Chi siamo
LA METRICA DEL PENSIERO: COME RICONOSCERSI NELL’ERA DELL’AI
In collaborazione con Compagnia delle Opere
Natale Brescianini, monaco e formatore aziendale, coach ACC ICF; Lucia Cenetiempo, creative Technologist, Expert in Gen AI & Prompt Design; Pasquale Viscanti e Giacinto Fiore, founder AI WEEK e IA spiegata semplice. Modera Paolo Casadei, CEO Zal Telecomunicazioni s.r.l.
In un’epoca dominata dall’automazione e dall’efficienza dell’intelligenza artificiale, riscoprire il valore unico del pensiero umano diventa essenziale. Mentre gli algoritmi replicano, ottimizzano, eseguono e predicono, solo l’umano può interrogare, intuire, decidere nell’incertezza e assumersi il peso delle conseguenze perché la qualità del pensiero non si misura in termini di velocità, ma di profondità. Questo incontro unisce la visione imprenditoriale e tecnologica dei protagonisti del più grande evento europeo dedicato all’AI con la riflessione profonda e consapevole sulla relazione tra uomo e macchina, per riaffermare che l’AI è uno strumento che serve l’umano e non lo sostituisce come ci ricorda la saggezza della Chiesa nel documento “Antiqua et Nova”.
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PAOLO CASADEI
Benvenuti a tutti, a tutti voi che siete numerosi presenti qui, ai tantissimi che ci stanno seguendo in streaming. Questo è uno degli incontri che come Compagnia delle Opere, insieme al Meeting, abbiamo organizzato sul tema delle AI. È un incontro che vuole essere un percorso. Faremo un percorso che parte dal come, che attraversa il cosa e arriva al perché. È un incontro che si inserisce anche molto bene, secondo noi, per come lo abbiamo pensato nella tematica del titolo del Meeting, perché il deserto rappresenta un po’ il rischio di un mondo dominato da una logica puramente funzionale, algoritmica, senza cuore. I mattoni nuovi, invece, sono la rinnovata comprensione che vogliamo avere dell’intelligenza umana nella sua profondità, nella sua capacità di chiedersi proprio il perché delle cose. Faremo questo viaggio con alcuni amici esperti, grandi esperti di questo settore e l’idea è proprio quella di partire, come vi dicevo, da una domanda, il come. Con la prima amica che introduco, vogliamo fare percepire e capire che la parte umana è fondamentale anche nell’interazione con l’AI, con l’intelligenza artificiale, con la macchina. Oggi ci sono degli artigiani, chiamiamoli artigiani digitali, sono dei prompt designer, sono coloro che costruiscono, disegnano e si interfacciano con la macchina, che hanno anche un bellissimo compito che, secondo noi, è anche molto da riscoprire, quello di fare le domande giuste a queste macchine. Lo abbiamo disimparato anche con i nostri figli, a fare le domande giuste. Allora, io vi introduco un’amica che dentro Compagnia delle Opere stiamo iniziando ad utilizzare anche per le sue grandissime competenze e capacità di docenza, perché poi le cose pratiche sono le cose che ci piacciono di più. Un grande applauso a Lucia Cenatempo. Ti lascio subito la parola.
LUCIA CENATEMPO
Buonasera a tutti. Allora, io avrei delle slide. Ok, ringrazio per l’introduzione. Quello che andremo a vedere oggi è proprio qual è il potere dell’AI generativa e in che modo è importante quello che mettiamo noi come esseri umani nel comunicare con uno strumento di questo tipo. Partiamo da una domanda: quanti credono che l’AI generativa sia il futuro per alzata di mano? Ok, praticamente tutti. Io ho fatto sempre questo scherzone. Io no, non credo che sia il futuro perché è il presente, sta succedendo in questo momento. Ormai l’AI generativa fa parte della vita di tutti noi. Ce l’abbiamo nella nostra vita, anche se facciamo finta di non considerarla. Pensate che ogni minuto che passa cinque aziende europee adottano l’AI generativa. Ogni minuto che passa. Il 90% di queste aziende hanno già sperimentato l’impatto su quella che può essere la produttività e su quelli che sono i ricavi. Vi lascio il QR Code se volete scaricare queste slide. Vi faccio vedere dei dati un pochino interessanti. Secondo me stiamo vivendo quella che è considerabile la quarta rivoluzione industriale, qualcosa di più potente dell’arrivo di internet nelle nostre case. Prima di dire una cosa del genere, però, vi mostro per quale motivo. Secondo voi, quanto possiamo permetterci di restare fuori? Ecco un po’ di dati di cui vi parlavo. Attualmente 19,5 miliardi di dollari è il valore di mercato dell’AI generativa, non nel mondo, ma in Europa. Quindi in Europa questo è il valore di mercato. Il 41% delle grandi aziende in Europa la utilizza già come tecnologia, quindi l’ha già portata in casa propria, mentre il 53% delle grandi aziende italiane già la utilizza in casa e questo è un dato bellissimo perché per una volta siamo primi in classifica contro il 42% della Francia e il 45 della Germania. Quindi l’Italia è già molto avanti nell’implementare questa tecnologia nel proprio business. Purtroppo, come vedete nel secondo dato, solo l’11% delle PMI adotta questa tipologia di tecnologia. Perché dobbiamo iniziare oggi? Perché anche quel dato rimanente dell’11% delle PMI deve provare a portarsi a casa questa tecnologia? Più o meno è andata così. Alla fine del 2022 è uscito ChatGPT sul mercato, ce lo ricordiamo tutti quel momento. Esce questo chatbot e tutti abbiamo detto: “Boh, ok, che cos’è questa roba qui?” Nel 2023 abbiamo iniziato a porci questa domanda, ha iniziato ad avvicinarci a questa tecnologia. Tutti abbiamo visto che ha avuto un boom, abbiamo provato ad utilizzarla. Io personalmente pensavo: “Ok, carino, è un chatbot”, mi risponde divertente. Nel 2024 abbiamo iniziato a capire che si poteva fare qualcosa di interessante con questa tipologia di tecnologia. Nel 2025, ormai siamo quasi verso la fine del 2025, direi che è arrivato il momento di capire come effettivamente trarre del beneficio da questo. Va detto, però, una cosa fondamentale: l’AI non è una scatola magica. L’intelligenza artificiale non è una scatola cui premi un tasto, esplode e fa cose per noi. L’AI non ci sostituirà a breve termine. Richiede sempre quello che può essere l’input dell’essere umano, quindi siamo sempre noi a guidarla e a portarla dove vogliamo. Attualmente ci sono tantissimi modelli nell’AI generativa. Quelli più noti, più utilizzati sono i modelli text to text, i modelli text to image, text to video e text to audio. Vi faccio vedere un po’ che cosa fanno tutti questi modelli. I text to image sono quei modelli che servono per produrre delle immagini. E queste, come potete vedere, non sono persone che esistono nella vita reale, sono tutte foto prodotte con l’intelligenza artificiale. Queste persone non esistono. Modelli text to video, possiamo produrre scrivendo un prompt quelli che possono essere dei video. Anche qui vi faccio vedere degli esempi. Non so se si sente l’audio, non credo. Ok, come potete vedere questo è un intero video prodotto. Mi dispiace che non si sente l’audio. Questo era lo spot dell’Eurovision andato in onda durante la finale di Sanremo di quest’anno. Quando dico non è il futuro, è il presente, in Rai, durante la finale di Sanremo di quest’anno è andato in onda uno spot completamente fatto con l’intelligenza artificiale per l’Eurovision. Vado avanti per far vedere un altro paio di esempi di quello che può fare l’AI Generativa. Dallo spot dell’Eurovision a qualche mese dopo, un paio di mesi dopo, nasce un altro modello che fa questa tipologia. Vedete com’è cambiata completamente la qualità rispetto al precedente. O ancora l’ultimo modello di Google è questo. Mi dispiace che non si sente l’audio perché qui potete proprio vedere come Google è riuscito a far sì che coordini le immagini, il video, il labiale delle persone che parlano e inserire delle persone che parlano. Produzione di un film intero fatto attraverso del testo. Vado avanti. Non so se riusciamo a ripristinare l’audio perché qui sarebbe importante. Abbiamo altra tipologia di modello, i modelli text to audio, che sono quei modelli che in qualche modo a partire dal testo, quindi da quella che è la nostra richiesta, quello che noi gli scriviamo, riescono a produrre delle voci, delle canzoni personalizzate, quelli che possono essere degli interi podcast. Se immaginate, tutti i giorni parliamo magari con un Alexa, con un Siri sul nostro smartphone, la voce è un pochettino meccanica. Se l’audio va, vi faccio sentire a che cosa siamo arrivati attualmente. Ok, avete sentito? Non è più come parlare con Alexa che ci risponde come un computer. Adesso riusciamo a riprodurre delle voci umane. Ancora vi faccio vedere. Ciao. Questo video è stato creato con l’intelligenza artificiale. La persona nel video sono sicuramente io, ma probabilmente quello che stavo dicendo quando l’ho registrato erano solo parole a caso. Quelle che stai sentendo, seppur dette dalla mia voce, sono parole che io non ho mai pronunciato, tantomeno in un video. Ok, come avete visto, questa persona sono io, la voce è la mia, quindi sono riuscita a clonare la mia voce, ma in questo momento ho dato un comando testuale, gli ho scritto quelle che erano le parole che volevo che dicesse il mio video e ho riprodotto questo video dove ci sono io che parlo e dico cose che non avevo mai detto nella mia vita, anche in lingue che assolutamente non parlo come il mandarino. Vi faccio vedere adesso quanto è facile arrivare ad un risultato di questo tipo. Manca un modello tra quelli che vi ho elencato, che sono i modelli text to text. I modelli text to text sono un pochino alla base di tutti questi modelli che abbiamo visto fino ad ora perché ci servono per comunicare con la macchina. Quindi sono quei modelli che, ad esempio nel caso di ChatGPT, sono addestrati su una mole gigantesca di dati, interpretano i pattern nel nostro linguaggio, quindi imparano a capire come componiamo le frasi, a capire che cosa vogliamo intendere e alcuni di questi integrano delle funzionalità extra come l’analisi dei dati, la ricerca sul web o addirittura la produzione delle immagini. Questi modelli funzionano così: togliamo un po’ di magia all’intelligenza artificiale. Tutte le parole che noi andiamo a scrivere all’interno della chat che stiamo utilizzando in quel momento vengono tradotte in numeri, diventano dei numeri. Questi numeri vengono lanciati in uno spazio vettoriale e in questo spazio vettoriale si vedono quali sono i numeri, quindi le future parole più vicine, quelle più probabili che possano rispondere a quella che è la nostra richiesta. Per questo è importantissimo capire come scrivere a queste macchine, come porre la richiesta a queste macchine, perché siamo noi a guidare quella che sarà la risposta. La cosa più divertente però è che in questa tecnologia le skills per utilizzarle sono esattamente queste: la comunicazione, il linguaggio. Dobbiamo saper scrivere nella nostra lingua o nella lingua che preferiamo, la formulazione del problema. Dobbiamo essere in grado di definire quello che è il problema, quello che vogliamo che la macchina risolva per noi. Importantissimo il pensiero critico, l’abbiamo detto prima, sono numeri che si traducono in lettere sotto forma di probabilità. Le probabilità non è certezza, quindi dobbiamo sempre verificare quello che ci sta scrivendo in risposta a quello che è l’output della nostra intelligenza artificiale. Vi faccio vedere quelli che sono gli ingredienti fondamentali per scrivere un buon prompt. Non serve imparare chissà quale tipologia di tecnica. Basta ricordarsi queste tre cose principalmente: ruolo, task e contesto. Ruolo: se è un esperto in questo, quello, quell’altro. Task: cosa voglio che la macchina faccia per me? Descriviamo bene quella che è l’azione che vogliamo. Contesto: fornire tutte le informazioni che possono essere utili alla macchina per elaborare una risposta che sia efficace per noi. Vi faccio vedere rapidamente alcuni esempi di utilizzo di questa tipologia di prompt. Partiamo da questo schema che era un po’ vecchio, a dire la verità, metà 2024. Ambrosetti diceva che questi erano i settori impattati da quella che l’AI generativa e quello era la tipologia di impatto. Io ho preso alcuni di questi settori per farvi vedere come si può utilizzare con lo strumento più semplice che abbiamo a disposizione oggi, che è ChatGPT, quello più disponibile a tutti. Ok, partiamo da ricerca e sviluppo. Faccio vedere un po’ di video. Parto da un prompt semplicissimo. Sei un business angel, creami, fammi una ricerca su quelli che possono essere i settori innovativi in ambito energetico e trovami cinque idee che potrebbero andare a formare la mia startup. Come vedete, nel giro di pochissimi secondi ho cinque idee differenti per fondare una nuova startup. Gli dico, utilizza i punti di forza di ciascuna idea per creare una sola idea unica di un’azienda e definiscimi quelli che possono essere i prodotti e i servizi. Quindi descrivi nel dettaglio il concept dell’azienda e i servizi prodotti offerti. Eccolo qui. Abbiamo il concept della mia azienda. Quelli sono i prodotti che andrà a offrire la mia nuova azienda, quindi calore condiviso, energia 24 su 7, Flex Grid Home in Business. Abbiamo quello che può essere il target della mia azienda e quella che è una customer journey intera per quella che sarà la mia nuova startup. Vado velocemente avanti. Design e progettazione, ora ho il mio concept di azienda o la mia startup. Voglio andare a creare quello che può essere tutto il design, il brand. Sei un esperto di brand identity. Analizza l’azienda descritta e creami la brand identity. Visione e missione della mia nuova azienda, valori fondanti, personalità del brand, posizionamento. Quindi mi dice anche come posso andare a posizionarmi come naming e identità visuale, identità visiva e alla fine abbiamo tutta l’architettura del nostro brand e gli possiamo chiedere sei un esperto di brand identity, generami una bozza del logo immaginato per questa azienda basato sul contesto che abbiamo appena creato. Ecco il logo della mia azienda. 2 minuti attraverso una chat. Vado avanti, customer care. Abbiamo l’azienda, abbiamo il brand. Quali possono essere i dubbi che hanno i potenziali utenti della mia azienda? Facciamoceli dire da ChatGPT. 15 domande potenziali nostri utenti. Sto facendo ricerca, ho 15 domande a cui rispondere. Non solo, voglio anche le risposte per queste domande. Ecco qui. Perciò, scusandomi di questi dubbi o domande, fornisci una risposta in tono professionale. Abbiamo anche le risposte. Vado avanti ancora rapidamente che vedo il tempo scorrere velocissimo. Possiamo farci creare una strategia di marketing. Sei un esperto di strategie di marketing, analizza l’azienda descritta e creami la strategia di marketing efficace. Digital marketing. Voglio creare una pagina web. Perfetto, basta che gliela descrivo. Crea un’applicazione, gli do le caratteristiche, trovi tutti i dettagli sul brand e sulla strategia, quindi il contesto nei file in allegato. Vedete che parte, sta ragionando, sta cercando di capire che cosa voglio ottenere, quello che farà sarà produrmi del codice e io avrò la mia pagina pronta da pubblicare. Vi faccio vedere cosa succede. Quindi questo è il codice che mi va a produrre. Io nasco come sviluppatrice, quindi è interessante per me vedere uno sviluppo di questo tipo, vedere che oggettivamente sta creando una landing page partendo da una mia richiesta testuale. Alla fine arriva a crearmela. E quando vado a vedere l’anteprima, questo è il mio simulatore. Io ho un simulatore che si basa sui dati che sono presenti nei file che ho allegato e che fa il calcolo di quanto posso risparmiare con una sola richiesta. Ci si può fare anche qualcosa di un pochino più divertente. Creami un giochino di me che salto degli ostacoli per arrivare al Meeting di Rimini. Anche qui, richiesta molto simile a quella di prima. Parte con la stessa tipologia di ragionamento, fa la stessa cosa, va a svilupparmi del codice, in questo caso utilizzando un’altra funzionalità aggiuntiva che è quella di analisi dei dati, mi fa scaricare il gioco e vi faccio vedere qual è il risultato. Come potete vedere, potete anche giocarci inquadrando il QR Code. Abbiamo un giochino in cui io salto degli ostacoli. Torniamo per un attimo seri. Vi do quelli che possono essere, secondo me, i consigli per integrare l’intelligenza artificiale in quella che è la nostra quotidianità e in quella che è la nostra azienda. Il primo tra tutti è lasciare perdere l’idea di voler rivoluzionare il mondo attraverso l’intelligenza artificiale, cambiamo tutto da domani, sviluppiamo l’azienda nuova con l’intelligenza artificiale. Non funziona così. Nel nostro modo di lavorare, identifichiamo i punti critici, capiamo nel piccolo dov’è che possiamo andare a inserire questa nuova tecnologia e proviamo ad analizzare quel flusso lì dove possiamo andare a inserire i microtask dell’intelligenza artificiale. Testiamo, ottimizziamo. Una volta individuati i punti che possiamo andare a ottimizzare con l’intelligenza artificiale, lavoriamoci, proviamo ad integrarla, proviamo a sviluppare sull’intelligenza artificiale per quel microtask, per poi andare a scalare. Quello cui tengo di più è questo: superare le resistenze. La cosa più strana che viviamo adesso in questo momento con l’intelligenza artificiale è la barriera culturale. Ancora in tantissimi pensano che sia uno strumento che ci ruberà il lavoro, uno strumento che punterà a sostituirci, vi ho mostrato in matematica, difficilmente ci sostituirà. Dobbiamo lavorare tutti per abbattere queste barriere, dobbiamo fare formazione, spiegare che questo strumento è uno strumento, quindi è un qualcosa che ci può aiutare ma che sicuramente non sostituisce l’essere umano e quindi lavorare sulla formazione. Io vi lascio scaricare di nuovo le slide, se volete, se ve le siete perse e vi lascio qualche minuto. Intanto mi trovate su LinkedIn come Lucia Cenatempo o su Instagram con The Prompt Master e vi ringrazio.
PAOLO CASADEI
Grazie a te, Lucia, bravissima, perfetta nei tempi, come al solito. Seguitela perché poi lei è veramente una mediatrice, oltre che essere una bravissima divulgatrice. Lei testa le tecnologie, ci dà il suo parere che, come avete visto, è autorevole. Adesso andiamo alla seconda domanda, che è il cosa, il contesto, perché questa roba qua che stiamo vedendo, abbiamo iniziato a vedere anche una realtà che inizia a diventare sempre più agentica, molti di noi iniziano ad avere i propri agenti personalizzati a cui delegano cose, perché questa roba qua concatena una serie di azioni e che poi delegarle queste azioni. Insieme a due amici che presento adesso vogliamo capire, però, come tutto questo mondo sta cambiando molto velocemente, molto rapidamente e sta cambiando anche noi e iniziamo anche a intravedere degli scenari un po’ distopici. Dobbiamo sempre più farci delle domande attraverso di loro, la loro esperienza che hanno maturato in questi anni. Loro parlano da tantissimo tempo, ormai da 6-7 anni, sembra un’era geologica fa quando siete partiti, ma oggi hanno costruito un evento che è l’evento B2B più grande d’Europa, si chiama AI Week, porta 20.000 aziende paganti e sono Pasquale Viscanti e Giacinto Fiore che chiamo qua e vi chiedo un bell’applauso per loro. Aggiungo solo che, scusami, come Compagnia delle Opere, anche la bellezza del contesto, abbiamo voluto quest’anno partecipare insieme collettivamente con una serie di eccellenze di aziende associate e, ovviamente, continueremo questa collaborazione.
GIACINTO FIORE
Grazie, Paolo. Intanto scusatemi per le spalle perché dovrò darvelo ogni tanto. Tu ti sei messo lì così, stai più comodo.
PASQUALE VISCANTI
Grazie a tutti. Buon pomeriggio Sto bene qua. Sì, dai. Grazie nuovamente per l’invito anche quest’anno. L’anno scorso, prima volta per noi qui al Meeting. Quest’anno facciamo il bis. Abbiamo portato un intervento nuovo che parte da una domanda e come anticipava Paolo, dove siamo noi in questo contesto in cui l’AI continua a fare tutto quello che sappiamo fare noi esseri umani e quindi ad un certo punto qualcuno si è chiesto: “Ma non è che questa AI vuole veramente prendere il posto di questi esseri umani, di noi stessi?”
GIACINTO FIORE
Dai, non svelare, però faremo insieme questo viaggio che ci porterà tra le cose che siamo abituati a fare noi come esseri umani. Inizieremo con il pensare e poi con il provare le emozioni e poi con il prenderci cura degli altri o di noi stessi, facendo un confronto con quello che oggi l’AI sa fare o non sa fare e arriveremo insieme probabilmente ad una conclusione che vorremmo condividere con voi. Però prima, Pasquale, si parlava di un po’ di anni fa, abbiamo iniziato nel 2019, febbraio 2019, neanche novembre, quando di intelligenza artificiale se ne parlava veramente poco. Abbiamo iniziato con due microfoni molto più scarsi di questo.
PASQUALE VISCANTI
Sì, sicuramente. E con un podcast. Il podcast che si chiama Intelligenza Artificiale, spiegata semplice, ancora lì attivo e ogni lunedì noi ci registriamo una puntata, quindi se vi va andateci ad ascoltare e una newsletter che si chiama sempre Intelligenza Artificiale, spiegata semplice. In questo caso ogni venerdì raccontiamo e commentiamo quello che sta accadendo nel mondo dell’AI, questo percorso che poi ci ha guidati e ci ha portati anche alla creazione di un evento che poi, come diceva Paolo, è diventato l’evento più importante in Europa sulle AI, l’AI Week. Questo lo dici tu che è il più importante in Europa. Scherzo, no? Intanto, chi di voi si dovesse trovare a Milano da quelle parti, a maggio, noi l’organizziamo lì a Milano in Fiera Rho. Ci siamo, dai, ci siamo.
GIACINTO FIORE
L’intelligenza artificiale prova a prendere il nostro posto. Sì, no, gli facciamo spazio, vediamo. Ma una cosa è certa, inizia questo nostro intervento da una parola chiave, pensare. Pensare perché è una delle attività, una delle nostre caratteristiche che a quanto pare gli esperti di intelligenza artificiale, mi riferisco soprattutto a chi sta dietro le quinte, per esempio, di un ChatGPT qualunque, ci ha messo questa parolina pensare, “sto pensando”, l’abbiamo visto prima anche quando Lucia ha fatto vedere l’utilizzo di ChatGPT e “sto pensando”, vuol dire che Anthropic, OpenAI, DeepMind, Gemini, Microsoft. Questi sono i founder o gli amministratori delegati tra le più importanti AI a livello internazionale, stanno andando nella direzione di far pensare sempre più alle loro macchine che a noi.
GIACINTO FIORE
È vero. Devo dire, Pasquale, però che prima di loro qualcun altro ha raccontato, il primo in assoluto che ha pensato “Le macchine possono pensare” è stato Alan Turing. Voi l’avete forse sentito nominare nei vari talk sull’intelligenza artificiale. All’epoca “Le macchine riusciranno a pensare” sembrava essere un obiettivo quasi irraggiungibile. Quello che tu hai appena raccontato mi fa pensare che probabilmente questo obiettivo l’abbiamo raggiunto e anche magari più velocemente di noi. Tra l’altro non so se avete notato anche quando Lucia mostrava i video di ChatGPT, lui ci dà proprio l’idea che sta pensando. “Sto pensando da 29 secondi” a un certo punto era scritto, no? Perché sta elaborando un pensiero che poi scriverà una soluzione che ci fornirà.
PASQUALE VISCANTI
Vediamone un’altra. Avere una personalità. Avere una personalità, anche qui, caratteristica prevalentemente umana, eppure si sono inventati un’intelligenza artificiale che cerca di avere una personalità. In questo caso Stanford con Google DeepMind, che è il cuore pulsante dell’AI di Google, ha infatti creato un modello capace di costruirsi una sua personalità e lo fa partendo da una conversazione di circa 2 ore con un essere umano. Quindi tu ci parli 2 ore, ad un certo punto dall’altro lato c’è una macchina che ha una personalità.
GIACINTO FIORE
Potresti provarci con me?
PASQUALE VISCANTI
Non lo so se mi serve un’altra persona, mi basti tu.
GIACINTO FIORE
Beh, insomma, è evidente che anche questo esempio dell’MIT è davvero importante, l’invito che questo è un progetto di ricerca, intanto, non è stato pubblicizzato per essere utilizzato dagli utenti, però sono stati selezionati alcuni utenti in questo progetto che si chiama VANA. C’è la possibilità di addestrare un modello di intelligenza artificiale con i propri dati, Pasquale. Quindi ancora una volta, come fosse una replica, però non soltanto con la mia conversazione, ma perché ci carico dentro foto, ci carico dentro dati? Ecco, riflettiamoci su questo. Poi Padre Natale potrà fare ancora di più una riflessione, però è vero che la personalità di ognuno di noi come persona ha un inizio e ha una fine. Ecco, sicuramente questa è una riflessione che possiamo iniziare a fare. La nostra personalità nasce e muore. Un’intelligenza artificiale sembra essere lì pronta a rispondere a un input che noi esseri umani forniamo.
PASQUALE VISCANTI
Proviamo a capire invece dal punto di vista creativo. Questo forse è quello che più ci affascina e più vicino anche alla possibilità che abbiamo di usare questa intelligenza artificiale. Ci hai svelato prima qualcosina, Lucia, sul modello Midjourney. Non è l’unico. Per esempio, se faccio così partono i video. Sì. E per esempio c’è Vio, per esempio c’è Runway. La possibilità quindi di creare qualcosa, mi riferisco a immagini, foto, video così qualitativamente elevate, di impatto, praticamente vicinissimo a quello che è stato ed è il mestiere di chi oggi si occupa, per esempio, nel mondo cinematografico, nel mondo delle illustrazioni, nel mondo fotografico. Realizzare delle immagini di così alto livello qualitativo oggi non è solo nelle mani di chi ha acquisito quel background e quelle competenze, ma anche di chi sa scrivere un ottimo prompt.
GIACINTO FIORE
Mi stai provocando? Lo sai che mi stai provocando? Sì, perché insomma. Sì, è vero, questa intelligenza artificiale sa creare per noi le sceneggiature, sa creare le inquadrature quelle più giuste, crea effettivamente per noi qualcosa che ha una potenza visiva a volte davvero incredibile. Sembra addirittura andare oltre le capacità umane. Pasquale.
PASQUALE VISCANTI
Già, infatti. E una delle più belle però è questa, Giacinto, leggere le emozioni. Questo è uno scherzetto che ha fatto Alibaba, non so se ne avete sentito parlare. Considerato che tantissimo si sente parlare di AI che vengono dagli Stati Uniti, qualcosina anche dall’Europa che prova a fronteggiare questa grande corsa a due tra USA e Cina. Ogni tanto la Cina ci dà qualche dimostrazione di sé. Lo ha fatto con DeepPS. Alibaba, per esempio, nell’addestrare un modello che si chiama R1 Omni, si è trovata tra le mani, probabilmente, chissà forse non lo sapevano neanche, la possibilità di avere è un modello che riesce a captare le emozioni umane e lo fa attraverso le nostre facce, quindi addestrarlo insieme a voci e facce e movimenti del corpo umano. Dall’altro lato c’è questa AI che a quanto pare riesce a replicare le nostre emozioni.
GIACINTO FIORE
A replicare, a comprenderle, a leggerle e quindi imparare anche a interpretare una pausa piuttosto che un cambio di tonalità rispetto a quello che stiamo dicendo, sembra essere una copia di noi. Sembra a volte riuscire anche a stupirci quando dialoghiamo con un’intelligenza artificiale, quando la mettiamo alla prova, forse per provocarla e poi provoco e stimolo ciascuno di voi a provare ad essere voi gli ultimi a ringraziare un’intelligenza artificiale. Provate a farlo, è così gentile ed educata che non ve lo permetterà mai. Sarà comunque lei a dire ok oppure grazie.
PASQUALE VISCANTI
Non vi molla. Comunque c’è quel meme bellissimo di quella che tenta di distruggere un essere umano, poi dice: “Ah no, quello è quello che mi ha ringraziato”. Vabbè, e andiamo avanti. Essere un buon amico è la mia preferita. Se qualcuno di voi si era perso l’intervista che ha fatto Marchetto Zuckerberg in un podcast, andatela a recuperare, dove parla di questa cosa dell’amicizia. È una figata. Quanti di voi credono o ne sono praticamente certi di avere, facciamo così, più di 15 amici? Amici.
GIACINTO FIORE
Ragazzi, su, dai, amici, dai. Quelli con cui vai a una festa di compleanno, una quindicina di persone arrivano. Prendiamo, dai, 15. Sì. Ok.
PASQUALE VISCANTI
Giacinto, quando è il suo compleanno scappa perché di solito siamo minimo una cinquantina e non gli conviene. Allora, quella di Mark Zuckerberg è un’intervista e si è lasciata andare anche a frasi abbastanza strane. A quanto pare, negli Stati Uniti mediamente ogni persona ha tre amici. Tre amici. E l’idea di Zuckerberg è quella di creare gli altri 12. Quindi dice: “Gli amici ve li facciamo noi con l’intelligenza artificiale”. Assolutamente macabra, però ci stanno provando.
GIACINTO FIORE
Pasquale, Pasquale, quindi mi stai provocando ancora di più. Significa che qui stiamo andando in un percorso che addirittura tenta di sostituire non più soltanto il dialogo o una capacità umana, ma proprio la figura dell’essere umano. Stiamo veramente dicendo questo?
PASQUALE VISCANTI
Poi con quell’empatia che comunque dovrebbe avere anche un amico, quando deve consolarti, quando la Roma perde.
GIACINTO FIORE
E per fortuna ha vinto.
PASQUALE VISCANTI
Andiamo avanti, dai. Prendersi cura degli altri, questa ci piace, ci piace, ci piace, non ci piace, però più ci piace. Allora, questo è interessante perché qui entra in gioco l’AI che ci dà una mano. Ci dà una mano anche, per esempio, nei contesti in cui facciamo fatica a far fronte a delle emergenze, per esempio, sanitarie. L’AI, in questo caso, è Heart Focus, ovvero un sistema che ci consente tramite l’utilizzo dell’intelligenza artificiale integrata ad un ecocardiogramma e non solo, di fare ecografie specifiche come quello dell’ecocardiogramma anche da persone che non hanno la competenza di un cardiologo. E questa a me piace vederla non da un punto di vista di sostituzione. Il mio cardiologo sta lì e meno male che sta e ve lo dice un ipocondriaco convinto, ma questo è un’AI utile dove non ci sono quei medici così specializzati e quindi diamo la possibilità magari agli infermieri oppure a del personale di primo soccorso di avere gli strumenti che possono fare queste cose.
GIACINTO FIORE
Nel frattempo ha iniziato a piovere, credo. Sa prendersi cura di noi, è vero, lontani da noi, ma anche a proprio. Tu non sei soltanto ipocondriaco, tu sei proprio incallito.
PASQUALE VISCANTI
Incallito, convinto.
GIACINTO FIORE
Allora, l’AI che si prende cura di noi non è soltanto questa, è quella che riesce, per esempio, in una ricerca recentissima in cui ha collaborato anche l’Università italiana ad anticipare la scoperta di un tumore al seno, pensate, non di 5 giorni, ma di ben 5 anni. È come se qualcuno di voi oggi andasse dal proprio medico e venisse fuori con una diagnosi: “Guarda che dobbiamo lavorare perché tra 5 anni c’è la probabilità al 98% che tu sviluppi un cancro al seno”. Abbiamo tutto il tempo, come esseri umani, di aiutare questa persona. Quindi è vero, Pasquale, qui ti do io un input. È l’AI che si prende cura di noi, ma ci permette di prenderci cura di noi.
PASQUALE VISCANTI
È un aiutami che ti aiuta. Ok, forse amare, l’ultima. Il The Guardian, nota rivista, testata giornalistica internazionale con sede in UK, con un sondaggio ha chiesto ai propri lettori: “Stai utilizzando l’intelligenza artificiale? Come stai utilizzando l’intelligenza artificiale?” Ma più che altro, in primis questo sondaggio era stato fatto per avere un feedback rispetto anche alle AI sviluppate dal The Guardian e hanno fatto una scoperta abbastanza singolare, alla domanda “Come stai utilizzando, che cosa chiedi alle AI?”, le persone, lettori del The Guardian, hanno iniziato a dire “Io gli chiedo dei consigli su come approcciarmi a una nuova relazione oppure tento di sviluppare una nuova relazione con questa intelligenza artificiale”. Quindi è una sorta di trovare un’anima gemella dove dall’altro lato però c’è forse una non anima, ma una macchina gemella.
GIACINTO FIORE
Sì, è vero. Sa amare, insomma, sa simulare l’amore, sa matematicamente e statisticamente posizionare le parole giuste al momento giusto. Quello che noi uomini, intendo come essere maschile, a volte dimentichiamo di fare con le nostre compagne o compagni, mogli, e sa perfettamente cosa dirci nel momento giusto, col tono giusto. Ma questo significa amare? Insomma.
PASQUALE VISCANTI
Mamma mia, ti aspetta una patata bollente dopo, Padre Natale, pesantissimo. Quindi abbiamo bisogno, a questo punto, di ripensare, forse fermarsi non è la parola corretta, ma in questa corsa alzare un attimo la testa, capire dove stiamo andando, vedere un pochettino che cosa ci siamo lasciati alle spalle, che cosa questa tecnologia, non è l’unica, può fare di buono per noi. Ricordiamoci i punti che durante questo intervento abbiamo visto di come un’intelligenza artificiale ci può aiutare. Chiaramente noi abbiamo selezionato quegli utilizzi di intelligenza artificiale che un po’ esagerano, ma che ci fanno vedere anche forse quali sono i confini, no? Ci disegnano anche questo tavolo da gioco, questo confine che poi si spinge sempre un po’ più in là, no?
GIACINTO FIORE
È vero, parliamo spesso e si parla spesso di nuovo umanesimo. Noi esseri umani dovremmo iniziare a porci delle domande. Noi lo facciamo. Io un invito, per esempio, che vi faccio è di smetterla, provare a smettere di abbracciare il nostro telefono e le nostre relazioni digitali per provare ad abbracciare magari un amico che non vedi da un po’ di tempo o preparare un discorso per la comunione o la laurea, la festa di laurea di vostra nipote, di vostra figlia e recitarlo o prendere il telefono e organizzare una cena con amici, andare a prendere un caffè con delle persone. È questo quello che probabilmente ci aspetta nei prossimi anni. Dal mio punto di vista è un bel futuro, se ci lavoriamo in questa direzione probabilmente ritroveremo il nostro vero umanesimo.
PASQUALE VISCANTI
Human Reloaded è anche un libro che abbiamo scritto per cercare di i darci una direzione, cercare di capire quale può essere un utilizzo sano e consapevole dell’intelligenza artificiale, oppure ascoltate il nostro podcast o leggete la nostra newsletter, oppure ancora ci vediamo dopo.
GIACINTO FIORE
O ci vediamo l’anno prossimo qui al Meeting perché ormai…
PASQUALE VISCANTI
Grazie, grazie.
PASQUALE VISCANTI
Human Reloaded è il loro libro per chi non l’avesse sentito. Non è facile parlare di questi argomenti, loro lo fanno con ironia, come avete visto. Non abbiamo potuto far vedere tutto. Avremmo voluto far vedere un sacco di cose anche con Lucia, anche con loro, ma evidentemente il tempo è limitato. Adesso entriamo nell’ultima domanda, quella più interessante, il perché, la why? È evidente che dal popolo del Meeting, dal popolo della CDO ci aspettiamo, noi cerchiamo di fare anche un lavoro non solo divulgatore, ma anche che aiuti a farsi delle domande. Allora, io non voglio spaventare nessuno, ma dico una cosa che a me ha profondamente colpito. Abbiamo visto alcune cose che ci piacciono, altre che ci piacciono molto meno e uno dei cervelloni che avete visto di quei cinque, il primo, quello che ha la faccia un po’ più simpatica, che si chiama Dario Amodei, il fondatore di Anthropic, che è uscito da OpenAI e ha rilasciato un’intervista che ha fatto molto discutere. Ne ha parlato anche Paolo Benanti che poi sarà alle 19 in un altro bell’incontro. Lui e altri fuoriusciti da OpenAI hanno creato un sito web, un portale che vi invito a visitare, si chiama AI 2027 che è un sito dove ci sono tantissimi dati statistici, matematici che loro hanno elaborato e hanno portato con la sottolineatura che sempre fanno, giustamente, trattasi di ipotesi e le ipotesi possono essere smentite, ma fanno delle previsioni che sono quantomeno interessanti e quantomeno da attenzione. Teniamo presente che questa gente che ha fatto questo studio è gente che sbaglia poco perché 4 anni fa hanno indovinato l’80% delle loro previsioni. Sostanzialmente dicono alcune cose. Una è che tra il 2028 e il 2030 uscirà questa AGI, la General Intelligence, che sostanzialmente non è altro che una summa di intelligenze artificiali che è più intelligente di qualsiasi uomo che ha un PhD o anche di gruppi di ricerca e ad esempio succederà, secondo queste previsioni, che un’arte come quella del coding, una professione come quella del coding sarà fatta solo dalle macchine e la macchina la farà per sé stessa, moltiplicando la velocità di programmazione. Quindi loro dicono: “Attenzione signori, è il momento di riflettere, pensare, decelerare, farlo insieme a questi grandi CEO, ai governi nazionali perché ci sono dei rischi che alcune cose diventano incontrollabili”. Ripeto, sono delle probabilità, ma dette da signori che stanno sviluppando questa tecnologia. Allora, è ancora più importante quindi farsi questa domanda perché, perché questa cosa è utile all’uomo? Quindi chiamiamo un grande amico della Compagnia delle Opere, ho piacere che il pubblico del Meeting lo conosca, Padre Natale Brescianini, che per noi è molto conosciuto, ce lo ha fatto conoscere CDO Insubria, gli amici di CDO Insubria ed è un bravissimo coach, formatore. Fai anche dei TEDx tu
PADRE NATALE BRESCIANINI
Provo, ci provo, almeno ci provo. La parola a te. Grazie. Beh, di solito si dice che sono i preti che fanno uno scherzo da prete, no? Invece stavolta me l’hanno fatto loro perché parlare dopo questi interventi non è facile, non è complesso. Comunque cercherò di dire quello che ritengo opportuno, alcune riflessioni che mi vengono in mente pensando a questo mondo. Io non sono un esperto, non sono un tecnico. Poi io mi sono portato anche la claque qua davanti così per avere un po’ di sostegno spirituale. Sono solamente curioso e tutta la curiosità mi è partita quando ne parlavo prima anche con Giacinto, mentre parlava al caffè, quando all’inizio del mondo digitale, ho scoperto che il digitale utilizza un linguaggio religioso, no? Loro ridono già in anticipo perché sanno dove sto andando. Quando voi dovete prendere un file Word e lo fate e lo trasformate in PDF, voi tecnicamente lo convertite, giusto? Ok. E dopo che l’avete convertito cosa fate? Lo salvate. Giusto. E una volta che l’avete salvato, dov’è che lo salvate affinché non si perda mai più? Nel cloud. Ok? Quindi sono 2000 anni che noi diciamo che se ti converti ti salvi e se ti salvi vai in paradiso. Quindi, vedete, tutto questo per dire che anche questo mondo, in fondo, ha bisogno di un senso, di qualcosa di più profondo rispetto a tutte le cose tecnologiche che loro ci hanno spiegato. Poi credo ci abbiate detto il 10% forse di quello che queste cose, quei personaggi che abbiamo visto prima, ogni settimana se ne inventano una. Ok, quindi quello che è partito adesso il countdown, adesso ho finito le battute, devo essere serio e fare il mio intervento. Allora, ieri è cominciato il campionato di calcio, giusto? Quanti sono appassionati di calcio qui dentro? Ah, ottimo. Vedete? Allora, partiamo da qua. Noi abbiamo due calciatori, uno non più in attività, l’altro ancora. Adesso è tornato, è venuto in Italia. Se ci basiamo su questi puri dati, noi potremmo dire che De Bruyne è molto più forte di Zidane, giusto? Perché lì i numeri parlano chiaro. Ma noi di fronte a questi dati dovremmo chiederci questa cosa qua: Vogliamo essere solo statistici o anche decisivi? Perché per essere decisivi abbiamo bisogno di qualcosa di più rispetto al puro dato, al puro numero. Dobbiamo collocare le partite dove sono state fatte, il numero di gol dove li ha fatti. Io poi adesso mi inimico metà dell’assemblea o tre quarti perché io sono juventino, quindi per me Zidane è… capito? No? Già qualcuno se ne sta andando, però va bene. Ok, vedete? Quindi dobbiamo scegliere di fronte a queste tecnologie, al mondo che non verrà, ma al mondo che c’è già, come ci ha spiegato prima Lucia, se noi vogliamo essere solamente statistici o anche decisivi. Che cosa ci può aiutare a essere decisivi? Allora, dobbiamo discernere per decidere e fare discernimento è una parola molto legata al mio mondo spirituale. Vorrei interrogare questi qua che hanno fatto i corsi con me per capire cosa è discernimento, ma non vorrei metterli in difficoltà. Allora, discernere deriva da questa parola molto interessante. Cernere, discernere vuol dire fare una cernita. Ha a che fare con il setaccio. Il setaccio. Noi prendiamo un setaccio, buttiamo dentro tutto, lo scuotiamo e qualcosa tratteniamo e qualcosa lasciamo andare. Tutto dipende dal tipo di griglia. Io credo che queste nuove tecnologie ci stanno spingendo a cambiare un po’ la griglia, a prendere, a dare anche parole, concetti diversi, significati diversi alle parole che usavamo prima: intelligenza, pensare, amare. Sono cose, sono concetti che stanno ampliando il loro significato e noi dobbiamo anche capire. Io credo, appunto, che di fronte a questa griglia abbiamo bisogno di una grande visione e qui io credo che queste tecnologie che magari ci spingono un po’ a guardare le cose nel micro e piccolo, noi dobbiamo tornare a fare un grande respiro e lo possiamo fare tramite due domande. Io, appunto, da coach mi hanno educato a fare le domande più che a dare le risposte, quindi io spero che da questo incontro voi usciate con più domande rispetto alle risposte. Quale umano vogliamo promuovere e quale mondo vogliamo costruire? Ecco, ogni tanto credo dobbiamo avere questo coraggio e anche questa umiltà di farci queste due domande: quale umano vogliamo promuovere? Perché da lì dipende poi anche tutte le scelte che facciamo, perché se per me l’essere umano è puramente solo fisico, è chiaro che svilupperò tutta una serie di un mondo che dia soddisfazione alla dimensione fisica. Quale mondo vogliamo costruire? Un mondo di disuguaglianze, un mondo più di uguaglianze, un mondo di inclusione. In base a questo, è chiaro che spesso e volentieri chi fa tecnologia prima fa le cose e poi si chiede a cosa servono. Ogni tanto dovremmo avere anche questo coraggio, magari prima chiederci: “Ma noi dove vogliamo andare?” E rispetto a quello, che cosa ci serve per fare questo? Altro passaggio, secondo me, importante per discernere e dare il giusto valore alle due intelligenze, intelligenza artificiale e l’intelligenza umana. Qui, soprattutto quando parlo dell’intelligenza artificiale, parlo di intelligenza ancora quando era un po’ all’inizio. Adesso vedete che fa molte più cose. Come funziona questa intelligenza artificiale? Parte da un dato molto concreto e noi sappiamo che legato a questo dato abbiamo problemi di energia, problemi di addestramento, ci sono i pregiudizi, le allucinazioni, sono tutte cose di cui dobbiamo tener conto. Io ogni tanto uso anch’io l’intelligenza artificiale quando sono un po’ stanco e svogliato, dico: “Fammi l’omelia per domenica prossima”, no? Ok. E quindi io poi le metto in competizione tutte e poi scelgo qual è la migliore. Ok. Ieri l’ho fatto per stamattina e gli ho detto: “Guarda che poi hai proprio sbagliato le letture”, io ti ho detto la ventunesima domenica non so che letture mi ha preso, no? Quindi “Guarda che hai sbagliato”, per fortuna che mi sono accorto, se non fossi stato del mestiere molto probabilmente stamattina sarei andato a fare un’omelia e la gente mi guardava per dire cosa sta dicendo? Quindi c’è questa importanza di avere uno spirito critico da mantenere sempre nei confronti di quello che abbiamo. Poi dal dato andiamo all’elaborazione. L’elaborazione è questione di velocità, è questione di Chronos, direbbero gli antichi Greci, e di simulazione, può simulare ciò che noi sperimentiamo, può interpretare quello che noi sperimentiamo, ma sperimentarlo credo sia un’altra cosa. Almeno fino ad adesso, poi non so tra qualche anno cosa succederà. Dall’elaborazione poi ricaviamo un’informazione e qui è questione di oggetto, di contenuto e di strumento per poi arrivare a quella che una volta era la previsione, quindi ho una risposta che può essere anche tutta quella serie di codici oppure pagine web a seconda di quello che noi gli chiediamo. L’umano, invece, come penso possa funzionare un po’ meglio rispetto a tutto questo? Noi non viviamo di dati, ma viviamo di relazione e la relazione è fatta di corpo, di mente, di cuore, di spirito e noi siamo una rete neuronale come esseri umani. Non abbiamo solo un cervello, abbiamo fatto un incontro, a me piace perché lavorando con la CDO dal nord al sud, allora passo da fare gli incontri a Solbiate Olona oppure alla spiaggia sul mare di Fermo, quindi siete voi quale la location migliore, però in uno di questi incontri la professoressa Daniela Lucangeli ci ha detto, nel dialogo insieme a Manuele Frontoni: Noi siamo una rete neuronale. Noi abbiamo quattro cervelli, non ne abbiamo solo uno. Abbiamo la materia grigia, abbiamo il cuore, abbiamo l’intestino e abbiamo anche la pelle. E noi dobbiamo riscoprire questo essere molto mammiferi. Io credo una delle cose che ci salverà nei confronti dell’intelligenza artificiale è il fatto che riscopriamo di essere mammiferi. Andiamo avanti. Poi, non c’è solo un’elaborazione, ma abbiamo anche un’esperienza e l’esperienza ha bisogno di tempo, di spazio. È questione di Kairos, non di Chronos. E il Kairos sapete che è il tempo opportuno, è un tempo di qualità. Io spero che l’intelligenza artificiale in molti settori ci liberi tempo, ma poi il problema è noi con questo tempo che abbiamo a disposizione cosa facciamo? Anche perché il tempo comunque è una risorsa limitata e guardate che il limite è un’altra cosa che ci salverà. Tutte quelle robe che Zuckerberg vuole fare, che aveva fatto una volta il metaverso, dove tutto funziona, dove tutti sorridono, tutto va bene, dove tutti ti dicono le cose che ti aspetti, non ha nulla a che vedere con la nostra vita perché noi abbiamo bisogno del limite, della fragilità, dell’errore, del dubbio, dell’incertezza. È questo che ci rende umani. Poi andiamo avanti. Comunicazione, non solo informazione. La comunicazione ha a che fare con un soggetto, quindi educazione e cuore, come diceva San Giovanni Bosco e qui cito la concorrenza perché io sono benedettino, quindi ai salesiani. L’educazione è questione di cuore e l’educazione ha bisogno di tempo e di relazione. Non è addestramento, non è allenamento che fanno con l’intelligenza artificiale e con gli artefatti tecnologici, ha bisogno di tempo e di relazione. Ha bisogno anche di regole, di certe regole per imparare ad usare delle cose. Se io vedo che un ragazzino, una ragazzina di 14 anni mi guida una Ducati, visto che siamo qua, una Ducati 1000, il problema è la Ducati 1000, é la tecnologia? No. Il problema chi ha permesso a un ragazzino di 14 anni di salire su quella cosa lì perché si schianta, a meno che non sia Valentino Rossi, però uno su 1000. Ok? Per arrivare lì io devo educare una persona a usare una tecnologia in un certo modo. Andiamo avanti. E poi si arriva non alla previsione, ma alla sapienza pratica, come dicevano gli antichi greci. E la sapienza pratica ha a che fare con il desiderio, con la domanda e con il senso. Ecco, riscoprire la spiritualità è questo, è tornare a farci le domande di senso. E la parola senso interessante perché in italiano ha tre sfumature, no? Indica la direzione, indica il significato e indica anche proprio la percezione, i sensi che noi abbiamo. Ecco, anche chi fa, chi scrive, bisogna essere molto bravi nel fare le domande, il famoso prompt, perché se no se fai una domanda sbagliata ottieni delle risposte che valgono poco. Vedete, l’importanza della domanda. Ecco, tornare a creare degli spazi, dei momenti, dei luoghi dove noi torniamo a farci le domande. Oggi siamo troppo abituati a cercare subito la risposta in maniera molto veloce e poi adesso andiamo anche lì, andiamo da ChatGPT, ci chiediamo: “Ma quella persona è la mia anima gemella?” E allora chiediamo subito quelle cose lì. Poi se veramente uno ha bisogno di trovare 12 amici con l’intelligenza artificiale, il problema non è l’intelligenza artificiale, è la persona stessa, no? O quello che chiede: “Ma secondo te io sono una persona intelligente?” C’è gente che fa così e chi fa anche queste domande. Io dico, il problema non è ChatGPT, il problema sei tu secondo me. C’è qualche problema a cui devi… Ok, ecco, tornare credo a veramente a essere delle persone, trovare dei luoghi anche nel mondo del lavoro. Io quando incontro le aziende gli dico: “Ma oltre a cercare le risposte, ma qualche domanda ve la fate? Su qual è il senso che volete dare a quello che fate tutti i giorni?”. Ecco, se una volta questo confine tra le due cose era molto netto, voi sapete che io sono benedettino e adesso loro non devono rispondere. Il famoso motto benedettino qual è? Qual è la parola più importante? Chi dice la preghiera, chi dice il lavoro, in realtà è quella “et”, è la congiunzione. Tiene assieme due cose che sembrano lontanissime. È quella lì. Allora, oggi è questo il segreto. Noi dobbiamo arrivare a – perché poi il confine è sempre più leggero, più labile – questa differenza tra l’umano e la macchina. Chiudo con due riflessioni, una un po’ più seria, l’altra un po’ più simpatica, spero. Un rilancio. Nel libro della Genesi c’è scritto che Dio pose l’essere umano nel giardino perché lo coltivasse e lo custodisse. Oggi il giardino sta notevolmente cambiando. Un po’ come è successo quando col telescopio abbiamo scoperto che non era più il Sole che girava attorno alla Terra, ma era la Terra che girava attorno al Sole e abbiamo scoperto che la Terra non era il pianeta più importante, non era il centro dell’universo. La stessa cosa sta succedendo adesso. Scopriamo che l’essere umano non è l’essere più importante del mondo. Anzi, probabilmente in futuro costruiremo un giardino dove ci sarà un’ibridazione tra macchine e essere umano. Ecco, a noi cosa rimane? Rimane questo, continuare a coltivarlo e a custodirlo, cioè a prendercene cura. Questo è il compito nostro, magari facendoci anche aiutare da tecnologie che abbiamo visto che possono fare anche questo. E poi quella più scherzosa, chi è di Napoli? Qui c’è qualcuno di Napoli? A Napoli c’è un ristorante, non ci sono mai stato, però in questo ristorante c’è questa bellissima scritta: “Credo nella logica e in San Gennaro”. Ecco, per la sintesi per me è questa qua perché, e chiudo, non dimentichiamoci mai dell’eccedenza dell’essere umano. Solo se noi riscopriamo questa eccedenza, allora credo che anche il rapporto con la tecnologia sia un rapporto veramente sano e che non ci distruggerà, ma anzi permetterà di continuare a coltivare questa eccedenza per fare in modo che veramente l’umano sia sempre più umano. Grazie.
PAOLO CASADEI
Grazie. Concludo brevemente dicendo che, come avete visto, non abbiamo voluto appiccicare un contenuto religioso a questa narrazione, perché non è questo lo scopo, ma lo scopo era di capire che l’uomo ha delle metriche che non sono delle macchine, abbiamo delle metriche totalmente nostre e che senza un senso non si capisce più nulla perché il senso dà la direzione e quindi dà anche la direzione di uno sviluppo tecnologico, oltre al fatto di chiederci sempre per che cosa stiamo sviluppando, a che cosa serve la tecnologia e che uomo vogliamo essere anche di fronte alla tecnologia. Quindi io ringrazio tutti i relatori. Ultimissima cosa, per chi avesse delle domande e degli approfondimenti, noi ci spostiamo in area CDO che è qui di fianco e avremo la possibilità di avere una mezz’oretta di dialogo, poi noi faremo ci vedremo una mostra che è lì e quindi vi invito per chi vuole a seguirci. Buon prossimo, Lucia.










