

«Il Meeting ha la mia età», racconta Miriam. «Sono del 1980 e ci vengo da sempre. Anche se non sono riminese, mio babbo era super affezionato, non ne perdeva un’edizione». Da ragazza faceva la volontaria, dormendo in una casa di fortuna e attraversando Rimini a piedi all’alba per arrivare alla vecchia Fiera. «Anni dopo mi sono accorta che oggi abito esattamente lungo quella strada. Ogni tanto ci penso: ignara di tutto, io ero già qui per questo motivo. La mia vita si è sviluppata qui».
Il passaggio decisivo avviene con il PreMeeting, vissuto da giovane con gli universitari di Bologna. «Mi ero innamorata di quel modo di lavorare: concreto, fatto insieme». Oggi quella esperienza ritorna nel suo impegno al Villaggio Ragazzi, dove dal 2022 lavora attivamente soprattutto su allestimenti e mostre. «Da subito mi sono direzionata lì. È l’ambito che mi corrisponde di più». Miriam porta al Meeting anche il suo lavoro quotidiano: realizza accessori artigianali per bambini e li vende online. «Ho una vena creativa e sono abituata a cercare soluzioni pratiche, a tenere basso il budget, recuperando materiali e scarti per costruire quello che serve». Le mostre del Villaggio diventano così “fiabe vive”, storie immersive e interattive pensate per i bambini, costruite durante tutto l’anno.
Per Valentina il Villaggio Ragazzi è un impegno che cresce nel tempo e diventa un punto fermo nella vita. «Questo è il quinto anno che mi coinvolgo nella preparazione». Il gruppo – le ragazze di Rimini e gli amici di Milano – è per lei «un luogo importante di confronto e di giudizio». Anche quando la quotidianità è piena di scuola, lavoro e famiglia, fermarsi per costruire il Villaggio resta essenziale. «Costruendo il Villaggio, costruisco me stessa. È un tempo che mi aiuta a guardare meglio quello che vivo».
«Se il Meeting è importante per il mondo, è perché lo è prima di tutto per me», dice Miriam. «È sempre stato il luogo dove intercetto vite del presente e del passato che, anche attraversando il dramma, hanno saputo costruire bellezza». Sono storie che la colpiscono e la mettono in movimento. «Creano un desiderio di emulare, di fare qualcosa di buono anch’io». In un tempo segnato da violenza e tragedie, il Meeting per lei resta «un luogo che dà speranza, perché mostra che un altro modo di vivere è possibile».
Per Valentina il Meeting è un bene proprio per questa densità umana e culturale. «Normalmente si vive molto in superficie, anche per la velocità con cui tutto scorre». Al Meeting, invece, ogni incontro, mostra o spettacolo «ha dietro qualcuno che durante l’anno si è appassionato, ha pensato e approfondito». Nulla è improvvisato. «Tutto viene offerto come un regalo», ed è questo che rende il Meeting un’esperienza diversa da tante altre.
«Sostenere il Meeting è importante per permettere a più persone possibili di fare questa esperienza», spiega Miriam. «Lo vedo in modo molto concreto sui miei figli, che hanno dai cinque ai diciotto anni». Non è possibile sapere che strada prenderanno, ma «ci sono tanti piccoli semi che contribuiscono a costruire le persone che stanno diventando». Un incontro, una mostra, una settimana vissuta al Meeting «può tornarti in mente dopo vent’anni, nel momento in cui succede qualcosa nella vita». Anche per questo, dice, vale la pena continuare a investire in questa esperienza.
C’è poi un aspetto che per Miriam racchiude il senso del sostegno: il lavoro condiviso. «Noi passiamo un anno a progettare, cercare materiali, costruire. Poi arriva il PreMeeting e arrivano i ragazzi ad aiutare». A un certo punto si accorge che non sta più costruendo qualcosa di suo. «All’inizio ringraziavo perché mi aiutavano. Poi ho capito che stavamo facendo la stessa cosa, alla pari». È lì che il lavoro diventa davvero comune.
Per Valentina sostenere il Meeting significa «custodire un luogo libero, dove c’è uno sguardo approfondito su tutta la realtà». Un luogo che non esclude nessuno e che parla a tutti, «dai bambini agli adulti». «È un evento raro», conclude. «Proprio per questo va sostenuto».









