LA FAMIGLIA PROTAGONISTA DELLA COESIONE SOCIALE E DEL BENE COMUNE

Organizzato da Famiglie per l’Accoglienza

Alfredo Caltabiano, Associazione nazionale Famiglie Numerose; Mario della Mercede e Cinzia Ponte, Confederazione italiana dei Centri per la Regolazione Naturale della Fertilità; Alice Manganotti, Associazione Genitori Scuole Cattoliche; Mauro Montesi e Sara Simonetti, Associazione Azione per Famiglie Nuove; Angela Preite, Associazione Fraternità; Cristina Riccardi, Forum delle Associazioni Familiari. Modera Luca Sommacal, presidente Famiglie per l’Accoglienza

L’urgenza di relazioni generative, personali e comunitarie, è ingrediente imprescindibile per tenere viva e creativa la speranza dei popoli. Attorno alla famiglia è possibile costruire alleanze per la speranza capaci di nutrire anche i deserti e di far fiorire le comunità e territori. 

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LUCA SOMMACAL

Buongiorno a tutti e benvenuti al nostro incontro all’interno dell’arena CDO di questa edizione del Meeting dell’amicizia tra i popoli, uno dei primi incontri di questo Meeting. Saluto i relatori che interverranno oggi, sono tanti e abbiamo cercato di trovare anche una formula che potesse rendere più movimentato il dialogo tra di noi. Cristina Riccardi, vicepresidente di AIBI Amici dei Bambini e vicepresidente del Forum delle Associazioni Familiari, benvenuta. Alfredo Caltabiano dell’Associazione delle Famiglie Numerose, Marina Frola dell’Associazione Genitori Scuole Cattoliche, Mauro Montesi e Sara Simonetti dell’Associazione Famiglie Nuove, Angela Preite dell’Associazione Fraternità e Mario della Mercedes e Cinzia Ponte della Confederazione Italiana dei Centri per la Regolazione Naturale della Fertilità. Benvenuti a tutti. Proprio ciò che accomuna le realtà che sono da voi rappresentate è la partecipazione al Forum delle Associazioni Familiari, a cui aderisce anche Famiglie per l’Accoglienza, che è l’associazione di cui attualmente io sono presidente. Il Forum nasce nel 1992 è ha lo scopo di portare all’attenzione del dibattito culturale e politico anche italiano la realtà della famiglia come soggetto sociale. È amico di lunga data del Meeting e, negli anni, abbiamo ascoltato i vari presidenti raccontare e intervenire su dibattiti e argomenti importanti. Quest’anno il Forum ha deciso di partecipare al Meeting anche attraverso la propria presenza in uno stand che potete trovare al padiglione C4. È sicuramente importante il coinvolgimento del Forum in questa edizione del Meeting, in cui a tema c’è la costruzione, la proposta di una novità, novità culturale, associative, umane nei tanti deserti che nel mondo di oggi incontriamo. Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi, nuovi, così titola il Meeting di quest’anno. Costruire, cioè tentativi di costruzione in cui si incontrano persone che hanno la stessa passione per l’uomo e il suo Destino, come noi, e con cui si comincia un cammino comune, si comincia a costruire insieme. È un cammino che porta a una compagnia concreta, una compagnia tra realtà associative, la creazione di una rete che si propone con una progettualità ideale ed è proprio per questo che è importante, a mio parere, questo nostro incontro all’interno di questa Arena della Compagnia delle Opere, che vede, appunto, realtà profit e non profit accompagnarsi per una costruzione ideale, per costruire un bene per tutti. Allora si comprende bene il titolo di questo incontro di oggi: la famiglia protagonista della coesione sociale e del bene sociale. Gli ospiti qui tra noi guidano delle realtà che coinvolgono moltissime famiglie, ascolteremo poi i numeri di questa grande realtà che è il Forum, e attraverso questa attività promuovono, valorizzano e tutelano il contributo che le famiglie portano per la società.
Allora, iniziamo con Cristina Riccardi, vicepresidente del Forum delle Associazioni Familiari e vicepresidente di AIBI. Ti chiederei di approfondire che cos’è il Forum e come si configura la sua attività nel costruire, come dicevamo prima, con mattoni nuovi dentro il deserto che oggi incontra la famiglia. Perché avete deciso di partecipare con questa formula al Meeting di quest’anno? E poi, anche come vicepresidente di AIBI, quindi un’associazione che si occupa di adozioni, poi ci racconterai, quali sono i deserti che incontrate e quali sono le novità di cui sentite esserci maggiormente bisogno oggi per l’attività che svolgete?

CRISTINA RICCARDI

Il Forum ha una struttura molto importante a livello nazionale, regionale e provinciale. Andando a contare le associazioni familiari che fanno riferimento a questi tre livelli, arriviamo a circa 500 associazioni, associazioni che ci permettono di abbracciare il tema famiglia a 360 gradi, perché ognuna nel suo specifico affronta un aspetto particolare di quella che è la vita e l’esperienza di mettere su famiglia. Uno dei temi oggi più caldi e anche più cari, in una logica di che cosa sarà non il nostro futuro, ma domani. Non approfondiamo in questo contesto il grossissimo tema della denatalità, ma è chiaro che il lavoro del Forum ha questa prospettiva: come fare in modo che ci sia ancora un desiderio di famiglia? E lo facciamo attraverso il lavoro capillare che le nostre associazioni riescono a fare in tutto il territorio nazionale. Siamo presenti con i forum regionali in 20 regioni, quindi possiamo dire di essere una presenza importante. Lo scopo del Forum, come hai accennato, è quello di valorizzare la famiglia, creare reti, creare coesione sociale, che è il tema di questo incontro, costruendo un bene comune. Un bene comune che, dal nostro punto di vista, come ingrediente principale ha la speranza. La speranza che nasce anche dall’accoglienza reciproca, perché è lo sperimentare nella carne che non siamo mai soli. Questo vale per le associazioni, vale per le famiglie, vale anche per le singole persone. È chiaro che se parliamo dell’impegno del Forum a livello nazionale, è quello di porre delle basi perché questa dinamica di costruzione di bene comune e di speranza concreta nel futuro possa avere dei pilastri solidi. Quindi, è tutto l’impegno rispetto a quello di proporre delle politiche familiari che aiutino la famiglia a esprimere il meglio di sé, non a rincorrere emergenze, ma a essere ciò che è. L’impegno si concretizza nel sollecitare, collaborare, dialogare senza porsi in contrapposizione, ma cercando sempre i punti che uniscono, dialogando con la politica, con le amministrazioni, proprio perché si realizzi quella che è riconosciuta anche dalle varie convenzioni internazionali, che è la vera sussidiarietà: prima la famiglia e poi, laddove la famiglia non arriva, ci può essere un aiuto. Cito soltanto alcuni degli impegni grossi degli ultimi anni del Forum, che sono in primo luogo l’assegno unico. Non è perfetto, c’è ancora tanto da lavorare, però c’è, partiamo da qua. Da sempre il discorso fiscale è legato al fattore famiglia, adesso abbiamo il grosso tema della riforma dell’ISEE, l’attenzione alla scuola, le 100.000 riforme che abbiamo visto sulla scuola. In questo momento c’è il grande tema dei giovani, perché ci siamo stancati di decidere noi che cosa serve ai giovani. Stiamo dando parola ai giovani e, se passate dal nostro stand, vi possiamo presentare il nostro progetto Fosbury e tanti eventi di sensibilizzazione, di approfondimento culturale sul tema famiglia. E come possiamo fare tutto questo? Mettendo insieme le proposte, le esperienze delle associazioni. Da qui viene anche la decisione di partecipare in modo non soltanto puntuale, ma con la presenza per tutta la settimana al Meeting, anche perché proprio questo nostro essere si inserisce nel solco del titolo stesso: questa ricerca dei mattoni nuovi. I mattoni nuovi li troviamo se impariamo a condividere, ad ascoltarci, a dialogare e soprattutto a costruire insieme a quanti come noi hanno veramente a cuore la famiglia e qui siamo sicuri di trovare quel clima dove poter condividere questa esperienza. I deserti. Allora Luca, quando mi hai accennato a questa domanda, ho pensato a quali fossero i deserti che incontro nella mia esperienza di Forum e nella mia esperienza di AIBI. Mi viene da riassumerli, sia per l’una che per l’altra, con una definizione che è la povertà relazionale. Io credo che oggi il più grande deserto sia proprio questo, la possiamo chiamare autoreferenzialità, attenzione a se stessi; questo vale per le associazioni e anche per le famiglie che non riescono a fare un certo tipo di esperienza. Il Forum sta lavorando molto sul mettere in dialogo le associazioni socie; questa partecipazione di oggi porta qui alcune delle associazioni, speriamo che il prossimo anno di portarne altre per coprire un po’ tutto il ventaglio delle realtà che compongono il Forum. Però vediamo anche che nell’associazionismo, soprattutto in quello di vecchia data, tanti di noi hanno festeggiato i 30-40 anni dalla loro fondazione, c’è un po’ il vedere il proprio tema come il tema principale, quello che può cambiare il mondo. In realtà, il lavoro che stiamo facendo è quello di far capire a tutti i nostri soci e le associazioni che il mondo lo possiamo cambiare insieme e che anche ciò che sta a cuore a noi in particolare può essere solo arricchito dall’esperienza dell’altro. Io mi occupo di adozione, c’è l’associazione che si occupa di vedovanza; nel dialogo possiamo mettere quel mattoncino nuovo insieme per dare nuove risposte a nuovi bisogni, quindi in una logica sempre dell’arricchimento reciproco. Il Forum ha un metodo di lavoro: le commissioni, i tavoli, i progetti in cui coinvolgiamo le associazioni specifiche sui temi specifici dei bandi che incrociamo. Bisogna fare uno sforzo per trovare delle strategie, io dico con anche la creatività che in qualche modo sgorga dallo spirito, perché a volte ci sentiamo proprio impotenti rispetto ai bisogni che andiamo a incontrare. Riportando questo velocemente anche all’esperienza che io faccio in AIBI e pensando alle famiglie da cui vengono i bambini quando vengono allontanati, sia che sia un abbandono giuridicamente definito o quegli abbandoni che sono a volte nascosti da altre definizioni giuridiche, mi riferisco all’affido familiare, a queste esperienze che facciamo, alla base c’è sempre questo deserto della relazione. Perché là dove c’è una famiglia, un nucleo che comunque riesce ad avere un dialogo, una capacità di ascolto, lì c’è una base per costruire. Quando manca questo purtroppo c’è poco da fare e si arriva quindi all’allontanamento. Faccio un esempio pratico: continuiamo a dire che i bambini vengono allontanati dalle loro famiglie per problemi economici. Sì, ma vengono allontanati quando manca questo patrimonio, questa risorsa con cui lavorare per risolvere il problema lavorativo, economico, sanitario. D’altra parte, però, come AIBI incontriamo anche altre forme di deserto, che sono quelle della sterilità. Purtroppo oggi viene da dire a volte una sterilità consapevole, nel senso anche provocata dall’attesa, dal rimandare. Qui ci ricolleghiamo al tema di quanto sia difficile fare famiglia, per cui si tarda a pensare di avere dei figli, poi si diventa un po’ anzianotti, l’età media delle coppie adottive è sempre più alta, e si innescano tutta una serie di problemi. La difficoltà grossa sta quando, in questo deserto della sterilità, ci troviamo di fronte a una sorta, passami il termine, di prepotenza dell’aver diritto all’acqua, la definisco così. Per cui: “Io sono qui disponibile, con tutti i bambini che hanno bisogno, non volete trovarmi un bambino?”. Ecco, qui è il grosso lavoro da fare, cioè dare goccia dopo goccia, andare a rendere fertile quel terreno dell’accoglienza, perché possa veramente, mettendo il semino, dare dei frutti che abbiano delle radici profonde.

LUCA SOMMACAL

Grazie, Cristina, grazie per come hai illustrato queste difficoltà che si intravedono nel mondo di oggi. Alfredo, Alfredo Caltabiano, Associazione Nazionale Famiglie Numerose, ripropongo a te la stessa domanda che ho proposto a Cristina: quali sono i deserti che incontrate nella vostra specifica attività e di quali novità sentite ci sia più necessità oggi?

ALFREDO CALTABIAN

Ti ringrazio della domanda. Intanto spiego l’associazione: è nata più di 20 anni fa e riunisce le famiglie numerose, che oggi sono quelle con tre o più figli. Abbiamo tre obiettivi: quello di promuovere la bellezza della famiglia con figli e in particolare di quelle numerose; quello di rappresentare le famiglie numerose, in particolare a livello politico, sia a livello nazionale che regionale e locale. Ad esempio, a livello nazionale ci affianchiamo alle battaglie che facciamo assieme al Forum, parlo dell’assegno unico, parlo dell’ISEE su cui anche noi ci stiamo concentrando particolarmente adesso. Stiamo auspicando che venga emessa una legge sulle famiglie numerose, che contenga al suo interno anche una riedizione della Carta Famiglia. A livello locale promoviamo il network dei Comuni Amici della Famiglia, in cui vengono proposte buone pratiche per tutte le famiglie, non solo per quelle numerose, a cui aderiscono fino ad adesso 250 comuni per più di 6 milioni di cittadini. Quindi, anche queste sono buone pratiche che facciamo. Promuovere, rappresentare, ma anche servire. Servire come? Attraverso le convenzioni, i gruppi di acquisto, abbiamo il banco alimentare, ma soprattutto credo che l’aspetto più importante della nostra associazione è che siamo una famiglia di famiglie, dove le famiglie possono condividere insieme le gioie e le difficoltà di essere famiglie con tanti figli. Questo direi che è l’aspetto ancora più premiante di tutti. Però rappresentiamo un’anomalia, un’anomalia in un deserto sempre più silenzioso e soprattutto individualista, che è caratterizzato dalla solitudine. C’è un dato che è uscito una decina di giorni fa dell’Istat che, quando l’ho letto, è preoccupante. Nel 2050, attenzione, 2050 vuol dire tra 25 anni. Ricordatevi come è volato il tempo dal 2000 al 2025; quindi, volerà anche il tempo da qui al 2050. Ci saranno 11 milioni di persone sole, che rappresenteranno il 41% del totale delle famiglie. Le famiglie con figli diminuiranno di 1,8 milioni e passeranno dal 28,8% al 21,4% del totale delle famiglie. Io sono un appassionato di Asimov e della fantascienza e c’è un libro che oggi diventa una profezia: si chiama “Il sole nudo”. Parla di questo pianeta dove tutte le persone vivono isolate. Ci sono i robot che pensano a svolgere tutte le attività pratiche. Il contatto umano è sostituito da avatar e da schermi; non c’era l’intelligenza artificiale, ma quegli schermi somigliano molto all’intelligenza artificiale di oggi. Ed è un mondo caratterizzato dall’inazione e dalla depressione. Ecco, noi ci stiamo avvicinando a questo mondo. Essere una famiglia numerosa rappresenta un nuovo modo di costruire. Noi vogliamo porre un modello nuovo di costruzione della società, vogliamo costruire relazioni, perché questa è la forza di essere una famiglia numerosa. È facile essere famiglie numerose? No. Ma a novembre abbiamo fatto un incontro dei coordinatori e il titolo che abbiamo dato, che vedete anche nel nostro stand, è: “XXL ne vale la pena”. Cosa vuol dire? XXL ovviamente è la dimensione delle famiglie numerose. L’immagine che abbiamo usato, che va in contrapposizione col deserto, è quella della montagna, e abbiamo paragonato la famiglia numerosa a una passeggiata in montagna, per cui incontri molte difficoltà, incontri dei passaggi difficili, c’è molta fatica, certo, ma quando arrivi là in cima hai un panorama che chi rimane giù a valle non può vedere, soprattutto chi rimane nel deserto. È per questo che si dice “XXL ne vale la pena” e vogliamo porre un messaggio di speranza rivolto soprattutto ai giovani per un mondo nuovo. Quindi, anche avere figli e tanti figli è il messaggio che vogliamo lanciare.

LUCA SOMMACAL

Grazie, Alfredo. Marina Frola, Associazione Genitori Scuole Cattoliche, prego.

MARINA FROLA

Buongiorno a tutti, grazie per l’opportunità che ci avete dato di partecipare a questo incontro. La nostra associazione, Associazione Genitori Scuole Cattoliche, è presente in tutti quei territori dove la scuola cattolica, ahimè, riesce ancora a resistere; purtroppo in tantissime regioni non siamo più presenti. L’associazione nasce nel 1975, quindi quest’anno festeggiamo i nostri primi 50 anni di attività. L’associazione è nata per dare uno strumento ai genitori per potersi coinvolgere nelle attività della scuola con i propri figli. Abbiamo più livelli: partiamo dal livello dell’Istituto, dove i genitori collaborano con la scuola per la formazione della famiglia e in tutte le attività ludiche che ci vengono proposte; poi abbiamo un livello provinciale, regionale e nazionale. Il nazionale è più in contatto con tutte le attività del ministero e collabora con il Forum per tutte le attività che deve effettuare. Facciamo parte della Conferenza Episcopale Italiana e siamo un’associazione di promozione sociale.

Per rispondere alla domanda che mi hai fatto, leggo il testo perché sono troppo agitata. Reputo che il titolo dell’edizione 2025 del Meeting, tratto dalla citazione del poeta nonché Premio Nobel per la letteratura Eliot, sia bellissima. Eliot, infatti, sprona ognuno di noi a guardare al futuro con speranza e concretezza, affrontando le molte sfide dell’oggi con spirito di resilienza. Negli anni Trenta, Eliot sottolineava i problemi etici e filosofici della società del suo tempo, ma anche noi, proprio da Rimini, abbiamo il compito, ciascuno nelle proprie associazioni, di ripartire con maggiore slancio per affrontare le sfide del nostro tempo, ponendo sempre al centro la famiglia e la natalità, aiutando e sostenendo, come fanno AGSC e le associazioni qui presenti, tanti genitori. Il compito non è semplice, perché oggi la genitorialità si trova di fronte a nuove e complesse dinamiche, frutto di una società in continuo mutamento, e di conseguenza le nostre realtà sono costrette a cambiare a loro volta approcci, dinamiche e impegni. Ad esempio, la genitorialità moderna è influenzata dall’accelerazione dei ritmi della vita. Il lavoro richiede sempre più tempo ed energia, spesso portando i genitori a sacrificare il tempo da dedicare ai figli, all’aggregazione e alla partecipazione a momenti di formazione. Inoltre, la tecnologia è diventata un elemento dominante nella vita quotidiana, non solo per noi adulti ma anche per i bambini, alterando le modalità di comunicazione sia all’interno della famiglia sia col mondo che la circonda. Così, ad esempio, i genitori non partecipano più a incontri, per quanto ritenuti interessanti, se non forse in modalità online. Il modello familiare odierno, inoltre, è un modello più flessibile, dove entrambi i genitori lavorano e si dividono le responsabilità domestiche e genitoriali. Questa flessibilità, a mio dire, sebbene sia senza dubbio positiva e necessaria, porta con sé nuove pressioni e aspettative, soprattutto per quanto riguarda il tempo e la qualità dell’interazione con i figli e con tutto ciò che li riguarda e interessa la famiglia in generale. Le nostre associazioni, quindi, devono, rimanere salde ai principi che le hanno da sempre animate, quasi precorrere i tempi e i fabbisogni dei genitori e dei figli, così da poter essere sempre loro d’ausilio. Grazie.

LUCA SOMMACAL

Grazie, Marina. La parola adesso a Mauro e Sara, Mauro Montesi e Sara Simonetti dell’associazione Azione per Famiglie Nuove.

MAURO MONTESI

Grazie e buongiorno a tutti. Proviamo a continuare questo dialogo. Noi ci troviamo qua con questa nostra realtà, AFN Azione per Famiglie Nuove, che nasce nel ’98 dalla realtà di Famiglie Nuove, che è l’espressione nel Movimento dei Focolari di cui facciamo parte e che è stata fondata da Chiara Lubich. Con questa realtà ci vogliamo dare una veste giuridica che ci permette di organizzare le nostre azioni, le nostre attività, e di cercare di rispondere a questi deserti, trovare delle azioni concrete per venire incontro a queste esigenze. Siamo una grande famiglia, perché la realtà del Movimento dei Focolari è presente in tutte le nazioni, in tutto il mondo, e questo è anche uno dei nostri punti di forza. È nel mondo che noi vogliamo stare, è lì che dobbiamo e cerchiamo di dare le risposte al grido di dolore che vediamo sempre più nei vari territori. Fin dall’inizio, da quando si è costituita AFN, cerchiamo di curare i diritti fondamentali dei bambini, dei ragazzi e delle famiglie, così come sono contenuti nei principi della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia.
I progetti che facciamo non nascono da noi, non vengono promossi da noi come realtà AFN, ma andiamo a cercare di rispondere a quelle esigenze che le nostre comunità sparse nel mondo trovano e ci chiedono di intervenire. Quindi, puntiamo a tanti temi: la salvaguardia della parità del trattamento, l’interesse superiore del minore, il diritto alla vita, allo sviluppo, il diritto all’ascolto e tutti quei pilastri dove si fonda la società umana. Giusto per essere concreti, lo scorso anno abbiamo portato avanti un progetto con il Guatemala. C’è una piccola scuola, si chiama Fiore, ed è in una zona ad alta povertà e analfabetismo. Questa scuola era gestita dall’Associazione del Movimento dei Focolari, che collabora con AFN, e ha accolto 3.500 studenti negli anni. Oggi molti di questi sono grandi, hanno avuto altri percorsi e altre strade, ma si sono emancipati grazie a un’educazione di qualità. Ora, in questa scuola c’era bisogno di una ristrutturazione molto concreta, per cui abbiamo lanciato un progetto dal titolo “A Natale fa’ sbocciare un fiore”, visto il nome della cittadella. Da lì è nata una catena d’amore e di solidarietà che in Italia ha fruttato più del doppio di quello che noi avevamo come aspettativa, e questo è un risultato che dimostra che nel dare si riceve a volte anche molto di più.

SARA SIMONETTI 

Quest’anno ci arrivano tante altre richieste e abbiamo dato la priorità a un progetto che riguarda i bambini abbandonati in Thailandia, di un’etnia emarginata. Ci sono due progetti che in Thailandia porteremo avanti. Uno si chiama Mai Sot, che significa “trasformare vite”, e porta avanti un intervento dedicato alle donne di etnia Karen, un’etnia emarginata, e cerchiamo di aiutarle nella loro tutela e a supportare il loro percorso di autodeterminazione. Poi, a Chiang Mai e Chiang Rai, un altro progetto con i bambini che si chiama Coloring Hope. In questo modo si sostengono i minori in stato di abbandono e in situazione di vulnerabilità attraverso un percorso educativo basato sull’arte. Famiglie Nuove così diventa una cellula fondamentale della società, rispondendo a quelle emergenze che man mano si presentano. In modo particolare, Azione per Famiglie Nuove si occupa di adozioni internazionali in diversi paesi del mondo e, in modo più concreto e divulgativo, del sostegno a distanza. Tenete conto che con soli 9 euro al mese in tante parti del mondo si riesce a dare un sostegno per scolarizzare e far crescere i bambini.
Sono tanti i progetti che portiamo avanti e realizziamo nel mondo. In modo particolare, cerchiamo di promuovere l’educazione, perché attraverso l’educazione le varie realtà anche locali riescono a auto-promuoversi e a vivere un’inclusione sociale e uno sviluppo comunitario. Questo della formazione e dell’inclusione sono per noi temi molto importanti, e anche qui in Italia, non solo nel mondo, cerchiamo di approcciare una formazione per le famiglie, per gli educatori e gli adolescenti, per promuovere una cittadinanza attiva. In questo momento ci sembra che i deserti a cui approcciare in modo più sostanziale siano quello della crisi della famiglia, e quindi stare vicino in modo fattivo alle famiglie in crisi, e poi anche farci promotori di percorsi che vadano incontro all’emergenza educativa.

LUCA SOMMACAL

Grazie Mauro, grazie Sara. La parola ad Angela Preite dell’Associazione Fraternità.

ANGELA PREITE

Grazie, intanto grazie per questo invito. Anche le domande sono state un’occasione di riflessione su quelle cose su cui magari quotidianamente non riusciamo a fermarci, perché la corsa della vita non sempre ce lo permette. Dico questo perché, pensando a quello che avrei dovuto portare oggi, cioè l’esperienza della nostra associazione, ho pensato a qual è il contributo che la nostra piccola, piccolissima associazione dà al mondo. Noi siamo una realtà piccola che esiste da 40 anni. Oggi l’Associazione Fraternità conta 200 famiglie; di queste, 50 accolgono in casa loro i 72 bambini che oggi sono accolti presso la nostra associazione. Come diceva Madre Teresa di Calcutta, siamo una goccia in un oceano, ma lei amava dire che se quella goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe. Prima di approfondire sulla nostra associazione, volevo proporre di guardare un video che l’Associazione Fraternità ha realizzato in occasione dei 40 anni e che meglio delle mie parole spiega cos’è l’Associazione Fraternità.

VIDEO

ANGELA PREITE

Questo mi sembrava che spiegasse molto meglio di come avrei potuto fare io che cos’è l’affido, perché l’Associazione Fraternità si occupa tecnicamente di affido familiare. Noi non amiamo molto questa espressione, perché preferiamo dire che ci occupiamo di accoglienza, proprio perché, come abbiamo visto nel video e come diceva una delle nostre mamme, accogliere non vuol dire semplicemente aggiungere un posto a tavola o un letto in più, ma significa permettere a un’altra persona di entrare nella tua vita. Io stessa, prima di iniziare a lavorare all’interno dell’Associazione Fraternità, io e mio marito abbiamo fatto un’esperienza di comunità familiare, durante la quale, oltre ai nostri quattro figli naturali, abbiamo accolto 13 bambini. Devo dire che dopo è accaduto che io abbia iniziato a lavorare presso l’Associazione Fraternità, proprio perché c’era il desiderio di unire un’esperienza di cuore a quella della professionalità, nel senso che come associazione lavoriamo tanto anche con le istituzioni e con i servizi sociali. L’Associazione Fraternità si occupa di accoglienza di bambini, di mamme in difficoltà, di ragazzi in proseguo amministrativo, però il cardine è quello di sostenere le famiglie che fanno accoglienza nell’esperienza dell’affido. Infatti, le nostre famiglie, che sono tutte volontarie, sono affiancate da un’équipe multidisciplinare che cerca di alleggerire il lavoro da un punto di vista burocratico. Per tornare alla domanda che ci hai proposto, come costruiamo nei deserti che incontriamo con mattoni nuovi, io ho chiesto aiuto ai miei amici, perché l’associazione non sono solo io. Mi ha colpito una cosa: non mi hanno parlato tanto di deserto, quindi sinceramente sul deserto posso unirmi al coro che c’è stato finora, a questo pericolo della disgregazione, al pericolo dell’individualismo. Perché quello che vediamo come realtà associativa è proprio questo: i nostri bambini vengono da una famiglia disgregata, entrano in una nuova famiglia che oggi rischia l’isolamento a causa dei ritmi del lavoro, della vita. È diventato un compito davvero importante riuscire a tenere un’unità nelle famiglie. L’Associazione Fraternità, proprio per ovviare a questa solitudine, da cinque anni a questa parte ha avuto la possibilità di aderire al Forum e ne siamo davvero contenti.
Questo aspetto di entrare in sintonia con altre realtà, dove abbiamo sentito ognuno di noi cercare di rispondere a un bisogno particolare, è una cosa secondo me bellissima, che già fa fiorire questo deserto che vediamo tutti i giorni sui media. Nel nostro piccolo, possiamo dire che il tentativo è proprio quello di non soccombere a questo deserto. Quindi, attraverso gli incontri, essere qui attraverso il Forum, attraverso la relazione con amici storici come Famiglie per l’Accoglienza, cerchiamo di sostenerci dentro questo cammino, affinché possiamo sostenere anche le nostre famiglie, perché la solitudine non ci porta da nessuna parte. È vero anche che, se uno è attento, c’è sempre un germoglio che ci permette di rialzare lo sguardo e di ricominciare.
Per quanto riguarda il deserto rispetto alle istituzioni, io lo vedo. Una cosa che mi colpisce sempre molto è che i servizi sociali e l’Associazione Fraternità lavorano per il bene di un bambino che abbiamo accolto, ma a volte si crea un contrasto. Il compito che vedo che abbiamo è quello di ridire sempre al sistema e a noi stessi che stiamo lavorando per lo stesso bene. Non dimentichiamolo, altrimenti uno tira di qua, uno tira di là e quel bene viene un po’ dimenticato.
Per quanto riguarda poi la questione dei mattoni nuovi, un’amica mi diceva: “I mattoni siamo noi, alcuni giorni di porcellana, alcuni giorni di cemento armato”. Però è vero, in forza di una cosa che mi permetto di citare, Don Giussani in uno dei suoi incontri diceva che la vita è fatta di persone o momenti di persone. E questo mi viene da dire che è quello che accade anche in una famiglia, che per l’esperienza che ho mi sembra il paradigma di questo mondo: quando uno è affaticato, quando uno è stanco, c’è l’altro che lo tira su, che ti fa rialzare lo sguardo. I momenti di persona sono i miei amici che in questi due giorni mi hanno aiutato a riflettere su che cosa ci sta accadendo come realtà associativa e come famiglia. Dal punto di vista delle famiglie, quello che vedo è un grande desiderio, perché ultimamente abbiamo avuto tante famiglie che vengono da esperienze diverse che hanno aderito alla nostra esperienza di accoglienza. Anche queste persone, che magari non conoscevo, sono diventate quel germoglio che ci permette di stare davanti ai deserti che vediamo tutti i giorni.

LUCA SOMMACAL

Grazie, Angela, bella questa immagine dei mattoni che siamo noi, a volte di porcellana, a volte di cemento; fragili come la porcellana o forti, ma siamo sempre dei mattoni. La parola adesso a Mario e Cinzia: Mario della Mercedes e Cinzia Ponte, della Confederazione Italiana dei Centri per la Regolazione Naturale della Fertilità. Prego.

MARIO DELLA MERCEDE

Buongiorno, intanto ringrazio il Forum per l’opportunità di partecipare al Meeting, che è sempre un momento così importante di incontro e di dialogo. Due parole sulla Confederazione. La Confederazione Italiana dei Centri per la Regolazione Naturale della Fertilità è stata fondata nel 1991 ed è stata il frutto del contributo di persone che fin dagli anni ’70 si erano impegnate sul territorio italiano nel servizio di insegnamento dei metodi di conoscenza della fertilità. Il cuore del servizio della Confederazione è fare in modo che ogni coppia e ogni persona possa scoprire la bellezza e il valore della sessualità attraverso un percorso di conoscenza e apprendimento dei ritmi della fertilità e del loro stile di vita, e poter vivere così l’autentico significato dell’amore sponsale. Tutto ciò avviene sotto la guida di insegnanti esperti, alla cui preparazione e aggiornamento la Confederazione stessa contribuisce, collaborando con le scuole di formazione dei singoli metodi naturali, che attualmente sono tre: sintotermico Camen, sintotermico Rötzer e metodo dell’ovulazione Billings. A queste scuole di formazione fanno riferimento 22 centri su tutto il territorio nazionale con oltre 500 insegnanti al servizio della società italiana.
Per venire alla domanda sui deserti, ne vediamo principalmente due. Il primo è che la maggior parte delle persone, paradossalmente anche i giovani che sono immersi nella società dell’informazione, non conosce il funzionamento del proprio corpo ed in particolare dell’apparato riproduttivo, che ha un funzionamento tanto meraviglioso quanto delicato. Questa mancanza di conoscenza porta ad attribuire alla fertilità uno scarso valore, talvolta viene addirittura percepita come un disvalore, e perdendo la conoscenza si perde anche il significato e il senso della fertilità. Un secondo deserto è collegato ed è purtroppo molto attuale: quello della diffusa difficoltà delle coppie a concepire un figlio. Difficoltà che, come sappiamo, genera sofferenza e frustrazione. Pensa che circa il 40% delle consulenze richieste alle nostre insegnanti riguarda la ricerca di gravidanza. Questo è un tema su cui le nostre insegnanti e i nostri centri possono veramente dare un contributo concreto di aiuto e di accoglienza per la ricerca di gravidanza. C’è bisogno però di maggiore informazione e anche di maggiore attenzione da parte delle istituzioni.

CINZIA PONTE

Una novità da riscoprire, a nostro avviso, è l’ecologia umana: lavorare sulla custodia del creato a partire dalla custodia del nostro corpo. Per vivere pienamente l’ecologia umana occorre infatti imparare ad accogliere il proprio corpo, ad averne cura e a rispettarne i significati, come ci ha insegnato Papa Francesco nell’enciclica “Laudato si'”. Conoscere la meraviglia del nostro corpo, la perfezione dei meccanismi fisiologici della riproduzione, la bellezza e l’unicità racchiusa nel nostro corpo femminile e maschile non può che generare stupore e rispetto per questo grande dono e per l’enorme ricchezza che l’uomo ha in sé di poter collaborare con Dio nel dare la vita a un nuovo essere vivente. Billings parlava di conoscenza della fertilità che ogni donna dovrebbe avere. La fertilità è un dono che appartiene già a ciascuna donna; a noi della Confederazione spetta il privilegio di diffondere tale bellezza e di trasmetterne la conoscenza a tutte le donne che lo desiderano. La fertilità è un bene, un dono di valore che ci viene offerto, ma che ha bisogno di essere custodito, preservato, a volte anche risvegliato. Abbiamo dunque la possibilità di metterci in ascolto del nostro corpo per imparare a conoscerne il linguaggio e i significati. In che modo? Imparando i metodi naturali di conoscenza della fertilità. Tutto ciò aumenta la nostra autostima, il nostro volerci bene. La conoscenza ci permette anche di agire in modo libero e responsabile.

LUCA SOMMACAL

Grazie per questo primo giro di interventi. Ci avete illustrato davvero una vivacità di risposta a questo tentativo di costruzione su questo deserto che spesso ci circonda, e come questo deserto comincia a rifiorire con tanti fiori, uno diverso dall’altro, ma che tutti compongono un unicum di spettacolo. Passiamo al secondo giro di domande, più focalizzato sul tema della coesione e del bene sociale. Coesione e bene sociale, termini importanti: come vengono interpretati dalla vostra associazione? Che tipo di interventi fate, come vivete questa coesione, questo proporre il bene sociale nello specifico di ciò che fate? Cristina.

CRISTINA RICCARDI

Grazie.

LUCA SOMMACAL 

Allora, vi chiederei di essere molto sintetici, perché siamo stati un po’ lunghi prima. Adesso dobbiamo stringere.

CRISTINA RICCARDI 

Stringiamo sicuramente, anche perché sono stata indisciplinata e ho anticipato questa tua domanda nella presentazione del Forum. Credo che la carrellata che abbiamo appena sentito rappresenti come il Forum cerca di creare coesione e bene sociale, quindi non aggiungerei moltissimo, se non una piccola osservazione. Tutte le nostre associazioni nascono spesso da una o due famiglie che condividono un bisogno. Un bisogno per cui si intuisce che, se lo affrontiamo insieme, riusciamo a ottenere migliori risultati. Un bisogno a cui non voglio dare necessariamente un’accezione negativa, perché può essere anche un desiderio. Soprattutto nella mia esperienza con le famiglie affidatarie, questo bisogno è un desiderio di bello, di buono, una speranza di vita migliore, una vita buona, pur nelle difficoltà, come ci raccontava Alfredo. Essere famiglia non è sempre una passeggiata. A volte le salite ci sono e si perde anche un po’ il fiato; c’è qualcuno che deve aiutarti a portare quello zaino, perché altrimenti diventa pesante. Quindi, porto solo un’esperienza per essere sintetica, che rappresenti questo concetto di coesione e di bene. È un’esperienza che faccio con mio marito da tanti anni: facciamo formazione alle famiglie affidatarie. E la cosa che sempre, tutte le volte ci stupisce è come, mettendo insieme coppie di estrazione sociale e culturale completamente diverse, riescano nel giro di mezza giornata a condividere il meglio di se stesse. Questa è una cosa quasi miracolosa ed è anche il motivo per cui andiamo avanti a fare formazione, perché ci dà la forza di credere che è vero che ci sono famiglie in crisi, ma ci sono anche tantissime ancora belle e buone famiglie. È proprio questo constatare che c’è un bene grande a cui queste famiglie ambiscono; insieme percepiscono che c’è qualcosa che si può fare e attraverso questo si creano i legami, quella coesione che permette di resistere alle forze centrifughe che ci allontanano dal senso, dalla verità, dal nostro progetto di vita familiare e che ci isolano, perché più ci allontaniamo da questo centro, più siamo soli. Questo, secondo me, è la forza. In questo, nel concreto, AIBI lavora cercando di creare reti, le famose reti di mutuo-aiuto in cui le famiglie possano sperimentare in prima persona questa bellezza della forza che si riceve dall’altro, per diventarne poi testimoni e fare attività di sensibilizzazione e testimonianza per allargare sempre di più il bacino delle famiglie accoglienti.

LUCA SOMMACAL

Grazie, Cristina.

ALFREDO CALTABIANO 

Partiamo da un principio. Le famiglie con figli, quindi anche le famiglie numerose, sono un laboratorio di bene comune. Perché? Perché ricoprono un ruolo sociale insostituibile per tutte le varie funzioni che le famiglie con figli assolvono: funzione educativa, sociale, economica, di accoglienza, di cura, demografica. Esiste però una fake news sui figli, perché la fake news dice: “le famiglie e i figli inquinano”. Bene, questo che vedete qua è un QR code che chi vuole può scaricare; altrimenti, sempre allo stand del Forum, dove c’è anche Famiglie Numerose, possiamo dare il cartaceo, ma parlando di ambiente limitiamo il cartaceo. Visto che il cartaceo molti lo preferiscono, lo possono venire a ritirare. Tra l’altro, alle due e mezza avremo un incontro su questo tema. Questo è un vademecum fatto dai nostri giovani. Abbiamo una unità giovani, i figli delle nostre famiglie, che ovviamente hanno a cuore il tema dell’ambiente e hanno ribaltato la fake news che i figli inquinano. In realtà la famiglia, in particolare quella numerosa, è l’esempio più concreto e tangibile di sostenibilità, non solo economica ma soprattutto ambientale. Perché lo sharing, la condivisione, in una famiglia numerosa è normale: c’è un unico frigorifero, c’è una macchina che porta in giro tutti, si condivide il mangiare. Poi c’è la funzione fondamentale che di solito ricopre sempre il papà, che è quella di mangiare tutti gli avanzi, quindi di fatto non rimane mai niente. Il consumo pro capite delle famiglie numerose è sensibilmente inferiore a quello di chi dice che i figli inquinano. Vi invito a passare, perché in questo vademecum, che è fatto molto bene, non solo sono spiegati nei dettagli questi concetti, ma ci sono anche delle pratiche che potete applicare già da domani per risparmiare sia sull’ambiente che economicamente. Sono esperienze di vita delle nostre famiglie. Vi invito a passare, a ritirarlo e a guardarlo. Velocemente ve lo faccio scorrere: si parla di acqua, di rifiuti, ci sono anche alcune app come Too Good To Go, i trasporti… Questo è il QR code da cui potete scaricarlo.
Ma le famiglie hanno anche un ruolo fondamentale, che è quello demografico. Siamo una società sempre più vecchia. È inutile che vi dica cosa comporta essere una società sempre più vecchia, dove diminuirà la nostra popolazione e arriveremo a un rapporto di uno a uno tra lavoratori attivi e persone non attive. Il ruolo delle famiglie numerose è importante. Per avere un equilibrio demografico, ogni donna dovrebbe avere 2,1 figli come media. In Italia siamo a 1,2. Il 40% delle donne in età fertile non ha figli, il 30% ne ha uno solo, e le famiglie con tre o più figli sono solo il 6%. Ora, sapete cosa ci insegnava Trilussa con la media del pollo? Qualcuno ne mangia due e qualcuno zero. Per compensare quel 40% che non fa figli, qualcuno dovrebbe fare due figli in più, ma ci vorrebbe un altro 30% che ne faccia almeno uno. Ci vorrebbero molte più famiglie numerose. Non sto dicendo che il problema demografico nasce perché non ci sono famiglie numerose, ma sicuramente è uno degli elementi più importanti su cui bisogna lavorare. Credo che sia più facile convincere le famiglie che hanno uno o due figli a diventare famiglie numerose che, in questo momento, convincere delle donne a fare figli. Per questo proponiamo di fare in modo che le famiglie numerose… abbiamo un sogno nel cassetto, ve lo dico. Il terzo elemento che volevo puntualizzare sul bene sociale della famiglia numerosa è che è una palestra sociale per i figli. Nelle nostre famiglie si impara a essere autonomi, a condividere, si litiga ma si fa pace subito dopo. E nelle famiglie numerose i figli sono i primi a uscire di casa, perché non trovano quegli spazi che devono condividere e li cercano fuori. Ma vi assicuro che poi ritornano tutti. Vi dicevo del sogno che abbiamo. In realtà è una favola: vorrei paragonare le famiglie numerose a Cenerentola. Cenerentola è denigrata, è povera, e le famiglie numerose sono povere economicamente ma sono le più ricche di relazioni. Però nella favola, sapete come finisce. Noi non la consideriamo una favola, la consideriamo un sogno. Quando lo sogna solo uno, rimane un sogno, ma quando lo sognano in tanti, il sogno diventa realtà. E chiedo anche a voi di aiutarci a farla diventare realtà. Grazie.

LUCA SOMMACAL 

Grazie, Alfredo. Marina.

MARINA FROLA

La nostra associazione, come vi ho già accennato, ha come base del suo operato il mondo della scuola e il diritto dei genitori, come sancito dall’articolo 30 della Carta Costituzionale, a una libera scelta educativa. Infatti, AGSC rappresenta le famiglie che scelgono la scuola cattolica paritaria come strumento educativo per i propri figli, ma non solo. La famiglia è da sempre il nucleo fondamentale della società, tanto che lo stesso Aristotele la definisce la prima forma di associazione. Essa è la trama di un tessuto che unisce persone ad altre persone e che col tempo ha rafforzato la propria importanza estendendo il proprio orizzonte, influenzando la politica nazionale e mondiale. Durante questi primi 50 anni di AGSC, la nostra associazione è diventata una famiglia per molte famiglie che hanno condiviso non solo un’idea, ma una parte del proprio cammino, un’associazione per tante associazioni, seguendo il pensiero aristotelico. La necessità di riconoscimento di un diritto costituzionale è stata la molla che avvicina le famiglie alla nostra associazione, ma poi lo spirito di coesione, le scelte condivise e l’aggregazione, alimentata spesso anche dai carismi alla base di molte scuole paritarie, sono il quid che fa di AGSC una famiglia per le famiglie. Le difficoltà sono tante, ma non devono impedire alle persone di condividere un cammino dettato non solo da un’idea, ma soprattutto dall’amore che i genitori hanno per i propri figli e dal desiderio di fornire loro i più adeguati strumenti educativi per far assicurare al mondo di domani adulti consapevoli e motivati. Tutto questo lo si può fare solo facendo associazione, costruendo comunità, facendo famiglia. Infatti, la famiglia è il luogo dove la persona si riscopre amata senza condizioni e dove impara a sua volta ad amare. Questo amore vissuto nella quotidianità è ciò che più profondamente nutre la speranza, perché se un figlio cresce nell’esperienza di essere voluto, accolto e accompagnato, avrà fiducia nella vita. Di conseguenza, credendo che la scuola, in maniera particolare quella cattolica, non sia solo luogo di istruzione ma soprattutto un ambiente in cui i valori appresi in famiglia vengono confermati, approfonditi e vissuti in relazione, i genitori di AGSC riconoscono un’alleanza scuola-famiglia avente un comune progetto educativo, capace di creare comunità e di rigenerare speranza nei suoi contesti più fragili.

MAURO MONTESI 

Grazie. Allora, la domanda era “la famiglia protagonista della coesione sociale e del bene sociale”. Noi siamo Famiglie Nuove, e “nuovo” significa questo essere rinnovati continuamente dall’amore. L’amore che noi vogliamo sperimentare con il più prossimo in famiglia: il più prossimo è il nostro coniuge, sono i figli e sono le altre famiglie che abbiamo attorno a noi. In questo, la nostra vita cambia se operiamo in questo modo, e promuove anche un bene sociale attorno a noi. Poi c’era la realtà che abbiamo presentato prima, che è Azione per Famiglie Nuove. Se giochiamo un po’ con le parole, viene fuori che da Azione per Famiglie Nuove passiamo a Famiglie Nuove in azione. Siamo lì, siamo noi che operiamo e che possiamo portare questo cambiamento. Chiara Lubich, la fondatrice, nel 1993 a un grande evento per le famiglie che si chiama Family Fest, aveva parlato della famiglia come un seme di comunione per l’umanità del III millennio, e ci augurava che i valori contenuti nella famiglia, come la gratuità, lo spirito di servizio, la reciprocità, potessero essere trasferiti all’intera famiglia umana. Poi, nella seconda parte della tua domanda, c’era “come facciamo a costruire questa nuova socialità?”. Un elemento per noi molto importante, che credo ci aiuti, è quello della formazione: la formazione fatta con altre famiglie, con esperti, con percorsi. Noi abbiamo una cittadella in Toscana, a Loppiano, dove c’è una scuola, si chiama Scuola Loreto, che continuamente forma famiglie proprio per essere questa realtà di Famiglie Nuove. Oppure mi viene in mente il percorso “Progetti di luce”, che da 15 anni accompagna le coppie in difficoltà, e proprio oggi a Foligno parte uno di questi incontri. Si opera veramente a sostegno della famiglia in crisi, e ne parlavamo anche prima: separati, nuove unioni, famiglie in difficoltà. Operiamo perché la famiglia sia quello che deve essere.

SARA SIMONETTI 

Sì, praticamente cerchiamo, davanti a qualsiasi sofferenza che vediamo, di dare una risposta quando ce ne sono le energie. Per esempio, dal 2017, visto che siamo in mezzo a questi conflitti, aiutiamo la comunità in Libano che ha i riflessi del conflitto in Terra Santa, e lo facciamo in modo continuativo dal 2017, sostenendo la nostra comunità che là traccia percorsi di amicizia tra cattolici e musulmani. Fondamentalmente si tratta anche di raccogliere fondi per andare incontro all’enorme flusso di sfollati. Abbiamo un centro Mariapoli e lì riusciamo ad accogliere e sostenere questi percorsi di fraternità. Azione per Famiglie Nuove poi partecipa in modo propositivo anche al Forum delle Associazioni e questa è una risposta all’emergenza sociale. L’apertura al mondo grazie ai progetti di Famiglie Nuove ci permette di crescere con l’attenzione all’altro e questo è una ricchezza enorme per i nostri figli, e per noi prima di tutto, perché è dando che si riceve, ed è molto più quello che riceviamo che quello che diamo. E i nostri figli, vedendo questo amore in atto, crescono in questa dimensione e loro stessi si fanno promotori. Diventa una macchia d’olio, perché chi intorno vede come operiamo, in modo contagioso l’amore si diffonde. Grazie.

ANGELA PREITE 

Grazie. Rispetto alla famiglia come protagonista della coesione sociale, mi permetto di fare questo distinguo, sempre rispetto al cammino che fanno le nostre famiglie che sono strumento di coesione sociale lì dove sono, prima di tutto all’interno della loro famiglia, perché accogliendo figli che vengono da altre realtà, la coesione sociale è la possibilità di educare questi figli accolti a quello che ognuno di noi come famiglia ha incontrato, a quell’evento che è accaduto nella nostra vita e che ha trasformato le nostre vite, rendendo possibile fare quello che oggi facciamo. Cito il presidente dell’Associazione Fraternità, che oggi non è qui ma ci sta seguendo. Lui una volta in un incontro ha detto questo: “La mia unica intelligenza è l’intelligenza della fede, cioè quello che ho imparato nella mia esperienza di fede come figlio della Chiesa”. In quel momento ho pensato che è l’unica intelligenza che mi interesserebbe avere, perché uno si perde nei meandri della ragione o dello spiegarsi cose che è molto più semplice accogliere come dono. Perché quello che a noi è capitato è un dono. Come diceva il titolo del video, “Tutto ci è stato affidato”. Riconoscere questo è quel cammino che ci permette di diffondere quello che siamo. E quindi, cosa trasmettiamo ai nostri figli? Questo amore che non è di possesso, ma è un amore gratuito. Racconto un aneddoto, un esempio di coesione sociale anche un po’ moderno. Mi è stato chiesto da uno dei miei figli in affido, che adesso ha 24 anni e la cui fidanzata è incinta, se potevo organizzargli il baby shower. Non sapevo neanche cosa fosse. Però mi sono dovuta informare: il baby shower è quando si scopre il sesso del bambino. E che cosa dovevo fare? L’ho fatto, da brava futura nonna. È una cosa simpatica, ma dentro quel salone dove abbiamo fatto la festa c’erano i genitori naturali, che non si parlavano da anni, ognuno con la sua compagna, ognuno con il suo compagno, con altri figli di altre unioni; i nonni che io negli anni dell’affido avevo conosciuto; i genitori della fidanzata; e io, chiaramente, con mio marito e la mia famiglia. E io dicevo: “Guarda che cosa c’è qui dentro oggi”, da una cosa così simpatica che mi ha colto impreparata. Quello per me è un esempio di coesione sociale, ma gli amici dell’Associazione Fraternità, o di chi fa accoglienza come noi, di questi esempi potrebbero raccontarne a centinaia. Racconto un’altra cosa, da un punto di vista più di presenza di realtà associativa sul territorio dove siamo, una cosa che ci è successa quest’anno ha permesso la collaborazione con la scuola, con l’Ufficio Scolastico Provinciale di Cremona e con il sindaco di Monte Cremasco, dove c’è la nostra sede, per tenere aperta la scuola elementare. C’era il rischio che, a causa della denatalità e dello spopolamento, venisse chiusa la prima elementare, il che significava poi nel tempo chiudere definitivamente la scuola. Invece, grazie a questa collaborazione e alla presenza dei bambini dell’Associazione Fraternità, delle mamme che accogliamo e della comunità familiare che c’è lì a Monte Cremasco, dati alla mano, abbiamo presentato all’ufficio regionale scolastico quanti bambini arrivano nella nostra realtà, seppur piccola, durante l’anno, e questo ha permesso di mantenere aperta la scuola. Concludo con questo altro aneddoto, che mi sembra un’esperienza di coesione sociale, perché anche le istituzioni hanno ben accolto la nostra presenza. Grazie.

LUCA SOMMACAL 

Grazie. La parola a Mario e Cinzia.

MARIO DELLA MERCEDE 

Le insegnanti della Confederazione aiutano le coppie a vivere pienamente la loro relazione affettivo-sessuale, rendendole consapevoli della propria fertilità e senza timori verso la vita nascente. Ma i metodi naturali sono ben di più di una tecnica di regolazione della fertilità, perché cambiano lo sguardo delle persone e delle coppie, passando dal focus della gestione delle nascite al più ampio orizzonte della fecondità, cioè dell’amore che supera il perimetro familiare ed è capace di essere generativo, di produrre bene sociale.

CINZIA PONTE

Il riconoscimento della fertilità è accessibile a tutte le donne e avviene attraverso l’osservazione di segni e sintomi particolari che il più delle volte sono già familiari alla donna stessa. Il metodo naturale di conoscenza della fertilità è semplice ma ha una sua scientificità e quindi va appreso da un’insegnante qualificata. Le insegnanti dei metodi naturali, presenti in tutta Italia, mettono la donna in grado di osservare se stessa e di tenere una registrazione del ciclo, e la seguono, da sola o in coppia, per alcuni mesi fino all’autonomia, rimanendo a disposizione per tutte le situazioni diverse che negli anni si possono presentare. La conoscenza di sé e della propria fertilità accresce l’autostima e l’indipendenza della donna. Inoltre, arricchisce la coppia, dà loro la possibilità di vivere ogni atto coniugale come totale donazione reciproca, senza alcuna manipolazione né dell’atto sessuale né dei processi biologici che regolano la riproduzione. Sono quindi un vero e proprio stile di vita, un modo di vivere la sessualità in armonia con la propria natura, nel rispetto di come siamo fatti e dei tempi dell’altro.

MARIO DELLA MERCEDE 

Si parla spesso della sfida educativa, anche qui tra di noi. La Confederazione dei metodi naturali da molto tempo è fortemente impegnata nel compito educativo verso le nuove generazioni, mediante la proposta di percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole e in altre realtà educative. Si tratta di percorsi da svolgere a vari livelli, a partire dai ragazzi degli ultimi anni delle elementari, poi le scuole medie inferiori e superiori e i giovani. Il punto importante è che tutto questo avviene in collaborazione con le famiglie, ricordando sempre che i genitori sono e restano i primi responsabili dell’educazione dei propri figli. Esempi concreti sono gli incontri mamma-figlia intitolati “Il corpo racconta”, ormai diffusi in tutta Italia, e gli incontri papà-figlio che hanno il titolo “Noi uomini”. Questi incontri hanno lo scopo di aiutare le ragazze e i ragazzi preadolescenti alle soglie della pubertà, promuovendo e rilanciando la relazione con il genitore dello stesso sesso. E anche in questi sei giorni di Meeting proporremo allo stand degli incontri a tema, a partire da oggi alle 16:30.

LUCA SOMMACAL 

Grazie. In conclusione, io ringrazio davvero tanto i nostri ospiti. Avete fatto vedere come la famiglia può essere davvero il primo punto di costruzione della persona e della società, perché in famiglia la persona è amata, può crescere perché abbracciata, accolta, e in virtù di questa forza può costruire e proporsi. Famiglie che non sono da sole, famiglie che insieme ad altre famiglie generano luoghi di vita, perché le realtà di cui avete parlato sono loro stesse dei luoghi di vita, di proposta, ciascuna rispondendo a un bisogno specifico. È interessante vedere come questo accompagnamento che il Forum permette possa davvero costruire qualcosa di nuovo nel mondo di oggi. È interessante che questo dialogo sia avvenuto all’interno di questa arena della Compagnia delle Opere, dove si propone questa compagnia, questa amicizia operativa tra associazioni, tra realtà che in virtù di un ideale si propongono come punti di costruzione di questa nuova socialità. Io vi ringrazio ancora tanto