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ITALIA HUB DEL MEDITERRANEO: INFRASTRUTTURE, INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ PER I TRASPORTI DEL FUTURO
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Marco Bucci, presidente Regione Liguria; Giacomo Carelli, presidente Drivalia e Chief Executive Officer & General Manager CA Auto Bank; Tullio Del Sette, commissario straordinario ACI; Pierluigi Di Palma, presidente ENAC; Sergio Gianotti, Head of Italy Public Sector, Amazon Web Services (AWS); Edoardo Rixi, viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Modera Emmanuele Forlani, direttore Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS
L’Italia, grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo, può diventare il principale hub logistico e dei trasporti dell’area. La sfida è trasformare una vocazione geografica naturale in un vantaggio competitivo concreto, superando le complessità territoriali e normative che caratterizzano il nostro Paese. La Liguria rappresenta un caso emblematico: qui si concentrano alcuni degli interventi infrastrutturali più ambiziosi e delicati, dove innovazione e sostenibilità devono procedere insieme alla tutela del territorio. Come coniugare sviluppo economico e sicurezza? Come semplificare i processi senza compromettere la qualità degli interventi? Il confronto tra istituzioni, imprese e protagonisti del settore – dalla portualità, dalla mobilità sostenibile all’innovazione digitale – delinea le nuove rotte per far crescere l’economia italiana nel contesto internazionale. Un dialogo concreto per trasformare le potenzialità geografiche in opportunità di sviluppo duraturo.
Con il sostegno di Gruppo FS, Engineering, Automobile Club d’Italia, AIRiminum, Amazon Web Services
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EMMANUELE FORLANI
Buongiorno, benvenuti a tutti a questa penultima giornata di Meeting. Oggi parliamo di un tema estremamente rilevante in un incontro al quale abbiamo voluto dare come titolo “Italia Hub del Mediterraneo. Infrastrutture, innovazione, sostenibilità per i trasporti del futuro”. Sono molto lieto e molto grato di poter presentare i nostri ospiti che sono tutti particolarmente centrati rispetto a questo tema e ci aiuteranno ad entrare in profondità rispetto a quello che abbiamo voluto sottolineare nella sinossi che avete trovato nella scheda di quest’incontro. Effettivamente il nostro paese da un punto di vista geografico, storico e politico è centrale all’interno dell’area mediterranea e quindi inevitabilmente centrale anche nello sviluppo dell’economia della società, non solo del paese italiano evidentemente, ma internazionale. Oggi ne parleremo con degli ospiti, come dicevo, particolarmente rilevanti. Li ringrazio davvero per aver partecipato, per aver accettato il nostro invito. Vado rapidamente a presentarli a partire dal Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi. Grazie per essere qui con noi. Sergio Gianotti, Head of Italy Public Sector di Amazon Web Services, grazie e benvenuto. Il Presidente dell’ENAC si era nascosto perché ha una sedia di colore brutto, ha detto, gli abbiamo messo quella sbagliata. Pierluigi Di Palma, Presidente ENAC, grazie per essere venuto. Il Commissario straordinario ACI, Generale Tullio Del Sette, benvenuto. Giacomo Carelli, Presidente di Drivalia e CEO e General Manager di CA Auto Bank, benvenuto. E il Presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, benvenuto, grazie ancora di essere con noi. Gli ospiti sono tanti, quindi non ruberò tempo. Facciamo un giro di tavolo e vediamo se poi ci rimane eventualmente dello spazio per una piccola battuta finale. Partirei proprio dal Presidente Bucci, a cui rinnovo la gratitudine per aver accettato l’invito. Non è la prima volta al Meeting, è venuto anche in altra veste come sindaco. A lui chiedo una domanda con due tagli, quindi una doppia domanda. Il primo ingrediente che vorrei sottolineare e chiedere a lui riguarda un po’ il ruolo di visione che spetta a una regione, domandandogli se effettivamente è necessaria una visione, una strategia, un coordinamento tra istituzioni, enti, aziende e stakeholder per garantire uno sviluppo coerente delle infrastrutture, per stabilire anche quali sono le priorità e per assicurare il rispetto del territorio. Quindi prima gli chiederei proprio questo a riguardo di una eventuale necessità di una visione e qual è. Il secondo aspetto invece è più specifico sulla regione che lui governa, la Liguria, che storicamente è porta del Mediterraneo, del Nord Italia e dell’Europa. Infatti si parla spesso di macro regione del nord-ovest e la domanda che dentro la domanda vorrei fargli è se c’è la necessità di una migliore connessione e anche entrare un po’ più nel dettaglio se il Terzo Valico può essere sufficiente a rispondere a questi problemi o se si può fare anche qualcos’altro. Come capite è una summa di una quindicina di domande ma il Presidente Bucci è capace di rispondere a tutte. Prego e grazie ancora per essere arrivato.
MARCO BUCCI
Grazie, grazie a tutti voi, è un piacere per me essere qui, grazie per l’invito. Vado subito al nocciolo della questione. Certamente la regione deve avere, la Liguria ma anche tutte le altre regioni d’Italia, una visione in tutti i campi, soprattutto nelle infrastrutture. Se non c’è visione non c’è strategia, non c’è piano operativo. La visione presuppone poter vedere quello che c’è e ci sarà non solo nel breve termine, io direi 5, 10, magari anche 15, 20 anni e soprattutto mettere in piedi una strategia per arrivare ad avere la visione concreta, cioè per mettere a terra, come si dice, o a mare nel nostro caso, quelli che sono i progetti. Questo è fondamentale. Senza la visione garantisco che non si riescano a raggiungere risultati, quindi ci deve essere. Accanto alla visione ovviamente ci vuole una strategia e un piano operativo. Ora, per quanto riguarda le infrastrutture, noi abbiamo subito messo in piedi un sistema che sia in grado di portare dalla visione a tutta una serie di opere e che poi siano in grado di dare una ricaduta economica, occupazionale e di sviluppo sul territorio. Vorrei sottolineare tre cose importanti: ricaduta economica, ricaduta occupazionale e ricaduta di sviluppo sul territorio. Quando parlo di sviluppo parlo ovviamente di sviluppo ecosostenibile, ma uno sviluppo anche che sia in grado di toccare il sociale e di toccare l’ambiente. Queste sono le tre cose importanti, lo vedete anche nelle strategie europee, sono i tre punti chiave con cui noi dobbiamo lavorare. Se noi prendiamo la carta dell’Europa e la giriamo nord-sud, sud-nord, voi vedete un grande mare che è il Mediterraneo, che sta in cima dopo aver girato la carta all’Europa, e vedete un molo, provateci, è un effetto ottico incredibile, un molo che attraversa il Mediterraneo. Questo molo è l’Italia, dove da una parte c’è l’Adriatico, dall’altra c’è il Mar Ligure e il Tirreno, ma vedete chiaro e tondo che c’è un punto molto importante di approccio verso l’Europa. Il fatto che noi definiamo l’Italia come il gateway dell’Europa del Sud è fondamentale e noi definiamo la Liguria come il gateway dell’Europa del Sud verso occidente e la parte ovviamente dell’Adriatico con Trieste e Venezia come il gateway dell’ingresso dell’Europa verso Oriente. Queste sono componenti fondamentali della visione strategica, perché questo vuol dire che noi possiamo veramente giocare, come scritto lì sopra, come hub del Mediterraneo. E quando parliamo di hub vuol dire che è un punto di incrocio fondamentale. Mille anni fa le Repubbliche Marinare, sia Genova e Pisa da un lato, che Venezia dall’altro, avevano creato già questo concetto e noi vogliamo fare in modo che questo concetto sia valido anche nei nostri giorni e soprattutto nel futuro. Nel futuro che vuol dire? Che una volta si parlava solo di beni. I beni entravano nei porti e poi andavano verso la terra, verso tutti gli altri stati, comuni, eccetera. Poi ai beni si sono associate le persone, le persone hanno portato la cultura e quindi c’è questo scambio attraverso i porti, attraverso i gateway come vengono chiamati. Ma oggi ci sono anche i dati, i dati internet, i dati dei sistemi digitali, questi dati che sono portati attraverso i cavi sottomarini, quindi grande importanza del mondo sottomarino e grande importanza della possibilità di poter trasferire informazioni attraverso i porti e attraverso i punti di ingresso nell’Europa del Sud. Queste sono tutte le componenti fondamentali per costruire lo sviluppo dei nostri territori e noi siamo assolutamente focalizzati nel far sì che questi vengano messi a punto. Ora, qual è il gioco dell’infrastruttura? Senza infrastruttura non c’è sviluppo. Non l’ho detto io, l’ha detto Roosevelt ai tempi del New Deal, l’hanno detto anche tanti altri prima. Lo dicevano gli antichi romani, che hanno costruito la più grande infrastruttura dell’epoca. L’infrastruttura è fondamentale. Esiste infrastruttura a mare, esiste infrastruttura a terra, esiste infrastruttura nei cieli, esiste infrastruttura sottomarina, che è quella dei cavi Internet che dicevo prima. Queste infrastrutture vanno tutte costruite, protette, mantenute, la manutenzione è fondamentale in questo caso, e soprattutto dobbiamo fare in modo che lo Stato, cioè i cittadini, siano i proprietari di questa infrastruttura. Non possiamo assolutamente rinunciare alla nostra proprietà come italiani dell’infrastruttura che è in Italia e voi sapete tutte le conseguenze di questo discorso. Questa infrastruttura è quella che garantisce lo sviluppo, soprattutto in una regione di alta qualità di vita come la nostra, dove l’alta qualità di vita vuol dire anche, ovviamente, alta qualità di lavoro, alta qualità di occupazione, di ricaduta economica, di sanità, di tutte le altre componenti che servono a garantire un’alta qualità di vita. Mi è stata fatta una domanda specifica sul Terzo Valico, che è una delle infrastrutture più importanti. Grazie al Viceministro Rixi che è qui. Io ho cominciato a fare il sindaco nel 2017. In questi anni ho visto una pioggia di investimenti in Liguria sulle infrastrutture, parliamo di 18 miliardi. Questi 18 miliardi, di cui la metà circa sono stati già spesi in infrastrutture nuove, ma ce n’è ancora altrettanti da spendere, garantiscono un futuro che vedete non è nei prossimi 3-4 anni, è un futuro nei prossimi 20, talvolta 50. Stiamo facendo la grande diga del porto di Genova, 1 miliardo e 300 milioni. Guardate che questa diga dovrà durare 30, 40, forse 50 anni. L’ultima diga che è stata fatta a Genova è stata fatta 90 anni fa, tanto per darvi un’idea. Queste sono cose che vogliono dire avere una visione, vuol dire pensare a quello che sarà il futuro, ma pensarlo anche in maniera flessibile, perché nessuno oggi è in grado di indovinare cosa succederà domani o dopodomani. Però noi dobbiamo essere in grado di costruire un sistema che sia in grado di adattarsi a tutte quelle che saranno le esigenze del domani o del dopodomani. Questa è la sfida. E se siamo in grado di fare questo, facciamo veramente qualcosa di importante per i nostri territori. Ora, per andare specifico sul Terzo Valico, che ci auguriamo tutti nel 2027 possa consentire i primi treni, ci sono tante altre infrastrutture che proseguono verso Milano. L’alta velocità, noi la vogliamo ovviamente, Milano-Genova, arrivare a Milano in meno di un’ora vuol dire garantire uno sviluppo al territorio incredibile, come è successo per Bologna, come è successo per Torino, come è successo per Firenze, per Napoli con Roma e così via. Ne abbiamo assolutamente bisogno. Ma abbiamo anche tante altre infrastrutture, sia ferroviarie che autostradali, che devono essere costruite per far sì che, ricordiamoci bene, uno dei valichi più importanti con la Francia è il valico di Ventimiglia. E oggi, soprattutto quando Monte Bianco e Frejus hanno bisogno di tanta manutenzione, Ventimiglia diventa assolutamente critico e fondamentale. Quindi un raddoppio dell’autostrada, un altro percorso di bretella, la Gronda, gli altri investimenti nel porto, il raddoppio della ferrovia tra Finale e Andora, sono tutte cose fondamentali per il futuro della nostra regione, ma che non è solo il futuro della regione Liguria, è il futuro della macro regione. Il futuro per noi vuol dire avere una macro regione in Piemonte, Lombardia, Liguria, Val d’Aosta, che sarà il Lender dove c’è più ricchezza in assoluto, ho usato il termine tedesco, dove c’è più ricchezza in assoluto in tutta l’Europa, dove c’è più alta qualità di vita, un grande mattone per costruire quell’Italia che è il futuro per noi e per i nostri figli. Questa è la visione. Se ci lavoriamo duri, come abbiamo sempre fatto a cominciare dalla ricostruzione del Ponte San Giorgio, sono certo che ci possiamo arrivare e costruiremo il futuro della nazione Italia. Grazie a tutti.
EMMANUELE FORLANI
Grazie al Presidente Bucci anche per aver accettato di rispondere alla seconda domanda specifica. Passerei a Giacomo Carelli che, come dicevo prima, è Presidente di Drivalia e CEO e General Manager di CA Auto Bank, che viene definita da loro stessi come una “banca della mobilità”. È una banca multinazionale, nata a Torino che è culla, come sappiamo, dell’industria automobilistica italiana. A lui la domanda di raccontarci come questa identità unica permette di animare dei servizi in una dinamica certamente in parte nuova e contribuire a trasformare l’Italia nell’hub del futuro, anche prendendo a riferimento quanto adesso è stato detto dal Presidente Bucci. Gli chiederei anche però di fare un accenno, se vuole, al tema dei costruttori cinesi in Europa. È un tema evidentemente molto citato in questo momento e la domanda specifica è se lo ritiene un rischio o un’opportunità e che ruolo può avere l’Italia in questa dinamica.
GIACOMO CARELLI
Grazie innanzitutto, buongiorno a tutti, grazie per l’invito. Mi riallaccio a quello che ha detto il presidente: le infrastrutture sono fondamentali per lo sviluppo di un paese, lo sviluppo di una regione. Noi su queste infrastrutture abbiamo creato un sistema di software, se volete, un ecosistema di mobilità che nasce molti anni fa, nel 1925, perché noi siamo nati all’interno del gruppo Fiat come la prima finanziaria automotive in Europa creata dal gruppo Fiat col nome Sava, poi divenuta FCA Bank. Nel 2022, con la tempesta Stellantis, siamo stati rilevati dal gruppo Crédit Agricole e siamo diventati una banca sempre italiana, ancorché di proprietà di un gruppo francese, con sede a Torino e che gestisce la mobilità per diversi marchi, non più il gruppo Stellantis purtroppo, ma molti nuovi marchi, soprattutto marchi che vengono dall’Asia, dall’America. Siamo diventati la captive, se volete, la banca di riferimento per Tesla, per i nuovi costruttori cinesi che sono arrivati. La prima domanda è che cosa sta vivendo il nostro settore. Il nostro settore sta vivendo un grande cambiamento perché oggi c’è l’avvento della mobilità elettrica, chiamiamola mobilità elettrificata. In Europa già ormai un quarto delle vetture sono elettriche o comunque ibride alla spina, in Italia ancora il 10%, ma è anche vero che l’Italia sta crescendo molto, soprattutto nella parte ibrida non ricaricabile. Oggi più del 60% delle vetture immatricolate in Italia sono comunque in qualche modo elettrificate. Questo comporta la necessità di un adattamento della domanda e dei bisogni dei clienti. Oggi quello che vediamo è che c’è stato fondamentalmente un trasferimento dalla proprietà del mezzo, del veicolo, all’uso, all’utilizzo, la cosiddetta “usership”. E noi abbiamo creato all’interno di questa nuova banca della mobilità europea, Crédit Agricole Auto Bank, un sistema di usership che permette ai nostri clienti di scegliere se la mobilità è per qualche minuto, il car sharing elettrico, se la mobilità è per qualche giorno, il rent-a-car, gli abbonamenti se si vuole una mobilità flessibile, il noleggio a lungo termine se si vuole una mobilità ancora più flessibile e più lunga nel tempo. Questo ci ha permesso di ridurre, se volete, l’impatto dell’adozione della nuova tecnologia dell’elettrico e il rischio per il cliente, rendendo questa tecnologia più accessibile, perché poi alla fine per questo siamo pagati, per creare un ecosistema di mobilità che renda i nuovi prodotti più accessibili alla clientela in Italia e in Europa. E questo ci ha anche permesso, come dicevo, di portare in Europa alcuni costruttori che rappresentano a nostro avviso più un’opportunità che un rischio. Sono i costruttori cinesi, i BYD, i Chery che cominciamo a conoscere e che a nostro avviso potrebbero diventare i nuovi produttori di veicoli, perché no, nel nostro Paese. Vi ricordo che nel nostro Paese si produceva, nei tempi del compianto Dottor Marchionne, e noi veniamo da quel mondo, 1.150.000 veicoli nel 2017, l’ultimo anno che il Dottor Marchionne è stato in vita. L’anno scorso la metà e quest’anno, se andiamo a guardare i risultati del primo semestre, il 30% in meno dell’anno scorso. Quindi c’è bisogno di una scossa, di qualcosa che cambi. Probabilmente, per rispondere alla sua domanda, i costruttori cinesi sono una soluzione, possono essere una soluzione per utilizzare i siti produttivi che oggi in Italia non vengono utilizzati, certamente non vengono utilizzati al 100%.Tornando al discorso della mobilità, un altro macro fenomeno che mi interessa sottolineare oggi è quello del cosiddetto Mobility as a Service, MAS, l’acronimo. Per i giovani di oggi, a 18 anni non esiste più il desiderio della proprietà della vettura, dell’acquisto, come quando eravamo giovani noi. Il mercato del mobility as a service, inteso come mobilità condivisa, car sharing ma non solo, rappresenta ormai quasi 60 miliardi di volume d’affari, ma se vi dico il volume di crescita che è il 35% ogni anno rispetto all’anno precedente, qualcosa significa. Più del 15% del mercato oggi sono forme alternative di mobilità alla classica proprietà o se volete al classico noleggio. Più della metà delle vetture vendute in Europa sono a società di noleggio e quindi, per rispondere a questo mercato, creare un sistema di mobilità come ha fatto Crédit Agricole Auto Bank attraverso la società controllata Drivalia è assolutamente necessario per rendere il tutto più sostenibile.
EMMANUELE FORLANI
Grazie, grazie mille. Proseguirei nel ragionamento con il Commissario Generale Tullio Del Sette, anche perché in questo momento di grande e repentino cambiamento, ci sono alcune realtà, come quella che lui è chiamato a guidare come Commissario straordinario, che ha a che fare anche col tema della semplificazione dei processi normativi o autorizzativi e sappiamo che è un nodo cruciale anche per lo sviluppo di questo settore. Quindi gli chiederei di approfondire un attimo qual è il ruolo di ACI in questa partita in un momento così di evoluzione.
TULLIO DEL SETTE
Sono Tullio Del Sette, commissario straordinario ACI dal 4 marzo scorso e con me Giovanni Battista Tombolato, il subcommissario qui presente. Insieme siamo incaricati della gestione straordinaria di questo ente che quest’anno compie 120 anni. Quindi è nato con il motorismo, con l’automobilismo e via via è cresciuto e l’ha accompagnato in tutti questi anni. Per chi non lo sa, l’Automobile Club d’Italia è un ente pubblico non economico a base associativa senza scopo di lucro e la federazione di ben 98 Automobile Club provinciali e locali. È la Federazione Sportiva Nazionale dell’Automobilismo Italiano inserita negli organismi internazionali, anzi è co-fondatrice, l’ACI, della FIA, la Federazione Internazionale dell’Automobile che conosciamo come ente sportivo, ma non è solo quello. Ha una parte altrettanto importante che guarda, segue e dà regole e indicazioni sulla mobilità in generale. ACI è dal 1927, dalla sua costituzione, il Pubblico Registro Automobilistico italiano, quindi ha un ruolo veramente importante in tutto quello che riguarda l’automobilismo e la mobilità. Ha una serie di priorità che noi stiamo cercando di seguire, di consegnare a quello che sarà il prossimo consiglio nazionale dell’ACI già eletto e che al termine della procedura di perfezionamento del DPR di nomina avrà l’incarico di gestire l’Automobile Club d’Italia. Tutto quello che si rappresenta nei prossimi anni, l’avvocato Antonino Geronimo La Russa, anch’esso qui presente. Con loro saluto tutti gli organizzatori, i correlatori e voi che siete qui. L’ACI, come dicevo, ha un ruolo centrale, fondamentale, imprescindibile in tutto quello che riguarda la mobilità ed ha un ruolo nazionale di rappresentanza a livello internazionale. In questo modo può dare un contributo a quello che il titolo di questo nostro intervento richiede. Cosa fa? Semplificare, promuove certamente l’automobilismo con le priorità che vogliamo dare adesso alla mobilità ormai da qualche anno: quella della sostenibilità, dell’accessibilità. Quando dico sostenibilità, dico sostenibilità ambientale ma anche sociale. Quello della sicurezza. In tutto questo può dare un contributo e lo dà quotidianamente a tutti coloro che lo richiedono, ad ogni livello: a livello degli utenti, a livello dell’industria, della commercializzazione delle auto, al governo, al legislatore. E questo ruolo può essere ulteriormente accentuato verso livelli di semplificazione. In questo senso stiamo lavorando e credo che potremo dare un ulteriore contributo in una fase così delicata come quella che ci ha descritto il relatore che mi ha preceduto dell’automobilismo, che possiamo ritenere, almeno io giudico, non felicissima momentaneamente per quello che riguarda la produzione italiana. Ad esempio, attraverso forme di semplificazione dell’accesso al servizio pubblico del PRA, introdurremo a breve un nuovo programm di prenotazione online e di sviluppo proprio delle pratiche del PRA online, programmi che già a fine estate cominceranno ad essere provati e poi collaudati per essere inseriti. Diamo un contributo alla sicurezza importante, vogliamo darlo ancora di più attraverso questi ulteriori protocolli di intesa che stiamo facendo con il Ministero, ad esempio dell’Istruzione e del Merito, per la diffusione di conferenze a livello quanto più ampio possibile nelle scuole, già a partire dalle scuole elementari, ma soprattutto le medie e le medie superiori. Lì si formano quelli che presto diventeranno i conduttori ma dove si formano i cittadini. In questo senso, ad esempio, i corsi di guida sicura che ACI ha introdotto da tempo e che stiamo cercando di sviluppare ulteriormente possono dare un contributo significativo. Noi guardiamo ad altri paesi, ad esempio l’Austria, dove i corsi di guida sicura sono diventati obbligatori già da oltre vent’anni per i neopatentati. Leggevo che in tutto questo periodo, attraverso questi corsi e tante altre iniziative, la mortalità da incidente stradale è stata ridotta dell’80%. Noi invece siamo su livelli alti di mortalità che, per quanto ridotti rispetto a qualche anno fa, fanno fatica a modificarsi. Altro settore nel quale cerchiamo di intervenire per sostenere un periodo difficile è quello del noleggio sociale. ACI a breve inizierà, incaricata dal MIMIT, un programma proprio di noleggio sociale che consentirà a coloro che hanno meno possibilità economiche di sostituire la propria auto fino ad Euro 4 con auto più performanti, nuove Euro 6, e che potranno essere noleggiate a prezzo calmierato e poi acquistate. Ci sono tutta una serie di iniziative. Quando parlo di sostenibilità, ad esempio, sostenibilità anche nei confronti di chi ha disabilità. Per questo abbiamo fatto e stiamo sviluppando un protocollo ad esempio con Montecatone, che come sapete è una struttura di primissimo livello nel recupero di gravi incidentati. Oppure stiamo lavorando ancora alla sicurezza attraverso la possibilità di estendere ulteriormente i programmi di guida sicura con gli operatori delle forze di polizia e fin anche con quei lavoratori che sono maggiormente esposti agli incidenti, attraverso un lavoro che stiamo organizzando con l’INAIL. Io posso dire che guardiamo al futuro e potrà guardare l’ACI al futuro con molta fiducia. 120 anni già passati che sono stati onorati da un lavoro veramente importante. Nel corso di questo periodo l’ACI si è adeguata come organizzazione, sta ulteriormente adeguandosi e organizzandosi ancora cercando di progredire, per essere ancora in futuro un riferimento a livello nazionale e il riferimento nazionale dell’automobilismo non solo sportivo a livello internazionale.
EMMANUELE FORLANI
Grazie, E ovviamente partecipiamo di questa ricorrenza importante di un traguardo estremamente lungo, con i 120 anni. Ci spostiamo, ma non di tanto, chiedendo a Pierluigi Di Palma, Presidente ENAC, di approfondire quello che è il titolo che ha scelto l’ente per raccontare il piano, il ruolo strategico del suo ente: “In volo per costruire il futuro”. Quello che è emerso è che il tema di fondo è quello di connettere i territori favorendo lo sviluppo tra i territori e quindi andando un po’ nella direzione che già il Presidente Bucci diceva all’inizio. Possiamo approfondire assieme a lei questo claim?
PIERLUIGI DI PALMA
Sicuramente sì. Innanzitutto un grande ringraziamento. Sono stato qui con voi l’anno scorso e ritorno volentieri quest’anno su un tema che mi è particolarmente caro. Mi è particolarmente caro perché ho avuto il privilegio, al termine del Giubileo Lauretano favorito da Monsignor Dal Cin, che è qui alla delegazione della Madonna di Loreto, di guidare la comunità del trasporto aereo davanti a Papa Francesco e quindi poter esprimere quella che è la nostra policy dell’ENAC che stiamo portando avanti da diversi anni. Peraltro questo riassume in qualche modo l’idea di una comunità, proprio per dirla con le parole di San Francesco d’Assisi, riprese dall’incipit dell’enciclica “Fratelli Tutti”, impegnata a favorire una fraternità aperta che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata e dove abita. Allora questo secondo noi, secondo ENAC, è proprio la missione che un’autorità come la nostra, in un percorso di liberalizzazione e privatizzazione, ha il compito di sviluppare per rendere l’idea di un ponte immateriale che unisce culture diverse, superando evidentemente quelle difficoltà che ci sono nell’idea che qualcuno è diverso da un altro. E quindi questo ponte immateriale effettivamente ha garantito di dare delle nuove aperture perché la comunità del trasporto aereo supera anche il problema geopolitico, cioè riusciamo a essere vicini anche a popoli che sono distanti, a governi che ci sono distanti anche per ragioni di carattere diplomatico. In questi anni abbiamo sviluppato questa policy che ci ha permesso di andare in Sierra Leone, in Libano, in Giordania, in Kuwait. Quindi questa idea del Mediterraneo come culla della civiltà l’abbiamo ripresa con forza anche nell’idea poi della reciprocità che è l’essenza del trasporto aereo, nel senso che noi riusciamo a portare la nostra cultura e prima di affrontare temi di business affrontiamo proprio termini di fratellanza con gli altri popoli, ma nello stesso tempo accogliamo questi altri popoli nella nostra terra per condividere valori. Ed effettivamente questa idea del Mediterraneo come culla della civiltà che il Presidente Bucci ha saputo esprimere in maniera importante rispetto al nostro Paese, che domina il Mediterraneo ed ha un ruolo di primaria importanza proprio nello sviluppare quello che sarà il futuro. Il nostro futuro sarà se e quando il continente africano riuscirà a crescere e quindi noi sapremo intercettare, capovolgendo anche l’idea di un asse nord-sud del nostro paese, avendo anche la capacità di sviluppare il nostro paese che per tanti anni ha avuto questa divisione. Credo che il Ministro Salvini ha voluto dare un segnale molto importante con la realizzazione del ponte sullo Stretto, cioè superare le divisioni e realizzare qualcosa di molto importante che unisca innanzitutto il nostro paese e poi il nostro paese avrà questa capacità di penetrare anche culture di altri paesi. E devo dire che stiamo riuscendo in un compito sicuramente difficile, c’è un ringraziamento particolare anche al Viceministro Rixi. Noi il prossimo 4 settembre andremo a Bengasi dopo aver favorito anche personalmente delle relazioni amichevoli con il popolo libico ma anche con i governanti libici. Qua chiaramente verrà fuori una domanda del perché si creano questi legami anche con governi che noi non riconosciamo per problemi geopolitici e di ostilità. Proprio per favorire l’integrazione all’interno di una cultura completamente diversa. Se noi lasciamo isolati questi popoli, continueranno nello sviluppo economico del loro Paese esclusivamente con quelli che sono gli asset principali, cioè il trasferimento di emigranti, il traffico d’armi, il traffico di benzina a poco prezzo, perché in Libia questi sono gli asset principali della loro economia. Favorire invece questa integrazione, e noi lo abbiamo fatto, aprendo nuovamente le rotte aeree tra la Libia e l’Europa, che erano intercluse. ENAC ha fatto in modo di favorire di nuovo i traffici aerei tra la Libia e il continente europeo. La Tripoli-Roma è diventata la prima tratta profittevole anche per ITA. Per carità, qualcuno potrà dire che con quella tratta è arrivato quel criminale di cui si parla che poi è tornato in Libia. Il 4 settembre, insisto, anche con la garanzia di avere tutela di carattere politico, seppure con la difficoltà di riconoscere un governo che è della parte della Cirenaica e quindi non è riconosciuto dalla nostra diplomazia, andremo a sottoscrivere dei memorandum con i nostri imprenditori per fare di Bengasi l’hub del Nord Africa e collegare quest’hub del Nord Africa con il nostro Paese, riprendendo dei traffici economici che effettivamente determinano poi che cosa? Come dico io, prima di parlare di business, dobbiamo parlare della nostra amicizia e l’amicizia tra i popoli che poi riesce a incrementare quello che può essere anche un traffico profittevole per le nostre imprese. Ecco, questo ENAC lo sta facendo con passione, con grande passione riferita poi a questa policy che abbiamo saputo ben rappresentare davanti a Papa Francesco. E Papa Francesco il giorno dopo ci ha risposto dalle pagine dell’Osservatore Romano dicendo: “Sì, ENAC ha ragione nel momento in cui dice che il trasporto aereo è un ponte immateriale che in maniera pacifica attraversa il Mediterraneo, però attenzione che ci sono anche degli aerei che invece portano la guerra”. Ed è evidente che bisogna anche saper differenziare il buono e il cattivo che il traffico aereo può portare. Ecco, io credo che questo sia il messaggio più importante ed evidentemente continuo a ringraziare voi che ogni anno riproponete in questa splendida cornice la possibilità di sviluppare dibattiti che sono sicuramente molto importanti e che travalicano secondo me i giorni del Meeting. Grazie.
EMMANUELE FORLANI
Grazie Presidente Di Palma, riprenderò qualche spunto al termine, ma grazie per aver approfondito anche alcuni nessi con quello che si trova qua in questi giorni al Meeting, ma avremo modo di tornarci. A Sergio Gianotti a questo punto invece chiederei di aiutarci ad esplicitare qual è il nesso tra quello che ci dicevamo e il settore della logistica, per quanto possa essere già intuitivo, anche per spiegare qual è il tipo di investimento, sappiamo che sono investimenti importanti, che il gruppo di cui ha la responsabilità del public sector sta facendo nel nostro Paese e in che direzione.
SERGIO GIANOTTI
Grazie Emanuele, grazie a tutti e soprattutto sono orgoglioso di essere parte di questa manifestazione bellissima che c’è ogni anno. Spendo due parole giusto per inquadrare effettivamente chi è Amazon Web Services. Amazon Web Services è una società del gruppo Amazon, nasce come la costola informatica del gruppo e sin dall’inizio ha costruito i servizi informatici del gruppo. A partire poi dal 2006 è diventata un’azienda indipendente ed ha iniziato a fornire i propri servizi di cloud computing anche ad altre aziende. Amazon e i servizi logistici di Amazon rimangono uno dei nostri maggiori clienti ma oggi abbiamo clienti in tutto il mondo, anche migliaia di clienti qui in Italia, e Amazon Web Services è una realtà che fattura più di 100 miliardi in tutto il mondo. Qual è il collegamento con il tema dell’incontro di oggi? Per collegarmi al tema partirei prima da un’analisi sulla situazione del Paese. Mi sono segnato alcuni dati che sono importanti da tenere in considerazione. Alcuni elementi preoccupanti vengono fuori dai dati sulla produttività del nostro sistema Italia in generale. Se guardiamo ad esempio la produttività totale dell’Italia negli ultimi 20 anni, è cresciuta soltanto dello 0,4% contro un 5,2% della Francia e un 7,7% della Germania. Questo è dovuto a tantissimi fattori però io ne vorrei elencare principalmente tre. In primis, secondo me, il ritardo sulla digitalizzazione: siamo nell’index DESI della Commissione Europea al 18° posto sui 27 paesi dell’Unione Europea e anche in termini sia di competenze digitali degli individui che della stessa intensità digitale delle aziende italiane siamo comunque abbastanza indietro rispetto al resto dell’Unione Europea. Le competenze digitali sono sicuramente un altro punto molto fondamentale. Il terzo punto è anche la frammentazione del tessuto produttivo italiano. Oltre il 95% delle imprese hanno meno di 10 dipendenti e questo comporta grandi difficoltà nella capacità di costruire quell’economia di scala che consente di fare investimenti importanti anche sul settore dell’informatica e delle tecnologie digitali.
Se poi guardiamo al settore della logistica, l’inefficienza della logistica costa al sistema il 2% del PIL, circa 40 miliardi l’anno. In particolare il costo dei servizi logistici alle imprese italiane costa il 22% del fatturato, contro un 16% nel resto dell’Europa. I tempi di sdoganamento medi dei porti italiani sono di 2,6 giorni contro 1,1 di Rotterdam e 1,8 di Amburgo. E così via, anche l’elevata frammentazione degli operatori nell’ambito del sistema degli autotrasporti complica molto la cosa: abbiamo oltre 90.000 operatori di autotrasporti con una media di quattro veicoli per azienda, quindi una situazione molto parcellizzata che rende chiaramente difficile il compito di costruire un hub nel Mediterraneo così efficiente da essere competitivo con il resto del sistema europeo. Però secondo me proprio partendo da questo elemento nasce la vera opportunità di riuscire a realizzare l’obiettivo dell’hub del Mediterraneo. Questa potenzialità nasce dal fatto che noi attraverso l’efficienza, l’utilizzo delle tecnologie digitali, l’utilizzo dell’innovazione, possiamo costruire un sistema che sia in grado di superare le inefficienze naturali e sfruttare al meglio quello che diceva prima giustamente il Presidente Bucci del nostro posizionamento geografico, che sicuramente è un’opportunità molto importante. Quindi, cosa possiamo fare in questo senso? Io vedo tre elementi fondamentali da tenere in considerazione in questo percorso. In primis, l’uso delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale, secondo uno studio di Goldman Sachs, porterà a un aumento del 7% del PIL a livello mondiale nell’arco dei prossimi dieci anni. E già oggi moltissimi sistemi logistici sia in ambito nazionale ma anche soprattutto in ambito internazionale sfruttano le tecnologie dell’intelligenza artificiale per riuscire ad efficientare sempre di più la macchina logistica e far funzionare meglio tutto il sistema che c’è dietro al movimento delle merci e dei beni fisici. Il secondo elemento chiave è rappresentato dalla capacità di fare partnership tra pubblico e privato. È impossibile riuscire a realizzare in maniera efficiente un sistema se non c’è una collaborazione tra le istituzioni, la parte privata e anche i fornitori di tecnologia. Su questi due punti devo dire che devo sicuramente spezzare una lancia a favore del Ministero che sta facendo uno sforzo importante in questa direzione e anche i nuovi bandi sulla logistica hanno al loro interno una chiave molto precisa in questo senso, una chiara indicazione sulla necessità di creare interoperabilità dei dati, possibilità di condivisione delle informazioni sia tra il sistema pubblico, quindi pensiamo alla Finanza piuttosto che alla Sanità o alla Dogana, ma anche al sistema privato, quindi gli operatori di autotrasporto, gli spedizionieri e così via. Questo è un elemento che sicuramente accelererà questo processo di integrazione. E poi l’elemento di sostenibilità. Dobbiamo essere sempre più attenti, guardare sempre di più alla sostenibilità dell’intero sistema e quindi fare in modo che le tecnologie che noi utilizziamo ci aiutino a efficientare il trasporto, rendendolo più sostenibile sia da un punto di vista economico ma anche ambientale, quindi gestire tutta la catena che c’è a valle dei sistemi di ricezione porti ed interporti e rendere efficienti anche i sistemi logistici urbani ed interurbani che sono un elemento fondamentale. Giusto per farvi un paio di esempi, lo citavo prima, nel porto di Rotterdam, che è il più grande porto d’Europa, noi abbiamo realizzato insieme al porto un sistema di digital twin che consente la simulazione contemporanea di tutte le attività portuali, l’interconnessione e l’interoperabilità di oltre 6.000 soggetti che operano all’interno del porto e 26.000 utenti che operano contemporaneamente per ogni carico in arrivo, simulando tutte le attività portuali, gestendo tutto il processo interno e governando il porto in maniera efficiente. Questo ha comportato una riduzione del 20% dei tempi di processamento all’interno del porto, una velocizzazione dello sdoganamento e minori anche consumi per le navi in porto e quindi minori emissioni da un punto di vista ambientale. Un altro caso è il porto di Singapore, dove utilizzando le tecnologie di intelligenza artificiale e machine learning il porto è riuscito ad efficientare la gestione di tutti i container all’interno del porto e ridurre del 25% il tempo di stazionamento dei container all’interno del porto stesso. Quindi la tecnologia e il digitale come strumenti per rendere più efficiente e competitiva l’intera macchina. Questi risultati sono fondamentali e ci danno la possibilità di pensare che utilizzando e sfruttando le potenzialità della tecnologia rispetto alle qualità naturali che già oggi ha l’Italia nel suo posizionamento infrastrutturale, geografico e fisico, noi possiamo raggiungere la possibilità di rendere l’intero sistema logistico italiano il vero hub della regione europea all’interno del Mediterraneo. Come Amazon Web Services noi stiamo facendo la nostra parte, abbiamo investito in maniera significativa in Italia, abbiamo aperto una delle 37 regioni AWS in tutto il globo. Ogni regione AWS è una rete di datacenter da cui vengono erogati servizi a cittadin ed imprese non soltanto all’interno del Paese ma anche in ambito internazionale e intercontinentale, quindi la regione italiana è sfruttata dalle imprese italiane ma anche da imprese internazionali che erogano servizi in Italia. Utilizzando questo tipo di infrastruttura noi oggi siamo in grado di servire tantissime pubbliche amministrazioni e tantissime imprese italiane non soltanto nel comparto della logistica. Questo investimento iniziale è stato di 2 miliardi e a fine dello scorso anno abbiamo annunciato un nuovo finanziamento di 1,2 miliardi per potenziare ulteriormente questa regione. Questo investimento è stato anche dichiarato dal Governo come investimento strategico nazionale alla fine dello scorso anno, quindi ha una procedura di fast track per tutta l’implementazione dell’infrastruttura in Italia. Io credo che oggi il PNRR è la possibilità economica per poter implementare questi servizi. Le tecnologie ci sono, l’intelligenza artificiale, il cloud computing, i servizi IT sono disponibili in Italia per poter realizzare quest’infrastruttura, la posizione geografica c’è. Secondo me ci sono tutti gli elementi per realizzare l’obiettivo di rendere l’Italia l’hub del Mediterraneo, dobbiamo aumentare e accelerare questa capacità di collaborazione pubblico-privato per rendere effettivamente concrete queste sfide e metterle a terra o come diceva il Presidente metterle a mare, anche.
EMMANUELE FORLANI
O come diceva il presidente, metterle a mare anche. Grazie, grazie a Gianotti. A questo punto l’ultimo intervento è un po’ la parte più complicata al Viceministro, ma è giusto che sia così perché è Viceministro, di raccogliere anche gli elementi che abbiamo sentito e farci capire se effettivamente con questi ingredienti è possibile arrivare all’obiettivo oppure no e in che direzione stiamo andando.
EDOARDO RIXI
Io intanto ringrazio, credo che sia utile in questo momento parlare del ruolo del Paese, soprattutto in ambito europeo-mediterraneo e in ambito logistico-infrastrutturale. Metto le cose assieme perché vorrei dividere l’intervento in tre punti. Uno, la situazione, cioè come l’Italia, come posizione, cos’è che gira intorno al mondo in questo momento. Nei vari interventi si sono toccati alcuni temi assolutamente sensibili: i processi di digitalizzazione nell’ultimo intervento, il tema legato ai rapporti internazionali che cambiano e anche al modo in cui rapportarsi che deve cambiare. Perché oggettivamente o noi vogliamo un mondo completamente destabilizzato, essendo crollati negli ultimi anni gli equilibri storici, oppure dobbiamo investire sull’unica cosa che può tenere insieme i popoli, ossia il commercio, i rapporti, le relazioni, che di per sé non sono conflittuali in quanto nel momento in cui uno decide di commerciare con qualcun altro il vantaggio è reciproco. E quindi vuol dire anche cambiare il modo di utilizzare i nostri sistemi di trasporto, il modo di utilizzare il nostro Paese in ambito europeo e internazionale. Dico in ambito internazionale perché l’Italia, geograficamente, ha una forza che gli dà la centralità nel Mediterraneo, ma anche una responsabilità. È l’unico Paese che a livello Mediterraneo, tra i grandi Paesi europei, ha tutte le coste nel Mediterraneo, e quindi è l’unico che in qualche modo può rappresentare quel contatto con la sponda sud del Mediterraneo e col Medio Oriente per creare un’area economica di scambio con regole comuni e con rapporti reciproci. Per cui bisogna cambiare il rapporto nella politica internazionale. Non possiamo più non dialogare con tutti. Io vedo gli articoli anche negli ultimi giorni, persone che si accorgono adesso che ci sono i cinesi, i russi nei porti italiani o che ci sono i turchi nei porti libici. Noi come europei negli ultimi vent’anni abbiamo completamente abbandonato il Nord Africa e tutte le relazioni che storicamente avevamo e ci siamo chiusi all’interno del nostro continente, addirittura adottando delle misure europocentriche come l’ETS sul traffico marittimo o sulle emissioni. Poi dirò, ci sono cose vere e cose false, ma bisogna che le ideologie vengano tolte dal mondo dei trasporti e delle infrastrutture. Noi dobbiamo iniziare a pensare che il nostro continente è il più industrializzato al mondo ed è un continente con poche materie prime, per cui ovviamente con la chiusura del mercato russo a causa della crisi in Ucraina siamo diventati un’immensa isola e da questo punto di vista tutto passa per il mare. Abbiamo la necessità ogni giorno di avere catene logistiche che alimentano la nostra industria e il nostro continente che esportano, perché non siamo neanche un grandissimo mercato alla fine. Quindi il tema che noi abbiamo come Paese è innanzitutto capire dove siamo e com’è la situazione e su questo il tema delle infrastrutture è fondamentale. L’Europa è stato il primo continente a essere infrastrutturato e l’Italia, una tra le prime nazioni europee, a essere infrastrutturata. Quindi noi abbiamo una rete autostradale che è vetusta perché negli anni ’70 eravamo i primi in Europa per chilometri di autostrade e fuori dall’Europa autostrade praticamente non ce n’erano tranne gli Stati Uniti. Abbiamo il 52% delle nostre autostrade che è stato creato nel secondo dopoguerra e quindi con materiale povero, in maniera rapida e molto spesso non sapendo neanche, essendo cambiate le tecnologie, l’utilizzo del cemento armato. Prima non si utilizzava per fare i ponti, si utilizzava l’acciaio e la pietra. Se vedete anche i grandi ponti americani tra le due guerre venivano fatti in acciaio e in pietra. Il tema è cambiato e quindi noi abbiamo bisogno di fare un check-up delle infrastrutture che stiamo facendo. Non voglio citare, anzi cito perché è stato un evento epocale, la tragedia del Ponte Morandi a Genova che ha visto protagonista anche il Presidente di Regione Bucci in qualità di Commissario e allora di Sindaco. Ma quello ha fatto capire all’Europa e all’Occidente che c’è un problema innanzitutto. Il problema è che dobbiamo rimettere mano a tutto quello che abbiamo costruito nel tempo e farlo con delle regole di oggi. Quindi vuol dire che quando costruivamo una ferrovia nell’800, tra Torino e Genova a doppio binario, ci mettevamo 4 anni e mezzo. Oggi per fare un lotto ferroviario ce ne metti 6 di anni, anche se hai le nuove tecnologie. Ma perché? Perché siamo andati indietro? No, perché ci sono norme di sicurezza, qualità delle linee, eccetera, e anche insediamenti abitativi che una volta non c’erano, e tutele anche corrette dei lavoratori che una volta non c’erano. Quindi da questo punto di vista noi dobbiamo organizzarci, avere una visione dove dobbiamo andare e una visione degli strumenti a disposizione nel medio e nel breve periodo. Nel breve periodo sicuramente il tema di creare una politica più integrata tra le varie forme di trasporto e la digitalizzazione può essere molto utile. Ora il tema di riuscire a capire la velocità di una merce, da dove arriva, da dove parte, dove passa e continuamente tracciarla, sapere quali sono le linee di penetrazione nel Paese più utilizzate per riuscire in qualche modo ad adeguarle prima che arrivi una situazione di deterioramento dell’infrastruttura è fondamentale. Noi su questo abbiamo cercato, innanzitutto a livello portuale, di iniziare con una digitalizzazione. Prima di questo governo, ognuna delle 16 autorità portuali di fatto viveva una storia propria, non in contatto con gli altri, con bilanci che venivano fatti anche in maniera differente. Si è cercato di andare verso una standardizzazione per arrivare a un punto in cui avere un sistema integrato da un punto di vista digitale che consente di utilizzare i porti italiani come un unico grande hub. Oggi, per citare di nuovo Rotterdam, il porto di Rotterdam fa più traffico di tutti i porti italiani. Certo, ci sono dei temi di carattere geografico: Rotterdam ha canali navigabili, non ha le Alpi, praticamente tutto il mercato europeo è aperto senza che devi fare una galleria. In Italia noi abbiamo più gallerie di tutti gli altri paesi europei messi assieme, vuol dire che a noi fare un chilometro di strada o di ferrovia ci costa cinque volte di quanto costa a un olandese, quattro volte di quello che costa a un tedesco, il doppio di quello che costa a un francese mediamente. E non perché chissà gli italiani cosa ci fanno, ma perché orograficamente il nostro è un territorio complicato. Sul Tirreno, dalla Liguria, per andare oltre le Alpi, dobbiamo valicare due catene montuose, gli Appennini e le Alpi per arrivare in Germania. Chi sbarca ad Amburgo oppure a Rotterdam non deve fare neanche una galleria. L’altro tema che però noi abbiamo è che abbiamo una settimana di navigazione in meno rispetto ai porti del Nord Europa arrivando da Suez, ma soprattutto abbiamo di fronte l’Africa e il Medio Oriente. L’Africa in particolare è uno dei continenti oggi in via di sviluppo e con gravi problemi, ma è previsto che nei prossimi 20-30 anni avrà un maggiore sviluppo da un punto di vista economico e quindi una grandissima opportunità per un Paese come l’Italia. Per far questo però dobbiamo attrezzare i nostri scali al fine di collaborare tra di loro invece di farsi una sterile competizione e di andare a realizzare quelle infrastrutture che negli ultimi trent’anni avevamo dato per scontato. Perché noi le ultime autostrade le abbiamo fatte praticamente, tranne la Brebemi, fino agli anni ’80. Quindi non abbiamo ammodernizzato il Paese. Le linee ferroviarie hanno un’età media in Italia di 90 anni. Le ultime linee ferroviarie fatte con Moretti sono state l’alta velocità, che ha un’età media di 17 anni. Se togliamo l’alta velocità, che poi sostanzialmente collega Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma e Napoli, e basta, togliendo quell’età media lì, vuol dire che le altre linee mediamente hanno più di un secolo, il che vuol dire che sono state concepite per convogli diversi, con curvature delle linee diverse, con diametri di gallerie diversi che non consentono determinate velocità, determinate percorrenze, determinati carichi. Oggi siamo di fronte a un’impresa epocale, non a caso abbiamo utilizzato come motorino d’avviamento il PNRR. Perché il PNRR è servito, ma ricordiamoci che il PNRR, e io l’ho sempre criticato per due o tre motivi, il primo è che è un indebitamento a breve periodo per lavori che devono durare nel tempo. Nessuna impresa nel privato si finanzierebbe con un finanziamento a breve periodo un capannone industriale, perché dovresti avere una visione a 80 anni e invece hai una visione a 6, 5, oggi 2 anni. L’altro elemento è che ha escluso alcune modalità di trasporto che invece in un Paese come l’Italia sono fondamentali. Il trasporto aereo, che sta crescendo in maniera importante, è fondamentale. È vero che emette più inquinamento per parità di chilometri percorsi, ma facciamo un esempio: tra Marsiglia e Monaco di Baviera, che sono circa 700 chilometri per un aereo, un po’ di meno, sono però 1100 chilometri per una macchina e più o meno 1000 chilometri per un treno. Il differenziale tra le emissioni per singolo passeggero su mille chilometri: un aereo ogni passeggero produce circa 285 kg di CO2, una macchina 104, macchina a benzina, non ibrida, non elettrica, una media vettura, un treno 14 kg. Però è anche vero che una macchina mi fa 1.100 km, un aereo me ne fa 700, quindi se andiamo poi al netto scopriamo che sull’aereo inquina circa 180 chilogrammi, che è sempre tanto, una macchina 120. Quindi già il differenziale tra macchina e aereo su una tratta come quella è differente. Quando si fanno questi ragionamenti anche in ambito ambientale bisogna riportarli alle caratteristiche dei singoli territori, perché quello che vale in Francia non è detto che valga in Italia e quello che vale in Italia non è detto che valga negli Stati Uniti. Dipende sempre da quello che ci troviamo, geograficamente parlando. L’Italia, ad esempio, sul sistema portuale, ha una possibilità che altri paesi non hanno. Noi abbiamo più difficoltà sugli investimenti perché avendo 16 autorità portuali, ad esempio gli olandesi hanno di fatto due porti, poi di fatto uno, i tedeschi ne hanno uno che è Amburgo, noi abbiamo 40 porti di interesse nazionale in 16 autorità portuali. Vuol dire che abbiamo più difficoltà a fare investimenti da tutte le parti, abbiamo più difficoltà a organizzare le dogane perché dobbiamo avere uno sportello doganale per porto, abbiamo però anche più accessibilità al nostro mercato interno e ai nostri produttori rispetto ai territori circostanti del sistema portuale. Quindi noi ad esempio possiamo utilizzare le autostrade del mare, su cui investiremo anche per diminuire il traffico pesante tra nord e sud del paese, tra est e ovest, perché è evidente che non solo inquina di meno, ma è più efficiente dal punto di vista trasportistico. Per far questo però abbiamo bisogno di digitalizzare fortemente il settore, di fare sistema. È vero che ci sono tante aziende piccole in Italia, che rappresentano un’opportunità in un mercato instabile perché sono più dinamiche, ma hanno difficoltà sugli investimenti di lungo periodo. Quindi quello che bisogna fare è cercare di avere un’organizzazione centrale, e qua diventa importante a mio avviso il tema anche di una riforma del settore che riesca a mettere assieme le autorità portuali, il sistema degli interporti e dialogare con le categorie, in particolare non solo con l’autotrasporto ma anche con Confindustria, per avere degli obiettivi paese. Gli obiettivi paese devono essere i volumi di traffico, i volumi dei contenitori, i tempi di sdoganamento, eccetera, che sono tutti collegati rispetto agli obiettivi che si vogliono raggiungere. Perché è facile in Olanda soprassedere sui controlli doganali o fitosanitari quando il 95% della merce che sbarca ad Amsterdam non viene né mangiata né rimane in territorio olandese. Difficile è in Italia avere dei controlli fitosanitari labili quando noi ad esempio siamo importatori di una serie di generi alimentari importanti che ci rimangono sul territorio nazionale, ma soprattutto noi siamo il secondo o il terzo produttore a livello europeo sull’agricoltura e quindi fanno direttamente concorrenza ai beni che produciamo noi. Quindi è evidente che da questo punto di vista bisogna sempre avere un quadro, ma io credo che per l’Italia sia una grande opportunità. È una grande opportunità innanzitutto perché noi tecnicamente abbiamo una grande capacità ingegneristica sulle infrastrutture. Il ponte sullo Stretto, ma oggi si parla di quello, ma io vorrei dire che in questo momento in Italia stiamo realizzando a livello ferroviario le opere più importanti del continente. Mi riferisco al tunnel del Brennero che sarà il più lungo a livello continentale, di fatto dopo Trento uscirai dopo Innsbruck, e il Terzo Valico dei Giovi, che sarà il tunnel ferroviario più lungo all’interno del territorio nazionale, il terzo o il quarto più lungo a livello mondiale. Poi abbiamo recentemente aperto il secondo traforo del Frejus, mi auguro che si faccia la seconda canna al Monte Bianco, ma è fondamentale che noi riusciamo ad avere un sistema integrato, cioè utilizzare l’aereo dove serve sia per il cargo che per i passeggeri, utilizzare la nave per tutto quello che può essere trasportato via mare anche per agevolare in questa fase di ristrutturazione le cantierizzazioni sia stradali che ferroviarie che oggi creano un enorme disagio. E poi a mio avviso è fondamentale cambiare il metodo di comunicazione. Il Paese deve essere orgoglioso di quello che sta facendo, perché le infrastrutture sono una brutta bestia. Tutte le vogliono, ma nessuno vuole il cantiere. E devo dire che, benché siamo tutti digitali, i ponti si fanno ancora col calcestruzzo, con gli operai e con l’acciaio, le ferrovie si fanno dovendo lavorare la notte, cercando di evitare che ci siano incidenti, quindi sospendendo il traffico ferroviario e questo ovviamente genera enormi disagi in un Paese che comunque si trova con un sistema infrastrutturale che per tanti anni è stato bloccato. Quindi oggi noi dobbiamo superare questo gap e credo che da questo punto di vista forse l’unica autocritica su cui in questi giorni mi rendo conto che forse abbiamo sbagliato è il fatto che bisognerebbe comunicare di più quelli che sono i benefici, soprattutto che lasceremo non tanto a questo governo ma a chi verrà dopo di noi. Perché oggi essere passati sulle ferrovie da 300 cantieri a 1300 e avere investimenti previsti per 200 miliardi, così come sulle autostrade per 60 e sul sistema aereo per oltre 5 miliardi, vuol dire trasformare completamente il modo di vivere in questo Paese e anche la propensione degli investimenti a livello internazionale. Poi è evidente, chiudo, che ci vuole, e questo credo che sia un problema normativo, una semplificazione su una serie di procedure e anche una centralità e un coordinamento a livello nazionale di tutte quelle che sono le dinamiche perché è evidente che il sistema delle dogane deve essere uguale dal nord al sud del paese, il sistema dei controlli fitosanitari deve essere uguale e coordinato, i porti devono avere lo stesso linguaggio informatico e i servizi devono essere omogenei sul territorio nazionale, perché quando si guarda dall’India all’Europa come grande mercato e si pensa dove arrivare, non basta avere un porto di Trieste che è prestante, perché la capacità del porto di Trieste non è in grado di soddisfare le richieste del subcontinente indiano. Quindi o si fa sistema come Italia, pezzetto per pezzetto ognuno si suddivide il traffico, oppure rischiamo di prendere solo le briciole di un mondo che sta cambiando ma che se noi sappiamo interpretare potrebbe essere la fortuna del nostro Paese. Quindi io vi ringrazio, auguro ovviamente ai lavori di questo Meeting una grande fortuna perché credo che un momento di dibattito, di confronto prima di iniziare con l’apertura delle Camere, l’anno della politica a livello nazionale, sia importante per approfondire temi come questi dove sicuramente rappresentano il futuro non solo per noi ma soprattutto per le prossime generazioni e per il continente, e anche per un mondo che guardi di più ai traffici commerciali e di meno alla guerra. Grazie.
EMMANUELE FORLANI
Grazie al Viceministro. Il nostro tempo è esaurito però mi permetto solo di ringraziare i nostri ospiti anche perché ci hanno consentito, documentando che anche il tempo si può usare bene oltre che lo spazio, perché in poco tempo sono emersi tanti spunti. Prendo a prestito gli ultimi accenni del Viceministro proprio perché per parlare di sistema è necessario andare in profondità anche sui singoli ingredienti e, riprendendo anche la provocazione iniziale del Presidente Bucci, anche avere la capacità di entrare nel merito di una visione prospettica e quindi di un orizzonte. Di questo potete trovare traccia, per chi non l’ha già fatto, anche nelle numerose mostre, in numerosi spazi che ci sono all’interno di questi padiglioni a partire da qualche metro più a fianco, una mostra su San Francesco richiamata involontariamente dal Presidente Di Palma, quindi lo ringrazio, ma anche una mostra che abbiamo voluto realizzare prendendo un’altra figura, un italo-americano che si chiama Giannini, che è poco noto qui, ma la mostra esiste ed è il fondatore della Bank of America. Proprio in quella mostra noi in qualche modo approfondiamo anche questa visione e questo orizzonte di cui abbiamo parlato. Grazie ancora, buon proseguimento e buon Meeting a tutti, grazie ai nostri ospiti.










