IL RACCONTO DEL POTERE SALVIFICO DELLE CANZONI

Ron, cantautore. Introduce Massimo Granieri, sacerdote, critico musicale e scrittore

In un’intervista concerto che fonde parole e melodie, Ron racconterà come le sue canzoni abbiano trasformato luoghi di desolazione in spazi di speranza. Un’occasione per scoprire in che modo la musica di uno dei più grandi cantautori italiani, proprio come i “mattoni nuovi” del Meeting, ricostruisca ciò che sembrava distrutto, creando legami e risvegliando la speranza.

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MASSIMO GRANIERI

Buonasera a tutti e benvenuti. Chiediamo scusa per il ritardo, un applauso magari di incoraggiamento non guasta. Quello che vivremo stasera non è solo un concerto, è un percorso fatto di parole, musica e vita. Il titolo dell’incontro parla di salvezza. Lo sappiamo, le canzoni non risolvono tutto, ma ci fanno compagnia nei momenti in cui ne abbiamo più bisogno. Tra una canzone e l’altra ci fermeremo un attimo a dialogare con uno dei protagonisti della musica italiana per scoprire insieme dove in quelle note e in quelle parole può nascere una possibilità di salvezza. Grazie a tutti voi per essere qui e a Rosalino Cellamare in arte Ron che invito a salire qui sul palco. Rosalino, come stai?

RON

Sto molto bene, siamo arrivati da lontano per venire qua ed è stata una cosa bellissima. Era tanto che non venivo qua.

MASSIMO GRANIERI

1982.

RON

Esatto. Sono molto contento di esserci, davvero.

MASSIMO GRANIERI

Infatti quando ti ho contattato eri immediatamente felice, solitamente è difficile convincere un artista, soprattutto quando è in tournée, farlo venire qui al Meeting di Rimini, però quando ti ho invitato subito hai risposto sì e addirittura, lo possiamo dire, ci hai fatto un grosso regalo perché noi avevamo previsto soltanto tre brani dal vivo e tu al telefono mi hai detto: “Massimo, ma cinque, sei canzoni, sarebbe il caso di farle”, “Perché no?”.

RON

Direi di sì, direi di sì. Come no?

MASSIMO GRANIERI

Perché a te fondamentalmente piace cantare e suonare?

RON

Io sì, devo dire la verità che non potrei mai lasciare la musica. È una parte di me, è una parte della mia anima. Ho fatto tante canzoni che parlavano di anime.

MASSIMO GRANIERI

Da quanti anni sei sul palcoscenico?

RON

Dal ’53.

MASSIMO GRANIERI

’53. E spiegami, come fai a tenerti così giovane? Io invece invecchio in maniera repentina.

RON

Guarda, io do sempre ragione alla mia mamma, perché è lei che mi ha fatto nascere.

MASSIMO GRANIERI

Questione di genetica in sostanza? Rosalino, lui mi ha dato. Solitamente il protocollo prevede di dare del lei all’artista o all’intervistato e chiamarlo per il nome. Invece lui ha detto: “Massimo, chiamami Rosalino perché c’è un bellissimo nome”. Come sei arrivato a Ron a un certo punto?

RON

Allora, è successo così che una sera Lucio Dalla mi dice: “Senti, basta, adesso questa cosa di Rosalino. Basta, sei cresciuto, non si può andare avanti tutta la vita con una Rosalino”. “Mia madre mi ammazza”, gli ho detto. E lui fa: “Ma no, che non ti ammazza. Ma io, secondo te, come dovrei chiamarmi?”. E lui fa: “Ron”. “Ma cos’è Ron?”, gli ho detto. “Tu vedrai i risultati”. E da lì sono diventato Ron.

MASSIMO GRANIERI

Senti, questo pomeriggio abbiamo fatto una bella diretta su Radio Vaticana e abbiamo ascoltato una canzone, “La foto che è in me”, che non è molto conosciuta perché è recentissima, di qualche anno fa, dove secondo me c’è la tua carta d’identità, perché nell’intervista fatta per Tracce, per l’Osservatore Romano, hai parlato della prima volta, intorno ai dodici anni, quando hai suonato il tuo primo concerto, davanti a chi?

RON

Avevo solo 12 anni, ero nella mia campagna lombarda e a un certo punto ho visto un mare di girasoli e mi sono messo li a guardarli. Mi sono chiesto: “Ma sono persone queste oppure veramente solamente dei girasoli?”. Tanto è vero che loro non rispondevano, si può chiedere tutto. E a un certo punto ho attaccato la fisarmonica di Gianni Morandi e io ho cantato con una passione incredibile quella canzone. E alla fine, nel silenzio sempre, mi sono chinato verso di loro e me ne sono andato a casa.

MASSIMO GRANIERI

Hai sentito l’applauso dei girasoli? Lo hai sentito in qualche modo?

RON

Ma volontariamente no. Certo che il girasole è un fiore che amo tantissimo.

MASSIMO GRANIERI

Meraviglioso. Senti, tu sei qui essenzialmente per cantare, quindi io devo essere quanto più discreto possibile e meno logorroico possibile. Io chiamerei subito sul palco il maestro Giuseppe Tassone che ti accompagnerà al pianoforte.

RON

Lui è un grande musicista.

MASSIMO GRANIERI

Ti ha fatto una foto bellissima al box di Radio Vaticana. Papa Leone XIV dietro di te, una gigantografia meravigliosa. Possa essere di buon auspicio per il futuro, perché so che hai tante cose in ballo. La prima canzone che ti chiediamo di farci ascoltare è la canzone che ti ha salvato, perché il tema di questo incontro è il racconto del potere salvifico delle canzoni. Una canzone che per te ha significato tantissimo: “Una città per cantare”, che è una canzone americana che tu hai rifatto in italiano e posso dire che la tua versione è meglio di quella americana. Non è piaggeria, ma lo dico come critico musicale.

RON

Ti ringrazio.

MASSIMO GRANIERI

“Una città per cantare” cosa rappresenta ancora oggi per te dopo tanti anni?

RON

Rappresenta chi ama la musica e vuole arrivare fino in fondo. Mi ricordo che su un pulmino tutto scassato, all’età di 14 anni, insieme a degli amici, abbiamo cominciato a fare una tournée, pur essendo così giovani. E questa cosa mi ha fatto capire che l’unione tra persone e musica è una cosa meravigliosa.

MASSIMO GRANIERI

Il pulmino è questo vinile della mia collezione privata, guai a chi mi tocca questo disco. “Una città per cantare”. A questo punto direi, Ron, di ascoltarti.

RON

Eccoci. C’è una vestizione vera e propria, quando si comincia. Eccoci qua.

CANZONE

RON

Grazie. Grazie, grazie. Grazie. Grazie.

MASSIMO GRANIERI

Allora, io la vedo dura perché già l’emozione sale, quindi la vedo dura ad arrivare fino in fondo. Io ricordo tutte le volte che ho ascoltato da ragazzo, ma anche adesso da vecchio, continuo ad ascoltare questa canzone. È un invito a non arrendersi, a camminare comunque anche se arriva il buio, anche se non si conosce l’arco.

RON

Poi c’è quella bella cosa che dico, a un certo punto, di raccontare dei successi ma dei fischi non parlarne mai. È una realtà  veramente fantastica per tanti gruppi musicali che vanno in giro a cantare e a suonare, non sanno cosa gli succederà. Invece il protagonista di questa canzone sono io, come tanti, come me.

MASSIMO GRANIERI

“Hai davanti un altro viaggio e una città per cantare”. Senti, molti ascoltatori hanno parlato con te, abbiamo visto anche al box di Radio Vaticana, tante persone grate nei confronti della tua scrittura e della tua musica per ciò che le tue canzoni hanno rappresentato per la vita dei tuoi ascoltatori. Cosa si prova a offrire la voce per il bene degli altri? Ti senti vocato, chiamato a questo? O è una cosa troppo grossa?

RON

No, cerco di non pensare troppo e lasciarmi uscire quello che ho, quello che sono. Credo di essere una persona qualunque, non una cosa speciale. Sono felice per quello che sono.

MASSIMO GRANIERI

Per quello che dai in assoluta sincerità.

RON

È automatico.

MASSIMO GRANIERI

E arriva, penso, al pubblico questa cosa.

RON

Grazie. Grazie, grazie.

MASSIMO GRANIERI

Io faccio fatica quando intervisto un artista che mi piace a spogliarmi dalle vesti di fan, a essere un giornalista più o meno normale. Ma c’è un’altra canzone di Rosalino che è rappresentativa per tantissime persone. Poco fa sentivo un volontario che ti ha visto in Basilicata a un concerto e parlava della canzone “Joe Temerario”. Per quella persona ha significato per quel concerto. Io ricordo esattamente il giorno, l’ora, il mese in cui ascoltai per la prima volta questa tua canzone. Sono smemorato su altre cose ma certe cose ricordo benissimo. Se mi chiedi una preghiera in latino non la so dire, però se mi dici un testo di Ron, sì. Succede così nella vita. Sono diventato prete grande, quindi. Mi ricordo esattamente che c’era la finestra di casa mia, ero sulle scale del mio quartiere e sento dalla radio di mia madre uscire fuori questa canzone “Joe Temerario”. Io che ero abituato a un altro genere musicale, musica alternativa, punk, new wave, inglese, americana, quella tosta, quella che comunque sento anche nelle tue recenti produzioni, perché tu sei un artista forse più vicino alla cultura anglo-americana musicale. Io se ho scoperto Neal Young lo devo al tuo modo di suonare la chitarra, per esempio, no?

RON

No, ma è vero, è vero, non so per quale motivo. Ho amato la musica italiana fino a un certo punto, poi non è che non mi piacesse più, ma è arrivato un fuoco enorme sulla musica che era quella di questi grandi americani e inglesi. Ho anche fatto un album che si chiama “Way Out”, che è la traduzione di 11 tracce di canzoni di artisti americani e inglesi. Questa cosa qua mi ha dato una soddisfazione e forse è il disco che mi è piaciuto di più. Proprio perché mi sono messo io in campo, ho detto: “Adesso voglio un attimo provare a cantare anche in inglese”, un disastro, però.

MASSIMO GRANIERI

Però dicevamo anche in radio, io consiglio “Way Out” perché c’è una canzone tradotta da Ron, si intitola “Mi sto preparando”, è una delle canzoni più spirituali che sono state scritte in italiano negli ultimi 15-20 anni. “Joe Temerario” comunque rappresenta molto per te, è una canzone che rappresenta tanto per noi ascoltatori e fruitori della tua musica, ma anche per te, come ha segnato una parte importante della tua carriera.

RON

Sì, in effetti successe che era, non mi ricordo adesso che anno forse, 1984. Ho cominciato a scrivere una canzone e mi trovavo in uno studio classico dove si va a fare la musica e a registrarla. Mi piaceva il fatto di… Adesso non mi ricordo cosa stavo dicendo.

MASSIMO GRANIERI

“Joe Temerario”, la canzone. Facciamo una cosa. Siamo in due, quindi siamo in buona compagnia. Facciamo una cosa. Siccome ho promesso a Ron di farlo cantare e so che tutti moriamo dalla voglia di sentire “Joe Temerario”, io direi di ascoltarcela.

CANZONE

RON

Grandioso. Grazie, grazie davvero, grazie. Ah, vi è piaciuta? Bene, grazie, grazie, grazie.

MASSIMO GRANIERI

È una canzone forse tra le più intense perché il protagonista è questo pilota d’aereo che si lancia, si avventura in slanci incredibili, però poi alla fine quando torna a terra si scopre solo e sente il bisogno di avere la compagnia di qualcuno.

RON

Esatto, esatto. È la storia di un uomo solo, un uomo solo che decide di andare avanti con questa sua passione, quella di prendere piccoli aeroplani e farli volare in modo straordinario, anche pericolosissimi, e poi vederlo scendere piano piano fino a questo prato, dove la gente è lì per dargli anche qualcosa da mangiare. Ed è un uomo solo, allora si immagina di avere un figlio che vorrebbe davvero. È una canzone che amo tantissimo.

MASSIMO GRANIERI

Senti, tu hai spesso e volentieri trattato il tema della paternità, della maternità, anche della figliolanza. Rosalino, che figlio sei stato?

RON

Terribile, terribile e cattivissimo. Facevo delle cattiverie bestiali a tutti i miei amici. Avevo dodici anni, dieci anni e non so, scattava un meccanismo proprio. Adesso la metto un po’ così, insomma, però in effetti ero. C’era un mio amico che aspettava fuori dalla mia porta, quando ero giovanissimo, per poter venire a vedere la televisione, che non avevano tutti. E io ero cattivissimo perché gli ho detto: “Posso venire a vedere la televisione?”. “E tu no. Assolutamente no”.

MASSIMO GRANIERI

Dispettosissimo.

RON

Vedi, si può essere molto cattivo.

MASSIMO GRANIERI

Per fortuna poi la musica ti ha addolcito. Adesso c’è, io sono un uomo del sud, quindi a noi uomini del sud piacciono le carambate, quelle cose un po’ così terra terra. La cosa che mi colpisce sempre del popolo del Meeting è l’attenzione che i partecipanti, la gente che viene a sentire i convegni, a vedere le mostre, è l’attenzione agli eventi a tal punto che si preparano addirittura a sentire, ad ascoltare un artista. Ed è capitato in questi giorni di ricevere tantissimi messaggi di tante persone, che sono magari qui presenti in sala, che mi hanno restituito ciò che le tue canzoni provocavano in loro. E ho chiesto a una di queste persone, liberamente costretta dal sottoscritto, a raccontarti ciò che lei ha vissuto con le tue canzoni, perché un conto è essere io il transfer, posso anche fingere, inventarmi qualcosa con l’intelligenza artificiale, ho detto: “È bene che ci sia il contatto diretto tra il pubblico e l’artista”, quindi chiedo a Letizia, dai ti tocca Letizia, che è stata anche microfonata. Prego Letizia, con Ron vi siete già conosciuti, ti puoi accomodare un attimo lì, due minuti di vergogna poi passa tutto velocemente. Allora, chiaramente lei è stata colpita un po’ da tutta la tua discografia ma due canzoni hanno colpito dritto nel suo cuore. La prima è “Vorrei incontrarti fra cent’anni” che tra poco ascolteremo. Poi con Elena faremo i conti. Lety, a te la parola.

LETIZIA

Grazie di questa carrambata. Allora, io mi sono preparata a questo incontro, mi sono prenotata il posto e ho detto: “Adesso inizio a riascoltare le canzoni”. Mio papà lavorava in una radio, io ho ascoltato te e tanti altri artisti trent’anni fa, credo. Canticchiavo. Senza forse cogliere fino in fondo il significato. Comunque, quando ho riascoltato “Vorrei incontrarti fra cent’anni” c’è un pezzo che dice: “Come un gabbiano volerò, sarò felice in mezzo al vento perché amo e sono amato, da te che non puoi cancellare”, eccetera. “Da te che amo e sono amato”. Su questo mi sono scese le lacrime perché mi sono detta: “Questa, questo vuol dire essere felici”. È così per te?

RON

Indubbiamente. Poi si sono ammassate tante occasioni con questa canzone, a parte Sanremo che è stata una grande vittoria. Però devo dirvi che è una vittoria che in qualche modo ero contento, però nello stesso tempo avevo la voglia di andarmene via da Sanremo, ma non perché non mi piaccia Sanremo, ma perché volevo godermela anche con le persone che amo.

MASSIMO GRANIERI

So che c’è un’altra canzone.

LETIZIA

Però, anche se “Non abbiam bisogno di parole”, insieme a “Vorrei incontrarti fra cent’anni”, contengono un sacco di espressioni che tu usi. “Entra nel mio cuore, lasciati andare”. Ho scritto perché sapevo che non me le sarei ricordate. “Ritroverò i tuoi occhi neri, tra milioni di occhi neri, saranno belli più di ieri, stupendo”. Piuttosto che: “Voglio star con te, baciare le tue labbra e dirti che in questo tempo dove tutto passa, dove tutto cambia, noi siamo ancora qua”. Poi: “Ti solleverò tutte le volte che cadrai”. “Rosa rossa tra le mie mani, dolce profumo”. Allora io ho pensato, ascoltando questi modi che tu hai di rivolgerti al tuo amore, ho pensato: “Ma se i nostri ragazzi di oggi potessero ascoltare questi modi di rivolgersi alla persona amata, potrebbero almeno intravedere lo scopo ultimo dell’amore, il suo senso”. Perché io credo che molta della musica di oggi si parli dell’amore in un modo molto violento, che purtroppo i nostri ragazzi respirano. Invece questo chiamare l’amore una rosa, una cosa delicata, mi è piaciuto tantissimo. Io ho due ragazzi, due figli grandi.

RON

In effetti dobbiamo in qualche modo partire sempre dalla musica, perché la musica è qualcosa che assapori, che non vedi ma che senti. Sta succedendo una cosa fortissima, ecco che immediatamente arriva anche un pezzo di testo. Non è mai una cosa così lasciata lì, capito? Anche proprio perché io mischio molto la musica con quello che dico. Non lascio al caso nulla. Mi piace “Vorrei incontrarti fra cent’anni” perché è una canzone che ha un suo giro bello, secondo me, come poi mi viene “Joe Temerario”. E questo è proprio il frutto di quello che abbiamo dentro, del cuore che abbiamo. Vedo dei ragazzi molto giovani che sono bravissimi, non ti parlo di quelli famosi che già. Devo dire che mi sono emozionato varie volte a sentirli perché hanno dentro tutto e dovrò solo aiutarli, stargli vicini, lo so. Che meraviglia!

MASSIMO GRANIERI

Allora, grazie Leti, davvero. Grazie a te. Finora, a parte le cose che ha detto Ron, le cose più interessanti le ha dette lei, quindi sono ben felice di questa scelta. Allora, a questo punto Rosalino, questa meravigliosa canzone, “Vorrei incontrarti fra cent’anni”. La ascoltiamo.

RON

Ah sì, io subito, ma non c’è Tosca. Come facciamo?

MASSIMO GRANIERI

Allora, ti dico una cosa. Io avevo chiesto a un’amica che si chiama Elena Mazzola, che è la responsabile degli Amici Ucraini. Lei ha una storia con questa canzone bellissima perché lei dice che l’ha sempre cantata a squarciagola in macchina a volume altissimo. Poi la conoscerai, ceneremo insieme e poi ci farà da guida la mostra anche sull’Ucraina. Le ho detto più volte al telefono: “Ma a questo punto perché non canti insieme a Ron?”. Perché chiaramente è una canzone, Tosca gli dà un colore, gli dà un tocco fantastico, una grandissima cantante, esatto, meraviglioso. Lei mi ha minacciato, ha detto: “Se mi chiami sul palco la nostra amicizia finisce qui”. Quindi purtroppo non posso chiamarla perché sono sotto minaccia. Quindi sei in qualche modo costretto a farla da solo. Però io vorrei chiedere al pubblico di aiutare Ron e Rosalino. Dai, so che la conoscete tutti a memoria. Aiutate Rosalino.

RON

Sì, pensavo. Lo faccio a volte con un altro pubblico in giro. Io, siccome sono tutte tante persone che si vergognano di essere così davanti a me che sto suonando piuttosto che questa occasione di poter cantare qualche cosa del genere. Questa canzone è un duetto, è un duetto bellissimo, devo dire. Grazie anche a Pippo Baudo, perché lui ha veramente capito la canzone.

MASSIMO GRANIERI

A proposito di Pippo Baudo, avrei dovuto citarlo prima, perché nell’84 Pippo Baudo scelse “Joe Temerario” come sigla per la sua “Domenica In”.

RON

Lo chiamai, mi ricordo, era a Bari, insieme a Lorella Cuccarini e io andai da lui e gli ho detto: “Pippo, mi devi aiutare”. “Perché?”. Cosa era successo? Era successo che questa canzone, “Joe Temerario”, non era così nelle corde dei discografici che conoscevo. Per cui io ho detto: “Io questa la voglio fare però”. E me ne sono uscito.

MASSIMO GRANIERI

E poi cosa ti disse Pippo?

RON

E poi Pippo dice: “Senti, andiamo giù in garage perché ho la macchina per cui”. Allora c’era ancora uno stereo, no? E gli ho fatto sentire la canzone, ma lui ha fatto: “È bellissima, bellissima, bellissima.

MASSIMO GRANIERI

Ron, l’ho inventato io.

RON

l’ho inventato io, queste cose”. No, Pippo era straordinario, un grande musicista tra l’altro.

MASSIMO GRANIERI

Sì, un bravissimo pianista, con un applauso lo ricordiamo, un uomo grandissimo. E nel ’96 Pippo Baudo ci vede lungo, ti chiama a Sanremo a suonare questa canzone e proviamo a cantarla insieme a Ron, aiutiamo Ron a cantarla.

RON

Sì, se non la sapete magari con il telefonino uno va su.

MASSIMO GRANIERI

Magari prendete il testo sul telefonino, brevi. Ecco vedi, ogni tanto la tecnologia ci viene incontro.

CANZONE

RON

Grazie. Vi racconto questa cosa che è stata carina su questa canzone. Il giorno in cui abbiamo vinto, Tosca ed io, noi non gli davamo tanto peso a questa canzone, ma non perché non ci piacesse, ma perché era una canzone un po’ particolare rispetto alla classica canzone sanremese. E allora ha detto: “Ma sì, andiamo, cosa vuoi, va male”. E siamo stati benissimo, io e lei andavamo a girare, andavamo in Francia. Quando è stato il momento di dare il primo, secondo, terzo premio, io e Tosca eravamo sporchi di aragosta, perché stavamo mangiando ma non ci aspettavamo di essere riusciti a entrare nei primi tre. Infatti arriva il nostro discografico e diceva: “Venite immediatamente, venite immediatamente, siete nei primi tre”, che a momenti cade giù dalle scale, poverino. Così usciamo, usciamo con tutta la nostra aragosta possibile.

MASSIMO GRANIERI

Infatti ricordo l’uscita poi sul palco di Sanremo, eravate piuttosto stupiti.

RON

Sì, non ce l’aspettavamo.

MASSIMO GRANIERI

Eravate lì molto stupiti, ma anche molto leggeri.

RON

Sì, quello sì, cantavamo con grande passione questa canzone. Poi Tosca devo dire che è una persona eccezionale, una cantante strepitosa.

MASSIMO GRANIERI

Allora, un’altra canzone che non possiamo non far ascoltare, che penso sia tra le più amate dal tuo pubblico, è “Non abbiam bisogno di parole”. Infatti sento già.

RON

È ora di farla.

MASSIMO GRANIERI

A proposito di parole e di Parola, tu senti la responsabilità, lo dicevamo anche prima, di scrivere cose buone, di dare del pane buono ai tuoi ascoltatori. Pane buono intendo parole belle, eleganti, gentili.

RON

Devo dire che a questo certo che penso, però sono molto immerso dentro di me. Se andassi totalmente fuori a respirare, per chiudere questo momento, le canzoni avrebbero sofferto di più ancora. Credo che le parole sono importantissime. Quando ti accorgi che stai scrivendo una bella cosa, ce la metti tutta, perché diventi poi tutta la canzone bella.

MASSIMO GRANIERI

Allora l’ascoltiamo.

CANZONE

RON

Grazie. Grazie davvero. Che bella sorpresa.

MASSIMO GRANIERI

Che meraviglia, che meraviglia. Ce lo siamo tenuti per ultimo. Il tuo rapporto di profonda amicizia con Lucio Dalla. Sanremo 2018, ricevi un bel regalo da Lucio Dalla, “Almeno pensami”. Gli eredi di Lucio Dalla scoprono questa canzone che era molto amata da Lucio. Ci lavorò tantissimo, la cronaca narra di lui che con questi taccuini andava in giro a scrivere e perfezionare questa canzone. Gli eredi la scoprono e pensano immediatamente a Rosalino Cellamare e a nessun altro.

RON

Quando c’era Baglioni quell’anno, era lui che conduceva il Festival e mi dice: “Guarda, cosa hai da fare nei prossimi giorni?”. Allora io gli dico: “Niente, Claudio, perché?”. “È successo questo, abbiamo trovato questo documento di Lucio, con una musica ed è bellissimo. Ci piacerebbe tantissimo che tu lo facessi”. Io fui molto impaurito perché mi rendevo conto che ero su un palco con una canzone non solo non mia, ma una canzone di Lucio. Per cui mi chiedevo dentro, dietro le quinte prima di cominciare: “Chissà se la gente riuscirà a dirmi ok, bene, ce l’hai fatta”. È stato così, è una cosa bellissima. Sono grato chiaramente a Lucio di farla lasciare anche a me.

MASSIMO GRANIERI

Pensi che in qualche modo sia stato un modo suo di alimentare e continuare la vostra amicizia?

RON

Questo non lo so. Eravamo due persone anche molto lontane perché io abito a Garlasco. Terribile. Lucio abitava a Bologna, però ci si vedeva quando c’è stato Banana Republic e quando abbiamo fatto anche canzoni insieme, appunto, come quella che abbiamo fatto prima.

MASSIMO GRANIERI

C’è una cosa che mi ha stupito molto e mi stupisce molto della vostra lunghissima collaborazione, è che entrambi avete una forte identità artistica musicale. Avete collaborato insieme ma mai l’uno ha prevaricato sull’altro. Avete fatto tante cose insieme ma rimanendo ciascuno fedele alla propria identità. È una cosa che capita raramente nella musica.

RON

Devo dire che io ho immediatamente capito quello che Lucio sapeva fare, faceva. Adesso vi dico una cosa carina, mi ricordo quando venni scelto dalla giuria del Festival. Io avevo 16 anni. A un certo punto mi dissero: “Allora guarda, adesso avrai un grande, un grande poeta”. E io già lì ho detto: “E chi è?”. “È un bravissimo, un bravissimo artista”. “Bene, bene”, ho detto, “perché no?”. E lui è arrivato, e io non l’avevo riconosciuto, prima perché non sapevo che era Lucio Dalla, ma perché Lucio è arrivato molto prima di diventare poi subito il 4 marzo 1943. Per cui io vidi questo omino su una sedia a rotelle, tutto ingessato, dall’inizio alla fine proprio, e ho saputo poi che aveva avuto un grosso incidente stradale sulla strada di Roma. E lui mi ricordo e mi disse: “Tu sei quel ragazzo che è venuto a sentire la mia canzone?”. E gli ho detto: “Sì, ma sono io”. “Allora guarda prenditi il foglio e senti un attimo tu come potresti farla”. Lui me la diede, la canzone. L’ho fatta ed era felicissimo. Tant’è vero che abbiamo deciso di mandarci a Sanremo quell’anno. Non con canzoni. Per esempio, non come. Come si chiama questa canzone? Non è “Nessuno mi può giudicare”. Ce l’ho in testa, capite?

MASSIMO GRANIERI

La troveremo, perché anche io adesso ho un vuoto di memoria, come ha confermato.

RON

Sì, ecco, c’era questa canzone, adesso lui la stava.

MASSIMO GRANIERI

Maestro, qual è?

RON

“Occhi di ragazza”, pensate, era stata bocciata a Sanremo. Per cui Lucio andò in tutte le furie. Era tutto pieno di ammaccature. È stata una cosa bella e ho conosciuto uno veramente tosto.

MASSIMO GRANIERI

Insieme avete, posso dirlo, cambiato parecchio la storia della musica italiana. Io direi di sentirla, questa canzone che nel 2018 al Festival di Sanremo vinse il premio della Critica Mia Martini ed è nel cuore di tutti. Si intitola “Almeno pensami”.

CANZONE

RON

Grazie, grazie. Sarà contentissimo, anzi felice. Grazie, grazie.

MASSIMO GRANIERI

Eh beh, il giusto tributo a un grande artista come Lucio Dalla. Qualche giorno fa ti raccontavo, Rosalino, che una band di tre musicisti, il 22 sera, ha dedicato un intero concerto a Lucio Dalla. Ti porto i loro saluti, avrebbero voluto tantissimo stare con te. Erano veramente commossi e felici di poter far conoscere anche alle nuove generazioni l’arte di Lucio Dalla. Spero che stasera abbiamo potuto riscoprire la grandezza di Rosalino e della sua musica.

RON

Grazie. Grazie.

MASSIMO GRANIERI

Siamo giunti al termine, è proprio vero che le cose belle durano pochissimo, io starei qui altre due ore tranquillamente, è un po’ come andare al concerto di Bruce Springsteen, la stessa cosa. Tante canzoni sono rimaste fuori dalla scelta che abbiamo necessariamente fatto da me, sempre liberamente costretto anche Rosalino a suonare le canzoni da me imposte, però è stato molto molto gentile.

RON

Me le fai riscoprire!

MASSIMO GRANIERI

Molto garbato! Però Rosalino non possiamo non chiudere con “Piazza Grande”, visto che abbiamo citato Lucio Dalla, perché in questa canzone c’è la tua firma, c’è la tua musica, ci sei tu. Anche tu. Grazie, grazie. Che dici? La cantiamo e poi ci salutiamo alla fine, perché io sono talmente emozionato. Dobbiamo chiudere, c’è un orario qui.

RON

Io la brandina l’ho portata.

MASSIMO GRANIERI

Prendete dei panini, che ne so. Prendete le bibite. No, dobbiamo chiudere. “Voce del popolo, voce di Dio” si dice. Avete notato che non l’ho detta in latino, l’ho detta in italiano? Canzone meravigliosa, canzone che ha segnato la vita di tantissime generazioni. Penso che sia un capolavoro assoluto. Qual è stato il tuo apporto a questa canzone? Cosa ha dato Rosalino a questa canzone?

RON

Volevo dire con poche parole che mi ricordo che quell’anno in cui la Regione Siciliana aveva chiesto alla nostra casa discografica di poterci avere per tre concerti in Sicilia. E noi abbiamo detto: “Sì”. Allora, hanno preso questa barca, ci siamo entrati, una giornata fantastica di sole, meravigliosa. Io avevo solamente 17 anni, ero giovanissimo e non avevo mai visto la Sicilia. Mi ricordo che a un certo punto Lucio e i suoi musicisti crollano in un sonno fortissimo. Eppure anche la mia band erano tutti addormentati. E io ero lì da solo con questo mare fantastico e a un certo punto, davanti a tutto quello che Dio ha creato, mi è venuta questa cosa qua. Lucio si sveglia. A un certo punto diceva: “Cos’è questa roba?”. “Ma come, cos’è questa roba? Aspetta, è una canzone mia, nuova”. E lui diceva: “Veramente?”. “Sì, veramente, Lucio. Ti piace?”. E lui ha detto: “Sì”. “E allora perché…”. Io avevo fatto solo due strofe e tu almeno fai l’inciso, no? Che dici: “È una cosa complicata”. “Come, è una cosa complicata? Perché?”. “Complicata”. “Ma perché c’è il mare?”. “Ma scusa”, gli ho detto, “hai scritto mille canzoni sul mare”. “Dai, adesso non so, fammi pensare un attimo”. Ha fatto un po’ di gesti così. Pensate che dopo 20 minuti, un quarto d’ora forse, abbiamo unito le due parti, quella che avevo scritto io e quella che aveva scritto Lucio. E io ero il ragazzo più felice del mondo, veramente avevo raggiunto questa grande grazia di riuscire a fare delle cose che possano andare al cuore della gente. Questa cosa mi ha fatto sempre molto soffrire, perché a volte non ce la facevo. Poi è arrivata e arrivato tutto quello che dal cuore doveva arrivare. Grazie, grazie. Grazie, grazie.

MASSIMO GRANIERI

Allora, vista la commozione generale. Telefonini! Tanto la conosciamo a memoria, questa canzone, non come me che non ricordo le preghiere a memoria, ma voi le canzoni di Dalla e di Ron le conoscete, anche io. Io direi, facciamo una cosa, rompiamo il rituale del Meeting, alziamoci in piedi e cantiamo insieme questa canzone perché non possiamo stare fermi a cantare questa bellissima canzone “Piazza Grande” con Rosalino Cellamare.

CANZONE

RON

Lui è Giuseppe Tassone.

MASSIMO GRANIERI

Abbiamo ascoltato canzoni che ci fanno stare in piedi perché la musica quella vera, quella di Rosalino Cellamare, non consola soltanto ma a volte salva e a volte ci riconsegna a noi stessi ed è quello che è successo questa sera. Grazie, grazie davvero Rosalino. Voglio ringraziare, è d’obbligo, chi ha reso possibile questo evento. Grazie innanzitutto a Marco, Luigi ed Emanuele Forlani perché hanno creduto in questo progetto, grazie a loro davvero. Grazie ai fonici, ai tecnici, ai volontari perché sono loro lo spettacolo più bello di questo Meeting. Ringrazio il mio giornale L’Osservatore Romano, Radio Vaticana, ringrazio veramente tutti. A cose più grandi Rosalino. Alla prossima. Ciao a tutti e grazie.

Data

25 Agosto 2025

Ora

19:00

Edizione

2025

Luogo

Sala Neri Generali Cattolica
Categoria
Incontri