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LUOGHI DA COSTRUIRE E VIE PER RAGGIUNGERLI
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Alfredo Maria Becchetti, presidente Infratel; Stefano Antonio Donnarumma, amministratore delegato e direttore generale del Gruppo FS Italiane; Geronimo La Russa, presidente eletto ACI; Enrico Resmini, chief non regulated business officer ACEA e amministratore delegato a.Quantum; Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio dei Ministri e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Modera Emmanuele Forlani, direttore Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS
Infrastrutture e mobilità sono legati da un nesso inscindibile, la persona. Un “luogo” non è deserto quando è in relazione, quando non è isolato, anche sotto il profilo strutturale ed infrastrutturale. La mobilità delle persone e delle merci ha registrato profondi cambiamenti negli ultimi due decenni ed ha imposto una revisione dei piani e degli obiettivi di intervento. Nel contempo la necessità di rendere sicuri i collegamenti e le reti rimane una priorità.
Con il sostegno di Gruppo FS, AIRiminum, Acea, ITS Italy, Automobile Club d’Italia
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EMMANUELE FORLANI
Buonasera, benvenuti a tutti a questo incontro nell’ultima giornata di Meeting. Sono onorato di poter presiedere questo appuntamento, del quale abbiamo parlato tanto in questi giorni, perché il tema che abbiamo messo per questa sera è “Luoghi da costruire e vie per raggiungerli”. Arriviamo al termine di una settimana di appuntamenti, di approfondimenti nei quali questi temi li abbiamo discussi molto e abbiamo avuto l’occasione anche di aggiornare i nostri ospiti su quanto emerso. Li vado a presentare perché questa sera ci aiuteranno un po’ a chiudere, a tirare le fila di un lavoro fatto e a rilanciare, immagino, anche per il futuro. Vado a presentarli: di fianco a me Aldo Maria Becchetti, presidente Infratel, che ringrazio con un applauso. Stefano Antonio Donnarumma, amministratore delegato e direttore generale del gruppo FS Italiane. Geronimo La Russa, presidente eletto di ACI, e il Chief Non Regulator Business Officer di Acea e amministratore delegato di Quantum, Enrico Resmini. E infine ringrazio davvero di cuore il ministro Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio dei Ministri e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, per aver accettato l’invito a essere qua con noi. Abbiamo tempi estremamente tirati. Il ministro ci ha documentato che è possibile visitare praticamente tutta la fiera in pochissimo tempo perché ha fatto una visita zippata del Meeting, però non abbiamo tempo di chiedergli il racconto perché non è per questa sera. Io non rubo tempo ai nostri ospiti. Quindi, anche evitando di personalizzare la domanda, la sintetizzo con un tema, lasciando ovviamente l’ultima parola al ministro. La domanda, a partire dal titolo che ci siamo dati, è sostanzialmente questa: sappiamo bene quali sono le connessioni tra infrastrutture e trasporti. Abbiamo scelto come Meeting per quest’anno un titolo certamente evocativo che ha a che fare anche da un punto di vista simbolico con questo incontro. C’è anche qualche mostra come quella di Giannini che parla di fatto anche di questi temi. Allora, dal punto di vista delle responsabilità di ciascuno di loro, quali sono oggi i deserti da affrontare, per certi aspetti anche i mattoni nuovi sui quali ciascuno di loro intende costruire o sta costruendo, a partire da Alfredo Maria Becchetti, presidente di Infratel? Grazie ancora.
ALDO MARIA BECCHETTI
Grazie, grazie tantissimo ancora per l’invito. È sempre un onore essere qui, è sempre un’emozione che ho da bambino, sempre a venire al Meeting, da quando sono bambino che vengo è una cosa meravigliosa. La prima domanda a cui devo dare normalmente risposta: che cosa fa Infratel? Infratel è una società che è chiamata a superare il digital divide, quindi a creare l’infrastruttura digitale in tutto il paese, portare la fibra, la banda ultralarga dappertutto in tutti i comuni, in tutti gli appartamenti, in tutti i plessi sanitari, le scuole, le isole. Abbiamo terminato, concluso definitivamente il piano delle isole minori, abbiamo portato la fibra nelle isole minori, passando con la fibra ottica sotto il mare, portandola nelle isole, nelle bellissime isole minori che abbiamo nel nostro paese. Stiamo completando anche con l’utilizzo del PNRR il piano 1 Giga, a portare la fibra in tutti i civici, tutti i palazzi d’Italia. Stiamo collegando e stiamo completando il collegamento di tutti i plessi sanitari, di tutte le scuole e completiamo anche il piano 5G, le possibilità di portare la rete 5G e di implementare la rete 5G in tutta Italia. Questo è il lavoro che fa Infratel. Ma la cosa importante è che lo sta facendo soprattutto nelle aree bianche, in quelle aree che sono le cosiddette aree a fallimento di mercato, quelle nelle quali gli operatori non hanno interesse ad arrivare perché non è economicamente vantaggioso portare la fibra, perché non è economicamente vantaggioso spendere i soldi per portarla in questi posti. Ecco, noi lì costruiamo con mattoni nuovi e andiamo a costruire lì dove c’è un deserto tecnologico. Io dico sempre che come negli anni ’50-’60 è stata costruita l’Autostrada del Sole che ha collegato il nord al sud, noi oggi stiamo costruendo l’autostrada tecnologica, collegando comune per comune, città per città, appartamento per appartamento. Questo collegamento ha una serie di conseguenze. La più importante, secondo noi, è quella che abbiamo fatto attraverso un importantissimo studio con il laboratorio PNRR della Bocconi, che ha studiato insieme a noi gli effetti che la digitalizzazione, l’infrastrutturazione tecnologica, ha nei confronti di quei paesi che sono in desertificazione, i borghi, le piccole città, i piccoli luoghi che si stanno desertificando e che non hanno più popolazione. Tutte le volte che la digitalizzazione è arrivata in un paese piccolo, in un borgo, la popolazione è aumentata per ogni anno del 2,5% e contiamo di fare un aumento progressivo delle persone che vanno ad abitare nei borghi, perché il nostro è un paese di borghi, di piccole città, di piccoli comuni, di comuni medi. Quindi portare la fibra, portare l’infrastruttura tecnologica in questi posti significa aumentare la distribuzione della popolazione, evitare la desertificazione, così come poi è stato l’appello fatto dai vescovi pochi giorni fa, che non dobbiamo accettare l’eutanasia della desertificazione dei borghi e delle città. Parte importante di questo lavoro sta non soltanto nel collegare tutto il paese il più possibile, perché là dove si collega si porta economia, si porta ricchezza, si porta impresa, si porta attività sociale, soprattutto perché per noi il centro è l’uomo. Quindi se riusciamo ad avere la forza di portare ovunque la fibra, allora noi porteremo dappertutto una connessione che consente agli uomini di collegarsi l’uno all’altro e di avere finalmente luoghi che possono diventare luoghi piacevoli in cui tornare a vivere. Per fare questo lavoro, come dall’inizio, abbiamo avuto la necessità di conoscere la storia esatta della tecnologia del nostro paese e ci siamo accorti che mancava completamente una rappresentazione grafica delle sottostrutture, delle infrastrutture tecnologiche. Il nostro è un paese difficile, no? Siamo molto avanzati rispetto all’Europa, abbiamo un’orografia complessa, abbiamo gli Appennini, le Alpi. Insomma, andare da Nizza a Parigi, per la fibra, non è tanto difficile. Andare dall’Aquila a Rieti non è proprio una cosa facile. In mezzo ci sono montagne da scalare. Quindi abbiamo studiato e abbiamo creato una cosa che si chiama il SINFI, che è il catasto dei sottoservizi tecnologici, un catasto nel quale sono georeferenziati tutti i sottoservizi tecnologici che vogliamo implementare anche con i sottoservizi energetici e sottoservizi dell’acqua, in modo tale da avere una rappresentazione georeferenziata di tutti i sottoservizi che ci sono. Questo ci aiuterà non soltanto per la manutenzione, per la lavorazione, per i punti di lavoro dove devono essere individuati gli spazi da implementare, ma con un grandissimo risparmio dal punto di vista economico in termini di manutenzione, in termini di intervento. Siamo convinti che la costruzione dell’infrastruttura tecnologica è lo strumento attraverso il quale noi porteremo il futuro, stiamo portando il futuro nel nostro paese. Anzi, come dico sempre, basta discutere di transizione tecnologica: siamo già transitati e siamo già nel Rinascimento.
EMMANUELE FORLANI
Grazie, grazie davvero a Becchetti perché in pochi minuti ci ha consentito di avere già una prima pennellata importante e andrei avanti con Stefano Antonio Donnarumma. La domanda è la medesima anche per il ruolo che ha alla guida di un gruppo importante per il nostro paese.
STEFANO ANTONIO DONNARUMMA
Grazie e buonasera a tutti. Sulle ferrovie direi che l’argomento va trattato guardando un attimo i numeri complessivi delle ferrovie. Noi abbiamo una rete ferroviaria molto importante in Italia che conta più di 17.000 km. Spesso si parla di alta velocità in Italia, anche perché è stato ed è uno dei paesi europei nei quali da molto tempo è nata l’alta velocità e ha performato e performa a livelli molto elevati. Però in realtà l’alta velocità coinvolge poco più di 1.000 dei chilometri di rete di cui abbiamo parlato e in termini di volumi di passeggeri trasportati e di veicoli, convogli spostati, noi stiamo parlando del 10% rispetto a un 90% che è dedicato al trasporto di passeggeri regionali, interregionali, i pendolari tipicamente e tutta la parte della nostra cittadinanza che ha bisogno di utilizzare il treno principalmente per scopi lavorativi quotidianamente. Ora, questa grande infrastruttura è un’infrastruttura, se voi considerate che oggi quest’anno le ferrovie compiono 120 anni, è un’infrastruttura abbastanza datata, che non è stata tutta quanta nel tempo ristrutturata per stare esattamente in linea con l’invecchiamento tecnico, quindi la vita utile dell’infrastruttura. Il che significa che bisogna correre e in questi anni si sta correndo il piano di sviluppo delle infrastrutture ferroviarie che abbiamo insieme al Ministero e al nostro ministro Salvini congegnato e presentato il 12 dicembre dell’anno scorso del 2024. Questo cuba circa 100 miliardi di investimenti in 5 anni. Siamo in corso di svolgimento di questo piano. Abbiamo l’anno scorso raggiunto il record storico di investimenti delle ferrovie con 17 miliardi e mezzo di investimenti. I primi 6 mesi di quest’anno ci vedono già al 15% in più rispetto all’anno precedente. Però il rebus che è stato sottoposto alle ferrovie, a me e al management di questo periodo, di questo mandato, da parte del ministro e del governo è stato: bisogna investire i fondi del PNRR nei tempi. Alle ferrovie sono stati assegnati 25 miliardi di euro. Bisogna sviluppare l’infrastruttura ferroviaria ad alta velocità per collegare principalmente il Sud Italia, quindi Napoli-Bari, che significa tra virgolette in pochi anni andare da Roma a Bari in 3 ore e vedremo già i primi effetti tra pochissime settimane quando la tratta Napoli-Bari si ridurrà di più di un’ora nella percorrenza grazie alle attività che stiamo completando. Collegare Salerno con Reggio Calabria, cosa che stiamo già facendo con cantieri già attivi a sud di Salerno ed altri che partiranno con le gare appena assegnate. Fare attività importanti sulle reti siciliane, di conseguenza Catania, Palermo, Messina. In tutto questo completare la T dell’alta velocità al nord con i collegamenti da Milano a Venezia e anche questi in autunno vedranno l’inaugurazione di tratte rinnovate proprio nel tratto tra Verona, Padova e Venezia e dopodiché, tutto ciò fatto, occuparsi di alcuni aspetti di logistica importantissima come il terzo valico che serve a garantire il trasporto delle merci dall’importantissimo polo del porto di Genova verso i valichi transalpini, completare i valichi transalpini. In tutto questo fare manutenzione per circa il 50% del valore degli investimenti che abbiamo fatto, però senza fermare i treni, cosa che negli altri paesi fanno. L’equazione quindi ha molte variabili, è molto complicata. Quello che volevo dire è che il ministro sa bene, la stiamo risolvendo perché i cantieri di quest’estate sono stati oltre 1.200, non abbiamo mai fermato i treni. Abbiamo comunicato per tempo a tutti gli utenti e viaggiatori sin da febbraio-marzo che ci sarebbero stati dei tempi di percorrenza maggiori su alcune tratte. Abbiamo rispettato questa pianificazione. I cantieri sono attivi e si stanno concludendo e nel corso del mese di settembre gradualmente si chiuderanno. Abbiamo avuto lo stesso volume di passeggeri dell’anno prima, però, forse notizia poco circolata fino ad oggi, abbiamo avuto il 10% di puntualità in più con giornate come quella di ieri, nelle quali sulla direttissima abbiamo raggiunto il 100% di puntualità nei 10 minuti. Il che, voglio dire: grazie. L’applauso ovviamente va rivolto ai quasi 100.000 lavoratori delle Ferrovie dello Stato che ogni giorno, anche d’estate, hanno dimostrato di esserci e di credere nella strategia e nel progetto industriale delle ferrovie perché con 40 gradi all’ombra hanno lavorato e abbiamo portato avanti assieme a tutta la filiera italiana cantieri complicatissimi in un paese che ha tante gallerie quante ne ha tutta l’Europa e che deve realizzare spesso anche con difficoltà autorizzative, con complessità di filiera, investimenti importantissimi. Il dato importante è questo: se noi andiamo avanti con questo piano, come d’altro canto facciamo, non solo centreremo gli obiettivi del PNRR, ma per i prossimi 4-5 anni porteremo avanti anche una filiera industriale italiana che merita di essere supportata e spinta per farla crescere. Nei 10 anni gli investimenti saranno circa 200 miliardi. Obiettivo europeo: raddoppiare il numero di cittadini raggiunti dall’alta velocità. Il nostro obiettivo non può essere questo perché siamo già a valori elevatissimi a livello europeo, quindi per noi sarà più 30% dei cittadini raggiunti dall’alta velocità. Ci sarebbero tante altre cose da dire. Il tempo è limitato.
EMMANUELE FORLANI
Grazie Donnarumma, anche per un quadro, evidentemente, confortante. Do la parola adesso a Geronimo La Russa, presidente eletto di ACI. ACI, ovviamente, ha un’altra prospettiva rispetto a quella che avevamo detto, ma è sempre in linea con quello che ci dicevamo. Prego, a lei la parola.
GERONIMO LA RUSSA
Buonasera, grazie per l’invito. Sì, ACI è un ente molto particolare che quest’anno compie 120 anni. È una federazione di 98 Automobile Club territoriali che permettono una presenza molto capillare lungo tutto il nostro paese. Noi raccogliamo le istanze di chi ha esigenze di mobilità, esigenze di mobilità di tutti i tipi. Nasciamo ovviamente 120 anni fa, avendo a cuore principalmente l’auto che era in quel periodo lo strumento che prometteva la libertà, la facilità di comunicazione, quello che emergeva. Ma oggi, sentendo anche un sentimento europeo, siamo assolutamente l’ente che si occupa di mobilità a 360 gradi. Consapevoli che i cittadini sono nella stessa giornata, magari pedoni, automobilisti, ciclisti e che tutti devono riuscire a trovare la migliore forma per soddisfare la propria esigenza di mobilità in un sistema più integrato. Parlavamo prima col dottor Donnarumma della mia speranza di riuscire presto a integrare ancora meglio il mondo della gomma col mondo del ferro, magari con dei prodotti dedicati. Noi ovviamente siamo un’associazione che raccoglie oltre un milione di soci e questi soci spesso usano il treno per raggiungere determinate mete poi concludono il loro viaggio con l’auto. Nel prossimo futuro si immaginerà un’integrazione anche associativa e anche di servizi in questo. Ovviamente, la digitalizzazione ci sta particolarmente a cuore perché la sfida del futuro in una mobilità che sta cambiando velocissimamente è riuscire a utilizzare al meglio tutti i dati che le nostre infrastrutture sul territorio danno. ACI e il Ministero dei Trasporti sono sicuramente i protagonisti dello sviluppo di questi dati. Noi, insieme al Ministero, facciamo il documento unico, quindi quel documento che riesce a raggruppare in sé tutti i dati del parco circolante dei veicoli in Italia. Sappiamo la sua età, le sue caratteristiche. Insieme all’Istat raccogliamo ogni anno i dati dell’incidentalità. Quindi crediamo di poter essere quell’ente il più sussidiario possibile allo Stato. Vogliamo alimentare ancora di più questa sussidiarietà allo Stato e i cittadini per potere sviluppare nuove forme di mobilità e di circolazione integrate. Quindi la volontà è essere ancora una volta vicini ai cittadini, saper interpretare il cambiamento come 120 anni fa chi mi precedette lo riuscì a interpretare con la mobilità di massa. Nel dopoguerra l’ACI aiutò le istituzioni nel scrivere il nuovo codice della strada e anche adesso in tempi recenti abbiamo valutato positivamente le modifiche del nuovo codice della strada e abbiamo consigliato magari qualche giusto aggiustamento. Vogliamo poter con i nostri impianti, con i nostri servizi, con la nostra compagnia assicurativa dare delle forme innovative di servizi ai cittadini. Vogliamo anche tutelare il progresso di quello che è l’automobilismo. Dando un occhio allo sport, siamo anche federazione sportiva automobilistica. Settimana prossima ci sarà il Gran Premio d’Italia di Formula 1 a Monza, circuito che oltre un secolo fa l’ACI ha fortemente voluto, realizzato e costruito con una visione molto lungimirante. Siamo l’autodromo più antico ancora in esercizio all’interno del parco recintato più grande d’Europa. Un fiore all’occhiello che l’ACI ha donato all’Italia che vuole continuare a portare avanti nel tempo. In quest’ottica cerchiamo e siamo ben felici di partecipare a queste tavole rotonde, di lavorare in maniera sinergica con tutte le altre istituzioni, tutte le altre agenzie, esiste il MOST – Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, ad esempio, e le altre società per poter appunto costruire nuovi loghi e renderli più facilmente raggiungibili, e luoghi che possono essere digitali o fisici. Il nostro obiettivo primario è e rimane dare una mobilità sicura e sostenibile. Nella sicurezza facciamo con il Ministero del Merito e dell’Istruzione numerosissime attività nelle scuole, convinti che la sicurezza stradale è prima di tutto una forma mentale. Noi dobbiamo far capire che la cultura della sicurezza stradale, dell’essere attenti quando si è alla guida di un veicolo sulle strade, deve essere spiegato fin da giovane ai ragazzini, ai bambini, consapevoli anche che se mandi il messaggio giusto a un ragazzino, magari lui lo riporterà a casa ai genitori e quello servirà più di tantissime altre campagne pubblicitarie che pure facciamo attraverso i nostri impianti, circuiti. Cerchiamo di portare anche corsi specialistici di sicurezza stradale perché questo magari sarà un tema da sviluppare in un prossimo futuro con il Ministero dei Trasporti. Siamo convinti che l’esame di scuola guida sia sì importante per prendere la giusta abilitazione, ma non ti dia la completa formazione per poi circolare sulla strada al giorno d’oggi e quindi vogliamo dare quel know-how in più che può servire allo Stato per avere poi dei cittadini più responsabili sulle strade. Tutto questo per dire, l’ACI, dopo 120 anni, è davanti a una profonda trasformazione, una volontà di rinnovarsi, ringiovanirsi, guardare il futuro e da questo luogo voler lanciare un messaggio di apertura e di cammino da fare insieme. Grazie.
EMMANUELE FORLANI
Grazie, presidente, e in bocca al lupo per questa avventura che sta iniziando. A Resmini chiederei invece di approfondire anche rispetto a una realtà come quella di Acea che è nota per alcuni aspetti come gli acquedotti e magari meno per alcuni che abbiamo visto qui nei padiglioni come robotica e intelligenza artificiale, però lascio a lui la parola.
ENRICO RESMINI
Ottimo. Buonasera a tutti. Quando si parla di Acea si parla di infrastrutture in ambito idrico, elettrico e di impianti per il trattamento dei rifiuti. Sono infrastrutture stracritiche perché non mi risulta che ancora sull’acqua sia stata trovata una molecola alternativa. L’acqua deve arrivare. L’acqua è essenziale. Per portare l’acqua da una falda al rubinetto servono delle infrastrutture. Parlo solo delle infrastrutture dell’idrico. In Italia abbiamo un tema: sono infrastrutture abbastanza datate. Pensate che circa due terzi delle nostre infrastrutture italiane sull’idrico hanno più di 30 anni, un quarto più di 50 anni. Questo si traduce in perdite molto elevate. Su 10 litri che preleviamo alla fonte arrivano a casa 6 litri, quattro li perdiamo. Questa è la media nazionale. Quindi bisogna lavorare su queste infrastrutture, bisogna lavorare anche sulle infrastrutture elettriche perché il mondo sta cambiando, ce ne stiamo accorgendo, stiamo andando verso un mondo dove c’è più necessità di elettricità, i consumi stanno cambiando, stanno arrivando veicoli elettrici, i nostri consumi domestici stanno cambiando. Abbiamo fatto una simulazione molto interessante per cui oggi se guardiamo il carico elettrico ci accorgiamo che a volte ci sono dei blackout. Abbiamo visto tipicamente a luglio perché il picco arriva a luglio quando abbiamo tutti il condizionatore acceso. In realtà si sta spostando il picco e vedremo che il picco sarà raggiunto a febbraio fra 4-5 anni. Quindi anche le reti vanno ripensate: non è solo un tema di investire per cambiare le reti, ad esempio quelle idriche, ma bisogna proprio pensare il funzionamento di un’infrastruttura essenziale per uno stato moderno, perché quelle infrastrutture impattano poi lo sviluppo economico. Chiaramente per fare sviluppi di questo genere servono, qui si parlava di mattoni nuovi, tanti mattoni perché sono ovviamente investimenti importanti e spesso vengono fatti su queste infrastrutture che noi cittadini vediamo poco. Ma per darvi un’idea, vi do un’idea: l’acquedotto di Roma, immaginate un cubo di 9 metri di lato, un cubo fatto di acqua in questa stanza, ogni secondo passa un cubo di questa dimensione di acqua nell’acquedotto. Questo è per darvi un’idea, una sensibilità di quello che vuol dire costruire e gestire opere così complesse ma così essenziali. Bisogna investire, come Acea, stiamo investendo molto. Adesso realizzeremo, per esempio, il raddoppio di linea dell’acquedotto che alimenta la città di Roma, che è un’opera magnifica, dove investiremo un miliardo e mezzo, di cui circa la metà arrivano da finanziamenti che arrivano direttamente dal governo. Ed è un’opera magnifica perché realizzeremo il più avanzato sistema di acquedotti mai fatto in Europa, perché lì entrano i mattoni nuovi, l’innovazione tecnologica. Mi collego al punto che Emmanuele solleva: oggi non si possono più costruire le infrastrutture, non si possono più progettare le infrastrutture come si progettavano due o tre anni fa, non sto dicendo 20 anni fa, perché c’è questa novità che si chiama Robotica e Intelligenza Artificiale. Noi abbiamo portato qui allo stand di Acea un paio di robot da far vedere, sono un piccolo umanoide e un piccolo quad, una specie di cagnolino robotico perché noi li stiamo utilizzando sempre nelle nostre infrastrutture. Abbiamo iniziato già da un anno e mezzo per le ispezioni, per il monitoraggio. Già oggi bisogna pensare alle nuove infrastrutture che abbiano la capacità di operare attraverso una robotica distribuita su un’infrastruttura. Dobbiamo pensare a delle infrastrutture che abbiano dei sensori che raccolgono in continuo dei dati che vengono elaborati dall’intelligenza artificiale. Facendo così si riesce a realizzare delle infrastrutture che avranno una durata maggiore, saranno più efficienti da operare e garantiranno una sicurezza importante per i nostri cittadini. Quindi è un percorso importante, servono tanti mattoni, tanti investimenti, ma bisogna pensare anche all’innovazione, alle nuove tecnologie che rendono queste infrastrutture un asse importante dello sviluppo economico del nostro paese.
EMMANUELE FORLANI
Grazie, grazie a tutti i nostri relatori che ci hanno in qualche modo consentito di dare diversi spunti che ovviamente ora consegno al ministro, permettendomi solo di aggiungere una piccola domanda locale, visto che siamo a Rimini, siamo in fiera, in questi giorni abbiamo avuto tantissimi visitatori, ne siamo lieti. C’è un tema che sta a cuore localmente che è quella dell’eventuale apertura di un casello, quindi se potrà dirci qualcosa penso che tutta la platea sarà contenta di sentirlo. Grazie ancora davvero per essere qua con noi.
MATTEO SALVINI
Allora, grazie a voi e visto che è la giornata di chiusura, un abbraccio e un complimento ai 2.500 volontari che hanno montato, smontato, pulito, servito e che sono una bella gioventù. Sul casello l’anno scorso incontrai gli amministratori locali, chiesi un aggiornamento dei progetti e quindi di fare dei compiti tecnici. Ci siamo reincontrati adesso, prima di venire qua. Il mese scorso hanno mandato sia al Ministero che ad Autostrade per l’Italia gli ultimi ragionamenti. Quindi, siccome io domani pomeriggio sono in ufficio, mi sono fatto carico di prendere in mano direttamente la faccenda con Autostrade per l’Italia e mi auguro al Meeting dell’anno prossimo, a Dio piacendo, di arrivare con buone notizie concrete, visto che è due anni che ci stiamo portando dietro il tutto. Ringrazio voi perché oggi con la passeggiata di 5 ore mi avete fatto fare palestra, cosa che non faccio mai a Roma quando sono in ufficio, quindi sicuramente ha fatto bene al fisico, alla pressione. Ringrazio la squadra del Ministero che ha allestito uno stand eccezionale che ha fatto innervosire qualche giornalista di sinistra e allora l’anno prossimo lo faremo ancora più grande lo stand del Meeting al Meeting di Rimini. Ringrazio uno per tutti il viceministro Edoardo Rixi che è protagonista del 90% del lavoro che facciamo a Roma. Non la voglio far lunga, mi sono messo qualche slide sui numeri per giustificare a voi in una manciata di minuti come stiamo usando i vostri soldi. Perché tutto quello che stiamo facendo ovviamente lo facciamo con i soldi in parte dei privati, ma in gran parte dei contribuenti italiani. Quindi alle mie spalle vedrete scorrere sommariamente le cifre. La prima impressionante sono 204 miliardi, fra cantieri aperti, progetti in corso e progetti di prossima cantierazione “Godem jü”. Parlo in milanese, anche se Macron milanese non lo capisce, se è offeso, però continuo ad adottare il dialetto e non dico “tac tram”. Dei vostri soldi, hanno messo quello più grande nello schermo di fianco a uso del cinquantenne, comunque, di 200 miliardi vostri ne stiamo utilizzando 125 in ferrovie, strade, idrico di cui abbiamo appena sentito parlare: casa, TPL, TRM, sono acronimi per il trasporto pubblico locale e metropolitane per intenderci. Casa, poi ci torno su. Ringrazio il presidente Meloni perché a quattro mani io e lei stiamo lavorando a un grande piano Casa Italia che torni al secolo scorso per permettere soprattutto ai giovani e alle famiglie di investire sul futuro perché senza una casa a prezzi accessibili non c’è famiglia e non c’è futuro. Siccome siamo in una sede dove la famiglia è ancora un valore. Poi, nel dettaglio, ferrovie: Stefano, che ho di fianco, ha un budget diviso fra nuove opere, manutenzione e sicurezza di questo genere. Stiamo lavorando anche sul recupero di alcune piccole stazioni in alcuni paesi, penso alle Marche, all’Umbria e quelle stazioni ormai in disuso diventano un punto di riferimento per la Croce Rossa, per il medico di base, per le associazioni di volontariato, per la banca del territorio e quindi stiamo facendo anche un’opera che non è la TAV, ma sicuramente per quelle comunità locali è importante. 1.200 cantieri attivi e record storico per cui le opposizioni chiedono le mie dimissioni un giorno sì e un giorno no. Ovviamente perché più cantieri hai, più treni circolanti hai, più è possibile avere qualche disservizio e qualche ritardo. D’altronde, se dicessi che i treni arrivano tutti in orario, mi chiederebbero le dimissioni per un altro problema storicamente risalente. Dalla ferrovia alla strada ci sono altri 44 miliardi di euro. Questi sono soldi pubblici di Anas perché poi ci sono i concessionari privati come ASPI. Evidentemente anche qua lo sforzo estivo di chiudere una gran parte di questi cantieri per evitare che a luglio e ad agosto ovviamente ci fossero code perenni. Il tema dell’acqua noi. Per la prima volta ci siamo dotati di un piano a medio e lungo termine per evitare la perenne emergenza che un mese è la siccità e il mese dopo è l’esondazione. Quindi con uno sforzo enorme, questi sono dei macro numeri, ogni anno vengono utilizzati in Italia 30 miliardi di metri cubi di acqua: agricolo 56%, uso civico e potabile 31%, quindi casa nostra e industria energia il 13%. Per la prima volta, dicevo, abbiamo fatto una scelta con questo ministero, con questo governo, abbiamo chiesto a tutti gli enti locali di darci tutti i progetti passati, presenti e futuri per sistemare la rete idrica nazionale. Risposta: ne sono arrivati più di 400 per un budget, se mi dessero i soldi, di 12 miliardi di euro cantierabili, 400 progetti da tutta Italia che comunque verranno buoni anche per gli anni a venire che si sommano ai 500 interventi che sono già in corso, compreso l’acquedotto del Pistrina che ci sta costando anima e sangue, 600 milioni di euro. Peraltro, abbiamo adottato un primo stralcio per uno di quei 12 miliardi per partire con 62 progetti pilota in tutte le regioni italiane per rimettere a posto la rete idrica per nuovi invasi. Tenete presente che noi siamo arrivati al Ministero con alcune dighe, penso alla Sicilia, i cui lavori erano iniziati a inizio anni ‘80. Siamo nel 2025, non sono ancora finiti i lavori. Sarò nei prossimi giorni alla diga di Campolattaro in campagna che darà acqua a 2 milioni di cittadini e aziende del territorio. Tenete presente che la diga di Campolattaro che cominciò con i soldi della Cassa del Mezzogiorno, quindi sempre con soldi vostri a inizio degli anni ’80, al 2025 non ha ancora erogato 1 centilitro d’acqua perché ai tempi non dico si dimenticarono, ma non riuscirono a fare qualcosa che per una diga è importante, ovvero sia le condutture che portano l’acqua a uscire dalla diga. Quindi oggi a Campolattaro c’è un bellissimo lago dove si fa surf, si può fare pesca sportiva. Il problema è che l’acqua non esce, quindi stiamo lavorando per far uscire questa benedetta acqua. Altro tema che abbiamo recuperato in corsa, superando ritardi accumulati precedentemente rispetto a noi, è quello delle Olimpiadi Milano-Cortina. Avete visto il padiglione perché è stato allo stand. Al di là di essere un grande evento sportivo, 4 miliardi di investimento sul territorio fra Veneto, Lombardia, Trento e Bolzano. I quasi 4 miliardi investiti ci daranno un ritorno economico superiore ai 5 miliardi con annessi 2 milioni di visitatori in Italia. Sono già stati venduti. E parlare di Olimpiadi invernali di febbraio al 27 di agosto è curioso. Sono già stati venduti 750.000 biglietti in tutto il mondo. Tenete presente che per alcune specialità, penso all’hockey su ghiaccio. Certo, parlare di hockey su ghiaccio alla fiera di Rimini può essere curioso, però il biglietto costa 3-4.000, quindi non si parla di biglietti da 30-40. Quindi ci sarà un indotto notevole non solo come visitatori, ma la cosa grande è la stima di 3 miliardi di telespettatori che in quelle settimane useranno il telecomando dalla Cina agli Stati Uniti, dal Canada al Sud America per guardare le nostre montagne e se riusciremo a intercettare l’1% di questi 3 miliardi noi riempiamo la Riviera Romagnola per i prossimi 50 anni. Quindi vediamo di usare il dossier Olimpiadi per lasciare sul territorio strade che poi rimarranno e per appassionare non solo con le nostre montagne, ma con il sistema Italia questi 3 miliardi di persone. Casa, vado veloce perché si vede poco, ci vedo poco io che sono vicino, figurarsi quelli in fondo. Sull’edilizia privata siamo intervenuti con il salva casa che permette ai cittadini di andare a sanare piccole irregolarità interne alle abitazioni risalenti magari a 50 anni fa, rimettendo sul mercato. Il mercato immobiliare, stando ai dati ufficiali nel 2025 primo trimestre, è cresciuto sia per le compravendite che per l’affitto rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Stiamo lavorando alla revisione del testo unico dell’edilizia delle costruzioni per dare in mano ai professionisti e ai sindaci non l’enciclopedia Treccani, ma uno strumento più agile e compatto. La Lega sta lavorando e siamo arrivati a buon punto anche a un disegno di legge che riordina le competenze delle sovrintendenze che troppo spesso hanno potere discrezionale per decidere questo sì e questo no. Invece a me piace pensare che ci siano criteri oggettivi per evitare di bloccare costruzioni. Poi altra riflessione che ho fatto questa mattina, facendo due passi prima di venire qua sul lungomare a Riccione, ci sono delle splendide ex colonie delle vacanze estive ormai disabitate, abbandonate, però mi dicono sono tutelate dalle Belle Arti, quindi non si può far nulla. Il mio dispiacere è che a volte questa ipertutela porti al crollo del bene invece che al riutilizzo del bene. Secondo me sarebbe più intelligente prendere e sistemare perché a furia di tutelare poi tuteli le macerie. Riflessione a margine. Piano Casa Italia, ne parlava il presidente del Consiglio. Questi sono denari pubblici che abbiamo già messo a bilancio, 660 milioni che sono un’inezia. Stiamo lavorando anche di risorse private da mobilitare per un grande piano casa per i giovani e per le famiglie. Sono in corso, peraltro, più di 150 cantieri di recupero di circa 15.000 alloggi popolari nelle periferie italiane, nel padiglione abbiamo visto da nord a sud, da Milano ad Andria, passando per la Calabria. Quindi stiamo restituendo e chiuderemo i cantieri entro il giugno dell’anno prossimo circa 15.000 alloggi popolari ai legittimi proprietari e partiamo con la sperimentazione di un fondo nazionale per la rigenerazione urbana. Abbiamo approvato un codice degli appalti che snellisce le procedure, fa risparmiare fra i 6 e gli 8 mesi i professionisti, le imprese e gli amministratori e dicevano che avremmo bloccato il settore. Da che è entrato in vigore sono stati più di 10 milioni le procedure di appalto alla faccia dei gufi e dei menagramo. Per quello che riguarda le grandi opere da qui al 2032-2033, dicono i tecnici, si andrà velocemente in treno da Torino a Lione e, inciso, non c’è nelle slide. La cosa che mi fa arrabbiare da ministro e da italiano è che questo mercoledì pomeriggio noi stiamo pagando lo stipendio a 418 poliziotti, carabinieri e militari per difendere gli operai, i furgoni e gli scavi in galleria. È una roba indecente per il 2025 dover pagare delle forze dell’ordine per difendere una galleria ferroviaria, però così è, se ci pare. Sempre 2032-2033, a 250 all’ora si passerà sotto le Alpi al Brennero, in 25 minuti si passerà dall’Italia all’Austria e sarò il 18 del prossimo settembre all’abbattimento del diaframma dei lavori fra Italia e Austria. Il ponte. Siamo l’unico paese al mondo che riesce ad avere litigio politico anche sulle gallerie, sulle rotonde e sui ponti. La società Stretto di Messina nasce per legge nel 1971. La storia narra che due volte l’uomo attraversò, secondo gli annali, lo Stretto su un ponte senza ponte, ma senza traghetti. La prima volta nel 250 a.C. il console Lucio Cecilio Metello, dopo aver vinto la prima guerra punica, narra lo storico Strabone, attraversò lo stretto su un ponte costruito di botti con 104 elefanti. Non abbiamo prove concrete, però così si narra. La seconda volta, anche lì, non abbiamo evidenze scientifiche: San Francesco di Paola stendendo il mantello per far passare i pellegrini da una parte all’altra dello stretto. Io sono sicuro che sono state vere sia la prima che la seconda traversata, però per non saper né leggere né descrivere, noi vogliamo partire entro settembre con i cantieri del ponte a campata unica più lungo al mondo che sarà un orgoglio nazionale. Questi sono poi per la cabala, per la scaramanzia. A volte non sono numeri. Mi ha detto “Salvini, cambiali” e non posso cambiare i numeri. Lunghezza complessiva 366. Mi dicono però 666 non è una bella sequenza, non è colpa mia. Anche i pilastri 399 metri, mi fanno: “fai cifra tonda” e no, non è che posso fare cifra tonda. Adesso lasciamo che ingegneri, geologi, architetti, sessanta metri di larghezza, settantadue metri di franco navigabile che scendono a 65 a pieno carico, ovvero sia con i treni, con le macchine, con i camion, comunque assolutamente sufficienti per far passare tutte le grandi navi. Sei corsie stradali, due da una parte, due dall’altra, emergenza, emergenza, due binari ferroviari nel centro, una stima che ovviamente è in corso di aggiornamento ai giorni nostri di 6.000 veicoli ora e 200 treni al giorno, uno stanziamento di 13 miliardi e mezzo con 120.000 unità di lavoro, diretto o indiretto, creato durante l’operatività dei cantieri e fa strano che ci sia qualche sindacato che raccoglie le firme contro un’opera pubblica che dà lavoro a decine di migliaia di operai. Però il mondo è bello perché è vario, ci sono fortunatamente anche sindacati che sono più concreti. Fa strano che ci siano associazioni pseudoambientaliste che ritengono il ponte un danno quando si stima in 12 milioni di tonnellate di CO2 in meno le emissioni negli anni. E non occorre uno studio del Politecnico per capire che se invece di centinaia di traghetti che vanno avanti e indietro inquinando l’acqua, inquinando l’aria, tu hai un ponte con i treni che attraversa lo stretto, tu inquini di meno e perdi meno tempo. Sostanzialmente il confronto fra l’oggi e il domani. Basta guardare i telegiornali di questi giorni d’agosto. Oggi il tempo di percorrenza medio in auto è fra 60 minuti quando va bene. Noi abbiamo messo 180, ma quest’estate ci sono state testimonianze anche di 4 o 5 ore. In treno 120 minuti, passeggeri 180 minuti. I merci si passa da 3 ore a 10 minuti, da due o tre ore a 15 minuti. Poi sono riusciti pure a contestare il pedaggio. Si passa dai 42 euro per auto di oggi ai 7 stimati per domani. Spero che i vostri 204 miliardi con oggi abbiate la concezione che sono usati per il bene del paese. Questo è l’impegno per cui ci stiamo. Sono stato veloce, poi non parlo di altro. Viviamo tempi particolari. Mi permetto solo una riflessione, visto che siamo stati a delle mostre bellissime sulla disabilità, su San Francesco e la meravigliosa imperfezione dell’essere umano. Però al Meeting, bene o male, ci si può approcciare in tante maniere diverse, però il tema del futuro, dell’innovazione, della comunità, del non dimenticare nessuno, dell’importanza della famiglia sono centrali. Poi torni sul pianeta Terra e i giornalisti che oggi mi hanno seguito per 5 ore, al di là di Macron e di altro. Poi uno torna a casa stasera, guarda il telegiornale e vede delle notizie, a mio avviso, curiose, se non preoccupanti. Un’amministrazione pubblica emiliana che ha deciso di distribuire le pipe per fumare il crack, per ridurre il danno, e parlo del Comune di Bologna. Qua non si tratta di ridurre il danno, qua si tratta di combattere ogni tipo di droga senza e senza ma. Quando un’amministrazione pubblica ti spiega come drogarti, vuol dire che c’è qualcosa da ricostruire. Ma un’amministratrice, io gli ho fatto gli auguri che ha avuto un bimbo in queste ore, è un assessore comunale di un comune del nord-est, ha detto il fiocco arcobaleno perché ha detto sarà lui o lei da grande a decidere se è maschio o femmina. Ora io sono per la libertà assoluta e il mio cantautore preferito è uno dei più grandi pensatori anarchici come Fabrizio De André, però lasciamo che i nostri bimbi e le nostre bimbe, almeno quando vengono al mondo, vengano al mondo sereni e tranquilli. Poi da grandi faranno quello che vorranno. Però insomma, al di là delle infrastrutture, ci vuole anche una spina dorsale morale e culturale nel nostro paese. Ho sentito il presidente Draghi che ha contestato l’irrilevanza dell’Unione Europea. Sono assolutamente d’accordo sull’analisi, ma al di là dei problemi e delle difficoltà economiche, io ero europarlamentare ai tempi e mi accorsi che le cose non funzionavano non solo per il tema della moneta unica, ma soprattutto quando le istituzioni europee si rifiutarono di inserire nei testi le basi cristiano-giudaiche del nostro continente. E tu capisci che quando cancelli il tuo passato non coltivi un gran futuro. Quindi grazie, viva il Meeting e buona fine di estate a tutti.
EMMANUELE FORLANI
Grazie davvero. Grazie davvero ai nostri ospiti, dal vicepremier. Io mi permetto solo di fare una battuta anche per rincuorare il ministro. Non è affatto andato fuori tema, anzi quello che ci ha detto alla fine documenta in qualche modo che il Meeting che abbiamo proposto in questa settimana ha un po’ la pretesa di far capire che la vita è una e quindi ci sono aspetti scientifici o aspetti contenutistici che stanno assieme. Quindi grazie ancora e arrivederci al prossimo Meeting.










