Chi siamo
EDIFICI, ANTICHI E MODERNI, NELLA NARRAZIONE BIBLICA.
La mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma voi ne avete fatto un covo di ladri (Mt 21, 12-13)
Stefano Alberto, professore di Teologia, Università Cattolica del Sacro Cuore; Joseph Weiler, University Professor, NYU Law School and Senior Fellow at the Center for European studies, Harvard
Perché abbiamo bisogno di templi, chiese e altri edifici nella vita religiosa? Il Signore non è forse presente ovunque? La Bibbia, in particolare il cosiddetto Antico Testamento, contiene istruzioni e descrizioni elaborate e dettagliate sulla costruzione di edifici. Questo vale sia per il Pentateuco che per i grandi profeti. Come possono mattoni e malta essere considerati così importanti? Alcune delle risposte potrebbero sorprendervi.
DON STEFANO ALBERTO
Buonasera a tutti, benvenuti al rinnovarsi di un appuntamento che è ormai parte integrante della proposta che ogni anno il Meeting fa alla nostra vita e alla vita del mondo. Tradizionale perché è tantissimi anni che Joseph Weiler, uno dei più grandi giuristi viventi, Non elenco i suoi titoli, le sue pubblicazioni, le sue cattedre, perché esauriremo metà dell’incontro, ci propone profondamente la sua fede ebraica, la sua osservanza, un percorso di conoscenza nella Bibbia. È tanto più significativo l’appuntamento di quest’anno, perché a nessuno di noi sfugge che la delicatissima situazione che si è creata in Terra Santa è anche lo spunto non solo per una critica legittima in una democrazia all’operato grave del governo israeliano, ma per rinnovare colpevolmente i germi velenosi di un antisemitismo che porta a un’ostilità, a un odio totalmente gratuito, ingiustificato e vergognoso al popolo ebraico, alla sua missione, alla sua esistenza come segno di quella promessa a cui Dio resta fedele per sempre. Noi, dico noi cristiani, ascoltiamo per questo un fratello maggiore, non appena con una condiscendenza, un’apertura che si riserva a un ospite, ma con l’attenzione e la gratitudine per un amico più grande che è compagno e aiuto nel nostro cammino. Il tema scelto da qualche anno risuona il tema del Meeting: “Edifici antichi e moderni nella narrazione biblica” con un versetto che riporta una frase di Gesù Cristo in Matteo 21: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma voi ne avete fatto un covo di ladri”. Già ieri nella lezione sul tema del Meeting, Erik Varden ha evocato che la prima costruzione nella Bibbia è quella della prima città fatta da Caino, poi di quella impresa stravagante che conosciamo come Babele. Il Dio che con Abramo, la chiamata di Abramo, segue immediatamente la narrazione di Babele, il Dio che si identifica con un uomo e poi con un popolo, nel deserto, è presente in una tenda, dimora precaria. Perché allora viene riservato, una volta giunti nella terra promessa, così tanto tempo, così tante energie e così tanta cura fino nei minimi particolari alla costruzione del Tempio? Che cos’è il Tempio? Perché il Tempio viene criticato da un profeta come Geremia, l’uso che se ne fa? Perché il Tempio verrà distrutto e mai più ricostruito? Perché l’Altissimo, l’Onnipotente, ha bisogno di un luogo, di una dimora? Perché anche il cristianesimo che segue Cristo, che ha detto: “Sono io il nuovo Tempio”, ha saputo nel corso dei secoli edificare templi meravigliosi, almeno nell’Occidente, un po’ vuoti, non deserti, ma un po’ vuoti? Tutto questo porta a un tema apparentemente secondario, apparentemente invece al cuore dell’esperienza religiosa del popolo ebraico e del cristianesimo. Tutte queste questioni, sia pure nel brevissimo spazio di un’ora, troveranno in Joseph una guida preziosa. Lo ringraziamo in anticipo.
JOSEPH WEILER
“Ti siano gradite le parole della mia bocca, davanti a te i pensieri del mio cuore, Signore, mia rupe e mio Redentore”.
Benvenuti amatori della Bibbia, vi amo. Siamo in pochi, ma eccellenti. Vorrei ripetere, so che alcuni di voi erano anche lì all’incontro di venerdì, ma è importante ripetere quello che ho letto della Bibbia venerdì a proposito della situazione nel Medio Oriente.
«Il Signore diceva: “Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? Infatti, io l’ho scelto perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore. E qual è la via del Signore? Agire con giustizia e diritto”. Allora Abramo gli si avvicinò al Signore e gli disse: “Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse ci sono 50 giusti nella città? Davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai 50 giusti che vi si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio. Lungi da te. Forse il giudice di tutta la terra non praticherà lui la giustizia?”».
Io mi identifico come essere umano creato a immagine di Dio e come un ebreo con queste parole di Abramo. Vorrei aggiungere una cosa che non ho detto venerdì, ma che ha accennato Don Pino. È importante protestare quando vediamo l’ingiustizia. Non possiamo stare zitti, però anche in questa critica non dobbiamo trattare il giusto come l’empio. Non tutti i musulmani sono Hamas. Non tutti gli ebrei sono quelli che dirigono quella guerra. Anche nella critica dobbiamo ricordare questa lezione. Grazie.
Ora, come sapete, ogni anno cerco di far coincidere il mio discorso, la mia lezione sulla Bibbia, con il tema del Meeting. L’anno scorso era molto più facile: la terra promessa. Anche c’era più gente. Mattone, mattone?. Ho detto a me stesso: che c’entra il mattone con la Bibbia? Quando ho cominciato a riflettere e studiare, ho visto che qui ci saranno lezioni interessantissime e anche importanti. Ascoltiamo, vediamo. Quando è la prima volta nella Bibbia che si parla dei mattoni di costruzione? Stranamente nella storia di Caino e Abele, così si dice in italiano, Caino e Abele.
Caino è una storia interessante, il primo assassino. Il suo castigo era tremendo. Ma se continuiamo a leggere il capitolo, vediamo che qui c’è una lezione supplementare: la misericordia del Signore e la possibilità di qualcuno, anche assassino, di redenzione. Perché infatti, è quello il pezzo che vedete lì sullo schermo, Caino si è sposato, aveva figli, vita di famiglia, non soltanto figli. I figli di Caino, il primo assassino, sono i padri della nostra civilizzazione culturale. Allora, vediamo. Il primo figlio poi divenne costruttore di una città. Ecco i mattoni che c’entrano. Per costruire una città ci vogliono mattoni. Ma c’è da notare un’altra cosa: quando parlano di altri figli, “Egli fu il padre di quanti abitano sotto la tenda e presso il bestiame”, cioè anche la vita di campagna. “Il fratello di questi si chiamava Lubal. Egli fu il padre di tutti i suonatori di flauto”, padre della musica, dell’arte. “Sila a sua volta partorì Tubalcain, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro”, cioè l’industria. Perché insisto nel leggere tutte e tre? Perché tutte e tre sono menzionate come una cosa positiva. La prima indicazione della Bibbia che è costruire una città, costruire edifici non è un male, come dicono alcuni: “Ah, hanno abbandonato la campagna, la città è la madre di tutto quello che è male nella vita”. No, quello non è. Per cui è menzionato insieme a tutti gli altri, un piccolo accenno, però accenno importante. Ora andiamo al primo vero riferimento ai mattoni, è la Torre di Babele. “Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’Oriente, gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennar. Si dissero l’uno all’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: “Venite, costruiamo una città e una torre la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome”. Costruiamo questo, facciamoci un nome. E poi sappiamo, non è piaciuto al Signore, e ha disperso tutti in tutta la terra. Non penso che questa lingua unica era l’italiano. Dobbiamo ringraziare Dio per la lingua italiana, perché se no… peccato! La più bella lingua, tra l’altro. Però la domanda è: qual era il peccato di quelli che hanno costruito la Torre di Babele? Non è chiaro, perché sembrava la condizione umana: vorremmo costruire. Allora, ci sono alcune ipotesi. La prima: volevano stare lì. Abbiamo appena letto, il comandamento del Signore era di riempire tutta la terra. Allora già questo: “Stiamo qui, solo a Roma” non va bene. Noi esseri umani, fedeli, credenti, dobbiamo essere in tutto il mondo. Allora, già lì c’era qualcosa che andava contro l’idea, il piano del Signore. Poi dicono: “Volevamo farci un nome”. Qui per capire perché questo è un problema – chi di noi non vuole farsi un nome? Siamo tutti un po’ vanitosi, direi – dobbiamo andare al libro di Isaia.
Ecco cosa dice il profeta Isaia: «Poiché così dice il Signore: “Agli eunuchi che osservano i miei sabati, preferiscono le cose di mio gradimento e restano fermi nella mia alleanza, io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un posto e un nome migliore che ai figli e alle figlie. Darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato”». C’è l’arroganza. Solo un nome conta. Il nome, secondo la Bibbia, è il nome di chi segue imitatio Dei, di chi segue il Signore. E qui nel piano di costruire la Torre di Babele non si menziona neanche il Signore, era l’ambizione umana, arroganza. Perciò le parole di Isaia spiegano perché hanno sbagliato con questo. Ora mi domando: qual è la lezione contemporanea di questa storia della Torre di Babele? Come possiamo renderla rilevante oggi? Per rispondere torno a quella frase che dice: “Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole”. Qual è oggi la lingua comune di tutti? Non è l’inglese. Qualcuno lo sa? Bravo. È la scienza. Perché nella storia della Torre di Babele vediamo per la prima volta la scienza, la gente non prende la natura come è, ma con la scienza si converte. Si dissero: “Venite, facciamo mattoni e cuociamoli al fuoco”. Qui c’è già un processo scientifico industriale, come costruire mattoni. Questa è la lingua comune della nostra epoca. Se tu sei cinese, italiano, del Guatemala, la scienza parla con una lingua e allo stesso modo è anche invito all’arroganza, il credo sbagliato che la scienza può dare risposta a tutti, soluzione a tutti e spiegare la condizione umana. Quella è la versione contemporanea della Torre di Babele: l’arroganza di credere che noi umani abbiamo le risposte a tutta la condizione umana. No, noi come fedeli crediamo che ci sono verità trascendentali che almeno nelle religioni abramitiche troviamo indicazione nella Scrittura Sacra e questo illumina la vera verità, la sapienza. La scienza ha un ruolo importante, non si può negarlo, però non dà risposta a tutto e credere che la scienza dia risposta a tutto è la stessa arroganza della Torre di Babele. Andiamo avanti. Arriviamo al Tempio. Leggiamo in Giovanni 2, che è un pochino più esplicito di Matteo: «Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel Tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del Tempio con le pecore e i buoi, gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi e ai venditori di colombe disse: “Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato”. [E poi aggiunge Gesù] “Distruggete questo Tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Gli dissero allora i Giudei: “Questo Tempio è stato costruito in 46 anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?”. Ma egli parlava del Tempio del suo corpo.» Dopo tre giorni è Gesù che diventa il Tempio. Questa è un problema e una sfida. Perché è un problema e una sfida? Perché da una parte la lezione per servire il Signore è che non c’è bisogno di mattoni, non c’è bisogno di edifici, basta. Gesù è dappertutto, il Signore è dappertutto. Che necessità ha di avere questi edifici? Però sia la storia, sia la Bibbia dicono una cosa diversa. Ora cominciamo a vedere qual è il valore spirituale degli edifici materiali. Come ha detto Don Pino, nella storia della Chiesa, malgrado quello che diceva Gesù, ci sono edifici meravigliosi, templi favolosi. Non abbiamo una foto del Tempio di Gerusalemme, però abbiamo la versione moderna. Uno, un altro, un altro ancora, un altro ancora. Lo conoscete? Un altro. Questo per gli ebrei e i musulmani, dietro. Allora, qual è il valore del luogo, dimora, Tempio, come abbiamo visto nella foto, nella nostra vita di imitatio Dei? Per cominciare a dare la risposta, torniamo a quello che voi dite Antico Testamento. Questa battuta l’ho già fatta mille volte, io preferisco “Autentico Testamento”, scherzando, scherzando. Andiamo al libro di Esodo. «Il Signore disse a Mosè: “Ordina agli Israeliti che raccolgano per me un’offerta, accoglierete da chiunque sia generoso di cuore. Ed ecco che cosa raccoglierete da loro come contributo: oro, argento e rame, tessuti, eccetera”. (E poi dice) “Con questo essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro”». Questa non è la traduzione esatta del testo originale in ebraico, perché la traduzione precisa non è che “io abiterò in mezzo a loro”, tanta gente, io abiterò in mezzo, ma: io abiterò dentro di loro, dentro la loro anima. Non è come il tempio greco, idolatri, che si pretende che il Dio vive dentro il Tempio. Fate un Tempio, e così io vivrò dentro di voi, dentro la vostra anima. Questo bisognerebbe cercare di capire cosa vuol dire, ma già vediamo che è un rifiuto dell’idea che l’Onnipotente vive dentro il Tempio. L’Onnipotente: voi fate un Tempio e così l’Onnipotente vivrà dentro a voi. Poi torniamo fra un minuto a questo. Una cosa rara, strana, un pochino: i dieci comandamenti, meno di un capitolo. Invece l’istruzione della costruzione del Tempio non finisce mai. Sono tre capitoli lunghi, dettagliati. Qui è un esempio. Leggete voi. Il dettaglio è incredibile. Un cubito e mezzo di larghezza, non due cubiti, non un cubito, un cubito e mezzo. E poi continua, continua, un capitolo, due capitoli, incredibile. E non finisce qui. Se andate al capitolo 25 di Esodo, andate a vedere che dopo questi tre capitoli con le istruzioni, i piani dell’architetto, cosa fare esattamente, ci sono altri tre capitoli, la descrizione di cosa hanno fatto. È un po’ strano, no? Ma perlomeno, per cominciare, dà l’impressione che il Tempio è importante nella visione biblica. Perché se no, perché spendere – se voglio essere eretico, perché “sprecare” – sei capitoli della Bibbia per dire un cubito e mezzo o non un cubito e non due cubiti? Perlomeno dà l’impressione che l’esistenza di questo Tempio è una cosa importante. Allora, un piccolo indovinello. Dobbiamo capire perché insisteva su tutti i dettagli e non diceva alla gente “costruire un bel Tempio”, ma dà istruzioni precise. Però la domanda più importante è: qual è il valore del Tempio e non soltanto del tempio antico? È per questo che vi ho fatto vedere… Ecco, qual è il valore oggi stesso di questi moderni templi? Don Pino, possiamo chiedere se qualcuno qui ha qualche idea, suggerimento? Voi, nella vostra pratica religiosa, che importanza hanno questi templi? Perché nella vostra esperienza sembra che la Bibbia non abbia sbagliato a insistere sull’importanza di questo edificio, di questi mattoni, non in senso così suggerito, però mattoni reali, la fisicità. Ascoltiamo un po’. Io ho cinque idee, ma prima di spiegare le mie idee, l’importanza del Tempio, l’importanza dei mattoni, l’importanza degli edifici, ascoltiamo la vostra esperienza. Posso? Non mi tradite ora. Non c’è neanche un santo in questo Sodoma e Gomorra. Dai, per favore.
DON STEFANO ALBERTO
Ci vuole un microfono. C’è un microfono per lui? Usate questo. Se no, puoi anche avanzare.
INTERVENTO
Credo che l’accenno che ha fatto Weiler, posso permettermi di dire così, che mi richiama la fede e la testimonianza del cristiano, mia di oggi, che costruendo con la fatica e magari la morte anche dei collaboratori, dei muratori che hanno creato questi templi, hanno creduto, la motivazione del cuore che è arricchito dalla fede in Cristo. Per cui abbiamo questi monumenti perché ancora oggi delle persone hanno vissuto di fede. Hanno costruito con la vita, il sangue e tutta la vita dedicando a Dio, più che dimostrare delle grandi opere.
JOSEPH WEILER
Bello. Grazie. Altre idee? Sono tante, non c’è una spiegazione sola. Sodoma e Gomorra, solo uno, per favore.
DON STEFANO ALBERTO
Fate una frase, non siamo a scuola di comunità, una risposta. Prego.
INTERVENTO
Gaudí, la cattedrale di Gaudí, che è il luogo dove lui vive come artefice, collaboratore della creazione, dove ogni pietra riconosce il collegamento fra il cielo e la terra. La cattedrale, la Sagrada Familia, è il simbolo oggi di quello che voi forse state dicendo, se ho capito bene.
JOSEPH WEILER
Bello, grazie. Prendiamo un altro santo e poi dico quello che penso io, che integra quello che abbiamo sentito già.
INTERVENTO
Sì, io volevo dire. Secondo me è un segno e un luogo. Mi vengono in mente le chiese che Paolo VI ha fatto costruire nelle zone di periferia di Milano, parlando di templi moderni e senza quelle chiese gli emigranti che andavano a abitare lì non avevano un posto dove riferirsi.
JOSEPH WEILER
Grazie, signora. Allora, mettiamo un po’ d’ordine in queste idee belle che abbiamo sentito. Per primo, ma non necessariamente la più importante, le religioni abramitiche non sono solo religioni individuali, da una parte in relazione individuale fra l’individuo e il Signore, ma senza comunità non c’è cristianesimo. Senza comunità non c’è ebraismo. La comunità è importante. Nell’Antico Testamento si parla sempre al popolo, non all’individuo. Gesù sempre parla al plurale, voi, il popolo, l’idea della comunità è centrale nelle nostre fedi. Allora, dove si sente la comunità? Ci vuole un luogo dove la gente della comunità si trova insieme, si vede, si prega insieme. Il Tempio, la cattedrale, anche la più piccola chiesa, un edificio di mattoni, aiuta questo senso di comunità. Non è indispensabile, ma certamente aiuta. Lì la gente si trova insieme, quello è un valore del Tempio e cominciamo a capire perché la Scrittura Sacra ha insistito su questa idea del Tempio. Il secondo è quello, devo dire, che è molto più valorizzato dai cristiani che dagli ebrei, purtroppo, l’importanza della bellezza. La bellezza non è solo una cosa estetica. La bellezza è un dono del Signore. Ha un elemento spirituale. Dove possiamo celebrare la bellezza se non in un edificio? È casuale che in ogni cattedrale, in ogni chiesa si trovino affreschi? Si trovino opere d’arte? È casuale che Michelangelo per quanti anni sia stato lì per valorizzare l’elemento spirituale della bellezza nella fede? La parola “cultura” viene da “culto”. Il culto, la cultura, la bellezza, una cosa essenziale. Anche qui si comincia a capire questo che abbiamo appena letto dell’Antico Testamento, l’oro, l’argento, non è solo o soprattutto per la ricchezza, è per la bellezza. Dovete celebrare la bellezza, mostrare la bellezza e potete farlo in questo edificio. Poi c’è anche l’elemento politico. La religione e la politica non vanno insieme, purtroppo a volte si celebrano insieme. Però qual è l’elemento politico? Questo si vede nel libro dei Re, quando Salomone ha costruito il primo Tempio. Voi sapete, abbiamo fatto lezione su questo due o tre anni fa, che il Pentateuco era contrario al regno dei re. Ma la gente è venuta a Samuele chiedendo: “Vogliamo un re per Israele”. Samuele dice: “C’è un errore, ma alla fine lo volevano”. Allora ha scelto Saul e dopo Davide. Però nel pensiero biblico il re è il Signore e se il re terreno crea un palazzo, è possibile che il re di tutti i re, il Signore, non costruiamo un palazzo anche per lui cosiddetto? C’è l’elemento politico per far ricordare alla gente, anche quando c’è la monarchia, anche quando c’è Davide, c’è Salomone e tutti questi altri peccatori, che il vero re è il Signore. E vedendo, quello è l’elemento politico sociologico, vedendo che nella mente della gente il palazzo del re è il simbolo del regno, allora c’è anche un elemento politico per far vedere, per far ricordare: “Va bene, c’è Davide, c’è Salomone, ma non dimentichiamo: il vero re è il Signore”, e perciò il Tempio è importante. C’è un altro elemento politico che sempre troviamo nel libro dei Re che gli altri che non sono ancora giunti al Signore devono rispettare questa realtà religiosa delle religioni abramitiche. Giudaismo e, dopo, cristianesimo. Anche dal punto di vista politico, puzza un po’, però bisognerebbe mostrare a tutti il re dei re ha un palazzo. Così Salomone ha creato un palazzo che si diceva che non c’era così in tutta la terra. Perché? Con Salomone non sono sicuro. Può darsi sia per far vedere che lui, però in realtà per far vedere che il re dei re, ha il suo palazzo. E ora l’idea della casa, della dimora. Invito Don Pino a dire qualche parola. Edificio come casa è il significato spirituale. È una casa. Vuoi dire qualcosa, Don Pino?
DON STEFANO ALBERTO
Questa idea che è all’inizio del cristianesimo – perché i primi templi prima della svolta di Costantino erano le case dove si viveva, nella casa si celebrava l’Eucaristia – però riprende questa intuizione presente in tutta la storia del popolo ebraico, di Dio che si rende familiare, Dio che entra nella vita del popolo, nella vita della gente, nella vita delle persone. È l’abolizione dell’idea classica, di cui tu parlavi prima, tra sacro e profano. Profano è quello che sta fuori dal Tempio, mentre la dinamica di un Dio che entra nella storia rende tutto sacro, rende tutto senso. La frase che tu hai detto citando Isaia: “Vivrò dentro di voi”.
JOSEPH WEILER:
Giusto. Posso aggiungere una cosa un pochino personale. Ho avuto la fortuna che alcuni di voi hanno celebrato il sabato con me. Qui c’è una prassi che dice che si parla del Tempio, di oro, di argento, ma l’idea del Tempio è anche l’idea della casa. La casa è centrale nella prassi religiosa. La nostra usanza, e non è solo della mia famiglia, è che il sabato senza eccezione o tu sei invitato a una casa di un amico, di un vicino, oppure tu inviti ospiti a casa tua. Non esiste. Questo valorizza l’idea della casa come elemento essenziale nella fede, nel credo personale. L’idea del Tempio non è solo questa cattedrale, ma ognuna delle nostre case.
Ognuna delle nostre case deve essere un piccolo Tempio. L’idea del Tempio celebra il valore della casa, della famiglia, di vicini, di ospiti, di amici. Non è solo un costume sociale bellissimo, ma ha anche una dimensione spirituale e questo nasce anche dall’idea del Tempio. Quella era la quarta dimensione, perché valorizzare quel Tempio. L’ultima un pochino sfidante, ma proviamo. Qui devo andare a un’altra slide. «Il Signore parlò a Mosè e gli disse: “Quando per il censimento farai la rassegna degli Israeliti, ciascuno di essi pagherà al Signore il riscatto della sua vita all’atto del censimento, perché non li colpisca un flagello in occasione del loro censimento. Chiunque verrà sottoposto al censimento pagherà un mezzo siclo». In ebraico moderno: shekel. Mezzo shekel. Una piccola nota. Sembra orribile: “Come mai intorno al Tempio c’erano i cambiavalute? Una festa per gli antisemiti. Eh… questi ebrei con i soldi, giusto? No, perché ognuno che è venuto al Tempio doveva dare un mezzo shekel. Devo leggere: “Ogni persona sottoposta al censimento, dai vent’anni in su, paghi l’offerta prelevata per il Signore. Il ricco non darà di più e il povero non darà di meno di mezzo shekel per soddisfare all’offerta prelevata per il Signore e riscatto della vostra vita”. E poi: “Prenderai il denaro di questo riscatto ricevuto dagli Israeliti e lo impiegherai per il servizio della tenda del convegno”, cioè per mantenere il Tempio. È un principio di eguaglianza: il ricco non dà di più, il povero non di meno. Non può dire una persona: “Io ho dato più, valgo più di te nel mantenimento del Tempio”. Questa idea di eguaglianza è che quando entriamo nel Tempio, siamo tutti uguali. Il ricco e il povero, Don Pino e Weiler. Siamo tutti uguali nel Tempio: un luogo dell’eguaglianza essenziale di persone create nell’immagine di Dio. Perciò c’è qualcosa che a me tocca molto, che insiste. Ognuno deve partecipare nel mantenimento del Tempio, il luogo del Signore, ma nella misura uguale. Non è una tassa progressiva, però nessuno non può dire: “Io ho dato più di te, tu hai dato di meno”. L’idea più profonda è l’idea dell’eguaglianza essenziale davanti al Signore. Può essere uno come me, un vecchio bacucco, uno giovane, vigoroso, può essere un professore e uno che fa un altro mestiere. Quando si entra nel Tempio siamo tutti uguali. Ora vi domando: “In che altro luogo della vita pubblica, per i ricchi ci sono, i poveri ci sono, gli importanti cosiddetti ci sono, i meno importanti ci sono, nella nostra vita contemporanea dove si trova un luogo che, quando entrano, tutti sono uguali perché siamo uguali davanti al Signore?”. Questo è un altro valore, viene proprio dallo stesso capitolo dell’Esodo: “Il ricco non dà di più, il povero non di meno”, per insistere: davanti al Signore siamo tutti uguali. Per me è una cosa commovente.
Facciamo un riassunto. Abbiamo detto perché capitolo dopo capitolo, spiegando l’importanza del Tempio ecc…, sembra quasi aberrante. Abbiamo cercato di dare cinque risposte a questo. Vediamo. Mi sono perso un po’. Ecco, il primo che per me è essenziale è il senso della comunità: il luogo, l’edificio, la cattedrale, una piccola chiesa, una piccola sinagoga crea comunità; lì sento che faccio parte di una comunità. Per questo ci vuole una casa, ci vuole un edificio dove posso toccarli, parlarci, pregare insieme. A volte dove io mi trovo nella sinagoga, nell’ultima fila, a raccontare barzellette, è anche importante. Allora, comunità. Seconda cosa, che dico con gelosia, con invidia: l’importanza della bellezza. L’importanza della bellezza. Come possiamo mostrare la nostra adorazione al Signore? Con la bellezza. La realtà degli edifici cristiani, della bellezza, è una realtà che non si può negare. Vengono da tutto il mondo per vedere questa bellezza. La bellezza ha un elemento spirituale, addirittura religioso. Terzo: l’elemento politico. Fa ricordare chi… può darsi … (volevo dire Giorgia Meloni, ma non lo dico) … può darsi, il primo ministro è importante, ma c’è qualcuno più importante. E questo ricordo, quando si vede, per esempio, San Pietro ecc… che fa ricordare: c’è qualcosa più importante della politica quotidiana. Quarto: l’idea di casa. Che la casa sia il Tempio, sia una casa povera, è essenziale per il nostro sentimento, per il senso religioso della persona. E condividere la casa con gli altri, invitare, essere invitato. L’ultimo, e probabilmente non il meno importante, è il senso di eguaglianza. Tu entri nel Tempio e proprio per questo la Scrittura Sacra ha detto: “Il ricco non dà di più, il povero non di meno”, per insistere: davanti al Signore l’eguaglianza umana è assoluta. Grazie a tutti. E tutto quanto è nato dall’idea geniale del Meeting: Mattone, mattone, e guardate che elemento spirituale possano avere anche i mattoni.
DON STEFANO ALBERTO
Grazie di nuovo. Ringraziamo Joseph Weiler per averci dato queste piste di lavoro e di riflessione che ci richiamano sinteticamente nel presente, che può anche essere un deserto, ma l’evidenza che non c’è crescita dell’io senza un luogo che lo educhi attraverso la bellezza, attraverso una familiarità che diventa dimora, casa, attraverso l’essere insieme davanti a un altro che rende la nostra diversità unità, rispettando la nostra libertà. Tutti questi temi si intrecciano con la storia, si intrecciano con i momenti di crisi, con i momenti di inizio, con un’avventura di costruire cioè di spendere la vita per accorgersi che non siamo noi i signori dell’universo, ma che se riconosciamo IL Signore diventiamo protagonisti di una storia grande. Questa storia iniziata migliaia di anni fa continua oggi e continua in luoghi (piccoli, grandi), una goccia che però, come ci ricordava sempre Giussani, basta una goccia per cambiare il pH del mare. Ringraziando per questo incontro, mi permetto di usare l’ultimo minuto e mezzo per ricordarvi il mattoncino che ciascuno di noi, non solo con la presenza, con i sacrifici fatti per essere qui, venendo magari da molto lontano, ma anche in totale libertà con il contributo concreto per sostenere il Meeting. Qualunque contributo, quello che potete, è un mattone nuovo per continuare a costruire insieme questo luogo di incontro, di bellezza e di speranza. Troverete dappertutto praticamente le postazioni del cuore rosso “Dona ora”. Vi ricordo che questa donazione potrà essere detratta al momento della dichiarazione dei redditi. Grazie per la vostra presenza, grazie per la vostra attenzione, grazie soprattutto a Joseph che è tra poche ore in partenza per gli Stati Uniti. E all’anno prossimo.
JOSEPH WEILER
Devo aggiungere qualcosa perché venerdì in maniera molto volgare ho fatto pubblicità al mio nuovo libro È ancora cristiana l’Europa? e ho dimenticato di dire che tutti i diritti d’autore vanno a CL. Anche questo è il mio piccolo contributo.










