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Georgia. Un paesaggio di oro e di fede

Al prossimo meeting una mostra dedicata alla storia della cristianità in Georgia. L'intervista alla curatrice Marilyn Kelly – Buccellati.

Georgia, una piccola nazione incastonata tra montagne e mare, perché dedicarle una mostra?

“Le due catene montuose che incorniciano la geografia della Georgia hanno esercitato un influsso fondamentale sul popolo della georgiano e sulla loro storia. Le montagne con le loro risorse e le sfide per la vita in questo ambiente sono state superate con successo fin dai tempi preistorici. La mostra “Georgia. Un paesaggio di oro e di fede” esplorerà questo paesaggio e illustrerà come queste sfide sono state superate nel tempo. In particolare emerge la figura delle montagne: una protezione in tempi pericolosi e una risorsa per gli uomini e gli animali. In modo paradigmatico, la mostra metterà in evidenza come un paesaggio così coerente nella sua unicità può servire da collante per un popolo, attraverso tutta una serie di vicissitudini storiche. Come le montagne hanno protetto gli abitanti, così il Mar Nero ha permesso alla Georgia di essere in stretto contatto con i paesi e i popoli che circondano questo mare e oltre, fino alle rotte marittime del mondo mediterraneo. Fu da questo mondo che il Cristianesimo arrivò in Georgia e prima di esso giunsero molte influenze culturali del mondo ellenistico”.

Qual è la fase primaria dello sviluppo di questo paese?

“Sicuramente la preistoria georgiana, la popolazione georgiana diffuse la sua cultura attraverso la migrazione dal Caucaso meridionale, fino alla Palestina. Si chiamava la cultura Kura-Araxes dal nome dei due grandi fiumi nel Caucaso del sud. Non solo questa vasta diffusione geografica è unica, ma è importante ricordare che questa popolazione aveva una cultura materiale molto semplice, basata sull'agricoltura e sull'allevamento limitato degli animali. Essi non vivevano in città e sembrano non essere stati toccati dall’urbanizzazione per gli oltre mille anni in cui questa cultura fiorì”.

Quando questa popolazione entrò in contatto con l’Occidente?

“Uno dei motivi per cui l’Occidente si interessò molto alla Georgia è stato perché in questo Paese si iniziò molto presto ad estrarre l'oro. È a causa della presenza di oro nelle montagne caucasiche e nei suoi fiumi che le tecniche di oreficeria si sviluppano presto, ma fiorirono soprattutto tra l'VIII e il III secolo a.C. Templi e tombe dalla città contenevano numerosi oggetti: gioielli d'oro soprattutto personali, tra cui diademi, collane, bracciali, anelli e ornamenti del tempio. Questi oggetti sono stati creati attraverso l'arte e l'abilità tecnica degli artigiani locali: il sapiente uso dello scalpello, la tecnica della filigrana e la granulazione erano tecniche comuni. L'area della Georgia occidentale è chiamata Colchide sia nelle fonti greche e romane che tuttora. Il significato di questo nome è "ricca d'oro."


Ha nominato fonti greche e romane, troviamo riferimenti alla Colchide anche in miti e leggende?

“Sì, ad esempio la storia greca di Giasone e il vello d'oro è ambientata nella Georgia occidentale. Si pensa che fosse una pelle di pecora usata per filtrare le acque del torrente di montagna, questo aneddoto sarebbe alla base della leggenda del "vello d'oro". Sicuramente in tutti i periodi storici gli animali, reali o immaginari, sono stati fonte di ispirazione per l’arte orafa. Ne abbiamo un classico esempio con una collana di tartarughe pendenti, ritrovata in una tomba a Vani e datata al V secolo a.C. Oltre ai gioielli anche la realizzazione di calici in oro e argento era parte dell'inventario artistico. Mentre gli esempi d'argento sono stati incisi con scene figurative, gli esempi in oro erano spesso decorati con pietre preziose incastonate che provenivano da sorgenti vicine nelle montagne del Caucaso.

Quando arrivò il Cristianesimo in questa parte di Mondo?

“Pur se remoto e di difficile accesso, questo territorio insediato nella seconda più alta catena montuosa d’Europa fu uno dei primi ad aprirsi alla Cristianità, già nel IV secolo d.C. Questo diede origine a una stupefacente fioritura di arte e architettura che anticipa alcuni dei canoni stilistici sperimentati in Italia solo dal 1200 in avanti. La mostra illustrerà questa straordinaria ricchezza, praticamente ignorata in Italia, mostrando nei dettagli l’unicità di questa tradizione. Nel suo relativo isolamento geografico, la Georgia riuscì a sviluppare una tematica e uno stile del tutto propri, con un sorprendente realismo che si contempera mirabilmente, sia negli affreschi che nelle icone, con la spiritualità ieratica dell’arte a noi nota soprattutto grazie al mondo bizantino. È a questa tradizione che attinge la Georgia contemporanea, capace di ritrovare nuova vita nelle radici profonde della propria identità che neanche il periodo sovietico riuscì a estirpare.”