NUOVI MATTONI PER L’EUROPA

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Roberta Metsola, presidente Parlamento Europeo. Introduce Bernhard Scholz, presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS

Nel delicato equilibrio delle istituzioni delle Unione Europea il Parlamento Europeo riunisce i rappresentanti direttamente eletti dai cittadini dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea. Così gli attualmente 720 eurodeputati rappresentano a livello europeo le convergenze ma anche le sempre più crescenti divergenze presenti nelle loro nazioni. Qual è allora il contributo dell’Europarlamento per il futuro dell’Unione di fronte alle enormi sfide geopolitiche ed economiche? In che modo i contrasti politici possono arricchire e non paralizzare le riforme necessari dell’Unione?

Con il sostegno di isybank, Regione Emilia-Romagna, Generali, Gros Rimini

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BERNARD SCHOLZ

Buongiorno, benvenuti a questo incontro con il Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. Cara Presidente, la saluto di cuore, le do il benvenuto a nome di tutti gli amici del Meeting. Saluto anche le autorità presenti, in modo particolare gli altri parlamentari europei che sono fra di noi in questa giornata. Lei, cara Presidente, presiede l’istituzione più rappresentativa dell’Unione Europea, composta da 720 eurodeputati eletti direttamente dai cittadini dei 27 paesi membri. In questi anni l’Unione Europea si trova ad affrontare sfide e problemi che solo pochi anni fa sembravano del tutto inimmaginabili: una guerra in Europa, una situazione geopolitica sempre più conflittuale, un mercato internazionale caratterizzato da nuovi protezionismi e soprattutto da oligarchie tecnologiche sempre più potenti e invasive e, non da ultimo, una società civile sempre più frammentata e polarizzata. Di fronte a questa situazione i dibattiti nel Parlamento europeo dimostrano approcci e sensibilità in parte convergenti, anche talvolta distanti fra di loro, ma alcuni anche molto distanti dai valori fondanti dell’Europa. Non c’è dubbio che l’Unione abbia bisogno di riforme anche significative per snellire i processi decisionali, rafforzare la posizione dell’Europa nel nuovo contesto geopolitico, rendere più competitiva la sua economia, semplificare le procedure di una burocrazia troppo invasiva e spesso anche frenante. L’Europa è casa nostra, l’unica casa grande, e ricordiamocelo sempre, nella quale convivono rispetto dei i diritti umani, lo stato di diritto, la democrazia e il welfare universale. Purtroppo, però, questa casa ha alcune crepe. Questo ci chiede di consolidare il suo fondamento, cioè una libertà vissuta con una responsabilità solidale, tanto a livello sociale quanto a livello politico. Solo così l’unità nella diversità potrà evitare di trasformarsi in omologazione o disgregazione. Cara Presidente, sappiamo bene quanto lei si è impegnata nella costruzione di un’Unione radicata nella sua tradizione. È proprio in virtù di questo radicamento capace di affrontare con coraggio e ampio respiro questo momento storico.

Nella famosa dichiarazione del 9 maggio 1950, Robert Schuman affermava: “L’Europa non potrà farsi una volta sola, né sarà costruita tutta insieme. Essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino innanzitutto una solidarietà di fatto.” Oggi ci troviamo in una nuova fase difficile, particolarmente impegnativa di questa costruzione che chiede a tutti l’urgenza dell’apporto di mattoni nuovi, per rifarmi al titolo di questo Meeting e, quindi, a maggior ragione, grazie a Lei, cara Presidente, per volerci illustrare, con la sua autorevolezza e la sua lunga esperienza nelle istituzioni europee, la sua visione di questa costruzione. Grazie.

ROBERTA METSOLA

Buongiorno a tutti. Grazie per avermi accolta qui. È un onore, ma anche una responsabilità, riportare le nostre riflessioni in Europa. Grazie Presidente Scholz, grazie caro Bernard per il vostro invito e per il caloroso benvenuto e grazie anche a tutti i volontari che ho incontrato stamattina e alla società civile che hanno reso possibile tutto questo. Volevo iniziare dicendo che l’Europa è ciò che noi, tutti noi, abbiamo il coraggio di rendere possibile. Non è definita, non è completa, ma il destino di questo progetto unico al mondo dipende da ciascuno di noi. Ecco il mio appello: lottiamo per l’Europa. Io non possiamo permetterci mai di arrenderci. Non sottovalutiamo mai ciò che possiamo diventare. Siamo ancora nell’inizio del nostro progetto. Sì, il mondo è cambiato. Sì, gli Stati Uniti sono più complicati di un tempo. Sì, la guerra in Ucraina ha messo in luce la nostra dipendenza dalla Russia. Sì. La terribile situazione a Gaza ha mostrato a una nuova generazione quanto abbiamo bisogno di un’Europa più forte che promuove la pace. E sì, come ha detto Mario Draghi, la forza economica e il soft power dell’Europa non sono più sufficienti perché l’Europa resti un leader globale. Lo status quo significa arrendersi, significa lasciare l’Europa ai margini. L’Europa non è stata mai spettatrice nel mondo e non dobbiamo mai abituarci ad esserlo. Siamo leader, dobbiamo solo avere il coraggio di prendere le decisioni necessarie. È tempo di smettere di guardare all’Europa così com’è e iniziare a costruire l’Europa come può essere.

All’Europa restano solo due opzioni: un cambiamento coraggioso o la lenta e dolorosa spirale verso l’irrilevanza. Io sostengo il cambiamento. Il Parlamento europeo sostiene il cambiamento. Sappiamo tutti che il cambiamento no è facile ; il cambiamento comporta sacrificio. Dobbiamo porci le domande difficili. Vogliamo essere in grado di difenderci? Vogliamo davvero integrare i nostri mercati e sbloccare il grande potenziale che conosciamo? Vogliamo sostenere le nostre imprese, i nostri imprenditori? Vogliamo garantire il nostro modello di libera impresa e di reti di protezione sociale? Allora la risposta, amici miei, è una sola: Europa. L’Europa che può essere. E ora è il momento di costruire. È vero ciò che dice Bernard: l’Unione Europea ha affrontato sfide che pochi anni fa sarebbero state impensabili. Queste sfide sono reali e gli ultimi anni ci hanno insegnato che per rispondere al nuovo mondo in cui viviamo l’Europa deve cambiare. Se non siamo leaders siamo followers. Deve diventare più agile, più veloce, più giusta, più capace di produrre risultati concreti per le persone, deve saper usare al meglio gli strumenti a disposizione e avere il coraggio di crearne di nuovi quando non li possediamo ancora. Significa riconoscere che lo status quo cui tutti ci eravamo sentiti a nostro agio e che ha garantito cambiamenti per una generazione non è più sufficiente. Il coraggio è una parola difficile in politica. A volte sembra che tutti vogliano il cambiamento, ma pochi siano realmente disposti a cambiare. Negli ultimi anni il Parlamento europeo è stato riformato in modo radicale perché noi abbiamo capito che se le nostre istituzioni diventano troppo miopi, troppo comode o troppo appesantite dalla burocrazia per adattarsi, i cittadini perderanno fiducia nella capacità dell’Europa di mantenere le promesse. Il mio caro amico David Sassoli ci aveva allertato su questo anche qui a Rimini . Gli europei sono per natura costruttori, innovatori, inventori, imprenditori. Creiamo e aspiriamo all’eccellenza. Questo ha reso la nostra parte del mondo protagonista del progresso globale e delle rivoluzioni industriali.

Così abbiamo creato arte, coltivato cultura, costruito imprese e portato generazioni dalla povertà e dalla guerra alla prosperità. Pochi sanno questo meglio dell’Italia. Ieri mattina ero in un paesino della Calabria e ho incontrato Nicola, un giovane imprenditore e quello che Nicola vuole dall’Europa è che rendiamo la sua vita un po’ meno complicata, per far sì che la sua piccola impresa possa crescere nella sua bellissima terra. Nicola non ci sta chiedendo troppo. Ecco perché il mio oggi è un messaggio di ottimismo e speranza, di fiducia nella nostra capacità di essere all’altezza di questo momento storico. L’Europa non è nata per essere spettatrice e non è nella sua natura diventarlo. Il primo passo è creare le condizioni per una crescita stabile e sostenibile, semplificando le regole, rafforzando il mercato unico e sviluppando il commercio. E vi assicuro, il Parlamento europeo non si sta tirando indietro nel prendere le decisioni necessarie per far avanzare l’Europa. Qualche mese fa il Presidente Mattarella, durante la sua visita al Parlamento europeo, ha definito il nostro Parlamento come il centro di gravità che collega le istituzioni e i cittadini. Questa è una responsabilità che prendiamo molto seriamente. Per quanto riguarda la nostra agenda di semplificazione, il cuore del nostro impegno per costruire un’Europa che funzioni meglio per i suoi cittadini, stiamo facendo progressi. In Italia e in Europa non mancano innovatori, talenti e creatività. Ho visitato molti luoghi d’eccellenza tecnologica, tra questi il supercomputer Leonardo, tra i più potenti d’Europa che si trova a Bologna, capace di elaborare enormi quantità di dati e sostenere ricerca e innovazione. Ma sappiamo anche che approvare 13.000 provvedimenti legislativi nella scorsa legislatura, contro solo 3.000 negli Stati Uniti, frenerebbe chiunque dal poter guidare la strada verso il futuro. Chiunque. E su questo dobbiamo tutti noi, perché noi eravamo lì, dobbiamo essere onesti con noi stessi: capire dove siamo andati troppo in fretta e dove, invece, non siamo andati abbastanza lontano.

E questa riflessione, questa consapevolezza che oggi deve guidare il nostro modo di governare, legiferare è il lavoro quotidiano che io e i miei colleghi svolgiamo nella vostra casa in Europa. Questo approccio era quello che ha portato al compromesso sul dossier degli imballaggi, grazie soprattutto al contributo dell’industria italiana e agli sforzi degli eurodeputati italiani. Massimiliano Salini era qui protagonista. Alcuni colleghi, molti presenti in sala, che saluto, i colleghi Sberna, Picerno, Carlo Fidanza, Giorgio Gori, grazie di essere qui, grazie di avermi invitato. Per molti anni finalmente sono arrivata. E tutto questo lavoro che ci ha permesso di posticipare anche l’applicazione di alcune norme aziendali e di rinviare l’applicazione di alcune norme aziendali e di rendicontazione di due diligence per le imprese e anche di adeguare le soglie tariffarie di importazione, proteggendo le aziende europee ancora in fase di consolidamento. Su questo e su tutti gli altri lavori che noi faremo insieme, dobbiamo restare allineati ai nostri cittadini. In Europa le nostre industrie sostengono milioni di posti di lavoro. L’Europa dovrebbe dare meno lezioni dal tono moralista e agire di più. Io sono orgogliosa delle nostre industrie, voglio sostenerle, non ostacolarle. In definitiva, il nostro principio è semplice. Dove possiamo semplificare, dobbiamo farlo; dove occorre correggerci e adattarci alle nuove realtà, dobbiamo farlo. Questa è la direzione che stiamo dando al nostro lavoro. Lo stesso vale per il rafforzamento dei nostri mercati unici nei settori dell’energia, dei servizi bancari, dei mercati dei capitali, delle telecomunicazioni e della difesa. È così che potremo colmare il divario tecnologico tra Stati Uniti e Cina. Un’integrazione più profonda potrebbe sostenerlo, ridurrebbe i costi, aumenterebbe gli investimenti e renderebbe più facile per le imprese operare in tutta Europa. Una delle notizie più rilevanti degli ultimi mesi riguarda i negoziati commerciali tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Su questo voglio essere inequivocabile. Non esiste alleanza più solida né sintonia democratica più profonda nella storia del mondo moderno di quella tra Europa e America.

Le nostre aziende sono fondamentalmente integrate, come i nostri stili di vita. L’accordo commerciale provvisorio è un passo avanti per le nostre relazioni transatlantiche e per la fiducia tra i nostri due continenti. Noi, Parlamento, faremo la nostra parte perché la esamineremo a fondo per garantire che funzioni per le imprese e i consumatori europei. Ma dobbiamo anche trasformare questa esperienza in un insegnamento. Dobbiamo guardare oltre, verso partnerships con Africa, con America Latina, basate su investimenti e relazioni commerciali solide. Questo è il messaggio che condivido in ogni paese che porterò al G7 dei Presidenti dei Parlamenti in Canada la prossima settimana. L’Europa non si è mai tirata indietro di fronte alla costruzione della cooperazione globale. Nessun luogo lo dimostra meglio dell’Ucraina. Kiev non sarebbe libera senza il sostegno europeo. I negoziati di pace non sarebbero possibili senza gli sforzi costanti dell’Europa. In questo impegno desidero ringraziare anche il Presidente Meloni e il Ministro degli Esteri Tajani per il contributo determinante dell’Italia nel difendere i valori europei. Abbiamo sempre spinto per la pace, una vera pace che nasce dalla capacità dell’Ucraina di restare forte. Dobbiamo continuare a spiegare perché il nostro sostegno all’Ucraina è così determinato e questo perché non è solo altruismo, avete una mostra qui che ci dice così, è la nostra capacità di difenderci, è l’aspirazione dell’Europa a vivere libera, un principio che non dimenticheremo mai. Ecco da dove nasce la nostra insistenza su vere garanzie di sicurezza, perché la storia ci insegna che senza di esse tutto ciò che otterremo sarebbe solo il rinvio di un conflitto più grande, più sanguinoso, con conseguenze ancora peggiori. Certo che vogliamo la pace, l’abbiamo sempre voluta, ma una pace duratura che mantenga tutti noi al sicuro, che si fondi sul principio del “niente sull’Ucraina senza l’Ucraina”. E perché ciò accada, deve significare che nulla sull’Europa possa essere deciso senza l’Europa, non perché vogliamo la guerra, ma perché vogliamo la pace.

Sappiamo bene quanto sia essenziale mantenere il consenso dei cittadini su tutto questo, soprattutto oggi, quando le giovani generazioni si mostrano più scettiche e per questo abbiamo bisogno del Parlamento europeo, la voce eletta dei cittadini. Dobbiamo anche rivolgerci a un pubblico più giovane e più scettico sul ruolo dell’Europa nel tracciare una via d’uscita in Medio Oriente e a Gaza, dove la situazione resta orribile. Troppe vittime innocenti, gli ostaggi non sono ancora stati rilasciati, troppi bambini stanno pagando le conseguenze. Ieri altri giornalisti sono stati uccisi. Questa situazione è intollerabile. Vogliamo che le uccisioni cessino, che la sofferenza finisca, che gli ostaggi vengano rilasciati. Non possiamo essere indifferenti. Lo dobbiamo questo a tutte le generazioni future per aiutare a porre fine a questo ciclo di guerra perpetua. E questo è possibile. Cari amici: sicurezza, competitività, sussidiarietà, semplificazione, pace. Tutti questi non sono soltanto parole d’ordine, sono i mattoni del prossimo capitolo europeo. Se vogliamo la pace dobbiamo proteggerla. Se vogliamo la crescita dobbiamo renderla possibile. Se vogliamo la fiducia dobbiamo meritarla. E se vogliamo essere guida, allora dobbiamo cambiare con leggi più intelligenti, politiche più coerenti e il coraggio di agire. Il Parlamento europeo è sempre stato chiaro e coerente nel difendere la pace, la dignità umana e la centralità della persona. Questo lo dico come cattolica, come profonda europeista, come figlia del Mediterraneo e come Presidente europea. Grazie, viva l’Italia, viva l’Europa.

BERNARD SCHOLZ

Grazie di cuore, Presidente. Parto dall’ultima osservazione. Questa passione europea che lei esprime da sempre con intelligenza, da dove è nata?

ROBERTA METSOLA

Dai miei genitori. Grazie di questa possibilità di parlare un po’ più informalmente con voi. Io sono cresciuta in un paese che non era membro dell’Unione Europea fino a poco più di 20 anni fa e quando ero studentessa ho realizzato che se io non facevo nulla, nessuno attorno a me avrebbe fatto qualcosa per lottare per una cosa che non era naturale perché c’era molta opposizione di tutti quelli che non volevano. Ma per noi l’Europa, l’Unione Europea, di essere attorno alla tavola, di prendere le decisioni per i nostri cittadini, per i giovani. A quel momento era il sogno che noi avevamo. Finalmente abbiamo vinto la campagna per entrare e adesso siamo qui. Abbiamo fatto molti sviluppi, ma anche per questo questa energia che ci dà, anche perché vengo da un paese del Sud, che posso dire così, che ci dà l’impulso di fare la politica anche con energia, per anche convincere le persone che non è facile che loro siano con te, per convincerli e per fare tutto questo che forse è troppo lontano per loro.

BERNARD SCHOLZ

E lei con questa passione poi è entrata nel Parlamento. Mattarella, lei lo ha ricordato, il Presidente Mattarella ha detto che il Parlamento è il centro di gravità. In tutti i prossimi capitoli che lei adesso ha ricordato che lei vuole aprire o che il Parlamento aprirà, il protagonismo del Parlamento stesso potrà crescere sempre in questa sottile dialettica fra Commissione e Parlamento. Il Parlamento potrà avere più peso, più capacità propositiva e decisionale?

ROBERTA METSOLA

Se guardiamo i dati prima delle elezioni parlamentari dell’anno scorso e adesso anche in Italia, in tutti i paesi, i cittadini vogliono che il Parlamento europeo faccia di più, che l’Europa parli di più per loro, che li aiuti a fare una vita più semplice, più facile, più possibile, più opportunità. Se noi riconosciamo questo e non lo perderemo di vista quando, da giorno a giorno, stiamo litigando su una legge piccola, allora non facciamo il lavoro che i nostri cittadini vogliono da noi. È questo il ruolo principale del Parlamento che le altre istituzioni non hanno. È la nostra responsabilità anche di attirare l’attenzione, di essere più ambiziosi. Quando la Russia ha invaso l’Ucraina, dopo una settimana noi avevamo deciso con quasi l’unanimità di dire che l’Ucraina deve essere membro dell’Unione Europea. Eravamo noi prima, forse gli altri dicevano: “Ah, sulle competenze, sulla politica estera non c’è molto ruolo.” Ma i cittadini volevano che noi dicessimo questo e noi abbiamo deciso questo e poi due mesi fa, due mesi dopo, tutti i paesi membri, tutti i governi all’unanimità, hanno deciso lo stesso. Allora, se abbiamo il coraggio di avere l’ambizione di andare più veloce, più avanti, con più ambizione e più coraggio, io penso che possiamo arrivare. È facile? Assolutamente no. Il Parlamento è molto diverso da quando io sono arrivata 12 anni fa. Tutte le elezioni producono una formazione diversa, ma se guardo tutti i miei colleghi qui, che sono tutti da gruppi politici differenti, che lavorano insieme tutti i giorni per l’Italia, per gli italiani, posso dire la stessa cosa per gli altri paesi che sono rappresentati molto bene nel Parlamento.

BERNARD SCHOLZ

Ma lei ha ricordato, e penso che dia voce a una grande urgenza, che l’Unione debba parlare con una voce in un modo forte sulla scena internazionale. Deve essere leader, non può essere follower, deve essere una forza che agisce, che propone e non deve essere spettatrice. In questo l’unità dell’Europa è una questione fondamentale. Abbiamo visto gli ultimi mesi troppe voci diverse che parlavano. Lei ha la speranza che l’Unione possa diventare unita anche nel suo modo di interloquire a livello globale?

ROBERTA METSOLA

Lei ha citato Robert Schuman prima. Diciamo anche che l’Europa è nata in crisi e quando c’è qualcosa che ci affronta come una grande sfida, anche nuova, è quello il momento in cui il test viene da noi. Possiamo essere uniti o no? Perché se abbiamo in questi ultimi anni capito una cosa sola è che il più grande premio che possiamo dare a chi vuole che l’Europa non esista è di non essere uniti. Il più grande premio. Adesso sta a noi, sta a tutti noi. Abbiamo la responsabilità. I cittadini ci hanno dato la fiducia di fare la vita migliore per loro. Questo deve avere coraggio, tenacità, difficoltà. Ci saranno momenti. Perché io, quando guardo i mesi futuri, anche gli anni futuri, non saranno facili affatto, ma la decisione sta a noi.

La cosa più semplice è di non fare niente, di dire “Non è colpa nostra, è colpa dei governi, colpa della Commissione”. Noi non possiamo fare così. Noi abbiamo la responsabilità, eletti direttamente, di prendere le decisioni. E le decisioni, perché io, anch’io, quando vedo che non c’è coerenza, che non c’è consistenza, non voglio ritornare verso i miei cittadini e dire “Ok, proviamo un po’ meglio il mandato prossimo.” Non abbiamo la possibilità di perdere più tempo su questo. Allora, se c’è un momento dove siamo in una posizione di mostrare come possiamo essere uniti, l’abbiamo mostrato anche la settimana scorsa nella riunione con il Presidente Trump, il Presidente Zelensky. L’abbiamo mostrato. Io penso che era bene che eravamo così uniti, consistenti, ma adesso le sfide diventeranno continuare a essere così.

BERNARD SCHOLZ

Il dialogo fra Commissione e Parlamento è migliorato negli ultimi tempi o lei vede ancora tanto da fare?

ROBERTA METSOLA

Migliorato perché era peggio.? Noi abbiamo una responsabilità legislativa e di governance, no? Noi votiamo la Commissione, le diamo un programma guida. Dobbiamo avere, secondo noi, un utilizzo dei nostri poteri forse molto più chiaro. Ma se guardiamo anche le risorse legislative, le domande sulla protezione dei giornalisti… io ho lavorato su molto di questo nel mandato prima, di avere una legge che protegge i giornalisti e la libertà dei media in Europa. Ci siamo riusciti perché il Parlamento ha deciso di spingere questo. Le leggi che devono, anche se vediamo che non funzionano bene, se non fosse per il Parlamento europeo, avremmo delle leggi molto peggiori per i nostri cittadini. Dobbiamo essere attenti e dobbiamo anche frenare quando pensiamo e vediamo che stiamo andando troppo in fretta. Dobbiamo frenare quando dobbiamo, e questo diventerà una discussione grande nei prossimi mesi e anni per il discorso del bilancio che verrà. Sarà una discussione, per non dire una battaglia, … Una discussione su dove sono le priorità, cosa facciamo con gli imprenditori, con gli agricoltori, con tutti quelli che si sentono marginalizzati, tutti quelli che sentono che sono dimenticati dall’Europa. Questa è la nostra priorità e se vediamo che le altre istituzioni non vedono così, noi faremo una grande battaglia su questo.

BERNARD SCHOLZ

Speriamo nel suo coraggio. Grazie mille, Presidente. Grazie per il suo coraggio che ha dimostrato anche nell’ultima risposta, per la lungimiranza con la quale ha disegnato il futuro al quale lei vuole collaborare con i parlamentari qui presenti. Sarebbe bello. Allora, questa era l’ultima cosa che volevo dire. Grazie per aver parlato in italiano. Grazie mille.

Data

26 Agosto 2025

Ora

12:00

Edizione

2025
Categoria
Incontri