Volti che costruiscono… Alessandro Rovetta

30 Maggio 2025
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«Un sorprendente cantiere di gratuità». Il Meeting è anche questo per il professor Alessandro Rovetta. In occasione dell’edizione 2025 con i colleghi Marco Rossi e Tancredi Bella sarà curatore della mostra ‘Pietre viventi. L’Europa romanica si veste di bellezza, «dedicata alla nascita e alla diffusione dell’arte e dell’architettura romanica in tutta l’Europa tra XI e XII secolo. Uno dei fenomeni più imponenti della civiltà occidentale, carico di positività e creatività, capace di coinvolgere tutto il popolo nella costruzione delle chiese e, soprattutto, nel viverle come luoghi carichi di significato».

L’intento è offrire ai visitatori un’esperienza immersiva nel cuore vibrante del Medioevo: «Con video, immagini, musica e testi accompagneremo le persone a vivere lo stesso stupore che riempiva gli uomini di quel tempo, quando entravano in queste chiese capaci di comunicare attrattiva, corrispondenza, desiderio di camminare verso il destino». E precisa: «Non sarà un messaggio nostalgico, proporremo anche un suggestivo aggancio con la contemporaneità».

Questa mostra rientra in un percorso lungo e appassionato. «Abbiamo iniziato a collaborare col Meeting come curatori di mostre dagli ultimi anni Ottanta, coinvolgendo colleghi e studenti delle nostre e altre università e lavorando a stretto contatto con i responsabili dell’evento, cercando di andare a fondo delle proposte. Abbiamo dialogato sul campo con un pubblico molto attento e interattivo».

Per Rovetta, il Meeting è più di una manifestazione di massa: «È un’occasione privilegiata per mettere in dialogo la propria professionalità con una proposta culturale ben caratterizzata ma anche estremamente aperta. Un luogo in cui ci si interroga, si accoglie e raccoglie. È anche una grande occasione di rapporti umani».

A chi chiede se e perché il Meeting sia un “bene per il mondo”, Rovetta risponde senza esitazione. «La prima risposta, quella più facile, è osservare la quantità di personalità e di pubblico che ogni anno viene al Meeting: una cassa di risonanza straordinaria. Ma sarebbe poca cosa, se non dipendesse da una profonda ricerca di bene, di vero e di bello che anima tutta la manifestazione».

Il cuore del Meeting sono incontro, dialogo, costruzione. «È questo che travalica i confini della manifestazione e la rende un punto di riferimento per molti, anche solo per curiosità o nella speranza di una prospettiva di speranza concreta».

Una speranza che va sostenuta. Anche economicamente. «Il Meeting è un sorprendente cantiere di gratuità, aperto a ogni generazione e competenza. Ma da solo non può reggersi. D'altra parte, più lo si sostiene, più cresce anche la collaborazione gratuita, nella prospettiva comune di rendere il Meeting sempre più attrattivo, propositivo e coinvolgente».

Sostenere il Meeting significa contribuire a un’esperienza che lascia il segno. Per la creazione di una mostra «il problema dei materiali e dei costi è davvero cruciale, se vogliamo offrire una proposta all’altezza. Far tornare alla vita di tutti i giorni uomini e donne con il ricordo vivo di qualcosa di vero e bello vissuto in un contesto di amicizia è una grande soddisfazione. E una ragione in più per sostenere questa impresa».