COMUNITÀ ENERGETICHE RINNOVABILI: STATO DELL’ARTE ED ESEMPI CONCRETI

Franco Cotana, amministratore delegato RSE; Silvia Chiassai Martini, presidente Fondazione CER Italia; Nicola Gherardi, presidente comunità energetica Confagricoltura; Fabrizio Iaccarino, responsabile Affari istituzionali Italia Enel; Felice Vai, presidente comunità energetica USE Nord. Modera Sergio Luciano, direttore Economy

Rinnoviamo anche quest’anno un appuntamento di approfondimento sulle CER. Nell’edizione del 2023 Mons Santoro illustrò la visione della CEI lanciando il programma che era emerso nella settimana sociale della CEI a Taranto, nel 2024 facemmo un affondo sulle prospettive delle CER a seguito della definizione ed emanazione di tutte le norme propedeutiche alla costituzione e attivazione delle comunità. Quest’anno si vuole fare un altro passo; illustrare esempi virtuosi di CER dopo un anno di stabilità normativa.

Con il sostegno di SGR Efficienza Energetica

Guarda l’incontro

 

SERGIO LUCIANO 

Buonasera a tutti. Grazie innanzitutto di essere qui e vi dico, avete fatto bene a essere qui perché parleremo per un’ora di cose che entrano nella nostra vita e in certi casi anche nella nostra tasca, che sono soprattutto presupposto di benessere collettivo. L’energia, tra l’altro, se ne è parlato tanto nel Meeting finora già di energia nelle varie accezioni. Abbiamo ascoltato ieri sera in questa sala un’analisi importante sul realismo che richiede l’energia a livello di politiche energetiche. Nel pomeriggio si è parlato di energia nucleare. Noi oggi facciamo un approfondimento che unisce questi massimi sistemi dell’energia, tecnologie e mercato, alla nostra vita in una modalità innovativa che sta prendendo piede nel nostro paese, che sono le comunità energetiche rinnovabili, le CER. Una di queste sigle che non possono dirci immediatamente tanto, non priva di un suo esoterismo delle comunità energetiche rinnovabili. Vedrete da quello che ci diranno i nostri relatori, quanta concretezza c’è nella sigla e nella loro attività. Quindi passo a presentarvi, ricominciando alla mia destra dal professor Franco Cotana, che è amministratore delegato della RSE, la società pubblica che si occupa di ricerche energetiche e che monitorizza in maniera assolutamente analitica, precisa e affidabile i fenomeni del mercato, della tecnologia e di quant’altro attiene a questa chiave fondamentale della nostra vita comune. Alla sua destra Silvia Chiassai Martini, presidente della Fondazione CER Italia. Poi capirete che questa caratura nazionale non è una cosa da poco. Alla sua destra Nicola Gherardi, presidente della comunità energetica Confagricoltura, quindi il mondo agrario, il mondo del territorio che sposa questa dimensione e se ne occupa in maniera importante. Alla sua destra Felice Vai, presidente della comunità energetica USE Nord. Poi ci spiegherà questo acronimo che cosa nasconde. Infine, last but not the least, Fabrizio Iaccarino, che è responsabile degli affari istituzionali Italia dell’Enel. Il nostro, umile ma vedrete importante obiettivo è intanto fotografare lo stato dell’arte, cioè che cosa sono, a cosa servono, come funzionano, perché ci sono utili delle comunità energetiche rinnovabili e poi capire alla luce di tutto ciò che cosa accadrà, che futuro ci attende, anche quali complicazioni, problemi e difficoltà potranno insorgere. Speriamo che non ne insorgano perché sarebbero una leva importante per vivere meglio con l’energia a un prezzo migliore. Io chiederei innanzitutto al professor Cotana di aprire lui perché è lui che sappiamo ha preparato un quadro sinottico preciso e per certi versi illuminante di quanto finora è accaduto. Prego professore. 

 FRANCO COTANA 

 Grazie Sergio. Buonasera a tutti. Grazie di questa opportunità. Grazie al Meeting di Rimini che oggi ci ospita. Se io ho delle diapositive, permettetemi di illustrare il mio discorso anche facendo partire la mia presentazione, se possibile. Comunque, alla base della parola CER, delle parole CER, c’è una parola in particolare che è importante: comunità. La comunità evoca qualcosa che va al di là della rivoluzione energetico-ambientale, evoca una rivoluzione sociale. Per la prima volta la normativa europea, prima Red 1, poi la Red 2, le direttive europee recepite, poi vedremo in maniera diversa dai vari stati, hanno consentito di coinvolgere direttamente i cittadini che non sono più soltanto degli utilizzatori dell’energia, dei consumatori, ma sono anche protagonisti, diventano produttori, possono diventare protagonisti e anche ricavarne dei vantaggi. Da questo punto di vista, permettetemi solo un attimo di spiegare che cos’è, anche se è stato detto, RSE. RSE è la ricerca sul sistema energetico nazionale. Parte da qui, dal PNIEC, da quello che facciamo per il ministro Pichetto Fratin. Abbiamo elaborato il piano integrato dell’energia e del clima che ha stabilito certi obiettivi, obiettivi di decarbonizzazione al 2030, obiettivi anche a lungo termine al 2050. Questa attività poi ci ha portato, ovviamente, anche a zoomare a livello delle regioni, a collaborare con molte regioni, anche a vedere come aiutare le regioni, perché come sapete l’energia è materia che non è esclusiva dello Stato, ma è materia concorrente, entrambi i soggetti devono decidere insieme. Lo vediamo poi anche sulle aree idonee quanta importanza hanno le regioni in questo settore. RSE offre un servizio enorme per la transizione energetica attraverso i suoi atlanti. L’atlante solare, l’atlante geotermico, ma ultimo e non ultimo anche l’atlante, la mappa delle comunità energetiche di cui parliamo oggi. Vedete che la normativa si è evoluta moltissimo negli ultimi tempi, si è stabilizzata dal 2018 ad oggi con vari recepimenti e con direttive di ARERA. Alla fine, quello che è successo è stata nell’ultimo anno, l’Italia è passata dalle ultime posizioni per CER attive, è diventata una delle prime tra le prime tre nazioni europee con una quantità di CER attive, ma potenzialmente enorme. Pensate che siamo arrivati in meno di un anno a circa 630 CER e più, secondi soltanto alla Germania, all’Olanda, e potenzialmente vedete quell’istogramma blu, ci sono 1200 in gestazione, proposte di comunità che faranno diventare l’Italia veramente il primo. Tutto questo dobbiamo anche ringraziare il Ministero dell’Ambiente che è riuscito anche attraverso un’azione importante in Europa a far sì che le CER fossero finanziate. Non tutti i paesi europei hanno le CER finanziate. Ci sono i Paesi Bassi in cui comunità di 40-50 abitanti producono e si dividono l’energia senza che lo Stato metta un euro. In Italia, invece, abbiamo ottenuto questa spinta verso le comunità energetiche grazie al fatto che è incentivata l’energia condivisa dalla CER, ma adesso anche potenzialmente gli incentivi sulla realizzazione degli impianti che, come sapete, inizialmente riguardava solo i piccoli comuni al di sotto di 5.000 abitanti. Adesso siamo arrivati a meno di 50.000 abitanti, il 98,9% di tutti i comuni d’Italia. Ecco allora che è interessante notare questa evoluzione presentata con una classifica di queste nazioni. Ci sono degli esempi importanti, questi all’estero, in Germania e quello che dicevo in Olanda, dove non ci sono neanche incentivi. Però questi paesi vengono da una tradizione di cooperative dove il fatto di condividere e produrre l’energia era già consolidato ben prima del 2018. Abbiamo una varietà di possibilità di configurazioni di energia condivisa e passiamo da una configurazione semplice, quella dell’autoconsumo individuale o a distanza, fino all’azione collettiva con impianti di proprietà collettiva di autoconsumo e finalmente alle comunità energetiche rinnovabili che possono essere ampliate a una molteplicità di soggetti, non solo privati, ma spesso e sempre di più pubblici, terzo settore, industriali e quant’altro. La normativa l’abbiamo già detta, possiamo dire che gli incentivi anche qui riguardano, l’abbiamo detto, fino a 100-120 euro a MWh, sia la produzione dell’energia condivisa che anche la realizzazione degli impianti. Per quanto riguarda la distribuzione per regione, qui possiamo vedere da questa immagine come ci siano delle regioni naturalmente più attive, alcune meno attive, ma che il fenomeno si sta diffondendo. Qui regione per regione, riportiamo le comunità energetiche che sono attive e che sono collegate con la procedura al GSE. Questa è la mappa che noi realizziamo come RSE di tutte le comunità energetiche e la quantità di CER per milioni di abitanti vedete che sta aumentando. La distribuzione è interessante soprattutto per capire che tipo di configurazione di assetto societario CER ci dà. Voi sapete che la CER può essere proposta su iniziativa della pubblica amministrazione, sempre di più. Questo avviene, poi lo sentiremo da Silvia che è una delle più attiviste in questo settore come sindaco, e delle comunità energetiche invece promosse e sostenute da aziende, quindi da attori esterni al territorio, pluralista, promosse e sostenute dal tessuto associativo locale e dalla cittadinanza. Queste sono tre tipologie di promozioni. Noi abbiamo una particolare CER a cui tengo molto particolarmente perché è di Perugia e io vengo da quel territorio. Si chiama Educer perché nasce da un progetto di educazione alle comunità energetiche rinnovabili. Per la prima volta in Italia, grazie anche al ministro Valditara che ho visto poc’anzi qui passare negli stand, il Ministero dell’Istruzione ha autorizzato una scuola a prendere un POD, a prendere un contatore, il Point of Delivery. La scuola può acquistare carta, può acquistare cancelleria, ma non era fino ad oggi permesso acquistare energia elettrica. Ora, grazie a questo e grazie al fatto che l’edificio della scuola in genere o è del comune o della provincia, abbiamo due POD. Può nascere una comunità tra la provincia, il Comune e la scuola stessa. A che serve? Questo serve per realizzare e educare i ragazzi che vivono a scuola a valutare anche con i loro professori di fisica, di matematica, quanta energia viene prodotta, quanta viene condivisa tra il consumo della scuola e una colonnina di ricarica che è della scuola. A cosa serve con l’accumulo alla colonnina di ricarica della scuola? Può servire per aree dei bus scolastici, ma anche per regalare ai meritevoli o a molti studenti delle ricariche gratuite. Fare sì che la gamification, giocare anche con l’energia sia un modo diverso per educare e aumentare la sensibilità in questo settore. Qui vedete anche sono state fatte delle lezioni, dei giochi con i ragazzi perché è da lì che partiamo. Abbiamo visto che la sensibilità dei ragazzi che poi educano i genitori qualche volta è essenziale e straordinaria. Finisco con questo libro che è in distribuzione gratuita, chi lo vuole va al nostro stand C5 di RSE, che riguarda le comunità energetiche rinnovabili. L’abbiamo scritto insieme ad altri autori, è un testo aggiornato su come realizzare le CER e contiene utili informazioni. È in distribuzione gratuita nel nostro stand. Grazie. 

 SERGIO LUCIANO 

 Professore, giusto per completare con un giudizio prezioso alla fine, stabilizzazione di rete, saturazione della produzione delle rinnovabili, sfruttamento appieno, nessuna dispersione. E cos’altro per il sistema in generale? Quali sono i valori? 

 FRANCO COTANA 

 I valori sono quello di far capire che la transizione energetica non riguarda altri, riguarda ciascuno di noi. Questo coinvolgimento dei cittadini riguarda l’accettabilità sociale, riguarda più in generale la consapevolezza che la transizione energetico-ambientale non può prescindere dall’aspetto sociale, dalla consapevolezza dei cittadini del fare queste scelte e quindi nella convenienza, ma anche economica, perché poi alla fine una CER ridistribuisce una parte degli utili o degli incentivi che incassa alleggerendo le bollette di ciascuno. Ciascuno è libero di scegliere il proprio fornitore dell’energia e quindi continua a pagare la sua bolletta. Ma la CER come organizzazione, se lui consuma e condivide dell’energia in certi momenti dove viene prodotta, ne riceve dei benefici e riceve un ristoro alla propria bolletta, quindi anche un vantaggio economico. 

 SERGIO LUCIANO 

 Avete visto? Avevo ragione che c’è questa possibilità. Grazie. Allora, cominciamo. Il professor Cotana se lo merita perché è raro coniugare tanta competenza con tanta semplicità e disponibilità alla divulgazione. Grazie davvero. Silvia Chiassai Martini, presidente promotrice, poi vedremo nella sua veste istituzionale di questa Fondazione CER Italia che, avendo il nome del nostro paese, ha anche simmetriche ambizioni. Racconti l’esperienza e l’idea che ha sviluppato e che ha portato già avanti a un livello importante. 

 SILVIA CHIASSAI MARTINI 

 Questo è un progetto che nasce presto rispetto a molti altri perché già nell’estate del 2021, sapendo che sarebbe uscito questo decreto attuativo, ci siamo interessati all’idea di sviluppare una comunità energetica. Nell’autunno abbiamo vissuto il primo caro bolletta e abbiamo capito che questa era la strada giusta. Quindi, in maniera molto convinta, abbiamo iniziato con molte difficoltà, perché eravamo un po’ pionieri allora, a scegliere una strada che è stata quella del partenariato pubblico-privato perché come amministrazioni molto spesso quando si devono realizzare le progettualità molto complesse anche da un punto di vista economico, questo a mio avviso è l’unica strada possibile. Questo ci ha permesso con un bando pubblico di individuare un privato e abbiamo costituito una comunità energetica senza che il Comune spendesse un euro. Quindi il Comune non ha messo un soldo in tutta questa operazione e grazie al partenariato, verranno realizzati 1,9 Mw di potenza di energia su tutte le scuole, palazzetti dello sport, tutti gli immobili di proprietà comunale idonei per la realizzazione degli impianti da parte del gestore per un investimento di 2,2 milioni. Questo doveva essere un progetto che inizialmente, come erano le bozze del decreto, doveva permettere di creare una comunità energetica a livello della cabina primaria, quindi andavamo poco più là del nostro comune. Poi quando abbiamo visto invece che il decreto CACER nel 2024 apriva addirittura oltre l’area di mercato, abbiamo voluto convintamente fare in modo che la fondazione prendesse una progettualità ancora più impegnativa, ma secondo noi più concreta, ovvero la possibilità per la Fondazione CER Italia di agire a livello nazionale. Abbiamo infatti privati, cittadini, aziende, grandi aziende, associazioni, comuni iscritti alla nostra fondazione da tutto il paese. Questo perché? Proprio perché abbiamo visto la complessità della costituzione di una comunità energetica e per quanto non sia semplice, io credo che sia fondamentale la partecipazione dell’ente pubblico, in particolare del Comune, perché, come diceva giustamente prima il professore, questa è una progettualità rivoluzionaria perché si parla di comunità e chi meglio del sindaco deve prendersi l’onere e l’onore di poter promuovere, partendo proprio dagli immobili comunali, perché le direttive europee ci obbligano entro poco a mettere a sistema col fotovoltaico tutti gli impianti di proprietà. Quindi questa è un’occasione per chi amministra ed è un dovere per chi amministra promuovere tra i propri cittadini e le proprie imprese, il terzo settore della propria città, le opportunità di essere tutti protagonisti di questa transizione ambientale, ma che ha risvolti concreti anche da un punto di vista sociale, economico e culturale che non può essere più rimandabile. È la prima occasione in cui tutti possono essere indispensabili, dal semplice cittadino all’amministrazione, al grande imprenditore, tutti a loro modo come semplici consumatori, produttori o prosumer, permettono di portare vantaggi ambientali e economici a tutta la comunità ed è un qualcosa di più unico che raro, quindi è un’occasione che i sindaci devono afferrare e convintamente devono portare avanti. 

 SERGIO LUCIANO 

 Credo che la regia abbia anche dei cartelli che ci possono accompagnare nella conoscenza di questi esempi. Sindaco, poi ne parleremo bene anche nel secondo giro, ma questo shift modale dal Palazzo del Municipio a un nome che evoca impegno nazionale, come è stato vissuto dal sistema, dai vostri interlocutori? Positivamente? Forse bisogna muovere la slide. Abbiamo alle spalle la sintesi della scheda tecnica di CER Italia. Grazie. Ma dicevo com’è stato preso dal… 

 SILVIA CHIASSAI MARTINI 

 No, è stato inizialmente non capivano bene come mai, perché questo delle CER è ancora qualcosa che deve essere promosso in maniera semplice a tutti, quindi è complicato ancora da comprendere. Quello però che noi abbiamo riscontrato, vista la complessità della costituzione, era il fatto anche di diventare uno strumento facilitatore. Quindi noi adesso aiutiamo le amministrazioni pubbliche, sia i comuni che le province, a poter aderire gratuitamente, entrando dentro la nostra fondazione come soci fondatori, quindi con dignità di voto in base alla popolazione, con diritti, per in maniera semplice e rapida avere le nostre opportunità e promuovere a loro volta questa opportunità sui loro territori. Per far cosa? Perché le comunità energetiche si possano diffondere veramente in maniera concreta in tempi rapidi, ma dall’altra parte perché sia una CER più competitiva, perché, come diceva prima il professore, un dettaglio importante è questo. Ogni CER, al di là del decreto CACER naturalmente mette dei paletti ben precisi, poi ha delle caratteristiche differenti anche legate, per esempio, in primis alla struttura giuridica. Nel nostro caso abbiamo scelto la fondazione di partecipazione perché è una no profit, è mutualistica, non c’è rischio economico per chi partecipa e io da amministratrice volevo che né il mio comune né il cittadino che entrava rischiasse niente. Il rischio è tutto in capo al gestore che ha tutto il compito poi di pensare alla burocrazia, da qui a prossimi 20 anni dell’incentivo, per tutti. Quindi chi entra, che sia il comune, che sia il cittadino o l’impresa, si iscrive gratuitamente su fondazioneceritalia.it e poi tutta la parte burocratica viene svolta dal gestore. Quindi un sistema che potesse essere funzionale e che agendo a livello nazionale ci permettesse anche di avere dei partner importanti. Ne abbiamo qui in primis Enel che ha creduto nel nostro progetto ed è un partner fondamentale come altri soggetti come Monte Paschi di Siena, come Beghelli che hanno capito l’importanza di poter offrire più opportunità di risparmio e più servizi, perché poi il cittadino, l’impresa potranno liberamente decidere di passare da una comunità energetica all’altra. Allora io credo che vista la complessità della costituzione delle CER e ancor di più la gestione, perché ora noi abbiamo vissuto un’annata piena e quindi possiamo dichiarare che funziona, sono arrivati i soldi del GSE – perché questo poi è quello che conta e li abbiamo ridistribuiti ai nostri partecipanti, – ma siccome sono molto complicati, io credo che poi in realtà di CER ne nasceranno poche e ne sopravviveranno ancora meno. Saremo tante CER, poche CER utili perché potremmo essere più competitivi e quindi reggere il mercato e offrire più opportunità ai nostri iscritti. 

 SERGIO LUCIANO 

 Grazie mille. E proseguiamo con questi incontri con le comunità energetiche. Nicola Gherardi, presidente della Comunità energetica Confagricoltura. Lo saprete benissimo, ma l’agricoltura è il settore che per tanti versi con le rinnovabili più di altri ha a che fare, nel senso che il territorio è vostro. Ci racconti quello che avete fatto e quello che oggi è la vostra realtà. 

NICOLA GHERARDI 

Innanzitutto buonasera a tutti, un ringraziamento al Meeting per aver organizzato questo evento a Compagnia delle Opere. Parto con una battuta. Il titolo di quest’anno è ‘Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi’. Confagricoltura è convinta che le CER possano essere interpretate come dei mattoni nuovi, come poter convivere. Prima il professor Cotana ha parlato di comunità, del senso stretto della comunità, quindi Confagricoltura è convinta che le CER possono essere uno strumento di crescita dal punto di vista territoriale in un contesto sempre più complicato. Lo ha descritto brevemente il professore prima facendo riferimento agli obiettivi del PNIEC, agli impegni che come paese abbiamo sottoscritto dal punto di vista della decarbonizzazione, sulla preoccupazione dell’incremento delle temperature e soprattutto con il tema dei gas clima alteranti. In questo contesto, come diceva lei, l’imprenditore agricolo si trova ad operare e quindi è il primo interlocutore del cambiamento climatico, il primo che vive queste limitazioni in maniera estremamente difficile. Allora perché si parla di comunità? Perché questa comunità rinnovabile, secondo noi, è un elemento di crescita? Offre all’imprenditore la possibilità di investire, quindi di produrre energia, ma fondamentalmente la comunità esiste se c’è il consumatore, quindi da una parte c’è colui che produce, dall’altra colui che consuma. Che cosa abbiamo pensato di fare? Abbiamo pensato di immaginare una cooperativa a responsabilità limitata proprio partendo da questo presupposto del perché cooperativa per il concetto della comunità di cui abbiamo detto prima che lo stesso sindaco ha illustrato quelle che sono le caratteristiche. È un lavoro interno che è proseguito nel corso di questi mesi e oggi siamo operativi pronti a partire. Che cosa stiamo notando? Stiamo notando che c’è molto interesse da parte del mondo imprenditoriale, così non poteva essere, per impianti di dimensioni tutto sommato importanti, diverse centinaia di kilowatt, fino a arrivare a 999. E di pari passo notiamo che il contatto fondamentale di chi produce, di chi ha grandi capacità produttive, è anche di avere magari pochi interlocutori grandi consumatori. Confagricoltura in questo percorso non vuol dimenticare nessuno. Abbiamo detto che parliamo di comunità e quindi vogliamo essere anche lo strumento operativo pratico per dare realtà, concretezza anche a quegli impianti di dimensioni magari più piccole, i 20 kW, i 30 kW, i 40 kW che probabilmente da soli non avrebbero le risorse per prendere un percorso che tutto sommato non è così semplice. Qui oggi ce lo possiamo anche dire, non è che sia un percorso semplice attivare una CER e anche tutti i conteggi che evidentemente ci sono dietro. La peculiarità nostra e quindi sul contributo della condivisione è quello di andarla a ripartire tra il produttore e il consumatore. Come dicevo prima, la nostra vocazione è quella legata all’attività di imprese, quindi pensiamo e partiamo dal presupposto che l’entità del contributo maggiore vada ripartita al produttore. Il consumatore di per sé è importante perché consuma. Se non c’è il consumatore non c’è questa comunità, ma riteniamo che vada ascritto questo merito, è proprio questo concetto della condivisione di cui parlavamo prima e quindi andiamo a riconoscere non meno di un 30%. Partiamo anche dall’altra considerazione. Prima si accennava allo strumento dei contributi che arrivano e sotto questo aspetto siamo sicuramente orientati a lasciare al consumatore questo importo, evidentemente al netto di quello che potrà essere il costo della gestione di tutta l’operazione. Però non sono tutte rose e viole perché altrimenti staremo qui a dirci che è la cosa più bella del mondo e dovremmo farla tutti. Ci sono dei tempi che in realtà stringono. Le scadenze del PNRR sono di novembre del 2025 di quest’anno, sono sicuramente stringenti perché molte volte non è un limite legato alla capacità organizzativa dell’imprenditore quello di preparare dei progetti, ma evidentemente ci sono dei limiti dettati dal percorso autorizzativo da una parte piuttosto che ai preventivi di connessione dall’altra. Quindi magari ci sono tutte una serie anche di desiderata che poi esprimeremo in un secondo giro. Sotto questo aspetto quindi non posso altro che ribadire la disponibilità di Confagricoltura a lavorare sul tema delle rinnovabili, sul cambiamento climatico. Lo abbiamo fatto per primi 15 anni fa e continuiamo ad esserlo sotto questo settore nell’ambito agricolo, riconoscendo all’imprenditore agricolo la capacità di riuscire a coniugare queste due esigenze, quindi di tutelare l’ambiente e lavorare per una società migliore. 

 SERGIO LUCIANO 

 E meno male che una gran parte dell’agricoltura italiana comincia a dimostrarsi attenta e sensibile a queste cose. Grazie. Felice Vai, adesso volevo dire che prima di fare la comunità energetica non aveva un nome così bello, no? C’è una peculiarità fin dal nome della comunità che hai creato e che guidi. Parliamone. 

FELICE VAI 

Sì, è vero. Io spero si senta bene perché c’è un po’ di eco. Io spero che questo incontro sia molto utile per aiutarci veramente a capire le comunità energetiche. Questo è lo scopo, perché molte volte le diamo un po’ per scontate, ne sentiamo tanto parlare, ma tendiamo, vista anche la complessità della materia, a stare un po’ in superficie. Sergio, se tu mi permetti, solo due premesse, ma veramente veloci. Ieri sera ho moderato io, quindi so quanto è importante stare nei tempi. Ma che cos’è una comunità energetica? Voi immaginate lo stand che vedete lì della Compagnia delle Opere? Lo stand è la comunità energetica. Poi vedete tanti tavolini con tante sedie, quelli si chiamano in gergo configurazioni. Vuol dire che una comunità energetica nazionale è grande come uno stand e all’interno della medesima si costituiscono tanti tavolini nei quali nelle sedie la gente produce e consuma energia e se la scambia. Questo è un concetto molto importante perché vuol dire che costruito lo stand io posso andare in giro per l’Italia in determinate aree, vengono chiamate cabine primarie, questi tavolini in cui è possibile scambiare l’energia e posso quindi fare una sorta anche di economia di scala. Voglio anche approfittare, essendo molto complessa la materia, di ringraziare pubblicamente, ha avuto anche, come lo ringrazio per essere passato qua, Paolo Arrigoni, che è il presidente del GSE, che è l’ente che poi deve gestire tutta questa massa di dati, perché non dimentichiamoci che in una comunità energetica non si tira un cavo da uno all’altro, è tutto virtuale, deve essere tutto contabilizzato. Questa energia che condividiamo virtualmente viene incentivata. L’incentivo non è una riduzione in bolletta, ma l’incentivo vuol dire che nel conto corrente della comunità energetica arriveranno dei soldi che sono legati all’incentivo di questa energia condivisa. Dopodiché la comunità deciderà come ripartirsi questo incentivo. Questa è la comunità energetica. Serve chi produce e chi consuma in una determinata area. Bene, io sono sempre stato molto scettico perché ho detto se ogni tavolino fosse uno stand, ragazzi, già solo i costi di costituzione, ci vediamo dal notaio, capiamo lo statuto, ci mettiamo lì, ci proviamo, io vi dico alziamoci e torniamocene pure a vedere qualche mostra. In questo modo, invece, cosa è possibile fare. Noi abbiamo visto questo e questo devo ringraziare il Meeting, devo ringraziare la Compagnia delle Opere. Di fronte alla mia scrivania molte volte arrivano delle opere sociali, delle scuole, degli enti di carità, delle associazioni. Mi chiedono, Felice, trovare il sostegno non è facile, non mi dai 1000 euro, mi dai 2000 euro, mi dai 5000, perché i costi ci sono e se io voglio fare la mia opera io chiedo ai miei volontari, ma devo trovargli i soldi. Gli ho detto “Ma cavolo, ma la comunità energetica è lo strumento che allinea in modo mirabile tre elementi: l’aspetto ambientale, l’aspetto economico, l’aspetto sociale”. Ossia facciamo un’alleanza tra chi produce, tendenzialmente sono delle imprese che realizzano degli impianti che devono avere un minimo di potenza adeguata per produrre l’energia. Faccio un’alleanza tra il mondo delle imprese in senso lato e il mondo dei consumatori e gli incentivi vengono dati all’ente sociale, vengono dati alla scuola, vengono dati all’asilo, vengono dati a un’opera. Quindi è una comunità energetica che si chiama USE perché unisce il sociale con l’energia. Questo è lo scopo. Tant’è che ha avuto dopo un primo momento di comprensione della dinamica, perché non è così immediato capire come funziona una comunità energetica, noi adesso abbiamo costituito, chiamiamoli così, 11 tavolini, 11 gruppetti, 11 configurazioni, di cui tre già qualificate dal GSE, che scambiano energia, che danno soldi a una scuola paritaria, a un’opera di carità e a una casa di riposo. Per 20 anni questi riceveranno questi soldi e poi la cosa interessante è che sta a loro la responsabilità di far sì che questo tavolino con quattro sedie diventi un tavolino con 20 sedie per scambiare più energia, per poter avere più incentivi e per sostenersi maggiormente nella loro opera di carità sociale educativa. Ossia la CER come un’ulteriore gamba di finanziamento del terzo settore, come un’ulteriore strumento di sostegno delle molteplici attività sussidiarie che sono presenti nel nostro paese. Questa è la filosofia che sta dietro la comunità energetica USE Nord. Oltretutto si chiama USE perché in inglese vuol dire che lo posso utilizzare. Noi prendiamo per mano un tavolino con due sedie. Quando sarà un tavolino con 100 sedie costituiremo, eventualmente, se ha piacere, una comunità energetica per lui, lo distaccheremo e andrà avanti con le proprie gambe, quindi l’accompagniamo in tutta la fase di crescita. Questo è lo scopo della nostra comunità energetica. Grazie.  

SERGIO LUCIANO 

 Grazie, Felice, grazie di cuore. Tra l’altro questo Nord mi prepara a chiederti dopo il centro sud che facciamo a questo ripartito. E invece con Fabrizio Iaccarino che è responsabile affari istituzionale dell’Enel e ovviamente l’innesco è d’obbligo, poi parla di tutto benissimo, però, insomma, noi tutti crediamo di essere già parte di una grande comunità energetica che si chiama Enel, nel senso che è l’azienda elettrica per definizione, poi ce ne sono tante, la liberalizzazione, la concorrenza, però l’Enel è l’Enel. Qual è il vostro pensiero su tutto ciò? Prego. 

FABRIZIO IACCARINO 

Buonasera a tutti, grazie al Meeting, grazie alla Compagnia delle Opere per questo invito. Allora, il ruolo dell’Enel è duplice. Da un lato noi facciamo un lavoro simile a quello che è stato raccontato e supportiamo chi fa questo tipo di lavoro. Quindi aiutiamo nella costituzione delle comunità energetiche, entriamo laddove ci sia il desiderio nella parte amministrativa perché, come ha detto bene Felice, chi mi ha preceduto, non è così semplice né costituirla né realizzarla, ci vuole un bagaglio di competenze, ci vuole un’organizzazione e da questo punto di vista siamo in grado di sostenere questo. Abbiamo una cinquantina di casi, oggi parliamo di casi concreti, circa una cinquantina di casi tra già attivi, in corso di attivazione, in costituzione. Abbiamo una base clienti molto importante, ancora molto importante e quindi quella rappresenta anche una base su cui fare proselitismo, su cui andare a raccogliere adesioni, andare a raccontare quella che è uno straordinario strumento di solidarietà, come è stato ben raccontato da chi mi ha preceduto, straordinario strumento di solidarietà che non cambierà la vita, ma che comunque avrà un impatto importante sulla base di un principio di sostenibilità solidaristico che ci sentiamo di condividere e di spingere molto. Naturalmente, questo innanzitutto, ma anche un altro ruolo perché Enel ha anche all’interno del gruppo Enel una società che è concessionaria del servizio pubblico di distribuzione di energia elettrica e quindi la società che di fatto allaccia, connette fisicamente questi impianti da fonti rinnovabili e quindi in un certo senso è l’abilitatore di questo processo. Voi considerate che dal 2020 al 2023 abbiamo avuto in Italia un grande fenomeno del quale non abbiamo avuto ritorni in un certo senso in positivo perché le cose sono andate come dovevano andare, in modo molto lineare. Noi siamo passati da allacciare circa 50.000 impianti da fonti rinnovabili di medio o piccola taglia, da pochi kilowatt fino a 10 MW, quelli che si allacciano a rete basse media di tensione gestita nell’80% del territorio nazionale dall’Enel, da circa 50.000 allacci a oltre 300.000, adesso quasi 400.000 impianti l’anno. Significa che oggi l’Enel non è più tuttora il principale produttore di energia elettrica in Italia, ma con una quota solo del 13%. Perché? Perché si è diluito, oggi ci sono quasi 2 milioni, anzi arriveremo presto a 2 milioni di produttori di energia elettrica e riuscire a fare quindi i calcoli sono semplici, 300-400.000 impianti l’anno significa allacciare 1000 impianti al giorno. Riuscire a fare questo in modo fluido, anche se poi ci sono naturalmente questioni, qualche impianto che ha difficoltà, ma sono percentuali quasi inevitabili su questi numeri è il nostro compito, è quello che sentiamo di fare. Quindi un abilitatore sia dal punto di vista della comunità, nel senso del costituirla, gestirla, far godere i benefici, far conoscere anche questo, anche noi ci pregiamo di aver partecipato e sostenuto l’iniziativa di RSE, di Franco, del libro che è stato presentato, così come di CER Italia, perché pensiamo che debba essere uno sforzo di sistema. 

SERGIO LUCIANO 

 Molto bene. Allora, mi pare che abbiamo capito che se ci capita di essere coinvolti in una comunità energetica faremo bene ad accettare perché è una cosa intelligente e in modo o nell’altro proficua per tutti. Questo mi pare che il primo punto sia smarcato. Allora, abbiamo 15 minuti. Io pensavo questo, se siete d’accordo, facciamo un secondo giro breve, 3 minuti per ciascuna storia, mettendo anche l’Enel tra le storie. Abbiamo capito che è una specie di super storia su che cosa vogliamo fare in futuro, su che cosa possiamo sperare di avere di meglio ancora davanti a noi, anche risolvendo, citandoli, eventuali problemi, ostacoli e poi magari professor Cotana, una sintesi di 3 minuti dopo aver ascoltato queste testimonianze che a me sembrano comunque di interesse primario, però corredandole e completandole. Io ero tentato di dire ‘Ma perché non anche Nord, non anche Sud questa?’ Io poi vivo a Milano da 42 anni, ma sono meridionale, quindi però ci arriviamo dopo. Ripartiamo da Silvia Chiassai Martini. Sì, va bene. Prego. 

SILVIA CHIASSAI MARTINI 

 Sì, allora, noi abbiamo, come ho detto prima, concluso la prima annata, quindi abbiamo ricevuto in maniera efficiente e non era una cosa scontata perché la complessità della procedura non è da poco, i soldi che il GSE ci ha mandato alla Fondazione per lo scambio di energia tra chi ha prodotto e chi ha consumato. Quindi finalmente possiamo dimostrare anche tramite il passaparola, che è un aspetto importantissimo, che la comunità energetica permette di avere un risparmio in maniera diversa a seconda del ruolo che si ottiene, ma che comunque conviene. Questo però ci fa capire quanto è importante, mi riferivo al passaparola, investire sulla comunicazione. Dobbiamo spiegare in maniera molto semplice a tutti i cittadini attraverso i media, attraverso le trasmissioni televisive in maniera semplice, come è stato fatto in maniera egregia da Felice, che cosa sono le comunità perché tutti possano il prima possibile partecipare, per questo è un limite importante di questa progettualità. Dobbiamo arrivare a tutti. Dall’altra parte noi ci stiamo impegnando per cercare di offrire ulteriori opportunità di risparmio ai nostri membri, di sfruttare al meglio l’energia prodotta. Quindi abbiamo fatto un accordo nazionale con FederIdroelettrica perché vengano introdotti i prossimi impianti di costituzione, i piccoli impianti, perché possa permettere di avere una produzione di energia h24 e questo permetterebbe da un lato di bilanciare meglio la rete, dall’altro di offrire ai nostri consumatori il risparmio tutta la giornata che sarebbe un vantaggio importante. Stiamo sperimentando l’utilizzo di una batteria per la cabina primaria, vogliamo provare ad avere uno strumento che attraverso la CER permetta di accumulare quell’energia prodotta dai produttori nella CER e non consumata e di poterla utilizzare da parte dei consumatori tutto il giorno. Questo permetterebbe sicuramente di avere un risparmio maggiore per i consumatori e soprattutto un bilanciamento migliore della rete. Quindi stiamo cercando di crescere, di affrontare nuove sfide perché, come dicevo prima, le CER dovranno continuare ad offrire opportunità sempre superiori. 

 SERGIO LUCIANO 

 Quindi anche un’infrastrutturazione ulteriore perché l’accumulo diretto vostro diventa un ulteriore strumento di efficienza della rete per voi e per chi aderisce. Benissimo. Nicola Gherardi, tanto da fare nelle campagne italiane, tanto altro da fare. Prego. 

NICOLA GHERARDI 

Sì, in campagna abbiamo tant’altro da fare, ma credo che abbiamo da fare qualcosa anche a livello di società civile. Credo che manchi una cultura in generale dell’energia. Manca la consapevolezza che se si vogliono determinati benefit, se si vuole il climatizzatore, un pochino bisogna scendere a dei compromessi perché oggi il mondo agricolo si trova in una situazione difficile dal punto di vista della gestione di nuovi impianti, non soltanto parlando di CER e quindi occorre che ci sia una consapevolezza nell’ambito della società di una maggiore conoscenza, probabilmente anche del tema dell’energia. Vi cito semplicemente uno studio che ho avuto modo di approfondire qualche giorno fa, la famosa media del pollo, di quanti kilowatt vengono prodotti al mondo, diviso il numero delle persone, viene fuori una media di 2000 kW per persona. In Europa ne consumiamo circa 6.000, negli Stati Uniti 12.000, in Cina 1.500, in Bangladesh 300. Quindi credo che ci sia anche necessario un approfondimento sotto questo profilo. Non si può solo chiedere, non si può solo pretendere. Sul non chiedere, sul non pretendere ci scontriamo anche sul fatto che la sindrome di Nimby è tutt’altro che risolta. Se ne parla relativamente poco, ma poi quando si guarda sul giornale le difficoltà di chi investe nell’ambito delle rinnovabili non è sicuramente un problema da poco. Anche nei piccoli impianti e anche nelle CER. Concretamente ho fatto un passaggio prima, l’ideale per noi sarebbe riuscire a capire se possiamo andare un po’ oltre novembre del 2025 per la scadenza del PNRR per la difficoltà oggettiva di riuscire a fare le connessioni, di avere completamente le autorizzazioni e poi è un oltre a fare un plauso è anche un invito. Abbiamo fatto un passo molto in avanti, lo ricordava il professore prima da 5.000 a 50.000 abitanti, quindi praticamente si diceva il 98%. A noi farebbe anche piacere di andare oltre questo 98%, di immaginare che ci sia veramente la possibilità virtuale di produrre in Emilia piuttosto che di consumare in Lombardia. C’è anche oggi questa opportunità, però non ha nessun sostegno, quindi se ci fosse l’opportunità di riuscire a sostenerlo un po’, noi ovviamente saremo sicuramente da un punto di vista imprenditoriale pronti a investire. Sono partito con la battuta del mattone, chiudo con la battuta del mattone. Confagricoltura costruisce i mattoni nuovi. 

 SERGIO LUCIANO 

 Molto bene. Mattoni energetici in questo caso anche. Vai Felice. 

 FELICE VAI 

 Dunque, idealmente la semplifico molto e poi non è così perché la realtà è sempre più articolata di quanto si pensa. In una prima fase noi abbiamo costituito le scatole, ci è servito un po’ di tempo per faccio la cooperativa, la fondazione, l’associazione, e lì non è stata una passeggiata. Silvia è il precursore. Poi noi siamo arrivati un po’ dietro, ma è stata una faticaccia. Io vi dico anche si chiama USE Nord, non perché avevo delle velleità particolari legate a particolari regioni della nostra Italia, ma perché quando io l’ho costituita a luglio del 2024 le aree, quindi lo stand era più piccolino, perché erano le aree zonali che sono sette in Italia, c’è il Nord, Centro, Sicilia, Sardegna. Quindi ho detto se la cosa funziona aprirò sette CER che chiamerò USE Sardegna, USE Sicilia e quant’altro. Perché se partivo quando era tutto a posto, come voi sapete, il meglio è nemico del bene, non parte mai nessuno. Quindi la chiamo Nord, faccio tutto. Dopo due settimane il ministero emana una nota chiarificatrice che dice ‘Guardate che non è solo più l’area zonale, è tutto a livello nazionale’. Quindi io mi avevo già fatto la USE Nord e l’ho tenuta USE Nord. Poi adesso faremo la trasformeremo in fondazione, probabilmente la chiamiamo USE e la facciamo così. Ma questo è l’esempio per dire ed è anche forse la parte che a me affascina di più perché io mi annoio a fare le cose sempre le stesse, è il fatto che qua siamo sempre presso le Colonne d’Ercole, sempre. Noi adesso abbiamo più o meno capito come funziona lo statuto, abbiamo capito come si qualifica. Dobbiamo fare gli impianti, li stiamo installando. Noi ne abbiamo già, sono 300 kW, vuol dire, insomma, grande come 100 casette, tanto per intenderci. Adesso ne abbiamo 3 MW in costruzione, sono 1000 casette, tanto per darvi un’idea. Potenzialità di 450.000 euro di incentivi che verranno distribuiti agli enti del terzo settore. Ma noi ci rendiamo già conto che quello è un potenziale. Quando noi abbiamo fatto il distributore per dare la corrente ai nostri consumatori arriverà la fase due, che vuol dire popolamento delle configurazioni, ossia il consumatore dovrà dire ‘Io entro, io ci sto, io liberamente aderisco, mi sembra una cosa intelligente’. Voi capite che qua apre in modo fortissimo l’aspetto culturale di conoscenza e valoriale. Perché io devo aderire a una comunità energetica? Io personalmente non sicuramente per averne un beneficio di qualche decina di euro. Non lo farò mai. Aderisco solo se il progetto che sta dietro a quella comunità energetica è un progetto che io condivido a livello valoriale. A questo punto la comunità energetica non sarà come le porte di un saloon con dei soggetti che entrano ed escono. Lo so bene perché dialogando con i collaboratori di Paolo, quant’è difficile la gestione di questi POD che entrano, escono. Ma è necessario che la CER sia stabile nel tempo e perché sia stabile la gente deve rimanere, deve affezionarsi e quindi deve credere al valore della CER. Quindi io ci credo perché grazie a me, nel caso mio, poi nel caso degli altri modelli vedranno più pulmini, più servizi, più gente che è in povertà energetica, che la si aiuta. Quindi nel nostro caso io vedrò che la classe dove va mio figlio avrà i banchi nuovi e contribuirò anch’io, rimanendo nella comunità energetica, a far sì che quella cosa lì venga realizzata. 

 SERGIO LUCIANO 

 Grazie mille. Allora, secondo Enel, che cosa accadrà tutto questo da qui a 5 anni? Le prospettive che voi considerate più credibili. 

 FABRIZIO IACCARINO 

 Noi speriamo, crediamo che questo possa diventare veramente un modello importante perché l’hanno detto benissimo tutti coloro che mi hanno preceduto, effettivamente non credo che sia un caso che ne parliamo da tre anni qui al Meeting perché è un modello di partecipazione, guarda caso, un modello che alla base ha una sostenibilità, un elemento solidaristico importante. Dobbiamo farlo conoscere, l’hanno detto bene, l’ha detto la sindaca, dobbiamo farlo conoscere. Dobbiamo fare in modo che si comprenda che c’è un beneficio concreto. Torno a dire, non è un beneficio straordinario, ma è un contributo che può essere fondamentale, che sarebbe veramente un peccato non cogliere. Ringrazio anche io Paolo Arrigoni il lavoro del GSE perché un lavoro pazientissimo sul territorio di educazione, di diffusione della conoscenza tramite tour molto capillare e dobbiamo lavorare tutti quanti in questa direzione. Dobbiamo far comprendere che il tema dell’energia non è un tema soltanto dell’Enel piuttosto che del ministro Pichetto. Il tema dell’energia è un tema che ci riguarda tutti. Purtroppo da 5 anni, questo l’ha detto Draghi, nel primo giorno del Meeting abbiamo avuto una sveglia purtroppo molto dura ed è così. Vi assicuro, sono quasi 20 anni che lavoro in Enel. L’attenzione che c’è adesso sulle bollette non c’è mai stata, mai negli ultimi 5 anni. È clamorosamente impennata le domande che ci arrivano come colleghi, da parenti, amici, familiari, non solo stakeholders. Perché? Perché la verità è che abbiamo scoperto che non è gratis, costa, che c’è un tema anche di sicurezza e questa cosa qua è un piccolo mattone, sempre per tornare a chiudere col tema del Meeting, è un piccolo mattone, non è una parete, però è un piccolo mattone fatto di tanti mattoncini che possono aiutarci ad avere una struttura molto più solida nell’affrontare questa grande sfida in una modalità che è sostenibile, parliamo di fonti rinnovabili e aiuta tutti quanti, in particolare il terzo settore che può essere incentivato ulteriormente partecipando a questa avventura. 

 SERGIO LUCIANO 

 Grazie mille. Allora, restituiamo il microfono al professor Cotana. Professore, si direbbe che c’è una bella energia in questa sala e in questo Meeting in generale in senso lato e anche in senso specifico. A lei una sintesi.

FRANCO COTANA 

Grazie. Niente, intanto ribadisco, RSE è una società del gruppo GSE e quindi mi associo anch’io ai saluti dell’ingegner Paolo Arrigoni che è presidente del GSE e che è un soggetto fondamentale in tutta questa nostra discussione. Ma io volevo solo dire con due battute precisare alcune cose. Forse chi ci ha ascoltato fino adesso pensa che una comunità energetica rinnovabile si costituisca soltanto con il fotovoltaico. Non è così, perché energia rinnovabile significa anche energie da idroelettrico, mini idroelettrico eolico,  biomasse, quindi tutta la serie delle energie maree, se ci fossero. Infatti nella statistica che ho mostrato, sebbene siano poche, ci sono comunità energetiche basate su questo. Perché dico questo? Perché il fotovoltaico funziona solo mediamente 1.300 ore all’anno, produce energia con quella potenza nominale dell’impianto, mentre un impianto eolico 2.500-3.000 ore all’anno, un impianto idroelettrico anche di più, dipende da quanta acqua c’è ovviamente. Ed infine le biomasse 8.000 ore all’anno addirittura perché la legna o quello che sia ci può essere sempre, biometano, biogas. Quindi questa è la prima precisazione che energia rinnovabile. L’altro punto è condivisione. Il concetto di condivisione, l’incentivo viene dato all’energia che viene condivisa, vuol dire l’energia prodotta dagli impianti della comunità e consumata dagli stessi associati alla comunità. Su questo fronte RSE sta lavorando perché la ricerca va avanti anche con gli accumuli, facendo in modo che venga massimizzata questa quantità, perché più viene consumata a livello locale, meno va in giro, meno impegna le reti e quindi c’è un vantaggio anche della nostra nazione in termini di spesa di trasporto. Io direi che da questo scenario ne esce fuori un quadro in cui veramente un cittadino dovrebbe dire anche come dovere morale aderisco a una comunità energetica perché non rischio nulla, perché se è una fondazione di partecipazione, se è un’associazione riconosciuta, però non un’associazione semplice non riconosciuta perché lì rischia proprio il presidente con i suoi beni. Quindi a parte questi piccoli ma importanti dettagli con lo statuto e i regolamenti che regolano l’associazione penso che sia un fattore veramente di idealità, come ben ha detto Felice Vai, rappresentando lo scopo sociale ma anche solidale delle comunità energetiche. Grazie. 

 SERGIO LUCIANO 

 Grazie professore. Solidale, una prospettiva di impiego, stabilizzazione della rete quando sappiamo che non è così scontato. Sostegno alla fine a uno dei grandi driver dello sviluppo e della sicurezza per tutti. Quindi mi pare che la seconda parte abbia aggiunto questi chiarimenti e queste finalità condivisibili da tutti per sostenere e aderire al mondo delle comunità energetiche. E prima di ringraziare, anzi ringraziando il professor Cotana, Silvia Martini, Nicola Gherardi, Felice Vai e Fabrizio Iaccarino, non volevo omettere di ringraziare la Fondazione Meeting perché guardate per mestiere giro abbastanza l’Italia facendo eventi e convegni e questo è un unicum. È un unicum per pluralismo di voci, per vastità di temi, per impatto complessivo sul pubblico e sull’opinione pubblica, anche attraverso i media. Tutto questo va portato a merito della fondazione, va anche sostenuto, quindi alla fine è energia e anche energia economica. Ci sono delle postazioni si chiama Dona Ora in giro per tutti i padiglioni, sono quelle in rosso e quindi è ancora vivo per un’altra giornata il nostro Meeting, aiutiamolo a costruire un futuro rinnovabile, si rinnova da 46 anni e di espansione. Quindi un ultimo appello dovuto in questa direzione. Grazie a tutti, arrivederci. 

 

Data

26 Agosto 2025

Ora

17:00

Edizione

2025
Categoria
Incontri