Un tesoro può essere racchiuso in vasi di creta?
Abbiamo trovato la risposta a questa domanda andando a conoscere la vita di Ermanno lo Storpio.
Nasce intorno all’anno 1000 in una famiglia nobile, fin da giovane manifesta i sintomi della malattia che si aggrava velocemente rendendolo rattrappito e paralizzato. Nonostante questo entra in monastero da bambino, e riceverà i voti solo ai 30 anni grazie al suo maestro Berno.
Ermanno si dimostra fin da subito molto intelligente; era un appassionato di matematica, astronomia e musica, scrisse dei trattati scientifici; queste passioni non sarebbero fiorite se fosse stato solo.
Innanzitutto fu importante la figura della madre che viene descritta come una donna speciale, capace di capire il dono del figlio invalido più di chiunque altro.
L’amico monaco Bertoldo che lo sostiene con la sua presenza e la sua amicizia, seguendo anche in questo modo la regola di S. Benedetto.
Infine l’abate Berno che sostiene, come detto, la sua vocazione consentendogli di prendere i voti tardivi per quell’epoca nonostante la sua condizione.
Grazie alla fede e ai suoi amici Ermanno ha vissuto una vita ricca e piena di gioia.
Ebbe la grazia di riconoscere Cristo e per questo motivo la sua vita fiorì e fu un dono per tutta la sua comunità di monaci.
Nel fare la mostra i curatori si sono chiesti se è ancora possibile vivere con la stessa felicità di Ermanno nonostante la fatica dell’essere fragili.
A questa domanda abbiamo trovato una risposta vedendo il video con le testimonianze di alcune persone che vivono situazioni di fragilità in prima persona o con i loro famigliari.
Come il nostro protagonista vedono nella loro vita i segni positivi della presenza di Cristo: questo, insieme alla compagnia degli amici, li aiuta a vivere tutte le situazioni anche quelle più faticose che si trovano ad affrontare. In questo modo hanno visto la loro vita cambiare e diventare lieta.
Chiara, Maria Letizia e Vera






