OLIMPIADI INVERNALI MILANO CORTINA 2026

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Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani; Vittorio Bosio, presidente CSI; Attilio Fontana, presidente Regione Lombardia; Fabio Massimo Saldini, commissario di Governo e amministratore delegato SIMICO; Luca Santandrea, General Manager di Coca-Cola – Olympic and Paralympic Games Milano Cortina 2026; Andrea Varnier, amministratore delegato Fondazione Milano Cortina 2026. Modera Mario Del Verme, Cdo Sport

L’appuntamento delle Olimpiadi rappresenta una straordinaria occasione per l’Italia per mettere a fuoco il ruolo culturale ed educativo dello sport e dei valori olimpici all’interno delle società e, allo stesso tempo, per coinvolgere i territori in una grande partecipazione collettiva, sia nel corso del viaggio della Fiamma Olimpica sia durante i Giochi Olimpici e Paralimpici. La valorizzazione dei talenti personali, la relazione con gli altri ed il gioco di squadra, la competizione anziché il conflitto sono solo alcuni degli ingredienti che assegnano all’evento un ruolo estremamente importante come occasione di segnare un paradigma nella costruzione con “mattoni nuovi”.

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MARIO DEL VERME

Buongiorno a tutti e benvenuti al grande incontro che vede oggi, come vedete, il nostro parterre. “Nei luoghi deserti costruiamo con mattoni nuovi”. Il tema del Meeting di quest’anno è un invito a rigenerare, a ripartire, a creare il futuro laddove sembra esserci solo aridità. È un’esortazione a non arrendersi al cinismo, ma a coltivare speranza, a costruire relazioni, a credere che insieme possiamo edificare qualcosa di nuovo e duraturo.

Lo stesso spirito anima le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026, la cui fiaccola, che sarà accesa il 26 novembre a Olimpia, attraverserà il nostro Paese come un fuoco di unità, di pace e dialogo. Un simbolo potente che richiama l’inizio di un viaggio, come il Meeting di quest’anno, personale e collettivo, educativo e culturale, sportivo e spirituale.

Giovedì 4 dicembre la fiamma olimpica arriverà ad Atene, per poi proseguire alla volta di Roma. Un viaggio di 12.000 chilometri, per una durata di 63 giorni, attraverso tutta la nostra penisola. Lunedì 26 gennaio 2026, dopo 70 anni esatti dalla cerimonia di apertura dei giochi di Cortina del 1956, la fiaccola olimpica farà il proprio ritorno nella località ampezzana e concluderà il suo tragitto allo Stadio San Siro di Milano la sera del 6 febbraio, dove avrà luogo ufficialmente la venticinquesima edizione dei giochi olimpici invernali. Il 6 marzo, invece, nell’Arena di Verona, ci sarà la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi.

Come ci ricordava Papa Francesco, le sfide del nostro tempo non si superano da soli, ma costituendoci in un “noi” che abita la stessa casa. Le Olimpiadi non fermano le guerre. Ecco perché oggi, davanti a un evento di portata mondiale, siamo chiamati a camminare insieme e a chiederci: lo sport cosa può fare? Che mondo vogliamo costruire? Che eredità lasciamo? Quali desideri accendiamo a proposito della fiamma olimpica? E quali saranno i mattoni nuovi con cui costruiremo oggi e domani?

Saluto il Ministro Andrea Abodi per lo sport e i giovani; Attilio Fontana presidente della Regione Lombardia; Vittorio Bosio presidente del Centro Sportivo Italiano; Fabio Saldini commissario di governo e amministratore delegato di Simico; Luca Santandrea general manager delle Olimpiadi di Coca-Cola e Paralimpiadi Milano-Cortina 2026; Andrea Varnier amministratore delegato della Fondazione Milano-Cortina.

Ministro, tocca a lei. Le Olimpiadi e le Paralimpiadi sono un grande evento sportivo, ma sono anche la celebrazione di una grande impresa di lavoro comune. Lo vedremo anche dalle testimonianze. Citando il motto olimpico “più veloce, più alto, più forte”, nel 2021 ne è stato aggiunto un altro, che è la parola “insieme”. Il messaggio del Giubileo, rispetto alla parola insieme, è “pellegrini di speranza”. Siamo stati insieme alla messa di Papa Leone. Il poter camminare insieme nella speranza è anche l’immagine che meglio racconta il cammino della fiamma olimpica. Saranno coinvolti 10.001 tedofori, circa 18.000 volontari; Parigi ha mobilitato 50.000 volontari, il Meeting di Rimini ne ha mobilitati 3.000 in una settimana.

Anche se il mondo, e qui vengo alla domanda, sembra correre al contrario, le Olimpiadi in particolare restano una piattaforma universale privilegiata per promuovere il dialogo tra le culture, celebrare la diversità e l’uguaglianza. In un mondo che diffonde sfiducia e rassegnazione, lo sport può essere ancora sorgente viva di speranza condivisa?

Andrea Abodi

Buon pomeriggio a tutti. Il piacere di essere per la prima volta al Meeting è per me motivo di gioia. L’ho sempre guardato in questi anni, nelle mie varie esperienze lavorative, da lontano. Quest’anno mi è stata data l’opportunità e quindi il ringraziamento va agli organizzatori. Insieme agli organizzatori va alla straordinaria famiglia dei volontari che rendono questo luogo vivo, che consente di poter esprimere posizioni e confrontare idee differenti. Si percepisce uno stato d’animo predisposto alla speranza, tanto per iniziare la risposta, perché è il luogo dove si abbandonano i pregiudizi (dove ci fossero) fuori dalla fiera e si entra qui con uno spirito costruttivo.

I Giochi Olimpici e Paralimpici sono una straordinaria opportunità e mi fa piacere condividere il panel anche con compagni di viaggio, perché ci ritroviamo ormai da qualche anno in un percorso che porterà alla grande inaugurazione del 6 febbraio per le Olimpiadi e del 6 marzo per le Paralimpiadi. Un appuntamento con la storia. L’Italia al centro del mondo. Il messaggio universale di un movimento, quello olimpico e anche quello paralimpico, che ha una sua modernità nonostante il suo motto sia in latino. La dimostrazione che a volte bisogna puntare a utilizzare nuovi mattoni, ma il cuore del mattone ha il sapore antico, il sapore delle radici, della storia che non bisogna mai disperdere e perdere, il sapore dell’identità. È un valore che si deve predisporre alla contemporaneità, che deve convivere con la nostalgia del futuro e quindi con la necessità di essere sempre più presenti ed efficaci.

In alcuni casi, per quanto riguarda le classi dirigenti, forse anche un passo avanti, senza la presunzione di essere un passo avanti, ma una classe dirigente a volte ha la responsabilità di essere guida, di essere un punto di riferimento. Facendo quello che si fa qui al Meeting: ci si incontra, ci si conosce, ci si ascolta reciprocamente e si mette a disposizione il ruolo, il servizio, magari anche per dare qualche risposta o per prendere qualche impegno. È quello che stiamo facendo con le Olimpiadi e con le Paralimpiadi.

Noi siamo arrivati, come Governo, il 22 ottobre del 2022, abbiamo iniziato una fase nuova, abbiamo ringraziato chi ha lavorato prima di noi. Alcuni hanno proseguito, altri hanno cambiato traiettoria, altri sono arrivati. Fabio e Andrea sono arrivati e hanno dato nuova linfa a una macchina organizzativa complessa nella quale, al di là della consapevolezza di organizzare il più grande evento universale, c’è la consapevolezza del senso quotidiano, del senso umano, di un appuntamento tra le persone. C’è una sfida anche a ciò che si lascia, non soltanto a quei giorni di euforia e di gioia complessiva, ma anche il senso del raccolto dopo una semina organizzativa che riguarda i giochi in quanto tali e le infrastrutture dei giochi.

Io credo che questo modello italiano poi verrà valutato dalla comunità nazionale, ma anche da quella internazionale, credo che sarà pronto quando sarà opportuno, ma è questo senso dello stare insieme, è questo senso del communiter che trova una sua corrispondenza non soltanto nelle parole del Santo Padre Papa Francesco, riprese anche da Papa Leone XIV, ma anche nella Costituzione. Quel communiter è una sintesi estrema di quello che il comma 7 dell’articolo 33 della Costituzione dice, ovvero il riconoscimento da parte della Repubblica del valore educativo, sociale, di promozione del benessere psicofisico e dell’attività sportiva in tutte le sue forme. La sintesi estrema è communiter: convivere, condividere, la comunione dello sport come fattore di emancipazione sociale, culturale, di perseguimento del benessere psicofisico che poi si trasferisce nella dimensione del benessere sociale. Questa idea che coniuga la competizione al suo massimo livello con la base sociale, della quale non possiamo fare a meno, non vogliamo fare a meno e che vogliamo rafforzare anche per competere in maniera sempre più vivace, ma soprattutto per contribuire a far star bene le persone.

MARIO DEL VERME

Grazie Ministro. L’articolo 33 lo riprenderemo poi nella seconda domanda. Presidente Fontana, il Ministro ha detto tre cose che mi hanno colpito: si entra al Meeting con uno spirito costruttivo, ed è l’idea delle Olimpiadi; è un appuntamento con la storia; e la terza parola usata è stata sfida. Per vincere una maratona la velocità va tenuta costante, a volte bisogna rallentare, a volte correre un po’ di più. Per le Olimpiadi sono state coinvolte due regioni, Lombardia e Veneto, due province autonome, Trentino e Alto Adige, e 98 opere realizzate. Possiamo parlare di Olimpiadi al plurale, un territorio di 22.000 chilometri quadrati che punta a valorizzare il territorio. Mi sembra che il percorso del CIO sia quello di valorizzare ciò che c’è già e questa è la strada che è stata presa. L’obiettivo era quello di non fare opere inutili, di utilizzare gli spazi esistenti e il 100% di energie rinnovabili. Il Ministro parlava di modello, mi ha anticipato la domanda. Quanto questo modello di adattabilità delle Olimpiadi alle città (e non il contrario) è sostenibile e che benefici duraturi può generare per le comunità locali, in termini sia sociali che economici?

Attilio Fontana

Grazie, buongiorno a tutti. Anche da parte mia, come prima cosa, un ringraziamento agli organizzatori del Meeting e per la possibilità di essere presente, perché ogni anno è un bel modo per finire le vacanze e per rimettersi a pensare agli impegni autunnali. È un luogo dove ci si sente bene e si sta bene, quindi grazie e complimenti come ogni anno.

Credo che si debba fare una premessa. Sono le prime Olimpiadi sostenibili. Il CIO ha detto che non bisogna fare opere inutili, bisogna cercare di utilizzare quelle che già ci sono. Di conseguenza è nata la diffusione, perché nessun sito poteva avere a propria disposizione tutti questi impianti e si è aperto ai diversi territori che disponessero di diverse strutture. Ma poi, e questa è la cosa sulla quale voglio puntare l’attenzione, sono le prime Olimpiadi partite su stimolo e proposta di due Regioni. Non dobbiamo dimenticare che se è vero che inizialmente l’allora Governo italiano aveva deciso di sostenere le Olimpiadi a condizione che i tre siti fossero Torino, Milano e Cortina, nel momento in cui Torino decise di rinunciare, il Governo si sfilò. Quindi fu una scelta delle due Regioni. Io mi ricordo che telefonai al Presidente Zaia e insieme decidemmo di provare a portare avanti la candidatura solo come Regioni. Fu un impegno particolare, dovemmo trovare le risorse per mettere a garanzia le fideiussioni che dovevamo sottoscrivere. Questo per dire l’anomalia. Poi i Governi successivi hanno, grazie al cielo, rivisto quella decisione folle e sono entrati a far parte della squadra, contribuendo in maniera veramente sostanziale.

Credo che le cose da dire siano sostanzialmente due: dalle Olimpiadi si possono ottenere e trarre delle grandissime eredità, delle grandissime legacy che sono immateriali e materiali. Quelle immateriali sono i valori: il valore dello sport, dell’amicizia, della collaborazione, dell’inclusione (perché si parla di Olimpiadi ma si deve parlare anche e soprattutto di Paralimpiadi, che ogni tanto vengono dimenticate ma sono altrettanto importanti), il valore della diffusione di questi messaggi. E poi ci sono quelli legati più concretamente al turismo, alla cultura, alla promozione del nostro territorio e alla presentazione al mondo delle nostre capacità organizzative, delle nostre bellezze, delle nostre possibilità di attrarre tanta gente. Recentemente un’indagine della Banca Ifis ha accertato che per il periodo olimpico è previsto, poi mi correggerà eventualmente Andrea Varnier, un indotto turistico di circa un miliardo e cento milioni; per i successivi 18 mesi è previsto un indotto di un miliardo e duecento milioni.

E poi ci sono tutte le legacy materiali, che sono fondamentali. Sono tutte opere, e voglio sottolinearlo, richieste dai territori, necessarie per i nostri territori, e noi abbiamo colto l’occasione delle Olimpiadi per anticiparne la realizzazione, per fare in modo che venissero realizzate subito. Il 40% sono miglioramenti stradali legati alla circolazione, all’accessibilità ai luoghi olimpici, ma non solo, perché molti sono legati genericamente alla nostra regione. Il 42% è legato al miglioramento delle ferrovie e il 12-13% è legato al miglioramento degli impianti sportivi. Sono tutte eredità che rimarranno sul territorio, fondamentali per migliorare la vita dei nostri cittadini e che i nostri cittadini da tempo chiedevano.

Gli impianti nuovi che andremo a realizzare, parlo per la Regione Lombardia, sono sostanzialmente tutti privati, di proprietà privata e con una loro destinazione. Il Pala Santa Giulia era già previsto e avrà una destinazione completamente diversa, per iniziative private. Il villaggio olimpico diventerà un grandissimo studentato ed è anch’esso di proprietà privata. Sicuramente noi lasceremo delle legacy positive, ma soprattutto non lasceremo quelle infrastrutture abbandonate a se stesse, quelle cattedrali nel deserto che purtroppo molte volte sono state viste come conseguenza delle Olimpiadi.

MARIO DEL VERME

Grazie Presidente. Lei parlava di un processo sistemico, perché se non c’è un processo sistemico, miglioramenti stradali, infrastrutture, ferrovie, rimane qualcosa nel vuoto. C’è bisogno di pensare al futuro e il futuro non è solo l’impiantistica ma è anche ciò che richiama all’educativo.

Presidente Bosio, Presidente del CSI, il Centro Sportivo Italiano, il più antico d’Italia, avete festeggiato 80 anni l’anno scorso. Sin dalla sua nascita il CSI si propone di educare attraverso lo sport. Sappiamo però che lo sport ha bisogno di un processo sistemico, ma anche di un patto educativo. Lei nei suoi interventi dice sempre che c’è bisogno di un CSI, come ci potrebbe essere bisogno di un ente di promozione sportiva in generale. Cosa serve allo sport per essere una scuola di vita? Perché oggi quando parliamo di educazione è come se non avessimo i piedi per terra, parliamo di massimi sistemi educativi, ma vediamo o descriviamo pochi esempi ma sarebbe bello descrivere degli esempi.

Vittorio Bosio

Grazie, ringrazio la fondazione del Meeting per l’invito e per darmi l’opportunità di essere qua. Potrebbe sembrare una stortura che, parlando di Olimpiadi e sport di vertice, sia presente il Presidente del CSI, che con lo sport di vertice c’entra poco. Ho la sensazione che nell’immaginario collettivo si pensi che i campioni vengano da Marte, ma i campioni vengono dalle palestre, dalle piste, dal territorio, dai campetti di periferia, dalla promozione sportiva. Pertanto la promozione sportiva è a tutti gli effetti nel gioco olimpico, perché i campioni partono da lì.

Mi sembra evidente che lo sport di vertice abbia un ruolo educativo: chi arriva al vertice ha il ruolo di dare esempi. Lo sport di base vive di esempi, oltre a essere lo sport che dà l’opportunità di partecipare a tutti, perché la gente comune pratica sport. Durante questi giorni del Meeting ho incontrato tante persone, ragazzi, giovani, adulti, che mi dicono: “Ho giocato o gioco nel CSI”. Perché tutti siamo passati attraverso il gioco, lo si fa per divertimento. Poi c’è qualcuno che ha avuto la fortuna di arrivare al vertice e lo fa per lavoro. Chi arriva al vertice ha il compito importante di essere esempio per chi pratica lo sport di base, tenendo conto che lo sport di base si nutre dello sport di vertice.

Sono due cose che viaggiano in parallelo. Qualche volta ai tavoli istituzionali sembra che ci sia competizione per le risorse tra sport di vertice e sport di base. Non c’è competizione. Lo sport di vertice serve allo sport di base e lo sport di base si nutre di quello di vertice. Sono due cose che viaggiano in parallelo.

Sul piano educativo c’è una sfida che dobbiamo combattere tutti insieme. Ci deve essere sinergia tra i due mondi. Oggi parlare di educazione si fa fatica perché gli esempi che abbiamo diventano a volte diseducativi, anche nello sport che definiamo educativo. Ci proviamo a fare educazione. Diamo allo sport l’opportunità di offrire ai ragazzi, ai giovani e agli adulti un’attività sportiva sana che li faccia divertire, che sia un luogo di aggregazione. Lì si fa educazione perché credo che nella società di oggi, la società degli smartphone, della tecnologia, abbia bisogno più che mai di un luogo dove i ragazzi e gli adulti abbiano l’opportunità di trovare uno spazio da condividere, di aggregazione dove si condividono le esperienze, dove si incontrano persone, si guardano negli occhi, dove si ha la possibilità di condividere con i compagni di squadra, di gioco delle esperienze che rendono la vita migliore.

Credo che le Olimpiadi siano uno strumento importante per far sì che lo sport dimostri di essere uno strumento educativo a tutti i livelli, al vertice e alla base.

MARIO DEL VERME

Grazie Presidente. Prima di lanciare un video, riprendo due parole: “spazi da condividere”. Sono anche spazi lavorativi, persone che lavorano insieme pur non conoscendosi, e questo è un miracolo. Lanciamo il video e poi lo commentiamo.

[Video Testimonianza – Sadat Saidi Awara]

Buongiorno, sono Sadat Saidi Awara dell’azienda Elmevu. Sono su questo cantiere da due mesi, ho trentaquattro anni. Sono maliano, sono in Italia da due anni. Sono saldatore e facciamo il montaggio della pista. È la prima volta che vengo in montagna, è una nuova esperienza per me vedere la neve, non avevo mai visto la neve. Mi sento bene qua e ringrazio sempre l’Italia per l’accoglienza che mi hanno dato. C’è anche un fratello che è saldatore e lavora in fabbrica …

[manca audio da 37.00 a 37.20]

… e non c’è differenza di colore, ci sono tante razze qua: africani, asiatici, tutti. Questo cantiere mi ha aiutato tanto a parlare con tante persone, a favorire la mia integrazione, perché qua mi integro molto bene. Le cose che non sapevo, adesso le sto imparando.

MARIO DEL VERME

Architetto Fabio. SIMICO società responsabile delle realizzazioni connesse ai giochi. Il video ci ha fatto vedere che in queste opere sono state coinvolte diverse persone. Il lavoro spesso, come dicevo prima, ci costringe a vivere insieme e, altra cosa, ad apprezzare la ricchezza e la bellezza di questi “nuovi mattoni”, a proposito del Meeting, l’unicità della persona, come in questo caso, come semi di vita comune, che devono essere cercati e coltivati insieme. Prima lei mi ha passato una frase di Testori, apparsa sul Corriere della Sera il 17 gennaio 1985, dopo una grande nevicata a Milano, che dice: “Cosa induce la gente di tutte le età e le condizioni a tornare a guardare i propri simili? Non come se fossero numeri o automi con cui non si ha più rapporti, bensì come quelli che sono, cioè fratelli, fratelli nella coltre di neve?”. Avete coordinato la realizzazione delle infrastrutture. La potremmo definire, come diceva Papa Francesco, una “cultura dell’incontro”? Mi sembra che sia stato proprio questo. Può questo approccio diventare un metodo di sviluppo integrato, cioè che unisce economia, cultura e relazioni?

Fabio Saldini

Grazie per l’invito e grazie ai tanti amici presenti in sala, a iniziare dal Presidente Formigoni, che mi è stato vicino per molti anni. Io sono l’ultimo arrivato, sono arrivato un anno e mezzo fa, a fine febbraio 2024, con il compito di realizzare le opere olimpiche. Non era semplice, perché quando sono arrivato non c’era un progetto adatto per essere realizzato entro i tempi. Tempi che non sono il 6 febbraio del 2026, ma tempi che erano la primavera del 2025 per le necessarie pre-omologazioni. 98 opere: 51 infrastrutturali e 48 sportive, di cui 35 indifferibili. Tutte le opere sportive saranno realizzate e concluse entro le Olimpiadi.

Cosa vuol dire realizzare 98 opere in così breve tempo? Vuol dire avere il senso di quello che stai facendo, contare sulla tua conoscenza. Una conoscenza che per noi ha voluto dire mettere a terra il Building Information Modeling, il Digital Twin, che peraltro viene utilizzato dalla DIA ancora adesso per il lavoro di prevenzione nei cantieri. Sapete che mi pare siano 11 le interdittive a oggi firmate dal Ministro. Vuol dire misurarsi con i cantieri. Credetemi, a Cortina per 8 mesi nel 2024 ha piovuto, e 8 mesi sono tanti. A Livigno siamo passati da -27 a -18 di massima e non era facile lavorare. Ha voluto dire anche costruire un team di persone, le mie e quelle di SIMICO, a iniziare dalla persona, la Samorani, che mi segue da sempre e ci ha permesso di sperimentare ciò che avevamo imparato.

Però c’è una cosa che viene prima di tutte: il cantiere umano che affianca i tanti cantieri non facili da mettere a terra. Testori scrisse il 17 gennaio quell’articolo sulla terza pagina del Corriere della Sera in occasione della copiosa nevicata che colpì Milano e lasciò tutti un po’ sbalorditi. Il cantiere di Livigno, il cantiere di Cortina: 21 nazionalità coinvolte. Saad, che abbiamo visto, quando è arrivato non sapeva fare nulla. Ha avuto chi gli ha insegnato a lavorare e ha dimostrato di essere un eccellente saldatore. A Livigno, pensate che durante il sacro rito del Ramadan, dove l’80% dei lavoratori sono egiziani, il 20% rumeni e due bergamaschi, durante il sacro rito del Ramadan si nutrivano la mattina con un litro di latte tiepido con datteri tagliuzzati, sostenendo che questo permetteva loro di non aver bisogno di mangiare e bere per tutta la giornata.

E così sono riusciti a Livigno, che è in assoluto il cantiere più complesso con 25 ettari di intervento, ad arrivare a un punto che lo stesso Presidente Fontana la settimana scorsa ha visto con ammirazione. Siamo riusciti a concludere la pre-omologazione a Cortina d’Ampezzo dello sliding center, della pista da bob. Io ho passato mesi a leggere, e ancora adesso a dire la verità, che sarebbe stato impossibile realizzare la pista da bob in meno di 700 giorni, perché in Russia, Corea e Cina ne avevano impiegati 700. Non ho risposto perché non potevo, ma gli artigiani italiani sono migliori. Il dato di fatto è che con 21 nazionalità coinvolte, e credetemi, con alcuni momenti non facili da gestire, siamo riusciti in 305 giorni a concludere lo scivolamento, nella sorpresa di tutti, perché erano già pronti ad andare oltreoceano a fare le gare.

Io non so se lascerò professionisti migliori, ma penso di sì, perché tutti hanno avuto modo di imparare anche l’utilizzo estremo delle tecnologie di progettazione. Pensate che riusciamo a rappresentare miliardi di poligoni in millisecondi, avendo una percezione del progetto al di là di quello che era immaginabile fino a poco tempo fa. Oltre alle opere sportive, vedo l’assessore Terzi, stiamo sistemando anche tutti i progetti che altrimenti sarebbero stati irrealizzabili: dalla Bergamo-Lecco alla Variante di Longarone, al superamento delle barriere ferroviarie sulla Statale 38, alla 36. Tutte opere infrastrutturali che rappresentano circa il 50% delle nostre opere, ma l’80% del valore della legge olimpica, che non sarebbero mai state realizzate senza beneficiare delle procedure olimpiche. Vi dicevo che non so se lascerò professionisti migliori, penso di sì, però sicuramente lascio uomini migliori e lascio tante imprese che hanno lavorato con noi, anche con cittadini stranieri, che sono in grado di fare un lavoro in maniera eccellente.

MARIO DEL VERME

Grazie. Mi sembra che il tempo che state dedicando a quest’opera (che è un’opera di infrastrutture ma con un livello di cura della persona) sia oggi l’eredità, quella legacy che prima diceva il Presidente Fontana che bisogna lasciare sul territorio.

Dottor Luca Santandrea, General Manager di Coca-Cola per le Olimpiadi, voi rappresentate una continuità storica del movimento olimpico in termini di condivisione di valori e ne cito alcuni come lealtà, rispetto, spirito di squadra, sacrificio (ma ne posso mettere tantissimi), possono rappresentare simbolicamente il segno di una nuova partenza, come i “mattoni”? Così come certi gesti olimpici sono diventati simbolo di una lotta e penso al razzismo, all’esclusione, alla diversità. Celebrare le Olimpiadi è una delle forme più alte di ecumenismo umano, di condivisione della fatica per un mondo migliore. Quello che è stato detto fino adesso centra completamente. Per superare divisioni e conflitti c’è bisogno di una società più coesa. Cosa rappresenta per voi, e a questo punto per il mondo, il viaggio della fiamma olimpica, in termini di trasferibilità di questi valori?

Luca Santandrea

Innanzitutto buongiorno a tutti, anche da parte mia. È un onore stare su questo palco e rappresentare i partner privati. Questo palco è la manifestazione di come per raggiungere l’eccellenza ci voglia una grandissima collaborazione e fiducia tra pubblico e privato. Quindi, innanzitutto, grazie per rappresentare questa parte. È un grande piacere essere qui e condividere il nostro percorso di avvicinamento ai prossimi giochi olimpici e paralimpici di Milano-Cortina.

Come Coca-Cola siamo a supporto del movimento olimpico da quasi cent’anni, da Amsterdam 1928 non ci siamo mai fermati. Abbiamo vissuto i valori olimpici in questi cent’anni, ma non vediamo l’ora di cogliere questa nuova sfida a Milano-Cortina, proprio nel nostro paese. Sappiamo bene come le Olimpiadi, sebbene siano l’evento sportivo più importante e visto al mondo, abbiano un ruolo molto più grande. Hanno questo unico ruolo di far vivere e celebrare i valori olimpici di inclusione, unità, rispetto e farli ricadere nella vita di tutti i giorni.

Questo è proprio quello che ci dicono anche gli italiani, grazie a una ricerca che abbiamo condotto tramite SVG. La gran parte degli italiani è orgogliosa di ospitare i giochi e ne riconosce proprio questo ruolo di sviluppare il sentimento di unità nazionale. In questo contesto si inserisce il viaggio della fiamma olimpica che partirà da Roma il 6 dicembre e toccherà tutte le province italiane, portando questi valori olimpici in tutti gli angoli del nostro paese e non solo nei luoghi dove si disputeranno le gare.

Per noi è una grandissima opportunità anche per rinsaldare quel legame col territorio che abbiamo fin da quando abbiamo imbottigliato la prima bottiglia di Coca-Cola nel 1927 a Roma. Oggi abbiamo sette stabilimenti e sette uffici in sette regioni differenti, generiamo un indotto di circa 27.000 addetti e abbiamo una rete di quasi 1.500 fornitori. Il viaggio della fiamma ci permette di abbracciare tutti i nostri consumatori e partner in Italia e di trasferire questi valori in questo viaggio olimpico.

MARIO DEL VERME

Grazie. Mi affascina, mentre Luca parlava, l’esempio di una tela bianca, perché la tela bianca è sempre l’inizio di una domanda: oggi cosa vogliamo costruire? Se non abbiamo chiaro questo compito, di cosa vogliamo costruire, è come se agissimo eseguendo qualcosa che qualcuno ci dice di fare, ma nel lavoro uno costruisce perché c’è la persona.

Andrea Varnier, amministratore delegato della Fondazione Milano-Cortina. La fiamma olimpica arde, dal verbo latino ardere, che significa esprimere emozioni intense, passioni, desiderio per quello che si fa, ma anche avere coraggio. La fiamma olimpica attraverserà, come diceva Luca, 110 province dal sud al nord, e ci sarà una interrelazione tra gli spazi urbani e la vita quotidiana delle persone. Il passaggio della torcia, partendo dall’esempio dei 10.001 tedofori, può lasciare un segno reale, tangibile? Non so se posso dire di cambiamento, perché magari questa parola è complessa, ma di fiducia? Cosa vuole rappresentare oggi questo viaggio, in termini di unità per tutto il nostro Paese?

Andrea Varnier

Buongiorno a tutti, grazie per questa impegnativa domanda. È un piacere essere su questo palco assieme ai compagni di viaggio, ma ce ne sono molti in questo Meeting. Abbiamo fatto un giro e tantissimi dei nostri partner sono qui oggi. Il simbolo olimpico e paralimpico lo possiamo vedere in molti degli stand e questo ovviamente ci fa molto piacere, perché l’obiettivo è far diventare quello che stiamo facendo l’evento di tutti.

I nostri giochi, per loro natura, toccano molte più persone del normale, perché non ci fermiamo in una sola località. Abbiamo parlato di 22.000 chilometri quadrati, per cui la complessità logistica è notevole, ma pensate a quante persone saranno toccate dai giochi nel loro territorio, dove hanno vissuto e imparato ad amare lo sport. Anche questo è un dato importante. Non solo le infrastrutture già ci sono (per cui il modello è andare dove già esistevano), ma dove ci sono quelle infrastrutture c’è anche la conoscenza, l’esperienza, la passione per quello sport. Per cui non diventa artificiale fare una competizione di sliding a Cortina o di biathlon ad Anterselva, perché lì quello sport è dentro la storia e la tradizione di quel territorio.

Però noi vogliamo andare oltre questi 22.000 chilometri quadrati, vogliamo andare su tutto il nostro paese e non c’è miglior modo che portare in giro questa fiamma. Questo simbolo che fin dall’antichità, infatti si va ad accendere ad Olimpia il 26 novembre, anche questa simbologia di questo momento che nell’antichità interrompeva le guerre per cominciare il momento di pace in cui ci si confrontava sul campo di gara. Questo legame con il passato per noi è molto importante e questa fiamma diventa un simbolo che è l’unico che riusciamo a portare davvero dappertutto. Ci saranno più di 60 giorni in giro con una grande carovana dove andremo a scoprire tutto il nostro paese. Siamo il paese con più siti UNESCO al mondo e li attraverseremo tutti. Questa è la parte della bellezza, quello che vogliamo raccontare di noi.

Ma soprattutto vogliamo portare questo simbolo che tutti riconoscono in mezzo alle città. Passeremo anche a Rimini, il 5 gennaio del ’26. Vogliamo creare questo momento in cui io parlo con le persone. Ho avuto la fortuna di seguire vari viaggi della fiamma olimpica e molti si ricordano che è passata 20 anni fa con Torino. Le persone ricordano quel momento di rottura, qualcosa che ha toccato la vita dei ragazzini che dalle scuole vanno per strada a vedere questo simbolo che passa. Quello che noi vogliamo dire attraverso questo simbolo è che non solo ci saranno delle competizioni, che sono la cosa più importante a cui stiamo lavorando, ma vogliamo anche portare dei valori. Questi valori sono rappresentati da questa fiamma meglio di qualsiasi altro modo. Tutti potranno vederla e toccarla da vicino e credo che questa sia una grande forza ed emozione che speriamo lascerà un ricordo indimenticabile, soprattutto nei più giovani. Ci auguriamo che faccia scattare non solo la scintilla della fiamma, ma una scintilla dentro ognuno di loro per essere persone migliori e questo fa parte dell’organizzazione dei giochi olimpici e paraolimpici.

MARIO DEL VERME

Riparto da Andrea. Questa fiamma che raccontavi… Papa Leone nel messaggio al Meeting di quest’anno dice: “Ogni comunità diventi una casa della pace dove si impari a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisca il perdono. La pace non è un’utopia spirituale, è una via umile fatta di gesti quotidiani che intreccia pazienza e coraggio, azione e ascolto che chiede oggi più che mai la presenza vigile e generativa”. Il Papa parla di coraggio e azione, di ascolto e pazienza. Le Olimpiadi possono ancora essere un ponte per la pace? E come?

Andrea Varnier

Questa è una domanda veramente difficilissima. Ci sono sempre aspettative molto grandi nei confronti di chi organizza questi eventi: fermare le guerre, essere i più sostenibili di sempre. È una grande responsabilità. Però, avendo avuto la fortuna di lavorare a più edizioni dei giochi, io ci credo davvero che attraverso le Olimpiadi e le Paralimpiadi si possa gettare un seme. È un seme, però, perché più di quello facciamo fatica a fare come comitato organizzatore. Credo sia un seme importante.

Dividerei in tre grandi aree. La prima è la natura stessa dei giochi: portare per qualche settimana più di 3.000 atleti di 93 paesi a vivere nello stesso villaggio, insieme, a competere lealmente. Questa è già l’essenza, la parte sportiva. Non è solo la prestazione, il record, ma anche questo simbolo più di qualsiasi altro evento nel mondo. Alle Olimpiadi ci sono tantissimi paesi rappresentati che vivono insieme nei villaggi olimpici. Questo è un simbolo molto importante. Questo è il livello degli atleti.

Poi c’è il livello simbolico, quello che dicevamo prima: la tregua olimpica. Sarà proposta una risoluzione alle Nazioni Unite a fine novembre per dichiarare la tregua olimpica durante i giochi. Il fatto che si accenda la fiamma ad Olimpia, i gesti, le parole. Questi sono gli elementi simbolici che credo solo i giochi riescano a trasmettere a tante persone.

Infine c’è quello che cerchiamo di fare nel nostro lavoro quotidiano. Cerchiamo di non limitarci alla pura realizzazione dei giochi ma facciamo una serie di programmi, come il programma educativo dei giochi. Già da due anni andiamo nelle scuole grazie al contributo del Governo e degli enti locali. Abbiamo toccato già vari milioni di ragazzi, raccontando da una parte l’aspetto valoriale, dall’altro come lo sport possa contribuire al benessere di ognuno di noi, non solo fisico (riteniamo che se riusciamo a far muovere un ragazzo è già un grande risultato) ma anche come lo sport possa unire le persone e farci diventare persone migliori. È un progetto collaterale, magari meno noto delle competizioni, ma qui ci impegniamo molto, anche grazie ai nostri partner, perché riteniamo sia nostro dovere lasciare un seme soprattutto nei più giovani che sono magari meno attenti ad alcune cose e che lo sport magari lo praticano un po’ meno e quindi l’arrivo di questo grande evento per stimolare e lanciare un messaggio che attraverso i più giovani possa arrivare a tutti noi.

MARIO DEL VERME

Grazie Andrea. Ritorniamo da Luca. Il Meeting è questo seme che fiorisce tutti i giorni e ogni anno rifiorisce. La vostra presenza al Meeting darà la possibilità di candidarsi a partecipare alla selezione di alcuni dei portatori del cartello dei paesi durante la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Verona. Perché avete scelto un contesto speciale come il Meeting, alla luce del tema di quest’anno? Quali sono questi mattoni che vogliamo mettere insieme?

Luca Santandrea

Grazie per la domanda. Come Coca-Cola siamo presenti al Meeting dal 2019 e potete visitare il nostro spazio, dove trovare tante esperienze olimpiche. Abbiamo delle torce a cui teniamo molto delle edizioni precedenti: Cortina 1956, Barcellona, Torino 2006, e anche la nuova torcia di Milano-Cortina.

Quest’anno abbiamo voluto portare al Meeting un’opportunità unica per i visitatori: candidarsi per fare i Placard Bearer durante la cerimonia d’apertura dei Giochi Paralimpici, il 6 marzo all’Arena di Verona. I Placard Bearer sono i portatori del cartello col nome del Paese che guida la delegazione degli sportivi durante la cerimonia di apertura. L’abbiamo fatto a Parigi ed è stato accolto con grandissimo entusiasmo, quindi non potevamo non rinnovarlo. Vogliamo riservare dieci posti ai visitatori del Meeting. Vi esortiamo a venire da noi a raccontare la vostra storia di supporto alla comunità e il vostro contributo sociale. Premieremo coloro i quali dimostreranno queste doti. Sarà un’esperienza unica, ma sarà anche un modo per portare i valori olimpici. Se pensiamo alla cerimonia Paralimpica, questo ha un sapore particolare, pensando allo spirito di atleti che cercano di superare tutte le difficoltà sia nel campo di gara sia fuori il campo di gara. Quindi vi aspettiamo e crediamo che questa sia una occasione unica che volevamo offrire al Meeting.

MARIO DEL VERME

Bello. Ritorniamo a Fabio. So che stai lavorando ogni giorno con cose complesse sui vari territori, cercando una sintesi tra l’organizzazione complessiva e quella particolare. Mi piacerebbe capire come si stanno integrando le comunità locali con l’organizzazione delle Olimpiadi. Quali difficoltà avete incontrato?

Fabio Saldini

Nessuna. Se il cantiere ci ha educato all’essenziale, eravamo obbligati a mettere insieme tutti, a costringere tutti a fidarsi degli altri, e credetemi che con nazionalità e relazioni diverse è davvero difficile. Il confronto con i territori invece è stato una sfida, perché da una parte non volevamo far calare dall’alto le opere che avevamo progettato, che peraltro sono state modificate in quest’anno, e dall’altro era nostra intenzione lasciare al territorio un’eredità immateriale: i valori, i progetti e le opere da cui poi sarebbero ripartiti per l’attività ordinaria.

Vi devo dire che ho trovato territori molto affascinanti. Il primo incontro che ho fatto, appena nominato, è stato a Longarone. Mi fu detto dal sindaco che avrei incontrato dieci rappresentanti della comunità, perché erano insoddisfatti del progetto della tangenziale. Invece sono arrivato e c’era tutto il paese riunito, e naturalmente nessuno era d’accordo. Ma mi colpì il pudore delle persone che esprimevano il loro giudizio. È iniziato un rapporto di reciproca fiducia, abbiamo modificato il progetto da 400 milioni di euro, andrò in gara a settembre e risolveremo un problema irrisolto da anni della tangenziale in maniera soddisfacente.

Cortina, forse la comunità più difficile. Parte favorevole alle Olimpiadi, parte no. Difficile perché gestire una comunità abituata a un certo modo, dovendosi innovare, non era semplice. Non era semplice accettare la pista da bob, un investimento da 118 milioni di euro, che dal mio punto di vista è la pista più bella al mondo. Non era semplice gestire per loro l’organizzazione, crescere anche loro con noi, perché poi le opere io le cederò ai comuni se mi dimostreranno che li useranno in maniera profittevole. Sono cresciuti con noi, comunità più curiosa di prima. Una parte di loro continuano ad offendermi avendo raggiunto i limiti ben al di là dell’accettabile e diciamo ci si fa l’abitudine.

Livigno per alcuni aspetti è stata la più sorprendente, un po’ perché non la conoscevo. Ho trovato un popolo davvero reattivo. Anche lì, 180 milioni di investimento. Non mi aspettavo di trovare una comunità così attenta a cogliere ogni opportunità e metterla a terra. È il centro olimpico, forse il centro di allenamento più importante che c’è ora in Italia. Alle scorse Olimpiadi di Parigi hanno fatto 22 medaglie, Pogačar normalmente si allena lì. È un territorio molto interessante ed ha un fascino come comunità (primo paese per natalità ed hanno ancora due scuole elementari).

Bormio, con le difficoltà di mettere a posto la pista più bella della Coppa del Mondo che aveva problemi di sicurezza. Abbiamo adeguato la sicurezza tagliando le piante, mettendo nuove reti, abbiamo rifatto l’impianto di innevamento (in 70 ore sarà possibile innevare permettendo tutte le gare. Grazie a Regione Lombardia abbiamo fatto il bacino che permetterà di innevare anche a bassa quota la pista di Bormio.

La provincia autonoma di Trento con due opere importanti: il trampolino e la pista di sci nordico. L’inizio è stato aspro, poi è terminato in maniera più brillante perché non è facile farsi accettare dal Trentino Alto Adige.

Infine, l’Alto Adige, che dimostra ancora adesso più curiosità. Il Vice Presidente Daniel Alfreider sta tentando di far diventare l’Alto Adige il ponte tra il Mediterraneo e il Nord Europa. Tante comunità, tante sensibilità e politici diversi.

Con Fontana il rapporto è stato più facile perché era già dentro le Olimpiadi con Milano.

In Veneto abbiamo avuto il giusto sostegno e, come vi dicevo, in Alto Adige e Trentino la giusta curiosità che mi mette alla prova ancora adesso. Grazie.

MARIO DEL VERME

Presidente Bosio, Don Giussani diceva una cosa che mi ha sempre colpito: “la persona si scopre in azione”. I valori non sono qualcosa che si calano dall’alto ma si scoprono in azione, si allenano. Quindi occorrono luoghi educativi, dove si forma la persona. Poi stamattina si è parlato un po’ di responsabilità di corresponsabilità tra noi, di quella alleanza strategica. Come interagisce il CSI con questi luoghi educativi nel modo di allenare i valori, nel rapporto con la realtà?

Vittorio Bosio

Credo che le Olimpiadi siano un punto di riferimento. Ci sono gli sportivi praticanti, che sono tantissimi, e poi ci sono gli sportivi da divano. Le Olimpiadi hanno un compito importantissimo perché ci aiutano a togliere dal divano chi è sportivo solo di televisione. L’Italia ha un tasso di persone che praticano sport molto alto, ma c’è ancora una fetta che non lo fa. Lo sa bene il Ministro che insiste dicendo che dobbiamo scovare chi non fa sport. Le Olimpiadi sono uno strumento che ci aiuta a farlo perché chi è seduto sul divano a guardare lo sport viene stimolato, viene aiutato ad uscire e a praticare sport.

Dal punto di vista educativo, credo ci sia un’alleanza di tutto il mondo dello sport che è fatto dai vertici e dalla base. È importante che la base abbia stimoli importanti dal punto di vista educativo dal vertice. Le Olimpiadi sono importanti. Siamo orgogliosi che le istituzioni abbiano portato le Olimpiadi in Italia, perché si investono risorse sullo sport che aiuta il movimento sportivo a crescere. Questo va riconosciuto alle istituzioni pubbliche e ai privati, mi riferisco ai grandi sponsor che, sostenendo lo sport di vertice, aiutano lo sport di base ad avere gli stimoli giusti per praticare lo sport.

Noi come CSI abbiamo il compito, dal punto di vista educativo, di sostenere un progetto che è quello di “fare insieme”. Da soli non si va da nessuna parte. Insieme si possono fare tante cose: sport di vertice, sport di base, società sportive, istituzioni. Tutti insieme costruiremo un progetto che porterà lo sport a essere un punto di riferimento importante per la crescita dei nostri ragazzi.

MARIO DEL VERME

Grazie Presidente. Una cosa mi è venuta in mente mentre parlava. Con un gruppo di ragazzi con disabilità stiamo facendo un lavoro il cui motto è “insieme possiamo cambiare il mondo”. Guardando loro, alcuni hanno partecipato alle qualificazioni per le Paralimpiadi, mi commuovo. Perché tutte le volte che mi lamento, guardando loro imparo, loro mi dicono: “Noi guardiamo il mondo da un altro punto di vista”. Noi lo guardiamo, a volte, in modo scontato.

Questa parola “insieme”, ritorno al Presidente Fontana. Ci sono casi di successo post-Olimpiadi. Los Angeles ’84 utilizzò il profitto per programmi sportivi giovanili al sud della California. Senza le Olimpiadi, Barcellona non sarebbe la metropoli di oggi. Parigi 2024 ha rimesso a nuovo aree svantaggiate.

Rispetto a questi esempi, lo sport, evidente, è uno strumento di crescita, quali sono i mattoni nuovi delle prossime Olimpiadi su cui vi state impegnando?

Attilio Fontana

Credo che tutti i grandi eventi siano mezzi attraverso i cui promuovere i nostri territori. I mattoni sono tanti: sono quelle legacy di cui parlavamo prima, sono quei valori di cui dobbiamo sempre sostenere la validità e l’importanza. Ma sono, per esempio, anche l’aver sottoscritto, per nostra scelta, protocolli per fare in modo che in tutti i cantieri venissero rispettati i principi di legalità e di sicurezza per fare in modo che tutti quelli che partecipavano a questi cantieri si impegnassero a realizzare questi che sembrano principi evidenti ma che bisogna ogni giorno continuare a ripetere per evitare che qualcuno se ne dimentichi e poi si verifichino le situazioni drammatiche che poi ogni tanto si verificano. I mattoni sono il cercare di utilizzare questa grande opportunità. Stiamo parlando di un evento eccezionale, il più importante da un punto di vista sportivo e mediatico che esiste al mondo, attraverso il quale riusciamo a far conoscere i nostri territori, la nostra capacità organizzativa e continuare a valorizzare la nostra gente e dei nostri cittadini. Quel metodo che riteniamo fondamentale è la collaborazione fra pubblico e privato che in Lombardia si declina nella sussidiarietà e che ha portato a risultati che sotto gli occhi di tutti. Anzi, mi auguro che da queste Olimpiadi ci sia l’opportunità di rivalutare questo principio, questo “modello Lombardia” che in questi ultimi tempi, leggendo anche articoli recenti, sembra si voglia mettere un po’ da parte. Credo non sia la strada giusta. Credo che le regioni debbano avere sempre più rilevanza e debbano essere nelle condizioni di decidere sui loro territori, abbandonando quella ricerca di un centralismo che, ahimè, si sente sullo sfondo. Anche ieri in questo Meeting un Ministro ha sottolineato l’opportunità che i fondi di coesione non vengano più gestiti dalle regioni. Questo sarebbe un errore imperdonabile, inaccettabile perché andrebbe nella direzione opposta a quella che questi giochi dimostrano essere la direzione giusta. Lo dicevo all’inizio: voluti dalle regioni, organizzati nei primi anni da soli e poi portati avanti insieme allo Stato. Si dimostra che con la collaborazione istituzionale e l’autonomia dei territori si possono ottenere risultati eccellenti.

MARIO DEL VERME

Grazie Presidente. Finiamo con il Ministro Abodi.

Andrea Abodi

È un privilegio aprire e chiudere.

MARIO DEL VERME

Prima ci hai parlato dell’articolo 33 della Costituzione, che ha sancito il valore educativo e sociale dello sport. Ma oggi, nonostante i successi delle Paralimpiadi, molti giovani con disabilità non hanno accesso alle attività sportive. Dopo i giochi di Vancouver 2010, il Canada registrò un 21% in più nella pratica sportiva giovanile. Cosa significa allora “sport per tutti”? E quali azioni concrete il Governo può mettere in campo a partire dalla scuola che è sempre il punto nodale?

Andrea Abodi

Approfitto dell’opportunità di chiudere, rubando forse un minuto in più. Vorrei fare una brevissima carrellata di pensieri rispetto ai compagni di viaggio.

Grazie alle aziende e alle istituzioni che contribuiscono sistematicamente all’organizzazione di grandi e piccoli avvenimenti sul presupposto che si percepisca il valore dello sport. Le Olimpiadi e le Paralimpiadi sono l’evento televisivamente più impattante, con investimenti rilevantissimi, e in particolare le Olimpiadi non offrono agli sponsor visibilità sui campi di gara. Il che vuol dire che il valore delle infrastrutture immateriali compensa ampiamente la visibilità che in alcuni casi non è neanche necessaria. I partner e le istituzioni sposano i valori, cercano di interpretarli e testimoniarli. Mi auguro che tutti insieme cerchiamo anche di praticarli, perché di predicatori ce ne sono tanti, ma abbiamo bisogno di praticanti, questo è il senso della riconoscenza nei confronti di tutti voi e utilizzo la presenza di Luca per tutti e sono tanti grazie al lavoro che fa la Fondazione Milano Cortina, grazie anche ai piccoli contributi che diamo a tutti i livelli: nazionale, regionale e tutti quelli che hanno capito l’importanza di questo appuntamento con la storia.

Di Fabio e di tutta la squadra che rappresenta, voglio dire che il cantiere della pista di Bob, Skeleton e Slittino (perché qua ci sono gli atleti di queste discipline e che sappiamo che è multidisciplinare) sarà aperta anche al pubblico ed io ho attestato in prima persona la possibilità che una persona mediamente normale possa divertirsi in sicurezza. Però quel cantiere è l’emblema del valore del capitale umano. Un’impresa pressoché impossibile, piena di insidie e sfiducia, di contrarietà, di contrasti, che ha trovato la sua consacrazione nella consapevolezza di tutti (uomini e donne, da quelli già strutturati e da quelli formati in questo anno) dell’importanza e dei significati, della necessità che per generare speranza bisogna maturare fiducia e che c’è bisogno di una guida, di una idea, di uno scopo. Fabio ha avuto questa capacità. Questo può valere per qualsiasi cantiere, piccolo o grande, anche per il cantiere umano di cui siamo artefici individualmente. Quanto è importante [cioè] il principio ispiratore, le motivazioni che a volte superano anche le difficoltà personali perché in un anno come quello che è stato trascorso in quel luogo [ci sono state] difficoltà di ogni genere. Però nessuno ha mai perso la fiducia né abbandonato la speranza. E il primo è stato lui, insieme a chi ha avuto fiducia in lui e quindi tutte le istituzioni che hanno investito in questa squadra ringraziando chi c’è stato prima che ha lasciato il testimone (e questo è un altro simbolo sportivo). Abbiamo tutti un ruolo a termine, ce l’abbiamo nella vita.

Le Olimpiadi e le Paralimpiadi sono state una staffetta. C’è chi ha preceduto i vertici di queste realtà operative e ha fatto il suo. C’è stato un cambio di interpretazione, perché quando il tempo è un bene prezioso, è indispensabile usarlo nel modo migliore per rispettarlo e il modo migliore per rispettarlo è avere dei principi che ogni giorno ti guidano nella buona e nella cattiva sorte. Io ho visitato diverse volte i cantieri (anche il cantiere pienamente operativo della Fondazione) e lo spirito era sempre quello: gente che lavorava, faticava, però gli sorrideva l’anima, perché si è riusciti a distillare un significato che andava al di là di ciò che si stava materialmente realizzando. Hanno tutti capito e iniziato a vedere strada facendo cosa sarebbe successo dopo, che è la cosa più bella. Perché se uno vede un cantiere e non lo immagina finito e non immagina quell’opera vissuta, apprezzata, probabilmente perde un elemento essenziale della spinta che consente di superare ogni difficoltà umane ma anche della natura e lì, vi assicuro, difficoltà della natura ce ne sono state tante. Sarà interessante, a cose fatte definitivamente (nonostante siamo sull’abbrivio finale), interloquire con gli scettici, con chi è “contro a prescindere” e mi auguro che qualcuno si convincerà, anche se sono stati utili, perché hanno fornito motivazioni e sollecitato responsabilità. Il risultato finale è anche frutto di quella critica che in molti casi è stata costruttiva e gli altri, ad un certo punto, si arrenderanno all’idea che anche in Italia è possibile in un anno fare quello che in Cina hanno fatto in due anni che è una cosa sconvolgente. Allora ci domandiamo: “Perché solo a Cortina e perché non lo facciamo sempre e ovunque? Perché grandi e piccole imprese non le viviamo con lo stesso spirito? Io penso al ponte e non so cosa ne pensiate voi (ad ognuno il suo pensiero) io penso che sia una impresa straordinaria e abbia quel significato profondo, anche se la dimensione è un multiplo indefinibile, che ha avuto comunque la pista di bob. L’utilità finale, quello che può determinare come defibrillatore di sviluppo, come strumento di acquisizione di nuove consapevolezze, come elemento di assunzione di responsabilità.

Attilio, sei rappresentante dell’altra parte costituzionale dello sport che è a cavallo tra Stato centrale, regioni e province autonome. Devo dire che siamo l’interpretazione più proficua, a dimostrazione che un grande avvenimento è un banco di prova, non è una parentesi che si apre e si chiude, è semplicemente la tappa di un percorso che va molto oltre che deve far tesoro del grande avvenimento come dobbiamo far tesoro dei grandi atleti, delle grandi atlete, delle grandi imprese, anche delle grandi sconfitte. Abbiamo una visione di lungo periodo. Sappiamo che, sempre nella logica della staffetta, porteremo il piacevole e onorevole peso del testimone che in alcuni casi è leggero, in altri casi pesante ma sappiamo di doverlo lasciare. Ma noi abbiamo iniziato fin da subito a rispettare i ruoli. Quello che stiamo facendo con gli assessori allo sport e delle politiche giovanili delle regioni è la dimostrazione che si possono rispettare le prerogative costituzionali e le autonomie, ma appartenendo a un disegno unitario, lasciando ai territori l’interpretazione del ruolo, perché i territori conoscono le sponde. Come mi ha insegnato una esperienza educativa che conoscete tutti, per costruire ponti bisogna conoscere le sponde e voi siete i migliori interpreti delle sponde. Noi cerchiamo di aiutarvi a costruire il ponte. La nostra soddisfazione è che i nostri cittadini siano soddisfatti per quello che riusciamo a determinare.

Vittorio, sei l’emblema dello sport che parte nobilmente dal basso e guarda al vertice, del quale il vertice non può fare a meno ed è bene che tu sia presente in un panel che parla del più grande avvenimento sportivo aperto a tutti (olimpionici e paraolimpici), ma che non dimentica che molti degli atleti che avranno la possibilità di esprimersi al massimo livello, sono partiti da un ente di promozione sportiva che adesso ricopre anche il ruolo di ente di promozione sociale in molti casi. E quindi grazie, sempre nella logica del volontariato, al tema del servizio civile universale che qui ricordo perché è un elemento essenziale.

Ci sarà una ragione se a fronte di 18.000 posti per volontari sono arrivate più di 120.000 domande da tutto il mondo, gente di ogni età e di ogni estrazione sociale, a dimostrazione che i valori universali (che in alcuni casi sono quelli dell’olimpismo e noi ce ne abbiamo altri che sono di rango un po’ superiore) aiutano a star bene rappresentano un fattore di benessere, come dice la nostra Costituzione a rappresentare un elemento che rafforza le difese immunitarie sociali oltre a quelle individuali.

Andrea, non finirà con l’ultimo giorno delle Paralimpiadi. Questo Governo ha una visione che va molto oltre il suo mandato. Consideriamo i grandi avvenimenti non come parentesi ma come punti da collegare l’un con l’altro. Dopo le Olimpiadi, tra agosto e settembre, i Giochi del Mediterraneo a Taranto, con tutto ciò che significano non soltanto per quello che significano in termini sportivi (del tutto nobili) ma in termini geopolitici, quanto è importante che sia sempre presente il fattore diplomatico dello sport grazie anche ai grandi avvenimenti che siano un fattore appunto di promozione della pace, delle relazioni sociali e anche di promozione dello sport per contrastare un grande nemico che è la sedentarietà che poi porta il malessere individuale e sociale. Ma c’è un altro appuntamento al quale teniamo tantissimo (e con questo concludo) nel 2028. C’è un passaggio nel 2027 che apparentemente è lontano, c’è qualcosa che unisce la neve, il ghiaccio che è American Cup a Napoli. Grande fascino anche lì e cercheremo di trovare tutti buoni significati per andare oltre il grande avvenimento.

Ma le Olimpiadi Giovanili del 2028, praticamente negli stessi territori (la regione Lombardia, la regione Veneto, la provincia di Trento). Un target straordinario tra i 15 e i 18 anni, atleti e atlete di tutto il mondo. Avremo un’altra possibilità che speriamo di valorizzare facendo tesoro dell’esperienza olimpica e paraolimpica di rafforzare il presidio, la presenza dello sport in tutte le sue forme, a scuola. Siamo indietro, ma stiamo cercando di recuperare. Lo sforzo del Ministero dell’Istruzione e del Merito ma anche a seguire dell’Università e della Ricerca va nella direzione del miglioramento delle infrastrutture materiali e immateriali. Un miliardo di investimenti sulle palestre scolastiche, investimenti per il consolidamento dell’offerta dell’educazione motoria nella quarta e quinta elementare, che in Italia sono sperimentali. E mi auguro la sperimentazione anche nella prima, seconda e terza, perché è lì che inizia la semina e poi si arriva strada facendo piano piano al raccolto.

Chiudo. Investimenti che seguono una visione e cercano di colmare le distanze tra le migliori eccellenze e chi è rimasto più indietro. I luoghi con delle asimmetrie che si sono stratificate nel tempo, luoghi nei quali lo sport si è desertificato, per tornare al tema di questo meraviglioso appuntamento. La desertificazione dello sport è la rappresentazione plastica della desertificazione della legalità, della socialità, dell’umanità. Ci può essere un legame tra Milano-Cortina e Caivano? Ci deve essere. Perché è la dimostrazione che riusciamo ad avere un’azione su più fronti, che non trascuriamo né il grande avvenimento, né il luogo dove il disagio ha preso il sopravvento. Se dopo Caivano andremo a Rossano, a Scampia, a Secondigliano, al Quarticciolo, a Foggia, a Catania, a Palermo… è perché evidentemente la visione è ampia e guarda tutto il territorio nazionale. Così come gli investimenti per i playground in 1.548 comuni del Sud sotto i 10.000 abitanti a dimostrazione che l’attenzione si deve concretizzare non soltanto nelle grandi città ma anche nelle aree interne, nelle realtà che fanno fatica a mantenere una propria connotazione. Avrei ancora delle cose, ma il tempo è finito. Quello che abbiamo detto dimostra che il tempo non finisce mai se abbiamo qualcosa da fare che dà un senso alle nostre giornate.

MARIO DEL VERME

Ma guarda, possiamo vederci l’anno prossimo qui. La lancio per raccontarci di questa cosa? Lancio due appuntamenti. Stasera in questa sala proietteremo un film che si chiama “Vite e tramonti”. Domani mattina continuiamo con lo sport all’Arena CDO, alle 11:30 parleremo di inclusione. Per chi volesse, tra un’oretta ci vediamo nello spazio olimpico, perché sono presenti gli atleti del Bob e Skeleton. Grazie al Meeting e grazie a tutti.

Data

25 Agosto 2025

Ora

13:00

Edizione

2025

Luogo

Sala Gruppo FS C2
Categoria
Incontri