Povertà e valore della persona

Redazione Web

Povertà e valore della persona

Rimini, 23 agosto 2021Alessandra Stoppa, direttrice di Tracce, esordisce affermando che «oggi la povertà consiste in bisogni enormi e complessi. Le opere che sono qui rappresentate non intendono eluderli». Introduce quindi Gregory Boyle, gesuita, ex cappellano in carceri di massima sicurezza, fondatore e direttore a Los Angeles, da dove è collegato, di Homeboy Industries, opera tesa al recupero dei componenti delle più di cento gang giovanili della città americana e modello per 350 opere analoghe nel mondo.

«Ad oggi ho assistito a 265 omicidi ad opera delle gang», esordisce Boyle. Inizialmente il bisogno sembrava essere il lavoro, ma nessuno assumeva questi ragazzi. Il vero bisogno è una amicizia sociale, ma «noi preferiamo il termine “parentela”, una compagnia dove i ragazzi che arrivano, che non sopportano il loro dolore, possano stare di fronte alla propria vergogna. Li mettiamo di fronte allo specchio», prosegue, «e diciamo “tu sei ciò che Dio vorrebbe che fossi”, e così imparano la resilienza. Qui non rientra nessuno», dichiara Boyle, «perché tornano a casa e presentano il santuario che hanno trovato qui. Sono i limiti stessi che ci aiutano, si crea il noi, non l’io». Nei più di 25 anni della loro storia associativa, riferisce, il numero di omicidi si è dimezzato: «Per ridurre il crimine bisogna dare speranza»uando arrivano, li mettiamo davanti allo specchio», prosegue, «e diciamo “tu sei ciò che Dio vorrebbe che fossi”, e così imparano la resilienza. Qui non rientra nessuno», dichiara Boyle, «perché tornano a casa e presentano il santuario che hanno trovato qui. Sono i limiti stessi che ci aiutano, si crea il noi, non l’io». Nei più di 25 anni della loro storia associativa, riferisce, il numero di omicidi si è dimezzato: «Per ridurre il crimine bisogna dare speranza».

Anastasia Zolotova introduce l’attività della Ong Emmaus che dirige a Kharkiv, in Ucraina. «Qui il passato sovietico è ancora presente: ai genitori veniva consigliato di abbandonare il neonato disabile. Fino a 18 anni viveva in orfanotrofio, poi l’assistenza statale cessava. Gli veniva detto “la vostra nascita è stata un errore, farete la fine dei vostri genitori”, cioè alcoolizzati, o prostitute, o criminali. Abbandonati e traditi tante volte, sono totalmente smarriti e non si fidano di nessuno, nemmeno di loro stessi». In Emmaus invece si crede che questi orfani possano combattere per trovare se stessi, cosa che normalmente accade quando i genitori, mille e mille volte, dicono al figlio “ti voglio bene”.

Zolotova racconta di uno di questi orfani poco più che diciottenni, Edik. «Impaurito da tutto, per sei mesi gli abbiamo fatto una compagnia totale, anche nelle azioni più elementari. Poi lo abbiamo sfidato a coordinare la raccolta alimentare in un supermercato di Kharkiv, sempre accompagnandolo. Si era incoraggiato ed ha camminato da solo. Ha raccolto 2100 kg di cibo, circa 300 scatoloni. Adesso ha superato l’esame di ammissione all’università, a settembre inizia». Pasha è un altro orfano, “il figlio ucraino” ospitato per le annuali vacanze da una famiglia italiana dell’associazione Bambini dell’Est. In Ucraina, durante un processo a suo carico, è stato aiutato da Emmaus, che ha coraggiosamente chiesto al giudice, e inaspettatamente ottenuto, i domiciliari. Oggi Pasha, giovanissimo ma con moglie e tre figli, lavora duramente e scrive: «Ho ancora timore di perdere tutto e le persone a cui voglio bene, ed ho ancora il processo in corso, ma so che l’uomo forte non è chi fa tutto da solo, ma chi ha amici di cui può fidarsi».

Anche Simona Carobene dirige un’associazione, Fdp – Protagonisti nell’Educazione, Romania, che assiste famiglie poverissime e bambini abbandonati. «Vivono in una discarica di rifiuti, tra topi e cinghiali che li costringono a dormire avvolti nei materassi». Non c’è elettricità, ed hanno aiutato 27 famiglie della discarica dotandole di altrettanti generatori a pannelli solari, molto costosi. «Il progetto è assurdo agli occhi del mondo, ma dei poveri non possiamo parlare in astratto. I poveri si incontrano». Citando la Evangelii Gaudium, Carobene ricorda come “la realtà è superiore all’idea” e che “ai poveri non si perdona neppure la loro povertà”.

Spesso è necessario cercare un affido per i figli delle giovani donne affidate all’associazione. In udienza, rispondendo ad una di loro, papa Francesco ha detto che «L’affido alle volte è giusto, se fatto con cura, con rispetto e con amore». Queste parole sono state come un faro, ed in altri casi hanno generato uno sforzo lungo e intenso per trovare, in tutta la nazione, qualche modo di offrire un lavoro alla mamma e di accoglierla insieme ai figli.

Ma l’esito dell’azione educativa non è sempre lieto, se visto con gli occhi del mondo. Uscito dall’orfanotrofio, dopo tre anni in associazione, Romeo, malato di cirrosi epatica e con gravi crisi psichiatriche, torna sotto la protezione dei servizi sociali nella sua città di origine. Qualche tempo dopo lo vanno a trovare e una foto, che viene proiettata, lo ritrae mentre scambia un forte abbraccio col sacerdote. Poco tempo dopo muore di Covid. «Non abbiamo risolto nulla», ammette Carobene, «ma se guardate i suoi occhi, sono gli occhi di chi è stato amato. Ha detto il Papa alla giornata dei poveri di quest’anno che “i poveri si abbracciano, non si contano”».

Maria Chiara Gadda, deputata di Italia Viva al Parlamento Italiano, relatrice della legge 166/2016 cosiddetta “anti-sprechi”, risponde alle sollecitazioni della moderatrice. «La società cambia prima delle leggi», afferma, «e le leggi hanno un’anima. La 166/2016 mi ha fatto capire la sottile differenza tra le parole “donazione”, che è una cessione senza corrispettivo, e “dono”, che è un atto che promuove la dignità». Per la parlamentare, il terzo settore «deve essere dotato di autonomia sociale, perché è connesso alla generazione di valore economico. Non dobbiamo aver paura dell’io, perché carica di responsabilità». Occorre però «un modello organizzativo diverso. Perché il dono generi valore, bisogna che l’utile si reinvesta in rigenerazione ed inclusione»

(A.C.)

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