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EDUCAZIONE È SPERANZA
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In collaborazione con AVSI
Fabio Massimo Ballerini, consigliere di legazione presso PCM, Dirigente Struttura di missione “Piano Mattei”; Laura Frigenti, CEO Global Partnership for Education; Stefano Gatti, direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo, MAECI; Mariatou Koné, ministro dell’Educazione della Costa d’Avorio e presidente di CONFEMEN; Francesco Magni, professore di Pedagogia Generale e Sociale, Università degli Studi di Bergamo; Giampaolo Silvestri, segretario generale Fondazione AVSI ETS. Modera Eva Crosetta, conduttrice Sulla via di Damasco, Rai2
Ad oggi, più di 250 milioni di bambini al mondo non vanno a scuola: è un dato di fronte al quale non possiamo restare indifferenti. In oltre cinquant’anni di presenza in contesti di sviluppo e di emergenza, AVSI ha lavorato per rendere accessibile l’educazione anche ai bambini e ragazzi che vivono nei contesti più difficili, e ha costantemente verificato il potere trasformativo dell’educazione sul singolo e sull’intera comunità. Per raccontare quanto è stato realizzato e quanto ancora resta da fare, si propone questo evento dal titolo “Educazione è speranza” che, attraverso testimonianze dirette, presenterà la capacità trasformativa e generativa dell’educazione, quando è intesa e promossa come una relazione personale, che si sviluppa in un accompagnamento della persona alla scoperta del proprio valore unico e di quello degli altri. Per garantire questa educazione di qualità a tutti è necessaria un’azione coordinata tra istituzioni statali, comunità locali, e organizzazioni della società civile, chiamate a lavorare insieme come soggetti di un’unica comunità educante. In un tempo in cui la cooperazione allo sviluppo e l’aiuto umanitario vedono ridursi i fondi pubblici assegnati dagli stati, con questo evento si intende inoltre documentare come i fondi investiti in educazione contribuiscano alla crescita integrale delle persone e ad uno sviluppo sostenibile di tutti, e come sia necessario continuare a lavorare insieme investendo fondi adeguati
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EVA CROSETTA
Buonasera, buonasera a tutti e benvenuti. Sono felice della vostra presenza, sono appena arrivata al Meeting di Rimini e già sto assaporando e mi sto lasciando contagiare dall’entusiasmo di questa 46esima edizione. Abbiamo la possibilità oggi di affrontare e di parlare di un tema veramente significativo con dei relatori e degli ospiti illustri. Abbiamo il piacere enorme di avere qui con noi oggi la ministra dell’educazione della Costa d’Avorio. Un grande applauso, poi l’andremo a presentare. Arrivo direttamente dalla Namibia, quindi porto ancora con me un po’ di Mal d’Africa, che spero di custodire nei prossimi mesi, perché è sempre bello poter avere il pensiero di tornare in quei luoghi, in un continente così affascinante, così diverso in tutte le sue sfaccettature. Arriviamo al titolo scelto dall’AVSI: “Educazione è speranza”. Quella non è una congiunzione, ma è la terza persona singolare del verbo essere, perché l’educazione è un soggetto attivo, è quella cosa che ti permette di cambiare il tuo destino. Ti fornisce gli strumenti per essere una persona migliore, per essere libera, per poter pensare con la propria testa, per sviluppare il tuo potenziale, accrescere la tua persona e contribuire ad un futuro migliore non solo per te, ma anche per la collettività, per la comunità nella quale sei inserito. Diamo un dato rilevante, molto significativo che ci deve far riflettere tutti: 250 milioni di bambini al mondo non vanno a scuola. Vi rendete conto di che cosa voglia dire questa cifra? Vuol dire tarpare le ali a dei bambini, a dei ragazzi, invece di spiccare il volo. Vi vado subito a presentare e parleremo quindi oggi dell’importanza della sfida educativa insieme a questi illustri ospiti. Mariatou Koné, antropologa e ministra dell’educazione della Costa d’Avorio. Un applauso. Avremo in collegamento con noi Laura Frigenti, CEO del Global Partnership for Education. Francesco Magni, professore di pedagogia generale e sociale presso l’Università degli Studi di Bergamo. Gianpaolo Silvestri, segretario generale di AVSI. Fabio Massimo Ballerini, consigliere di legazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e dirigente struttura di missione del Piano Mattei. Concludiamo, ma non meno importante, con Stefano Gatti, direttore generale della cooperazione allo sviluppo. Una parola molto grande, ma poi ci faremo raccontare nel dettaglio che cosa effettivamente viene fatto, perché per quanto riguarda l’educazione, tanto è stato fatto, ma tanto c’è ancora da fare. Allora, caliamoci nella realtà di questo meraviglioso Paese, la Costa d’Avorio, e andiamo a vedere insieme questo video dal titolo “Costruire un villaggio dell’educazione”, realizzato da fondazione AVSI grazie a fondazione Sanzeno.
[VIDEO]
EVA CROSETTA
Parliamo un po’ di questo bel paese della Costa d’Avorio che negli ultimi decenni ha visto anche una crisi politica e militare che si sta ancora cercando di curare le ferite, però nonostante questo è una delle principali economie emergenti dell’Africa occidentale e questo è sicuramente significativo, ma nonostante questo il 40% della popolazione è sotto la soglia di povertà e questo avviene soprattutto in contesti rurali a causa delle disuguaglianze e anche dell’impennata dei prezzi dei beni di prima necessità. Quello che mi viene da sottolineare è questo pensiero, perché in questi contesti rurali dovete immaginare che i bambini e i ragazzi sono spesso impiegati come forza lavoro dalle stesse famiglie sul lavoro, nelle attività agricole dei campi. Quindi bisogna innanzitutto instillare negli stessi genitori l’intenzione, la comprensione di quanto l’educazione sia necessaria per far sì che il futuro dei propri figli possa migliorare. Quindi il primo passo sicuramente da fare è quello di instillare una vera e propria cultura dell’educazione. Abbiamo qui con noi il ministro dell’educazione, la ministra dell’educazione della Costa d’Avorio, mi viene proprio da chiedere che cosa si sta facendo in tal senso e cosa ha prodotto e sta producendo la stretta collaborazione che si è venuta a creare tra il governo italiano e la Costa d’Avorio, soprattutto nell’ambito del Piano Mattei.
MARIATOU KONÈ
Grazie mille. Vorrei innanzitutto ringraziare il pubblico e salutare il pubblico e tutti gli altri partecipanti a questo panel e dire che la Costa d’Avorio è un paese francofono e quindi parlerò in francese. So che c’è un servizio di traduzione e quindi chi ha le cuffie potrà ascoltare la traduzione per poter seguire il mio intervento. Vorrei cominciare ringraziando il governo italiano che mi ha invitato qui oggi e mi ha invitato a partecipare a questo grandissimo evento e in particolare a questo panel. Questo è il segno della fruttuosa collaborazione tra la Costa d’Avorio, il governo della Costa d’Avorio e il governo italiano. Sono davvero felicissima di essere qui per parlarvi dell’esperienza della Costa d’Avorio in materia di istruzione, perché è questo l’oggetto della sua domanda. Ecco, rapidamente, vorrei innanzitutto dirvi come mai per la Costa d’Avorio l’istruzione è un grande tema, perché l’istruzione, l’educazione è speranza, perché aiuta a rafforzare o a sviluppare il capitale umano. Quindi l’educazione è speranza perché aiuta le persone a uscire dall’oscurantismo, aiuta milioni di persone a imparare a leggere e a scrivere. È la speranza perché oggi nel contesto in cui ci troviamo l’educazione tramite la formazione di base e poi formazioni successive consente l’occupabilità. Oggi il tema dell’occupabilità è fondamentale, quindi occorre adattare il sistema dell’istruzione a queste esigenze per permettere al maggior numero di persone di poter accedere a un lavoro, soprattutto i giovani. La Costa d’Avorio è un paese che ha circa 30 milioni di abitanti, con una popolazione essenzialmente urbana al 52% e, in nome della crescita demografica, ha moltissimi giovani, questo grazie allo sviluppo demografico. Quindi per noi l’istruzione e l’educazione sono fondamentali, sono al centro del nostro sistema educativo oggi, perché bisogna affrontare l’occupabilità come tema nodale estremamente legato a quello dell’istruzione e della sua articolazione. Ma ora vorrei definire meglio il contesto che fa sì che io dica che per noi l’istruzione dell’educazione è speranza nel nostro paese. Abbiamo il Presidente della Repubblica che è arrivato al potere, che ha cominciato ad esercitare la sua funzione di Presidente nel 2011, ma il nostro paese è passato attraverso varie crisi, crisi politico-militari a partire dal ’90, con il culmine nel ’99 in cui abbiamo avuto un colpo di stato militare. Poi nel 2000 abbiamo avuto delle elezioni che hanno portato alle elezioni di un nuovo presidente.
Ma tornando al tema dell’istruzione, abbiamo avuto una scuola a due velocità perché il paese era diviso in due: c’era una zona in cui praticamente i bambini non andavano a scuola oppure ci andavano in base alla volontà di alcuni volontari, e poi la parte governativa. Quindi abbiamo avuto diverse difficoltà a vari livelli, a livello delle infrastrutture, a livello della pedagogia, a livello anche dei contenuti stessi dell’insegnamento e anche a livello di equità e quindi di pari opportunità rispetto all’accesso alla scuola. Il nostro paese ha dovuto affrontare anche moltissimi tipi di violenze, violenze anche in contesto scolastico. Il Presidente è arrivato nel 2011 e la sua priorità è stata la pacificazione e l’unificazione del paese lavorando sulla scuola, fare in modo che tutti i bambini della Costa d’Avorio potessero andare a scuola, proprio per i motivi che ho citato poc’anzi, quindi sviluppo e rafforzamento del capitale umano. Quindi la politica del Presidente per 10 anni dal 2011-2021 è stata una politica centrata sull’istruzione, sull’educazione basata sull’accesso alla scuola per tutti i bambini e quindi per garantire il loro successo scolastico e questo ha fatto sì che siano state condotte tantissime attività. Poi nel 2021 una volta che la questione dell’accesso è stata risolta, a partire dal 2021 è stata garantita la continuità dell’accesso, ma si è passati poi a un lavoro sulla qualità, sul merito, sull’uguaglianza, nella trasparenza più totale. Quindi queste sono le due grandi fasi che il nostro paese ha conosciuto in questo ambito in seguito alla crisi politico-militare che il paese ha conosciuto negli anni precedenti. Ecco, ora tornando al tema della nostra sessione, quindi dare speranza, quali sono i mattoni che servono alla Costa d’Avorio, quali sono quelli che abbiamo utilizzato finora per trasformare il nostro sistema dell’istruzione, per instillare questa speranza? Innanzitutto l’infrastruttura. Il Presidente ha scelto di costruire migliaia e migliaia di istituti scolastici. Vi faccio un esempio. Faccio un parallelismo tra i 50 anni prima. Noi siamo diventati indipendenti nel 1960, quindi faccio un raffronto. Le infrastrutture: quando lui è arrivato rispetto all’emergenza che c’era, ha fatto sì che si moltiplicasse il numero delle aule per le scuole delle attività prescolari di quattro volte, poi le aule per la scuola primaria di due volte, quindi sono state raddoppiate. Poi per le scuole secondarie il numero di istituti è stato triplicato. C’erano 294 licei, ma con il suo mandato e grazie anche alla stabilità ritrovata, alla sicurezza ritrovata, alla fiducia ristabilita con i partner siamo passati da 294 istituti scolastici secondari a 1030 che abbiamo oggi nel 2025. Questo per quanto riguarda il primo grande nuovo mattone utilizzato dal nostro nuovo Presidente per il sistema educativo. Il secondo grande mattone, mantenendo questa metafora, è quello che è stato fatto rispetto alla pedagogia. In ambito pedagogico, da 30 anni, dal 1995, i programmi della Costa d’Avorio non erano mai stati riformati. Per trent’anni i programmi sono stati gli stessi, quindi una routine. Ma siamo nel ventunesimo secolo, bisognava rivedere i programmi proprio per tener conto delle nuove realtà per tener conto del futuro senza trascurare le nostre realtà locali. Questa riforma dei programmi scolastici ci ha portato a integrare il tema della creatività, a integrare il tema dello spirito di squadra e anche temi come l’ambiente, la cultura, l’imprenditoria, temi che prima non c’erano nei programmi scolastici. Questo significa tener conto della realtà odierna. Inoltre, c’è la digitalizzazione, anch’essa è stata integrata nel sistema scolastico. Ecco, finirò il mio intervento, poi se avremo tempo sarò lieta di rispondere alle domande. Poi, il terzo grande mattone che abbiamo utilizzato è l’accento che è stato messo sull’inclusione, quindi fornendo le stesse opportunità a tutti i bambini della Costa d’Avorio che siano del nord e sud, nella regione occidentale centrale o orientale. Quindi dare le stesse opportunità in termini di genere, maggiore facilità nel dare accesso alle bambine con la discriminazione positiva, ma anche le persone disabili con problematiche di carenze di udito oppure di problemi di visione. Abbiamo più di un milione di bambini in Costa d’Avorio che erano in un sistema informale, quindi che non andavano in una vera e propria scuola, ma per questo venivano emarginati. Quindi abbiamo concesso sovvenzioni a questi istituti speciali per permettere ai genitori di lottare contro questa barriera culturale e mandare i loro figli a scuola, poterli sostenere attraverso piccole sovvenzioni. Questo è il terzo grande mattone. Poi il quarto grande mattone, vi parlavo di una crisi politico-militare che c’era stata, riguarda la violenza, la questione della violenza, la violenza anche in ambito scolastico e quindi abbiamo riportato la pace nelle scuole. Tanti programmi ci hanno aiutato a ottenere questo risultato. Si parlava di bambini che non volevano andare a scuola, oppure che creavano problemi, oppure che si picchiavano, si scontravano e poi addirittura abbiamo avuto anche il caso di bambini che obbligavano altri bambini a non andare a scuola, quindi davvero tanti tipi di violenze, ma noi siamo riusciti a partire dal 2021 a far sì che dal 2021 ad oggi questo fenomeno stia gradualmente scomparendo del tutto in Costa d’Avorio. Poi quinto elemento che voglio citare riguarda la valorizzazione della professione di insegnante, perché è chiaro che gli insegnanti sono parte integrante del sistema scolastico e quindi bisogna motivare gli insegnanti, questo è fondamentale e il Presidente ha enfatizzato e ha valorizzato i materiali di lavoro degli insegnanti per far sì che abbiano a disposizione degli strumenti di cui hanno bisogno per migliorare le prestazioni e le performance scolastiche. Quindi la formazione continua degli insegnanti è stata altresì valorizzata al di là della formazione iniziale. L’AVSI credo che potrà parlarne perché abbiamo fatto sì che al di là della formazione iniziale ci siano diversi programmi che permettono di tenere aggiornati curricula e quindi la questione curriculare è di primaria importanza sia per il livello di scuola primaria che secondaria. Questi sono i cinque grandi pilastri su cui abbiamo agito, i cinque grandi mattoni che abbiamo utilizzato in Costa d’Avorio proprio per instillare la speranza attraverso l’educazione. Come dicevo abbiamo attuato diverse riforme. Nel 2021 abbiamo svolto gli Stati Generali dell’Istruzione Nazionale e dell’Alfabetizzazione per fare un bilancio della situazione, vedere quali erano le difficoltà ancora esistenti, che cosa si poteva migliorare, proprio per adattare la scuola ivoriana ai cambiamenti dei nostri tempi. Poi dopo gli Stati Generali abbiamo disposto di una bussola, una bussola che ci ha permesso di orientarci, di capire la direzione da intraprendere. Quindi siamo tornati ai fondamentali, al calcolo mentale, al dettato. Abbiamo anche fatto sì che il tasso di istruzione, vi dicevo nei primi dieci anni la sfida consisteva nel garantire l’accesso a tutti i bambini, il tasso di scolarizzazione è davvero praticamente completo, oltre il 90%. Poi abbiamo fatto sì che anche il tasso di permanenza è dell’85,24%. C’è poi una politica di gratuità, dei kit scolastici, dei libri scolastici, e quindi questo è un altro asse, un’altra leva fondamentale per aiutare soprattutto le famiglie più svantaggiate affinché i bambini non solo possano andare a scuola ma possano rimanerci. L’analfabetismo un’altra questione fondamentale, ma grazie ai nuovi mattoni che abbiamo utilizzato, la fascia dei 15-24 anni che aveva un tasso di alfabetizzazione del 47% è passato al 63,8%. Quindi l’alfabetizzazione è migliorata tantissimo e poi anche la parità tra maschio e femmina è migliorata tantissimo, anche qui con dati in netto miglioramento, anche questo è importante. Poi abbiamo tante leve che abbiamo utilizzato, tra cui la politica di istruzione obbligatoria. In seguito ai lavori del lavoro degli Stati Generali abbiamo messo a punto un programma nazionale di miglioramento dei primi apprendimenti e poi abbiamo la regionalizzazione del reclutamento degli insegnanti per evitare le carenze di insegnanti affinché anche gli insegnanti rimangano nella regione dove sono stati assegnati. Poi in nome della politica di prossimità abbiamo costruito anche delle strutture specifiche vicino alle famiglie per gestire le questioni delle gravidanze e soprattutto delle ragazze. Vorrei anche ringraziare il governo italiano per il Piano Mattei che ha portato 15 milioni di euro alla Costa d’Avorio e ci hanno aiutato enormemente a seguire la direzione che la bussola ci ha indicato. Vorrei ringraziare AVSI, ma anche Save the Children che sono delle ONG attraverso le quali il governo italiano ci dà tanti strumenti finanziari che permettono ai bambini, ivoriani di poter accedere alla speranza tramite l’istruzione. Vorrei ringraziare il governo italiano, è stato straordinario questo aiuto che ci è stato dato finora. Grazie.
EVA CROSETTA
Grazie al Primo Ministro per questo intervento che ci ha fatto comprendere cosa è stato fatto e cosa stanno facendo, l’impegno della Ministra e del Governo che rappresenta per quanto riguarda la sfida educativa in atto in Costa d’Avorio, ma si stanno già ottenendo degli ottimi risultati. Dovete comprendere che sono presenti più di 62 etnie diverse raggruppate in cinque ceppi principali. Quindi la situazione è molto complicata per alcuni versi, ma la volontà di fare le cose bene per quanto riguarda l’educazione non manca assolutamente. Continuiamo, dovremmo avere collegata, Laura Frigenti. Vediamo se è collegata con noi, eccola la vedo. Buonasera, Laura Frigenti, CEO di Global Partnership for Education, 30 anni di esperienza nel campo dello sviluppo, nel settore privato, nel settore pubblico e anche quello del no-profit, quello governativo. Stiamo parlando di educazione, dottoressa. Una cosa sicura è che la sfida educativa non si può vincere stando da soli, ma bisogna creare una sinergia, un’alleanza costruttiva tra enti diversi, che siano le banche di sviluppo, le agenzie, il governo, le organizzazioni di società civile. Insomma, è un lavoro di squadra quello che bisogna compiere.
LAURA FRIGENTI
Grazie per l’invito. Mi dispiace di non essere presente personalmente in Rimini, ma mi fa grande piacere condividere questa opportunità con i colleghi che fanno parte di questo panel e che hanno delle esperienze importantissime da condividere. Credo che la Ministra più o meno ha posto l’enfasi su quelli che sono i due aspetti principali. Il primo è che il problema dell’educazione non si risolve se non c’è una volontà politica e una visione chiara che mette l’educazione al centro del programma di sviluppo nazionale. In fondo ogni paese, il valore più importante per ciascun paese è il capitale umano che riesce poi a traghettarlo verso una fase di sviluppo migliore. Il secondo punto, come accennava lei nei suoi commenti, è che in realtà ci vuole un po’ un villaggio per contribuire ad un sistema educativo che funziona e in questo io credo che l’Italia ha delle esperienze importanti da condividere, perché sono tante, lo ha detto la Ministra nelle ultime parole del suo intervento, sono tante le organizzazioni non governative italiane che sono radicate nella realtà dei vari paesi nei quali operano e che permettono di fare sì che gli interventi nel settore dell’educazione non siano soltanto dei risultati di un’attività bilaterale da governo a governo, ma che siano effettivamente radicati nella realtà nella quale poi i bambini si trovano a vivere quotidianamente. Vorrei soffermarmi, perché sono consapevole del fatto che il tempo è poco e gli speaker moltissimi, su tre punti fondamentali: il primo, qual è la situazione del settore dell’educazione, la seconda, perché è importante investire nell’educazione e il terzo che cosa effettivamente possiamo fare. Lei ha detto nelle sue parole introduttive che 250 milioni di bambini sono al di fuori del sistema scolastico in questo momento. Se lo proiettiamo con i dati demografici da qui al 2050, questo numero raddoppia, se la situazione soprattutto nei paesi a basso reddito non migliora. Ma forse il dato più drammatico e più problematico per me è che al momento dei bambini che sono a scuola, 7 bambini su 10 nei paesi a basso reddito, a reddito medio basso, alla fine del quarto anno, alla fine della quarta elementare, non sono in grado di leggere o scrivere una frase semplice. Vuol dire che il fatto che siano nella classe, nella scuola, è sicuramente un punto di partenza importante, ma non si traduce necessariamente nel fatto che apprendano. La qualità del fattore educativo è molto povera e c’è bisogno di una grossa riforma. Quindi è da questi dati, secondo me, che dobbiamo ragionare, perché uno degli aspetti importanti per cui l’educazione è speranza, è il fatto che l’educazione riesce a trasformare il potenziale di ciascuno di noi e gli permette di inserirsi con successo nel mercato di lavoro, di contribuire a creare una società più giusta, più equa, dove le istituzioni sono più forti e funzionano meglio. La realtà che noi vediamo è che, anche se guardiamo il numero degli studenti che completano la scuola secondaria, la transizione al mercato del lavoro con dei dati è bassissima, perché le cose che i bambini apprendono a scuola, che gli studenti apprendono a scuola, non sono poi quelle che vi sono richieste dal mercato del lavoro e quindi il primo punto che secondo me diventa molto importante è sicuramente fare in modo che ci sia una comunicazione migliore tra le due parti, la domanda e l’offerta che regolano praticamente il settore dell’educazione, le autorità governative che disegnano i curriculum, e il settore privato che è il grande fruitore di quello che l’educazione produce e quindi c’è bisogno di uno scambio migliore, di uno scambio più stretto che al momento non succede. La seconda parte importante che la Ministra l’ha toccato in vari punti, è che l’educazione ha bisogno di essere riformata. Lei ha dato l’esempio dell’educazione del settore della Costa d’Avorio che non era stata cambiata per oltre 40 anni, questo succede in quasi tutti i paesi nei quali noi purtroppo operiamo e sono oltre 90. L’educazione è dogmatica, è obsoleta, sicuramente non produce quei soft skill che sono quelli che poi vengono richiesti maggiormente per un inserimento positivo nel mercato del lavoro e quindi c’è bisogno di investire non soltanto nel far sì che i bambini affluiscano nelle classi e rimangano nelle classi, ma affinché quello che imparano, i metodi di insegnamento siano dei metodi che poi generano delle capacità professionali, dei profili professionali che poi effettivamente sono moderni, sono coerenti con la realtà del mercato del lavoro che come tutti noi sappiamo è in grande cambiamento. Il terzo punto importante è che il settore dell’educazione deve essere radicato nella realtà nella quale i bambini vivono e per questo io credo che poi Gianpaolo ne parlerà riassumendo un po’ con la realtà degli interventi dell’AVSI che hanno avuto così tanto successo in molti paesi africani per esempio. C’è bisogno di fare sì che il processo di passaggio dalla famiglia alla scuola sia un processo nei quali i bambini riconoscano le realtà nelle quali poi operano quotidianamente e quindi i curriculum, i sistemi dell’educazione non soltanto nei contenuti ma proprio nel delivery system devono essere radicati all’interno della realtà sociale. E in questo io credo che l’approccio che il Piano Mattei propone e quindi di partire dalla realtà dei paesi e di porre questa realtà al centro del dialogo bilaterale che poi ci può essere tra un paese donatore come l’Italia e un paese partner come per esempio nel caso specifico la Costa d’Avorio, è effettivamente un approccio giusto ed un approccio che io spero possa essere replicato anche da altri paesi donatori in cui ci si allontana da un modello tradizionale in cui chi dona sa, e quindi chi dona offre una realtà che è stata un po’ costruita a tavolino, negli uffici di Londra, di Parigi o di Washington, ma effettivamente si parte dalla realtà nella quale si vuole operare e da questi punti si trovano dei punti di contatto in cui le risorse finanziarie servono a potenziare la realtà e i meccanismi che sono esistenti nel paese. Io credo che questi siano degli spunti importanti che possono aiutare a risolvere più facilmente, non facilmente, la crisi del settore dell’educazione e sicuramente a portare l’educazione al centro di quello che è una realtà di sviluppo generale per ciascun paese. Ciascun paese deve partire da quelle che sono i capitali umani che vuole costruire e da lì creare dei sistemi intorno che permettano, che possano fare da chiosa intorno a questa ricchezza di capitale umano.
EVA CROSETTA
Ringrazio la dottoressa Frigenti per il suo intervento, ci ha dato degli spunti estremamente interessanti. Adesso do la parola a Francesco Magni, professore di pedagogia generale e sociale presso l’Università degli Studi di Bergamo. Professore abbiamo sentito anche dalle stesse parole della Ministra come un mattone nel quale si sta costruendo tanto sia proprio rappresentato dalla pedagogia. Quindi l’importanza di formare degli insegnanti qualificati. La Ministra diceva di rivedere i programmi di studio educativi perché non sono più al passo con i tempi, di cercare di creare un sistema in cui la comunicazione tra domanda e offerta sia più efficace. Qual è il nostro in know-how in questo campo e che cosa possiamo diffondere nel sistema educativo della Costa d’Avorio?
FRANCESCO MAGNI
Sì grazie. Innanzitutto grazie per l’invito e ringrazio per questi due interventi che mi hanno preceduto, in particolare per l’intervento della Ministra che ha già anticipato davvero alcuni temi a cui proverò a fare qualche breve cenno. Ascoltandola mi è apparso quanto sia vera e attuale quell’affermazione di Don Giussani che diceva: “Se ci fosse un’educazione del popolo tutti starebbero meglio”, perché l’educazione, intesa come ne stiamo parlando questa sera insieme, come possibilità di costruzione di speranza, è davvero una possibilità di trasformazione, di generazione in grado di cambiare. L’insegnamento è lasciare un segno sulla singola parabola personale ma anche su un’intera comunità. Mi sembra che quello che abbiamo ascoltato prima sia proprio significativo sotto questo aspetto. D’altronde ciascuno di noi è nel bene e nel male quello che è grazie a una serie di incontri con maestri che l’hanno accompagnato nel proprio percorso di studi, di formazione e che hanno riconosciuto e valorizzato i talenti a cui si faceva riferimento prima e di cui ciascuno è dotato, talenti diversi. Allora per questo mi sembra importante quello che si diceva prima sulla sinergia, sull’alleanza. L’educazione non è qualcosa che riguarda solo gli educatori, solo gli insegnanti, solo i genitori, è qualcosa che riguarda tutti, riguarda tutti coloro che hanno responsabilità politiche, sociali, istituzionali, ma tutti i cittadini, tutti noi. D’altronde Aristotele nella politica già ci diceva che era compito del legislatore occuparsi soprattutto dell’educazione dei giovani e quindi questo è un invito a rinnovare queste alleanze. Nel merito delle questioni, nel nostro mondo contemporaneo tutti siamo connessi e negli anni scorsi abbiamo imparato ancora di più che nessuno si salva da solo. Di fronte alle sfide del nostro tempo, basti quella dell’intelligenza artificiale, della tecnologia, ma le sfide antropologiche e demografiche non sono da meno, ecco, queste sfide che tutti ci troveremo ad affrontare dobbiamo affrontarle insieme, insieme all’interno delle nostre comunità, ma anche insieme tra paesi e tra contesti differenti. Allora io penso che questo incontro di questo pomeriggio sia interessante perché mette su un tavolo insieme soggetti differenti, lo Stato, enti pubblici, ONG, esperti, tutti che collaborano in un’ottica internazionale per favorire politiche educative sempre più efficaci, per aiutare ciascun giovane a trovare la propria strada. E allora anche il nostro paese può giocare un ruolo di primo piano. Io penso grazie alla nostra tradizione culturale che ci contraddistingue e alle iniziative che tra l’altro sono in essere, sotto diversi profili. Prima la Ministra giustamente faceva riferimento nel suo intervento davvero molto interessante al tema dell’occupabilità e allora penso alla collaborazione anche a livello internazionale tra l’Italia e alcuni paesi rispetto alla formazione professionale e rispetto agli ITS Academy quindi quella formazione terziaria professionalizzante, e questo davvero può portare benefici a entrambi i paesi e a entrambi i giovani d’Italia e degli altri paesi coinvolti, superando il mismatch formativo. Oppure, ancora davvero condivisibile l’accenno alla formazione degli insegnanti. Gli studi ci dicono che tra i fattori interni all’interno delle scuole ciò che conta di più è avere dei bravi insegnanti che possano davvero aiutare a accompagnare i giovani. Concludendo, questa valorizzazione degli insegnanti, questa valorizzazione della formazione professionale penso che superi i confini dei singoli stati e la dimensione della cooperazione internazionale possa essere sempre più strategica anche in questo contesto, nel settore educativo. D’altronde, e vado a concludere, l’edizione di quest’anno del Meeting di Rimini riporta una frase del poeta inglese Eliot che nel 1939 in un altro testo scriveva così: “Nella vita di una nazione il sistema educativo è molto più importante del sistema di governo perché soltanto un adeguato sistema educativo può unire la vita attiva a quella contemplativa. L’azione, la speculazione, la politica e l’arte”. Ecco, questo mi sembra un bell’invito che possiamo farci questa sera e di cui l’incontro di oggi mi sembra possa essere un’ulteriore testimonianza dello splendido lavoro in corso. Grazie.
EVA CROSETTA
Grazie al Professor Magni anche per la sua ultima citazione molto significativa. Adesso lascio la parola a Gianpaolo Silvestri, Segretario AVSI, che ci potrà spiegare concretamente qual è il progetto educativo in atto in Costa d’Avorio ad opera di AVSI. Anche perché, parlo anche da cittadina, è bello sapere come vengono spesi i soldi delle tasse che paghiamo, vedere effettivamente dove vanno a finire quelli investiti in cooperazione.
GIANPAOLO SILVESTRI
Buonasera. Ringrazio molto per questa opportunità di tornare qui a Rimini a restituire il perché e il senso del nostro lavoro in paesi lontani. Paese il cui destino è strettamente connesso al nostro e ringrazio molto anche la Ministra per essere qui con noi. La sua presenza è l’espressione di una collaborazione stretta di AVSI con lei e con il suo Ministero che sta dando molti frutti e di questo siamo molto grati. Il titolo di questo evento è un pilastro del nostro lavoro. Quando usiamo queste parole, educazione e speranza, ci riferiamo a una realtà che abbiamo sperimentato di persona, che sperimentiamo ogni giorno nei progetti che realizziamo e che abbiamo visto incarnata in volti molto precisi. Cito un caso, uno dei tanti, delle migliaia: è quello di Bambami, una ragazzina di 14 anni che ora frequenta la scuola primaria ad Abidjan, una delle scuole dove interveniamo, ma che stava per rimanere chiusa a casa con il suo bambino. Lei era rimasta incinta durante le vacanze estive e la vergogna sua e soprattutto del padre rischiavano di tenerla lontana dalla scuola. Attraverso un lavoro di supporto e di dialogo curato dai nostri educatori e dal nostro staff, il padre ha cambiato idea e Bambami è potuta rientrare a scuola, in aula. Ha ritrovato il gusto di prendersi cura di sé e della sua preparazione, ha visto valorizzata la sua dignità singolare e ha ritrovato la strada del suo futuro. Per lei poter frequentare la scuola e per le sue amiche e compagne e per tutta la comunità a cui appartengono è una condizione essenziale di sviluppo. Ecco, la vicenda di Bambami non è un’eccezione, ma un esempio di ciò che vediamo ogni giorno nei progetti che realizziamo. L’educazione, come è già stato detto, ha il potere di trasformare il destino della persona e insieme anche le relazioni e il tessuto sociale in cui quella persona vive. Certo, il contesto è difficile, i dati li ha già citati prima Laura Frigenti, però lo stiamo vedendo in Costa d’Avorio, dove operiamo da molti anni con progetti educativi diversi e integrati. Ecco a partire da queste esperienze positive di collaborazione, secondo quello che è l’approccio multistakeholder di cui penso il direttore Gatti parlerà dopo, tipico della cooperazione italiana, abbiamo realizzato progetti positivi nelle scuole e partendo proprio da queste esperienze positive abbiamo creato questo progetto che la cooperazione ha voluto finanziare e che poi è stato inserito nel Piano Mattei. Allora questo progetto si chiama “Reussir”, cioè riuscire, vuole migliorare la qualità dell’educazione in Costa d’Avorio assistendo anche il Ministero dell’Educazione nell’implementare la riforma scolastica che è stata citata prima, che mira al miglioramento dei risultati scolastici nella lettura, scrittura e nella matematica della scuola primaria e quindi tentando anche di ridurre l’abbandono scolastico. Alcuni dati: il progetto è stato finanziato con 10 milioni di euro dalla cooperazione italiana, c’è anche un contributo di altri soggetti tra cui la fondazione Sanzeno per altri un milione e mezzo, e interverrà in 800 scuole di 20 regioni del paese, beneficiando circa 200.000 studenti e formando circa 5.000 insegnanti, quindi con un impatto importante. Voglio solo sottolineare che l’anno scorso, nel 2024, il presidente Mattarella, in visita in Costa d’Avorio, aveva proprio visitato una delle scuole dove noi realizziamo questi progetti ed è partendo anche da questa visita che si è avuto l’idea di questo progetto. A che punto siamo? Su come si è giunti all’approvazione, penso che il direttore dopo dirà qualcosa, io parlo dall’approvazione in poi. Il progetto è stato approvato ad aprile, è stato presentato alle autorità ivoriane, a giugno è partito, siamo nella fase di selezione del personale, abbiamo creato i diversi gruppi di lavoro, gli steering committee. A settembre ci sarà il comitato di pilotaggio col ministero. Stiamo identificando le scuole su cui interverremo che dovranno essere approvate dal ministero e poi si partirà con i tender per i lavori di riabilitazione nelle diverse scuole. Si stanno preparando tutti i materiali per la formazione e si avvieranno le diverse attività pedagogiche e prevediamo di avere le prime realizzazioni concrete già nella primavera del 2026. Quello che è importante di questo progetto è che si possono affrontare insieme le crisi più gravi lavorando insieme istituzioni, organizzazioni, ministeri, società civile, imprese e fondazioni. Quello che vogliamo ribadire con forza in questo momento è che la cooperazione internazionale usa fondi pubblici e privati in modo trasparente di cui viene misurato l’impatto e verificato il risultato. Solo un nota bene, prendo un minuto. Cosa intende AVSI quando parliamo di educazione? Sicuramente intendiamo l’acquisizione di competenze tecniche e la trasmissione di nozioni. Ma per noi l’educazione è soprattutto un processo umano integrale che coinvolge tutta la persona, che permette a Bambami di tornare a scuola, tutta la persona, cioè mente, cuore e relazioni, e che si fonda sul riconoscimento reciproco. Come ha scritto Don Giussani, educare significa comunicare se stessi, trasmettere ciò che costituisce la propria esperienza viva di significato. Ciò che emerge con chiarezza della nostra esperienza è che l’educazione diviene speranza quando è relazione, quando un bambino o un giovane scopre il valore infinito perché qualcuno lo guarda così, come ha guardato Bambami, e da questa scoperta nasce la possibilità di apprendere e progettare il futuro. È da questa visione dell’educazione che è possibile includere l’altro, l’altro punto di vista, come ci ha scritto il Papa nel messaggio al Meeting citando la Fratelli tutti di Papa Francesco. È chiaro che da questa visione dell’educazione nascono alcune raccomandazioni che noi mai ci stanchiamo di fare ai decisori politici. Primo, aumentare l’accesso e la qualità dell’educazione. Non basta moltiplicare le scuole, ma come ha detto anche giustamente la Ministra, bisogna investire nella formazione degli insegnanti. Questo è fondamentale. Il nostro progetto ha proprio questo compito, 5.000 insegnanti. Vogliamo formare 5.000 insegnanti, avere un impatto. Sostenere gli insegnanti in vari modi: strumenti, metodi, comunità professionali. Rafforzare la comunità educante, tutti coloro che sono attorno alla scuola, istituzioni, famiglie, società civile, dobbiamo agire insieme. Creare spazi sicuri, luoghi in cui bambini possano studiare, giocare e sviluppare relazioni significative con adulti di riferimento. L’educazione è speranza perché è ciò che permette a un bambino di scoprire la bellezza della realtà e viverla intensamente con la sua famiglia, la sua rete, la sua comunità e il suo paese. Questo progetto vuole affrontare questa sfida e noi siamo convinti di potercela fare con il sostegno di tutti coloro che l’hanno finanziato e che lo sostengono. Grazie.
EVA CROSETTA
Ringraziamo il segretario generale AVSI Gianpaolo Silvestri e poi c’è da dire che i programmi in ambito educativo sono una forma di investimento per il futuro migliore non solo delle persone vulnerabili in Africa ma anche dei nostri giovani, perché ricordiamoci che i nostri destini su questa terra sono tutti connessi. Do la parola adesso a Fabio Massimo Ballerini, consigliere di legazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dirigente struttura di missione Piano Mattei. Quello di cui stiamo parlando ora non è una cosa “tic-tac”, si attua e si arriva a questi risultati attraverso un processo, attraverso un lavoro diplomatico, cui accennava anche Gianpaolo Silvestri prima. Il presidente Mattarella è andato in visita ufficiale in Costa d’Avorio, è stato il primo capo di Stato italiano ad andare in quel paese e i risultati adesso si vedono attraverso quello che si sta realizzando con il Piano Mattei.
FABIO MASSIMO BALLERINI
Grazie, grazie mille per aver ricordato che certe cose non nascono in un giorno e che sono in realtà il frutto di un lungo lavoro che facciamo congiuntamente con le autorità dei paesi africani in cui interveniamo. L’ascolto, come sapete, è alla base del Piano Mattei e devo dire che con la Costa d’Avorio, al di là dell’educazione, stiamo lavorando praticamente in tutti i settori in cui il Piano lavora. Questo grazie veramente a una capacità di collaborare insieme e di intendersi che è stata senza pari. L’educazione è certamente un punto molto qualificante dell’attuazione del Piano Mattei in Costa d’Avorio. È vero sicuramente che la visita del Presidente della Repubblica, essendo stata la prima volta, è stata particolarmente simbolica, quindi ha dato, come molto spesso serve, anche a uno slancio idealistico, se vogliamo, a prefiggersi degli obiettivi però realizzabili e che verranno progressivamente realizzati. Io in questa occasione vorrei naturalmente ringraziare AVSI per il lavoro che ha fatto e che farà, avendo visto quello che ha già effettuato in precedenza, avendo visitato assieme al direttore generale in una missione l’anno scorso la scuola principale di Vridi Canal ad Abidjan e avendo potuto toccare con mano che cosa significa vedere le giovani generazioni mettersi sui banchi di scuola e avere un’opportunità e una prospettiva. Il panel oggi cita la parola speranza. La parola speranza l’ha menzionata anche il Santo Padre stamattina parlando della situazione generale internazionale, dice: “il mondo va male, c’è bisogno di speranza” e quindi forse è particolarmente pregnante che noi parliamo di educazione oggi pomeriggio in qualche modo. Credo che sia molto opportuno sottolineare anche quanto conta l’educazione non soltanto per l’employabilitè, come ha detto la Ministra Koné, perché questo è fondamentale per poter dare una prospettiva alle giovani generazioni, ma credo si debba anche sottolineare quanto l’educazione specialmente quella dei primi anni è in qualche modo la culla della costruzione delle istituzioni. A volte si dice che la strategia del Piano Mattei parla molto di cose concrete, di infrastrutture, di cose che si toccano con mano ma tocca meno quella parte soft di rafforzamento delle istituzioni che invece è fondamentale. Forse se ragioniamo su che cosa l’educazione dei primi anni nelle giovani generazioni può portare nel riconoscersi e nel riconoscere l’altro come titolari di diritti e come membri di una comunità, io credo che invece questo sia un ambito in cui oggettivamente il Piano Mattei lavora per rafforzare le istituzioni dei paesi in cui interviene. Quindi questo mi preme sottolinearlo perché credo che l’educazione abbia una capacità talmente variegata di spiegare la propria potenza di sviluppo socioeconomico in qualche modo che forse è bene ricordarlo. Allo stesso tempo in questo contesto mi piace ricordare anche che la scuola e quindi il rafforzamento delle strutture educative è anche il rafforzamento dei sistemi di identità delle persone. Diamo per scontato noi che ci possa essere un’anagrafe, che possiamo avere una carta di identità, che abbiamo un nome, un cognome, e che come tali veniamo riconosciuti quando facciamo un esame all’università o un esame medico. Non è così dappertutto, non è così in alcune zone, ad esempio della Costa d’Avorio o in altri paesi dove interveniamo. La scuola è spesso il punto di consolidamento anche dell’identità giuridica delle persone, senza la quale oggettivamente non ci può essere nient’altro successivamente, se non si ha un nome, un cognome, una data di nascita sarà molto difficile poter poi proseguire il proprio percorso umano e certamente il proprio percorso professionale. Infine, in ultima analisi, la scuola è anche un punto dove, lo sappiamo bene, ci siamo tutti vaccinati quando eravamo piccoli, è un punto di tutela e di prevenzione delle malattie. Tutela della salute, sostegno quindi ai bambini nell’età più debole evidentemente, più fragile e quindi io credo che oggettivamente con il Piano Mattei, con questo progetto che naturalmente è auspicabile, possa essere poi replicato, si interviene su tutta una serie di settori che in qualche modo sono all’inizio della vita delle giovani generazioni o comunque nei loro primi passi e che ci permette in qualche modo di intervenire per uno sviluppo olistico della comunità stessa. Grazie.
EVA CROSETTA
Grazie a Fabio Massimo Ballerini. Nel frattempo la dottoressa Frigenti ci ha lasciato, ha ultimato il collegamento perché aveva un impegno, ma la salutiamo, la ringraziamo per il suo intervento. Adesso do la parola a Stefano Gatti, direttore generale della cooperazione allo sviluppo. Dottore, possiamo dire che c’è stato veramente un cambio di passo notevole perché arrivare ad avere una risorsa così ingente da investire nella sfida educativa ti permette di fare grandi cose, non progetti frazionati.
STEFANO GATTI
Grazie, grazie mille. Io, visto che dopo un’ora di evento siete tutti sfiniti, io vi faccio un quiz, anche per dare una risposta a diversi perché. Il quiz è questo: sapete a primo gennaio di quest’anno qual è l’età media della popolazione italiana? Lo sapete? Ve lo dico io: 47 anni. Sapete qual è l’età media della popolazione della Costa d’Avorio? 17,9 anni. Allora, questa vi dà la risposta del perché, di una serie di perché. Il primo perché è perché l’Africa e il Piano Mattei. Stiamo parlando del continente più giovane al mondo. Un continente dove la risorsa principale di questo continente per la futura crescita sono i giovani e se sono i giovani l’educazione è la sfida fondamentale. Giovani senza educazione significa che non c’è un futuro per il continente, giovani con un’educazione significa che questo continente diventerà… cosa? E questo è l’altro tema della visione dietro il Piano Mattei. È chiaro che noi sappiamo che in Africa ci sono una serie di problematiche e a importanti problematiche dal punto di vista sanitario, dal punto di vista della nutrizione, non esistono solo in Africa, ma in Africa esistono in maniera molto importante. Ma noi sappiamo anche che l’Africa è la soluzione futura di questi problemi non solo per l’Africa, ma anche per l’umanità. Nel senso che è un continente che ha decine di milioni di ettari di terreno non ancora utilizzato a livello agricolo, che ha la popolazione più giovane del mondo, ed è soltanto tramite il fare un partenariato, investire noi nella crescita dell’Africa, che alla fine noi cosa facciamo? Investiamo nella nostra stessa crescita e quindi nella crescita dell’Italia. Questa è la visione dietro il Piano Mattei e questa è la risposta di perché l’educazione è uno dei pilastri del Piano Mattei, non può che essere così. Visto che lei chiedeva anche giustamente, che facciamo con i soldi? Cominciamo a dire che intanto i soldi vorremmo che fossero di più, ma in questo momento, nel 2025, l’Italia è l’unico Paese G7 che non ha diminuito i propri fondi per la cooperazione internazionale. È già un fattore molto importante. Diversi paesi, come sapete, del G7, qualcuno è proprio sparito come donatore internazionale, qualcuno che magari era il 40% dei donatori internazionali creando quindi una situazione di crisi, ma anche di sfida per tutti noi di come si fa, come si lavora su questo. E in Italia c’è una decisione politica importante anche grazie al lancio del Piano Mattei sul fatto che noi continuiamo a investire. Non abbiamo la possibilità di investire cifre tali da andare a rimpiazzare chi svolgeva un ruolo importante e un giorno ha deciso di non esserci più, ma sicuramente siamo e continuiamo a essere e vogliamo essere uno dei protagonisti. Ma il tema non è soltanto la quantità di soldi, che è importante, ma anche come noi utilizziamo questi soldi, come lavoriamo, quindi l’efficacia della nostra azione e lì per noi è importante l’esempio di un Paese come la Costa d’Avorio. La Costa d’Avorio è un paese che due anni fa non era neanche un paese prioritario per la cooperazione italiana. Non avevamo un ufficio dell’agenzia della cooperazione italiana, non avevamo proprio progetti in corso in Costa d’Avorio. Questo perché noi avevamo due anni fa 11 paesi africani prioritari, che non è neanche un numero basso, però i paesi africani sapete quanti sono? Non lo sapete: 54. E quindi sono veramente tanti, è ovvio, su 11 tu puoi fare qualcosa ma non è che vai ad impattare. Adesso dopo il lancio di Piano Mattei abbiamo rivisto i nostri obiettivi triennali e siamo a 23, che sempre meno della metà del 54, ma soprattutto abbiamo incluso una serie di paesi e proprio il Piano Mattei ci ha dato lo stimolo per includere nella nostra attività come cooperazione, contribuendo quindi come cooperazione italiana alla realizzazione del Piano, una serie di paesi. Uno di questi è la Costa d’Avorio. Che non solo è diventato un paese dove veramente di corsa abbiamo aperto uffici, abbiamo cominciato a portare persone, ma la scelta più ovvia era quella di andare a vedere – questo è uno degli spiriti di Piano Mattei – ma chi è già là del sistema Italia che già sta operando e ha capacità di fare le cose? E qui alla prima missione di sistema che io ho fatto in Costa d’Avorio l’anno scorso sono venuti i responsabili principali delle organizzazioni non governative italiane, c’era anche Gianpaolo Silvestri. Io mi ricordo che quando gli ho chiesto dove noi abbiamo un’ambasciata – qui c’è la nostra nuova ambasciatrice in Costa d’Avorio nominata fresca fresca, un’ambasciata che stiamo sviluppando e rafforzando con un ufficio della cooperazione, con realtà che noi abbiamo, sempre i numeri sono quelli perché noi abbiamo ovviamente 150 circa ambasciate in giro per il mondo, abbiamo diverse migliaia di persone che lavorano al ministero degli affari esteri ma non ce n’abbiamo 100 mila e quindi ovviamente le nostre ambasciate per quanto noi le rinforziamo… la nostra agenziale cooperazione, abbiamo aperto degli uffici… – però andiamo con Gianpaolo Silvestri a visitare questa bellissima scuola, che è la scuola che aveva già visitato il presidente Mattarella e da lì sono venute anche le idee di cosa potevamo fare, e ho chiesto a Gianpaolo: “Ma scusa, l’AVSI, quante persone ha che lavorano in costa?” “Ma non lo so, saranno una sessantina.” Con una sessantina non facciamo né un’ambasciata, né… Perché dico questo? Se noi prendiamo le principali organizzazioni della società civile italiana, che sono circa una decina, fanno in tutto circa 20-25 mila persone. Italiane o neanche italiane in verità, molte sono persone di quei paesi, questa è la cosa molto importante. L’AVSI ha più di 2.000 persone a ruolo paga (non svelo un segreto perché l’avete scritto nel pannello, nel nostro spazio espositivo) e più dell’80% o circa il 90% sono persone di quel paese, non sono italiani, ovviamente c’è una struttura, ci sono degli italiani che ci lavorano ma poi fanno crescere e creare una formazione delle capacità di quei paesi. Quindi stiamo parlando di un sistema-Italia che esprime 25 mila persone che sono presenti su terreno e noi abbiamo un’agenzia della cooperazione, che è una struttura importante, che ha quante persone c’ha in tutto, tra Roma e sul campo? 667. E ovviamente se noi andiamo a chiedere magari al Ministro dell’Economia di darci 10 volte tanto, quello vi dico che risposta mi dà. A parte il fatto che anche se ci dicesse fallo per fare tutti i concorsi, tra 5 anni saremmo ancora… magari, la stiamo rafforzando, andremo a 700, 800, 900 persone. Ci siamo confrontati con agenzie della cooperazione, vi faccio un esempio, quella tedesca, 21 mila persone. Poi dopo se parli con i tedeschi dicono che siamo troppi, quindi le dimensioni a volte non è detto che sia la cosa migliore per l’efficacia, sicuramente noi siamo efficaci dato le nostre dimensioni. Però le organizzazioni della società civile sono i nostri partner, sono quello che io dico sempre anche al Ministro Tajani, quando facciamo l’unione a Palazzo Chigi, il nostro esercito sul terreno sono l’organizzazione della società civile. Poi noi abbiamo una struttura dello Stato, noi, la nostra ambasciata, le nostre agenzie, che siamo lì a supportare. In Costa d’Avorio abbiamo creato un esperimento nuovo, abbiamo aperto un’unità di sistema della cooperazione italiana guidata da diplomatici con il nostro personale tecnico dell’agenzia, con il personale di Cassa depositi e prestiti che è la nostra banca per la cooperazione e abbiamo lanciato delle modalità innovative di cooperazione. Quindi l’esempio finale che io vorrei dare è questo. I soldi sono quelli ed è una decisione politica importantissima di mantenerli e di non diminuirli come stanno facendo altri. Raddoppiati non verranno raddoppiati perché le situazioni della finanza pubblica le conosciamo tutti ma li dobbiamo, come giustamente diceva lei, usare molto meglio. Allora noi cosa abbiamo fatto? Noi abbiamo esaminato in questi ultimi mesi – io sono stato nominato il 1° gennaio dello scorso anno – il sistema dei progetti di cooperazione che noi abbiamo. La taglia media dei progetti di cooperazione italiana, sviluppati nel tempo degli anni, è 1.8 milioni di euro. Uno può dire che small is beautiful, però forse no, soprattutto nella cooperazione e per l’efficacia dell’azione, perché noi possiamo avere anche dei progetti da 2 milioni di euro bellissimi, ma che tipo di impatto sistemico avranno su dei paesi con popolazioni di decine di milioni di abitanti, di cui bisogna riformare un’intera struttura, un’intera categoria? Chiaramente no, potranno essere qualitativamente importanti, ma l’impatto si fa con la dimensione e quindi abbiamo lanciato una serie di riforme. Una delle riforme è che basta fare questi progetti, queste gare cosiddette, noi li chiamiamo bandi, che vengono fatte fare con l’organizzazione della società civile con un limite massimo di 2 milioni. Si era deciso di fare così. E proprio in Costa d’Avorio abbiamo lanciato un innovativo bando dove non abbiamo messo il limite dei 2 milioni ma abbiamo messo invece la sfida di quanto più serio è il progetto che tu mi proponi, quanto più mi assicuri che ha un impatto sistemico, tanto più soldi io ti do rispetto a questo budget. Ovviamente i soldi non sono infiniti, ma facciamo saltare il limite dei 2 milioni. Quindi uno degli esempi pratici… un po’ di tempo fa Gianpaolo Silvestri ci siamo visti e mi ha detto: guarda tu hai fatto una cosa storica. Io ho detto: non so cosa ho fatto. Ci ha dato il maggiore finanziamento che noi come AVSI abbiamo mai ricevuto: un progetto da 10 milioni, ma se vi rendete conto la cosa assurda è che l’AVSI non aveva mai ricevuto un finanziamento da 10 milioni finora, questa è la cosa che non va, non è che è tanto bella la novità, ma il fatto che come fai a fare cooperazione se non hai dei progetti di dimensioni sistemiche? E con il Piano Mattei, con il Fondo Clima, che è un altro degli strumenti che noi usiamo, stiamo cominciando a fare grandi progettualità. Solo con le grandi progettualità tu trovi partner, tra l’altro Banca Mondiale, la Commissione Europea, che vengono a finanziare con te. Perché se tu finanzi una cosa per 2 milioni la Commissione Europea dice va beh, fai questa cosa di 2 milioni, ma non è che io ti venga a dare dei soldi in più. Se fai progettualità come stiamo facendo per esempio in Costa d’Avorio, il settore del caffè, il settore del cacao, è ovvio che allora hai Banca Mondiale, Commissione Europea che vengono a dirti, sono interessato anch’io, lavoriamo insieme. Chiudo su un tema importante, su una realtà come la Costa d’Avorio, intanto per ringraziare la Ministra di essere venuta qua, averci fatto l’onore, il Meeting di Rimini noi lo usiamo anche come uno strumento, uno spazio di diplomazia, la diplomazia non si fa solo nei palazzi, noi facciamo Meeting di Rimini, vedete gli uffici, il ministero, le sale, le riunioni, noi abbiamo incontrato la ministra, ha incontrato il nostro ministro degli esteri ieri, quindi il Meeting di Rimini è uno spazio, anche di diplomazia, è una cosa che ci piace molto, ma io chiudo semplicemente dicendo qualche cosa sulla Costa d’Avorio. Io sono recentemente stato sia l’anno scorso che quest’anno in visita in Costa d’Avorio e ho avuto anche il piacere nell’ultima visita di incontrare il Primo Ministro e io mi sono permesso di dire al Primo Ministro quando l’ho incontrato: “Io guardi le rappresento tutta l’Italia che non è l’ENI.” Nel senso che l’ENI va benissimo, quindi la nostra ambasciatrice sta andando giù, c’è l’ENI là, perché ovviamente Costa, Lavorio, Ghana, abbiamo pozzi petroliferi, è una presenza molto importante, quindi l’ENI va benissimo, non è che non va bene l’ENI, va super bene, è la più grande società privata operante in Africa, attenzione, quindi molto importante.
EVA CROSETTA
Anche perché il Piano Mattei, da chi prende il nome?
STEFANO GATTI
Però noi ci portiamo un’Italia in più e io non so, e quindi ultimo quiz e finisco il mio intervento, se voi sapete quanto cacao importa ogni anno la Ferrero dalla Costa d’Avorio. Io l’ho imparato tra le altre cose recentemente: un miliardo di euro l’anno.
EVA CROSETTA
Pensate a quanta Nutella mangiamo.
STEFANO GATTI
Pensate a che valore ha tutto questo e per esempio uno dei piani che noi stiamo facendo con la Costa d’Avorio che è il maggior produttore mondiale di cacao è quello di lavorare con il settore privato con i nostri partner con Save the Children che ha dei progetti che noi abbiamo finanziato per combattere il lavoro minorile nelle piantagioni del cacao che sono importantissime, sul mantenere quanto più possibile del valore del cacao o del caffè che vengono prodotti, perché la maggior parte del valore esce da questo Paese poi viene preso dalle aziende che lo trasformano, invece noi nel Paese dobbiamo lasciare molto più valore. Quindi c’è tanto che noi possiamo fare, facendolo, le risorse sono poche ma facendolo in maniera nuova e questo è quello che cerchiamo di fare.
EVA CROSETTA
Ci avviamo alla conclusione, mi viene da farle una domanda visto che lei è anche un esperto di sicurezza alimentare. Ci sono alcune ONLUS che hanno creato la loro identità favorendo un connubio cultura-cibo, vale a dire, i genitori sono invogliati a mandare i bambini a scuola proprio perché sanno che a scuola mangeranno almeno una volta al giorno. Mi hanno detto che pre-pandemia garantire un pasto per tutto l’anno a un bambino costava 18 euro, adesso ne costa 22-23 per tutto l’anno, è una via da percorrere questa?
STEFANO GATTI
Assolutamente sì, non voglio aprire tutta una conferenza, ne parlavamo con la Ministra proprio oggi, il tema di quello che viene chiamato le school meals, l’Italia fa parte della school meals coalition, è estremamente importante perché garantire agli studenti nelle scuole – questo è un lavoro che la Ministra sa, infatti stiamo ragionando su un progetto importante anche in Costa d’Avorio insieme con il PAM – garantire il pasto scolastico in tutte le scuole, che è una cosa che in molti paesi africani ancora non è stato raggiunto, cambia sostanzialmente. Innanzitutto il ragazzino viene a scuola. Quindi si aumenta la frequenza scolastica perché la famiglia ce lo manda. Secondo il luogo il ragazzino ha la nutrizione per apprendere, è in condizioni fisiche da poter apprendere in maniera molto migliore. E infine la sua salute complessiva ovviamente ne beneficia e ne beneficia per tutto il suo sviluppo e la sua crescita futura. Quindi quello è un classico tipo di esempio di progetti il cui investimento ha un ritorno enorme. Noi li facciamo in maniera innovativa perché questo è un altro tema importante: cosa mangi. Che poi anche nelle scuole italiane è un tema molto importante. Finanziamo adesso dei progetti in cui il pasto scolastico deve essere procurato con prodotti realizzati in un perimetro non superiore di 10 km dalla scuola, così tu vai a favorire la produzione agricola e la produzione di cibo della comunità locale.
EVA CROSETTA
C’è una responsabilità anche della comunità locale che è impiegata in questo progetto. Prego, il segretario voleva aggiungere qualcosa.
GIANPAOLO SILVESTRI
Sì, grazie. Solo 30 secondi. Volevo spendere due parole per ringraziare il direttore Gatti per due ragioni. Innanzitutto per la competenza e la passione con cui lui svolge questo ruolo. Perché se oggi siamo qua a Rimini con questo bellissimo padiglione che vi invita a visitare lo dobbiamo a lui perché lui è un grande sostenitore del Meeting di Rimini e in questi anni, chi frequenta il Meeting avrà visto anche come negli anni la presenza del ministero degli affari esteri è aumentata, è sempre più bella significativa e quindi lui ci crede molto e ci sprona anche noi a essere qui presenti in maniera intelligente, questa è la prima ragione. La seconda è perché su questo progetto il suo contributo è stato decisivo, nel senso che il progetto parte da delle esperienze positive, c’è il supporto del mistero dell’educazione, c’è stata la visita di Mattarella, ma lui ci ha creduto tantissimo forse più di noi anche sfidando tanti tabù interni al ministero alle regole della contabilità pubblica; lui forse non si ricorda ma nella prima missione di sistema in un ristorante di Abidjan non dico che siamo venuti alle mani ma quasi per discutere di questa cosa, ma da quella discussione è nato questo progetto e quindi se oggi siamo qua a parlare di questo progetto e soprattutto per i risultati positivi che questo progetto potrà avere nella vita di tanti ragazzi e ragazze il Costa d’Avorio e migliorare il loro destino, lui ha avuto un ruolo significativo perché ci ha creduto. E come dice lui noi se oggi abbiamo ricevuto il più grande finanziamento nella storia della cooperazione italiana a un’organizzazione della società civile è perché lui ha sfidato e ha giocato molto e rischiato anche da un punto di vista professionale. Quindi volevo ringraziarlo perché mi sembra giusto.
STEFANO GATTI
Dopo che Gianpaolo Silvestri ha detto questa cosa assolutamente immeritata, io restituisco dicendo che, come abbiamo già concordato con la Ministra, adesso abbiamo dato il programma attività, noi ti abbiamo dato i soldi, adesso io e la Ministra abbiamo una mazza in mano per seguirti e verificare che venga realizzato nei tempi previsti il progetto.
EVA CROSETTA
Benissimo, si conclude qui questo intervento, questo incontro collettivo. Spero che l’abbiate trovato interessante, quindi nessun dubbio: educazione è speranza. Grazie, grazie, grazie, grazie, grazie, grazie, sei grazie per Mariatou Koné, Laura Frigenti, Francesco Magni, Gianpaolo Silvestri, Fabio Massimo Ballerini e Stefano Gatti e per tutti voi che siete stati qui con noi oggi. […]










