Chi siamo
«OGNI UOMO AL SUO LAVORO»
Domande e esperienze a partire dal manifesto del Buon Lavoro

Durata visita guidata: 40 minuti
Mostra promossa da Compagnia delle Opere
“Ogni uomo al suo lavoro”. Così si conclude il brano di Eliot dal quale prende il titolo il Meeting di Rimini di quest’anno e il tema del lavoro non poteva che essere protagonista.
Già lo scorso anno il Meeting era stata l’occasione per ultimare i ragionamenti che hanno portato al Manifesto del Buon lavoro che la Compagnia delle Opere ha poi diffuso nei mesi successivi in decine di eventi sul territorio nazionale. Un documento che non è stato scritto tanto per fissare dei punti programmatici, quanto per avviare un lavoro di analisi, confronto, paragone tra imprenditori e con tutte le persone e le istituzioni interessate a rimettere a tema il senso del lavoro oggi. Nell’edizione del Meeting di quest’anno si fa un passo in più con una mostra che porta come titolo proprio la conclusione del brano di Eliot e che nasce come sviluppo “naturale” del Manifesto.
Il punto di partenza è che il lavoro, ancora oggi è origine di innumerevoli domande che si destano nella persona che lo svolge o che lo cerca. Allo stesso tempo viviamo in un contesto nel quale sebbene il lavoro cresca in quantità ed intensità, la soddisfazione e la felicità delle persone che lavorano, decresce, come ci mostrano costantemente dati e ricerche nazionali e internazionali. In un contesto in cui questo tema è particolarmente urgente e dibattuto, la mostra nasce per essere un luogo dove porre e intercettare le domande che chiunque lavori si trova ad affrontare, mettendole in dialogo con esperienze di chi ha provato a ipotizzare, nell’esperienza, delle risposte. Come? Con il paragone con l’esperienza e i giudizi di chi ha provato a rispondere: imprenditori, manager, lavoratori dipendenti, professionisti, realtà del no profit, italiani e stranieri e di diverse età proveranno, attraverso delle brevi pillole video, a dare il loro contributo.
Questo a partire da alcune tematiche che paiono particolarmente urgenti oggi e che riguardano le diverse sfaccettature del senso del lavoro. La mostra si sviluppa in tre diverse sezioni costituite da elementi di contesto, domande emerse e testimonianze.
La prima riguarda il lavorare per cosa e per chi. Il tema dello scopo, del purpose, pare infatti sempre più centrale per molte organizzazioni, ma spesso non basta enunciarlo perché i lavoratori si allineino. Questo tema si può affrontare sia lato azienda che lato lavoratore. Qual è lo scopo per cui si lavora? Lo scopo del mio lavorare deve coincidere con quello per cui esiste la mia azienda? Non solo perché lavoro, ma anche per chi lavoro.
La seconda sezione della mostra riguarda il lavorare con. Il lavoro è relazione, con i colleghi e con la realtà tutta, nella forma e nel compito a cui ciascuno è chiamato. Il lavoro è sempre un mettersi insieme. Questo pone il tema della diversità dell’altro che hai di fianco, ad esempio. Che valore ha l’ascolto dell’altro in azienda? Che valore ha la costruzione di relazioni mature e profonde nel lavoro? Ma anche: che senso ha oggi lavorare in ufficio? Che senso ha lavorare da casa? Quali sono i punti di guadagno di una esperienza di lavoro svolta in un luogo in cui ci sono anche altri? Ma anche quali sono delle modalità di organizzazione del lavoro in smart working che possono aiutare a lavorare bene? Il tutto in un contesto in cui, secondo Gallup il 13% dei lavoratori in Italia si sente solo al lavoro e, secondo Censis, tra i lavoratori 20,5% spesso e il 48,1% ogni tanto sente che il proprio ambiente di lavoro non favorisce la coesione tra colleghi.
L’ultima sezione approda al lavorare come, partendo dalla constatazione che ci sono aspetti insiti e molto concreti del lavoro che aprono domande specifiche sul senso. Per fare qualche esempio, non esaustivo, di ciò che viene affrontato nella mostra, c’è il tema della fatica che porta spesso ad allontanarsi dal lavoro, basti pensare che tra il 2013 e il 2023 il numero di lavoratori che si sono dimessi in un anno è cresciuto del 57%. Tra i sacrifici e le fatiche c’è tutto il rapporto con la vita che sembra fuori dal lavoro e da qui nascono molte domande: l’obiettivo di chi lavora è quello di trovare un balance tra vita e il lavoro? Spesso si critica questa teorizzazione, ma qual è, oggi, una pars construens? Vita e lavoro sono inevitabilmente contrapposti? È una questione di strumenti organizzativi o di scopo?
Ma c’è anche il tema degli strumenti con cui si lavora, pensiamo solo al fronte aperto dell’intelligenza artificiale e dell’utilizzo della tecnologia al lavoro. Che opportunità è oggi per chi lavora? È solo uno strumento per lavorare meno o è un modo per lavorare meglio anche liberando il tempo da allocare in attività migliori? Qual è lo scopo di una tecnologia come questa, che inevitabilmente si sta diffondendo, rispetto al lavoro? Ma, più profondamente, non si può ignorare il come si sta di fronte al lavoro e ai ritmi e performance che richiede. Secondo Censis il 24% dei lavoratori italiani sente spesso troppa pressione addosso quando lavora e il 49,9% di tanto in tanto. Come il giusto desiderio di lavorare bene diventa ricatto della performance? La performance è per forza un aspetto negativo o può essere incanalata in un disegno più grande?
La mostra affronta queste domande con ipotesi di risposta che nascono dalla quotidianità di chi lavora e sta seriamente davanti ad esse, perché l’illusione più grande è pensare di poter rispondere da soli o, peggio, di essere gli unici a porsele.
Non una risposta definitiva, ma il contributo a un giudizio per rimettere al centro il tema del senso e l’inizio di un lavoro insieme.









