FUORI DAI MARGINI

Docufilm a cura di Save the children

Introduzione di Daniela Fatarella, direttrice di Save the Children Italia e Gianpiero Vietto, responsabile globale del progetto di responsabilità sociale kinder “joy of moving”

Esistono diverse barriere: quelle fisiche, che dividono il centro dalla periferia, quelle culturali, che ostacolano l’uguaglianza, e quelle sociali ed economiche che spesso bloccano i sogni. “Fuori dai margini” è un documentario che racconta le storie di Nicole, Alessandro, Samuel, Natasha e Alim, alcuni dei 55.000 bambini e adolescenti che Save the Children ha accompagnato nella crescita negli ultimi 10 anni. Da quando, nel 2014, ha lanciato per la prima volta in Italia l’allarme sulla “povertà educativa” e si è impegnata a contrastarla creando i Punti Luce, spazi socioeducativi che sorgono in contesti svantaggiati, dove bambine e bambini possono trovare opportunità formative e educative gratuite. Opportunità per apprendere, sperimentare e far fiorire liberamente capacità e talenti attraverso i quali, giorno dopo giorno, stanno riscrivendo il futuro dei loro quartieri.

 

DANIELLA FATARELLA

Buonasera e benvenuti. Io sono Daniella Fatarella, la direttrice di Save the Children in Italia e sono qua con Gian Piero Vietto, responsabile globale del progetto di responsabilità sociale Kinder Joy of Moving. Noi siamo partner e amici da moltissimi anni, adesso racconteremo qualcosa del nostro comune percorso. Ringrazio chi è qui con noi stasera. Questo per me, per noi, è un momento molto speciale, perché tra poco ci sarà la proiezione del docu-film Fuori dai Margini, che è un progetto per Save the Children veramente molto importante. Permettetemi di darvi due chiavi di lettura in questo brevissimo dibattito prima di arrivare alla proiezione. Noi lavoriamo moltissimo in Italia, in particolare lavoriamo nei quartieri periferici o nelle zone che noi definiamo a bassa densità educativa e spesso ad alta densità di criminalità organizzata, dove si trovano tantissimi bambini e bambine che non hanno i servizi e le opportunità che spesso hanno i loro coetanei in altri luoghi d’Italia. Che cosa accade ai bambini e alle bambine quando si trovano in contesti privi di opportunità? Opportunità significa il tempo pieno, gli spazi per fare sport, la possibilità di andare al cinema, di partecipare a un evento culturale. Vuol dire che i loro orizzonti piano piano si chiudono e quindi immaginano che quello che è il loro presente sia il loro futuro, che dove sono sarà il luogo in cui saranno e questo fa sì che non hanno più quell’immaginazione di pensarsi in altri luoghi, di avere le opportunità per accedere a questi luoghi. Quindi più di 10 anni fa siamo orgogliosi di dire che in qualche modo ce lo siamo inventato noi, il termine “povertà educativa”, che era proprio la concettualità di legare alla povertà economica un’altra povertà, che è quella di non avere le opportunità educative, non solo scolastiche, ma anche extrascolastiche, per fare esperienza, per crescere da un punto di vista personale e individuale e per poter costruire il futuro che si desidera. Quindi abbiamo creato degli spazi ad alta densità educativa che abbiamo chiamato “punti luce”, perché volevamo illuminare il futuro di questi ragazzi e ragazze. Oggi ne abbiamo 28 e i punti luce sono degli spazi ad alta densità educativa dove vengono fornite e erogate tantissime attività, sia di supporto scolastico che extrascolastico, che permettono proprio ai ragazzi di poter crescere e di poter accedere e immaginare un futuro diverso. Danilo Dolci diceva che un bambino nasce solo se sognato ed è proprio nell’ottica del sogno che noi abbiamo realizzato questa progettualità. Dopo 10 anni è diventata una metodologia, l’abbiamo portata avanti attraverso tantissime realtà locali che sono stati i nostri partner e con tantissimi compagni di viaggio, come Kinder e Ferrero, che ci hanno permesso di sperimentare e di aggiungere tutta una serie di parti nuove all’interno dell’approccio del nostro punto luce. Quindi immaginatevi un punto luce come uno spazio fisico che nasce in una periferia italiana che è aperto fondamentalmente H24 e che dà un sostegno individuale, un supporto allo studio, ma dà vita anche a un percorso in cui si sviluppano le competenze e le capacità emotive dei ragazzi, che li aiutano a diventare adulti molto più capaci e consapevoli e comunque di sapere affrontare e sperimentare il futuro come vogliono. Quindi prima di entrare all’interno del nostro docu-film, mi piaceva chiedere a Gian Piero, con il quale abbiamo visitato diversi dei nostri punti luce, cosa lui pensa dei nostri punti luce e che tipo di collaborazione è nata con Kinder.

GIAN PIERO VIETTO

Intanto grazie dell’invito perché ci fa piacere essere qui presenti a testimoniare la bontà di un progetto e la bontà di una partnership, perché sinceramente quando è nata questa cosa tanti di noi conoscevano magari Save the Children, ma non conoscevano in realtà dei punti luce. E perché siamo arrivati a questa partnership? Dico due parole su cos’è il progetto Kinder Joy of Moving. Il progetto di Kinder Joy of Moving è un progetto di responsabilità sociale del gruppo Ferrero che è nato più di vent’anni fa e che in questi anni ha mosso 67 milioni di bambini. Vuol dire che attivamente hanno partecipato ai programmi educativi 67 milioni. L’ultimo anno, per esempio, siamo stati presenti in 35 paesi, abbiamo mosso 3 milioni e 700 mila bambini. Questo progetto nacque e ha avuto una forte evoluzione, nacque come accompagnamento ad aiutare lo sport dei ragazzi attraverso le federazioni, poi nel 2011-2012 veniamo in contatto con la professoressa dell’Università For Italico di Roma che ci disse che da vent’anni studiava, aveva dedicato la vita all’attività motoria, ci raccontò il suo progetto, noi finanziamo questo progetto di ricerca che durò tre anni. E per farla breve, alla fine di questo progetto lei dimostrò che facendo dei semplici giochi motori, parlando di bambini dai 5 ai 12 anni, non solo il bambino stava meglio dal punto di vista di efficienza fisica, coordinazione motoria, ma dal punto di vista dell’abilità di vita, capacità cognitive, relazioni emozionali e così via. Fu un tale successo che venne pubblicato su tutte le riviste scientifiche più importanti di tutto il mondo. E tutto questo progetto venne battezzato a EXPO 2015 perché lì ci fu un accordo tra Ferrero, il Ministro dell’Istruzione, il CONI e EXPO dove tutti insieme facevamo un padiglione di 4.000 metri quadrati per dimostrare l’importanza dell’attività motoria secondo questa metodologia. Di lì nacque poi un protocollo di intesa successivo e l’uscita EXPO e da allora pensate che questa metodologia è entrata come programma educativo permanente all’interno del Ministero dell’Istruzione. La dottoressa del Ministro dell’Istruzione, perché domani ci sarà un evento nel padiglione accanto proprio su Joy of Moving. E quindi quando nel 2019 venne fuori questa questione di Save the Children, con cui la Ferrero già partecipava con altre tematiche sul lavoro minorile, ci venne quasi naturale quando ci vennero a raccontare questa realtà incredibile dei punti luce di dire: “La parte è presto fatta, abbiamo questa metodologia, proviamo a vedere se si può applicare”. Per cui come fa sempre la Ferrero anche con i prodotti, facciamo due anni di progetto pilota, partiamo con due punti luce a Roma, poi Genova, poi Potenza, Napoli, Milano, Quartoggiaro, due anni fa. E fummo realmente sorpresi da come questa metodologia, anche in queste zone più particolari, con bambini e famiglie disagiate, funziona incredibilmente. Qui davanti abbiamo due di super trainer che girano frequentemente perché formiamo insieme gli educatori di questi punti luce. Quindi è veramente una cosa incredibile che fa capire come si può rispondere alla povertà educativa con l’educazione, con programmi di questo genere, quindi un’esperienza incredibile e la cosa più bella, noi spesso diciamo all’interno del Ferrero che vogliamo che, oltre quasi, ormai abbiamo 50 mila dipendenti, vogliamo che diventi un ambasciatore di questo progetto perché se lo raccontiamo fuori bisogna che noi stessi ci crediamo e quest’anno devo dire la cosa bella è questa che questo progetto con Save the Children ha da un lato fatto ancora conoscere di più il progetto Joy of Moving all’interno di Ferrero, ha fatto conoscere quei pochi che non conoscevano Save the Children, ma ha fatto conoscere la realtà dei punti luce. Tant’è che quest’anno abbiamo fatto un’attività di well-being dove tutti i dipendenti potrebbero partecipare con il programma di attività motoria, e chi partecipava contribuiva a donare dei contributi a Save the Children, tant’è che quest’anno, proprio tra un mese, inaugureremo a L’Aquila in un punto luce, regaleremo una macchina ludico-motoria, proprio che va in questa direzione, l’ambiente facilitante per fare l’attività motoria. Ecco questo per darvi due piccole pillole, ma è veramente una cosa che già chi fa questo mestiere di solito si appassiona. Ma a vedere la realtà dei punti luce e i risultati che vengono fuori, vi assicuro che, lo vedrete dal documentario, io l’ho visto, ho avuto la fortuna di vederlo in anteprima a Festal del Cinema a Roma, è una roba che non può non toccare a chi vede cosa vuol dire fare del bene in questo modo, se devo dirlo in due parole.

DANIELLA FATARELLA

Grazie mille Gian Piero. Allora io prima di lasciarvi vi vorrei raccontare una piccolissima esperienza personale. La prima volta che ho visto un punto luce più o meno dieci anni fa era nel quartiere di Ponte di Nona e alla domanda che ho fatto ai ragazzi, anche un po’ ingenua la mia all’epoca: “Avete mai visto il Colosseo, che cosa vi piace dei fori imperiali di Roma?”. Loro mi risposero che non c’erano mai stati, ragazzi di 16 anni. Questo perché, se qualcuno va a Ponte di Nona, dista dal centro di Roma circa due ore con i mezzi propri, impossibile arrivarci con i mezzi pubblici. È un quartiere che vive un grandissimo isolamento. Ci sono bambini che nascono, vivono il quartiere come se fosse Roma, quindi il Colosseo era qualcosa che apparteneva a un’altra città. Questo per dire che nel momento in cui si vogliono dare delle opportunità, bisogna immaginare anche i contesti in cui si è inseriti e immaginare che oggi i punti luce, a distanza di 10 anni, hanno raggiunto più di 50.000 bambini in tutta Italia e li hanno toccati in questo modo, nel modo di far scoprire la loro città, il loro potenziale e aprire la loro immaginazione. Ora quando guardate questo documentario, io sono estremamente di parte, lo dichiaro subito, è un docu-film per noi bellissimo che vi invito a leggere con una tripla lente. Una lente sono le storie dei nostri 5 protagonisti, che sono ragazzi di 5 punti luce diversi in tutta Italia che raccontano la loro esperienza. C’è una ragazza di Napoli che dice che il punto luce è come un treno, ti trovi in una stazione e sali su quel treno e vai. Le loro storie per me sono le più potenti e penso che alla famosa domanda che forse vi faremo dopo: “Cosa vi ricordate?”, vi ricorderete questo. Leggetelo però anche con la lente dei quartieri, di dove sono nati questi punti luce e di come hanno trasformato il quartiere, perché i bambini e le bambine trasformano le famiglie e le famiglie trasformano i quartieri. E poi leggetelo con una terza lente che è quella di tutti i partner territoriali, perché noi non lavoriamo mai da soli, ma lavoriamo attraverso le associazioni e le organizzazioni locali che hanno fatto un’enorme differenza anche nel costruire un metodo. Quello che è stato detto un secondo fa è che il punto luce è una sperimentazione che è diventata una metodologia, una metodologia all’interno della quale si è inserita anche il Kinder Joy of Moving nel legame sport-salute e sviluppo e che questa metodologia oggi è scalabile e quindi delle opere buone che diventano delle buone prassi che possono essere portate su scala. Allora con questa tripla lente noi vi lasciamo al docu-film e vi lasciamo, spero, emozionarvi insieme a noi rispetto a quello che abbiamo fatto per dieci anni e poi in fondo avrete anche una pillola di quello che abbiamo iniziato a fare invece a Milano nel nostro nuovo Punto Luce del Gallaratese nel quale invece vedrete la nascita e vorrei chiudere con una tua battuta su che cosa auguri a loro di portarsi via da questo docu-film.

GIAN PIERO VIETTO

Beh, ti dico ancora una cosa, innanzitutto mi ricordo benissimo il claim della vostra iniziativa “Illumina il futuro”, se non vado errato, e devo dire che è azzeccatissimo. Poi un’altra pillola, noi quest’anno facendo sinergie con tutti i partner che abbiamo, abbiamo portato questi bambini, una volta mi ricordo a Marina di Pietrasanta con la Federazione Vela a fare attività sul mare, una volta sulla nave di Costa Crociere, e quindi quello che dicevi tu, questi bambini non hanno mai visto il mare. E quindi l’augurio che posso fare a tutti è, vedendo questo, di capire l’importanza di fare certe cose. Ognuno di noi può contribuire nel piccolo, perché aiutare gli altri, come in questo caso, penso sia la cosa più bella che si possa fare.

DANIELLA FATARELLA

Quindi aprite opportunità a tutti i bambini e godetevi il docu-film.

INIZIA VIDEO

Data

25 Agosto 2025

Ora

19:00

Edizione

2025

Luogo

Arena Internazionale C3
Categoria
Incontri