Abbiamo incontrato Maria Acqua Simi, ora giornalista a Tracce e specializzata in reportage di guerra, che ci ha raccontato la sua storia, facendoci immergere nel magnifico mondo del giornalismo. Una giornalista appassionata che ha viaggiato nel mondo con il desiderio di incontrare il volto dell’altro, anche in situazioni estreme.
Come è iniziata la sua avventura?
Fin da bambina adorava leggere libri, poi ha scoperto una vera passione per la scrittura. In quel periodo, ad esempio, il mondo stava vivendo momenti difficili: la guerra nei Balcani e la guerra del Golfo. In particolare, due giornalisti raccontavano la realtà con uno sguardo diverso: Tony Capuozzo e Oriana Fallaci. Maria Acqua iniziò a osservare come scrivevano e come affrontavano certe situazioni.
Alle superiori cominciò a scrivere per il giornalino della scuola e, spinta dalla grande ammirazione verso Tony Capuozzo e Antonio Socci, decise di contattarli: si faceva correggere i suoi articoli. Da lì nacque anche una bella amicizia.
L’università a Milano
Durante il periodo universitario svolse uno stage per un giornale importante: un’esperienza molto formativa, che le fece comprendere il valore delle parole. Scrivere bene i suoi articoli significava anche alleggerire il lavoro serale del correttore di bozze, con cui strinse amicizia. In quegli anni decise anche di seguire alcuni amici nello studio della lingua araba. Una piccola pazzia che si sarebbe rivelata fondamentale in futuro.
Giornalista in erba
Dopo la laurea andò in Svizzera a lavorare per il Giornale del Popolo e il suo capo la mandò in Medio Oriente (per fortuna che conosceva l’arabo!). Poté raccogliere tante storie vere in contesti difficili: fu ad Aleppo, in Siria, in Libano e in Afghanistan. In ogni luogo incontrò persone, culture, cibi e tradizioni, occasioni preziose per crescere e per capire cosa si doveva raccontare di quei luoghi.
Cosa la muove
C’è una frase del Papa che porta nel cuore: “La guerra incomincia quando si dimentica il volto dell’altro”. Per Maria Acqua questa frase ha un grande significato: l’ha aiutata a capire che ogni persona ha un valore infinito che va preservato e amato.
Ci ha raccontato tante storie vissute sulla sua pelle, difficili da condensare in poche righe. Ha accennato, ad esempio, a quando ad Aleppo, con uno zaino fluo sulle spalle, rischiò di essere colpita dai cecchini; oppure a quando, fermata alle frontiere di zone in guerra, dovette dare soldi o panini ai soldati per poter passare. Situazioni che richiedono molto coraggio — e abbiamo capito che a lei non manca.
Un’altra storia che ci ha condiviso è quella di Alejandro, un ragazzo cubano che le ha raccontato la situazione a Cuba e di come lui, insieme a degli amici, si fosse impegnato per aiutare le persone in difficoltà. Un gesto di amore e sacrificio che è un seme di bene capace di cambiare il mondo.
Ma prima di tutto…
“La prima cosa è la curiosità, la bellezza di incontrare storie e volti che mi aprono a mondi infiniti. Vi auguro di scoprire questa curiosità nella vostra vita”, ci ha detto.
È stato bello incontrarti, Maria Acqua!
Tommaso Turconi, Gabriele Candura, Teresa Iuliano, Ester Ndayarinze








