Un viaggio di cento anni

Press Meeting

Rimini, 24 agosto 2015 – Alle 21 in sala Neri è stato proiettato il mediometraggio “Un viaggio di cento anni”, realizzato per il Gruppo FS Italiane dal regista Pupi Avati. In sala, accolti da Letizia Bardazzi, erano presenti il regista e Michele Mario Elia, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Italiane.
“Un viaggio di cento anni”, che è andato in onda su RaiUno lo scorso maggio, narra un secolo di storia d’Italia dal 1915 ai giorni nostri. Un viaggio nel tempo all’interno di un convoglio che, di vagone in vagone, fa rivivere i momenti salienti degli ultimi cento anni della storia d’Italia e termina con il Frecciarossa 1000 che arriva all’Expo Milano 2015.
Sono molti e celebri gli itinerari raccontati, dal viaggio del Milite Ignoto del 26 ottobre 1921 a quello di Enrico Fermi nel 1938, dal primo viaggio dello storico Settebello nella primavera del 1953, a quello di Papa Giovanni XXIII nell’ottobre 1962 dalla Città del Vaticano a Loreto, passando per Assisi. C’è anche una giovane Maria José che incontra il futuro marito Umberto di Savoia. Il record dei 300 chilometri all’ora sulla direttissima Roma-Firenze il 25 maggio 1989 e l’episodio del bambino che ha perduto il treno per la colonia marittima sono scene emozionanti che restano impresse nella memoria. Come pure le istantanee di milioni di ebrei deportati che non sopravvissero, ai quali il mezzo di trasporto fa da triste cornice. Ci sono anche a episodi insoliti: matrimoni a bordo o viaggi di migranti verso un domani migliore.
Dopo la proiezione del mediometraggio, Letizia Bardazzi coinvolge gli ospiti in un dialogo appassionato. Si svela così il particolare autobiografico presente nel documento: “Il bambino che perde il treno non sono io, ma è vero che ai miei tempi arrivare a Rimini e vedere il mare appartiene a quel catalogo delle gioie che non si possono dimenticare”. Avati racconta anche l’esperienza positiva della collaborazione con il mondo delle Ferrovie dello Stato: “Un mondo che vive l’orgoglio dell’appartenenza. Non volevano fare una pubblicità, volevano fare qualcosa di bello e quando incontri qualcuno con questo ideale, tutto diventa migliore. In fondo è quello che vedo quando vengo al Meeting: mi commuovo perché non trovo un’altra realtà così, di persone che hanno la consapevolezza della loro utilità in quello che fanno”.
Da parte sua Elia racconta della passione con cui il patrimonio di Ferrovie dello Stato è conservato e dell’interesse per l’innovazione. Bardazzi conclude: “’Un viaggio di cento anni’ rappresenta e sintetizza l’evoluzione e le trasformazioni della società italiana e delle sue eccellenze nell’ultimo secolo. Il treno e la ferrovia diventano ora anche metafora di sviluppo in cui c’è un concentrato di tecnologia, sicurezza, confort – tutto made in Italy – eccellenza nell’alta velocità.”
(G.L., M.G.D’A.)

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