fare in un anno? Questo per chi magari non è andato ancora alla mostra o comunque non sa.

ALBERTO SINIGALLIA

Ho qui i dati dei 30 anni. 435.000 beneficiari, 23 milioni i pasti distribuiti, 379.000 persone in Italia, 108.000 persone accolte. Ma il dato che mi piace di più è che di queste 108.000 persone accolte nei nostri dormitori, 82.654 persone, il 77%, hanno avuto un esito positivo: hanno trovato casa e lavoro. Noi abbiamo 180 case, 1.800 persone che tutte le notti dormono nei nostri dormitori, per cui, insomma, grazie ai 600 volontari e 250 dipendenti è un’organizzazione che riesce a produrre cambiamento nella vita delle persone e questo ci rende fieri. Veramente un grazie ai volontari che sono una macchina incredibile. Sì, sono tantissimi e motivati, portano avanti… Ma l’obiettivo della domanda era anche il titolo del nostro evento. Volevo, rispetto alle aziende, ci sono aziende illuminate, alcune sono qui sedute in questo incontro. Volevo darvi un dato di una fondazione inglese che ci ha finanziato ormai 4 anni fa l’assunzione di un dirigente, ci ha donato 100.000 euro e nell’area della progettazione, abbiamo qui la Barbarotto che è stata fruitore di questo finanziamento e noi siamo passati da 12 milioni di progetti in 4 anni a 20 milioni di progetti, per cui 8 milioni in più di progetti, per cui beneficio per il sociale e anche le istituzioni, enorme con un finanziamento di 100.000 euro, tra l’altro venuti dall’Inghilterra.

SERGIO LUCIANO

Perché poi le idee camminano sulle spalle delle persone, quindi le persone sono cruciali, ci vogliono.

ALBERTO SINIGALLIA

Assolutamente, assolutamente. Ci vogliono le persone, ci vogliono le aziende. Abbiamo qui seduti con noi due aziende: JTI, con la quale facciamo progetti credo da 10 anni. È un’azienda illuminata perché proprio prima passando diceva “Dobbiamo sederci per capire i progetti che avete bisogno l’anno prossimo, non che vogliamo che facciate, ma che avete bisogno”. La maggior parte delle aziende dicono “fate questo progetto, fate questo progetto perché mi dà immagini”, ma invece loro proprio dicono “voi che siete immersi nel sociale cercate ciò che…”. Abbiamo aperto con loro il Sud, ci hanno finanziato le cucine mobili che nell’era Covid abbiamo messo le ruote alle mense perché le mense avevano chiuso per il Covid. Loro hanno finanziato queste cucine mobili, per cui ormai siamo in otto città e non le vogliono più chiudere i senza dimora perché dicono “è talmente bello che mi portate il pasto caldo dove io dormo e non mi muovo per la mensa”. Adesso ci ha finanziato parte di 26 appartamenti che stiamo ristrutturando, che inaugureremo a dicembre.

SERGIO LUCIANO

Bene.

ALBERTO SINIGALLIA

E poi abbiamo Amazon, che anche con loro abbiamo una relazione ormai da tantissimi anni. Loro sono enormi, per cui con Amazon Business abbiamo delle convenzioni, abbiamo i prodotti che ci donano. Però nell’ultimo anno Amazon Fresh, che sono prodotti che non ritirano e comunque hanno in surplus nei nostri social market, che solo a Milano servono più di 100 famiglie, per cui 4.000-5.000, oltre 1.000 famiglie, per cui 4.000-5.000 persone riusciamo a dare frutta e verdura di altissima qualità, oltre al secco che attraverso il Banco Alimentare, che poi….

SERGIO LUCIANO

Ovviamente dirà lui cosa fa.

ALBERTO SINIGALLIA

Col Banco Alimentare riusciamo a dare tutto il secco, pasta, riso. Le aziende sempre di più sono fondamentali. La crisi delle istituzioni è sotto gli occhi di tutti. Pensate che da che hanno deliberato il 5% degli armamenti, casualmente il giorno dopo i finanziamenti dei minori stranieri non accompagnati sono passati da 100 euro al giorno a 35, retroattivi al primo gennaio, 190 milioni di debiti dei comuni. I comuni della Sicilia stanno chiudendo per bancarotta perché non riescono a restituire e pagare il 70% delle accoglienze che fanno.

SERGIO LUCIANO

Poi ne parleremo ancora nel secondo giro. Invece, visto che abbiamo, grazie a questo primo intervento, focalizzato come volevamo sia sui risultati di quanto già si fa, sia sulla fertilità del rapporto profit non profit, continuiamo a indagare questo aspetto e lo facciamo con Dario Boggio Marzet che è presidente del Banco Alimentare Lombardia che, appunto, è un’altra grande istituzione del non profit con un brand molto noto. C’è la colletta che è un evento annuale, non è un’ovazione la colletta, ma facciamo finta che lo sia. Abbiamo ingaggiato una claque, no? Intanto ricordiamo i vostri numeri che sono altrettanto impressionanti nella vostra specializzazione. Prego.

DARIO BOGGIO MARZET

Sì, intanto grazie anche a Progetto Arca per l’invito. Il Banco Alimentare ha una storia lunga perché nasce nell’89 e se vogliamo è già stata una prima commistione tra profit e non profit perché è stata l’unione di volontari da una parte e di Danilo Fossati, il fondatore della Star, dall’altra. È nato con un’intuizione che spesso il volontariato ha. Quello che è lo spreco e pensiamo negli anni ’80, piena civiltà consumistica, era uno scandalo. Era uno scandalo che ci fosse cibo che veniva sprecato quando c’erano persone che avevano bisogno di mangiare. Da questa intuizione è nato Banco Alimentare. Banco Alimentare si è sviluppato, è una rete con 21 banchi alimentari regionali e fondazione che coordina l’attività. A livello nazionale l’anno scorso sono state raccolte più di 100.000 tonnellate di alimenti e sono state aiutate 1.700.000 persone. Se guardiamo alla Lombardia, noi giornalmente distribuiamo cibo per circa 100.000 pasti equivalenti. Aiutiamo 213.000 persone. Ma come lo facciamo? Questa è un’altra caratteristica del banco. Il banco sin dall’origine ha deciso di non lavorare da solo, ma di lavorare in rete. Noi distribuiamo gli alimenti a strutture caritative che sono sul territorio e che quindi conoscono la persona che è in stato di bisogno, conoscono il bisogno delle persone. In questo modo l’aiuto che viene dato viene moltiplicato perché la struttura, potendo incontrare la persona in bisogno per il cibo, che è una delle prime necessità che citava anche Alberto prima, poi è in grado, incontrandolo, di scoprire tutto il mondo di bisogno che c’è dietro alla persona e quindi di dare un aiuto il più possibile integrato. I numeri per me sono veramente notevoli perché 100.000 pasti equivalenti al giorno da un lato ci dicono per la Lombardia il bisogno che c’è. Dall’altra parte dimostrano anche la generosità dei donatori. Noi non compriamo cibo per una scelta nostra, raccogliamo e distribuiamo e questo vuol dire la forza di tutti i donatori e quindi del mondo profit, la disponibilità che hanno a donare. Qualche anno fa un’azienda di consulenza finanziaria importante ha fatto un check del nostro bilancio ed è partita dalle nostre spese. Dopodiché si è accorta che non erano più comprimibili perché, a parte le spese logistiche, trasporto e dipendenti, tutto il resto in qualche modo veniva fornito già dal mondo profit. Noi abbiamo chi ci dona i pneumatici per cambiare i pneumatici ai camion e ai furgoni che girano e così via. Qui c’è Amazon. Credo che sia un esempio bellissimo di collaborazione. Noi con Amazon riceviamo food, cibo, no food, un aiuto economico, ma si è arrivati a un aiuto, un supporto logistico, soprattutto in occasione della colletta, ma tutti i giorni e si è arrivati a fare volontariato aziendale. Cosa vuol dire? Che come altre aziende ci sono dipendenti Amazon che vengono presso il banco e passano una giornata ad aiutare in magazzino. Qui nascono poi altre cose simpatiche perché, per esempio, un aneddoto, però, venendo il responsabile della sicurezza sul lavoro di Amazon dice “No, funzionate bene, per fortuna, perché è mia responsabilità penale, quindi sono stato contento. Però ci sono alcune piccole cose. Per esempio il coltello che usate per tagliare lo scotch si può fare uno che non taglia le persone” e dopo di questo ci ha fatto un elenco e non solo l’elenco, ci hanno anche fornito tutto il materiale per migliorare ulteriormente. Questo lavoro insieme con le aziende non è un lavoro freddo, non è solo un passare che sia, non so, soldi, servizi, cibo, ma è anche proprio un costruire insieme una rete che fa da ponte tra il mondo profit e il mondo non profit sul territorio, che sennò sono realtà, alcune piccole, che non avrebbero la possibilità di raggiungere i grandi donatori di alimenti. Si crea veramente un tessuto sociale che basandosi sulla sussidiarietà diventa un motore di crescita sociale e diventa un aiuto al welfare ben descritto precedentemente che integra in modo veramente efficiente e forte tutto il lavoro che già fanno le istituzioni. Questo io credo che sia una delle cose più belle che io vedo anche al banco. Sicuramente i volontari del Banco Alimentare della Lombardia sono circa 450 volontari e 16 dipendenti. Questo dice il rapporto. Ma se pensiamo in occasione della Giornata Nazionale Colletta Alimentare in Lombardia noi siamo presenti in 1.800 punti vendita, vuol dire che ci sono 43.000 volontari che quel giorno si dedicano agli altri, a fare qualcosa per gli altri. Quindi il mondo del volontariato è bellissimo, quello delle strutture caritative. Noi abbiamo 1.084 strutture caritative che ricevono cibo da noi. Pensate quanti volontari lavorano in queste strutture caritative, donano il loro tempo. È bellissimo. E questo si vede nel mondo profit, che è il titolo anche di questo incontro, perché si vede una passione, una volontà di lavorare insieme, di pensare soluzioni per aiutare l’altro che secondo me è veramente rassicurante anche per il futuro di fronte a dei bisogni, poi ne parleremo, che sicuramente cambiano, però la certezza che c’è tutto un tessuto sociale che ha voglia di aiutare l’altro e che mette a disposizione le proprie competenze, la propria passione per aiutare l’altro. Un modo noi diciamo che è un po’ una peculiarità, è il coniugare carità e intelligenza, il cuore, la volontà di aiutare gli altri con la professionalità che anche dalle aziende riceviamo ogni giorno.

SERGIO LUCIANO

Grazie. Adesso ascoltiamo le testimonianze del profit. Volevo dire soltanto una cosa che non è una gentilezza, altrimenti non la direi. Ma è una cosa che penso io. Per curiosità mia e per mestiere seguo da tanti anni il mondo del sociale e quindi da molto prima che, con la temperie che tutti ricordiamo di Greta eccetera, si adottasse e diventasse pian piano una moda la parola chiave della sostenibilità che poi si declinava nella sigla inglese ESG, quindi ambiente, sociale e governo aziendale. La cosa bella di questo incontro è che queste aziende non sono state mosse dalla moda, ma sono aziende che si occupano del sociale da molto prima. Questo va detto perché non si potrebbe dire di tutte, quindi ho la possibilità di dirlo perché è vero. Detto questo, è una delle cose poco sapute in tanti casi, sicuramente i vostri, è quanto già si può fare per aiutare il non profit sia in maniera direttamente economica, dove si può, sia in maniera organizzativa, funzionale, professionale, come ricordavano adesso i nostri panelist del mondo non profit. Ci vuole gente competente. Allora, cominciamo da Luisa Gamba che è Head of Partnership and Public Sector di Amazon. Se guai a sbagliare una job description con gli americani ti radiano. Luisa, fate tante cose. Prego.

LUISA GAMBA

Mi dispiace, chiedo. Allora, ma in primis grazie a tutte e a tutti di essere qua con noi. Io ringrazio il Meeting di Rimini e Compagnia delle Opere che sono nostro partner, adesso diventati colleghi e amici, e a tutti voi presenti. Mi fa piacere raccontarvi oggi come Amazon, ma per la verità l’hanno già fatto i nostri meravigliosi speaker, quindi non mi ripeterò su come lavoriamo col Banco Alimentare e lavoriamo con il Progetto Arca. Magari vi racconto alcune delle iniziative che sono meno conosciute che a livello d’Italia abbiamo condotto come Amazon. Visto che siamo in Emilia Romagna posso menzionare che durante l’emergenza che avete avuto a livello di alluvione abbiamo supportato sia la Croce Rossa attraverso la donazione, attraverso il nostro marketplace, ma anche proprio a livello economico con una donazione sia alla Protezione Civile che alla Croce Rossa stessa. Interveniamo anche nei casi in cui ci sono degli eventi sfortunati, non previsti, su cui c’è bisogno di stanziare sia risorse tecniche, come nel caso delle donazioni attraverso il marketplace, sia proprio un aiuto concreto a livello economico. Un altro tema che sicuramente ci tenevo a menzionare è quello della formazione sui temi STEM che è questo acronimo che raccoglie tutte le discipline tecnico-scientifiche. Su questo Amazon e AWS, quindi i colleghi di Amazon Web Service, hanno preso il commitment di formare entro il 2026 200.000 studenti e studentesse dalla scuola primaria fino agli istituti tecnico-professionali. La formazione, a carico dell’azienda, verte dalla programmazione Python per gli studenti fino a dei corsi per i docenti sia di informatica che di programmazione. Questo per dire che le aree che copriamo sono molte, io ne ho citate solo alcune, ma sicuramente l’aspetto più bello è quello che hanno raccontato e che abbiamo sentito dai colleghi, di cui poi più avanti vi racconterò nello specifico come Amazon Business cosa facciamo in maniera più dettagliata.

SERGIO LUCIANO

Alessandra Goretti è Communication Manager di JTI. Comunica e ha un sacco di cose da dire sull’attività che JTI fa per il non profit e appunto, anche questo in molti casi insospettato. Prego.

ALESSANDRA GORETTI

Grazie. Grazie a tutti, soprattutto a Compagnia delle Opere che oggi ci ospita qua e grazie anche a Alberto che ha illustrato quelli che sono i nostri progetti insieme. Noi come JTI Italia da sempre abbiamo un approccio alla sostenibilità che è proprio a 360 gradi. Per noi la sostenibilità è un dovere delle aziende perché noi dobbiamo restituire al territorio in cui operiamo qualcosa e per farlo lo facciamo con delle collaborazioni come quella con Progetto Arca o come quella con Compagnia delle Opere che hanno una capacità di essere a lungo termine. Per noi è importante infatti che i progetti non siano progetti solo spot, poi, come ha anticipato anche Luisa, ovviamente quando c’è bisogno noi interveniamo, ci siamo sempre in casi eccezionali, ma quello che vorremmo far passare è proprio che l’attività delle aziende non deve arrivare nel bisogno, deve aiutare anche a prevenirlo e quindi lavorare insieme a realtà come Compagnia delle Opere o Arca che ci portano là dove c’è bisogno per noi è fondamentale perché in questo modo noi riusciamo ad arrivare proprio al cuore del problema a provare a risolverlo. Risolvere un problema non è mai facile, ma lavorare per risolverlo è fondamentale. Come aziende, impegnarci per costruire un futuro migliore nelle comunità in cui operiamo attivamente vuol dire anche portare le nostre persone. Anche noi come JTI abbiamo un programma di volontariato aziendale. Questo è fondamentale proprio per far vedere alle persone che c’è un mondo di bisogno intorno a noi, a volte ce ne dimentichiamo e quindi lavorare insieme vuol dire costruire progetti, finanziarli, sostenerli, ma soprattutto portare la nostra capacità, quello che è il nostro know-how di azienda anche nel non profit. Oggi insieme a Compagnia delle Opere Sociali abbiamo fatto un social contest, ovvero un contest sociale. Cosa vuol dire? Vuol dire lavorare con Compagnia delle Opere che è sul territorio in maniera capillare per portare il nostro sostegno a dei progetti magari piccolissimi che non avrebbero avuto modo senza questo contest di venire conosciuti, comunicati, ma anche realizzati. È una realizzazione che noi sosteniamo dalla parte progettuale fino alla realizzazione finale. Per noi è importante proprio questa continuità.

SERGIO LUCIANO

Perché una cosa importante che volevo sottolineare per un ambiente, una platea come la nostra che si riconosce in determinati valori e principi per le imprese, far sapere che cosa fa per il sociale non attiene alla sfera di cose che il Vangelo ci dice che sono vanità, ma quelle sono vanità per le persone, per i singoli. Far sapere che invece si può realizzare un’attività non profit incisiva, impattante per un’azienda è testimonianza preziosa ed è una testimonianza che non c’entra con la pubblicità, peraltro legittima. È una testimonianza valoriale. Quindi, in questo senso, la comunicazione è tutt’uno con il bene che si fa, per essere molto chiari. Perciò io credo che farlo sapere dopo aver fatto bene sia sacrosanto. Allora, proviamo a cominciare un secondo giro in cui prendiamo soprattutto sotto esame la seconda parte del nostro titolo “Nuove frontiere dello sviluppo sostenibile”. In questo senso invertirei l’ordine degli interventi partendo dalle aziende, dalle aziende profit, perché c’è un aspetto che volevo, di cui volevo parlare intanto che parliamo dei vostri progetti, delle vostre intenzioni, possibilità e aspirazioni, un aspetto importante che personalmente da giornalista con Economy ho avuto modo di misurare anche con l’aiuto di alcuni istituti di ricerca che ha cambiato profondamente, al di là della moda, la visione e il modo di sentire dell’opinione pubblica nei nostri paesi, in Italia sicuramente, ma in occidente, è l’orgoglio di sentirsi parte di aziende capaci di incidere positivamente nel sociale. Quindi, se da una parte il modello americano ci disegna un firmamento di valori che sembra incardinato unicamente sul profitto e sul valore di borsa di un titolo, contemporaneamente si è creata ed è cresciuta una cultura diffusa del valore sociale di quello che si fa, soprattutto tra le giovani generazioni, il cosiddetto impatto sociale che poi era nella sigla di ESG ampiamente compreso. Poi adesso abbiamo una fase di indietro tutta indetta dall’arancione della Casa Bianca, ma le fasi della storia sono belle perché passano, quindi quello che resta è il valore culturale del sentirsi contenti di stare in un’azienda che sa anche fare del bene, che sa anche rendersi socialmente utile e io su questo penso che abbiate delle storie da raccontare. Parlo sia di Luisa che di Alessandra e poi sarà uno spunto per dire quello che vi piacerebbe, che alle vostre aziende piacerebbe fare sempre meglio e sempre di più. Chi vuole cominciare? Così rompiamo gli schemi.

LUISA GAMBA

Io che ho il microfono. Grazie per la domanda, molto bella, molto puntuale. Noi qua al Meeting di Rimini e allo stand CDO siamo presenti con il team Non Profit e il nostro responsabile Non Profit proprio per raccontare a chi voglia venirci a trovare come lavoriamo con gli enti non profit, perché noi siamo il marketplace di Amazon che supporta gli enti non profit, ma anche le aziende di ogni dimensione, gli enti pubblici, nella digitalizzazione degli acquisti. Come sappiamo, gli acquisti per gli enti sono un aspetto della vita di qualsiasi organizzazione che voglia avere impatto e che operi in maniera attiva e il marketplace, che è il marketplace che forse voi utilizzate nella vostra vita privata, è stato arricchito di funzionalità, pensate per il mondo non profit e permette quindi alle funzioni che lavorano all’interno degli enti di poter acquistare in maniera sicuramente digitale, ma anche molto più efficace e efficiente. Questo perché siamo partiti dalle voci dei nostri clienti che nel caso specifico sono gli enti non profit e abbiamo cercato di tradurre quelle che erano le necessità che potessero avere nella loro vita quotidiana. Abbiamo quindi reso la fatturazione da un unico fornitore perché ovviamente il tema, anche se sono temi molto operativi, sono temi sicuramente attuali per chi si occupa di forniture e di acquisti. L’abbiamo resa da unico fornitore per facilitare tutta la gestione delle stesse. Abbiamo sviluppato delle funzionalità che permettono di selezionare i fornitori locali, quindi all’interno della propria comunità, che sia regione, provincia o comune e abbiamo dato la possibilità di acquistare da fornitori che abbiano certificati anche terzi di sostenibilità. Questo perché affinché l’ente possa avere la massima flessibilità quando acquista del poter seguire le proprie policy e linee guida sul tema degli acquisti. Ovviamente Amazon è conosciuto per l’ampia selezione di prodotti e la velocità delle consegne, quindi questo viene garantito anche agli enti non profit che lo utilizzano. Una delle ultime novità sempre in ambito non profit è stato questo strumento chiamato Donation Driver, attraverso il quale gli utenti possono fondamentalmente attingere a un elenco di beni che l’ente non profit ha selezionato e che poi verranno donati o spediti attraverso il marketplace. Uno dei principi di Amazon è quello dell’essere molto vicini al cliente, recepire quelli che sono i feedback del cliente continuamente e sentirlo dai nostri clienti, che sono enti soprattutto non profit, è quello che a noi serve per poterci migliorare e per in qualche modo supportarli in maniera sempre più strategica. Ovviamente la missione che abbiamo è quella di aiutarli sempre di più a fare meglio il loro lavoro e a sgravarli di tutto quello che è un’attività magari più operativa per potersi poi dedicare alle attività di alto valore aggiunto che sono quelle relative alla mission di ogni non profit.

SERGIO LUCIANO

Amazon ha 1 milione e mezzo di dipendenti nel mondo, quindi pensate 1 milione e mezzo di lavoratori, credo che siate tra i primi tre datori di lavoro del mondo. Penso un’azienda di queste proporzioni e di questa capillarità che riesce a improntarsi a questi valori, che incredibile effetto positivo può sortire sui sistemi dove insiste. Quindi è chiaro che ogni paese fa storia a sé, che ogni contesto cambia, però sono valori che contano e quindi in termini di anteriorità JTI ne ha da dire e in termini di futuro.

ALESSANDRA GORETTI

Prima di tutto grazie anche perché per noi pensare al futuro è fondamentale. Come diceva il presidente Alberto, per noi la prima cosa da fare è lavorare bene oggi e gettare le basi su quello che potremo fare domani ed è fondamentale in tutto in termini di futuro. Noi continueremo a sostenere il Progetto Arca, anche CDO, tutti quelli che sono i nostri partner. Continueremo a portare avanti la nostra visione di sostenibilità ambientale, sociale ed economica integrata, perché non ci può essere una comunità che funziona se questi tre aspetti non convivono insieme. Siamo orgogliosi di questo e lo sono le nostre persone che ci chiedono attivamente di sapere e di essere informati di quelle che sono le nostre attività, perché, come abbiamo detto prima, per le persone è importante sapere che il luogo di lavoro in cui si trovano si impegna, perché un’azienda che restituisce al territorio è un’azienda che è positiva. Fare un progetto su un territorio vuol dire che le tue persone sanno che tu restituisci e che quindi lavorano e che il loro lavoro non è solo finalizzato all’azienda, ma è una visione più ampia, una visione di restituzione che è sicuramente positiva e per il futuro quello che ci auguriamo è di continuare a collaborare attivamente con il sociale e di garantire questa continuità anche grazie a investimenti costanti e continuativi. Per noi è importante la continuità degli investimenti in tutti gli ambiti perché per un’azienda sapere quello che è il futuro, quelli che sono gli investimenti che possono essere fatti a medio e a lungo termine è fondamentale per poter creare progetti come quelli che portiamo avanti noi che non siano fatti e finiti, ma che abbiano un respiro più ampio e che ci consentano di vedere l’impatto anche nelle generazioni di domani.

SERGIO LUCIANO

Grazie mille. C’è tanto da fare proprio sulla forza, sulla base con la forza della consapevolezza del tanto già fatto. Però nel dare la parola adesso a Dario Boggio Marzet e a Alberto Sinigallia, punto di vista di operatori importanti del non profit, aggiungerei un pezzettino di ragionamento rifacendomi a una battuta di Mario Draghi nella conferenza pubblica del primo giorno del Meeting quando parlando della complessità dell’Europa, della difficoltà delle istituzioni europee nel crescere insieme, ma anche dello scollamento tra società civile e istituzioni. Lui ha richiamato, e non è banale per un economista che si è formato negli Stati Uniti, il valore fondamentale dei corpi intermedi che è stato poi ripreso dal nostro presidente Andrea Dellabianca in un’intervista importante, i corpi intermedi sono nella democrazia moderna tasselli essenziali perché i cittadini non si sentano spaesati e riescano a credere nel fatto di poter far arrivare i loro messaggi organizzati in sistemi coerenti e pensanti alla destinazione dove poi si decide. Questo lo dico perché voi adesso siete due presidenti, due realtà del terzo settore, quindi intanto credo che interessi a tutti, sicuramente nel mio piccolo mi interessa sapere cosa progettate, cosa avete nel cassetto banalmente, ma poi anche cosa potremmo chiedere al sistema di fare di meglio, di fare diverso, di fare di più per agevolare voi che erogate servizi, chi vi aiuta a farlo con le aziende, con le persone fisiche e quindi alla fine il saldo attivo per il sistema. Io credo che in questo senso il vostro ruolo di corpi intermedi sia andare a partire dalla testimonianza e arrivare anche alla proposta. Dario, vuoi cominciare tu?.

DARIO BOGGIO MARZET

Grazie. Sono state dette cose, secondo me, estremamente di valore. Parto da uno. Il primo aspetto che io vedo è che la consapevolezza dell’aiuto alimentare, parlando come Banco Alimentare, ma comunque dell’aiuto sociale, deve essere sempre più diffusa. Noi abbiamo un sacco di begli esempi, ma questo è un cammino che deve andare sempre più avanti. Questo, guardando al futuro, è una delle prime cose che penso, perché i risultati nascono se c’è qualcosa di solido sotto, sia come progetto, ma soprattutto come cultura e attenzione. Io credo fortemente nell’aspetto della sussidiarietà, l’ho citato anche prima e credo che siamo di fronte a dei bisogni diversi che cambiano rispetto a qualche anno fa. Cambia molto ed è cambiato molto anche il mondo del volontariato. Pensiamo solo all’età pensionabile, no? Prima uno a 55 anni andava in pensione, andava a fare il volontario, adesso se va a 67 è un po’ diverso. Credo che sia importante lavorare su questo aspetto, cioè su come valorizzare il volontariato di fronte a nuovi bisogni e a una nuova realtà sociale, perché i volontari non siano solo mani che fanno, ma siano veramente persone che testimoniano un modo diverso di vivere, come portare la gratuità sul terreno, nel concreto. Andare avanti per noi come ente del terzo settore vuol dire aprirsi a una professionalità maggiore nel rispetto del volontariato e della nostra origine. Aumentare l’azione con il mondo profit. Per esempio, a me viene in mente, se n’è parlato anche prima, le competenze. Io stesso lavoro, come presidente sono volontario, quindi il mio lavoro è un altro. Le competenze che sono a disposizione in Amazon, JTI, in tantissime altre aziende. Se le aziende, oltre gli aiuti che già danno, potessero fornire anche competenze, quindi vuol dire mettere, non so, un project manager a disposizione per un progetto che un ente del terzo settore deve fare. E qui per me entra in gioco un po’ il convitato di pietra che non abbiamo citato prima, che è, chiamiamolo, lo Stato italiano ed europeo, perché vuol dire anche dare un aiuto sia da un punto di vista di regolamentazione di leggi. Noi recuperando cibo di regolamenti ne abbiamo molti, giustamente, perché il cibo deve arrivare completamente sicuro alla persona che lo riceve, esattamente come noi lo compriamo nel supermercato, deve avere la stessa qualità, però ce ne sono alcuni che appesantiscono veramente la vita del terzo settore e se io penso a realtà più piccole, bella l’iniziativa con la CDO che è stata citata prima, rischiano di uccidere realtà più piccole perché non hanno la forza di reggere questo. L’altro aspetto è l’aspetto fiscale. L’aspetto fiscale, un esempio è stato citato, ma l’abbiamo visto anche nella finanziaria e in genere. È importante che gli aiuti che le aziende danno al terzo settore siano in qualche modo riconosciuti dallo Stato, perché l’effetto leva, anche semplicemente da un punto di vista economico, è enorme. Banco Alimentare della Lombardia ha un budget di 2 milioni, 2 milioni e 3. Spendiamo all’anno, quest’anno 2 milioni e 4 prevediamo e distribuiamo gratuitamente beni per 50-60 milioni di euro. Quindi c’è un fattore leva che un ente pubblico non potrebbe mai avere. Quindi è importante per me nel futuro, nella valorizzazione del volontariato e nell’incremento sempre più del lavoro con le aziende che anche lo Stato, la parte pubblica, faccia la sua parte. Ultimamente abbiamo visto che si sta restringendo. Questo, invece di allargarsi, sta diventando più difficile anche per le aziende donare o recuperare parte di quello che viene donato. Mentre queste non sono soldi sprecati, sono soldi che aiutano il tessuto sociale, aiutano i corpi intermedi e portano anche un risultato economico e sociale che ha un effetto leva veramente spaventoso rispetto alla normalità.

SERGIO LUCIANO

Grazie. A proposito di quanto dicevi, mi è venuto in mente un episodio che non c’entra molto, ma ve lo racconto giusto per..  tre parole. Qualche anno fa fece notizia sui giornali un’iniziativa singolare e ben riuscita, miracolosamente, della Alessi, l’azienda che produce cose casalinghe. Che aveva una crisi aziendale, mise in cassa integrazione a zero ore una bella quantità di personale, ma riuscì a fare un accordo con il consiglio di fabbrica e col Comune per cui una parte delle ore pagate non lavorate di queste persone vennero spontaneamente devolute a servizi sociali straordinari, manutenzione, presidio, scuole. È una cosa che finì in prima pagina sulla stampa, ma poi non si è ripetuta perché mi spiegava Berto Alessi che fu un problema organizzativo terrificante. Dovette intervenire l’ONU praticamente per fare queste robe, perché bisognava derogare qua e bisognava derogare là. Viviamo in un paese, in un continente che l’Europa sicuramente fa una cosa meglio dell’Italia, complicarci la vita. Non solo l’Italia, ma anche l’Europa è molto burocratica, un enorme problema burocratico. Allora Alberto Sinigallia, tutto quello che progettate, questo ci interessa e poi in funzione di quello che progettate, di quello che progetta il non profit, quello che abbiamo sentito da Dario, cosa possiamo chiedere di facilitante, no, a chi? Ai nostri interlocutori istituzionali, però senza trascurare la prima parte della domanda, ci tengo e credo che ci teniamo tutti. Prego.

ALBERTO SINIGALLIA

Dall’intervento di Draghi io mi porto a casa la sua visione europea che dice che anche se siamo in rete e però non abbiamo obiettivi comuni, questa rete non va molto lontana, per cui come gli Stati europei devono avere una bussola e un obiettivo comune, anche noi nel non profit. Dobbiamo metterci più in rete e avere un obiettivo comune, perché se io poi ho una rotta, ma non tengo in considerazione le correnti, rischio poi di non arrivare nel porto. Rispetto ai sogni, noi ne abbiamo tantissimi. Prima lo posso annunciare, passando quando lei ha detto “Dobbiamo incontrarci per vedere cosa da fare”, c’è una grande azienda del caffè che vuole donare 100.000 euro per aprire un bar in centro a Milano e dare le colazioni alle centinaia di senza dimora che tutte le mattine vengono alzate dall’AMSA perché dopo le 7 passano con l’idropulitrice. Giustamente lei prontamente ha detto “Facciamolo”. Ho detto, non ne abbiamo ancora parlato con Dario, ma abbiamo detto “Sicuramente Dario sarà d’accordo a fornire le brioche oltre il caffè per la colazione”. Sicuramente anche Amazon, sono sogni che abbiamo nel cassetto. Poi con Dario ne abbiamo uno molto grande che è quello di aprire una mensa. Noi non abbiamo mai pensato di fare un’altra mensa a Milano perché Milano aveva diverse mense, ma ultimamente anche le mense sono veramente sovraffollate e giustamente avendo scadenze molto brevi il banco si potrebbe mettere insieme la produzione di cibo e un’altra mensa a Milano con una collaborazione stretta con il Banco Alimentare, ma anche di Amazon Fresh che veramente sono, abbiamo calcolato, oltre 700.000 euro all’anno di donazione di frutta e verdura, per cui sono veramente grandi importi. Vorrei concludere dicendo che le aziende sono fatte da uomini, gli uomini hanno un’anima, ma le aziende, essendo fatte da uomini, anche le aziende hanno un’anima. Poi c’è anche il fattore economico che non tutte le aziende chiudono in utile, però sicuramente ogni azienda ha un’anima che è anche il tenersi attaccati in maniera non economica i propri dipendenti, perché quando uno lavora in un’azienda per noi del sociale è più facile perché l’emotività di far del bene è quotidiana, però l’azienda ha veramente una grande responsabilità anche in questo obiettivo del sociale.

SERGIO LUCIANO

Su un tema critico che è proprio le risorse. È talmente critico questo tema:la gestione agevolata del volontario è un tema che possiamo immaginare sia trattato con un po’ di innovatività positiva dalla normativa. Non complicare la vita di chi da una parte voglia mettersi a disposizione di una realtà come la vostra e dall’altra delle realtà come la vostra che devono poter usare le persone disponibili senza impazzire con la compliance.

ALBERTO SINIGALLIA

Sto pensando anche al volontariato aziendale. Se fosse defiscalizzato il volontariato aziendale, il volontario percepisce lo stesso reddito, ma l’azienda è sgravata, per cui ha sicuramente un grande input l’azienda a fare più volontariato aziendale che per le organizzazioni è fondamentale perché veramente il livello di preparazione delle aziende… Noi nel sociale siamo un po’ indietro, possiamo dircelo. Parlando solo di logistica, abbiamo mille cose da imparare dalle aziende, per cui è anche l’idea che lanciava sul project manager, noi abbiamo dei bravi project manager, ma credo che le aziende siano proprio a un altro livello, per cui sicuramente riuscire a mettere insieme le competenze aziendali a quelle del sociale ci fa crescere. È un’educazione, no? Non l’avremmo bisogno per sempre, però se le aziende ci educano, come noi educhiamo i nostri figli, poi a un certo punto raggiungiamo un livello in cui non abbiamo più bisogno di essere portati per mano, però in questo momento sicuramente un gap c’è tra le aziende e il volontariato.

SERGIO LUCIANO

Per concludere io volevo chiedere proprio come un telegramma ad Alessandra e a Luisa, che non è aziendale, personale. Quanto vi fa piacere occuparvi di non profit? Ditelo liberamente. Siete due persone, non siete due manager in questo momento.

ALESSANDRA GORETTI

A livello personale, ovviamente tantissimo, anche perché io nella mia vita personale ho sempre fatto volontariato. Vengo da una famiglia in cui si fa volontariato e sono felice di occuparmi di questi temi, sia a livello lavorativo, ma sono molto orgogliosa ovviamente della mia azienda per quello che fa in questo ambito.

LUISA GAMBA

Anche per me a livello personale è una cosa bellissima, l’impegno che mi rende ancora più orgogliosa, un po’ perché Alberto lo sa, per me è bello vivere insieme ad Arca anche tutte le attività e quello che mi rende ancora più orgogliosa è che ogni volta che noi coinvolgiamo le nostre persone in un’attività di volontariato non solo tornano più felici, ma ci chiedono quando lo possiamo rifare. Anche chi all’inizio aveva dello scetticismo, “non lo so fare”, torna e ci chiede ancora “facciamo qualcosa di più, fatemelo vedere”. Questo perché sono convinta che tutti noi poi di base siamo dei volontari e quindi possiamo davvero dare tanto. Ognuno può dare veramente tanto quando ci mettiamo in squadra.

SERGIO LUCIANO

Allora, siamo arrivati al termine del nostro tempo e io volevo. Intanto direi che gli auspici per la seconda parte del titolo “Le nuove frontiere” sono i migliori possibili perché c’è voglia di fare e c’è tanta carne al fuoco ed è anche stato un piacere avere testimonianze umane. Questo anche per ricordare e sottolineare che anche il Meeting è una realtà che si regge sul volontariato e sistematicamente ogni anno sui media troviamo articoli meravigliati del fatto di come tante persone, ragazzi, la meraviglia è di chi non le fa queste cose. Ma per fortuna ce ne sono tantissime persone che le fanno e che sanno che sono fondamentali e che si ripetono migliorandosi da sempre. Però un grazie al Meeting va fatto alla Fondazione Meeting. A questo punto io passerei il testimone al presidente di CDO Opere Sociali, Stefano Gheno, che sale qui sul palco con noi. Grazie per la premiazione che abbiamo annunciato. Prego.

STEFANO GHENO

Grazie. Grazie molte. Grazie a tutti. È stato un incontro molto bello che credo dica anche in maniera molto chiara e non astratta il valore di una Compagnia delle Opere, la possibilità di mettere insieme risorse private che possono avere un’origine orientata, una genesi orientata al profitto, ma che comunque non sono indifferenti al bisogno sociale, con realtà di opere che, chiamate con la vocazione di un aiuto immediato, non hanno però la puzza sotto il naso che le faccia ritenere che il denaro non è una cosa buona. Il denaro può essere una cosa molto buona, permette di fare cose molto buone. La possibilità di collaborare è sicuramente in maniera intrinseca buona. Noi adesso al termine di questo incontro, abbiamo collocato questo momento esattamente al termine di questo incontro proprio per questo, vogliamo premiare quattro progetti che sono stati elaborati da soci di CDO Opere Sociali. Li premiamo per il loro valore, per il loro impatto sociale, per la loro capacità innovativa, ma soprattutto li premiamo perché JTI ci ha aiutato e ci ha erogato una donazione che ci ha permesso di organizzare questo nostro primo social contest. Sottolineo il primo perché noi auspichiamo che ce ne saranno tanti altri anche dopo. Io chiedo ai nostri premiati di venire qui sul palco. Abbiamo quattro realtà diverse che operano in settori diversi. Adesso si presenteranno loro e lo faranno meglio di me: dall’assistenza alimentare agli indigenti, all’assistenza di persone con disabilità anche molto gravi, all’inclusione sociale di persone svantaggiate con un focus particolare sui carcerati, fino a un’impresa sociale che lavora anche qui per l’inclusione sociale dei ragazzi con svantaggio importante, con fragilità importante. Adesso si presenteranno loro, però io vorrei anche approfittare un attimo del fatto che la vedo in sala, vorrei invitare anche Laura Nurzia perché è stata una dei membri della nostra giuria. Laura Nurzia porta un grande gadget di Fondazione Progetto Arca. Non lo tolga perché per noi è una cosa bella questa, ma è anche, io devo dirlo a Laura, Laura è una grandissima esperta di non profit al di là della Fondazione Progetto Arca ed è la realizzatrice ultima del bilancio sociale di Fondazione Progetto Arca che diverse volte ha vinto il premio per il miglior bilancio sociale del nostro paese. Sono molto onorato che l’amica Laura abbia accettato di fare parte della nostra giuria e che è qui con me, con noi. Adesso chiaramente siccome noi siamo ancora dei gentiluomini, facciamo presentare, ma partiamo. Ci racconti brevissimamente il tuo progetto, chi siete?.

BANCO DI SOLIDARIETÀ NON SOLO PANE

Allora, noi siamo l’Associazione Banco di Solidarietà Non solo Pane di Varese. Siamo uno degli enti caritativi di cui parlava prima Dario. Noi aiutiamo le persone che hanno bisogno, che non riescono ad arrivare alla fine del mese, portando dei pacchi alimentari di generi non deperibili. Abbiamo anche istituito dei beni deperibili per i quali le persone vengono chiamate e vengono direttamente da noi a prendere questi alimenti. Però noi andiamo a recuperare anche frutta e verdura. Ne recuperiamo tanta che non riusciamo a darla a tutte le famiglie. E per questo abbiamo pensato di trasformare questa frutta in conserve. Conserve, questi prodotti trasformati vengono chiamati “Dono”. “Dono” perché frutta che ci viene donata a nostra volta noi la lavoriamo e la doniamo alle famiglie che hanno bisogno e possono essere donate anche all’offerta e sempre come “Dono” questi prodotti possono essere utilizzati come bomboniere e nei vari eventi che succedono. Penso che sia tutto.

COOPERATIVA SOCIALE GIOTTO

Io sono qui come Cooperativa Sociale Giotto. Abbiamo partecipato a questo contest a partire dalla nostra attività storica che è quella del verde che nel corso degli ultimi anni abbiamo voluto rendere ancora più bello e interessante attraverso un lavoro di studio e ricerca dove abbiamo sperimentato il valore dei giardini terapeutici, in particolare in questo caso coi malati di Alzheimer. Attraverso queste due progettualità che abbiamo sviluppato, abbiamo pensato che i risultati che abbiamo ottenuto per il benessere delle persone, il valore che il verde, le piante, i colori, i profumi, tutto questo è un patrimonio che deve essere messo a disposizione di tutti. Per cui da questi giardini terapeutici abbiamo pensato di sviluppare un verde più puntuale e preciso per tutti. A questo riguardo abbiamo pensato di prendere la nostra sede che ha ampi spazi verdi, di riqualificarli secondo questo sviluppo e all’interno di questi saranno collocati anche dei giardini terapeutici, ma intanto abbiamo iniziato una riqualificazione per aree specifiche. In particolare per questo social contest abbiamo progettato l’area accoglienza, per cui siamo molto onorati. Ringraziamo per questa scelta sul nostro progetto perché è da un certo punto di vista lungimirante rispetto a uno sviluppo di verde che sia sempre più adeguato alle esigenze di benessere di tutte le persone.

CURA E RIABILITAZIONE

Pare che tocchi a me. Intanto grazie per la fiducia. Come Cura e Riabilitazione abbiamo presentato un progetto che si chiama “Crea la bottega dei talenti” dove inizialmente fino a 30 persone con disabilità grave e gravissime potranno sperimentarsi, non essendo collocabili, nonostante l’invalidità dica che non siano collocabili a lavoro, in attività in fronte a un pubblico, per cui potranno in un negozio sperimentarsi con iniziative da commesso piuttosto che da maestri d’arte, perché offriremo la possibilità alla cittadinanza di partecipare a dei corsi su quello che sappiamo fare, che abbiamo imparato negli anni, che sono l’utilizzo della creta, la cartotecnica e tanti laboratori creativi. Tutto questo in un quartiere considerato dal Comune di Milano in una zona disagiata, per cui con un impatto sulla cittadinanza e sul valore dell’uomo. Grazie.

IMPRESA SOCIALE

Buongiorno. Il tema del Meeting è “Costruire con pietre nuove”. Noi stiamo costruendo con le pietre scartate dagli costruttori. Questo è quello che stiamo facendo. Cosa vuol dire? Vuol dire che noi siamo un’impresa sociale che vuole dare, vuole tirare fuori di casa e dare lavoro a giovani con disabilità di tipo autistico cognitivo. Parliamo di un ambiente che ha una percentuale di disoccupazione tra il 98 e il 99%, secondo le stime, non è neanche registrato tanto. Come lo facciamo? Lo facciamo con un’idea semplice, antica, ma in realtà nuova, nel senso che andiamo nelle scuole di Torino superiori e vendiamo, prepariamo e poi vendiamo panini, pizze, focacce e brioche. Questo negli intervalli. Noi abbiamo un laboratorio, i giovani preparano i panini al mattino alle 6, alle 8:30 parte una bici e va nelle singole scuole dove i team accolgono il materiale, aprono un banchetto e nei due intervalli vendono. Questo permette alle persone con disabilità, ai giovani, di uscire di casa ed è già fondamentale. Magari per la prima volta di avere un bancomat, magari per la prima volta di prendere i mezzi pubblici perché non ti accompagna la mamma al lavoro e magari poi di accorgersi che magari preferisco un lavoro dove guadagno di più o magari voglio un lavoro che a me piace, informatica, vendere panini dopo un po’. E quindi questo è un percorso che noi immaginiamo transitorio, quindi un’impresa formativa e che permetta a chi poi se la sente, che vuole, che fa delle scelte di entrare nel mondo del lavoro, in un ambiente dove è difficile che questo capiti. Questo ha ancora due effetti collaterali che non mi sembrano da trascurare. Il primo è che nelle scuole dove noi lavoriamo è cambiato l’ambiente. Perché gli studenti non vedono più la disabilità, ma vedono la persona che gli dà il panino. È un risultato eccezionale. La seconda cosa è che noi diamo del cibo fresco di giornata, ovviamente a zero costi di conservazione, lo distribuiamo tramite bici e quindi distribuiamo cibo a impatto minimo proprio e anche questo mi sembra un effetto collaterale non trascurabile. E quindi vi ringraziamo.

ALESSANDRA GORETTI

Grazie a voi perché per noi è fondamentale lavorare insieme con CDO, con Arca, con tutte le realtà del terzo settore con cui lavoriamo. Quello che per noi è fondamentale è portare del valore aggiunto. I vostri progetti sono proprio questo, sono l’esempio di come collaborazione tra terzo settore, imprese e territorio sia veramente la ricetta giusta per costruire qualcosa di buono e qualcosa di duraturo. Ora siamo qua solo per aspettare le foto e le immagini di questi bellissimi progetti che metterete a terra e grazie.

STEFANO GHENO

Grazie. Non andate via che c’è una sorpresa. Avete sentito nell’incontro precedente che con JTI c’è una lunga storia di collaborazione. Diverse opere, Fondazione Progetto Arca è un esempio, ma non solo della rete CDO hanno già avuto come partner. Lo scorso anno abbiamo deciso con JTI di provare ad allargare un po’ le maglie di questa rete e per cui eravamo un po’ fuori tempo massimo e abbiamo fatto noi, abbiamo individuato due realtà che ci parevano interessanti perché tenevano insieme l’aspetto dell’impatto sociale con la sostenibilità ambientale che era nella mission in qualche misura dell’attività di beneficenza di JTI e loro hanno avuto un’erogazione diretta, come nel caso di altre. Da lì è nata poi l’idea del social contest, invece che si è sviluppata come un premio. Siccome siamo per l’economia circolare, come abbiamo detto più volte, allora le due opere che lo scorso anno hanno avuto questa donazione da JTI, sono qui presenti e hanno deciso di offrirci un aperitivo con i prodotti che loro fanno e sono l’Officina di Codogno che lavora sulla trasformazione alimentare, fanno diversi progetti anche loro con ragazzi con disturbi dello spettro autistico, con disabilità o svantaggi di vario tipo, fanno dei progetti molto interessanti, il tema di recupero di frutta che non potrebbe essere commercializzata per la trasformazione in conserve, in marmellate e così via. Questo ci sembrava un bell’esempio. E poi c’è la Cooperativa Sociale Rossasera che tutti quelli che sono qui conoscono come il bar di Alcamo che da decenni garantisce alimentazione di altissima qualità qui al Meeting di Rimini. La Cooperativa Sociale Rossasera che lavora ad Alcamo, quindi in un territorio molto particolare, bellissimo, è tra Trapani e Palermo. Un luogo bellissimo, è anche un luogo di grossa povertà educativa e a grossa componente mafiosa, ahimè. Loro hanno una realtà sociale, è nata per dare assistenza a persone con fragilità. Nel tempo si è evoluta, adesso hanno una fattoria fuori Alcamo dove coltivano prodotti, adesso hanno anche ultimato un laboratorio per la trasformazione di questi prodotti e chissà l’idea, la prossima idea è quella di diventare una fattoria didattica, quindi anche impegnarsi direttamente in campo educativo. L’ultima cosa che dico è che però non finiamo qua perché Rossasera sta in provincia di Trapani, ma producono dei grani antichi che poi vengono trasformati da un’opera sociale della provincia di Brescia che si chiama Nuovo Cortile che ne fa dei splendidi biscotti. Direi che siamo un esempio più evidente di da un lato di economia circolare, dall’altro, come ricordava anche Alberto, 10, 20, 30.000 euro date a una realtà così producono sicuramente un effetto che è almeno 10 volte tanto. È corretto? 10 volte tanto, tu che sei la persona che poi valuta l’impatto, è un moltiplicatore almeno 10 volte tanto. Io ringrazio tutti, ringrazio i nostri vincitori, ringrazio tutti voi che siete, ringrazio JTI evidentemente, e vi invito ad assaggiare i prodotti di Nuovo Cortile e di Rossasera.

Data

25 Agosto 2025

Ora

13:00

Edizione

2025

Luogo

Arena cdo C1
Categoria
Incontri