Bonisoli Franco

Sono nato a Reggio Emilia sessant’anni fa da una famiglia operaia e comunista. Dopo le lotte studentesche e operaie dei primi anni settanta, a 19 anni entro nelle Brigate Rosse. Ho partecipato al tragico sequestro dell’On. Aldo Moro e all’uccisione degli uomini della sua scorta; ho sempre fatto anche mia la responsabilità di tutte le azioni compiute dall’organizzazione. Arrestato a 23 anni, vengo condannato all’ergastolo e detenuto nelle carceri di massima sicurezza. A 28, dopo una profonda crisi interiore, ho rotto con l’organizzazione armata e rifiutato la logica della violenza attraverso uno sciopero della fame insieme ad altri miei compagni nel carcere di Nuoro. Un coraggioso e inaspettato intervento del cappellano del carcere in difesa della dignità umana di noi detenuti ha dato una svolta positiva a quel momento critico. Da lì ho potuto iniziare un percorso di ricostruzione della mia vita, ricercando la giustizia sociale attraverso il dialogo e il rifiuto della violenza. In questa nuova vita ho sempre desiderato poter avviare un rapporto di comprensione umana con le persone che tanto hanno sofferto per le nostre azioni. Oggi, nel Gruppo sto vivendo e coltivando questa grande possibilità.
Da “Il Libro dell’incontro”, a cura di Bertagna, Ceretti, Mazzucato – Ed. Il Saggiatore

ultimo aggiornamento: agosto 2018  
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