NON SI PUÒ MORIRE PER UN DOLLARO. A. P. GIANNINI: SCOMMETTERE SULLA REALTÀ, COSTRUIRE NEL PRESENTE

Cristina Bolla, presidente Centro Studi Amadeo Peter Giannini in dialogo con Francesco Cassese, Miror Consulting, curatore della mostra sulla figura di A. P. Giannini. Videomessaggio di Andrea Pontremoli, amministratore delegato Dallara Automobili

Cosa può nascere da un dolore? Amadeo Peter Giannini aveva sei anni quando vide morire suo padre per un dollaro negato. C’è qualcosa di profondamente attuale nella storia di quest’uomo. Quella frase — “Non si può morire per un dollaro” — non restò un grido nel passato, ma divenne il fondamento di una rivoluzione economica e umana. Una vita intera vissuta come servizio: fidarsi dell’altro, investire nel bisogno, rispondere al presente senza paura. E noi, oggi, abbiamo ancora il coraggio di costruire partendo dalla realtà che ci interpella?

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FRANCESCO CASSESE

Devo partire subito salutando il presidente e il capo di Gabinetto della Regione Liguria, Massimiliano Nannini, che è qui con noi. Grazie. Siamo onorati e capirete ben presto perché la Regione Liguria gioca un ruolo fondamentale in questa mostra.

Questo incontro è centrato sulla mostra e sulla figura di Amedeo Peter Giannini. Devo anticiparvi che intanto chiedo chi di voi ha già visto la mostra. Questo incontro per chi non ha visto la mostra non vale come visita, vi aspettiamo comunque alla mostra di Amedeo Peter Giannini, “Non si può morire per un dollaro”. Cercheremo di dire le cose che non si dicono alla mostra. Chi ha già partecipato alla mostra sentirà delle cose diverse. Racconteremo un po’ l’origine della mostra, perché ci ha interessato questo personaggio e parleremo del centro studi di Amedeo Peter Giannini.

Inizio presentando i relatori. Io faccio un po’ da moderatore. Abbiamo subito qui alla mia destra Cristina Bolla, che è il presidente del Centro Studi Giannini, che ringraziamo per la partecipazione. Poi ho l’onore di presentare anche due miei colleghi perché noi siamo i curatori della mostra. C’è Simone Selva che è commercialista e lavora nel mondo del controllo di gestione, ma poi racconterà un po’ lui, e Paolo Nardi che è laureato e lavora nel mondo dell’educazione.

Per presentare il personaggio Amedeo Peter Giannini, che ormai è diventato un amico, noi da due giorni parliamo solo di lui, abbiamo un video, un video di tre minuti che in sintesi racconta le imprese, il momento e la storia di questo personaggio. Chiedo alla regia di far partire il primo video.

 

VIDEO

Guardava un uomo negli occhi e lo convinceva che quasi tutto era possibile. Giugno 1949. Migliaia di persone commosse partecipano al suo funerale accompagnando il feretro con un lunghissimo applauso. Gli unici assenti sono quelli che lui chiama affettuosamente “i miei ragazzi e le mie ragazze”, i dipendenti della banca. Per sua volontà tutte le filiali quel giorno restano aperte. È il suo modo di continuare a servire, come ha fatto per tutta la vita. Ma chi è quest’uomo? Perché tante persone gli rendono omaggio? Per capirlo bisogna guardare da vicino la sua storia.

Tutto comincia nel 1904, dentro un vecchio saloon dismesso, con un’idea rivoluzionaria: aprire una banca per chi ha bisogno. Immigrati, fornai, pescatori, carrettieri, d’ora in poi sapranno a chi rivolgersi. Lui darà fiducia a chi non l’ha mai ricevuta. Poi arriva il terremoto devastante. Mentre tutti scappano e chiudono, San Francisco brucia. Lui carica i fondi salvati su un carretto e va in giro a prestare denaro senza garanzie. Solo a chi vuole davvero ricominciare. Sul fianco del carretto una promessa scritta a mano: “Prestiti come prima, più di prima”.

Ci sono sogni che nessuno osa sostenere, come una principessa disegnata a matita, una commedia con un uomo disperato salvato da un angelo custode, un orfano e un vagabondo con una bombetta e strani baffetti. Walt Disney, Frank Capra, Charlie Chaplin. Lui crede in loro quando gli altri li ignorano e li aiuta a trasformare i loro progetti in capolavori.

Anche due ragazzi in un garage di Palo Alto con qualche idea e pochissimi mezzi si sentono dire di sì. Si chiamano Hewlett e Packard. È il 1939 e nasce la Silicon Valley. A un ingegnere con un cuore da poeta e un progetto folle tra le mani, non chiede quanto costa, ma “cosa aspettiamo a metterci al lavoro?” e finanzia con sei milioni di dollari un ponte sospeso senza cemento da far volare sulla baia di San Francisco.

Durante la Grande Depressione, mentre il mondo taglia stipendi e personale, lui fa una scelta diversa: nessun licenziamento. Chiede a tutti di condividere il salario e lo fa per primo. Quando l’Italia esce in ginocchio dalla guerra è tra i primi a tenderle la mano. Offre aiuto concreto per la ricostruzione, anticipando di un anno lo spirito del piano Marshall.

Quando compie 75 anni fa un regalo al mondo. Fonda la Giannini Family Foundation dedicata alla ricerca medica e ancora oggi impegnata nello sviluppo e nell’innovazione. Così Amadeo Peter Giannini lascia un’impronta indelebile nella storia, non solo per aver fondato una banca, ma per tutto ciò che ha reso possibile.

Era solito dire: “Portate qui i vostri piccoli risparmi e vi faccio prestiti anche a partire da 25 dollari. Come garanzia guardo i calli sulle mani.” Non ha cercato garanzie, ma storie. Non ha investito in patrimoni, ma in possibilità. Per Giannini quei calli non sono segni di fatica, ma promesse di futuro.

 

FRANCESCO CASSESE 

Parto subito con una domanda. Quanti di voi prima di questo Meeting non conoscevano la figura di Giannini? Facciamo i contrari. Chi conosceva?

Una parte di noi si è domandata perché questa persona, questo personaggio, non fosse conosciuto in Italia. La prima risposta che ci si è data è che era un uomo del fare. Avete visto, ha fatto tantissime cose, ma non portavano il suo nome. L’unica cosa che porta il suo nome, quando ha 75 anni, è la Giannini Foundation. Noi abbiamo pensato valesse la pena raccontare la storia di quest’uomo perché è di grande ispirazione.

Voglio partire da Simone, Simone che è consulente di impresa e formatore, chiedendo: “Com’è nata l’idea di questa mostra? Com’è nata l’idea di presentare questo personaggio?”

SIMONE SELVA 

Buongiorno a tutti. La vicenda che dà origine alla mostra è curiosa. Casualmente ho l’occasione di conoscere Francesco Cassese un anno e mezzo fa in un contesto conviviale. Gli racconto un po’ la mia vicenda professionale, che è una vicenda professionale molto semplice, fatta come tutti, di successi, fatiche, momenti. Gli racconto un po’ da dove vengo e lui mi dice: “Ma tu devi assolutamente leggere questo libro”. Probabilmente non pensava che l’avrei letto, perché io poi l’ho letto. Il libro è il “Banchiere galantuomo” di Antonio Chiarva, un romanzo sulla vicenda di Amadeo Peter Giannini. Il libro mi accompagna per un anno, mi fa molta compagnia.

Il fatto eclatante, il punto su cui mi è sembrato più pertinente il messaggio, è il fatto ripreso nel video del terremoto di San Francisco. La mia è la generazione detta della “permacrisi”. Noi da quando lavoriamo siamo in crisi. Forse portiamo sfortuna, non lo so, però sicuramente è un contesto considerato difficile di susseguirsi di crisi e delle volte vedo anche nei miei coetanei un po’ di scoramento.

Un esempio come quello del terremoto di San Francisco, in cui quest’uomo, riconoscendo un bisogno e un’urgenza reale che era la necessità di ricostruire, di far ripartire una città, la comunità da cui lui veniva ed era molto legato, prende iniziativa. Partendo dal desiderio e dal bisogno delle persone di ricostruire, fa ripartire una città e costruisce uno degli istituti finanziari di maggior successo nella storia. È qualcosa che ritengo sia un segno di speranza, ma di una speranza che si fonda su un realismo.

Quando poi è uscito il titolo del Meeting, io sono da anni visitatore e frequentatore del Meeting, “In terreni deserti costruiremo con mattoni nuovi”, è come se avessi sentito riecheggiare questa storia. Abbiamo iniziato a ricontattarci con gli amici ed è nata l’idea di lanciare questa proposta della mostra.

Devo dire che, ovviamente, siamo partiti da un romanzo, ma poi abbiamo cercato di fare un lavoro molto profondo e attento sulla vicenda reale. Più si scava e più si va a fondo sui fatti storici e sui documenti reali, più si rimane stupiti, perché questa storia è successa davvero. In questa ricerca appassionata sono nate tantissime relazioni, tantissimi rapporti, come per esempio con Cristina Bolla. Siamo qui e capiamo anche con i visitatori che c’è il desiderio e la volontà di continuare un dialogo su questi temi per capire cosa c’era dietro a questa persona, a quello che ha fatto, alla bontà e al realismo con cui ha portato avanti la sua opera.

 

FRANCESCO CASSESE 

Noi durante questa mostra stiamo facendo un sacco di incontri. Ci sono molti ragazzi universitari del mondo dell’Università Cattolica che hanno studiato economia o scienze bancarie che raccontano tutti i giorni una storia di quello che noi simpaticamente chiamiamo AP, Amedeo Peter. Più raccontano la storia di AP, più si appassionano.

Abbiamo avuto l’opportunità di ospitare per un quarto d’ora Mario Draghi a cui abbiamo raccontato la storia. Devo dire che qualcosina già la conosceva, per usare un eufemismo. Lo stesso è successo due giorni fa con il rettore della Cattolica che, lei arriva da Scienze Bancarie, ha chiesto di poter approfondire e forse portare anche la mostra presso l’università. È un’occasione di incontro per noi fantastica.

Tra i vari incontri, per noi decisivo è l’incontro con Cristina, perché Cristina, oltre a essere presidente del Centro Studi Giannini, si occupa della Regione Liguria di vicende legate al cinema. Perché è interessante questo? Perché, come avete visto, a un certo punto Amedeo Peter Giannini si interessa del cinema. Incomincia a finanziare Hollywood, ha rapporti con Frank Capra, Chaplin, Walt Disney. A un certo punto capisce che il cinema è un canale di comunicazione importante. Se ci aiuti e ci introduci un po’ a questa figura e al nesso con il mondo del cinema.

CRISTINA BOLLA 

Buongiorno a tutti. Intanto vi ringrazio, ringrazio il Meeting perché questa esperienza è veramente interessante, non solo per l’interesse che stiamo vedendo del grande pubblico, ma soprattutto per il messaggio che vogliamo dare, come centro studi legato alla visione di Giannini.

È interessante capire la visione di Giannini, quella che l’ha contraddistinto in tutta la vita, soprattutto il saper vedere oltre in ambito creativo, quello che più mi riguarda. Tu dicevi giustamente del legame tra Amadeo Peter Giannini e il mondo dell’audiovisivo.

Io dico sempre in modo molto provocatorio quando faccio incontri, perché abbiamo cominciato a fare incontri con le scuole, con il pubblico generalista, con le istituzioni, che il grande cinema, la grande Hollywood, non esisterebbe se non ci fosse stato Amadeo Peter Giannini. Fatemi usare anche un motto d’orgoglio: se non ci fosse stato un grande ligure, perché i liguri a livello storico hanno dato messaggi importantissimi. Amadeo Peter Giannini è uno di questi, ma ce ne sono molti altri.

Il legame è forte e credere in quella che è la figura gianniniana, ossia saper parlare dei propri desideri, delle proprie idee e valorizzare quelli che sono i talenti umani, è stata una caratteristica che ha visto Giannini un precursore non solo come banchiere, ma come uomo di cultura dell’industria. Se avete visto nel video ha toccato tantissime sfaccettature del mondo dello sviluppo economico, della cultura dell’industria. Era un uomo curioso che proveniva da una famiglia estremamente umile, ma che fin da subito, e ne testimoniano molti libri, aveva un fiuto per gli affari.

Vi ricordo che a 17 anni presenta in mano al sindaco di San Lorenzo, Statena, che è un momento fondamentale nella vita di Giannini, e aumenta del 30% il fatturato dell’azienda di prodotti ortofrutticoli. Era un genio assoluto. Non riusciva neanche a frequentare gli istituti scolastici perché era talmente preparato che in tre mesi faceva corsi che gli altri facevano in più anni. Aveva sicuramente il genio che l’ha contraddistinto per tutta la vita.

Ho conosciuto la figura della famiglia Giannini perché la mia famiglia ha percorso quello che chiamo il grande viaggio. Anche i miei bisnonni sono andati a San Francisco. Si trovavano lì, arrivati nel 1905, quando nel 1906 c’è stato il terremoto. Però di questa vicenda, come racconto poi in uno dei miei racconti quotidiani sui giornali, non si è mai parlato. Si è sempre parlato di quello che ha dato come opportunità Giannini e soprattutto del sapersi sempre risollevare dai problemi che nella vita quotidiana abbiamo.

 

FRANCESCO CASSESE

Grazie. Noi abbiamo anche un contributo speciale oggi, perché se voi, quando verrete alla mostra di Giannini, vedrete che avevamo un ospite speciale che purtroppo oggi per impegni lavorativi non è potuto venire. Parlo di Andrea Pontremoli, che è ex amministratore delegato di IBM per 27 anni, che lascia tutta l’azienda, i 15.000 dipendenti, per andare vicino al suo paese natale, Parma, e inizia l’avventura con Dallara, nel mondo dell’automotive. È un luogo che ha tratto molta ispirazione dalla figura di Giannini.

Non solo ispirazione. Adesso vedrete un video che dura nove minuti, ma è veramente interessante, perché lui è riuscito a cogliere alcuni elementi che sono elementi per noi fondamentali e che hanno suscitato il fascino per cui è nata questa mostra. Lui non solo ha guardato questo esempio, che ha conosciuto nel 2008, come un esempio interessante, ma lui dice: “Ho imparato da Giannini a fare quello che devo fare.”

Lui nel tempo ha costruito dentro il quadrilatero del mondo dell’automotive la possibilità di interazione con la Ferrari, con la Lamborghini, con altri marchi. Lui dice: “Noi siamo competitor, ma allo stesso modo non possiamo trascurare il fatto che ci sono delle sinergie, un valore aggiunto nel poter creare un ecosistema.” Per cui nasce questo consorzio, ne diventa il presidente, e nasce la possibilità di creare una facoltà che si occupi di persone che sono in grado di dare un contributo al mondo dell’automotive perché mettono insieme le energie. Nasce anche a Varano de’ Melegari, vicino, la possibilità di alcuni istituti tecnici della meccatronica. Quindi l’ecosistema che ha costruito intorno all’azienda Dallara è un ecosistema che lui ha imparato da Giannini. Vedrete anche nella mostra un tributo di Andrea Pontremoli.

Chiedo alla regia, possiamo far partire il video.

 

ANDREA PONTREMOLI (video-messaggio)

Quello che mi ricorda Giannini, se dovessi usare una parola, è un sociologo. È uno che riesce a comprendere i bisogni della società e trasformarli in opportunità. È un lettore attento di quello che succede nel sistema sociale e questo lo ha visto dentro l’azienda, l’ha visto fuori dall’azienda e ha saputo metterli insieme.

Mi sono letto almeno due biografie ed è bellissima la sua storia. Di come lui abbia saputo vedere le opportunità nelle difficoltà, mentre gli altri vedono solo i problemi nelle difficoltà. L’episodio che forse mi ha colpito di più di Giannini è stato il terremoto di San Francisco, questo disastro assoluto per tutti, e lui è riuscito a trasformare un disastro in un’opportunità per sé stesso, ma la cosa più importante è che l’ha fatto diventare un modello di rinascita, di ricrescita e ha dato una cosa che pochi riescono a dare, che è la speranza nel momento del bisogno. È quello che io ho imparato. Se tu trovi una persona che ti dà la speranza quando tu hai bisogno, hai fatto bingo.

La cosa importante secondo me è il fatto proprio perché guardava le mani. Lui diceva con una stretta di mano, ma lui con la stretta di mano sentiva i calli e sentiva l’anello della fede. Quindi progetto di vita ed essere capaci di lavorare, perché lui guardava il modo di essere più di quello che avevi, perché è il modo di essere che fa la differenza di una persona.

Proprio quando arriva con questo carretto, dove prende tutto quello che aveva nella banca e lo porta lì, e mette fuori questo cartello che dice: “Si prestano soldi come prima e più di prima”. Lì è quando fai la differenza, perché tu dai fiducia a delle persone che hanno un modo di essere genuino e premi loro e non premi chi ha la conoscenza e l’élite. Fino ad allora la banca era stata dell’élite e lui entra sul basso. Questo entrare sul basso è stata la sua forza. Lui ha capito per primo che la banca non è fine a sé stessa, ma è utile al sistema, riesce a far prosperare il sistema.

I soldi non fanno soldi, i soldi sono strumenti per fare quello che vuoi fare. Se io voglio fare il Golden Gate, riesco a creare un sistema dove metto a disposizione i soldi alle persone più umili, gli elettricisti, gli idraulici, i fabbri, e poi finanzio il ponte. Però chiedo a chi fa il ponte di utilizzare quelle persone e quindi i miei soldi giocano due volte: a queste persone per poter operare e a chi farà il ponte di dare i soldi alle stesse persone che poi permette di ridare indietro per costruire qualcosa di nuovo e non accontentarsi mai dell’essere del momento, ma sempre giocare in avanti.

Poi è andato a finanziare i film, ha finanziato il piano Marshall in Italia. Lui aveva una testa veramente incredibile perché il suo sistema di welfare non era confinato nel luogo ed è quello che gli ha permesso di scalzare le altre banche americane. Le banche americane erano tutte basate su città o massimo regione, perché era fatto sull’élite e di persone che si conoscevano. Io non conoscevo quelli della regione di fianco, mentre lui l’ha fatto diventare diffuso e l’ha fatto diventare un sistema globale, prima negli Stati Uniti, ma nella sua idea di welfare era il welfare del mondo.

Finanziando il piano Marshall è andato ad aiutare l’Italia con i soldi che facevano gli americani. Ma perché? Se aiutava l’Italia, avrebbe aiutato quegli emigranti che poi sarebbero andati in America a lavorare. Era una idea di mondo molto bella, questa utopia di fare qualcosa che ancora non esiste, confidando sulla bontà dell’animo umano invece che sui difetti dell’animo umano.

Peter Giannini aveva questa caratteristica di far sentire importanti anche quelli che stavano intorno a lui, perché li valorizzava. La cosa fondamentale che aveva Peter, che fa la differenza anche nelle organizzazioni, aveva questa grande capacità di dare fiducia. La fiducia è l’unica cosa che per averla bisogna prima darla e lui la dava naturalmente. La dava ai poveri, la dava alle donne, la dava al sistema sociale più diffuso, ma forse lo faceva anche per interesse, perché se dava fiducia a pochi non sarebbe mai stato un sistema sociale.

Se tu dai fiducia a molti, crei il sistema sociale, perché la differenza la fanno i numeri. La fanno quando questi modelli cominciano ad essere applicati da tutti e non da pochi. La fiducia ha dietro la responsabilità. Nel momento in cui io ricevo fiducia mi sento responsabile. Se tu mi dai fiducia perché mi dai dei soldi, io mi sento responsabile di ridarteli. Se tu mi dai fiducia per costruire il Golden Gate, io mi sento responsabile di costruire il Golden Gate. Se tu mi dai fiducia per fare “Il monello”, io mi sento responsabile di fare un bel film. La responsabilità poi tira fuori il meglio dalle persone.

Se io dovessi dire in sintesi, Peter Giannini aveva questa capacità di tirar fuori il meglio dalle persone dandogli fiducia. Questa umanità che traspare in tutto quello che fa, gli nasce dall’essere italiano. Lui ha capito che andarlo ad applicare questa umanità in un sistema americano dove la misura del successo è il soldo, mentre lui veniva da una cultura dove la misura del successo era aver fatto quello che volevi fare, dove il soldo era lo strumento per fare quello che vuoi fare.

Perché lui dice: “Io non devo avere più di 500.000 dollari nel mio conto?” Dice: “Se tu lo tieni nel tuo conto, non ti permette di fare quello che vuoi fare perché non lo stai usando. È fermo”. E allora perché? Usi i soldi, i soldi sono strumenti. Invece in America questo è considerato la misura del successo: se tu hai molti soldi, sei di molto successo. Lui invece era: “Io sono di molto successo se faccio tante cose”. Ha fatto il Golden Gate perché lo sentiva parte sua, come sentiva i suoi film di Walt Disney, come sentiva il fatto che il contadino avesse costruito la sua casa. Si sentiva realizzato per questo. Questo è tipico degli italiani. Se voi andate in particolare in Silicon Valley, quella che adesso è la Silicon Valley, dove lui ha costruito la sua fortuna, e chiedete a qualsiasi imprenditore lì: “Perché vuoi fare successo? Che cos’è per te il successo?” Il successo per me è avere un’idea, costruire su questa idea, farla crescere, venderla e fare tanti soldi.

Voi provate a andare da un imprenditore italiano e vi dirà: “Perché vuoi fare l’impresa?” E ti dirà: “Perché io voglio fare le scarpe più belle del mondo, perché io voglio fare le auto più veloci del mondo?” Lo scopo è diverso. Lui è andato con questo scopo di fare qualcosa che potesse migliorare la vita degli altri e di conseguenza la sua. Questo è il concetto di sistema sociale.

Se io dovessi prendere quello che mi ha dato, io dico sempre che il bravo imprenditore è quello che è capace di disegnare un futuro dove la gente voglia stare, che è la stessa cosa che ha il politico. Se io sono bravo a disegnare un futuro dove la gente voglia stare nella nostra azienda, e non sarà sufficiente farlo solo nell’azienda, ma dovrò farlo nel sistema territoriale che gli sta intorno, avrò i migliori talenti che lavorano con me e quindi mi permetteranno di fare le cose ancora meglio. Il politico, se riesce a disegnare un futuro dove la gente vuole stare, prenderà i voti e i voti gli permetteranno di incidere sul sistema sociale. È tutto lì.

Un’impresa, un’azienda. Ci sono due modi per chiamarlo. Uno è impresa, fare una cosa difficile, e Amadeo Giannini ha fatto delle cose difficili. Ma il secondo modo di chiamare un’azienda è società, è un sistema sociale. Lui ha saputo tenere insieme queste due cose: fare delle cose difficili utilizzando il sistema sociale, facendo crescere tutte e due le cose. È quello che ci deve restare ed è quello che noi dobbiamo imparare: come farlo col tuo modo di essere, col tuo sistema valoriale. Lì, secondo me, noi italiani possiamo veramente fare la differenza per tutto il mondo.

 

FRANCESCO CASSESE  

Come vedete, oltre all’orgoglio ligure, viene fuori anche l’orgoglio italiano. Penso che questo dica qualcosa perché c’è una radice da cui nasce la figura di Amadeo Peter Giannini che è facilmente distinguibile.

Adesso voglio passare la parola a Paolo Nardi, dico il job title per intero, perché è Executive Director della European Forum for Vocal Educational and Training e si occupa molto di educazione, anche trasversalmente, non solo in Italia, operando su vari paesi.

La domanda che volevo fare a Paolo è questa. Noi stiamo incontrando la figura di Giannini, stiamo incontrando delle persone con cui nasce un’interlocuzione su questa figura. Cosa ci aspettiamo, che impatto ha e cosa ci aspettiamo da questa figura e dall’incontro con queste persone? Cosa vedi tu?

 

PAOLO NARDI 

Grazie, buongiorno. La prima risposta bruciapelo che mi verrebbe da dire, la risposta più immediata, è vedere così tanta gente che in pausa pranzo sta seguendo il nostro incontro. Questo per me, come curatore, immagino anche per voi, è il segno più bello che il primo degli obiettivi che ci siamo prefissati è stato raggiunto.

Mi spiego, vorrei evidenziare solo tre punti veloci. Il primo è cosa ci aspettiamo. Sicuramente con questa mostra non ci aspettiamo di chiudere la vicenda Giannini, spiegare tutto di Giannini, chi è stato. Chi verrà alla mostra non scoprirà tutto. È stato già detto che ci sono ancora studi in corso. È una figura affascinante. Quello che noi abbiamo voluto fare è generare curiosità. Vedere così tanta gente mi sembra già una risposta.

Noi siamo rimasti colpiti noi tre quando abbiamo iniziato leggendo, come diceva Simone, il romanzo di Chiarva. Siamo rimasti colpiti da questa figura, da un’intelligenza della realtà pazzesca, per cui vede opportunità, come diceva Pontremoli, dove gli altri vedono problemi. Il terremoto, il tentativo di scalata di JP Morgan, la crisi del ’29, lui vede opportunità e poi una capacità di leggere l’umano. Ci sono nella mostra tantissime citazioni di suoi dipendenti, di correntisti che restano commossi dal fatto che il presidente del più grande gruppo bancario si ricorda il loro nome, va a visitarli, va a decidere un investimento perché va con loro a vedere il loro negozio, la loro bottega. Noi vogliamo generare curiosità e il desiderio di domandarsi: “Ma cosa rende questa persona così affascinante? Cosa rende Giannini Giannini?”. Questa è la prima cosa che ci aspettiamo nel futuro.

La seconda cosa è approfondire cosa Giannini dice a noi adesso. Io parlo anche a livello personale. Mi sono domandato in questi mesi cosa Giannini dice a me, a me che faccio il mio lavoro in ambito educativo. Su questo è molto interessante, anche questo lo accennava Simone, siamo in un Meeting dal titolo “In luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. Giannini l’ha fatto.

A San Francisco non c’era più niente. Quello che era rimasto in piedi è bruciato per l’incendio successivo al terremoto. Lui ha costruito in un sistema bancario elitario, lo ha ricostruito, ha rifatto il sistema bancario americano. Quali sono questi mattoni nuovi con cui Giannini ha ricostruito la società? Noi siamo rimasti affascinati. Nella mostra troverete alcuni nostri tentativi di risposta: il fatto di vedere la persona come un’opportunità e non qualcuno da spremere, tanto che si ingaggiava con loro. Avete visto nel video iniziale Walt Disney, Charlie Chaplin, Hewlett Packard, per fare giusto alcuni esempi.

L’impresa vede l’impresa come motore di sviluppo e non semplicemente come cliente, un motore di sviluppo per la società, in qualche modo da inizio l’abbrivio alla Silicon Valley. Poi questa idea, che richiama anche Pontremoli, dell’impresa come società e quindi come elemento fondamentale per lo sviluppo del bene comune. Questa è la seconda cosa che noi ci aspettiamo: approfondire questa concezione di Giannini, questi mattoni nuovi con cui lui riparte.

Terza cosa, brevemente. Ci siamo domandati, diceva Francesco all’inizio, e ce lo continuiamo a dire: “Ma perché Giannini non lo conosce nessuno?”. Abbiamo fatto il test all’inizio. È evidente che c’è una cultura negli ultimi 70-80 anni che in particolare in ambito economico e finanziario è andata in una direzione diversa. Il primo lavoro che noi desideriamo fare, per cui la mostra è un inizio, un timido inizio, su cui voi magari ci potete aiutare, è il tentativo di ricominciare un lavoro educativo. Quali sono i nuovi paradigmi da cui possiamo ripartire con la crisi del modello neocapitalistico? Giannini ci insegna forse qualcosa, però abbiamo bisogno di approfondirlo, abbiamo bisogno di riscoprirlo.

Permettetemi un’ultima nota. È ovvio che non abbiamo l’illusione di importare dall’alto un nuovo modello. Primo perché ironicamente potrei dire che almeno noi tre curatori, gli altri due, Marco e Martino, siamo cinque scappati di casa.

Non funzionerebbe un modello calato dall’alto. Allora, da dove si riparte? Bisogna fare un lavoro culturale, per cui i mattoni nuovi, come diceva Warden due giorni fa nella presentazione del titolo del Meeting, i mattoni nuovi siamo noi, in qualche modo. Giannini è un aiuto a riscoprire che cosa costruisce noi personalmente, in modo tale da essere mattoni nuovi di questa società. Questo è forse un po’ ambizioso, ma seguiamo in questo Giannini che da zero crea il gruppo bancario più grande al mondo, quindi permetteteci di sognare anche noi.

 

FRANCESCO CASSESE

Una delle cose più belle che noi stiamo vedendo, perché siamo scappati di casa, è proprio il coinvolgimento dei ragazzi e dei giovani che vengono a vedere la mostra, perché è veramente una mostra che ispira.

Avevamo chiesto prima a Simone se ci raccontava l’origine di questa mostra, com’è nata. Adesso questa parte è più improvvisata, non ci siamo messi d’accordo sulle domande, ma vado a sentimenti.

Simone, mi piacerebbe se ci aiutassi a capire quali sono le origini di questa umanità, di quest’uomo, perché ci sono dei rapporti che sono i rapporti dei primordi, i rapporti con la mamma Virginia, il rapporto con Lorenzo Scatena. In che modo queste relazioni hanno influito nella mentalità e nel modo di essere di Giannini?

 

SIMONE SELVA 

Sì, è un po’ il tentativo che abbiamo provato a fare. Una delle domande più ricorrenti, quando si racconta la storia, ce n’è almeno una o due ogni turno, è “senza garanzie”. Ma perché? Noi non ci fidiamo, noi a questa vicenda della fiducia non ci fidiamo e allora ci siamo dovuti domandare da dove nascevano.

A me, per esempio, colpisce tantissimo, adesso nella mostra non c’è, forse nel catalogo l’abbiamo inserito, la vicenda dell’amico cinese. Questo era uno che fin da bambino era appassionato agli ultimi, anche perché lui ha avuto una vicenda difficile.

In classe a un certo punto si trova questo bimbo immigrato cinese, che discriminato tra i discriminati, veniva bullizzato. Lui, che era un ragazzo, un bambino, all’epoca aveva 10-11 anni, è sempre stato robusto. A un certo punto prende le difese di questo bambino. La famiglia cinese di questo bimbo che si chiama Tom Chu, colpitissima dalla cosa, inizia a invitarlo a casa. È un rapporto che si porterà dietro tutta la vita. Il padre di Tom Chu crea un’azienda di conserve di asparagi. Col terremoto l’azienda crolla, il padre vuole smettere. Lui convince il suo amico Tom, che era un cliente della banca, a insistere a ricominciare e diventa una delle aziende conserviere più importanti della California.

Secondo me un tema, Paolo diceva, non può essere un modello calato dall’alto, infatti occorre, è talmente umano, che occorre a un certo punto iniziare a immedesimarsi nelle ragioni per cui quest’uomo dentro le relazioni ha iniziato a capire il valore. Io aggiungo non solo il valore astratto, ma l’efficacia di un certo modo di fidarsi. Io raccontavo anche per me, quest’anno, negli ultimi due anni, è stato anche un punto di paragone. Raccontavo, senza arrivare a dire che delle volte mia moglie mi prende in giro, mi chiedo cosa farebbe Giannini. Però quando incontri un nuovo imprenditore, un ragazzo che ha un desiderio, è ok. Cosa vuol dire guardarlo e fidarsi e aiutarlo a costruire quella cosa lì? Oppure quando incontri un’azienda in crisi, da dove riparti? Uno può dire “ti devi fidare”, ma è un modello ideologico. È lo stesso identico errore del dire “non ti devi fidare, devi avere le garanzie”, identico. Oppure interrogarsi su cosa significa, quali sono le ragioni profonde per cui e quali sono i tratti per cui questa fiducia val la pena darla e come ci può aiutare ad allargare questo fenomeno. Questo secondo me da un punto di vista economico è un valore grande.

 

FRANCESCO CASSESE 

Con Simone due mesi fa mi ricordo ci siamo trovati a Genova, io partivo da Milano, lui partiva da Rimini. Io sono andato per pranzare, ho preso la mia moto, sono andato a Genova perché volevamo incontrare Cristina che è qui alla mia destra. Per la prima volta ci siamo incontrati. Se a volte durante l’intervista vedo che brillavano gli occhi passando a Giannini, ho visto che brillavano anche quando parlavamo di un amico comune per una volta da tanto tempo. Praticamente si parlava di lui, si parlava di questo Giannini. Cos’è che della personalità della figura di Amadeo Peter Giannini ti colpisce di più, ti entusiasma di più? Cos’è che accende gli occhi quando pensi all’esempio di questo?

 

CRISTINA BOLLA 

Mi fa piacere vedere che brilla anche nei vostri occhi. Brilla anche nei vostri occhi, è contagioso. Quando si conosce Giannini c’è proprio questa grande passione che viene fuori e che ci fa rendere più orgogliosi di chi ha avuto in modo lucido un’idea di valorizzazione del capitale umano.

Quello che sicuramente di più è che è una persona per me di famiglia, vedo che anche per voi ormai. È molto interessante parlare di Giannini, e lo è diventato perché spulciando sempre di più la vita di Giannini, poi anche dei suoi amici, delle aziende, delle realtà che sono cresciute grazie a Giannini, è facile intuire come fosse una persona generosa e riconoscente. La riconoscenza è quello che lo caratterizza poi per tutta la vita, ma soprattutto quando rimane padre a 6 anni, diventa un capofamiglia a 26 anni. È fondamentale capire che pensava già alla madre, pensava che doveva aiutare la madre a sistemarsi. È lei che spinge la madre a conoscere Lorenzo Scatena e fin dai primi mesi la madre gli dice proprio: “Ma perché tu vuoi tornare in Italia a cercare moglie? Tu hai già qua una persona che potrebbe diventare tua moglie”. Questo è proprio indicativo di quanto Giannini fosse non solo legato alla famiglia, al senso della famiglia, ma soprattutto anche alle persone a cui voleva bene.

Questo poi lo vedrete studiando la figura di Giannini che si tramanda attraverso poi la figlia, per esempio Claire è stata una donna importantissima dell’economia americana, una delle prime donne a entrare nei tavoli internazionali del sistema bancario. Immaginate, è stato un volere del padre che lei entrasse e poi fosse membro di quella che è la banca più importante del mondo.

La generosità ci fa sì che Lorenzo Scatena, il padre a cui sono molto legata, ringrazio anche Roberto Vicciani, lo storico che si è occupato di una ricerca specifica su Lorenzo Scatena, non solo Giannini lo fa diventare presidente della banca, ma soprattutto tramanda il suo nome, “Lorenzo” in inglese, proprio per la riconoscenza. Questo è un atteggiamento che lui ha avuto in cambio perché le persone sono state riconoscenti nei confronti di Giannini. L’unica cosa è che, essendo italiano, essendo concreto, non ci sono testimonianze di sé stesso, come succede con la famiglia di Marconi. Noi abbiamo testimonianze, sono molto amica del figlio di Marconi. Marconi conosceva Giannini, si incontravano spesso e probabilmente ha finanziato anche la Marconi Company. Di questo non c’è testimonianza nelle carte di Marconi, nella banca di Giannini. Questa generosità che non imponeva che ci fossero dei contatti vincolanti per nessuno è quello che secondo me deve essere un valore da riportare anche nei confronti dei giovani. Vedere i giovani, sono altri giorni, perché non solo è importante che si abbia fiducia, è importante che ci siano persone che riconoscono quella luce negli occhi che poi Giannini riconosceva nelle persone a cui ha dato.

 

FRANCESCO CASSESE

Ora, come vedete anche la figura di Lorenzo Scatena, che è un’altra figura che per noi ci ha appassionato perché è diventato il papà. Noi lo chiamiamo il papà di Giannini perché era una persona che aveva gli stessi valori, italiano, arrivava dalla stessa industria. Ne approfitto perché io non ho ancora visto, però so che è presente Roberto Vicciani. Volevo semplicemente ringraziare perché tante fonti sono anche di ispirazione dal libro che ha scritto lui, poi ci conosceremo con più calma.

Voglio fare un’ultima domanda a Paolo. Anche queste domande sono tutte improvvisate, spero. Perché finisce la mostra con questo sistema che ci convince, un sistema che lui ha ripescato andando a studiare istituti di credito in Italia nel periodo rinascimentale, nel periodo medievale. È un modello che nasce sicuramente con un’impostazione, una concezione dal venire incontro alle persone che hanno bisogno e anche di un allargamento della possibilità di costruzione della ricchezza. Questo modello un po’ ha perso. Il modello vincente, il modello che poi è andato avanti, non è stato il modello di Giannini, ma Morgan, un altro tipo di concezione, in qualche modo ha preso piede nella nostra società.

Devo dire che questo tema è molto attuale perché sappiamo anche che in questi giorni c’è un punto di scambio tra Monte Paschi di Siena e Mediobanca. Sono tematiche su cui noi vorremmo entrare e spero che nei prossimi giorni, anche col pretesto della testimonianza di Giannini, si possano aprire delle discussioni a riguardo.

Guardare questo modello, guardare questo esempio in una situazione in cui questo modello ha perso. Che senso ha?

 

PAOLO NARDI 

Bella domanda. Allora facciamo così, parto da un esempio che non c’entra niente con Giannini. Io lavoro per un’associazione di scuole di formazione professionale, quindi lavoro in un settore che oggi si sta facendo interrogare moltissimo dalle grandi nuove tecnologie: l’intelligenza artificiale. Le nostre scuole nell’ambito della formazione professionale lavorano in questi settori anche tecnici, non solo tecnologici, digitali.

Due anni fa partecipo a un convegno nei Paesi Baschi, in Spagna, dove la relazione principale la fa il ministro della formazione professionale. Loro hanno un ministro per la formazione professionale e mi ha impressionato perché la relazione principale di questo congresso sul futuro della formazione professionale si intitolava “L’audacia di essere uomo”. Io ho avuto un contraccolpo perché chiaramente risuonava con la mia educazione, con la mia storia, ma mi ha colpito che ci fosse un ministro della formazione professionale che dicesse che il punto per il futuro della formazione professionale riguarda “l’audacia di essere uomo”.

È vero che oggi chi studia, chi ha studiato economia come noi, di Giannini paradossalmente non ha mai saputo niente. Io non ho mai studiato Giannini avendo studiato anche storia economica, mentre conoscono tutti JP Morgan, Rothschild, Rockefeller, Lazard, tutti i nomi noti. Quindi in qualche modo c’è un contesto che è quello, come dicevo prima, degli ultimi 80 anni che ha preferito un altro approccio alla finanza. Dal punto di vista educativo si è pensato che il punto fosse il tecnicismo.

Qualche giorno fa è uscito un articolo di Vittadini sul Sole 24 Ore che dice: “Ma se il modello neocapitalista sta mostrando di non essere quel paradiso che tutti pensavano?” Certo, genera sviluppo, ma genera disuguaglianza, genera crescita ma non è sostenibile, come dicevo prima. Bisogna trovare nuove strade.

La cosa interessante è che il modello Giannini, quello della People Bank, quella della Little Fellows Bank, la banca degli ultimi, dove tutto è basato sulla fiducia, sul rapporto umano, non è più una cosa naif. Qualche anno fa sarebbe stato considerato un po’ naif, mentre noi invece usiamo i numeri, usiamo la tecnologia, usiamo l’intelligenza artificiale. Oggi ci si rende conto che in un mondo estremamente tecnologizzato bisogna riscoprire il valore, bisogna riscoprire l’etica.

Questo secondo me è l’interessante messaggio che sta venendo fuori, per esempio, nell’ambito educativo. Per fare un esempio, anche questo molto interessante per me, l’OCSE, che non è certo l’oratorio della chiesa qui, ha sviluppato un modello che si chiama Learning Compass, quindi la bussola dell’apprendimento, e non parla di semplicemente di studiare tante cose, conoscenza, ma dice che l’apprendimento è basato su conoscenza, su abilità, ma anche su attitudini e su valori.

Allora, il tema per chiudere il cerchio è: da quali valori partiamo? Da quali valori ripartiamo? Perché se l’apprendimento, quindi se l’educazione, non è più naif parlare di valori, parlare di attitudini, allora da quali valori partiamo? Abbiamo qualcosa da comunicare? Giannini ci dice abbiamo qualcosa da comunicare. La fiducia, credere nell’altro, è un valore. Come diceva Pontremoli, desiderare la bellezza, la macchina più bella, la macchina più veloce, è un valore.

Secondo me, sì, possiamo dire: abbiamo avuto 80 anni di pausa in cui il paradigma è stato un altro, ma adesso abbiamo un’autostrada davanti. Non perdiamo questa possibilità di ricostruire un approccio educativo con dei valori chiari e mi sembra che per esempio qui al Meeting, quando si parla di costruire con mattoni nuovi, qualche idea su quali sono i valori con cui ricostruire ce l’abbiamo. Grazie.

 

FRANCESCO CASSESE

Vado a concludere perché vi dico che per noi questo è l’inizio di un lavoro, l’inizio di qualche mattone che possiamo mettere e ci piace molto poter collaborare per costruire insieme a tutti quelli che vogliono essere un interlocutore.

È appena arrivato un messaggio di un amico che mi ha chiesto che se ci fosse questo gruppo che inizia a prendere in considerazione questo tema, vorrebbe esserne parte. Ci sono molte scuole che ci chiedono di poter portare la mostra, è importante perché i ragazzi devono sentire questa storia. Qualche banca, con la difficoltà che è sempre non facile portare l’apertura in un’altra banca, ma comunque università, come vi dicevo prima. È l’inizio di un lavoro e di uno spazio di confronto e di riflessione che, come diceva adesso Paolo, non possiamo perdere l’occasione di affrontarlo.

Prima di ringraziare tutti, vi ricordo che questo spazio, questa arena, è un’arena per me perfetta per Amadeo Peter Giannini perché Amadeo Peter Giannini da piccolo era smart. Questo è di questi incontri che il marketing dichiarerebbe “smart”, veloci e brillanti.

Questo spazio è uno spazio di “Tracce”, che è la rivista internazionale di Comunione e Liberazione, per chi desidera abbonarsi, rinnovare il proprio abbonamento, o scriverne di nuovi per amici e parenti. Vi invitiamo a farlo qui presso il desk abbonamenti. Riceverete in omaggio una pubblicazione in edizione limitata con tante storie, gente che vive. Grazie.

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L’ultimo avviso è che ognuno di noi può dare un contributo decisivo al Meeting. Ogni dono è un mattone nuovo per continuare a costruire insieme luoghi di incontro, bellezza e speranza. Lungo tutta la fiera si possono trovare le postazioni “Non a ora”, caratterizzate dal cuore rosso. Vi ricordiamo che la fondazione è del terzo settore, chi sosterrà il Meeting potrà usufruire dei benefici fiscali al momento della dichiarazione dei redditi.

Io ringrazio di cuore a partire dalla mia destra Cristina, Simone e Paolo e vi auguro buon Meeting. Mi raccomando, andate a mangiare perché è tardi. Questo è un luogo che genera.

Data

25 Agosto 2025

Ora

13:00

Edizione

2025

Luogo

Arena Tracce A3
Categoria
Incontri