NON BASTA LA GIUSTIZIA CI VUOLE LA CARITÀ

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Lord John Bird, membro House of Lords e fondatore The Big Issue; Magnus MacFarlane-Barrow, fondatore Mary’s Meals. Modera Marco Piuri, presidente Fondazione Banco Alimentare ETS

Due storie straordinarie di cambiamento sociale si confrontano sul palco del Meeting di Rimini 2025. Da una parte Lord John Bird, l’ex senzatetto diventato membro della Camera dei Lord britannica e visionario fondatore di The Big Issue, il magazine che ha trasformato migliaia di vite offrendo dignità e opportunità a chi vive per strada. Dall’altra Magnus MacFarlane-Barrow, l’imprenditore scozzese che ha lasciato tutto per dedicarsi ai bambini più poveri del mondo, creando Mary’s Meals, l’organizzazione che oggi nutre oltre 2,4 milioni di bambini nelle scuole di 18 paesi. Due approcci diversi ma complementari alla lotta contro povertà ed esclusione sociale: Bird con la sua filosofia del “dare una mano, non l’elemosina”, MacFarlane-Barrow con la convinzione che un pasto semplice possa cambiare il destino di un bambino. Entrambi testimoniano come la carità autentica vada oltre la giustizia, creando ponti di speranza là dove sembrano impossibili. A guidare questo dialogo Marco Piuri, presidente della Fondazione Banco Alimentare, che da oltre trent’anni in Italia trasforma lo spreco alimentare in risorsa per chi ha bisogno, incarnando quotidianamente quella carità operosa che il Meeting 2025 pone al centro della riflessione

Guarda l’incontro

 

MARCO PIURI:

Buon pomeriggio a tutte e a tutti. Come vi abbiamo detto, questo incontro sarà tenuto in inglese, ma ci sarà la traduzione. È un grande onore e una felicità per me essere qui e presentarvi due grandi personaggi con due grandi storie. Credo che sarà veramente un incontro molto bello perché sentiremo due esperienze molto diverse per certi versi, ma dall’altro lato ci possono anche dire qualcosa sul prendersi cura, sull’approcciarsi al mondo in un modo che è finalizzato al bene, che si concentra sul bene. Alla mia destra abbiamo Lord John Bird, membro della House of Lords e fondatore di The Big Issue. Big Issue è una rivista fondata da John, quando lui stesso era stato un senzatetto e ha deciso di fondare questa rivista per aiutare altri senzatetto e dare loro l’opportunità di uscire dalla situazione in cui si trovavano. Alla mia sinistra abbiamo Magnus Mcfarland Barro che è il fondatore di Mary Meals. Mary Meals è un’associazione benefica molto grande. Magnus ci racconterà quello che fanno. Quello che è importante sapere è che Magnus ha deciso di dare inizio a questa organizzazione lasciando quello che stava facendo prima, come membro di una famiglia di imprenditori, quindi un’altra storia molto interessante.
Se consideriamo il titolo, questo fa parte del nostro dibattito oggi. Le storie di cui parleremo sono delle storie che cercheremo di capire per cogliere il significato della carità, della giustizia e qual è il rapporto tra queste due cose. Bene, cominciamo senza indugi. Cominciamo con John. La prima domanda che è molto interessante sapere chi siete. Lei qual è la sua e cosa fa la sua impresa sociale The Big Issue? John, il microfono.

 

JOHN BIRD

Buon pomeriggio, mi chiamo John Bird e sono nato subito dopo la Seconda Guerra Mondiale tra le zone degradate di Notting Hill, dove la povertà infantile era terribile. Bevevamo tra topi, ratti e animali del genere. La mia famiglia era molto povera. Eravamo sei figli, sei fratelli ed eravamo sempre nei guai con la polizia, succedeva continuamente. Eravamo sempre nei guai anche con il padrone di casa. Quando avevo 5 anni ci hanno sfrattati e sono finito con i miei fratelli in orfanotrofio cattolico nel nord di Londra, gestito dalle suore della carità, che si sono occupate di noi per circa 3 anni. Quando ho lasciato questo orfanotrofio e la famiglia fu poi riunita, quando avevo 10 anni ho cominciato di nuovo ad avere dei guai con la polizia. Ero sempre nei guai anche a scuola. Non sapevo leggere, non sapevo scrivere ed ero sempre nei guai. Sono stato poi in libertà vigilata dall’età di 10 a 16 anni. Dovevo andare in tribunale e sono stato poi messo in riformatorio, carceri giovanili. Mi era stato detto di non andare a scuola e quindi ho cominciato a rubare e mi hanno condannato da 3 a 5 anni per aver incassato dei soldi sotto falso nome. A 16 anni sono stato messo in una prigione giovanile. Lì ho imparato a leggere e a scrivere a 16 anni. Questo ha cambiato la mia vita perché ho cominciato a istruirmi. La mia istruzione era sui quadri del Rinascimento del ‘300, del ‘400 e del ‘500. Mentre ero in carcere sono diventato pittore. Quando sono uscito sono riuscito a entrare alla scuola d’arte e lì ho cominciato il mio percorso d’uscita dal crimine e dal malfare. Purtroppo poi le cose hanno cominciato a prendere una brutta piega di nuovo e ho cominciato a delinquere. Nei 10 anni successivi continuavo a essere ricercato dalla polizia, mi nascondevo in tante altre città, mi ubriacavo e facevo a pugni nei pub. Ero davvero un ragazzo antisociale, totalmente fottuto. Mi sono totalmente dimenticato del mio cattolicesimo. Sono diventato marxista e poi sono diventato un bulletto e volevo convincere altre persone a convertirsi al marxismo. Ho continuato a cacciarmi nei guai, ma poi a 30 anni mi sono sposato per la seconda volta e ho avuto tre figli. Ho cominciato a pensare a tutte le cose che avevo passato e volevo capire se c’era un modo per rendermi utile e fare delle attività pastorali. Quello che mi affascinava era che ero estremamente povero, ero ignorante, però di base ero un buon essere umano. Quindi non sarebbe stato bello poter aiutare altre persone che stavano attraversando quello che avevo passato anch’io? Quindi un mio vecchio amico mi ha prestato dei soldi per dare inizio a un’attività di questa rivista da distribuire per strada. Questa rivista era un’attività interessante perché dava alle persone senzatetto un lavoro in pratica, un’attività per ricevere dei soldi e uscire dalla situazione di essere dei senza dimora. Questa iniziativa è stata avviata 35 anni fa. L’abbiamo diffusa in tutto il Regno Unito, in tutta Europa. È arrivata anche in Italia, Terre di mezzo a Milano, anche in Spagna, in Giappone, a Taiwan, in Corea, in Sud America e anche nel Nord America. Abbiamo creato questa rete internazionale che ha dato una seconda possibilità alle persone senza fissa dimora. Abbiamo creato un’attività di investimento chiamata The Big Issue Invest, che ci ha permesso di investire in altre persone che svolgevano delle attività e così dare alle persone bisognose la giustizia di una nuova opportunità. Investiamo inoltre 500 imprese e attività e associazioni di volontariato nel Regno Unito. Abbiamo cominciato nel 2000 con la Big Issue Invest proprio per dare questa estensione incredibile, per usare la gentilezza nei confronti degli sconosciuti in un modo positivo. 9 anni fa mi sono proposto per diventare membro della Camera dei Lord. Il motivo per cui ho fatto questo è che mi sono reso conto che tutto quel lavoro che avevamo fatto spesso veniva poi distrutto dalle politiche governative. Ecco perché sono entrato in Parlamento, per continuare a portare avanti il cambiamento in Parlamento. A questo punto mi zittisco.

 

MARCO PIURI:

Sì, possiamo continuare poi con le altre domande. Stessa domanda a Magnus, perché è una storia diversa, ma un’altra storia grandiosa, molto diversa.

 

MAGNUS MCFARLAND BARRO

È bellissimo essere qui innanzitutto al Meeting che è davvero stupendo. Io sono per prima cosa un marito, un padre e ora anche nonno. Sono cresciuto in una piccola cittadina in un’isola della Scozia e vivo ancora in quel paesino, ancora oggi. Mentre crescevo, ebbene mi rendo conto che rispetto alla storia di John, io sono stato molto privilegiato. Questo mi sta facendo riflettere su quanto sono stato fortunato ad avere una famiglia che mi voleva bene e che mi sosteneva. Quando poi ho lasciato la scuola, sono andato all’università per studiare storia, ma sono sempre stato molto timido e non ho mai avuto tanta fiducia in me stesso. Quindi per me passare da un piccolo paesino alla città è stato molto complesso, non sono mai riuscito ad adattarmi. Allora sono tornato a casa e sono diventato un allevatore ittico. Ho cominciato a allevare i salmoni per 6 anni, quindi ho fatto lavoro manuale in un luogo isolatissimo ed ero meno felice. Ecco un’altra cosa che mi rendo conto mi ha sempre accompagnato è la mia fede cattolica e con la mia famiglia sono stato a Medjugorje in Bosnia-Erzegovina nell’83, quando avevo solo 15 anni. Ricordo lì un’esperienza che rinnovò la nostra fede e questo portò i miei genitori a trasformare la nostra casa in un centro di ritiro cattolico per la preghiera. Poi nel ’93 ricordo che mentre bevevo nel pub locale con mio fratello una pinta di birra, avevo 24 anni, stavamo parlando di un servizio televisivo che avevamo visto su quanto i profughi soffrissero in Bosnia a quell’epoca. Mi ricordo che in quel momento decidemmo di organizzarci per raccogliere degli aiuti e portarli in Bosnia e lo facemmo. Davvero per me è stato un momento di svolta. La prima volta che mio fratello ed io abbiamo fatto un piano bevendo una birra che per la prima volta si è realizzato. Un miracolo. Ma poi pensavo che una volta rientrato sarei tornato al mio lavoro nell’allevamento di salmoni, ma mi sono reso conto che Dio aveva per me in serbo qualcosa di completamente diverso. Quando sono tornato c’era una montagna di donazioni, di cibo, di vestiti. Le persone avevano innescato un’onda di generosità. Allora ho deciso di lasciare il mio lavoro, di vendere la mia casa e poi qualcuno mi diede un camion. Quindi ho detto a Dio, “OK, continuerò a fare questo, ad aiutare le persone fino a quando le persone continueranno a donare”. Ed eccoci qua oggi, più di 30 anni dopo e non mi sono mai fermato. Dopo ho creato un’associazione chiamata Scottish International Relief e ci occupavamo di tante situazioni di emergenza in tutto il mondo. Poi nel 2002 questo lavoro, questa iniziativa di Mary Meals, ha finalmente visto la luce e tutto nacque dall’incontro con un ragazzino in Malawi. C’era una carestia terribile a quell’epoca in Malawi e questo ragazzino purtroppo aveva appena subito la perdita del padre e la madre stava morendo. Mi ricordo che chiesi a Edward, questo era il suo nome: “Ma qual è la tua speranza? Cosa vorresti fare nella vita?”. Lui mi disse: “Vorrei avere abbastanza cibo per sfamarmi e poi vorrei andare a scuola un giorno”. A 14 anni quello era il suo sogno e quelle parole innescarono in me l’idea di creare Mary Meals. Semplicemente forniamo ogni giorno un buon pasto in luoghi dove si fa istruzione, educazione, nei paesi più poveri, ai bambini più poveri, a bambini come Edward che non possono andare a scuola perché devono invece andare a fare l’elemosina per raccattare cibo, oppure perché lavorano, oppure perché non hanno abbastanza forze perché sono malnutriti e non possono concentrarsi a studiare. Abbiamo cominciato sfamando 200 bambini nel 2002 e oggi siamo cresciuti. Ad oggi, riusciamo a sfamare più di 3 milioni di bambini, fornendo loro un pasto ogni giorno. Tutti questi pasti sono preparati e serviti da dei volontari locali, volontari che vivono nelle stesse comunità di questi bambini malnutriti. Il cibo che serviamo è cibo che viene prodotto e coltivato localmente e in quindi in questo modo aiutiamo anche l’economia locale. Mary Meals riguarda un bisogno immediato di bambini che hanno fame e contemporaneamente cerchiamo di affrontare le cause soggiacenti della povertà. Mi fermo qui.

 

MARCO PIURI:

Grazie, grazie mille Magnus. Quello che è incredibile è che vedete due storie completamente diverse, due vite completamente diverse, ma c’è il bene. Il bene è possibile, avviene da qualche parte ogni tanto e questo è fantastico. La seconda domanda: ecco vorrei che i nostri ospiti parlassero solo 3-4 minuti, se è possibile, perché John non ti preoccupare, ti fermo io. Dopo aver sentito le vostre storie, vorrei davvero sapere il perché, il motivo profondo per cui entrambi avete deciso di fare quello che state facendo.

 

JOHN BIRD

La cosa interessante della storia di Magnus è che lui ha identificato i bambini come una fonte di opportunità per influenzare la giustizia e la carità e l’ha fatto nell’ambito scolastico attraverso il cibo. Ecco quello che ha fatto è consentire a questi bambini di avere un futuro. Quando io non avevo futuro, in carcere mi era stata data una cosa che a nessuno nella mia famiglia era mai stata data: l’istruzione. Mentre ero in carcere ho imparato a leggere e a scrivere, ho imparato a sviluppare delle competenze, per esempio competenze artistiche di stampa, di lettura, la capacità di fare di conto, di parlare tanto e anche di aumentare la mia fiducia in me stesso. Eccoci qua. Cerchiamo di dare alle persone il futuro. Ho deciso di concentrarmi sulle persone che vivono per strada, sulle persone spezzate perché avevano commesso dei crimini, avevano infranto la legge o si stavano prostituendo o stavano rubando, chiedendo l’elemosina. Erano profondamente sole e perdute queste persone, persone come ero stato io 20, 25, 30 anni prima. Io ho identificato il modo in cui potevo aiutare queste persone devastate e dare a loro una speranza e un futuro. Il motivo qual è stato? Avevo un interesse nell’assistenza pastorale. Ero interessato nel lavoro che mi aveva aiutato da piccolo e in quelle parole che erano “credere in Dio” quando non credevo negli adulti, non credevo nei miei genitori, non credevo nei poliziotti, non credevo negli insegnanti, non credevo in tutte le altre persone. Questo alla fine mi ha portato a interpretare le parole di Gesù nell’individuare le persone che erano cadute. Ecco perché ho fatto quello che ho fatto.

 

MARCO PIURI:

Magnus, dicci il perché hai lasciato quello che hai lasciato e vivi in questo posto meraviglioso dove John vorrebbe venire.

 

MAGNUS MCFARLAND BARRO

Per prima cosa grazie per questa domanda. Credo che sia una domanda importante che anzi dovremmo continuare a porci. Penso che tanti di voi siano coinvolti in attività che fanno del bene. A volte col passare degli anni e con l’aumento delle attività ci si dimentica del perché oppure si perde di vista questo perché. Quindi grazie per chiedermelo, perché in questo modo sto riflettendo di nuovo su questa motivazione. Nella prima parte della storia che vi ho appena raccontato, vi dicevo che all’inizio tutto è nato dall’aiuto anche alle persone in Bosnia. Credo che ognuno di noi, magari vedendo persone che soffrono, abbiano sentito questo desiderio nel cuore di fare qualcosa, di voler aiutare. È normale, credo che qualcosa che ognuno di noi ha provato. Un altro fattore determinante è stato questo: mi sono detto, “Sì, io potrei fare qualcosa”. Visto che era un accadimento che stava avvenendo in Europa, mi sono detto c’era una crisi umanitaria così vicina a me e mio fratello ed io ci siamo detti: “Era un’idea forse un po’ folle, però ok, prendiamo un camion e portiamo lì gli aiuti”. Poi c’è stata una serie di sorprese una dopo l’altra. Ho sempre sentito costantemente Dio sorprendermi e questo mi ha portato a farmi altre domande. In modo analogo, quando Mary Meals è nata, in seguito all’incontro con questo ragazzino che vi ho descritto prima, di nuovo è avvenuta la stessa cosa, cioè un senso di compassione verso questi bambini affamati e questo mi ha portato a pensare in modo nuovo anche su quanti milioni di bambini in tutto il mondo ancora oggi soffrono la fame. Circa 70 milioni di bambini ancora oggi non vanno a scuola a causa della povertà e a causa della fame. Noi sappiamo che la fame oggi come oggi sembra incredibile perché c’è cibo abbastanza per tutti. Quindi quel sentimento di compassione iniziale si è trasformato in un’idea concreta. Se facessimo questa cosa semplice e pratica potremmo cambiare la vita di tanti ragazzini come Edward, nonché di tantissimi altri bambini che purtroppo non possono andare a scuola appunto a causa della fame che soffrono. Per rispondere alla domanda, un po’ come nella storia di John, anch’io sono stato mosso dalla compassione e ho riconosciuto qualcosa di pratico e concreto che poteva cambiare le cose.

 

MARCO PIURI:

quindi rispetto a quello che state dicendo, sarebbe interessante capire nelle vostre esperienze che cosa significa rispondere a un bisogno. Tu, John, hai cominciato con questo giornale distribuito per strada con i senzatetto e tu, invece, pensando a fornire dei pasti ai bambini, consentendo loro anche di andare a scuola e ottenere l’istruzione. John ha mostrato come l’istruzione è fondamentale anche rispetto alla sua storia personale, come gli ha cambiato la vita. Ma qual è il bisogno a cui davvero cercavate di rispondere? Un bisogno materiale è chiaro, però c’era anche una questione di compassione. John, tu hai citato Gesù, qual era il bisogno a cui cercavate di rispondere?

MAGNUS MCFARLAND BARRO:

Non hai capito la domanda? Io credo di averla capita. OK. Dunque, con il lavoro di Mary Meals il bisogno sembra evidente: sfamare questi bambini che soffrono la fame. È vero, è così, però non credo che sia tutto qui. È chiaro che c’è un bisogno fondamentale, però c’è anche il desiderio che ogni bambino possa crescere e possa diventare la persona per cui Dio l’ha creata e che quindi possa vivere una vita bella, felice. Un bambino non è solo uno stomaco da riempire, un bambino è una mente, un cuore, un’anima. In particolare credo che con questo lavoro, con questa missione, vogliamo passare attraverso questo bisogno così fondamentale. Come cristiani non possiamo dire belle cose a questi bambini, quanto li amiamo, senza prima cercare di agire, fare qualcosa di concreto, dando loro del cibo in questo mondo che ha tantissimo cibo. Come possiamo definirci cristiani se non facciamo questo? Mary Meals cerca di fare questo ed è per questo che ringrazio Dio per questo dono, perché mi ha dato proprio la possibilità di soddisfare un bisogno basilare, che consente davvero di soddisfare un bisogno molto più grande che ogni persona ha, quello di essere liberata, di diventare un individuo e in questo caso di poter acquisire un’istruzione, imparare a scrivere, a leggere e cambiare radicalmente la propria vita. In questo modo tanti altri bisogni potranno essere soddisfatti, però si inizia da quell’abbisogno molto basilare e pratico. Per me Mary Meals non riguarda solo quello che abbiamo creato, ma riguarda anche coinvolgere comunità e renderle la base. Mi colpisce anche questo rispetto al tema del Meeting: sono loro i mattoni che consentono di costruire qualcosa che durerà. Per noi loro sono fondamentali.

 

JOHN BIRD

Quando ho cominciato a entrare in Parlamento bisognava preparare un discorso iniziale in cui ho detto questo: il mio ruolo nella Camera dei Lord era distruggere la povertà. La BBC ha fatto un film di me che andavo nella Camera dei Lord e uno degli intervistatori mi ha fatto una domanda, mi ha chiesto: “Perché è nella Camera dei Lord?”. Ho estratto un coltello immaginario e mi sono avvicinato a lei e le ho detto: “Per sgozzare la povertà”. Non l’hanno inclusa nel film questa battuta. Ho avuto un cuore spezzato, un delirio di grandezza e la mia eredità doveva essere cercare di trovare degli argomenti per rimuovere la povertà una volta per tutte, per eliminare il fatto che il 90% di quello che fa il mondo intorno alla povertà è basato solo sull’emergenza. Bisogna gestire l’emergenza. Magnus ed io gestiamo l’emergenza, ma fintanto che non riusciremo a togliere le persone dalla povertà con l’istruzione e con delle opportunità, saremo lì a fare un buco nell’acqua. Credo fermamente nelle persone più povere tra noi, che si tratti di una prostituta o di un assassino o un ladro, o un imbroglione, o semplicemente una persona povera che non può arrivare alla fine del mese. Credo fermamente che se riuscissimo a eliminare il problema della povertà, chiudere questo rubinetto, allora potremo rivoluzionare il mondo. La povertà è stata inventata se è stata inventata, per metterci tutti alla prova, per farci umani. Se non rispondiamo cercando di distruggere e smantellare la povertà, non andiamo da nessuna parte come specie umana. Voglio eliminare la povertà e sto lavorando su prevenzione e cura per poter aggiungere anche queste cose all’emergenza per porre termine alla tirannia della povertà ereditata che affligge i nostri figli, i bambini, così che i problemi che hanno vissuto i genitori si ripetano anche per loro.

 

MARCO PIURI:

Grazie John. Quello che ci stava dicendo John riassume il suo approccio per poter aiutare veramente le persone a cambiare la situazione in cui si trovano e quello che ha raccontato Magnus è la stessa cosa. Abbiamo un’ultima domanda, ma vediamo se è l’ultima. Pensiamo a quello che avete appena detto. Qual è il rapporto tra la giustizia e la carità? Carità nel senso di amore. Perché nella mia esperienza spesso la giustizia può essere ingiusta e dall’altro lato quello che avete descritto voi, per esempio, l’ambizione di eliminare la povertà. Potete aiutarci a capire meglio qual è il rapporto tra giustizia e carità, cos’è la giustizia, cos’è la carità e qual è il rapporto tra queste due cose?

 

MAGNUS MCFARLAND BARRO:

Un’altra grande domanda. John ha descritto molto bene questo. Entrambi cerchiamo di gestire l’emergenza, però da un lato cerchiamo di dare una risposta alla sofferenza umana nel breve termine e poi ci si chiede perché c’è questa sofferenza? Come possiamo impedirla e impedire che si ripeta? Credo che sia davvero una cosa straordinaria vedere come in tutto il mondo ci sono tantissime iniziative che prendono forma e che cercano di affrontare diversi aspetti dell’ingiustizia. Anche in quello che facciamo lo vedo tantissimo. Noi cerchiamo davvero di sfamare bambini che letteralmente muoiono di fame ogni giorno. Qual è l’effetto? Questo purtroppo a volte succede a causa della guerra oppure perché sono costrette a lasciare le loro case. Quando vediamo queste situazioni dobbiamo chiederci perché? Perché questo sta succedendo? Dov’è la giustizia per questi bambini? Spesso sentiamo la frase che bisogna insegnare a una persona a pescare affinché possa sfamarsi da sola. Sentiamo parlare tantissimo di sostenibilità, però a volte c’è un rischio quando si fanno questo tipo di discorsi perché magari si rischia di pensare a queste attività di beneficenza che sono di tipo inferiore, meno importante e questa carità non è così importante, bisognerebbe passare a cose più importanti. Io però la vedo diversamente, all’opposto. La carità è amore, non c’è niente di più importante e chiude il cerchio perché è all’inizio, alla fine di tutte le attività di cui stiamo parlando. Io direi che la giustizia è essenziale, la carità è qualcosa ancora di più grande. La carità nel suo amore avvolge e riguarda un’intera persona, un intero individuo proprio in tutti gli aspetti della sua vita. La carità non riguarda solo le cose essenziali, basilari, va oltre di esse e ovviamente la carità, se è autentica, desidera anche la giustizia. Non so se ho risposto alla tua domanda perché ecco è un tema molto complesso. Vediamo cosa dice John e poi potete magari anche fare un dibattito tra di voi.

 

MARCO PIURI:

Dunque, la domanda è il rapporto fra giustizia e carità nella tua esperienza.

 

JOHN BIRD:

Non sono mai stato coinvolto nella carità. Ho creato un’impresa sociale per dare alle persone una via d’uscita dal crimine e dal vivere per strada. Ho avviato la mia impresa perché fosse come una risposta imprenditoriale a una crisi sociale. Ho fatto di tutto, ho creato una grande azienda di investimento e ho passato tantissime ore con altre persone in affari nella City di Londra, a Wall Street, sempre alla ricerca di imprese che potessero dare una mano alla riduzione della povertà e me ne sono occupato in maniera molto seria. Ho sempre voluto essere un imprenditore sociale. Perché se andiamo nel DNA della questione, nelle viscere della questione e dell’impresa The Big Issue Invest con queste 500 imprese e organizzazioni caritatevoli che noi vogliamo sponsorizzare, in essenza, noi siamo una charity, un’associazione benefica, ma solo nel nome, perché quello che ci guida non è tanto il profitto o l’efficienza o l’utilità. Sono tutte queste cose unite insieme con una grande dedizione per aiutare le persone che siano molto anziane, molto malate, molto giovani, molto povere, che siano totalmente perse. Quindi, anche se io non ho mai studiato per un’impresa sociale, come mi ha detto il mio commercialista recentemente: “Siamo onesti. Tu sei un’organizzazione benefica”. I commercialisti conoscono la differenza tra quando si fanno le cose dal cuore e quando si fanno le cose per il portafoglio.

 

MARCO PIURI:

Tutto questo perché da una prospettiva legale, come entità legali, The Big Issue e Mary Meals sono diverse, come ha detto John. Da una parte abbiamo un’impresa sociale e quello che ha parlato del business, invece dall’altra parte abbiamo proprio un ente benefico.

 

JOHN BIRD:

Posso interrompere un attimo?

 

MARCO PIURI:

Sì, devi farlo.

 

JOHN BIRD:

Un’impresa sociale simula il capitalismo, il business del capitalismo, ma tutti i guadagni vengono messi nel nostro lavoro. Non va agli azionisti, c’è solo un azionista in The Big Issue e sono io e non ricevo guadagni. Tutto quello che si guadagna ritorna all’impresa e in questo modo somiglia molto a un ente benefico.

 

MARCO PIURI:

Tu sei d’accordo, però volevo sottolineare questa differenza tra le due entità a livello giuridico. Quello che è interessante per me è questo: l’Italia, la mia esperienza del Banco Alimentare, sta cercando di capire quello che si può imparare da voi, anche considerando che il quadro giuridico del Regno Unito è diverso da quello italiano. John, tu hai spiegato molto bene qual è il DNA dell’attività che si potrebbe riconoscere in una o in un’altra entità giuridica. Dato che ci restano 5 minuti, ho una domanda che è molto interessante per me.

Consideriamo quello che avete descritto. Cosa si può dire del fundraising? Come raccogliete risorse finanziarie? Già ne hai parlato un po’ degli investimenti, perché in Italia il sistema si basa soprattutto su finanziamento pubblico fornito dall’Unione Europea, dal governo. Da quanto ho capito voi non ricevete fondi pubblici, quindi sarebbe interessante capire come riuscite a lavorare.

 

MAGNUS MCFARLAND BARRO:

Solo una piccola quota dei nostri fondi viene dal pubblico. Attualmente i nostri ricavi vengono da donazioni private e a noi piace tantissimo. Mary Meals è proprio un movimento nato dal basso. Tantissime persone condividono qualcosa che hanno anche con piccole donazioni. Alcuni donano di più, altri di meno. Molte persone, per esempio, fanno i volontari e donano il loro tempo per organizzare attività di fundraising, eventi, oppure preparando i pasti. Quando penso a Mary Meals in tutto il mondo, penso proprio a una serie di tantissimi piccoli atti d’amore. 3 milioni di pasti vengono seguiti da noi ogni giorno e sono resi possibili da tanti piccoli atti d’amore. Sfamare un bambino per un anno costa €22, quindi tantissimi piccoli atti d’amore che arrivano poi a una persona in Malawi che decide di alzarsi alle 4:00 di mattina per accendere il fuoco per preparare quei pasti che verranno poi serviti ai bambini. Una delle cose che ho osservato in tutta questa realtà che vi ho descritto è questa. Ne parlavamo prima anche John e io e parlavamo anche di quanto questo lavoro ci ha cambiato personalmente, quanto questo lavoro ha migliorato le nostre vite. Spesso si può pensare erroneamente: “Noi siamo i donatori e poi ci sono i destinatari che beneficiano del nostro dono”. No, credo che in realtà ciascuno sia contemporaneamente donatore e ricevitore e io apprenda molto di più in questa ottica. Questo ci rende più consapevoli della nostra completezza, di come Dio ci ha creato. Questo anche è fonte di gioia. All’inizio di Mary Meals a volte le persone che donavano ringraziavano me e io ero sempre molto grato. Io dicevo: “No, no, sono io che devo ringraziare voi che state facendo le donazioni”. Ero imbarazzato. Invece mi dicevano: “Sì, ma grazie per darci la possibilità di fare qualcosa per questi bambini, perché questo mi migliora la mia vita”. Questo fa parte anche della carità. Non è qualcosa di fuori moda. Credo che possa essere la cosa più bella e straordinaria per ciascuno di noi quando viene fatta nel modo giusto.

 

JOHN BIRD

The Big Issue è una realizzazione che fa trading. Riusciamo a ottenere risorse dalla vendita del nostro giornale, vendiamo la pubblicità della nostra rivista, riceviamo sponsorizzazioni per poter usare il nostro brand dell’associazione. Stiamo lavorando sempre più con il governo perché il governo sta avendo problemi a riuscire a togliere le persone dalla povertà, inserirle nel lavoro. Adesso abbiamo creato un’altra attività, The Big Issue Recruit. Se funzionasse, come dice il governo, The Big Issue Recruit sarà pagato per aiutare le persone a essere riassunte, assorbite nel mondo del lavoro. In questo modo riceviamo anche fondi dal governo perché noi saremo poi fornitori di servizi per il governo. Quello che mi interessa è proprio la possibilità di far crescere così tanto benessere con The Big Issue che possiamo aiutare i nostri venditori e le altre persone che lavorano con noi attraverso The Big Issue Invest e creare dei fondi che non vengono usati per investire in qualcuno. Si tratta poi di poter dare dei prestiti. Mi interessa molto il mondo dei prestiti. Stiamo cercando di lavorare su questo. C’è una sezione di The Big Issue in cui possiamo dare dei prestiti e cominceremo a farlo perché è una delle cose più interessanti. Si può investire nelle imprese sociali, ma il fatto è che se sono dei prestiti, questi immediatamente hanno un effetto sulla vita delle persone. L’investimento è qualcosa di più a lungo termine. Ci vogliono a volte anni per poterne trarre vantaggio. Se vogliamo più soldi ci inventiamo un’attività nuova e siamo stati anche relativamente bravi in questo. Qual è il nostro problema? C’è il capitalismo e ci sono le associazioni caritatevoli. Noi funzioniamo nel mezzo ed è abbastanza difficile, a volte è come togliere i denti. Noi siamo sull’ordine di 10 milioni di sterline all’anno come fatturato e altre imprese hanno avuto centinaia di milioni di sterline, quindi siamo in una posizione di poter crescere e di svilupparci e di poter acquisire diversi partner. Ma quello che cerchiamo sempre di fare è di ricevere finanziamenti non dal pubblico perché vogliamo trovare un modo di ricevere finanziamenti dal commercio, dalle attività commerciali, non dagli aiuti. Questo è un punto molto importante, anche se è molto difficile, ma ne vale la pena e vi ringrazio veramente tanto

 

MARCO PIURI

Grazie John, grazie Magnus. Siamo in chiusura del nostro incontro, purtroppo solo un’ora, ma è stato veramente bello poter parlare con voi. Durante il pranzo abbiamo osservato che questo è il primo Meeting in cui abbiamo fatto questo incontro. Chissà cosa possiamo fare l’anno prossimo, perché quello che spero è di avere l’opportunità di continuare a mantenerci in contatto con questi due personaggi per poter imparare e anche per poter fare qualcosa assieme. Non so che cosa, però vedremo. Grazie a tutti di questo incontro e, come sapete, c’è stato ricordato adesso, ognuno può dare il suo contributo al Meeting che può risultare decisivo perché ogni dono che viene fatto è un mattone e anche il titolo per continuare a costruire questi luoghi di incontro, incontri come questi. Ci sono nella fiera, lo sapete, i punti “dona ora” che hanno il cuore rosso. Mi appello al fatto che continuiate a darci una mano, ricordando che essendo il Meeting un ente del terzo settore, quanto viene donato è fiscalmente deducibile. Thank you again and see you next year. Ah, sì.

 

JOHN BIRD:

Ah, sì. Prima di chiudere abbiamo una sorpresa finale. Io sono uno showman e amo cantare. Allora voglio cantare una canzone.

 

MARCO PIURI

Pensavo che prima stessi scherzando quando me l’hai detto, invece fai sul serio.

JOHN BIRD:

Quando mi danno un microfono devo cantare. Però non sono Frank Sinatra. Quando faccio i miei interventi spesso concludo cantando una canzone. Se capirete l’inglese vi renderete conto che è una canzone pop.

“The party over time to call it a day they burst your pretty balloon and taken the moon away. Now you must wake up. All dreams must end. Take off your makeup. The party is over, my friend.” Thank you

“La festa, col tempo, per dirla tutta, hanno fatto scoppiare il tuo bel palloncino e portato via la luna. Ora devi svegliarti. Tutti i sogni devono finire. Togliti il ​​trucco. La festa è finita, amica mia.” Grazie.

 

 

 

 

Data

27 Agosto 2025

Ora

15:30

Edizione

2025

Luogo

Arena Internazionale C3
Categoria
Incontri