LA SALUTE UN BENE PER TUTTI

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In collaborazione con Fondazione per la Sussidiarietà

Luca Antonini, vicepresidente Corte Costituzionale; Antonello Aurigemma, coordinatore Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome; Michele Castelli, professore di Politica sanitaria, Università Milano Bicocca e Fondazione per la sussidiarietà; Riccardo Zagaria, amministratore delegato DOC Pharma. Intervento video di Orazio Schillaci, ministro della Salute. Modera Conchita Sannino, giornalista Repubblica

Qual è l’impianto concettuale del nostro sistema sanitario? Quali sono le priorità di intervento, i criteri adottati le responsabilità in campo? La sanità è un bene per tutti, che rischia di essere travolto in una “tempesta perfetta”. Qual è il ruolo delle istituzioni, dell’azione pubblica e del contributo del privato, anzitutto non profit?

Con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, DOC Pharma, Società Nazionale di Mutuo Soccorso Cesare Pozzo

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Conchita Sannino

Buonasera, benvenuti, grazie per essere qui. Il mio grazie in particolare da cronista che ha frequentato a lungo il Meeting e ritrova sempre una comunità di grande interesse con tanti dal palco e in platea, io dico, portatori sani di domande e di risposte in questi percorsi di conoscenza, di arricchimento che il Meeting propone ormai da decenni. Quello di oggi è un tema che, come sapete bene, è un tema che per eccellenza unisce o dovrebbe unire. La salute è un bene per tutti, non solo perché ciascuno di noi ne sperimenta l’importanza, ma perché il diritto alla salute è nella Costituzione, l’articolo 32 primo comma, l’unico espressamente definito come diritto fondamentale che costituisce un interesse per l’intera collettività. Intanto vi dico subito che il Ministro della Salute Schillaci, Orazio Schillaci, che doveva essere con noi, purtroppo non è riuscito a raggiungerci per pregressi impegni, ha avuto, perché io faccio la giornalista e non posso negare la realtà, anche delle settimane molto intense, con, a proposito della sanità, si parla di infiammazione, di fasi acute, con una fase acuta e anche del fuoco amico. Ma abbiamo il piacere, comunque lo ascolterete con noi, abbiamo il piacere di avere un suo videomessaggio importante, con il quale è voluto essere accanto a questa manifestazione, scusandosi per l’assenza, ma noi abbiamo autorevoli ospiti, come vedete, come sapete. Ho il piacere di presentarvi con cui dialogare partendo dalla nostra destra il vicepresidente della Corte Costituzionale il Professor Luca Antonini, da gennaio è anche vicepresidente della consulta, un costituzionalista, il cui ruolo, la cui firma, come vedremo, è stato molto importante in una sentenza storica della Consulta, la Dott. Antonella Aurigemma, che è il coordinatore della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Regionali e delle Assemblee Legislative delle Regioni e Province Autonome, e poi dalla sinistra il Professor Michele Castelli che è professore di politica sanitaria alla Bicocca e si occupa anche della Fondazione per la Sussidiarietà e grazie a tutti voi davvero e il Dott. Riccardo Zagaria che è amministratore delegato di Doc Pharma e ci darà anche i dati e delle riflessioni importanti su quella che è la sanità nel nostro divenire quotidiano anche nelle nostre abitudini e nei percorsi che potremmo migliorare in maniera virtuosa per poter fruire tutti della tutela importante di questo diritto inviolabile ma direi di partire assolutamente con il ministro che non c’è ma ha voluto esserci lo stesso il Ministro Orazio Schillaci per noi con questo video messaggio, prego.

Ministro Orazio Schillaci

Buon pomeriggio a tutti, ringrazio i promotori del Meeting di Rimini per il gentile invito. Rivolgo un saluto affettuoso al vicepresidente della Corte Costituzionale, il Professor Luca Antonini, autore di un recente libro sulla sanità che ho avuto modo di leggere e apprezzare, condividendone tra l’altro gran parte dei contenuti. Saluto la moderatrice Conchita Sannino, il coordinatore della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle Province Autonome Antonella Aurigemma, il professore di politica sanitaria dell’Università Milano Bicocca e Fondazione per la Sussidiarietà Michele Castelli, l’amministratore delegato Doc Pharma, Riccardo Zagaria. Il Ministro della Salute e il Governo sono impegnati a dare risposte e soluzioni ai temi che sono al centro di questo incontro. Il titolo scelto per il panel, La salute è un bene per tutti, rimanda innanzitutto alla necessità di superare gap che si sono cronicizzati negli anni ma che possono essere ancora superati. Obiettivo di questo governo è una sanità pubblica che garantisca tutte le stesse cure con una particolare attenzione ai più fragili e ai più deboli. Sappiamo tutti che il servizio sanitario nazionale viaggia a più velocità, purtroppo ancora con disparità tra alcune regioni che funzionano meglio ed altre che devono migliorare. Ma ciò non toglie che il nostro sistema sanitario resta unico nel panorama mondiale, non solo per il suo carattere universalistico, ma anche per la qualità delle cure erogate. Ritengo che le norme e le misure approvate da questo governo siano proprio destinate a colmare le lacune esistenti, dando grande impulso alla sanità pubblica. Dopo sette anni, infatti, abbiamo approvato il decreto tariffe, grazie al quale i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza sono finalmente garantiti a tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale. Parliamo di visite, esami e presidi protesici a carico del servizio sanitario pubblico. Sono state introdotte oltre 300 nuove prestazioni, tra specialistica ambulatoriale e protesica come ad esempio la PMA per aiutare le coppie che vogliono avere figli, o i test genomici per il carcinoma mammario, o le terapie avanzate per il trattamento dei tumori. Ma le diseguaglianze non si esauriscono certo qui. Il Ministero ha emanato leggi per migliorare l’erogazione delle cure su tutto il territorio nazionale perché non vogliamo più sistemi sanitari regionali di serie A e serie B. Il nocciolo della questione è che i provvedimenti vanno applicati, che le risorse stanziate per la sanità vanno spese bene e non utilizzate ad esempio per problemi di bilancio. Lo dico perché non è sempre e solo un problema di risorse economiche. Comunque il Fondo Sanitario Nazionale nel 2025 ha raggiunto quota 136,5 miliardi di euro segnando un incremento di oltre 10 miliardi di euro rispetto al 2022. Con la prossima finanziaria sono certo che ci saranno ulteriori risorse per il 2026 che si aggiungono ai 4 miliardi già previsti nella scorsa legge di bilancio. Risorse che saranno destinate a risolvere quelle che sono le principali criticità: ridurre la carenza del personale sanitario. Disporre di capitale umano adeguato significa anche poter ridurre i tempi di attesa di visite e di esami diagnostici. Significa avere pronto soccorso non in affanno. Bisogna pagare meglio gli operatori sanitari. Siamo impegnati a rendere attrattivo il servizio sanitario pubblico, a cominciare dalle branche che oggi non vengono scelte dai giovani perché economicamente poco gratificanti, perché è difficile una progressione di carriera o ancora per le aggressioni frequenti. Mi riferisco all’emergenza urgenza ma anche a discipline come l’anatomia patologica e la radioterapia. Noi su questi temi siamo già in parte intervenuti con indennità e detassazioni per chi lavora nei servizi di emergenza urgenza e con un giro di vite per fermare la violenza nelle strutture sanitarie. Come sapete nella legge delega di riforma delle professioni sanitarie abbiamo previsto la stabilizzazione della norma sullo scudo penale che ricordo prevede che la punibilità in ambito sanitario sia limitata ai casi di colpa grave, una norma attesa da anni dai medici che permetterebbe di ridurre sprechi e di evitare esami e prestazioni non necessarie e che non deve spaventare i cittadini che avrebbero comunque diritto al risarcimento in sede civile quando giusto. Oltre a questo la riforma delle professioni sanitarie punta a costruire un sistema sanitario moderno, più rispondente ai nuovi bisogni di salute della popolazione e più attrattivo. C’è poi il grande tema del potenziamento dell’assistenza territoriale, perché è proprio in questo ambito che c’è il rischio che aumenti il gap tra i servizi sanitari regionali. Chi ci ha preceduto con il PNRR si è preoccupato soltanto di creare le infrastrutture che tuttavia senza personale sanitario, in particolare senza la disponibilità dei medici di famiglia, rischiano di non essere funzionali al miglioramento dell’assistenza. Oggi posso affermare che c’è la disponibilità dei medici di medicina generale a lavorare su un arco di 12 ore al giorno insieme agli specialisti e agli altri operatori sanitari per consentire alle nuove strutture di essere aperte sette giorni su sette. Con l’aumento degli anziani affetti da policronicità, l’immagine del medico di famiglia che lavora in solitaria è veramente anacronistica e poco rispondente alle esigenze di una sanità che è profondamente cambiata. Altro tema cruciale è certamente quello delle liste d’attesa. Siamo intervenuti approvando in tempi rapidi una legge che contiene misure mirate ed efficaci e ha mostrato di voler affrontare in modo organico un problema che si trascina da decenni senza che sia stata mai trovata una valida soluzione. Ora finalmente si possono vedere segnali di miglioramento nelle regioni che stanno applicando la legge. Grazie al nuovo sistema di monitoraggio dei tempi di attesa previsto dalla legge sappiamo che da gennaio a giugno di quest’anno 997 strutture sanitarie hanno mostrato un miglioramento medio del +21,3% nelle prestazioni prioritarie. Questa piattaforma già operativa rappresenta un punto di partenza fondamentale per capire a livello delle ASL quali sono le prestazioni che hanno criticità e capire come intervenire per dare soluzioni reali ed alcuni risultati già ci sono se si considera ad esempio che dal primo al secondo trimestre del 2025 si registra complessivamente un aumento dei volumi di prestazioni per la mammografia pari al 40%. In sintesi, dove le Regioni hanno iniziato ad applicare la legge, prevedendo visite nel weekend, nelle ore serali, o unificando le agende di prenotazione con l’inserimento delle strutture private accreditate, per citare solo alcuni esempi, la legge sta dimostrando tutta la sua efficacia. Ci sono ancora tante sfide che con impegno e serietà intendiamo affrontare e vincere. Abbiamo un progetto e vogliamo fortemente che il diritto alla salute e la tutela della salute tornino ad essere temi centrali, senza alcun tipo di strumentalizzazione, una richiesta forte che emerge anche dalla lettura del testo di Antonini e Zamagni che ho prima citato. È il nostro unico interesse dare ai cittadini risposte concrete ai loro bisogni di salute. Per questo siamo fortemente convinti che bisogna puntare sulla prevenzione. Vogliamo aiutare le persone a vivere in salute il più a lungo possibile. E quando si parla di prevenzione vorrei ricordare come esempio il finanziamento ministeriale della campagna di immunizzazione contro il virus respiratorio sinciziale per i neonati che nell’anno 24-25 ha portato a una riduzione dei ricoveri fino al 74% con una concomitante significativa riduzione della spesa diretta per gli stessi ricoveri. Lo scopo principale del servizio sanitario nazionale del III millennio in una nazione longeva come l’Italia deve essere evitare che i cittadini si ammalino, questo per vivere meglio e continuare a sostenere in maniera efficace il nostro vediamo se riusciamo a riprenderlo un attimo altrimenti mi dite se. (IL VIDEO SI INTERROMPE)

Conchita Sannino

Oppure lo riprendiamo dopo. Allora io farei così, perché vedo che non riparte. Direi intanto grazie al Ministro Schillaci che da medico, non lo dimentichiamo, da medico, da professore universitario, già rettore dell’università di Tor Vergata, che naturalmente con la sua competenza, con la sua conoscenza ha posto le sfide importanti che devono essere portate avanti. In ragione di quella competenza aggiungo da ficcanaso che ha fatto una scelta che ha impegnato tutte le prime pagine dei giornali negli scorsi giorni ma sono tanti temi, questo lo avremmo affrontato volentieri con lui ma lui non c’è e partiamo con questo viaggio importante per capire dove siamo in questo momento e soprattutto cosa è cambiato e su cosa dobbiamo operare. Allora vorrei partire dal Professor Antonini, dal giudice vicepresidente della Corte Costituzionale, perché in breve poi il professore mi correggerà, negli ultimi decenni abbiamo sempre assistito, si era sempre visto che nel dibattito indispensabile necessario tra i servizi da erogare in termini di salute e di sanità e il tema delle risorse, quasi sempre in passato vinceva il principio che le risorse dovessero essere stabilite a discendere con l’erogazione e con la spesa sanitaria. Ma la Corte Costituzionale in questi anni invece ha impresso un importante cambio di paradigma, professor, già nel 2016 ma in maniera fondamentale con la sentenza 195 del 2024 di cui lei è stato relatore e che è una sentenza storica perché lì si afferma il principio che lei molto meglio di me spiegherà ai nostri ascoltatori qui e anche quelli che ci seguono via social e il principio della spesa costituzionalmente necessaria per cui a predominare a prevalere è innanzitutto il diritto e i diritti della salute e sociali che sono legati alle erogazioni necessarie dopodiché bisogna mettere da parte quelle spese che servono per quelle erogazioni. Questo è un principio che cambia, naturalmente, tutto quello che nel Parlamento, nel potere politico, con le prerogative che il Palazzo ha, deve poi essere messo a punto. Allora, io le chiedo, in ragione di questa sentenza così importante, che non è superabile, che ha tracciato questo cambio, cosa davvero però è successo? Quanto è cambiato e quanto la classe politica ha introiettato di questo articolo della nostra Costituzione?

Professor Luca Antonini

Allora, la Costituzione dice che la salute è un diritto fondamentale. È l’unico, come ricordava lei, che viene qualificato espressamente come fondamentale dalla Costituzione italiana. Perché se c’è la salute c’è tutto, come dice il detto popolare. La salute è la nostra pelle che è in gioco. Il Servizio Sanitario Nazionale universalistico, quello che è stato introdotto da Tina Anselmi nel 1978, peraltro in un momento difficilissimo nella nostra storia. Dal 1978 al 2018 ha permesso che l’età media degli italiani aumentasse di 10 anni. Noi viviamo 10 anni in più grazie a un servizio sanitario che funzionava. Questo è stato un risultato straordinario. Oggi però la nostra sanità sta vacillando e ne è consapevole anche il Ministro perché si vedeva in quello che diceva che c’è il problema. La Corte dei Conti l’anno scorso ha detto che due milioni di italiani hanno dovuto rinunciare alle cure sanitarie. Stiamo attraversando un periodo di povertà sanitaria e io penso che non ci sia niente di più umiliante e più contrario al principio personalistico della Costituzione che dire a una persona tu non vieni curato perché non hai i soldi, hai il tumore ma non facciamo la TAC in tempo perché devi andare dal privato e se non hai i soldi per andare dal privato non puoi, perché non hai l’assicurazione. L’assicurazione magari un insegnante non può permettersi 4 mila, 5 mila euro di assicurazione sanitaria. E allora è costretto a non curarsi, 2 milioni di persone. Ma quello che impressiona di più è il trend, rispetto all’anno precedente sono 600 mila in più. Vuol dire che la sanità italiana è messa male. Il libro lo intitoliamo Terapie per una sanità malata. E in copertina c’è una foto di un quadro di Munch, il famoso pittore svedese, Il Grido, famoso per Il Grido. È un quadro autobiografico, La bambina malata, perché lui lo dipinge perché la sorella era morta di tubercolosi. E allora quel quadro lì vuole raccogliere il grido della sanità italiana, messo in una copertina. La sanità italiana ancora nel 2009 era la seconda al mondo per qualità e l’undicesima per spesa, una delle migliori sanità del mondo, per qualità dopo la Francia, che era la prima. Oggi siamo al nono posto, le cose stanno peggiorando. E allora bisogna capire la sentenza della Corte Costituzionale che è compito della Corte difendere i diritti dei cittadini e la Corte a un certo punto dice guardate che la spesa sanitaria è una spesa costituzionalmente necessaria, bisogna tagliare prima tante altre spese prima di andare a toccare la spesa sanitaria e lo dice da punto di vista storico. Oggi la sanità è messa male, sta vacillando, due milioni di persone non si sono potute curare l’anno scorso per i tagli avvenuti tra il 2012 e 2019, 40 miliardi di tagli sulla sanità. Non è colpa dell’oggi, è colpa dello ieri, è colpa dei dieci anni precedenti. 40 miliardi di tagli con il quale poi sono state finanziate altre cose, bonus edilizi, le ristrutturazioni, tagliando dove? Sulla pelle della gente. La Corte Costituzionale ha detto che non si potrà più fare. Questo è l’alert che ha voluto mettere la Corte Costituzionale difendendo i diritti alla salute. La spesa sanitaria è una spesa costituzionalmente necessaria, quindi prima di tagliare la spesa sanitaria vanno tagliate altre spese. Oggi le risorse stanno tornando sulla sanità. Il problema qual è? Non sono le risorse. Il libro si intitola Pensare la sanità. Oggi il problema sono le idee. La sanità italiana oggi è povera di idee, non è povera di soldi. È povera di idee, ma le idee sono quelle che permettono alla sanità di funzionare. E nel libro non abbiamo voluto indicarne alcune, ma qui magari rispondo dopo. Qui ci torniamo.

Conchita Sannino

Grazie, grazie davvero anche per la sua chiarezza. Perché in poche parole ci ha restituito il quadro di una sanità molto peggiorata, paradossalmente, professore, tema e dramma che si è acuito anziché risolversi all’indomani della grande emergenza pandemica che ci ha visto in prima linea. Sì.

Professor Luca Antonini

Quella sentenza nasce anche dalla considerazione. In Italia avevamo un certo numero di terapie intensive disponibili. Quando è arrivata la terapia intensiva, il Covid, la pandemia, erano dimezzate. A quel punto si è posto il problema. Se abbiamo poche terapie intensive, chi salviamo se queste non bastano? E si è cominciato a ragionare così. Prima i giovani e dopo gli anziani, prima chi ha più aspettativa di vita. E poi fra i giovani, se le terapie non bastano, quelli sani piuttosto che quelli che hanno qualche malattia. Questo ragionamento è la cosa più contraria che esista al principio personalista della Costituzione italiana, dove ogni persona ha una dignità, ogni persona ha un valore infinito. Capite perché allora la Corte è arrivata a dire che è una spesa costituzionalmente necessaria? Perché come si risolve il problema se sono poche le terapie intensive? Come lo risolviamo? Lo risolviamo dicendo chi può entrarci o no, ma non facendo mai mancare i soldi alla sanità, non facendo mai mancare le terapie intensive, spesa costituzionalmente necessaria.

Conchita Sannino

Perfetto, grazie, ha risposto anche a quest’ulteriore curiosità. E allora, il grido di Munch. Con le Regioni, Dott. Aurigemma, con le Regioni ci sono stati anche degli scambi vivaci, delle frizioni con il Ministro, come è naturale che sia nella dialettica tra il territorio e il centro. Io le chiedo innanzitutto, le Regioni in questo momento, qual è lo stato di sofferenza? Perché noi abbiamo visto che c’è un divario che è cresciuto, lo diceva anche il Professor Antonini, che è cresciuto enormemente negli ultimi anni, su cui tra l’altro, sempre da guastafeste devo dire che forse ci stava mettendo anche una pietra tombale l’autonomia che la stessa Corte Costituzionale ha provveduto a smantellare nelle sue parti più perigliose, più pericolose. E allora le chiedo, il grido d’allarme delle Regioni, poi parliamo anche delle criticità e delle colpe delle Regioni.

Antonella Aurigemma

Grazie e buonasera a tutti, un ringraziamento agli organizzatori e permettetemi di ringraziare con un doveroso tributo i tanti volontari che ci assistono e che rendono disponibile questo bellissimo Meeting. Un saluto anche al presidente Formigoni che vedo qui davanti. Io ho fatto il volontario un po’ di tempo fa e quindi ho bei ricordi di questa bellissima esperienza. Parafrasando l’intervento di Mario Draghi che pochi giorni fa proprio da questo Meeting ha detto che non è sufficiente un’unione economica per fare l’Europa e non possiamo pensare alla sanità soltanto con un problema economico. Le regioni hanno fatto dei grossi sforzi a prescindere adesso dai colori politici delle varie amministrazioni. Lo diceva prima l’intervento di chi mi ha preceduto che dal 2012 al 2019 prima della pandemia ci sono stati dei grossi tagli e purtroppo ai me dopo la lezione della pandemia abbiamo cominciato a rifinanziare la sanità. Vedete la sanità è un settore particolare. Noi se facciamo tagli sulle infrastrutture, sui trasporti, sulla scuola possiamo creare dei disservizi. Se li facciamo sulla sanità noi purtroppo non siamo in grado di recuperarla per i pazienti che non riescono ad ottenere le dovute cure e prestazioni. Quindi è importante cercare di creare un livello armonico dove le risorse che sono sicuramente un fattore importante, diventino un secondo elemento. Noi siamo una società che sta vivendo un inverno demografico e fortunatamente, come diceva prima il Dottor Antonini, abbiamo un aumento dell’età media di vita, di sopravvivenza. Quindi vuol dire che andiamo incontro a persone che hanno necessità di avere maggiore assistenza. E quindi noi dobbiamo avere una visione, una programmazione della sanità che tenga conto delle esigenze dei fattori della nostra popolazione, dei nostri cittadini. È impensabile continuare a rincorrere, a inseguire l’aumento dei posti letto all’interno dei pronto soccorso. Ormai è scientificamente provato, io sono 12 anni che vivo in questo settore, che più aumenti più aumenta l’offerta e più aumenta la domanda. In pronto soccorso ci si va quando c’è un incidente, quando c’è un’emergenza, oggi purtroppo al pronto soccorso gli accessi circa il 60% sono dati da persone che non riescono ad avere risposte dalla medicina del territorio e vanno al pronto soccorso. Quindi sarebbe il caso di cominciare a finanziare la medicina del territorio, la presa in carico dei pazienti, le persone che vivono purtroppo un aumento di neoplasie, di fattori oncologici che devono essere curati e avere risposte immediate e su questo è importante il ruolo che le regioni che hanno il compito di gestire e organizzare la medicina sul territorio devono svolgere con attenzione e impegno tenendo conto delle esigenze delle prestazioni, non del conto economico delle risorse che arrivano. È fondamentale partire da questo concetto per cercare di dare risposte immediate. Non è pensabile che abbiamo un’Italia divisa in due, dove dal 2012, oltre 13 anni, non vengono riviste le tariffe delle prestazioni, che sicuramente sono aumentate dai dati ISTAT. Le regioni virtuose che riescono ad adeguare le tariffe, il settore dei DRG, dei rimborsi che vengono dati per le prestazioni, sono adeguati a quelli del mercato. Le ragioni meno virtuose che sono dal Lazio in giù purtroppo sono costrette ad utilizzare i famosi viaggi della speranza. Una persona viene visitata a Reggio Calabria e per fare l’intervento di TAP in cuore, sono i nuovi interventi in emodinamica senza il classico taglio sul torace che possono essere fatti anche da persone in età avanzata che hanno delle situazioni fisiche non consone a un intervento invasivo, sono costretti ad andare nel nord Italia. L’assurdo qual è? È che la prestazione viene pagata dalla regione di residenza, che è in rientro economico, e la prestazione viene fatta in Nord Italia. Questa è una follia. Se non riusciamo, e già abbiamo fatto degli incontri con il Ministro per cercare di togliere questa gabella, dando la possibilità anche alle regioni in fase di rientro di poter adeguare le proprie tariffe, tanto la prestazione viene pagata. Ma soprattutto dobbiamo essere in grado di garantire le stesse prestazioni e lo stesso diritto alla salute previsto dalla Costituzione in tutto il territorio nazionale e su questo l’impegno che stiamo portando avanti come Presidenti delle Assemblee Legislative è proprio un dialogo costante che travalica gli schieramenti politici ma per cercare di dare nuove regole e portare in campo anche degli sviluppi diversi rispetto al passato facendo tesoro di quello che è successo negli ultimi anni dove un ruolo importante oggi lo deve svolgere necessariamente la prevenzione e lo screening dove noi purtroppo a livello di percentuale siamo ancora ad una soglia del 5% a livello nazionale quando a livello europeo la percentuale è molto più alta. Partendo da un errore di fatto, che la politica deve essere in grado di rivendicare con forza il ruolo di scelta, il ruolo che viene dato dagli elettori quando eleggono i propri rappresentanti nei vari Consigli regionali, a stabilire con forza la politica, chi viene eletto democraticamente dai cittadini e non i tecnici che spesso vengono messi a gestire questo settore così delicato, a fare scelte, a fare scelte importanti come quello della prevenzione e dello screening dove, continuo a ripetere, non è un costo. Il costo è comprare la bottiglietta d’acqua, che quando finisce l’acqua è finito l’interesse dell’utente, e il costo di investimento è quando tu investi in un settore come quello della prevenzione e dello screening dove i risultati si cominciano a vederli nel corso del tempo. È ormai scientificamente provato che alcune patologie, posso immaginare il vaccino sulla bronchiolite per i ragazzi dove c’è stata una riduzione di oltre il 75% dei ricoveri, posso immaginarlo su tante altre sperimentazioni che abbiamo fatto, su tante opere di prevenzione dove è stato scientificamente provato dai testi e da persone autorevoli che c’è stata una riduzione non solo di terapie invasive che venivano fatte, costringendo le persone a interventi mentre invece possono essere curate con terapie farmacologiche, ma abbiamo avuto un guadagno per il paziente che ha avuto terapie meno invasive ma anche un guadagno per le casse delle varie amministrazioni regionali. Si tratta di invertire una mentalità sbagliata che in questi anni ha portato, come noi a Roma, che per risparmiare non badiamo a spese. I vari tagli hanno portato un aumento dei costi, una riduzione della qualità del servizio sanitario e purtroppo anche delle prestazioni non consone all’interesse della patologia che aveva il paziente che si presentava nei vari pronto soccorsi.

Conchita Sannino

Grazie, chiarissimo sul tema dei divari poi torniamo perché tutti ci chiediamo da qualche lustro come sia possibile che la stessa prestazione costi X in un territorio Y nell’altro e come è possibile che in barba alla nostra Costituzione, a dispetto della Costituzione, lo stesso diritto alla salute non venga esaudito, non venga tutelato e garantito su tutto il territorio. Intanto vi dico dalla regia, ci hanno detto, perché non ce ne eravamo certo scordati, che purtroppo il file del bel videomessaggio del nostro ministro si era danneggiato, dunque forse per coerenza con una sanità malata ha voluto mandarci un segno. Lo ringraziamo lo stesso, era devo dire sul finire il suo videomessaggio quindi per fortuna quasi tutto è stato da voi e da noi ascoltato con molto interesse. Lo ringraziamo ma i nostri bravissimi tecnici in regia se non ci sono riusciti loro perché effettivamente c’era un danno. Professor Michele Castelli, abbiamo detto docente di politica sanitaria alla Bicocca, da questi quadri così importanti e così concreti anche nella loro drammaticità, io posso chiedere a chi si occupa di formazioni, a chi sta nell’Accademia, ma vive il contesto e anzi nel suo caso vive anche l’estero, perché lei è stato un bel po’ di anni fuori in Inghilterra, quali sono i criteri che oggi informano le politiche sanitarie, alla luce di quello che ci siamo detti? Se sono adeguati e soprattutto, visto che ogni giorno parliamo di PNRR e di sfide che ci attendono, di tempi che vanno rispettati per poter adeguare la nostra risposta in termini di sanità, di tutela della salute, che non è solo ospedale come ci diceva un attimo fa, attraversa tutto uno spettro di prestazioni, di attenzioni e di cure, allora le chiedo come è cambiato, cosa adesso questi criteri ci dicono e come siamo dal punto di vista del PNRR, per esempio sulle case di comunità.

Professor Michele Castelli

Grazie. Buonasera a tutti. Farò qualche punto perché chiaramente la domanda richiederebbe più di pochi minuti.

Conchita Sannino

Noi confidiamo sulla sintesi perché voi siete tutti bravi.

Professor Michele Castelli

Sì, noi accademici di solito siamo bravi a fare il contrario, a parlare di più, però cercherò di smentire questa visione. Allora, due premesse generali. Una è che questo incontro si intitola La salute è un bene per tutti. Quando noi parliamo di salute, parliamo di un ambito, un concetto, che va oltre l’aspetto prettamente sanitario. Questa è una cosa molto importante perché, quando parlo di sanità parlo di sistema sanitario, quindi ospedali, cure territoriali, spesa sanitaria, questo ovviamente impatta sulla sanità, però la salute dipende da tanti altri fattori esterni al sistema sanitario in senso stretto. Dove una persona vive, il reddito di una persona, l’educazione di una persona, l’ambiente di vita e di lavoro, tutti questi fattori la letteratura ormai ci dice che pesano per un 70% circa sullo stato di salute. Il sistema sanitario impatta per un 30%. Chiaramente poi quando una persona si ammala il sistema sanitario deve intervenire. Però negli ultimi tempi, questo concetto di salute in tutte le politiche, pensate a tutte le politiche pubbliche, ambiente, trasporti, abitazione, devono tener conto dell’impatto sulla salute che hanno. Quindi bisogna iniziare maggiormente a concepire la salute in questa visione multidisciplinare che va oltre l’ospedale, se possiamo dire. L’altra cosa è che c’è un tema sicuramente di sostenibilità, la spesa sanitaria è un tema rilevante. In una recente intervista di agosto il ministro ha detto che dovrebbero essere allocati ulteriori 4-6 miliardi alla sanità, non ha detto esattamente la cifra. Non entro in questi temi, però sicuramente risorse aggiuntive. L’Italia spende meno di altri paesi simili, Francia, Germania, in Europa, per cui c’è un tema di spesa sanitaria, però il tema della sostenibilità non è solo economico. Questo, chi l’ha detto che mi ha preceduto, ma questo anche io lo vedo con le ricerche che facciamo, è sicuramente vero. Quindi c’è un tema proprio di ripensamento dei modelli organizzativi, dell’assistenza, dei modelli di presa in carico del paziente che non è detto che migliorerebbe, non è detto che con maggiori risorse questo migliorerebbe se non cambiano questi modelli organizzativi. Si cerca di ovviare a una spesa sanitaria più bassa e cercare di migliorare le cure per il paziente, lo spostamento dall’ospedale al territorio. Dal 2012 al 2022 ci sono stati circa 2 milioni di ricoveri ospedalieri in meno, se noi vediamo tutti i trend si vede che i ricoveri ospedalieri diminuiscono, i giorni di degenza leggermente aumentano e questo è un indicatore positivo perché vuol dire che in ospedale si va quando è più necessario. C’è tutto un tema di appropriatezza che è fondamentale. Da questo punto di vista l’Italia, rispetto ad altri paesi, è un paese dove ancora si ricorre all’ospedale in maniera a volte inappropriata. Ho fatto tanti anni in Inghilterra, ci sono tanti servizi che possono essere erogati al di fuori dall’ospedale in un setting più appropriato, migliore per il paziente, con dei costi più bassi. Quindi questo spostamento dall’ospedale al territorio è il primo elemento di cambiamento del sistema. Il secondo che ha citato anche il ministro è sicuramente un investimento maggiore in prevenzione, non solo nei programmi di screening o prevenzione varia, ma anche proprio sugli stili di vita. Per esempio in Inghilterra, io ho famiglia con i figli piccoli, quando andavano a scuola, questo tema dell’educazione sanitaria era fortissimo, forse anche magari pure eccessivo da certi punti di vista, però sicuramente è una cosa su cui nel nostro paese bisognerà fare qualcosa in più, fin da giovani. Poi l’altro grande tema è quella della digitalizzazione. Pensate a tutta la telemedicina, quindi consulti a distanza e la possibilità di monitorare i pazienti a distanza, fascicolo sanitario elettronico, noi studiamo queste cose, il fatto di avere dei dati che permettano delle valutazioni integrate del paziente e per il paziente la possibilità di disporre dei propri dati clinici che possano essere usati in tutto il territorio nazionale, al giorno d’oggi è fondamentale, e poi tutto il tema dei referti digitali, della prenotazione delle visite digitali. In ultimo, un cambiamento anche del rapporto tra pubblico e privato, perché noi sappiamo che in Italia ci sono tantissime realtà pubbliche, private e no profit che operano in sanità. Spesso però questo avviene andando a colmare le lacune del pubblico, che va bene, però bisognerebbe, e ci sono esempi virtuosi nel territorio nazionale, un coinvolgimento di questi attori anche nella programmazione, nella progettazione, non solo nell’erogazione dei servizi. Dall’inizio, non solo andando a coprire alcune lacune. Questo per quanto riguarda l’offerta. Io finora ho parlato di offerta dei servizi. E da questo punto di vista il PNRR è fondamentale, ha messo a disposizione circa 15 miliardi di euro per migliorare la sanità territoriale. Questo poi è stato recepito nel DM 77 del 2022 che ha fornito il quadro normativo operativo della sua messa in pratica. Il PNRR di fatto cosa fa? Nella sua missione numero 6 prevede due obiettivi, il miglioramento dell’assistenza territoriale e questa digitalizzazione. Le cose fondamentali sono, nel ripensamento del modello territoriale, case di comunità e ospedali di comunità. Queste strutture dovrebbero fornire quell’assistenza multispecialistica formata da equipe di medici diversi sul territorio per ovviare quel tema che citava anche il ministro dei medici di medicina generale singoli ma non solo questo proprio anche l’integrazione di diversi professionisti sul territorio e non solo l’ospedale che obiettivamente cambierebbe di tanto la sanità se funzionasse. Mi chiedevi delle tempistiche. L’ultimo report della Corte dei Conti dice che a livello di strutture siamo on target, come si dice in Inghilterra. Il problema è che entro l’anno prossimo bisognerà renderle operative.

Conchita Sannino

Come li riempiamo questi edifici?

Professor Michele Castelli

C’è tutto il tema del personale, delle competenze.

Conchita Sannino

Che è la vera sfida, professore.

Professor Michele Castelli

Però questo, magari, al Meeting dell’anno prossimo, vedremo a che punto siamo. Mi lasci dire un’ultima cosa. Parlavo dell’offerta. Voglio dire una cosa, è fondamentale in sanità anche il governo della domanda, una cosa di cui si parla molto meno. Se noi facessimo un sistema sanitario perfetto dal punto di vista dell’offerta, ma tutti lo utilizzassimo in maniera inappropriata, il sistema crolla. Quindi il governo della domanda, soprattutto nei sistemi pubblici dove c’è comunque un rischio che in economia viene chiamato di azzardo morale, per cui tra le due parti è come se lo Stato fosse l’assicuratore, i cittadini sono gli assicurati, il cittadino può cambiare il proprio comportamento per il fatto di essere assicurato. In altre parole, fregarsi, o comunque pensare meno alla prevenzione, perché tanto c’è qualcun altro che paga, c’è qualcun altro che lo cura. Ora, questo, se capita per una persona, ma se capita sulla popolazione, crea un problema. Per cui, stili di vita, appropriatezza, quindi non sovrautilizzo e non sottoutilizzo del Servizio Sanitario Nazionale, andare nel posto giusto nel momento giusto, queste cose vanno. Non è solo responsabilità del cittadino, è proprio il sistema che dovrebbe educare maggiormente noi nell’utilizzo del sistema stesso perché senza un governo della domanda anche l’offerta non può reggere.

Conchita Sannino

Chiarissimo, grazie anche perché torniamo al tema di avere un pensiero, una strategia che poi informa le scelte, le scelte conseguenti. Allora, Dottor Zagaria, abbiamo detto amministratore delegato di Doc Pharma, 350 milioni di fatturato, il 20% del mercato del Pharma equivalente, perché lo diciamo? Perché dottore di fatto sfogliando i vostri numeri viene fuori un rapporto che non ti aspetti qualcosa di un po’ paradossale che racconta il rapporto tra la spesa farmaceutica di questo versante e i cittadini e i cittadini che invece poi patiscono le conseguenze di una sanità che non funziona. Eppure che cosa rilevate voi?

Dott. Riccardo Zagaria

Prima di tutto grazie ancora dell’invito è sempre un piacere tornare al Meeting. Anch’io ero qua 30 anni fa come volontario, quindi è sempre un piacere tornare. Siamo assolutamente in casa. Mi chiedeva del dato della spesa farmaceutica. Inizio dicendo che comunque il sistema universalistico del Sistema Sanitario Nazionale garantisce ancora oggi in Italia una spesa contenuta, perché se la confrontiamo con gli altri paesi europei, siamo, fatto 100% la spesa dei paesi europei, quelli più evoluti, i Big 5 su cui noi ci confrontiamo, oggi l’Italia pesa l’85%, quindi il 15% in meno della spesa pro capite in campo farmaceutico. Quindi questo è il primo dato, fornendo quello che è comunque un accesso adeguato per quanto riguarda le prestazioni. Detto questo assistiamo a quelle che sono delle contraddizioni. Il dato fondamentale è che anche qua la spesa farmaceutica è divisa in due grossi silos, in due grossi contenitori. La spesa territoriale che è quella che banalmente è quella che è fatta dagli acquisti tramite la cosiddetta ricetta rossa dematerializzata che i cittadini fanno andando in farmacia, è la spesa ospedaliera. La spesa territoriale, per parlare semplice, è sotto controllo. L’anno scorso sono stati spesi circa 600 milioni in meno rispetto a quello che era il budget previsto, mentre invece quella che è fuori controllo è la spesa ospedaliera, da cui passa tutta quella che è l’innovazione. Pensiamo a patologie, prima si parlava di tumore, di sistema degenerativo e sistema nervoso centrale. Quella nel 2024 ha avuto uno sfondamento di 3,6 miliardi, cui la metà è a carico dell’azienda farmaceutica e tramite il sistema di payback. Però questo vuol dire anche che le cronicità di cui si parlava prima sono e stanno nel silos della territoriale, perché è lì che si fa prevenzione, è lì che si cura. Poi ovviamente nel sistema sanitario, quando ci sono le acuzie si va sulla spesa ospedaliera. Rimanendo sulla territoriale, che è quella che mi compete, essendo amministratore delegato di un’azienda farmaceutica che fa in particolare farmaci equivalenti, che sono quei farmaci che vengono messi sul mercato dopo che il brevetto è scaduto., il sistema sanitario fissa per questi farmaci il prezzo di rimborso, vuol dire che il cittadino, il paziente, paga la differenza tra il mio farmaco, che è equivalente assolutamente uguale anche se sviluppato vent’anni dopo, ma il cittadino che vuole comprare l’originale di Brand paga la differenza. Per darvi un dato, l’anno scorso il mercato farmaceutico dei farmaci equivalenti in Italia è 1 miliardo e 7, ma i cittadini hanno pagato di tasca loro quasi 1 miliardo e 100, più di 1 miliardo, per prendere il farmaco originale, il farmaco Brand.

Conchita Sannino

Scusi se la interrompo dottore, domanda secca. Chi ha di meno spende di più per il farmaco.

Dott. Riccardo Zagaria

La cosa paradossale è che nell’Italia di cui si diceva divisa in due, la maggior parte di questo miliardo è spesa dai cittadini che stanno dal Lazio in giù. La penetrazione del farmaco generico più alta si ha in Trentino e in Emilia-Romagna, la più bassa si ha in Sicilia e in Puglia. È un problema di tipo culturale e qua sta la sfida di un’educazione, di un’educazione alla prevenzione ma anche di un’educazione a spendere bene i propri soldi che più questo sistema virtuoso passa più si liberano risorse.

Conchita Sannino

Si liberano risorse e le istituzioni potrebbero impegnarsi anche in questo rispetto?

Dott. Riccardo Zagaria

Assolutamente, dentro un dialogo con le aziende ma già con AIFA e con il Ministro della Salute stiamo lavorando da diversi anni per far partire una campagna di sensibilizzazione in questo senso.

Conchita Sannino: Molto importante, grazie, perché ci svela un aspetto che non conoscevamo, in effetti, no? E che sembra paradossale. Professor Antonini, è importante tornare un attimo al suo libro, Pensare alla sanità, lo voglio dire per esteso, Pensare alla sanità. Terapie per la sanità malata della Studium Universale, così magari è ancora un po’ estate, c’è tempo anche per leggerlo, per distendersi e per fare una lettura che certo sia impegnata però importante, di grande consapevolezza perché tra il saggio e l’analisi propositiva io voglio chiederle anche alla luce di questo ulteriore lavoro che lei ha fatto rispetto all’allarme che poi qui con grande serenità e dati alla mano stiamo tracciando. Quali sono secondo lei le direttrici urgenti sulle quali bisognerebbe impegnarsi?

Professor Luca Antonini

Allora, il titolo del Meeting è “In luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. Qual è la forza del mattone nuovo? È che non lascia il deserto, deserto, vince il deserto, dovrebbe essere questo. Altrimenti succede quello che diceva Anna Arendt. Anna Arendt criticava Nietzsche perché dice che tutti si è accorto che sta avanzando il nichilismo, però non ha fatto nulla per fermarlo. A volte disse questa frase, “Il deserto avanza”, era il nichilismo che avanzava. E il vero rischio è che noi diventiamo veri abitatori del deserto e che lì ci sentiamo a casa, l’altro rischio sono le tempeste di sabbia. Il rischio vero è che noi ci sentiamo a casa nel deserto, costruire con mattoni nuovi vuol dire non sentirsi a casa nel deserto, secondo me. E questo cosa implica oggi rispetto al deserto che rischiamo di avere nella sanità, dove c’è un processo di americanizzazione, quella che è stata la sanità di tutti sta diventando la sanità di pochi. E questo la democrazia italiana non se lo può permettere, perché un conto è che tu sei nato e vissuto in America, dove se non hai i soldi, non hai l’assicurazione, l’ambulanza non ti viene a prendere. Ma se questo succede in Italia, dove sei abituato a un servizio sanitario universale, qui succede la rivolta. Non riusciamo a sostenere una cosa del genere. Allora qual è il mattone nuovo della sanità? Secondo me non è tanto il cosa fare, ma il come farlo, il come, il metodo. Infatti nel libro noi lanciamo l’idea di una commissione bipartisan che a livello ministeriale o parlamentare si insedi e con un appoggio trasversale delle forze politiche decida di prendere in mano la sanità, perché oggi il dibattito sulla sanità è sciatto. Si dice che mancano le risorse e quando le risorse ci stanno non è quello il problema. Non si capisce quali sono i veri problemi che vanno affrontati. Ci si perde sui vaccini quando c’è un problema grande della sanità che abbiamo di fronte, enorme, che dobbiamo risolvere. Allora, come? Con la commissione bipartisan, si prende in mano in modo bipartisan la sanità italiana e si affrontino i veri problemi. Aurigemma diceva un problema grosso prima, le regioni del sud sono penalizzate dai meccanismi del commissariamento, la Corte Costituzionale ha fatto la sentenza contro il commissariamento statale della Calabria, durava da 11 anni e la Calabria stava peggio di prima. Non è possibile. Questo non è lo Stato. Questa è una finta dello Stato. Ci vuole un impegno serio che sia in grado di veramente risolvere i problemi, ma pure anche meccanismi di rimborso di che va a fare il viaggio della speranza. I problemi sono grossi. I costi standard. Lei diceva come mai una siringa costa 10 euro da una parte e 100 dall’altra. Ma oggi abbiamo l’intelligenza artificiale. I costi standard li inventò la mia commissione nel 2009. Mi ricordo che erano vecchi quando nacquero. Oggi siamo nel 2025 e c’è l’intelligenza artificiale che permette di gestire una quantità di dati sterminata. Con quella noi potremmo fare nuovi costi standard veramente efficaci, veramente in grado di farci colpire gli sprechi, oppure riqualificare la professione medica. La professione medica va riqualificata. Ha ragione il Ministro quando dice che l’Italia è l’unico Paese in Europa che ha la responsabilità per colpa grave penale del medico… per colpa lieve, scusate, per colpa lieve! quindi basta che non rispetti un piccolo protocollo e lui finisce inquisito. Ma un medico che finisce inquisito, uno scienziato, un medico che finisce inquisito, lui, la sua equipe, gli infermieri, eccetera, 8 anni e poi il 3% di condanne. 3% però per 8 anni l’ha lasciato impiccato con l’idea che prova forse dal terrore che andrà in galera. In Francia non c’è la responsabilità penale per colpa lieve del medico, solo quella per colpa grave e c’è risarcimento civile se sbaglia, ma non quella per colpa lieve che determina è stato calcolato 10 miliardi di spesa in medicina difensiva in Italia. Questo è un assurdo mantenere. Ha ragione il Ministro che è una cosa che l’abbiamo scritto nel libro che va tolta. Meno male che è stato tolto il numero chiuso a medicina dico io perché oggi mancano i medici. La Calabria ha dovuto chiamare 300 medici da Cuba, che è un’ottima scuola di medicina quella di Cuba, ma in Italia mancano i medici. Certe professioni lo diceva il ministro e se tu hai le specialità in dermatologia, chirurgia plastica sono piene e c’è la fila. Medicina d’urgenza non c’è nessuno, vanno deserti, i concorsi stessi delle regioni vanno deserti. Allora bisogna introdurre retribuzioni differenziate, perché se non li paghi di più, i medici del pronto soccorso, una volta avevo visto in televisione che facevano delle TAC di cervelli, per far vedere il cervello affaticato, si vedeva dalla TAC il cervello affaticato. Quello più affaticato di chi era di cervello che si vedeva all’attacco, quello di un medico di pronto soccorso, perché questi fanno dei turni disumani. Quindi bisogna differenziare le professioni, bisogna reintrodurre l’idea di una medicina umanistica, non si cura la malattia, si cura la persona malata, non la malattia e basta, perché sennò si fanno dei cortocircuiti, devi curare la persona. Tolstoj diceva, se senti dolore sei vivo, ma se senti il dolore degli altri sei umano. Occorrono medici umani che sentano il dolore degli altri, che capiscano cosa vuol dire prendere in carico veramente una persona, guardarla come persona e non semplicemente occuparsi del particolare della malattia. Guardate che c’è una differenza abissale fra il medico che guarda l’uomo, che guarda la persona, e il medico che guarda solo la malattia. Magari era anche uno scienziato bravissimo, ma ti accorgi che c’è qualcosa che non funziona. Tornare a una medicina umanistica. Superare il Taylorismo. Oggi per fare direttore generale di una ASL basta che hai la laurea, qualsiasi laurea. Poi fai un corso di 100 ore e diventi direttore generale. Perché l’idea è il medico fa il medico e il manager fa il manager. Taylorismo lo chiama Zamagni nel libro. È sbagliatissimo, non si può gestire una ASL non sapendo nulla di medicina. Non puoi gestire miliardi di un’ASL avendo fatto un corso di 100 ore, farai disastri. Sono tutte cose importanti che implicano una ristrutturazione di sistema. Per questo nel libro, l’idea del come. Il mattone nuovo è un come oggi, il metodo. Ci vorrebbe una commissione bipartisan con l’appoggio veramente trasversale delle forze politiche per riprendere in mano questa sanità malata che non possiamo permetterci di lasciare andare.

Conchita Sannino

Grazie professore, anche per la vibrante tensione civile che naturalmente informa il lavoro e le analisi e lo studio dei giudici costituzionali, ma altro secondo me anche per una platea così diversificata è sentirlo e percepirlo. D’altro canto le sue parole sono nel solco di quello che solo qualche mese fa ha detto il presidente della Repubblica Mattarella, lo voglio ricordare a tutti noi: “Il diritto alla salute è una conquista della nostra civiltà, frutto di decenni di impegno civile, di mobilitazione popolare e di riforme sociali e progressi scientifici. La recente emergenza pandemica ha evidenziato come la salute sia vulnerabile e quanto sia cruciale investire in sistemi sanitari robusti.” Esattamente quello che dicevamo.

Ancora torno al territorio, Dottor Gemma, stavolta deve pagare pegno perché noi dobbiamo ancora capire come, lo accennava il Professor Antonini, tanti anni di commissariamenti in alcune regioni hanno peggiorato la situazione, c’è un problema di classe dirigente, che riguarda ovviamente questo tempo, riguarda trasversalmente i territori, ma poi riguarda anche una certa distorsione in generale della forma regione, di un superpotere di queste regioni, repubblichette, le hanno chiamate altri costituzionalisti. Io però le chiedo più banalmente come è possibile ad esempio che sulle liste d’attesa ci sia tutto questo ritardo e come è possibile cosa che non ha torto secondo me contestava il Ministro Schillaci in un recente scambio che avete avuto non con lei direttamente naturalmente in cui diceva come è possibile che un quarto dei soldi che serviva a operare sulle liste d’attesa non è stato speso da tante regioni. Quindi ci sono delle criticità sulle quali intervenire ormai con forza, con una consapevolezza nuova.

Antonella Aurigemma

Sicuramente perché, come dicevo prima, questa diversificazione sul territorio ha portato poi conseguenze nel accentrare la conferenza del Stato Regioni su un decreto del Ministro che è intervenuto portando miglioramenti su alcune regioni, altre regioni sono ancora un po’ in difficoltà. Sì, sono arrivate risorse con un sistema nuovo anche di controllo e incontro, però proprio per evitare la desertificazione sul sistema sanitario noi dobbiamo approfittare di una congiuntura che non ha mai avuto uguali in questo periodo, il famoso PNRR che con la misura 6 sta portando oltre 16 miliardi di euro che come diceva anche il professore sta andando di pari passo nei vari interventi, nei vari step che si sono programmati. Oggi noi dobbiamo evitare che questo investimento fatto sia sulla parte edilizia con la Casa della Salute, la Casa della Comunità non diventino delle cattedrali nel deserto, dobbiamo intervenire preventivamente e siccome gli investimenti come già è accaduto vengono richiesti con un governo di centrosinistra e vanno avanti con un governo di centrodestra che sicuramente non arriverà fino alla fine e potrà anzi che ci sia qualche altro cambiamento. È fondamentale che gli obiettivi siano comuni e siccome sulla sanità l’obiettivo è comune a tutti perché sfido chiunque a vedere se non è l’obiettivo quello di curare un paziente o curare la salute penso che sia fondamentale continuare su un trend e stabilire con delle intese anche fatte in tempi non sospetti nella continuità. Oggi noi abbiamo tolto il numero chiuso nelle università però da oggi il ragazzo che si iscrive nell’università quest’anno diventerà medico tra 6 più 5 tra 11 anni. Non possiamo lasciare le case della comunità e le case della salute vuote per 11 anni anche perché sono un filtro fondamentale per evitare le famose liste di attesa e i famosi caos all’interno del pronto soccorso. È importante e fondamentale che noi cominciamo a tessere un quadro di insieme con gli attori principali di questo settore che sono non soltanto il personale sanitario degli ospedali ma sono i medici di medicina generale, i farmacisti che hanno svolto un ruolo fondamentale nel periodo del Covid, le professioni sanitarie che vediamo nei vari reparti, in particolar modo con l’età media che avanza. Non possiamo non tener conto dei fisioterapisti, di tutte quelle persone che possono fare assistenza domiciliare e dobbiamo cominciare a sviluppare il settore della telemedicina che è un settore fondamentale per avere sotto controllo alcuni pazienti che oggi sono ricoverati all’interno degli ospedali, che occupano un posto letto, che hanno non solo una spesa maggiore, ma non hanno le cure adeguate che potrebbero avere stando addirittura dentro casa. È importante che ci sia una sinergia, che la politica riesca a fare sintesi per dare nell’immediato non più in tempi avanzati perché molte strutture e molte opere saranno disponibili già alla fine di quest’anno e quindi dobbiamo renderle operative non solo con i medici ma anche con i tecnici, con i macchinari che dovranno essere impiantati all’interno delle strutture. È importante cominciare a parlare di salute. La salute è un concetto molto più ampio dove c’è anche la sanità. Oggi dobbiamo tener conto non solo della malattia, dobbiamo tener conto del paziente, dobbiamo tener conto dei familiari del paziente. Vedete quando una persona va avanti con l’età diventa un problema non solo per il suo stato di salute ma per i figli, per i nipoti, per le persone che devono accudirlo ed è un sistema complesso che è sicuramente portato avanti con intelligenza e responsabilità istituzionale, quella responsabilità istituzionale che portò Tina Anselmi nel 78 a varare la riforma unendo tutte le mutue, le casse mutue d’assistenza per portare a questo sistema sanitario universale che noi dobbiamo difendere a denti stretti, perché è un sistema che non ha uguali nel mondo. Forse abbiamo perso qualche posizione, ma sicuramente siamo un sistema sanitario da invidiare, ha le sue pecche, ha le sue difficoltà, ma noi siamo in grado, come diceva, che quando si chiama l’ambulanza arriva senza aspettare il numero della carta di credito che deve arrivare preventivamente. E noi con quello spirito del ‘78 dove vi fu un Parlamento unito nel votare all’unanimità a questo sistema dobbiamo ritornare con quella responsabilità e con quello spirito a portare avanti politiche innovative. Non è un problema economico, è un problema di visione. Qual è la visione della sanità da qui ai prossimi dieci anni? Nei prossimi dieci anni può darsi che cambierà il colore di chi ci governa a livello nazionale, di chi ci governa a livello regionale, per questo è fondamentale stabilire dei punti di insieme, degli obiettivi comuni che vadano avanti a prescindere dalla scadenza, a prescindere dal colore politico dell’amministrazione attuale e per questo è importante cercare di fare sinergia, stabilire questi accordi con gli attori protagonisti che dovranno avere un ruolo fondamentale all’interno della Casa della Comunità, della Casa della Salute, e soprattutto stabilire un quadro di insieme che possa vedere quelle giuste risposte che oggi purtroppo sia il personale sanitario sia i pazienti aspettano da troppo tempo.

Conchita Sannino

L’attesa, l’attesa purtroppo è ancora una parola chiave. Professore, in questa erosione sempre più grave del sistema sanitario che era fiore all’occhiello della democrazia italiana, lo dicevamo, sicuramente ha di fronte questa crisi anche un altro tema, assumere su di sé nuove domande, nuove emergenze. A parte una sfiducia molto forte dei cittadini che addirittura abbiamo visto per problemi culturali magari si rivolge lì dove c’è minor convenienza, lì dove ci si fa un danno da soli. Ma dall’altro lato pensavo ad esempio al tema dei giovani. Il post Covid ci ha messo di fronte una grande emergenza sui ragazzi, sui giovani che hanno grandi problemi. E rispetto a queste nuove esigenze, la politica sanitaria, di fatto, come deve cambiare? Da dove deve ripartire in maniera onesta, concreta, per fare quel lavoro bipartisan a cui facevamo riferimento?

Professor Michele Castelli

Sì, infatti, tengo conto quello che ha detto prima il Professor Antonini, sarò velocissimo perché vedo che il tempo sta finendo.

Conchita Sannino

Avete cinque minuti a testa, quindi siamo perfettamente nei tempi.

Professor Michele Castelli

Questo tema della fiducia è fondamentale, i giovani, non giovani. I giovani tra l’altro sono sempre meno, per cui secondo me questo tema è anche la questione delle nascite, anche in questo caso non è solo un problema di soldi, è un tema di sfiducia generalizzata che va combattuto in tutti i modi, perché sennò sembra che se improvvisamente aumentino le risorse le persone inizino a fare figli. Non credo che sia così. Aiuta, ma non è quello il tema. Allora, su questo tema della sfiducia sicuramente… le liste di attesa, il fatto che i LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza non sono garantiti in maniera omogenea sul territorio, la migrazione sanitaria da una regione a un’altra regione, la carenza di personale… Sicuramente un certo livello di sfiducia c’è. Vi do giusto due dati per dare l’idea, dati dell’ISTAT del 2024. Tra Trento e la Campania c’è una differenza nell’aspettativa di vita di più di tre anni, che è tanto. C’è una aspettativa di vita tra la provincia di Bolzano e la Basilicata di aspettativa di vita in buona salute di 14 anni. Sono numeri importanti. La mortalità totale nel 2020 negli uomini che hanno al massimo la licenza elementare rispetto al possessore di laurea è più alta del 51%, quindi per tornare al discorso della salute, un certo tipo di sfiducia c’è. Io penso che ovviamente se ci fosse la bacchetta magica qualcuno l’avrebbe già utilizzata, però il problema più grave secondo me di questa sfiducia è il rischio dell’erosione del patto sociale perché comunque un sistema sta in piedi, anche un sistema democratico come il nostro, come diceva il Professor Antonini, sta in piedi se comunque i cittadini si sentono in qualche modo parte di esso perché altrimenti il patto sociale si sgretola. E allora anche il welfare di cui la sanità è un elemento fondamentale deve essere visto non solo come un costo ma come un investimento ma anche come uno strumento di tenuta sociale. Ci sono dati e studi che ci dicono che i sistemi che hanno un welfare sviluppato, questo funziona da strumento di coesione sociale, da fattore di crescita, da fattore di sviluppo e capacità innovativa. Ancora c’è un’idea di welfare come redistribuzione e assistenzialismo che, certo, può essere male utilizzato, ma come strumento ben gestito rimane fondamentale. Se c’è questa erosione, cosa si può fare? Se ci fosse la bacchetta magica, lo useremmo. Però dico 3 flash. Primo, maggiore collaborazione, valorizzare di più il contributo dei diversi soggetti del sistema sanitario, pubblici, privati for profit, privati no profit. Questo l’ho già accennato prima ma secondo me è fondamentale perché ci sono esempi virtuosi in cui si può prendere di più dalla collaborazione sinergica di questi attori. Il secondo aspetto è la valutazione. Noi adesso abbiamo a disposizione un sacco di dati e possiamo capire meglio che cosa va e che cosa non va nel sistema in maniera puntuale. Si possono utilizzare meglio questi dati e si possono anche diffondere meglio nella popolazione, una cosa che viene fatta ancora un po’ per addetti ai lavori. E in ultimo, come accennava sempre Antonini, questo tavolo tra forze bipartisan, io penso anche che in qualche modo occorra una specie di patto sociale tra istituzioni e cittadini, che in maniera trasparente. Ponga sul tavolo diritti e doveri rispetto al sistema sanitario, alla sanità perché comunque come dicevo prima c’è anche una questione di domanda per cui di responsabilizzazione, di educazione sanitaria delle persone e c’è anche un tema di sapere meglio che cosa sta succedendo perché giustamente un cittadino dice ma perché in certe regioni la qualità delle cure in un modo in certe regioni o in un altro. Ma perché i tempi di attesa in quella regione? Ma perché certe regioni possono usare il gettito addizionale dell’IRPEF per fornire i LEA ulteriori in altri? Ecco, magari spiegare queste cose con delle tempistiche sarebbe meglio che trovarsi in situazioni dove c’è un commissariamento da anni e anni e anni, senza che una persona comune sappia il perché. Secondo me, una maggiore trasparenza, un maggiore coinvolgimento, permetterebbe anche di affrontare le difficoltà sapendo che c’è un percorso e magari uno lo accetta, capisce che c’è effettivamente un problema, perché altrimenti non si sa perché queste cose succedono.

Conchita Sannino

Grazie professore, la trasparenza è l’ingrediente fondamentale per rinnovare il patto di fiducia tra cittadini e istituzioni, per allentare quelle distanze che il tempo e anche le distorsioni di cui abbiamo parlato poi scavano profondamente. Siamo in chiusura perfettamente nei tempi e vi ringrazio anche della vostra competenza, capacità, bravura e sintesi. Dottore, cosa nella spesa farmaceutica, noi siamo abituati a guardare come un elenco di numeri, uno stato dell’arte, ma cosa ci raccontano di questa progressione, di questa crisi? Cosa è successo negli ultimi anni dopo il Covid, cosa avete notato e come si può anche col vostro aiuto, col vostro comparto, cercare di fare quel fronte comune di cui stiamo parlando, di cui c’è bisogno?

Dott. Riccardo Zagaria

Sì, assolutamente. Sarò molto sintetico. Per quanto riguarda la spesa farmaceutica dopo il Covid, se questa è la domanda, sicuramente si è avuto un aumento considerevole, soprattutto pensando a quella che è la spesa territoriale, dove si fa, come dicevo prima, la vera prevenzione. Simultaneamente però c’è anche da sottolineare che col Covid e con le guerre successive, parlo come amministratore delegato di un’azienda farmaceutica, si è stati di fronte a elevati aumenti di costi. Quindi alcune molecole, e qua porto un altro dato, molecole fondamentali come antibiotici, per dirne uno l’Amoxicillina, chi l’ha sviluppato il farmaco, siccome il prezzo del farmaco è troppo basso, ha deciso di non produrlo più. Quindi è un fenomeno recente di questi mesi, di questi anni che si legge sui giornali, alcune molecole non si trovano più in farmacia. Come rispondere a questo? Sicuramente rimodulando i prezzi. Noi oggi abbiamo dei farmaci, cito un esempio, io prima di venire qua ho preso non al bar del Meeting ma al bar della fiera un caffè e l’ho pagato 1,60 euro. La Metformina, che è un farmaco per chi non è né farmacista né medico, che è il farmaco di trattamento di base per il diabete, in Italia i diabetici sono diversi, ha un costo mensile, prezzo al pubblico, dai 2,50 euro ai 7 euro. Forse, per non parlare anche della Furosemide, che è un diuretico super utilizzato, forse c’è da rivedere il sistema dei prezzi dei farmaci sotto i 5 euro. Se vogliamo realmente creare per evitare le carenze dei farmaci, che è il cosiddetto reshoring, riportare la produzione in Europa dei farmaci e in Italia in particolare. In Italia siamo la prima manifattura in Europa, siamo quelli più bravi e quelli che produciamo più farmaci rispetto agli altri partner europei, però per far sì che questo avvenga. Non possiamo con il PNRR finanziare nuovi stabilimenti e nuove produzioni principi attivi in Europa se poi però farli girare e non agiamo sui farmaci troppo bassi perché farli girare non diventa conveniente. Le cosiddette cattedrali nel deserto. Un ultimo accenno, in chiusura, mi viene da spendere, io quest’estate ho letto sia il libro di Antonini ma anche un altro libro, lei mi parlava della prevenzione e del Covid, che è una ricerca fatta da Pesenti e di Rovati che si intitola Tra le crepe dell’universalismo, che è un report sulla povertà sanitaria in Italia e l’ho trovato molto interessante, in cui è evidente, e invito tutti anche a passare dallo stand, in cui è fondamentale anche il ruolo del terzo settore, perché abbiamo parlato di privato, di privato convenzionato, ma opere come, per citarne uno che è qui allo stand, il Banco farmaceutico, offrono quel contributo e vanno ad agire dove anche il sistema sanitario non riesce a arrivare. Non sto parlando solo di pazienti extracomunitari perché i regolari non sono coperti dal sistema sanitario nazionale. Sto pensando anche a cittadini italiani che magari in prevenzione, un farmaco in classe C che non è passato dal sistema sanitario nazionale non possono permetterselo. Quindi sicuramente nel patto che c’è prima, che diceva prima il professore, va anche sottolineato il ruolo fondamentale del terzo settore che è fondamentale.

Conchita Sannino

Grazie, grazie Dottor Zagaria per averlo ricordato. Io voglio ricordare per onestà che il Meeting da anni mette al centro del terzo settore, ha contribuito a far riconoscere i meriti e un mondo dentro il quale c’è una enorme risorsa umana ed impegno civile molto forte oltre che di competenze. Allora da qui sale con forza l’idea di un interesse superiore che metta tutti insieme purtroppo nel paese in cui poi ci si divide peraltro nella stessa maggioranza sui vaccini piuttosto che su un altro ma dalle vostre rispettive competenze sale l’invito e l’esortazione forte ad andare in senso contrario per mettere la persona al centro. Voglio ricordare queste parole di Papa Francesco che sicuramente ci accompagnano se si parla di salute. “La prima cosa di cui ha bisogno un malato è la vicinanza piena di compassione e tenerezza. Per questo prendersi cura del malato significa prendersi cura di tutte le sue relazioni con Dio e con gli altri. Un mondo che scarta gli ammalati, che non assiste, che non può permettersi la cura, è un mondo cinico e non ha futuro.” Io vi ringrazio e vi ricordo che, come mi ha chiesto di ricordare il Meeting, ognuno di noi può dare un contributo, ogni donazione è un mattone nuovo per continuare a costruire insieme luoghi di incontro, bellezza e speranza, e ci sono le postazioni del Dona Ora. Buona salute a tutti, grazie davvero, grazie.

Data

25 Agosto 2025

Ora

17:00

Edizione

2025

Luogo

Sala Conai A4
Categoria
Incontri