Chi siamo
COSTRUTTORI DI DIALOGO, LIBERTÀ RELIGIOSA E PACE
Daniela Canclini, vicepresidente Consulta Italiana per la Libertà Religiosa; Massimo Carlino, biblista; Davide Dionisi, inviato speciale per la promozione della libertà religiosa e per la tutela delle minoranze religiose nel mondo; Mauro Giacomazzi, Focal Point Educazione, AVSI; Massimiliano Tubani, Aiuto alla Chiesa che Soffre; S.Em. Card. Jean-Paul Vesco, arcivescovo metropolita di Algeri. Conclusioni di Michele Brignone, Oasis, Consulta Italiana per la Libertà Religiosa Introduce e modera Andrea Avveduto, Pro Terra Sancta, Consulta Italiana per la Libertà Religiosa
In un tempo segnato da conflitti e forme di intolleranza, la promozione del dialogo interreligioso, della libertà religiosa e della pace rappresenta una sfida urgente e insieme un’opportunità. La Consulta Italiana per la Libertà Religiosa o di Credo propone un momento di riflessione e testimonianza all’interno del Meeting di Rimini 2025, con l’obiettivo di mettere in luce i percorsi virtuosi e le iniziative concrete che contribuiscono alla promozione del dialogo, della libertà religiosa e della pace.
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ANDREA AVVEDUTO
Buongiorno, benvenuti a tutti, benvenuti a questo incontro costruttori di dialogo, libertà e pace. Nel suo discorso ai governanti il 21 giugno scorso Papa Leone indicava tre grandi priorità su cui lavorare: l’intelligenza artificiale, il bene comune e la libertà religiosa. Citando un passaggio di Sant’Agostino, un autore a lui ben noto, parlava di un passaggio dell’uomo dall’amor sui, che è l’amore egoistico di sé stesso, all’amor dei, che è l’amore gratuito, che è la radice in Dio e che porta al dono di sé. Lo dicevo, ne parlava come l’elemento fondamentale, uno degli elementi fondamentali per costruire la civitas Dei, di una società in cui la legge fondamentale è proprio la carità. Noi in questo incontro cercheremo di approfondire questo aspetto. Lo facciamo da tante angolature e con tanti ospiti che oggi qui al Meeting ci onorano della loro presenza e li saluto e li introduco. Innanzitutto il cardinale Jean-Paul Vesco, vescovo di Algeri. Grazie. La dottoressa Daniela Canclini, che è vicepresidente della Consulta Italiana per la libertà religiosa, che è tra i promotori di questo incontro. Sarà con noi in collegamento anche l’inviato speciale per la libertà religiosa del governo italiano, il dottor Davide Dionisi. Lo vedremo tra poco. Poi don Massimo Carlino, biblista. Grazie don Massimo. Massimiliano Tubani che è direttore generale di Aiuto alla Chiesa che Soffre, la Fondazione Pontificia. Grazie. Michele Brignone della Fondazione Oasis, curatore della bellissima mostra sui martiri di Algeria. Grazie Michele. E Mauro Giacomazzi, rappresentante di AVSI. Grazie a lui e a tutti. Prima di iniziare l’incontro, prima di dare la parola ai relatori, mi sembra doveroso cedere la parola a chi ha avuto l’idea di dar vita alla Consulta per la libertà religiosa che è tra i promotori di questo incontro, che è la vicepresidente Daniela Canclini. Io colgo l’occasione per ringraziare Daniela per aver avuto questa idea, per la grande disponibilità, la determinazione a far nascere e crescere questo progetto. Grazie Daniela. Prego.
DANIELA CANCLINI
Grazie a tutti voi che avete aderito a questo progetto. Sono veramente grata di essere qui oggi. Eminenza, cari amici, sono lieta di prendere la parola a nome della Consulta Italiana per la Libertà Religiosa in un’occasione così significativa, in un luogo come questo dove da anni si promuovono il dialogo, la libertà e la pace. Ringrazio di cuore il Meeting di Rimini per averci ospitato ed il ministro degli Affari Esteri della cooperazione internazionale che è per noi un costante punto di riferimento. Permettetemi poi di portarvi il saluto del presidente Shaid Mobeen e di tutti i membri della Consulta, alcuni dei quali sono qui presenti. Andrea Veduto, Michele Brignone, Mauro Giacomazzi, Massimiliano Dubani e li ringrazio per il loro impegno.
La Consulta Italiana per la libertà di religione riunisce esperti organizzazioni della società civile che hanno missioni diverse tra loro, ma che hanno a cuore lo stesso interesse di promuovere il diritto alla libertà religiosa e sono Aiuto alla Chiesa che Soffre, l’Associazione Pakistana e Cristiana in Italia, AVSI, la Comunità di Sant’Egidio, la Fondazione Internazionale Oasis e Pro Terrasanta.
La sua missione è quella di promuovere iniziative di sensibilizzazione, monitorare il rispetto della libertà religiosa a livello globale e richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle violazioni di questo diritto nel contesto internazionale. Operiamo in stretta collaborazione con Davide Dionisi, l’inviato speciale del governo italiano per la libertà religiosa, con l’obiettivo di dialogare in modo efficace con le istituzioni e coordinare azioni di sostegno alle comunità cristiane nel mondo.
Questo modello si ispira a esperienze già attive in altri paesi occidentali con l’intento di unire competenze e risorse. La libertà religiosa è spesso definita la cartina al tornasole di tutti i diritti umani. Dove manca questo diritto mancano anche tutti gli altri. La libertà religiosa resta uno dei diritti più violati e al tempo stesso più ignorati. I dati parlano di circa 350 milioni di cristiani nel mondo che vivono in condizioni di discriminazione e persecuzione con gravi conseguenze economiche e sociali e con un trend in continuo peggioramento. Il principio guida dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è “Leave no one Behind”. Non lasciare nessuno indietro. Eppure questa realtà continua a essere largamente ignorata e sottaciuta. Troppo spesso vediamo come gli atti in odio alla fede non trovino spazio nell’attualità e nell’agenda politica e mediatica.
Per esempio, a livello europeo la figura dell’inviato speciale per la libertà religiosa è vacante da mesi. Come pure in molti governi manca la figura dell’inviato speciale per la libertà religiosa.
La Consulta è nata proprio per questo, offrire uno spazio di coordinamento tra realtà diverse della società civile per rendere visibile ciò che troppo spesso rimane invisibile. La Consulta è stata ufficialmente lanciata in occasione del G7 di Pescara dello scorso ottobre. In meno di un anno di attività regolare ha già saputo portare la questione della libertà religiosa in sedi importanti alle Nazioni Unite a Ginevra, al Ministero degli Affari Esteri, al Parlamento italiano e oggi anche qui al Meeting di Rimini.
È solo l’inizio e continueremo a muoverci con determinazione per dar voce a chi non ha voce. Sono i martiri del nostro tempo e la parola martire, lo sappiamo, significa testimone, ma testimone per chi, se nessuno ascolta le loro storie, la loro voce? Oggi più che mai abbiamo bisogno di guardare a questi testimoni in quest’epoca di smarrimento dove si fatica a distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Chi è disposto a dare la vita per ciò in cui crede ci ricorda che la verità esiste, che la fede è un bene prezioso e che la libertà è un diritto fondamentale, non negoziabile. Chiudo con l’auspicio che questa rete di attenzione, solidarietà cresca, si allarghi, diventi cultura condivisa, perché non possiamo più permetterci di ignorare chi paga con la vita o con la libertà il prezzo della propria fede. Grazie.
ANDREA AVVEDUTO
Grazie Daniela perché in questo tuo saluto ci hai aiutato a introdurre tanti dei temi che verranno poi sviscerati all’interno di questo incontro. Mi permetto di aggiungere tra i ringraziamenti che hai fatto anche tra coloro che sono qui presenti che ci hanno aiutato a organizzare questo incontro,mi riferisco in particolare a don Gilbert, a Marta Petrosillo e a Maria Ricci che sono qui e che sono membri della Consulta della libertà religiosa. Grazie per il vostro lavoro all’interno di questo comitato.
Adesso dovrebbe essere già collegato con noi Davide Dionisi, inviato speciale del governo per la libertà religiosa nel mondo. Grazie. Avrebbe dovuto essere qui naturalmente, alcune condizioni non hanno consentito. Ringrazio comunque per essere qui con noi anche in collegamento e per portarci il suo saluto e le sue parole.
DAVIDE DIONISI
Grazie Andrea. Ci diamo del tu visto che siamo colleghi e ci conosciamo, giusto?
ANDREA AVVEDUTO
Sì, assolutamente.
DAVIDE DIONISI
Ok. Io intanto mi scuso per la mia assenza dovuta assolutamente a problemi che sto cercando di risolvere e spero risolverò molto presto e saluto Sua Eminenza il cardinal Vesco, la dottoressa Daniela Canclini che insieme al professor Mobeen, la dottoressa Marta Petrosillo, Maria Ricci e tanti altri amici abbiamo condiviso questo percorso iniziale della Consulta che, devo dire la verità, ci ha dato tante soddisfazioni fin dall’inizio e con loro saluto anche il professor Massimo Carlino, il dottor Mauro Giacomazzi e il dottor Massimiliano Tubani e il professor Michele Brignone e saluto e ringrazio proprio i promotori di questo forum per l’invito, perché oltre a confrontarmi con un’assise altamente qualificata mi offrono anche l’opportunità di stilare un primo bilancio di questi 2 anni di attività da inviato speciale del ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale per la promozione della libertà religiosa e per la tutela delle minoranze religiose nel mondo con particolare riferimento a quelle cristiane.
È stata una nomina fortemente voluta dal ministro Tajani che ha puntato fin dall’inizio alla concreta applicazione dei principi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite e nella dichiarazione universale dei Diritti Umani. La libertà di religione, infatti, è di convinzione e rimane la base per la pace. Lo ha ribadito anche ieri il ministro nell’intervento al Meeting e grazie a tale figura il ministro degli Affari Esteri si è impegnato ulteriormente nella difesa e nel rispetto della libertà religiosa che da sempre considera un’esigenza inalienabile della dignità di ogni uomo.
Tra le priorità strategiche della diplomazia italiana, infatti, c’è l’impegno per favorire le condizioni all’esercizio dei diritti umani e delle loro libertà fondamentali. Ogni attentato al libero convincimento religioso, ovunque e comunque perpetrato, è negazione della democrazia e offesa alla libertà del pensiero, alla dignità di ogni popolo e di ciascun essere umano.
Non è certo questa la sede per elencare le iniziative promosse in questi 24 mesi di attività, ma vorrei ricordare quelle che hanno segnato maggiormente il nostro lavoro a partire dal primo forum sulla libertà religiosa organizzata a Palazzo Chigi con focus sul Pakistan.
L’obiettivo era e rimane quello di mantenere un dialogo aperto, trasparente e regolare con le confessioni religiose e con i governi, fondato sul riconoscimento delle loro identità e del loro contributo specifico. Tale dialogo è necessario per rispettare i principi di un autentico pluralismo e per la costruzione di un’autentica democrazia. Ecco perché ne abbiamo organizzato un secondo sulla diplomazia italiana e il contributo delle religioni per la costruzione della pace nei paesi lusofoni africani. E ancora abbiamo organizzato anche la conferenza di missionari italiani sul tema “La persona al centro” e lo abbiamo fatto alla Farnesina, un forum presso l’ambasciata italiana presso la Santa Sede sulle nuove schiavitù con l’idea di sottolineare la piaga della tratta e forse, come ha detto anche la dottoressa Canclini, il momento più importante della nostra attività è stato il convegno sulla formazione per lo sviluppo in Africa, il ruolo delle missioni promosso proprio nell’ambito del G7 di Pescara, nel corso del quale abbiamo presentato la prima Consulta Italiana sulla Libertà Religiosa e abbiamo consegnato un documento condiviso dai missionari e dalla stessa Consulta al ministro Tajani che a sua volta lo ha presentato ai suoi omologhi, non tralasciando ovviamente i numerosi incontri a Palazzo Chigi con diversi rappresentanti di confessioni religiose.
Colgo anche la nota sottolineata dalla dottoressa Canclini. L’auspicio è che tale attivismo nostro e del Ministero e della Consulta e gli incontri come quelli che oggi avete promosso abbia fatto o faccia da apripista e rappresenti anche una base per una figura istituzionale europea che, almeno da quello che abbiamo verificato fino ad oggi, stenta a decollare o è stata completamente assente. Lo dico senza polemica, però in un momento in cui l’Europa cerca anche di avere una nuova identità, un nuovo ruolo nel processo di pace, avere un punto di riferimento importante proprio per agevolare il dialogo interreligioso, considerata l’importanza che stiamo sottolineando, almeno da questi primi interventi, rimane, per quanto ci riguarda, un momento determinante.
Questo perché nelle religioni possiamo vedere la possibile quanto auspicata base di un nuovo consenso globale per la pace internazionale e la sicurezza umana, oggi sempre più minacciate da una crescente competizione per limitate risorse e da stress sociale. Pensiamo ai recenti attentati alle chiese a Damasco e di Komanda nella Repubblica Democratica del Congo o ancora gli attacchi contro le comunità cristiane in Cisgiordania, ambiti dove i cristiani vengono colpiti perché la loro presenza è un fattore di dialogo e di pace.
In una congiuntura storica segnalata crescenti tensioni e polarizzazioni a livello internazionale, i principi condivisi dalle tradizioni religiose possono infatti costituire un riferimento comune su cui costruire ponti e favorire processi di riconciliazione mettendo sempre la persona al centro. La promozione del dialogo interreligioso assume quindi un ruolo cruciale nel costruire fiducia reciproca tra comunità diverse e nel prevenire conflitti traducendo i principi condivisi in azioni concrete per la pace.
Per questo la libertà di religione e il contrasto alla violenza e alle discriminazioni su base religiosa o di credo è una priorità della politica estera del governo, riflessa a 360° nella nostra azione diplomatica e nei nostri programmi di cooperazione allo sviluppo. Penso anche alle iniziative delle organizzazioni italiane della società civile in sostegno alle comunità cristiane in aree di crisi che sosteniamo con le risorse dell’apposito fondo gestito dal Ministero degli Esteri.
L’impegno del governo è quindi forte nella continua difesa di chi è discriminato a causa della propria fede e nella promozione del dialogo interreligioso come strumento per rafforzare le iniziative di pace. In qualità di inviato, desidero infine aggiungere un ringraziamento e un auspicio. Sono certo che nel corso del nostro incontro emergeranno nuovi e delicati profili nei rapporti fra la libertà religiosa e gli altri diritti umani. Prenderò appunti su quello che direte e farò miei e sarò portavoce anche di quelle che saranno le istanze di questo nostro confronto.
Per tutelare adeguatamente la libertà religiosa dei fedeli cattolici, secondo me, è indispensabile acquisire anche un’approfondita conoscenza giuridica di tali problematiche che afferiscono non soltanto al diritto canonico, ma anche a quello ecclesiastico e a quello civile.
Sono grato agli organizzatori per aver promosso questo dibattito e faccio mio in conclusione un passaggio importante del messaggio che il cardinal Pietro Parolin ha inviato a nome del Santo Padre Leone XIV ai partecipanti del Meeting. Proprio parlando del Meeting, il messaggio sottolinea: “Non mancheranno come consuetudine dialoghi tra cattolici di diverse sensibilità e con credenti di altre confessioni e non credenti. Sono importanti esercizi di ascolto che preparano i mattoni nuovi con cui costruire quel futuro che già Dio ha in serbo per tutti, ma si dischiude solo accogliendoci l’un l’altro e laddove i responsabili delle istituzioni statali e internazionali sembrano non riuscire a far prevalere il diritto, la mediazione e il dialogo, le comunità religiose e la società civile devono osare la profezia. Significa lasciarsi sospingere nel deserto e vedere fin d’ora ciò che può nascere dalle macerie e da tanto troppo dolore innocente. Osiamo insieme la profezia. Grazie.
ANDREA AVVEDUTO
Grazie Davide. Adesso vi stanno distribuendo le cuffie per seguire l’intervento di Sua Eminenza cardinal Vesco che parlerà in francese, avrete una traduzione simultanea. Volevo intanto però ringraziare e soffermarmi un attimo su quello che è stato l’intervento dell’inviato speciale Davide Dionisi che ha citato l’attentato a Damasco, gli attacchi contro i cristiani in Cisgiordania, ha fatto emergere parte di quello che è il problema dei cristiani perseguitati oggi. Mentre parlava mi venivano alla mente, Eminenza, le parole che ha detto Gesù, “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”, oppure “Verrà un giorno in cui chi vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio”. Sono parole molto forti, profetiche, ma molto forti, drammatiche, che contemplano per ogni cristiano anche la possibilità del martirio.
Eppure Gesù stesso a un certo punto dice: “Niente potrà farvi del male”. Sono delle frasi che apparentemente potrebbero entrare in contraddizione, che comunque ci dicono di quello che è anche il compito e la testimonianza di un cristiano. Lei, tra l’altro, ha portato a questo Meeting la testimonianza dei martiri d’Algeria, la ricchezza di vite completamente trasformate dall’incontro con Gesù che sono andate incontro alla morte lasciandoci delle parole bellissime nei loro testamenti spirituali.
Alla luce di questo, quanto è importante la libertà religiosa nel mondo, facendo nostre anche o riprendendo quelle che sono state anche le tante parole che gli ultimi papi hanno pronunciato su questo tema.
CARDINALE JEAN-PAUL VESCO
Scusate, vorrei parlare italiano, ma non posso farlo ancora bene. Preferisco parlare in francese perché il tema è importante e vorrei parlare in francese su questo tema.
La libertà religiosa è un tema incredibilmente importante, deve essere protetta, come è stato detto dagli altri oratori. Quindi la questione della libertà religiosa è estremamente importante. È una libertà fondamentale, come è stato detto, deve essere assolutamente difesa. Spesso abbiamo l’abitudine, molto spesso mi si chiede se la libertà religiosa esiste o no, ad esempio nel paese in cui abito, in Algeria oppure altrove e ci si aspetta una risposta positiva o negativa, o sì o no. La libertà esiste oppure non esiste?
In realtà la domanda è molto più complessa e la questione è molto più complessa. Non voglio assolutamente minimizzare l’importanza della libertà religiosa perché voglio mostrare fino a che punto questa questione della libertà religiosa è molto più complessa rispetto all’idea che normalmente si ha soprattutto in Occidente, in Europa, in Italia e in Francia oppure altrove.
Allora, parlerò di cinque punti, cinque punti che vi mostreranno la complessità di cosa si intende quando si parla di libertà religiosa.
Prima di tutto non bisogna dimenticare che questa questione della libertà religiosa è una questione estremamente recente. È una questione che è apparsa nel mondo postmoderno, il mondo in cui viviamo. Molto recentemente, mondo postmoderno in cui l’individuo può esattamente decidere tutto quello che vuole, ha il diritto di farlo. Non dimentichiamoci che sin dalle origini riceviamo la nostra religione quando nasciamo. Cambiare religione è una cosa estremamente recente, una questione estremamente recente. Nel paesino dei miei nonni, dove vivevano i miei nonni, se qualcuno avesse detto che avrebbe voluto diventare musulmano, che avrebbe voluto cambiare religione, nessuno avrebbe capito perché. Nessuno avrebbe accettato questa cosa. Non si poneva assolutamente il problema. Bisogna semplicemente rendersi conto che in questo paesino magari si poteva anche non andare in chiesa oppure ci si poteva allontanare dalla chiesa, ma quando passava il parroco, quando passava per strada, comunque ci si levava il cappello, non si cambiava religione.
Oggi abbiamo l’impressione che si possa scegliere la propria religione, ma attenzione, accettare e parlare di libertà religiosa vuol dire accettare il cambiamento di religione. È questa la libertà religiosa. Non sono sicuro personalmente che se un membro delle nostre famiglie cambiasse religione e diventasse musulmano, sarebbe per me una buona notizia, sarebbe una cosa estremamente difficile da accettare anche per me. Bisogna semplicemente essere coscienti che difendere la libertà religiosa è una cosa che bisogna assolutamente fare, ma difendere la libertà religiosa significa riconoscere, accettare che comunque può essere una buona notizia che mio marito, mia moglie, mio figlio o mia figlia diventino musulmani.
Siccome non ci siamo arrivati, non abbiamo ancora accettato la libertà religiosa e questo è un dato di fatto. Possiamo dirci, ma ovviamente quando si conosce Cristo non si cambia religione e pensiamo come tutti i nostri fratelli e sorelle dell’Islam che pensano che quando si è musulmani non c’è un’altra religione migliore dell’islamismo e quindi non si può cambiare religione. Il primo punto è insistere su che cosa significa parlare di libertà religiosa.
Non posso parlare di libertà religiosa se non sono pronto ad accettare che un mio familiare cambi religione e io lo considero una buona notizia proprio perché considero che questa persona ha trovato una verità che prima non aveva trovato. Questo è il primo punto.
Secondo punto, la questione della libertà religiosa dipende dal ruolo svolto dalla religione nella società. Se la religione nella società ha un ruolo estremamente importante, come ad esempio la religione cristiana nel paesino dei miei nonni. È diverso invece quando all’improvviso nelle nostre società occidentali la religione svolge un ruolo sempre più marginale. In Francia, forse meno che in Italia, ma forse anche in Italia, non so, si può essere cattolici, si può andare alla messa oppure decidere di non andarci, ma in un certo modo. Tutto questo è appannaggio della sfera privata, anche se un Meeting come quello di Rimini dimostra che il ruolo della religione cristiana nella società italiana comunque rimane importante. Comunque è vero che la religione è legata alla sfera privata e non riguarda esclusivamente la persona e questo facilita l’accettazione della libertà religiosa.
La domanda che mi faccio è, noi in Occidente che veramente vogliamo difendere la libertà religiosa e magari forse anche dare lezioni agli altri, siamo diventati molto più comprensivi, molto più aperti, oppure la religione è diventata ha assunto un ruolo marginale, secondario ed è adesso più assente nella vita delle nostre società, ma è una cosa comunque da considerare.
Poi c’è un terzo punto, un terzo punto legato alla complessità che non possiamo dimenticare se veramente vogliamo riflettere su cos’è la libertà religiosa e qual è la sua importanza. Non solamente dipende dal ruolo che la religione ha nella società, ma dipende anche dal ruolo che la società ha nella religione.
Per certi versi, per noi cristiani il Cristo non ha voluto creare una religione, non ha voluto creare una religione che modelli una società. “Date a Dio ciò che è di Dio e date a Cesare ciò che è di Cesare”. C’è una distinzione, c’è una differenza tra la vita di fede e la vita della società, anche se per secoli in molti paesi, in Italia e in Europa, c’è stato un regime di cristianesimo dove c’era un fortissimo legame tra la Chiesa, quindi la religione e l’organizzazione della società. Ma comunque dalle origini è stata fatta una differenziazione, una distinzione tra la fede e l’organizzazione sociale.
Non è così, ad esempio, nell’ebraismo delle origini e non è così, ad esempio, nell’Islam delle origini. L’Islam si dice “ uno stato e una religione”. C’è un’associazione tra i due, l’Islam vuole strutturare una società sin dalle origini e questa è una differenza fondamentale e dobbiamo ricordarcela quando si parla di libertà religiosa. Quindi la questione della conversione mette in crisi e in causa la società stessa.
Ad esempio, la differenza tra il Ramadan e la Quaresima, scusate, è estremamente importante che tutta la società faccia il Ramadan e anche se io non sono musulmano, non posso mangiare. Comunque sarebbe impossibile, non posso mangiare fuori perché il Ramadan è un esercizio di fede, ma è anche un esercizio di coesione sociale. Nella Quaresima invece il Signore ci dice “quando digiuni, profumati il viso perché nessuno sappia che digiuni”, “non sappia la destra cosa fa la tua sinistra”. “Quando preghi e ritirati nella tua camera in maniera tale che tuo padre non sappia quello che fai”. È una cosa completamente diversa. Dobbiamo considerare questa differenza ontologica tra le nostre religioni.
Spesso abbiamo l’impressione che quando si parla di religione si parla della stessa cosa, ma di fatto le nostre religioni si basano su rapporti col mondo diversi, non solamente con rapporti con Dio diversi. Quando la libertà religiosa è legata alla società sin dalle origini, le cose cambiano.
Poi c’è un quarto punto su cui mi volevo soffermare e che magari complica ancora di più la questione della libertà religiosa ed è quello del proselitismo. Per avere libertà religiosa, perché ci sia libertà religiosa, deve esserci mancanza di proselitismo. Non deve esistere, non deve esserci una volontà di cercare di convertire l’altro alla propria fede.
Si può testimoniare, si può rispondere alle domande, ma si può annunciare il Vangelo, annunciare il Cristo, testimoniare fino a un certo punto, ma il modo di annunciare, di testimoniare quando diventa indiscreto, al punto tale da minare una certa forma di libertà, allora lì cominciano i problemi.
Ad esempio, in Europa, in Francia, si pensa che ci sia libertà religiosa, ma no, non è così, perché ci sono leggi per non far portare il velo, per non far portare il burqa, contro l’islamismo, con determinate politiche e ci sono delle restrizioni alla libertà religiosa e queste restrizioni talvolta magari sono necessarie e che si tratti di cristianesimo o di musulmani c’è comunque un proselitismo. Ci può essere un proselitismo e ci può essere la necessità di regolamentare la libertà religiosa, perché la libertà religiosa, come tutte le libertà, si ferma laddove inizia la libertà dell’altro e quindi anche questo punto deve essere considerato.
Per concludere, e questo è il quinto punto, la libertà religiosa dipende anche dalla concezione teologica della salvezza. Perché l’appartenenza a una religione, alla religione cristiana o musulmana, è una condizione che non è condizione di salvezza. Per secoli noi cristiani abbiamo considerato che il battesimo e l’appartenenza alla Chiesa fosse una condizione di salvezza. Nel secolo si diceva “al di fuori della chiesa non c’è nessuna salvezza” e questo può giustificare le crociate, può giustificare molte altre cose e in ogni caso lasciare la religione cristiana, se mettiamo in questione la salvezza, beh, è molto più importante come se la salvezza non fosse condizionata dal battesimo.
Da tempo, da un certo tempo, dal Concilio Vaticano II comunque la Chiesa non può più dire, non potrebbe più dire che il battesimo è una condizione necessaria della salvezza. La nostra teologia in questo senso si è evoluta e di conseguenza questo ha una conseguenza sulla libertà religiosa.
Poi c’è un’altra cosa. Nella società occidentale la questione della salvezza purtroppo è diventata una questione, una tematica secondaria. Questa mattina ero in albergo dove dormivo e vedevo tutte le persone che facevano colazione e mi immaginavo di chiedere loro “Ma che cosa pensate della salvezza? Che cosa pensate della vostra salvezza?”. Penso che la loro colazione fosse molto più importante che questa questione della salvezza.
In Islam oggi la salvezza per la stragrande maggioranza dei musulmani è condizionata dall’appartenenza all’Islam e questa è una grandissima differenza. La questione della salvezza per la stragrande maggioranza dei musulmani è estremamente importante il rapporto con Dio, un Dio che qualche volta è estremamente giudice e che bisogna ottenere, riuscire a ottenere la propria salvezza.
Si sa che la salvezza, la questione della salvezza è molto diversa tra islamismo e cristianesimo, oggi. Mi ricordo che appena dopo essere arrivato in Algeria ero a Beni Abbès, uno dei luoghi dove aveva vissuto Charles de Foucauld e ho trascorso del tempo con bambini nomadi e le bambine che mi adoravano mi hanno portato in una camera, hanno chiuso la porta e sapevano che non capivo molto l’arabo e mi hanno preso per il braccio e mi hanno fatto alzare il dito e mi volevano far pregare con loro per la fede musulmana, semplicemente perché mi adoravano talmente tanto che l’idea che io non fossi salvato per loro era insopportabile. Ancora adesso nella società di oggi alcune persone musulmane si dicono “Ma che peccato, ci piacete talmente tanto che vi manca solamente una cosa per essere salvato, diventare musulmano”.
Questa differenza svolge anche un ruolo nella questione della libertà religiosa. Lungi da me, come avete capito, di voler ridurre e sminuire l’importanza della libertà religiosa e grazie a tutte le istituzioni che lottano per la promozione della libertà religiosa, perché è un diritto fondamentale.
Molti cristiani, ma non solo i cristiani, vivono in condizioni di libertà religiosa limitata, ma il mio messaggio che voglio lanciarvi è che la libertà religiosa è una questione recente e che non ha lo stesso valore nelle diverse culture, nelle diverse religioni e non è così facile accettare che un familiare cambi la propria religione in assoluto, che la questione della libertà religiosa dipende dal ruolo che la religione svolge in una società molto secolarizzata, laicizzata in Europa e qui lo vediamo bene.
E poi che dipende dal ruolo che la società svolge nella religione stessa, nel sistema religioso, dalle origini e che ci sono modi di attaccare la libertà religiosa con un eccesso di proselitismo e che talvolta può essere necessario regolamentare questa libertà. Non è un valore assoluto in sé, ha comunque dei limiti, che finisce quando inizia la libertà degli altri e poi c’è anche la questione teologica della salvezza in ognuna delle nostre. Grazie della vostra attenzione.
ANDREA AVVEDUTO
Grazie. Grazie mille Eminenza per le sue parole, per la sua chiarezza, per le sue parole anche di incoraggiamento sul lavoro per promuovere.
CARDINALE JEAN-PAUL VESCO
Vorrei aggiungere qualcosa, se posso. Lei nella sua introduzione ha citato i 19 martiri di Algeria assassinati tra il ’94 e il ’96. Vi invito ad andare a visitare la splendida mostra organizzata da Oasis che mi ha davvero colpito profondamente e fa questo effetto a tutti quelli che la visitano.
Vorrei dirvi che per questi 19 martiri ci sono delle persone che in questa sala hanno vissuto questo decennio di violenza in Algeria dal ’90 agli anni 2000. La questione della libertà religiosa per questi 19 martiri non si è nemmeno posta, non viene posta e credo che sia qualcosa di molto importante. Non è che non esiste, ma in questo caso specifico, nell’ambito di questo martirio, non si tratta di persone che sono state uccise per l’odio verso la loro fede, non questo in primis. Sono state uccise anche perché erano straniere e davano fastidio, ma sono state persone uccise insieme a dei musulmani, non da dei musulmani, nel senso che questo è il loro valore del martire. Ecco perché sono stati dichiarati beati e quello che hanno fatto è stata una scelta, la scelta di rimanere accanto ai loro amici vicini musulmani.
Se ne sarebbero potuti andare in un periodo segnato da violenze terribili e come cristiani, come stranieri erano sicuramente molto esposti, più esposti, ma sono rimasti e sono stati uccisi, sono stati assassinati insieme a centinaia di migliaia di musulmani. Sono stati assassinati e nello stesso periodo sono stati assassinati anche degli imam, quindi non bisogna pensare che siano stati dei martiri in nome della libertà religiosa, sarebbe un controsenso. Sono stati assassinati in nome di una fratellanza, di una fraternità, di voler restare malgrado i rischi che correvano. Grazie mille.
ANDREA AVVEDUTO
Grazie. Noi procediamo rapidamente nel nostro incontro e continuo citando una parte della dichiarazione Dignitatis Humanae pubblicata nel 1965 per passare la palla a don Massimo Carlino. In questa dichiarazione si afferma che il diritto e la libertà religiosa si fonda sulla stessa dignità della persona umana, quale l’hanno fatta conoscere la parola di Dio rivelata e la stessa ragione. Questo diritto della persona umana deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell’ordinamento giuridico della società. Sono parole molto forti, molto coraggiose quelle che la Chiesa dopo il Concilio Vaticano II ha pronunciato e che rappresentano ancora la base per la costruzione della società. A lei, don Carlino, chiedo di aiutarci a capire dove nasce questa posizione che la Chiesa ha assunto negli anni rispetto alla libertà religiosa. Prego.
DON MASSIMO CARLINO
Sì, grazie e grazie Eminenza, dottoressa Canclini, vicepresidente della Consulta e tutti voi. Ovviamente in questo tempo così breve non possiamo fare un discorso completo. Cercherò di dire qualcosa della libertà nella Bibbia. Come diceva Andrea prima, la libertà religiosa si collega in maniera forte con la dignità umana. Ma se noi andiamo nella Bibbia, la libertà religiosa è un aspetto della libertà che Dio è venuto a portarci qui in mezzo a noi.
Questo intervento ci sarà una prima parte con un’introduzione, poi qualcosa sull’Antico Testamento, qualcosa sul Nuovo Testamento, veramente breve, poi una breve conclusione.
Mai come oggi gli uomini hanno avuto un senso così acuto della libertà e intanto sorgono nuove forme di schiavitù sociale e psichica. Non ci siamo messi d’accordo con Andrea. Anche queste parole venivano pronunciate da San Paolo VI nel 1965, 60 anni fa. Sembrano attuali quando si dice che l’uomo ha un senso acuto di libertà, di libertà in senso assoluto. Con mio stupore ho letto queste parole nella Gaudium et Spes al numero 17 e un intero paragrafo viene dedicato alla libertà con questo titolo “La grandezza della libertà”. La grandezza della libertà. Quando si dà una definizione di qual è la vera libertà nel numero 17, appunto, si dice la vera libertà è nell’uomo un segno privilegiato dell’immagine divina. Noi quando pensiamo a sintetizzare Dio diciamo “Dio è amore”, prendendo queste parole dal Nuovo Testamento. Ma Sant’Ireneo di Lione sintetizzava Dio dicendo “Dio è libertà”.
Tre sono i pilastri su cui si fonda ogni istituzione sociale, ci dice il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, verità, giustizia, libertà. Non ci può essere verità senza giustizia e senza libertà, come non ci può essere libertà senza verità e giustizia. La libertà raggiunge quindi la sua piena perfezione quando questi tre elementi sono insieme nell’Antico Testamento. E quindi passiamo al primo punto. Quando parliamo di libertà troviamo esperienze di liberazione. Non ci sono libertà astratte nella Bibbia. Dio è venuto a liberarci e quindi ci sono esperienze di liberazione e dopo che ci sono queste esperienze di liberazione Dio stringe un’alleanza. Quindi l’alleanza diventa l’elemento che caratterizza questa libertà conquistata.
Ma nella Bibbia abbiamo degli esempi negativi di non libertà. Vorrei partire da questi perché ci avvicinano di più forse alle nostre presunte libertà di oggi. Quando nella Bibbia l’uomo diventa autoreferenziale, interrompe la sua relazione con Dio, non è più libero e perché pensa di conquistarsi una libertà senza limitazioni. L’esperienza che fa il primo uomo Adamo, vi ricordate? Dio cosa dice in Genesi 1:26? Che l’uomo viene fatto secondo la nostra somiglianza, deve dominare sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, eccetera. Quando la Bibbia venne tradotta in greco, la famosa Settanta, questo verbo dominare venne tradotto con “Archetosan” che ci rinvia a cosa? Un principio. Allora, come potremmo tradurre questo dominare?
Questo dominare è quando noi diamo un nuovo inizio. Se noi diamo un nuovo inizio, possiamo dominare il creato secondo quello che ci è stato detto in Genesi. Ricordiamo che poi l’uomo non ha aspettato quel comando di Dio di “puoi mangiare tutti i frutti di tutti gli alberi tranne quello della conoscenza del bene e del male”. La libertà è sempre una libertà in relazione con, è una libertà in relazione anzitutto con Dio che è il nostro creatore.
Facciamo un passo avanti. Un altro esempio autoreferenziale è quello di Caino con Abele. Perché non viene gradita l’offerta di Caino? Perché Caino non dà dei primogeniti. Lui non si fida di Dio e invece Abele offre i primogeniti. Cosa dice qui il Signore a Caino che lo vede arrabbiato? “Se agisci bene, non dovreste forse tenerlo alto lo sguardo?” Si riferiva. “Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta perché verso di te è il suo istinto e tu lo dominerai.” L’esperienza di Caino ci fa comprendere quando le nostre relazioni non diventano delle relazioni di libertà.
Il diluvio. Perché si salva Noè? Noè si salva perché è uomo giusto e integro. Per la cultura ebraica è più importante essere giusto che santo, perché la mentalità ebraica della santità è un po’ diversa rispetto alla nostra. Il giusto ebreo è anche santo perché non può essere non santo, però per la cultura, quella della giustizia è la prima cosa. Finisco questi esempi con la Torre di Babele. Noi la ricordiamo sempre perché quei mattoni che si mettevano uno sopra l’altro per arrivare fino al cielo.
Ma non sottolineiamo una motivazione, diciamo sempre quella delle lingue, ma “Venite, costruiamoci una città e una torre la cui cima tocchi il cielo”. L’uomo quando vuole toccare il cielo per mettersi al posto di Dio, ecco che non c’è più libertà.
Ma abbiamo dei modelli nella Bibbia autentici, quelli di Abramo, Mosè, se noi ricordiamo. Chi poi ha voglia può rivolgersi alla Lettera agli Ebrei, leggere il capitolo 11 della Lettera agli Ebrei, dove ci sono diversi esempi di uomini e di donne che si affidano a Dio con fede e sono uomini e donne liberi. Una massima rabbinica recita: “Tutto è nelle mani di Dio tranne il timore di Dio.” Cosa vuol dire? C’è tutto in mano nostra tranne il timore di Dio. Il termine “tutto” indica le azioni, le scelte dell’individuo e l’insieme degli eventi dell’esistenza umana. Mentre l’espressione “timore di Dio”, sapete a cosa allude? Alla nostra fede.
Tutto è nelle mani di Dio tranne la nostra fede che noi dobbiamo rispondere personalmente. Allora, liberi si diventa. Il dono della fede ci serve per poter stringere questa alleanza con Dio. La capacità di rispondere da parte nostra significa diventare uomini di fede, uomini liberi e donne libere. Per Gregorio di Nissa, quando nella sua opera “Vita di Mosè” parla della nascita della vita spirituale che è frutto di una libera scelta. Mi ha colpito tantissimo questa espressione, quando si fa una libera scelta, dice Gregorio di Nissa, siamo in un certo senso genitori di noi stessi. Ognuno oggi, specialmente in questo nostro contesto, dobbiamo diventare genitori di noi stessi nella fede.
L’evento fondamentale della storia di Israele è rappresentato dall’Esodo egiziano, quando il popolo viene liberato dalla schiavitù, è liberato da qualcosa, dalla schiavitù, dagli egiziani e questa libertà però è una libertà per, dobbiamo ricordare che in Esodo 3:18 Mosè si reca dal faraone per dire la motivazione di questa libertà. Perché doveva concedere questa libertà il faraone? Per recarsi nel deserto e lì sacrificare al Dio degli ebrei. La nostra è sempre una libertà con Dio e con gli altri, una libertà per qualcosa, qualcuno. È interessante come i verbi tecnici ebraici che interpretano la liberazione del popolo ebraico quando si riferisce alla libertà che Dio ci dona, una libertà “verso”, si usano questi verbi: “far salire”, “far uscire”. La liberazione, quindi, è un processo di riscatto dal basso verso l’alto.
Invece, sapete, quando si utilizzano i verbi che qualcuno di noi ci deve concedere qualcosa, il faraone che deve concedere la libertà, sapete cosa dice? Bisogna “far partire”, “lasciare”. Sappiamo poi che il cuore del faraone verrà indurito, mentre l’azione della liberazione vera è un elevarci verso l’alto. La liberazione che ci deve concedere chi ci sta a fianco a noi è qualcosa che ci fa rimanere così quasi sullo stesso livello e non ci fa andare in alto.
Lo schema fede, alleanza, libertà, responsabilità diventa lo schema che abbiamo noi nella Bibbia e tutti ricordiamo che dopo il diluvio esce l’arcobaleno ed è bello che io stabilisco la mia alleanza con voi, non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio e io pongo questo segno dell’alleanza, quindi non abbiamo più archi di guerra, ma archi di pace.
Andando più avanti, ecco che questo popolo si deve educare alla libertà. I 10 comandamenti o le 10 parole non le dobbiamo considerare come qualcosa che ci stringono, che ci limitano. La legge non ci limita. Ieri sera è stata interessantissima la testimonianza del vescovo di Aleppo quando disse che lui aveva rispettato di non mettere nessun segno. Perché questo? Io ti rispetto, però tu rispetta anche me. Allora la legge diventa libertà quando nel momento in cui noi riusciamo a veramente mettere Dio al primo posto. I Ducati della libertà. Vado verso una veloce conclusione, però questa cosa ve la voglio leggere. La legge non mette in forse la libertà, altrimenti quando noi pensiamo ai 10 comandamenti, l’inizio proprio dei 10 comandamenti si dice che siamo stati liberati dall’Egitto, quindi si ricorda sempre quell’evento.
Un antico racconto alla domanda sul perché Israele fosse comparato a una colomba si diceva questo. Cosa era avvenuto? C’era una colomba. Dio crea la colomba in questo racconto. La colomba non può volare. Allora dice, “Guarda, c’è dietro qui un gatto che mi corre perché mi vuole mangiare, non ho le ali.” Allora Dio gli crea le ali, ma la colomba ritorna poi da Dio, e gli dice “Io non sto volando” e Dio gli dice, “Ma vedi che io le ali non te le ho messe perché fossero un peso in più, ma perché tu potessi volare.” Questo racconto conclude dicendo: “Non vi ho dato la Torah, quindi la legge, i 10 comandamenti, perché sia per voi un peso e perché la portiate, ma perché la Torah porti voi.” Questa è la Bibbia per noi cristiani, lo dobbiamo dire con forza. In questo contesto.
Ho avuto la possibilità anche di visitare, grazie a Martina, la mostra su Carlo Acutis. Sapete cosa dice a proposito della libertà Carlo Acutis? Che Dio non ti chiede di fare nulla per forza. Questa è la libertà. Andateci. Qui noi siamo come se fossimo in un deserto allestito. Quando finisce il Meeting non ci sarà più niente. Adesso è un deserto fiorito con le mostre e con tutti gli interventi. Cosa a Dio quando chiama e fa andare nel deserto, perché il “midbar”, il deserto, è abitato da Dio.
Devo concludere e soltanto vi dico questo, la libertà, Cristo ci ha liberati perché rimanessimo liberi. Quello che ci viene detto nel Nuovo Testamento, Galati 5,1. Ci deve sempre accompagnare una parola di Papa Leone. A proposito della libertà, la grazia non elimina la nostra libertà, ma la risveglia. Luigi Giussani, questo miracolo del Meeting è possibile perché Giussani è ancora oggi vivente e camminante in queste stanze, in questo luogo, quindi ancora oggi è presente lui qui in mezzo a noi. Cosa possiamo dire? Cosa diceva Giussani? “La scelta dell’uomo è o concepirsi libero da tutto, da tutto l’universo, dipendente solo da Dio oppure libero da Dio e allora diventa schiavo di ogni circostanza.” Gesù Cristo è venuto a liberare l’uomo nella sua totalità. Scusate se sono andato troppo oltre col tempo.
ANDREA AVVEDUTO
Grazie. Grazie don Massimo. Sei andato un po’ oltre, però mi hai dato la palla per arrivare a Massimiliano Tubani perché hai citato l’incontro di ieri con Monsignor Gianluff che parlava delle condizioni che ha vissuto da parroco di Knaia con i leader dei vari gruppi islamisti che si sono avvicinati nel governo di quella regione. È vero quello che hai detto, la legge diventa libertà in relazione con Dio. Io però vorrei vedere anche l’altra faccia della medaglia e quindi arrivare sul tema dell’intervento del dottor Tubani perché sappiamo quanto sia difficile la vita dei cristiani oggi nel mondo e lei stesso ne ha parlato in un’intervista di qualche settimana fa in cui parlava di un peggioramento generalizzato delle condizioni dei cristiani nel mondo e una delle cause da attribuirsi all’islamismo radicale che ha spostato il fulcro, in qualche modo oggi continua a condizionare la vita di quelle pietre vive, degli eredi degli apostoli, così li chiamiamo in Medio Oriente, che vivono ancora nelle terre dove il cristianesimo è nato, ma non solo, perché allarghiamo anche a livello globale. Io le chiedo a che punto siamo della notte per usare un’altra citazione biblica.
MASSIMILIANO TUBANI
30 anni fa San Giovanni Paolo II ci mise in guardia da una forma di limitazione della libertà religiosa meno dell’aperta persecuzione. Il pontefice si riferiva alla pretesa che una società democratica debba relegare nell’ambito delle opinioni personali le diverse convinzioni religiose e i conseguenti principi morali. A prima vista, notava, ciò sembra essere un atteggiamento di dovuta imparzialità e neutralità, l’unico approccio illuminato possibile in un moderno stato pluralistico.
E allora ci dobbiamo chiedere: siamo di fronte al miglior assetto possibile oppure ci sono dei margini per giungere a un equilibrio più rispettoso delle diverse istanze e quindi anche della libertà religiosa, un contesto in cui la libertà religiosa non sia limitata. Partiamo dall’ideale verso il quale tendere. Idealmente la convivenza ben ordinata dovrebbe fondarsi su un principio: che ogni essere umano è oggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente dalla sua stessa natura intelligente e libera. Se i diritti e i doveri scaturiscono da tale natura e devono scaturire da tale natura, non c’è la necessità che essi trovino una fonte giustificativa nel diritto positivo e fra di essi c’è anche il diritto alla libertà religiosa, alla naturale immunità entro giusti limiti da coercizione esteriore da parte del potere politico in materia religiosa.
Ora, grazie a questo assetto ideale, singoli e gruppi, indipendentemente dalla cultura e dalla religione e lo Stato nel suo insieme, potrebbero fondarsi su di una solida base condivisa, quella che noi chiamiamo, noi cattolici, diritto naturale. Questo richiama i diritti naturali, tuttavia non rappresenta affatto una prospettiva pacificamente condivisa, tutt’altro. Sembrerebbe, anzi, un pio e soprattutto irrealizzabile desiderio. Benedetto XVI disse che l’idea del diritto naturale è ormai considerata una dottrina di cui al di fuori dell’ambito cattolico non si ritiene neanche opportuno discutere e aggiunse che in Europa vasti ambienti riconoscono solo il positivismo come fondamento comune per la formazione del diritto, riducendo tutte le altre convinzioni allo stato di sottocultura.
Questo approccio positivista, aggiungo io, può determinare quella emarginazione delle istanze religiose denunciata da San Giovanni Paolo II. Il cammino quindi non è facile. Ciò nonostante è necessario riaprire il dibattito pubblico sul diritto naturale. Proprio in uno stato pluralistico. Esso può diventare il terreno di incontro fra culture e fedi diverse, un linguaggio comune capace di ridare respiro anche alla democrazia affinché non resti prigioniera di una sterile procedura, ma torni ad abbracciare tutta la ricchezza della vita reale senza escludere il contributo religioso. Allontaniamoci ora dai confini occidentali e volgiamo brevemente lo sguardo ai sistemi politici autoritari.
Durante una recente conversazione mi è stato fatto notare che nonostante la situazione dei cattolici nelle nazioni governate da sistemi autoritari sia estremamente difficile ci sono aree in cui i nostri fratelli nella fede possono liberamente partecipare alla messa senza essere disturbati, almeno in queste zone, quindi la libertà religiosa non sarebbe lesa. È difficilissimo condividere questa valutazione perché non si può ridurre la vita di una comunità cattolica alla pur centrale e imprescindibile partecipazione alla messa. Tale partecipazione, infatti, può e deve rappresentare la necessaria promessa di ogni successiva attività anche pubblica. La dottrina sociale della Chiesa è parte integrante della concezione cristiana della vita. Se un gruppo di cattolici locali in quelle aree decidesse di utilizzare questi contenuti, la dottrina sociale della Chiesa, per purificare la vita pubblica delle tossine dell’ideologia, inevitabilmente si porrebbe progressivamente in contrasto con il sistema politico autoritario, con delle conseguenze sanzionatorie e restrittive. L’estrema difficoltà di operare in tali contesti, accentuata dalla notevole quantità di vincoli che li caratterizza, trova conferma, ad esempio, nelle caute e misurate indicazioni che Papa Francesco fornì ai cattolici della Cina e disse: “Sul piano civile e politico i cattolici cinesi servano il proprio paese con impegno e onestà, sul piano etico sappiano offrire quel contributo profetico e costruttivo che essi traggono dalla propria fede. Ciò può richiedere a loro anche la fatica di dire una parola critica, non per sterile contrapposizione, ma allo scopo di edificare una società più giusta, più umana e più rispettosa della dignità di ogni persona.”
Dobbiamo essere consapevoli, aggiungo io, che in quelle nazioni dire una parola critica in molte occasioni implica una buona dose di eroismo.
Passiamo infine ai paesi in cui viene applicata la Sharia, il sistema di principi giuridici e morali derivato dal Corano e dalla tradizione del profeta, applicato come base totale o parziale della legislazione civile e penale. Cito un solo profilo, gli ostacoli alla costruzione di nuove chiese. Basti pensare, per fare un esempio emblematico, alla Nigeria settentrionale. La difficoltà di costruire edifici di culto riflette in maniera architettonica gli ostacoli che si incontrano all’apostolato. Questo è un grave problema perché la Chiesa è per sua natura missionaria e affinché possa esservi missione deve essere garantita quella libertà religiosa in virtù della quale a nessuno venga impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità alla sua coscienza privatamente e pubblicamente in forma individuale e associata.
In Bahrein la Sharia, in base all’articolo 2 della Costituzione, rappresenta una fonte principale della legislazione. Nel 2021 nel territorio del regno è stata consacrata la cattedrale di Nostra Signora d’Arabia a servizio di tutti i cattolici della penisola arabica. Il sovrano ha donato 9.000 m² di terreno. I benefattori di Aiuto alla Chiesa che Soffre hanno finanziato varie fasi di questo importante progetto con le loro donazioni. È auspicabile che un’iniziativa tanto significativa possa essere presto replicata anche in altri paesi in cui vige la legge islamica, poiché segnali di apertura di tale portata avrebbero un valore straordinario.
Mi avvio a concludere. Abbiamo riflettuto su alcune limitazioni della libertà religiosa in Occidente, nei sistemi politici autoritari, nelle nazioni in cui si applica la legge islamica. Non intendo porre sullo stesso piano i fenomeni che qui ho richiamato sommariamente, però posso affermare che ad ogni latitudine permangono ostacoli più o meno gravi. Ovunque, sia nelle aule parlamentari democratiche, nelle piazze sorvegliate dai regimi autoritari, nelle strade dove una chiesa non può sorgere, la libertà religiosa resta un indicatore decisivo della tutela della dignità umana. Quindi qui ci possiamo chiedere cosa fare per garantirlo. In ambito occidentale dobbiamo evitare di pensare che le sue limitazioni caratterizzino solo paesi lontani da noi. È necessario interrogarsi criticamente sul rispetto di questo diritto anche all’interno delle nostre società. Facendo ciò diventeremo più sensibili a quanto accade al di fuori dei confini occidentali e acquisiremo maggiore autorevolezza morale e politica.
Quanto alle nazioni mediorientali, africane, asiatiche, sudamericane afflitte da questo tipo di violazioni, dobbiamo diffondere informazioni e analisi affinché chi può intervenire, i decisori politici, possano farlo in maniera appropriata. Dobbiamo inoltre fornire sostegno spirituale e materiale affinché chi soffre non si senta abbandonato. Così facendo, come suggerisce il tema del Meeting richiamandosi a Eliot saremo in grado di abitare tanti luoghi resi deserti e desolati, costruendo il presente e il futuro con mattoni nuovi. Grazie a tutti per l’attenzione.
ANDREA AVVEDUTO
Grazie Massimiliano e grazie, colgo l’occasione per ringraziare anche Aiuto alla Chiesa che Soffre per tutto il coraggio che ha dimostrato in questi anni nel fare quello che poi hai detto in questo intervento, nel proporre, ma anche nel dire delle parole che molto spesso nei paesi possono essere anche fonte di problemi e quindi atti di eroismo. Grazie ancora.
Arriviamo adesso, Massimiliano Tubani ha proposto tante cose. C’è un altro aspetto che si aggiunge che completa forse questo quadro e arrivo all’intervento di Mauro Giacomazzi di Avsi e anch’io parto da una citazione di don Giussani che a un certo punto diceva “piuttosto mandateci in giro nudi, ma non toglieteci la libertà di educare”. L’educazione è un tema che è tornato molto spesso in questi mesi, anche nelle emergenze i cristiani di Gaza dicevano al patriarca: “Ridateci le scuole, dateci un luogo dove si possa imparare uno sguardo diverso e cominciare a costruire un futuro”. Credo che questo valga molto anche per la libertà religiosa. Tu, Mauro, sei con Avsi coinvolto in tanti progetti e quindi c’è dove c’è un forte legame tra quella che è educazione, l’apprendimento della libertà religiosa. Chiedo di portare la tua testimonianza.
MAURO GIACOMAZZI
Grazie mille Andrea. Cercherò di stare anche nei tempi più ristretti, visto che abbiamo sforato parecchio. Come dicevi tu, l’educazione per noi è centrale come strumento per costruire una società dove la libertà religiosa possa esprimersi. Parto da una frase che mi ha colpito molto, che ho ascoltato in una testimonianza della mostra per la pace che è qua al Meeting, di padre Firassa di Aleppo. Lui diceva “Se non sono voluto bene, come posso volere bene all’altro?”. Penso che su questo si costruisce tutto il gioco dell’educazione.
Noi ci occupiamo tantissimo di istruzione, ma quello che ci sta più a cuore è esattamente l’educazione, lo strumento attraverso cui noi possiamo scoprire chi siamo. Perché se scopriamo chi siamo veramente, il valore infinito che è la nostra vita, possiamo scoprire che l’altro ha questo valore infinito e quindi diventare attore e co-costruttore di questi per anche abbattere le differenze e costruire una libertà religiosa.
Mi colpiva una frase che leggevo recentemente, dello scorso anno, in un testo che parlava del pensiero filosofico educativo di don Giussani e Sperotto nel suo testo ci diceva che Dio è tale solamente quando è per un altro, riconosciuto da un altro. E sempre in quel testo richiamava il concetto di viso, l’etimologia della parola viso in italiano vuol dire visto, guardato. Noi usciamo dall’anonimato, noi scopriamo chi siamo quando siamo guardati. Per cui tutto lo scopo, il compito educativo che abbiamo è proprio quello di poter aiutare ogni singola persona che incontriamo a comprendere il valore infinito che ha la sua vita.
Faccio un esempio pratico, visti i tempi. Parlavo recentemente con un mio collega Marco che si è occupato del progetto di Avsi in Siria, Ospedali Aperti. Questo progetto prevedeva il sostegno il supporto a degli ospedali in Siria che sono ospedali cattolici ma che accoglievano per il 90% persone di una religione soprattutto islamica.
Lui mi diceva questo: “Lì non servivano parole, bastavano gli sguardi delle persone curate, sorprese e affascinate dal fatto che in un ospedale cattolico venissero curate con tutta quell’attenzione. Non era propriamente un dialogo, ma un conoscersi o un riconoscersi”. Penso che lo scopo del perché noi siamo sul campo, dello scopo perché noi lavoriamo, abbia molto a che fare con questo. Io ho vissuto quasi 20 anni in Uganda e sono arrivato in Uganda immediatamente sul finire della guerra civile. Uno dei miei primi viaggi è stato al nord, dove per 20 anni c’è stata una guerra con anche uno sfondo religioso, ma soprattutto civile che ha tenuto in scacco tutto il nord dell’Uganda.
Avsi è stata l’unica organizzazione assieme a Caritas che è stata presente lungo tutti i 20 anni della guerra civile. Quando sono arrivato io non era ancora finita, ma dopo un anno in quel posticino che era un paesino c’erano 198 organizzazioni internazionali, ma durante i 20 anni della guerra civile eravamo solamente in due e io ho potuto incontrare dei giovani impegnati in politica che ricordavano Avsi perché dicevano “in tutti quegli anni io ho potuto comunque studiare, ho potuto crescere, sono potuto crescere perché ho avuto qualcuno di Avsi che ha pagato le mie tasse scolastiche, perché sono stato accompagnato”. Quell’essere accompagnato è lo scopo del perché noi lavoriamo.
Vado a concludere dicendo che quel poter incontrare questo sguardo è il modo attraverso cui noi siamo tratti dall’invisibilità e se siamo tratti dall’invisibilità diventiamo visibili a noi stessi e quindi l’altro ci torna visibile. Lo scopo del perché noi lavoriamo e ci confrontiamo ogni giorno e restiamo, come dicono anche i martiri citati anche da Sua Eminenza, noi restiamo in questi luoghi anche nel pieno della guerra civile perché non possiamo permetterci di abbandonare le persone che incontriamo. Don Giussani diceva: “La pace è data dal fatto che la mia vita è guardata, è scelta e posseduta, abbracciata, sostenuta, aiutata, attesa da una forza vittoriosa.” Per noi lavorare per la libertà religiosa in Avsi significa proprio creare questi contesti dove ognuno può essere riconosciuto e valorizzato per il valore infinito che ha.
ANDREA AVVEDUTO
Grazie Mauro per la brevità, ma anche per la chiarezza e per la ricchezza che si aggiunge a tutta la ricchezza che abbiamo ascoltato oggi in questo incontro. Credo che fare una sintesi di un incontro così sia estremamente difficile e ci voglia una persona di grandi capacità. Per questo abdico volentieri a questo compito. Cedo la parola a Michele Brignone della Fondazione Oasis e tra i curatori della mostra dei martiri di Algeria già citata che anche il cardinale Vesco ha invitato a visitare. Prego Michele.
MICHELE BRIGNONE
Grazie a tutti. Grazie Andrea per questo assist per ricambiarti della gentilezza. Ti dico subito per tranquillità che parlerò meno dei 10 minuti che vedo indicati in questo schermo. Dunque, noi abbiamo sentito che la situazione della libertà religiosa sta peggiorando nel mondo. Ormai penso sia notizia di ogni anno quando escono i rapporti. Adesso uscirà a ottobre quello di Aiuto alla Chiesa che Soffre curato da Marta Petrosillo qua presente. Leggeremo se ci sono stati ulteriori peggioramenti rispetto alla versione precedente. Però direi che la libertà religiosa è in crisi non soltanto sul terreno. È in crisi per due motivi. È in crisi perché si sta perdendo nel sistema internazionale anche il sistema dei valori che si erano diffusi nel secondo dopoguerra e soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino. La promozione dei diritti umani non è più da parte degli Stati una pratica che paga politicamente. Abbiamo sentito che manca l’inviato europeo per la libertà religiosa.
Quindi c’è questa crisi che è interna anche ai paesi che storicamente sono promotori di questo diritto. C’è un secondo livello della crisi. Questa promozione dei diritti umani della libertà religiosa, bisogna riconoscere, molto spesso è stata il paravento per obiettivi politici diversi. In molti paesi le persone non credono alla libertà religiosa anche per questo motivo. Abbiamo avuto l’occasione di scrivere o lavorare con alcune attiviste musulmane che ci dicevano che il modo con cui l’Occidente ha promosso la libertà della donna in realtà ha pregiudicato un effettivo riscatto delle donne nel mondo musulmano perché era inteso come un’opera di colonizzazione culturale.
Da questo punto di vista mi sembrano molto importanti le parole che ha detto il cardinal Vesco, che non significano che la libertà religiosa non vada promossa, ma che la libertà religiosa va promossa anche con realismo, per cui non come un sistema che si impone dall’alto, come una condizione politica. A volte può succedere che magari in qualche negoziato si metta sul tavolo anche questo, certo, ma c’è un lavoro dal basso che è molto importante.
Noi come Consulta per la libertà religiosa ci siamo costituiti come rete, anche perché ognuna delle organizzazioni, degli enti che compongono la Consulta hanno poi dei rapporti in vari paesi. È determinante sapere cosa succede a livello anche molto capillare, molto microscopico i rapporti che si creano in questi paesi. Il dottor Dionisi parlava nel suo intervento iniziale della necessità di costruire rapporti di fiducia. A margine della mostra sui martiri d’Algeria che abbiamo allestito, abbiamo avuto ospite Suor Lourdes, che è una delle suore agostiniane che era con le altre due consorelle che sono state uccise nel 1994, che è stata anche protagonista di un incontro qua sabato mattina, ma ha fatto anche un incontro più piccolo ieri al margine di alcune visite. Suor Lourdes ci diceva che lei dopo la morte delle consorelle è dovuta tornare in Spagna, suo paese natale, poi fortunatamente ha potuto tornare in Algeria. Quando è tornata l’arcivescovo di Algeri dell’epoca, Monsignor Teissier, ha detto “La chiave della nostra presenza, il fondamento della nostra presenza viste anche le difficili condizioni che si erano create nel decennio nero è l’amicizia, l’amicizia coi musulmani”, quindi una libertà religiosa che non può andare senza il dialogo interreligioso e questa tessitura paziente, Papa Francesco avrebbe detto forse artigianale, dei rapporti che implica tutta una serie di dimensioni tra cui l’educazione c’è stato richiamato adesso.
La libertà religiosa va sempre di pari passo con altro, con la cura della dignità della persona, quindi l’educazione, ma anche l’assistenza sanitaria, è un diritto e anche un valore estremamente ampio ed estremamente complesso. Per questo mi sembra che sia più che mai necessario continuare a parlare di questo tema, anche denunciare le situazioni e i casi in cui la libertà religiosa è violata, ma allo stesso tempo avere molta cura di quello che succede sul terreno, adottando molta pazienza. Abbiamo sentito il caso, la citazione di Papa Francesco ai cristiani in Cina, situazione estremamente critica dove però può esserci un contributo e si spera anche in piccoli passi avanti. Richiamo veramente quello che ha detto il cardinal Vesco, il tema della sua complessità, non per sminuirlo, non per relativizzarlo, ma per attuarlo con maggiore. Questo è anche uno dei compiti che ci siamo prefissati come Consulta per la libertà religiosa. Grazie a tutti.
ANDREA AVVEDUTO
Grazie. Grazie Michele Brignone. Io non voglio rischiare aggressioni fisiche aggiungendo altro. Semplicemente ringrazio tutti i relatori che sono intervenuti oggi. Faccio mio, nostro l’appello che ha lanciato la vicepresidente Daniela Canclini all’inizio sulla creazione di un inviato europeo per la libertà religiosa nel mondo. Da ultimo vi ricordo che questo incontro, come tutto il Meeting, è possibile sostenerlo nelle postazioni del fundraising. Grazie anche a tutti voi che siete intervenuti. Buon pomeriggio, buon pranzo e buon Meeting.










