“L’amore dà sempre vita”: una sfida per la famiglia

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“La famiglia è il crocevia dell’umano ed è proprio qui che si può riscoprire l’originaria pertinenza dell’annuncio cristiano: una passione per l’umano. La testimonianza della letizia dentro un amore umano è la nostra responsabilità nella società plurale”. Così Monsignor Paolo Martinelli, Vescovo ausiliare di Milano, ha concluso la sua relazione nel Salone Intesa Sanpaolo B3 alle 19, ove ha riassunto i punti salienti dell’esortazione Amoris Laetitia, dalla quale è tratto il titolo dell’incontro e che “riassume la sintesi della dinamica della vita familiare”.

“Un affresco affascinante”, come ha osservato Lorenza Violini, Docente di Diritto costituzionale all’Università di Milano. Martinelli è passato dall’importanza della questione antropologica della famiglia e riscoperta della sua natura vocazionale, alla ridefinizione della nozione di fecondità fino ad arrivare all’accostamento tra vita trinitaria e famiglia. “L’ideale dell’amore non è la fusione degli amanti, ma la reciprocità feconda. L’amore è l’affermazione del tu in quanto è tu, insuperabilmente altro. Per questo la differenza è condizione permanente dell’unità amorosa. Senza differenza non c’è amore”.

“Tutto ciò, oltre che estremamente attrattivo per il nostro cuore, è anche vissuto”, così Lorenza Violini ha introdotto due testimonianze. La prima è di Sabrina Pietrangeli, Presidente dell’Associazione La Quercia Millenaria Onlus. Racconta come la vita della sua famiglia sia cambiata dal 2003 quando stava attendendo il terzo figlio. “Suo figlio morirà prima di nascere”, la diagnosi. Poi lo sgomento, la solitudine, ma di fronte alla proposta di abortire, “anche il riconoscimento in questa creatura di un figlio malato e non di un mostro”. Infine l’imprevisto, “una risoluzione naturale”, che permette a Giona non solo di nascere, ma pur attraverso una lunga ospedalizzazione e interventi chirurgici, di compiere domani 13 anni.

“E ora? Quello che è capitato è solo nostro o è per tutti? – continua Sabrina Pietrangeli – abbiamo iniziato a raccontare su internet la nostra storia nella consapevolezza del bisogno di tanti di una compagnia nell’affrontare situazioni così difficili. Poi abbiamo coinvolto i medici che ci avevano aiutato, per ‘fare rete’ con altre famiglie già eroicamente coraggiose e con altre in cerca di aiuto, fino alla costituzione di una onlus”. Ora la sua associazione è presente in molte regioni italiane, organizza incontri di formazione e studio, accompagna le coppie dalla diagnosi, a quando “scelgono di non eliminare quel figlio” fino alla presenza in sala operatoria, specie quando deve nascere un figlio che non ce la farà. L’associazione La Quercia Millenaria nel 2008 è stata classificata come Perinatal Hospice in un sito americano scoperto per caso, l’unica in Italia.

Inoltre si è sviluppato un percorso parallelo per fornire un aiuto nell’ambito dei corsi prematrimoniali. Le famiglie dell’associazione intervengono per testimoniare “che fondare la propria unione su Cristo significa fondarla sulla roccia, non avere paura della morte, significa accogliere bambini che il mondo vede come dei mostri e capire che lì dietro c’è un Mistero di bellezza e di amore meraviglioso”.

Altrettanto commovente nella sua semplicità anche la seconda testimonianza di Marco Mazzi, Presidente Associazione Famiglie per l’Accoglienza. Una storia di accoglienza lunga 36 anni di matrimonio “sempre più bello”, tre figli naturali, un’adozione e numerose esperienze di affidi temporanei e di ospitalità di adulti.

“Di fronte a una proposta con mia moglie e i miei figli abbiamo aperto il cuore all’imprevisto dicendo: ‘Posso provare!’”. Mazzi racconta episodi commoventi di rapporti rinati e di misericordia data e ricevuta, della paziente attesa e tensione al cambiamento di sé, che genera la maturazione della propria fede.

“Nulla di romantico o sentimentale – continua Mazzi – ma la storia della compagnia con altre famiglie che vivono le forme più varie di accoglienza, uno spettacolo di gratuità che stupisce continuamente noi e quelli che ci conoscono. Ci siamo sempre chiesti di raccontare quel che accadeva nelle nostre case, dai gesti più semplici a quelli più grandi: non siamo famiglie specializzate in qualcosa, ma famiglie che portano quello che è accaduto nelle loro case”.

E conclude: “L’accoglienza genera vita come un seme, che è posto nella vita delle persone e fruttificherà nel tempo e secondo il disegno di Chi lo ha posto e secondo la libertà di chi lo accoglie per il bene suo e di tutti. Dentro il mondo le nostre famiglie sono segno di una novità, la sfida di dare la vita e di essere se stessi veramente come luogo di un abbraccio”.

Come dice Papa Francesco: “La forza della famiglia risiede essenzialmente nella sua capacità di amare e di insegnare ad amare. Per quanto ferita possa essere, essa può sempre crescere a partire dall’amore” e così risanare le ferite e instaurare la cultura del dialogo.

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