SPIRTO GENTIL – F. SCHUBERT: SONATA PER ARPEGGIONE

Guida all’ascolto dal vivo. Relatore: Pier Paolo Bellini. Esecutori: Giulio Giurato, Pianoforte; Andrea Noferini, Violoncello.

 

PIER PAOLO BELLINI:
Buona sera, e benvenuti all’ultimo appuntamento di guida all’ascolto di brani della collana Spirto Gentil. Il percorso di quest’anno era volto a cercare un aiuto per comprendere meglio il titolo affascinante del Meeting. Siamo arrivati all’ultimo passaggio, che a mio parere è una chiusura sintetica di quello che abbiamo visto negli altri appuntamenti. Nel primo, ascoltando le arie d’opera, abbiamo commentato quella intuizione originaria di don Giussani, che sentendo un canto appassionato d’amore per una donna, ha intuito, ancora bambino, che cosa fosse Dio: la risposta ultima a quella mancanza scritta nel cuore di ciascuno. Nel secondo incontro, attraverso la musica di Villa Lobos, abbiamo sentito come la nostalgia di una terra, con tutta la sua storia e il suo desiderio di realizzazione, emerge come bellezza che ricorda quello che manca. Oggi arriviamo al terzo appuntamento, dedicato ad un brano molto particolare di Franz Schubert, l’Arpeggione: esso è un percorso, con un punto di partenza ed un punto di arrivo. Vorremmo aiutarci a fare questo viaggio, così caro a Schubert, dell’uomo che parte da un certo punto e arriva in un’altra situazione, senza avere tutte le coordinare precise. Io vorrei aiutarvi a fare questo cammino attraverso i suoni, utilizzando quindi un linguaggio forse inusuale per noi – perché penso che non tutti tra di noi siano abituati all’ascolto della musica classica. Utilizzerei perciò anche delle parole per vedere come questa idea della mancanza e della necessità di riempire una mancanza sia assolutamente congenita in questo grande autore, morto giovanissimo. Vorrei cominciare leggendo alcuni testi che Schubert ha utilizzato per scrivere alcuni tra i suoi brani più famosi. Schubert è passato alla storia soprattutto come scrittore di Lieder. I Lieder sono, per usare un gergo un po’ volgare, delle canzoni in cui un testo viene musicato. Perché vi propongo oggi alcuni testi di questi Lieder? Perché ci possono aiutare a capire meglio anche la musica. La Sonata per arpeggione è stata scritta su richiesta di un amico che aveva inventato uno strumento che si chiamava appunto arpeggione. Una via di mezzo tra chitarra, un chitarrone e il violoncello. Non ha avuto tanta fortuna, per cui normalmente, come sentirete questa sera, questa sonata viene eseguita dal violoncello. Vorrei intercalare la musica leggendo testi e parti del diario dell’autore, che testimoniano alcune tematiche a lui molto care. “Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che ad un tratto ne sei pieno?”. Tenete a mente questa frase ascoltando i testi che vi leggerò. Già di per sé sarebbero sufficienti a comprendere tutto quello che ascolteremo. “Dove sei terra mia adorata?/Cercata, immaginata e mai trovata?/Terra, terra verde di speranza,/terra che parli la mia lingua?” Uno dei brani che ha reso famoso Schubert è stato un Lied intitolato Der wanderer, Il viandante. Un’idea che tornerà tantissimo, tanto che farà un ciclo di Lieder intitolato Winterreise, Il viaggio d’inverno. Per Schubert la vita è un cammino; verso dove? Qui c’è tutto il dramma dell’esistenza umana spiegato attraverso la poesia. Verso una terra adorata, una terra “cercata, immaginata e mai trovata”. Tutta la più grande poesia – pensate a Leopardi – è il tentativo di immaginare quel posto, quella terra “verde di speranza”, dove si parla la mia lingua, dove sentirsi a casa, dove c’è il mio posto. Schubert comincia la sua carriera umana e artistica scegliendo un testo di questo tipo. Un altro testo invece è di un Lied di Winterreise, molto efficace: “Straniero sono venuto, [guardate questo primo verso] straniero riparto”. Se lo leggiamo con distrazione non ci dice nulla, se ci soffermiamo un attimo, si apre una tragedia. È già detto tutto. Non che non ci fosse qualcosa di bello, è anche molto simpatico. Continua: “[…] la fanciulla ha parlato d’amore”. Questa è una cosa molto bella che però ha le sue conseguenze: “[…] e sua madre, anche di matrimonio”. Attenzione, il poeta non decide di andare via perché si è prospettato il matrimonio; va via, e lo dice esplicitamente perché “[…] io non posso decidere il momento dei miei viaggi”. Posso solo riconoscere che questo non basta, che questo posto, anche una bellissima donna, non bastano. “Spirto Gentil dei sogni miei, brillasti un dì ma ti perdei”. Anche la donna più bella non è sufficiente a farmi fermare. Se mi facesse fermare, mi porterebbe via dalla mia struttura originale, dalla mia dinamica, dal mio dovere. Per cui – ecco questa invece è una pagina del diario – cosa fa quest’uomo? “Un sacro anelito colmo di nostalgia [come diceva Villa Lobos, che abbiamo ascoltato] vuole raggiungere mondi più belli”. Se la mia pace non è qui, in questo bel Paese che ho incontrato, nella bella gente che ho incontrato, ho “un sacro anelito colmo di nostalgia” che vorrebbe raggiungere mondi più belli. Questa invece è una poesia di Schiller, che useremo ancora, che lui ha utilizzato per scrivere un Lied: “Nessun ponte mi condurrà laggiù”. Bellissima questa idea del ponte. Ci deve essere qualcosa che mi porta là dove sento di dover arrivare. Continua: “il cielo sopra di me non toccherà la terra”. E infine, “e il là non è mai qua”. Il là, cioè quel posto dove sento di dover arrivare, non so neanche dove sia. “Dove sei terra mia adorata?/ immaginata e mai trovata”, dove “il là non è mai qua”. Leggiamo ora un’altra pagina del diario; a volte è difficile distinguere tra la vita di Schubert dalla sua poesia: “A volte mi sembra di non appartenere a questo mondo”. Per cui, cosa fa di fronte a questa contraddizione? Quello che l’uomo con senno e con coraggio può fare: “Io cammino senza soste, cercando il riposo”. L’unica cosa che non contraddice la proprio struttura, è quella di cercare il riposo camminando, perché se ci si ferma il riposo è un paradosso. L’esistenza umana è un paradosso. Se ci si ferma il riposo non lo si trova. Si cammina per trovare cosa, per cercare cosa? Adesso cominciamo a seguire questo strano percorso che è l’Arpeggione. Per far questo abbiamo la possibilità di essere accompagnati, con grande pazienza, da due grandi artisti, Giulio Giurato e Andrea Noferini. Vi do qualche notizia. Giulio Giurato insegna al conservatorio di Parma, è stato allievo di Giorg Demuss, con cui ha anche suonato dei brani a quattro mani, si è esibito in diversi paesi europei, e nelle principali città italiane riscuotendo importanti riconoscimenti. Andrea Noferini, invece, allievo di Grumio, è particolarmente rinomato per il repertorio virtuosistico, risultando vincitore di molteplici riconoscimenti in tutto il mondo. Attualmente, dal 1991, è il primo violoncello solista del Teatro dell’Opera di Roma. Abbiamo due grandi musicisti che ci aiutano ad entrare dentro quest’opera. Come uso fare, per non perderci, ho disegnato questo cammino, in modo tale che se anche uno si distrae può sempre recuperare. Ascolteremo tre movimenti, partiamo dal primo. Cosa sono tre movimenti? Per uscire dal gergo tecnico, sono tre momenti di esperienza, e Schubert, in pieno Romanticismo, comincia a giocare molto sulle forme. Normalmente i movimenti erano separati, e completamente diversi l’uno dall’altro. In questo brano Schubert, come già Beethoven prima di lui, fonde i movimenti. Il primo movimento incontriamo un uomo che cammina. È come un episodio. Il secondo e il terzo sono fusi insieme, quindi non ci sarà l’intervallo; il secondo sfocia direttamente nel terzo. Il primo movimento è una sonata, quindi c’è una esposizione dei temi musicali, uno sviluppo, una ripresa e una coda. Andiamo a vedere cosa succede. Senza che io vi dica niente, ascoltiamo il primo tema, il tema A. Vi do solo questa immagine: incontrate un uomo che dice “Vieni con me”. E dicendovi così, potrebbe invitarvi al Luna Park, o ad un funerale, al cinema, ad una lezione. Il primo tema è quello che ci dice dove sta andando l’artista. Lo ascoltiamo e cercate di capire dove vi sta invitando. Prego.

Musica

Dove ci sta portando? Ad una festa? Possiamo avere idee molto diverse, ma sono convinto che andrebbero tutte in una direzione. Magari con episodi o sfumature diverse. Vi suggerisco questa, che è quella con cui siamo partiti, la poesia del Wanderer: “Il sole non mi riscalda più,/ i fiori sono appassiti,/ la vita sfiorita, e tutte le parole/ risuonano vuote./ Sono straniero ovunque./ Dove sei, terra mia adorata,/ cercata, immaginata e mai trovata?” È un uomo che non vive la vita in maniera superficiale, che sente l’urgenza di andare in profondità. Che cosa succede nel secondo tema? Il tema B è molto diverso. Di nuovo ascoltiamo e poi ci ragioniamo.

Musica

È molto diverso. Il secondo tema parla di una decisione. “Tutta la mia parte di eredità, tutti i miei averi, li gettai via con fiducia e col bastone leggero del pellegrino felice andai via col cuore di un bambino”. Anche il ritmo è proprio di un tema di forte movimento. Segue il ritornello, cioè A e poi B. Poi arriva lo sviluppo. Nello sviluppo a partire dai temi vengono fuori degli aspetti imprevedibili per l’ascoltatore. Le cose non sono così chiare e delineate come sembrava all’inizio. All’inizio il primo tema era molto meditativo, quasi triste, quasi fermo nel riflettere; il secondo è un po’ più sbarazzino, tant’è vero che il primo tema è in tonalità minore e il secondo in tonalità maggiore. Sentite cosa succede nello sviluppo. Ascoltiamo.

Musica

Sentite? Il primo tema è diventato maggiore. Adesso arriverà anche il secondo. Il secondo tema è diventato minore. È tutto scombussolato: quello che sembrava triste è cambiato senza ragioni e viceversa. C’è una considerazione di Schubert: “Le nostre gioie, le nostre pene, tutto non è nient’altro che un fuoco fatuo”. Sono quasi tutte illusioni. È tutta incertezza. Tant’è vero che alla fine, la ripresa – cioè il momento in cui si ripete l’esposizione – è quasi identica all’esposizione. E verrebbe da dire: ma perché mi ripeti ciò che vuoi dire? Ma noi sappiamo che attraverso lo sviluppo c’è qualcosa di non definito, di non risolto. Nella coda si mette la parola definitiva su questo primo quadro. E sentite dove andiamo a sfociare.

Musica

Poche battute e poi finisce. Sembra il venir meno di qualsiasi energia. Bellissime queste parole del diario di Schubert: “Padre supremo, il dolore del figlio compensa. Guardalo, nella polvere giace annientato, preda di sofferenze inaudite”. Il finale è il venir meno di ogni positività, la presenza della terra verde di speranza è quasi annullata come possibilità. A questo punto Schubert fonde insieme i due movimenti. A mio parere con una scelta assolutamente coerente col punto di arrivo, che invece è una sorpresa. Da punto di vista tecnico, lo vedete, è un movimento semplicissimo: A e B. Non c’è nessuna costruzione, ci sono solo due idee. Partiamo dalla prima. Anche qui vi dico il minimo indispensabile. Per me è un’idea stupenda, ma vorrei cercare di capirne il senso, perché nessun grande compositore fa le cose a caso. Sentite la melodia.

Musica

Il canto del violoncello sembra chiedere: dove andate? Verrebbe voglia di restare, non di andare via. Improvvisamente, dopo aver finito le energie, ci si trova in paradiso. È come se descrivesse la terra di speranza di cui vi avevo letto prima. Bellissimi certi particolari che sono della vita di Schubert: “Dove fioriscono le mie rose, dove sono i miei amici” – Schubert ha avuto una vita breve, ma costellata di amicizie stranissime eppure importantissime per lui, di musicisti, di poeti, di studenti universitari; oppure, ancora più interessante: “dove risorgeranno i miei morti”. Morì sia la madre che il padre quando era ancora molto giovane. Ma dov’è questa terra? È come se in questo tema provasse a descrivere quella terra. Nella parte B qui usa uno stratagemma, che usa in tanti Lied: ci fa capire che è una immaginazione. Non siamo ancora arrivati. È come un sogno bellissimo da cui qualcuno ci sveglia. Quando Schubert ci vuole svegliare inizia ad usare le dissonanze, le usa anche in un Lied del Winterreise: “Quando il corvo picchia nel vetro dice: stai sognando”. Anche in questo caso vedete che c’è qualcosa che dice: non sei ancora arrivato. Sentite le dissonanze del pianoforte e poi del violoncello.

Musica

Non siamo ancora arrivati. Questo movimento ci sveglia da quel sogno bellissimo e ci riporta alla realtà. Attenzione, colpo di scena anche per Schubert: ci riporta a una realtà inaspettata. “Potete certo prendervi gioco del sognatore che ha visto dei fiori in inverno. E deve svegliarsi, i fiori non ci sono in inverno”. Ma quando si sveglia dove arriva? Ecco una scelta di Schubert inaspettata. Questo ultimo movimento, collegato, fuso col secondo, ci porta in una situazione non prevedibile all’inizio. Se pensate al primo tema in tonalità minore e guardate adesso dove andiamo a finire, vi accorgerete che è qualcosa di inaspettato. Un evento inatteso. Il primo movimento ha forma sonata, il secondo è una forma binaria, semplicissima, come fosse un canto lunghissimo. Questo ultimo movimento è in forma di rondò. È una forma popolare, semplicissima. Le nostre canzoni hanno questo schema metrico, ritornello strofa ritornello, ogni tanto con qualche variazione. Guardate qui c’è un tema che è l’idea centrale del movimento. E arriva tre volte: all’inizio, al centro e alla fine, con degli episodi che andremo a vedere. Come è fatto questo tema? Inaspettatamente il cammino sfocia in una terra non prevedibile. Ascoltiamo.

Musica

Siamo arrivati a casa. “Finché raggiungerai un portone d’oro – anche questo è Schiller – allora entra poiché lì ciò che è terreno sarà celeste, eterno”. Casa mia. Ancora dovremo superare degli ostacoli, ma il tema è già detto. Schubert voleva portarci lì. Come fare ad arrivarci non possiamo indovinarlo, ma ci voleva portare lì. Ci sono gli ultimi ostacoli da percorrere, rappresentato dagli episodi che adesso andiamo ad ascoltare, ma è già stato detto il punto di arrivo. Per esempio, l’episodio A, che troveremo due volte, ci fa fare ancora un po’ di fatica. Ascoltiamolo.

Musica

Ce ancora un po’ di strada da fare: ostacoli, gettare ponti sugli abissi, sul fiume impetuoso. L’ultima cosa che vi propongo di ascoltare, poi dopo verrà eseguito tutto l’Arpeggione di seguito. Questo episodio centrale mi ha messo in difficoltà, perché mi chiedevo che cosa c’entrasse col cammino che stiamo svolgendo. Lo ascoltiamo.

Musica

Dentro a tutto il dramma che abbiamo vissuto c’è una danza, un ballo infantile. A Schubert piacevano queste idee, e infatti ha scritto: “Ero ancora nella primavera della mia vita quando me ne andai e lasciai le allegre danze della gioventù nella casa di mio padre”. È una parentesi, un ricordo di bambino di un vecchio o di un adulto che guarda indietro alla sua vita. Viene portato nel tempo un episodio che lo riporta alla sua infanzia. Anche qui, sentirete delle dissonanze che lo svegliano e lo riportano ad alla realtà difficoltosa, quella montagna, quel fiume impetuoso da superare per arrivare al punto di arrivo. Questo è il percorso che spero godremo insieme ascoltando adesso l’Arpeggione. Buon ascolto.

Musica

Essendo la giornata finale, ci concediamo cinque minuti in più per un bis, se siete d’accordo.

ANDREA NOFERINI:
Non era previsto neanche da noi questo. Penso che a compimento di un momento così poetico quale può essere un’esperienza d’ascolto della Sonata per arpeggione di Schubert, potrebbe andare bene un Notturno di Chopin.

Musica

PIER PAOLO BELLINI:
Grazie a questi artisti. L’arte, quando è sentita e realizzata nella pienezza della sua umanità, è capace di dirci più cose di quelle che siamo capaci di descrivere.

Data

26 Agosto 2015

Ora

19:00

Edizione

2015

Luogo

Sala Neri CONAI
Categoria