Shōdō Habukawa, un’impronta indelebile nella storia del Meeting

Aprile 2026
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«Ricorderemo Shōdō Habukawa per la sua profonda cordialità, per il suo esemplare impegno per il dialogo e per la pace e, con immensa gratitudine, per aver dato una impronta indelebile alla storia del Meeting. Con questa gratitudine comunicheremo la sua salita al cielo a tutti gli amici del Meeting».

Habukawa e il Meeting, una storia di 40 anni

Queste le parole con cui il presidente del Meeting, Bernhard Scholz, ha ricordato la figura luminosa di Habukawa, monaco buddista giapponese, tra le massime autorità del buddismo Shingon, amico del Meeting fin dal 1988, e per venti volte relatore della manifestazione fino al 2017. Nel novembre 2011 fu invece una delegazione del Meeting a visitare il Monte Koya: ne è rimasta testimonianza nel volume “Le vie del cuore – Un viaggio tra Italia e Giappone”. Nel 2012 Habukawa curò anche una mostra sul Monte Koya, dedicata alla religiosità e all’arte Shingon, evidenziando anche la vicinanza tra cattolici italiani e buddisti giapponesi dopo il sisma del 2011.
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Il ricordo di Emilia Guarnieri

Così lo ricorda Emilia Guarnieri, già presidente del Meeting e amica personale di Habukawa.

Il carissimo amico Professor Shodo Habukawa ci ha lasciato e ha raggiunto quella intimità con il Mistero che sempre ha desiderato in tutta la sua vita. Amico del Meeting, ma anche amico personale di chi di noi ha avuto l’onore e il dono di averlo incontrato. Una amicizia che lo ha portato al Meeting numerosissime volte, ma una amicizia che, come lui amava raccontare, nasceva da un’altra amicizia, quella con don Giussani.

Era il giugno 1987, Giussani era in Giappone invitato per una conferenza e, attraverso una serie di rapporti e circostanze, si trova a salire al monte Koya, centro del Buddismo Shingon, dove allora Habukawa era maestro dei novizi. «Non dimenticherò mai finché vivrò quel giorno straordinario, quando monsignor Giusssani comparve davanti ai miei occhi. Restammo abbracciati in silenzio per qualche istante, senza bisogno di dire una parola». Dall’incontro con don Giussani all’incontro con il Meeting il passo fu breve.       

Ricordo ancora i primi anni delle sue partecipazioni, dove la sintonia e l’affetto che stavano nascendo tra noi convivevano con quella certa dose di inevitabile formalismo che il rispetto di tradizioni, riti e gestualità comportavano. Ma ben presto fu l’amicizia a vincere su tutto. Perché, come Habukawa disse anche in un suo intervento, il Mistero genera amicizia. E il Mistero era la grande presenza che dominava la sua vita. Stringeva sempre tra le mani quel suo rosario e ricordo che il lieve movimento delle labbra era proprio il segno che lo scorrere di quei grani scandiva un dialogo ininterrotto con Qualcuno reale e presente al suo cuore.

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Il viaggio indimenticabile del 2011 al Monte Koya

Quante volte attraverso le parole di Habukawa e dei monaci che ogni anno lo accompagnavano a Rimini avevamo sentito raccontare della bellezza del Monte Koya e quante volte ne avevamo visto le immagini! Finalmente nell’ottobre del 2011 anche noi abbiamo potuto godere la suggestione di quei luoghi dove la bellezza della natura e l’attrattiva del suo creatore si mostrano in un evidente quanto misterioso dialogo. Nel contesto di una iniziativa culturale promossa dall’Ambasciata italiana, che vedeva coinvolto anche il Meeting, avemmo l’opportunità di trascorrere due giornate al Monte Koya. Incontri culturali, seminari, rapporti. Una immane ricchezza e alcune cose indimenticabili. La lunga preghiera del mattino che Habukawa (allora divenuto rettore) celebrava con splendidi abiti dorati e la cappella dove sull’altare, con commosso stupore, trovammo la foto di don Giussani, di Giovanni Paolo II e di don Francesco Ricci per i quali ogni giorno i monaci pregavano. L’ospitalità di Habukawa, la sua tenerezza giunse fino al punto di farci trovare la mattina a colazione quanto noi italiani potevamo gradire. Mi sono sempre chiesta dove in quel luogo avessero trovato caffè e brioches!

Il Meeting è grato al Professor Habukawa, cosi come personalmente io gli sono grata. Per avermi onorato della sua amicizia. Per avermi regalato il suo affetto e la sua stima. Per avermi testimoniato una così grande intensità di rapporto con il Mistero. Per averci accompagnato in quei primi passi di reale dialogo e rapporto con altre religioni che, nel tempo, è diventato una cifra distintiva del Meeting.

Questa bella e misteriosa storia di amicizia sta continuando. Cosi come nel 1987 era stata una giovane studentessa giapponese, Wakako Saito, ad accompagnare don Giussani al Monte Koya, oggi è la stessa cara amica Wakako, divenuta docente universitaria, a proseguire questa storia. Veramente il Mistero genera amicizia.   

Leggi la biografia e le partecipazioni al Meeting di Shōdō Habukawa.