L’Italia come città delle città

Redazione Web

TURISMO E VALORIZZAZIONE DI UN PAESE CHE HA MOLTO DA OFFRIRE

 

Rimini, 20 agosto 2019 – «L’Italia ha nel suo codice genetico la città». Questa frase pronunciata da Manfredi Catella, CEO di Coima Res, riassume perfettamente l’essenza del nostro paese. All’incontro tenutosi alle 17:00 nell’Arena Polis Edison A1 e introdotto da Luigi Benatti, architetto partner  Studio TECO+, si è discusso su come fare perché l’Italia diventi leader nel settore del turismo.

Negli ultimi tempi si è verificato un aumento del turismo dovuto al fatto che il Paese è in grado di offrire un ampia scelta di esperienze al visitatore. «Il Friuli Venezia Giulia», ha precisato Sergio Emidio Bini, assessore alle attività produttive della regione precedente nominata, «è una regione piccola, ma al suo interno offre il mare, la montagna, la collina e le città d’arte». A proposito di quest’ultime, in particolare Trieste, ha visto un incremento significante delle presenze turistiche, e per questo motivo bisogna essere in grado di mantenere l’equilibrio tra turisti e residenti, perché si rischia che i centri storici si svuotino e alcune aree si deprezzino. Oltre a questo si sta sviluppando nelle nostre regioni il cosiddetto “turismo lento”, quello delle passeggiate, dei cammini religiosi e delle corse in bicicletta che, sebbene si possa pensare che non portino grande ricchezza ai paesi interessanti, costituiscono, invece, un turismo alto spendente, ma per cui devono essere strutturate le zone, con servizi e edifici ricettivi.

Giovanni Bastianelli, direttore esecutivo ENIT, ha portato qualche dato statistico mostrando come l’Italia sia uno degli stati leader nel settore turistico, seconda solo alla Spagna, con la differenza che l’Italia continua a crescere esponenzialmente con il 50% di turisti italiani e il 50% di stranieri. L’importante è che le città siano in grado di ascoltare come cambiano le esigenze del turista, in modo da offrire servizi che lo possano soddisfare «facendolo sentire benvoluto», ha ricordato il relatore. Un altro tema è quello della qualità: alcuni turisti non considerano più il lusso come lo spendere migliaia di euro a notte in un albergo a cinque stelle, ma vivere una vita che nel loro paese non c’è. L’Italia può e deve puntare sul “food”, offrendo prodotti di qualità. In Friuli, come ha riportato Bini, il turista può trovare il vino, il prosciutto San Daniele, il formaggio Montasio, piatti tipici come il “frico”, che permettono a molte città come Udine o piccoli borghi di vedere un incremento delle visite proprio per il settore enogastronomico. Probabilmente l’unico anello debole che presenta il nostro Paese è la mancanza di strutture sufficienti e di qualità per accogliere tutti i visitatori, questo anche a causa dei lunghi tempi burocratici che a volte impediscono la realizzazione di imprese e investimenti. Bastianelli ha ripreso il discorso affermando che «non è possibile essere una destinazione che va bene per tutti», la selezione del turista si fa aumentando il livello del servizio, creando infrastrutture e servizi di trasporto.

Catella ha ricordato l’impresa di Porta Nuova di Milano, cioè la riqualificazione di un quartiere che, grazie all’impegno e l’interessamento di molto persone, è stato eletto “miglior progetto di rigenerazione urbana al mondo”. Il tema è che per tutti i grandi cambiamenti c’è bisogno dell’amore per il proprio paese e di persone che si mettano in gioco per migliorare la vita degli abitanti. Per questo progetto sono stati investiti capitali stranieri, in particolare provenienti dal  Qatar, perciò l’Italia deve imparare a investire nelle proprie città. «Dobbiamo quindi puntare a una crescita a valore e non a volume», ha concluso Bastianelli, per soddisfare tutti con più attrattive diverse tra loro, abolendo il cosiddetto “monoprodotto”».

(S.F.)

 

 

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