OLTRE LA SOGLIA DEL DOLORE. LA TESTIMONIANZA DI KATERINA GORDEEVA

Katerina Gordeeva, giornalista, documentarista e scrittrice russa, vincitrice premio Anna Politkovskaja 2022, autrice di Oltre la soglia del dolore, Ed. 21 Lettere, in dialogo con Davide Perillo, giornalista

Un dialogo con una delle voci più coraggiose del giornalismo contemporaneo. Katerina Gordeeva, giornalista e documentarista russa, vincitrice del premio Anna Politkovskaja 2022, condividerà la sua esperienza di testimone e narratrice di storie che attraversano il confine tra cronaca e umanità. Autrice di “Oltre la soglia del dolore”, Gordeeva ha dedicato la sua carriera a dare voce a chi non ha voce, documentando con rigore e compassione le vicende più difficili del nostro tempo, comprese le sofferenze che hanno colpito il popolo ucraino e quello russo. In dialogo con il giornalista Davide Perillo, rifletterà sul ruolo del giornalismo come strumento di verità e resistenza, sul coraggio necessario per raccontare ciò che altri preferirebbero tacere, e su come la narrazione possa trasformare il dolore in comprensione e il silenzio in memoria collettiva.

Guarda l’incontro

DAVIDE PERILLO

Buonasera e benvenuti a questo incontro. Buonasera. Ci sono immagini che immediatamente, con forza, evocano il titolo di questo Meeting e sono immagini che ci arrivano in casa ormai da mesi, da anni, anzi. Sono immagini terribili, le immagini che arrivano da posti come Gaza, che è una terra martoriata e prima ancora dall’Ucraina, dopo l’aggressione della Russia nel febbraio del 2022. Lì è iniziato tutto prima, nel 2014, ma le immagini che ci arrivano da lì ogni giorno, a cui rischiamo di abituarci, sono immagini che gridano la necessità di ricostruire nel deserto. Sono immagini che parlano di maceria, di dolore e quasi urlano il bisogno di ricostruire. L’ospite che abbiamo questa sera ci accompagnerà a visitare e a capire alcuni di quei luoghi. La salutiamo con un grande applauso, grazie di gratitudine per la sua presenza qui e per il suo lavoro. Katerina Gordeeva è una importantissima giornalista televisiva ed è russa, è nata a Rostov sul Don, che vuol dire non molti chilometri dall’Ucraina, e ha nelle sue radici un intreccio di storia russa e ucraina. Il libro di cui parleremo stasera è dedicato alle sue nonne. Una delle sue nonne è nata in Ucraina ed è morta in Russia e l’altra viceversa. Immaginatevi cosa vuol dire affrontare questi temi avendo nel cuore tutti e due questi popoli. Katerina ha lavorato a lungo nella TV russa, è stata in Cecenia, è stata in Afghanistan e poi, nel 2014, quando è iniziata la guerra nel Donbass, ha deciso di lasciare la Russia. Dopo ci spiegherà perché, ed è diventata una giornalista indipendente, ha aperto un suo canale su YouTube che adesso ha 3 milioni di iscritti, più o meno.

 

KATERINA GORDEEVA

1.9

 

DAVIDE PERILLO

Precisiamo. Speriamo bene che saranno di più dopo l’incontro di stasera. 1.9, non so se ci rendiamo conto. Produce dei documentari, dei film e ha vinto, grazie a questo lavoro, diversi premi. Ha vinto il premio intitolato a Anna Politkovskaja, che è una famosissima giornalista, ha vinto il premio intitolato ai fratelli Scholl e soprattutto, quando è iniziata quella che noi conosciamo come la guerra in Ucraina, ha deciso di produrre un documentario su quello che stava succedendo. È partita a cercare di raccontare le storie delle persone che stavano vivendo sulla loro pelle quello che stava succedendo, perché la caratteristica del suo lavoro è esattamente questo, come scrive nella prefazione del suo libro Svetlana Alexievich, premio Nobel per la letteratura del 2015. Un giorno le persone studieranno la storia leggendola sui libri di Katerina, non tanto la storia della guerra, quanto piuttosto quella delle persone in guerra. Questo libro è impressionante. Il libro che è nato dal documentario è impressionante perché ci porta dentro la vita di queste persone, tira fuori la guerra dalle immagini televisive, dalle cartine che vediamo riprodursi con le mappe del Donbass, le trattative, e ci fa vedere cosa è veramente. Però, dato che prima del libro è arrivato un documentario, io vorrei farvi vedere un piccolo assaggio di questo film da cui poi è nato il libro di cui discuteremo stasera. Prego alla regia di farlo partire.

Audio dal documentario

 

DAVIDE PERILLO

Dopo questo documentario, il libro Oltre la soglia del dolore. Io vorrei partire proprio da qui, cioè vorrei capire perché hai avuto bisogno di raccontare queste storie e poi di scavare ancora in queste storie, perché dopo il documentario tornarci su con il libro.

 

KATERINA GORDEEVA

La risposta onesta sarà così. Abbiamo perso un pezzo grande di video. Non so cosa è successo, però abbiamo perso veramente una parte grande, molto importante per me. Piangevo tanto, non ho potuto muovermi. Mio figlio grande mi ha detto: “Mamma, tu hai fatto una volta, rifarai di nuovo”. Siamo andati di nuovo a fare le interviste che abbiamo già fatto con i protagonisti che abbiamo già filmato, però alcuni non li abbiamo trovato, sono spariti anche dai campi di persone rifugiate. Ho avuto solo le voci e ho chiesto a Svetlana Alexievich cosa dovevo fare con queste voci? Lei mi ha detto: “Devi scrivere il libro per non dimenticarli”, perché queste voci le ho sempre sentite nella mia testa e così ho deciso di scrivere. Mentre scrivevo, ho incontrato alcune persone diverse. Ho avuto storie nuove e ho deciso di scrivere anche queste storie che non sono state filmate nel documentario e così è nato il libro.

 

DAVIDE PERILLO

Ma tu dici, a un certo punto nel libro scrivi: “sentivo per percorsi imperscrutabili queste persone, questi protagonisti, entravano nella mia vita”. Cosa ha voluto dire lasciarle entrare nella tua vita, lasciarsi colpire da queste storie?

 

KATERINA GORDEEVA

Certo. Prima di tutto sono molto grata ad ognuno che ha parlato con me. Non era difficile. Alcuni pensavano di parlare con me nella lingua ucraina, che capisco bene perché metà della mia famiglia vive a Kiev. Però loro hanno cambiato idea durante l’incontro. Per alcuni, praticamente per gli abitanti di Indaupal (??), non era facile decidere di parlare con me perché nei primi mesi della guerra tutto era così pieno di dolore e sono molto grata che loro hanno deciso di parlare, che loro hanno deciso di condividere metà della loro vita. Potrebbe essere la gran parte della loro vita, la parte più dolorosa della loro vita con me. Alcune volte noi, con i fotografi, siamo diventati i primi russi che loro hanno incontrato dopo l’inizio della Grande Guerra e così siamo diventati nemici, ma anche qualcuno russo a cui puoi parlare, a cui puoi dire tutto quello che senti. Questa non era facile, però sono molto grata a tutte le persone del film, del libro e alcuni sono diventati i miei amici. Per esempio, Tania, noi siamo insieme tre estati e lei è diventata veramente la mia amica grande. Condividiamo anche le cose personali. Tania era la prima, questa con suo marito. Con alcuni scambiamo email, però questa è una cosa molto importante. Tu sai, come giornalista, che quando incontri qualcuno nel momento più importante della sua vita, tu diventi una persona che condivide questo momento e questa è una responsabilità. Tu devi essere con la persona alla fine. Tu non puoi lasciarla, abbandonarla.

 

DAVIDE PERILLO

Questo è il contrario di quello che tante volte si dice sul giornalismo, no? Che più sei freddo, distaccato, oggettivo e più sei capace di raccontare.

 

KATERINA GORDEEVA

No, non è il giornalismo mio. Non è il giornalismo mio. Ho visto alcune guerre, e questa guerra è diventata molto personale per me. Perché sono, come tu hai detto, nata a sud di Russia in un posto pieno di sole, pieno di gioia e la mia memoria ricorda con affetto il nostro cortile, mia nonna, che parlava anche ucraino, perché lei era nata a Nikolev, vicino a Nikolev. Avevamo i panni stesi, le lenzuola stese. E aspettavamo la nostra famiglia ucraina che veniva per passare l’estate insieme. Sono stata a Rostov nel 2014 e ho visto i carri armati che sono passati da Rostov verso Donetsk e ho capito quasi tutto. Prima di tutto, ho capito che loro vanno per distruggere la mia infanzia, per distruggere le vite delle persone a cui voglio bene. L’ultima volta che siamo stati insieme con la famiglia era nel 2012, quando è stato il campionato europeo di calcio. Siamo stati allo stadio di Donetsk. Era un momento di gioia, di felicità. Siamo stati insieme, tutti uniti e non potevo immaginare che potesse succedere questo inferno. Nel 2014, mentre tornavo a San Pietroburgo, dove vivevo in quel momento, mi aspettavo che le persone in Russia non accettassero, non potessero accettare tutto quello che è successo, però ho incontrato un silenzio incredibile e così ho deciso di lasciare la Russia. Però anche nel 2014 non potevo immaginare che sarebbe successa la seconda parte della guerra, però ho pensato nel 2014 che se loro avevano accettato l’invasione così in silenzio, questo avrebbe potuto dare la possibilità a Putin di cominciare la guerra grande, di cominciare la guerra per tutta l’Ucraina. Nel 2022 ho deciso che dovevo smettere di essere una giornalista lontana da tutte le parti. Non posso essere neanche oggettiva o fredda, prenderò la parte, prenderò la parte contro la guerra. Non posso stare zitta.

 

DAVIDE PERILLO

E’  chiaro. Ci sono delle storie che ti hanno colpito, ferito di più, che ti sono entrate più dentro o anche che fanno capire di più quello che sta succedendo?

 

KATERINA GORDEEVA

Adesso sto facendo un documentario sul Donbass, su quello che è successo dal 2014 fino al 2022. Potrebbe essere che questo mi aiuterà a capire tutto più chiaro, più profondo, però le storie, anche le storie che non sono riuscita a mettere nel libro, sono tutte nel mio cuore. Tutte le storie hanno la loro fine. Tutte le persone vivono adesso e noi condividiamo tutto quello che loro sopravvivono. E questo è molto importante per me. Alcuni hanno potuto perdonare, alcuni no. Alcuni hanno cominciato una vita nuova e non vogliono neanche ascoltare le cose del nostro mondo. Alcuni sempre impegnati nella vita quotidiana.

 

DAVIDE PERILLO

Nello sfogliare le pagine del libro. Poi vi invito evidentemente a prenderlo e a leggerlo perché serve. Nello sfogliare le pagine del libro si incrociano cose straordinarie per la forza umana che hanno. C’è questa Yulia che vive con una scheggia infilata alla base del cranio. C’è quest’altra mamma che è scappata, incinta di 20 settimane, con una bambina piccola per mano e appena esce perde per una granata la figlia e il marito e quando poi nasce l’altra bimba dice: “Io non so se le voglio bene perché non capisco più se le cose hanno un senso”.

 

KATERINA GORDEEVA

L’ho incontrata 3 mesi fa. In Canada. È una cosa che è successa, mi ha colpito tanto. Tu mi hai chiesto se c’erano le cose che mi hanno ferito di più. Prima di filmare questo documentario non potevo immaginare che le vittime della guerra potessero andare in Russia, il paese che ha cominciato la guerra, con tutta la consapevolezza di chi ha cominciato, chi ha fatto tutto, chi ha distrutto la sua vita. Però tu mi hai ricordato di Yulia. Yulia è una ragazza che ha deciso di andare in Russia. Lei mi ha spiegato perché. È un motivo molto pratico, è un motivo molto ragionevole. Lei ha detto che lei racconterà a suo figlio che lui è ucraino, che la Russia ha fatto contro la sua famiglia, però Yulia ha deciso di andare in Russia perché lei sa parlare russo e lei può trovare il lavoro più veloce. Invece, questa dopo la Germania, dove ci siamo incontrati, lei ha deciso di andare in Canada perché lei mi ha detto: “Tu sei l’ultima persona con cui parlo russo. Non posso stare in Germania perché ci sono tanti russi, tanti ucraini e tutto mi ricorda sempre questo che è successo. Non posso sopravvivere”. Poi tre mesi fa lei mi ha incontrato a Toronto e lei mi ha raccontato una storia incredibile. Quando lei è venuta a Toronto è andata al centro di rifugiati per avere qualche aiuto. Ha incontrato un volontario che parlava inglese perfettamente. Lui l’ha aiutata e poi loro si sono innamorati e poi lei ha scoperto che lui è russo. Lui lavorava in una compagnia di IT e lui è scappato dalla Russia per motivi di non servire nel servizio militare e loro hanno fatto un altro bimbo e lei mi ha regalato un gallo, un simbolo di Irpain, perché lei è stata a Irpain, sua città, la città dove lei è nata e lei mi ha detto che ci sono due galli nel mondo, il mio e il tuo. Lei parlava russo. Questa è una cosa di fortezza, di umanità, di possibilità di qualcuno di accettare le cose anche inaccettabili. La persona sempre per me è un segreto. Non posso capire di cosa si può sopravvivere,di  cosa non si può sopravvivere.

 

DAVIDE PERILLO

Ma tu invece cosa hai scoperto? Cosa hai imparato di te in questo viaggio, in questa serie di incontri che hai fatto, che continui a fare?

 

KATERINA GORDEEVA

Come forte può essere l’amore. L’amore in senso generale, l’amore in senso di misericordia, della possibilità di perdonare. Non perdonare qualcuno personalmente, però perdonare il mondo che ti ha fatto così male, che ti ha portato tanto dolore. Io personalmente non posso capire, non posso accettare. Io non sono una persona così, però voglio essere così.

 

DAVIDE PERILLO

Senti, tanti, quasi tutti, in verità, i protagonisti del libro sono donne.

 

KATERINA GORDEEVA

Certo, perché gli uomini sono al fronte.

 

DAVIDE PERILLO

Al fronte, certo, però è anche perché poi le donne portano un peso della guerra che tante volte non si vede, no?

 

KATERINA GORDEEVA

Come sempre.

 

DAVIDE PERILLO

Ci vuole una forza grande, una risorsa grande per poter vivere così.

 

KATERINA GORDEEVA

Non abbiamo scelto questa parte della guerra, però nell’Unione Sovietica, nell’ex Unione Sovietica, tutto il ventesimo secolo, le donne hanno portato sulle loro spalle perché gli uomini sempre lontani, loro sempre alla guerra oppure nel campo di Stalin. E così noi non abbiamo la scelta. Secondo me questo è una cosa molto importante per capire le donne nello spazio ex sovietico. Adesso sto scrivendo il libro su questo soggetto. Ti posso spiegare un pochino perché mia mamma non mi ha abbracciato mai. Io non ho pensato che questa fosse una cosa grave, incredibile, perché mia nonna non mi ha abbracciato neanche. Poi, quando sono cresciuta, ho capito con la terapista che questo non è una cosa normale e ho cominciato a chiedere alla mamma perché la nonna era morta in quel momento. La mamma mi ha detto che, praticamente, sua mamma non l’ha abbracciata, la mia nonna, e poi ho scoperto che la mamma di mia nonna è stata arrestata quando mia nonna aveva 7 anni, così lei non ha avuto l’esperienza di come la mamma può abbracciare sua figlia e così noi abbiamo tre oppure quattro o cinque generazioni di donne che non sanno questa connessione tra mamma e figlia, questa esperienza di amore, questa esperienza di proteggere tutto quello che tu ami e questa è una cosa molto importante per capire pure la Russia, in cui le mamme possono, vendere i loro figli per la guerra, vendere e guadagnare i soldi, perché questa stabilità che noi non abbiamo avuto dall’inizio del ventesimo secolo, adesso è data da Putin e Putin dà loro la possibilità di guadagnare i soldi e di perdere questa connessione, secondo me, per sempre.

 

DAVIDE PERILLO

Prima di parlare della Russia, di quanto ti sia costato andar via e cosa vuol dire, come la vedi cambiare, mi colpiva quello che raccontavi, perché noi non ci rendiamo conto. Noi pensiamo alle ferite della guerra come le ferite sul campo, mentre invece la guerra porta via fette di esperienza umana, fette di bene, la possibilità di abbracciare tuo figlio, la possibilità di vivere, di stendere i panni, come dicevi, nel cortile che ricorda la felicità della tua infanzia. È una quotidianità, è la vita di tutti i giorni quella che viene intaccata, ferita dalla guerra e quanto è importante che ci diamo conto di questo e quanto è importante raccontarlo, perché tante volte questa dimensione rimane fuori dal racconto. Il racconto della guerra è il racconto dei Trump, Putin, l’accordo, la sofferenza di chi è al fronte, ma la sofferenza delle persone che la vivono sulla propria pelle..

 

KATERINA GORDEEVA

La mancanza della vita quotidiana, secondo me, è una cosa principale e i racconti, le testimonianze delle persone normali, delle persone civili che hanno perso la loro vita. Secondo me questa è la testimonianza della guerra. Questo è quello che la guerra ha fatto contro queste persone, contro le persone che potevano costruire il mondo nuovo, il mondo di pace, il mondo pieno di gioia. Invece loro adesso chiedono da mangiare, chiedono vestiti usati, chiedono la possibilità di far studiare i loro figli. Come abbiamo parlato con una donna ucraina a sud Italia, lei ha detto che c’è una difficoltà di andare alla scuola per lei. Perché si deve prendere la bicicletta e io pensavo che lei non avesse la bicicletta e ho detto che “se vuoi te la regalo, se la compriamo”. Lei ha detto che “no, non so guidare la bicicletta e non voglio neanche studiare. Ho perso la mia vita a Nikolaev e voglio tornare lì”. Nessuno ha voluto essere rifugiato, nessuno ha voluto la vita in Italia, un paese bellissimo. Ognuno vorrebbe avere la sua vita. L’esperienza di uno che ha perso la sua vita, secondo me, è una cosa importantissima, perché la guerra non fa nessuno migliore di quello che era prima, nessuno, neanche le persone più brave del mondo. La guerra distrugge tutto. Mia sorella che vive a Kiev mi ha raccontato due mesi fa che, mentre bombardavano Kiev, lei ha dovuto decidere se andare da suo papà che è molto malato e non può andare al sottopassaggio, o se andare con sua figlia nel sottopassaggio e io le ho chiesto: “Cosa hai scelto?”. Lei ha detto che: “Sono seduta sotto al tavolo, piangevo”. Questa è un’esperienza di un umano normale che non può accettare le regole della guerra e questa è una reazione normale anche dopo 3 anni di questa grandissima guerra.

 

DAVIDE PERILLO

Anche noi facciamo tanta fatica a immedesimarci in queste persone, anche ad ascoltare. Mi ha colpito il sottotitolo del tuo libro: “24 voci ucraine e russe”, perché il racconto è di persone ucraine che sono colpite dalla guerra, ma anche dei volontari che le accolgono, anche tutte le vite coinvolte nella guerra. “24 voci per chi sa ascoltare”. Non è scontato saper ascoltare. Certe volte scappiamo, vogliamo tapparci le orecchie per non rischiare di rimanere colpiti, feriti, di immedesimarci in quello che ci stai raccontando.

 

KATERINA GORDEEVA

Penso che noi dobbiamo ascoltare e noi dobbiamo ricordare tutto per non diventare le persone che hanno lasciato la possibilità di cambiare la storia, perché sempre la storia è stata scritta dal vincitore. In questa situazione noi non sappiamo chi vincerà domani. Qualcuno è fuori di testa, però noi dobbiamo fissare tutto. Tre o quattro ore fa ho parlato con una ragazza ucraina molto brava, lei mi ha detto che questa guerra è una guerra più documentata di materiale civile, più documentata, delle persone che possono documentare per i processi successivi. Anche per questo ho scritto queste storie, anche per processi, speriamo, successivi, per avere le testimonianze senza propaganda e senza cambiamenti utili per il momento.

 

DAVIDE PERILLO

Chiaro. Tu hai parlato, parlavamo della tua doppia appartenenza, russa e ucraina, sono le persone che ami che sono bombardate dalla tua patria, il che vuol dire doppio dolore anche, per tanti versi.

 

KATERINA GORDEEVA

Non più degli ucraini.

 

DAVIDE PERILLO

Questo è certo. Ma quanto ti è costato lasciare la Russia e come la stai vedendo cambiare?

 

KATERINA GORDEEVA

Su questa domanda non penso mai. Ho dovuto lasciarla come ho dovuto lasciare un canale televisione in cui lavoravo nel 2012. L’ho lasciato volontariamente. Però frequento la Russia sempre, anche se sono agente straniero, nemico dello Stato, frequento la Russia.

 

DAVIDE PERILLO

Scusami, perché agente straniero vuol dire che è stata ufficialmente dichiarata agente straniero, quindi ha tantissime limitazioni e controlli quando ancora riesce a mettere piede in Russia, giusto?

 

KATERINA GORDEEVA

Sì, però considero questo come il mio lavoro perché devo vedere con i miei occhi come cambia il mio paese. Mi chiedono sempre se tutti i russi sopportano Putin e la guerra ed è diventato molto difficile dopo questi tre anni e mezzo rispondere alla domanda perché con la paura incredibile, e la paura è diventata un principe della Russia adesso. Con la paura incredibile non si può capire se una persona condivide queste idee volentieri o perché ha paura dell’autorità dello stato. Adesso in Russia anche mia mamma non può vedere, non può guardare i miei video perché tutti i siti informativi sono bloccati e alcuni sono diventati pericolosi per vederli. Le persone hanno paura di parlare, hanno paura di telefonare, hanno paura di cercare informazioni, hanno paura di condividere le idee, così non sappiamo quante persone sono con Putin, quante persone contro Putin e io non aspetto le proteste grandi, però posso dire che in Russia adesso ci sono più di 3.000 prigionieri politici. I politici non nel senso che loro sono veramente politici o loro condividono idee di una parte o l’altra. Politici perché loro sono contro la politica di paura. Loro non hanno la paura di fare le cose che vogliono fare. Uno è andato in strada con un foglio bianco senza niente. L’altra ha partecipato a un silenzioso. Ha scritto “no alla guerra”. Una ragazza a Samara ha fatto un segno di pace con melanzane in supermercato. È stata arrestata e ha ricevuto 5 anni e mezzo. Un’insegnante a San Pietroburgo ha detto ai suoi studenti che le guerre iniziano per gli stupidi  idioti che non possono iniziare le negoziazioni. Lei ha ricevuto sette anni. L’altra insegnante ha rifiutato, ha detto la bugia, è stata scritta da questi propagandisti. Lei ha ricevuto tre. Uno di questi “nemici” dello Stato è una mia carissima amica, Zhenya Berkovich.

 

DAVIDE PERILLO

Ci hai portato anche due foto sue?

 

KATERINA GORDEEVA

Sì. Possiamo vederle insieme. Questa è l’ultima fotografia di Zhenya, l’abbiamo fatta 4 giorni fa, adesso lei pesa 39 kg rispetto ai 50 che aveva all’inizio del processo. La colpa di Zhenya è che lei non ha fatto la finta che niente è successo. Lei continuava a scrivere la sua poesia e vivere con la consapevolezza che la guerra è successa e che la Russia ha cominciato la guerra. Zhenya ha ricevuto sei anni e mezzo non  er questa accusa che è scritto che lei ha sostenuto. Terrorismo, ma per la sua poesia. Zhenya ha due figlie adottive, una ha una malattia mentale molto grave. Zhenya aveva due nonne, una è morta e Zhenya non ha avuto la possibilità di dirle le ultime parole. L’altra nonna, Galina Elvovna, ha 96 anni. Lei non può camminare e si sente molto male. Due volte al mese Zhenya riceve la possibilità di chiamarle e loro hanno 5 minuti che bastano per dire: “Zhenya non ti sento” e poi loro piangono. Zhenya è una prigioniera politica o prigioniera di coscienza? Non lo so. Però Zhenya sta morendo e c’è la nostra responsabilità e ci vuole aiuto per, potrebbe essere, fare uno scambio per darle la possibilità di lasciare il paese perché non c’è altra possibilità per aiutarla. Questo è il motivo perché vado spesso in Russia e perché, secondo me, è importante come cambia il mio paese.

 

DAVIDE PERILLO

Tu ti senti responsabile di quello che sta succedendo in Ucraina? Perché so che è una domanda che ti fanno spesso.

 

KATERINA GORDEEVA

Sì, sì, sicuramente. Sì.

 

DAVIDE PERILLO

E che responsabilità hai? Perché forse la responsabilità che senti tu in qualche modo tocca anche noi, tocca anche me. Anch’io sento il desiderio di poter fare qualcosa.

 

KATERINA GORDEEVA

La responsabilità e il senso di colpa è una cosa molto personale. Non tutti devono sentirlo, non tutti devono sentirsi responsabili o colpevoli. Secondo me io mi sento colpevole, anche responsabile perché facevo la giornalista, non sono una persona sconosciuta. Ho fatto tutto quello che potevo, però potrebbe essere potevo fare di più. Una volta, questo è successo due o tre anni dopo l’inizio dell’invasione, siamo stati a Berlino con i miei figli perché era il periodo di vacanze e noi passavamo la manifestazione contro la Russia e contro Putin e questo è stato il momento in cui ho pianto. Mio figlio mi ha detto: “Mamma, perché tu piangi? Tu hai fatto tutto. Tu sei sempre contro Putin. Noi abbiamo lasciato la Russia. Perché tu piangi?”. Ho detto che potrebbe essere perché potevo fare di più e mi dispiace tanto che lascio il mondo molto più peggio, molto più male di come l’ho ricevuto io. Questo è un senso di colpa grandissimo che non posso, non posso riparare il mondo.

 

DAVIDE PERILLO

Io credo che questo sentimento in un modo o nell’altro ce l’abbiamo tutti, forse più, forse meno, più sentito, meno. Non so quanto e cosa potremmo fare, per esempio, per aiutare una persona come Zhenya di cui parlavi prima. Però so che abbiamo tutti il desiderio di capire cosa possiamo fare, cosa ognuno di noi può fare per stare davanti a una situazione così. Nel documentario, nel libro, a un certo punto tu fai la domanda su cosa ti aspetti dal futuro, come si può ricostruire, come si può ripartire, come si può sanare la situazione che si sta vedendo, e da dove si può ripartire?

 

KATERINA GORDEEVA

Secondo me ognuno deve ripartire da lui stesso. Io devo ripartire da me. Questa era un’esperienza molto importante per me. Quando Tania con i suoi figli è arrivata per la prima volta da noi e questa era l’estate che abbiamo passato insieme e questa era un’esperienza importantissima per i nostri ragazzi, perché i miei ragazzi, loro sapevano della guerra, però loro non hanno visto le bombe, loro non hanno sentito questo suono, loro non sono scappati dalla loro casa, loro non hanno sofferto così tanto. Questa è la verità. E ho visto come i ragazzi di Tania hanno insegnato ai miei ogni giorno, ogni giorno. Questa era un’esperienza molto dolorosa. Un giorno mia figlia, che era innamorata di Dania, figlio di Tania, lei le ha proposto: “Tania, guarda, quando tu avrai problemi con la tua casa, potrebbe essere che sarà distrutta dalle bombe. Vieni da me, ti do tutto quello che ho, ti do il mio lettino, ti porto nella mia scuola e ti do tutti i miei vestiti, tutto quello che vuoi”. E lui sta piangendo e lui ha detto che “non voglio perdere la mia casa. Vi odio tutti voi perché volete bombardare la mia casa”. E lei ha capito che ha detto qualcosa di sbagliato. Ha chiuso la porta e ha scritto sulla sua gamba: “Vi prego, non sostenete la Russia, non bombardate la casa di Daniel. Voglio che Tania viva”. E noi abbiamo pianto così tanto con Tania e abbiamo provato a spiegarli e alla fine hanno pianto tutti e poi ha detto una cosa per me incredibile, però secondo me è un umanesimo puro. Lei ha detto che “io non voglio che tutto quello che è successo con noi succeda con voi” e questa è una misericordia, un livello più alto che posso immaginare. Non volevo condividere questa storia, però dirò a Tania stasera che ve l’ho raccontata e le dirò cosa è successo dopo. Grazie.

 

DAVIDE PERILLO

Perché anche lei parla italiano, quindi ti ha sentito, ha capito cosa hai raccontato.

 

KATERINA GORDEEVA

Lei non parla italiano.

 

DAVIDE PERILLO

Però a me una delle cose che colpisce tanto il libro è che proprio certe parole, misericordia, come dicevi adesso, e anche la parola perdono che c’è anche come domanda tua tante volte, “potrete mai perdonarci?”, come qualcosa di tuo. Sono usate con la delicatezza che ci vuole, senza la fretta con cui tante volte le mettiamo sopra una situazione, con circospezione. Avrei voluto farvi vedere un video di un passaggio in cui questo si capisce molto bene. Anzi, facciamolo partire, prendiamoci qualche minuto in più. Il secondo video che avevamo in programma, facciamolo vedere rapidamente.

Audio dal documentario

 

DAVIDE PERILLO

“Non voglio che provino quello che abbiamo provato noi.” Il perdono ha bisogno di un percorso, di un tempo. Anche di un riconoscimento, di un riconoscimento della realtà, di come stanno le cose e di un riconoscimento dell’altro come altro. La delicatezza con cui se ne parla nel libro, con cui ne parlano loro, con cui ne parlava prima, è una cosa di cui secondo me abbiamo molto bisogno perché se no non capiamo da dove veramente si può iniziare a rimarginare le ferite, così come abbiamo bisogno di un’altra cosa che c’è nel documentario, come nel libro, quasi pari pari. Questo non è un pezzo che ti avevi perso, è rimasto. Vorrei far vedere l’ultimo video e poi farti la penultima o l’ultima domanda. Vediamo.

Audio dal documentario

 

DAVIDE PERILLO

Quella bambina che avete visto.

 

KATERINA GORDEEVA

Questa Alessandra, sua mamma non voleva parlare russo all’inizio. E poi lei ha preparato il pranzo e ha detto: scusate, non posso condividere questo pranzo con voi. Alla fine lei ci ha dato tutto quello che aveva preparato. Non posso spiegare tutti i sentimenti che noi possiamo avere.

 

DAVIDE PERILLO

Ma quella frase che dice quella bimba, che si chiama Katia, giusto? Si chiama come te?

 

KATERINA GORDEEVA

Sì, lei si chiama Katia.

 

DAVIDE PERILLO

Si chiama come te. “Parliamo di cose belle”. Non è l’ingenuità del bambino, è un desiderio di bene,  è un desiderio di bene irriducibile. Non so se questo, alla fine, è il punto più importante su cui si può fare leva per ricostruire. Tu cosa dici?

 

KATERINA GORDEEVA

Secondo me la cosa più importante nel mondo è l’amore. È amore in tutti i sensi. È amore in senso di umanità, è amore in senso di Dio, è amore in senso di fortezza, di continuare a vivere. Perché nel nostro tempo, nel tempo, è molto difficile avere la speranza e avere la forza di vivere. Secondo me non c’è la speranza per un futuro più bello, però almeno c’è l’amore e con l’amore possiamo piano piano continuare. Grazie. Scusate per il mio italiano.

 

DAVIDE PERILLO

Guarda. Grazie Katia, grazie per tanti motivi. Grazie per come ci hai fatto capire quanto sono decisive le testimonianze e i racconti della vita, quanto è decisivo entrare nei panni degli altri per capire, quanto è decisivo usare le parole con la delicatezza che richiedono, con il peso che hanno, ma grazie per averle anche usate in italiano, facendo il sacrificio che hai fatto, perché…

 

KATERINA GORDEEVA

Spero che la mia insegnante non mi ascolterà mai.

 

DAVIDE PERILLO

Però c’è un motivo in più per cui voglio ringraziarti che è molto semplice. Io credo che tra i mattoni nuovi di cui abbiamo bisogno per ricostruire nei deserti ce ne siano alcuni che sono particolarmente preziosi, che sono quelli che servono a ricostruire dei ponti, cioè dei punti dove la gente possa incontrarsi e riconoscersi. Io ti sono personalmente grato, ma credo di interpretare il pensiero di molti perché credo che il tuo lavoro sia questo tipo di mattone e credo che anche tu, in fondo, sia questa cosa qua. Grazie Katia.

 

KATERINA GORDEEVA

Grazie Davide, grazie. Grazie, grazie a voi.

 

DAVIDE PERILLO

Grazie.

Data

24 Agosto 2025

Ora

19:00

Edizione

2025
Categoria
Incontri