139. Protezione e diritto di libertà religiosa

Press Meeting

Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento Europeo, ha introdotto nel salone D7 l’incontro “Protezione e diritto di libertà religiosa” con un dettagliato elenco di uccisioni e rapimenti di cristiani e religiosi degli ultimi giorni. Ovvio il riferimento ai recenti fatti dell’Orissa che ancora una volta mostrano come la persecuzione per causa religiosa sia un fatto di fronte al quale è necessario prendere posizione.

“È ardito esortare i cristiani ad essere ‘protagonisti’” – esordisce monsignor Dominique Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati della Santa Sede – “ infatti nella mentalità comune è protagonista solo chi raggiunge il successo, ma don Giussani aveva capito che, in realtà, solo l’uomo religioso, cioè consapevole del suo legame con Dio, è veramente protagonista”. Monsignor Mamberti ha la preoccupazione di far comprendere che la libertà ha bisogno di un fondamento che la possa far sviluppare e questo può essere solo trascendente, “perché solo la fede nell’Assoluto trascendente è garanzia dai falsi assoluti terreni. Solo così non si mette a rischio dignità umana e coesione sociale”.

Il vescovo tiene a ricordare che l’impegno politico dell’onorevole Mauro in sede europea ha portato recentemente all’approvazione di una risoluzione “sui gravi episodi che mettono a repentaglio l’esistenza delle comunità cristiane e di altre comunità religiose”. Ciò è stato particolarmente importante in quanto ha “lanciato un messaggio politico ai responsabili di efferati episodi e alle stesse istituzioni europee, non sempre immuni da una sorta di pregiudizio antireligioso e in particolare anticristiano”. In occidente infatti non siamo immuni dalle sfide alla libertà religiosa, in un contesto in cui “l’odierna cultura occidentale rischia di contrapporre la libertà alla verità ed alla giustizia”. Monsignor Mamberti ha poi voluto spiegare com’è strutturata la diplomazia vaticana di cui egli fa parte e come agisce nel campo delle relazioni internazionali in particolare a tutela di questa primaria libertà. “La stessa natura religiosa della Santa Sede e la sua vocazione universale fanno sì che la sua diplomazia non determini le proprie priorità sulla base di interessi economici o politici e che non abbia ambizioni geo-politiche. La priorità della diplomazia pontificia – continua – è l’assicurazione di condizioni favorevoli all’esercizio della missione propria della Chiesa cattolica e alla vita dei suoi membri”.

Non ci può essere però una vera libertà religiosa se viene intesa come limitata alla sola sfera privata. La dimensione pubblica, collettiva e istituzionale non può essere negoziata. “È cartina di tornasole per tutte le altre libertà” dice Mauro per sottolineare che non si sta parlando di uno dei tanti diritti fondamentali, ma di quello “da cui derivano tutti gli altri”. “Dove la libertà religiosa fiorisce – spiega il vescovo – germogliano e si sviluppano anche tutti gli altri diritti; quando è in pericolo, anche gli altri vacillano”. Perché ciò sia compreso e applicato, “la diplomazia vaticana lavora instancabilmente a più livelli: con le Comunità Europee e il Sovrano Militare Ordine di Malta, oltre che con la Federazione Russa e l’Olp rappresentate presso la Santa Sede da missioni speciali. È poi impegnata in sede Onu e Osce per promuovere la dignità di tutte le persone e dunque combattere la cristianofobia ma anche l’islamofobia e l’antisemitismo”.

Davanti alla drammatica realtà vissuta da molti cristiani nel mondo, come in Iraq dove oggi la comunità è ridotta alla metà rispetto a quella che era prima del 2003, è necessario “adottare misure concrete per garantire loro di godere della libertà religiosa senza discriminazioni”. Ciò è possibile attraverso il dialogo che però, come ha detto Benedetto XVI “deve essere chiaro, evitando relativismi e sincretismi, animato da un sincero rispetto per gli altri e da uno spirito di riconciliazione”. Ognuno di noi deve essere testimone della verità incontrata, perché “qualsiasi tradizione religiosa solida esige l’esibizione della propria identità. I valori che appartengono alle autentiche convinzioni di fede non sono estranei a quelli che la natura conserva e la ragione raggiunge: sono quindi condivisibili da tutti”. Conclude l’intervento parlando non solo da diplomatico, ma anche da vescovo, monsignor Mamberti, esortando tutti ad “accettare in prima persona il rischio della libertà e di essere testimoni della verità. Così sarà possibile promuovere anche sul piano politico e diplomatico un’autentica libertà di religione per tutti”.

(A.P.)
Rimini, 29 agosto 2008