DESIDERIO E POLITICA - Meeting di Rimini

DESIDERIO E POLITICA

Desiderio e politica

Partecipano: Wael Farouq, Vicepresidente del Cairo Meeting e Docente presso l’Istituto di Lingua Araba all’Università Americana del Cairo; Mary Ann Glendon, Learned Hand Professor of Law, Harvard University. Introduce Giorgio Vittadini, Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà.

 

DESIDERIO E POLITICA

Giovedì 23 agosto 2012

PARTECIPANTI:
Wael Farouq Vicepresidente del Cairo Meeting e Docente presso l’Istituto di Lingua Araba all’università Americana del Cairo
Mary Ann Glendon Learned Hand Professor of Law, Harvard University

MODERATORE
Giorgio Vittadini

MODERATORE:
Innanzitutto prima di cominciare l’incontro desidero ringraziare e salutare con un caloroso applauso a Nassir Abdulaziz Al-Tauran, Presidente Generale dell’ONU che è qui presente con noi in auditorium. Avrete il piacere di ascoltarlo nell’incontro di domani venerdì 24 agosto alle ore 17,00 sempre in auditorium sul tema politiche nazionali e libertà religiosa con il ministro degli esteri Giulio Terzi. Quindi avremo anche domani questa possibilità. Oggi il tema è un tema che è cresciuto d’importanza durante il meeting” desiderio e politica”. Prima di introdurre presento i nostri ospiti, i nostri relatori: Mary Ann Glendon già più volte relatrice del meeting e professoressa di legge alla Harvard University e già ambasciatrice degli Stati Uniti presso la Santa Sede. La ringraziamo per la presenza e Wael Farouq, Vicepresidente del Cairo Meeting e docente presso l’istituto di lingua araba all’università americana del Cairo e da ottobre anche all’università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Grande altro amico. Allora, desiderio e politica allora è interessante perché in questi tempi abbiamo visto che c’è chi dice, rifacendosi al carisma di Don Giussani, si fa la scelta religiosa, chi dice che diventiamo lacchè dei potenti semplicemente perché applaudiamo le presenze istituzionali che vengono partecipando a questo contenuto, chi fa la m isura degli applausi per vedere se andiamo da una parte o dall’altra, ci si diverte tutti, allora siccome non voglio commentare io o noi, come dir si voglia, ma voglio riportare brevemente per introdurre l’incontro a un punto fondamentale della storia del nostro carisma quando don Giussani andò ad Assago nel 1987, invitato dalla DC Lombarda, in realtà era un grande convegno culturale della DC e delineò in tre punti che cos’è la nostra politici. Allora potrei introdurre prima cosa, dico tre cose per introdurre, che la prima cosa che a noi non interessa l’egemonia, noi non siamo interessati a progetti politici, siamo contenti che gente di noi faccia politica, ma questo non è il nostro scopo: mettiamocela in testa una volta per tutte. Non ci credete? Leggiamo quello che diceva Don Giussani cito:“La politica deve decidere se favorire la società esclusivamente come strumento, manipolazione di uno Stato del suo potere oppure favorire uno Stato che sia veramente laico cioè al servizio della vita sociale secondo il concetto tomistico di bene comune e quindi vuol dire che la prima questione è la politica al servizio di una presenza sociale. Noi come scopo, innanzitutto abbiamo la costruzione di questa presenza sociale che dice Don Giussani in un altro punto, e quindi nell’impegno con questo primato di libera e creatività sociale di fronte al potere che si dimostra la forza e la durata della responsabilità personale. E aggiunge: un partito che soffocasse che non favorisse, non difendesse questa ricca creatività sociale contribuirebbe a creare, a mantenere uno stato prepotente sulla società. Allora tutto l’impegno personale, ma non è il nostro scopo o non è lo scopo del carisma, non è lo scopo della nostra esperienza, dite quello che volete per evitare che poi i pronomi possessivi, le vi possessivi siano usati male. Il nostro scopo, l’altro scopo della nostra presenza è questa preparazione questa educazione, possiamo dire in un altro modo che dice sempre Don Giussani, il rapporto con l’infinito che rende la persona soggetto vero e attivo della storia. Tale partenza porta gli uomini a mettersi insieme e a non rimanere nell’astratto, ma dice “nonostante l’inerzia o la mancanza di intelligenza di chi li rappresenta o chi vi partecipa, i movimenti non riescono a rimanere nell’astratto ma tendono a dimostrare la loro verità attraverso l’affronto dei bisogni in cui incarnano i desideri, immaginando e creando strutture operative capillari e tempestive che chiamiamo OPERE forme di vita nuova dell’uomo come disse Giovanni Paolo II al meeting di Rimini del ’82 lanciando la dottrina sociale della Chiesa.
Allora la politica è strumento, secondo passaggio, di creazione di OPERE. Chi si dimentica qualcosa della nostra storia deve pensare che questo è quello a cui Don Giussani ci ha spinto: creazione di opere. Ma non è ancora finita. Opere fine a se stesse? Opere perché noi vogliamo agire? Fare, fare, fare? No, le opere servono a un’altra cosa.
Le opere servono, terzo passaggio, e qui completiamo il dittico che è il titolo di questo incontro, a suscitare il desiderio. Lo scopo delle opere è la suscitazione del desiderio, il fatto che il desiderio cresca. Infatti dice ancora Don Giussani “Che cosa determina, cioè da forma a questa unità dell’uomo, dell’io? E’ quell’elemento dinamico che attraverso le domande le esigenze fondamentali in cui si esprime guida l’espressione personale e sociale dell’uomo, brevemente io chiamo senso religioso questo elemento dinamico che attraverso le domande fondamentali guida le espressioni personali e sociali dell’uomo. La forma dell’unità dell’uomo è il senso religioso. Questo fattore fondamentale si esprime nell’uomo attraverso domande, istanze sollecitazioni personali e sociali. Quindi politiche, opere, desiderio in un ordine inverso a quello normale. Allora noi, potrebbe esserci che nel corso della storia qualcuno di noi ha delle responsabilità pubbliche, bene, di solito fa bene a fare queste, costruisce bene, ma anche se non fosse, noi abbiamo una presenza pubblica lo stesso e di più perché il nostro scopo è questa suscitazione del desiderio. Per questo capite che l’incontro di oggi è così fondamentale perche i nostri interlocutori sia dal punto di vista teoriche che operativo, sono persone che su questo tema ci possono dare un respiro mondiale, universale. Quindi do subito la parola a Mary Ann Glendon per la sua relazione.

Mary Ann Glendon
Grazie tante è sempre veramente un piacere un onore essere qui con voi, e una delle cose che mi ha sempre piaciuta del Meeting di Rimini, è la sfida proprio di cercare di correlare l’argomento che gli organizzatori mi hanno assegnato al tema generale del Meeting, è un po’ come cercare di risolvere un puzzle. Non sono sicura di aver risolto veramente per il giusto. Il mio argomento educare la libertà a desiderio e politica ha a che fare con il tema della natura dell’uomo rapporto con l’infinito, non sono sicura di aver risolto questo enigma correttamente, ma questo è il mio punto di partenza.
I nostri desideri, i nostri desideri costantemente ci invitano ci chiamano ad andare al di fuori di noi stessi, per un cristiano quando troviamo in noi stessi desideri che nulla sulla terra può soddisfare, ci sembra che sia un segno del fatto che questi desideri ci sono dati, proprio per essere ricercati da colui che ciò ha creato, sono segni che per natura appunto mettono l’uomo in rapporto con l’infinito. Sant’Agostino ha espresso questo meglio di me i nostri cuori sono inquieti fino a che non riposano in te, però ecco, dove è il problema; cioè i nostri desideri sono indisciplinati, tanto quanto sono potenti e quindi a tanta importanza il fatto di educarli e addestrarli per portarci nella giusta direzione. Ecco perché questo titolo educare la libertà desiderio e politica, almeno spero di riuscire ad affrontare in questo modo. Oggi vorrei parlare di politica, come di una vocazione degna di desiderio, naturalmente sono ben consapevole del fatto che questo potrebbe sembrare ingenuo o addirittura assurdo per tante persone. Dopotutto, se la politica come tanti ritengono è soltanto una questione di arrivare al potere e di tenerlo, è abbastanza sciocco pensare ai politici come qualcuno che ha una vocazione di un qualche genere. E se la politica riguarda soltanto il potere, allora, non c’è motivo particolare per cui persone di sani principi dovrebbero scegliere il servizio pubblico, rispetto ad altre occupazioni oppure perché uomini e donne nella loro vita privata, dovrebbero interessarsi in particolare alla politica. D’altro canto se prendiamo la definizione di Aristotele, della politica, che dice appunto che si tratta di uomini liberi che deliberano come organizzare la loro vita insieme l’idea di politica come vocazione diventa più comprensibile. Aristotele, effettivamente, è andato avanti, e ha suggerito che la politica e la filosofia sono le vocazioni che più sono degne di scelta per persone che, come diceva lui sono ambiziose per quanto riguarda la virtù. E’ una cosa difficile da sentirsi oggi quando appunto la politica gode di così poca reputazione ovunque te utti, quindi potremmo volerci soffermare a cavillare con Aristotele. In questi giorni, infatti, ci potremmo chiedere proprio perché si deve scegliere la politica ma dove insegno alla facoltà di giurisprudenza, ogni anno, riceviamo migliaia di richieste di giovani uomini e donne che dicono che vogliono studiare legge perché pensano che sia una buona preparazione per la vita politica e c’è una cosa che poi mi intrisitiche, perché quando si laureano tanti dicono di aver cambiato idea di aver cambiato opinione. Se gli chiedete perché avete cambiato opinione dicono cose di questo genere: alcuni dicono, la politica è una cosa sporca a tal punto che iil rischio è di esserne contaminati, se la si segue o emarginati se si cerca di seguire a tutti costi propri principi. Alcuni dicono che non vogliono rischiare di esporre le proprie famiglie alla politica di distruzione personale e poi c’è un’altra motivazione anche molto importante tanti, dicono: ho paura di dover arrivare a così tanti compromessi per arrivare ad una posizione in cui magari potrei fare la differenza che a un certo punto mi cambierei, mi cambierei troppo a perdere di vista il vero e proprio motivo per cui ho deciso di entrare in politica. Infine, tanti dicono anche che le condizioni sono talmente brutte nella città o nel paese in cui vivono, che non sarebbero assolutamente in grado di cambiarle. Non si può certo dire che queste preoccupazioni siano irragionevoli, di fatto, sono talmente vere che ci si deve chiedere quale è il desiderio così potente da motivare alcune persone a entrare comunque in politica? I greci, avevano un nome per questa forza il Tumos è una parola che in genere in inglese viene tradotto come “spiritness” si tratta di un’anima emozionale di un impulso di una passione, però per capirlo bene, bisogna utilizzare la allegoria dell’anima di Platone. Platone assimilava l’ anima umana all’unione di poteri tra Lauriga e 2 destrieri iu cavallo nobile che rispondeva ai comandi rappresenta l’impulso razionale dell’anima e invece l’altro, l’altro animale di spirito più elevato rappresenta le passioni, difficile da controllare e quindi dice Socrate nel Fedro il compito del Lauriga è veramente difficile nel controllarli. Ecco il punto importante il cavallo indisciplinato, non è un animale cattivo se bene educato, se bene addestrato il Tumos, può essere la forza che porta a grosse conquiste dell’uomo. il Tumos, può farci cercare la fame e la gloria poi ispirarci a fare sacrifici per cause più grandi di noi è anche può permetterci di far fronte a rischi e difficoltà. Però se il cavallo indisciplinato, diciamo, può fare quello che vuole può portare a rovina sia il condottiero che tutti quanti. Quindi queste qualità connesse al Tumos l’ambizione e l’amore della gloria, il desiderio di riconoscimento, la volontà di potere. sono proprio le motivazioni della scelta politica dell’uomo come vocazione, però c’è il pericolo che il cavallo indisciplinato possa portare alla rovina come è che invece può essere educato e addestrato? Gli antichi filosofi hanno risposto a questo problema Platone e Aristotele non erano ingenui circa la natura umana avevano opportunità di vedere appunto il peggio dell’essere umano e del comportamento politico. Gli esseri umani hanno anche la ragione però, se ne sono resi conto, e quindi gli uomini di Stato devono impegnarsi nel promuovere le condizioni che ci consentono, a livello individuale e collettivo, di raggiungere l’autocontrollo, di agire in maniera virtuosa e infine raggiungere una buona vita e un buon governo. La carriera di Cicerone, ci dà un esempio meraviglioso del carattere mutevole del Tumos. Cicerone, era un giovane ambizioso che, appunto, aveva messo l’occhio precocemente sulla carriera politica il suo motto era una frase del Iliade “essere sempre il milgliore e eccelelre sempre,” Gli ostacoli alla sua ambizione erano enormi, non era un patrizio, era uno al di fuori della classe patrizia, aveva tra l’altro, una debolezza la ivello fisico e aveva paura di essere sulla scena, ma aveva un’ambizione enorme; ci sono voluti tanti anni di determinazione autodisciplina, ma alla fine ha raggiunto il successo come oratore, come uomo di Stato come senatore e console. Più avanti negli anni Cicerone da anziano diciamo, ha guardato indietro al suo desiderio giovanile di riconoscimento con un po’ di humor e ha ricordato appunto la sua costernazione quando, dopo una visita di Governo in Sicilia, ha scoperto che quasi nessuno a Roma, sapeva che era stato via. A dire la verità, scrisse una lettera, io pensavo che la gente a Roma parlasse soltanto del mio mandato di questore quando sono ritornato durante il viaggio di ritorno ho incontrato ho raggiunto Pozzuoli in un momento in cui era piena di gente e sono quasi svenuto quando qualcuno mi ha chiesto, quando avevo lasciato Roma quali erano le notizie dalla città. Anche i biografi che più ammiravano Cicerone, sono d’accordo sul fatto che la sua crescente ambizione aveva qualcosa in più di una tendenza nei confronti della vanità e della autopromozione, ma qui c’è un punto interessante questo Tumos, l’ ha portato al di fuori di se, ha alimentato la sua dedizione di una vita alla causa della conservazione della Repubblica romana, in un momento in cui c’era una deriva verso la dittatura e la stessa dedizione che l’ha portato a questa scesa al potere lo ha portato anche a momenti cruciali di calo del potere, lo ha portato a pagare un alto prezzo per i suoi princìpi. Nelle discussioni politiche di oggi sentiamo dire molto poco del Tumos e ancora almeno della virtù. In gran parte il pensiero politico moderno nel nome del realismo, ha seguito la visione di Machiavelli, in chi appunto i filosofi secondo cui appunto i filosofi i classici con il loro insistere sulla centralità della virtù avevano chiesto troppo alla natura umana. C’è troppa distanza scriveva, da come si vive a come si dovrebbe vivere tanto che si accetta quel che viene fatto al posto di ciò che si dovrebbe fare e si conosce la propria rovina piuttosto che conservazione con una virtù avendo eliminato appunto la virtù morale Machiavelli, non aveva più bisogno di discutere l’educazione e altro, secondo lui, le passoni egoistica predominano sulla ragione in maniera regolare. È stato un filosofo politico inglese Thomas Hobbes, tuttavia, che ha reso il concetto di natura umana di Machiavelli, e l’ha portato un passo ancora in là. Hobbes ha rivoltato l’allegoria della Tauria di Platone e hamesso le passioni nell carro e nella biga praticamente e ha fatto in modo che i pensieri e i desideri fossero esploratori e spie che giravano per trovare la strada per arrivare alle cose desiderare. Hobbes ha insegnato che appunto si poteva orientare il desiderio verso il bene ha detto che la ragione era un calcolo al servizio dell’autoconservazione auto interesse. Per quanto riguarda, bene e male Hobbes, diceva, sono solo dei nomi, che diamo alle cose che si desiderano, Questa comprensione molto povera della persona umana, della ragione umana, era molto comune tra gli architetti del pensiero politico moderno e questo li ha portati a sottostimare l’importanza politica dell’aspetto della natura umana che frequentemente ha più peso dell’auto interesse materiale. Faccio riferimento naturalmente all’atto positivo del Tumos, cioè il desiderio del riconoscimento del proprio valore della propria dignità e riconoscimento del valore e della dignità dei principi che stanno a cuore alla persona. Ora in Italia soprattutto devo chiarire che non voglio indicare che Machiavelli e Hobbes abbiano avuto torto interamente torto, di fatto lo scetticismo che hanno dimostrato sul fatto che la ragione, la legge, l’educazione, potessero essere sufficienti per dominare la passione, era comune addirittura anche a San Paolo, nonché a Sant’Agostino ed è famosa all’affermazione di San Paolo, ai romani, “sono d’accordo con la legge la ritengo ammirevole ma, sebbene la volontà di fare bene ci sia non c’è l’azione”. Per San Paolo, appunto, ci voleva la conversione personale e l’aiuto della grazia divina, Sant’Agostino aveva capito molto bene quello che voleva dire Hobbes quando descriveva la creatura umana come qualcosa di spinto da desideri insaziabili che cessavano soltanto nella morte ma era in disaccordo Sant’Agostino con Hobbes nella comprensione dell’oggetto dei desideri, “i nostri cuori sono inquieti fino a che non riposano in te “diceva . Ora arriviamo ad un altro problema, cioè dove è che la politica rientra nella comprensione cristiana dell’uomo. Questa è una questione che Edith Stein ha meditato molto dopo che è diventata suora carmelitana. Diceva che prima come contemplativa avrebbe dovuto lasciare perdere tutto del mondo secolare e poi invece cito “mi sono accorta che ci viene chiesto qualcosa di diverso in questo mondo e anche nella vita contemplativa si può non staccare la spina col mondo” Quello che Edith Stein arrivò a vedere è che appunto nel rispettare le ammonizioni del vangelo di essere lievito e luce del mondo, la vocazione cristiana ha una dimensione politica ben definita, con una forma precisa che va determinata secondo le capacità, la vita di ciascuno è una vocazione che comporta delle responsabilità del tutto particolari per i laici. Alcuni direbbero però beh comunque voglio tenermi lontano dalla politica e i padri del Concilio Vaticano II a aueste persone hanno detto chi ha un talento per l’arte della politica difficile ma nobile o per le persone che possono sviluppare i propri talenti. in questo senso, per queste persone vanno preparate, de imenticando la propria convenienza e interessi materiali, devono impegnarsi in attività politica e per quelli che hanno degli scrupoli morali del entrare in politica il Beato Giovanni Paolo II ha detto accuse di carrierismo idolatria del potere egoismo corruzione anche l’opinione comune che la partecipazione alla politica sia un pericolo morale assoluto, beh non giustificano nè scetticismo né l’assenza da parte dei cristiani nella vita pubblica. Queste sono parole scoraggianti, ma grazie a Dio, alcune delle figure più notevoli dei nostri tempi hanno sfidato questi pensieri e molti sono venuti al Meeting di Rimini, penso per esempio a anime coraggiose tipo Vaclav Havel, Lech Walesa e anche Giovanni Paolo II stesso. In uno dei suoi ultimi iscritti Vaclav Havel ha preso una posizione molto ferma contro il principio che gli uomini e le donne di sani principi dovrebbero stare fuori dalla politica, diceva, non è vero che una persona di sani princìpi non appartenga alla politica è abbastanza che i princìpi vengano lasciati lievitare con pazienza determinazione, un senso di proporzioni e la comprensione degli altri. Il Leader cieco sosteneva questa opinione anche se aveva avuto una certa delusione per i problemi sociali che sono emerse dopo la caduta del comunismo, la politica vera, scrisse nel 92, l’unica che pratico è nutrita dalla certezza consapevole o meno che nulla finisce nella morte, tutto viene registrato per sempre tutto è apprezzato altrove in un luogo al di sopra di noi, in quello che io ho chiamato la memoria dell’essere in quella parte che inseparabile dall’ordine misterioso del cosmo della natura della vita che i fedeli chiamano Dio e al cui giudizio sono soggetti. Io direi che Havel qui ci dica una cosa molto vicina al concetto di la natura dell’uomo è rapporto con l’Infinito. La sollecitazione di Havel, secondo cui non dovremmo preoccuparci tanto del vedere i risultati della nostra vocazione durante la nostra propria vita mi porta, infine, ad un problema che forse più che altre trattiene tante persone dal perseguire la politica cioè il senso, la sensazione che tanti hanno cioè che la vita economica e politica sia governata da forze fuori del nostro controllo. Havel aveva capito bene questo senso di impotenza dall’esperienza personale e sapeva quanto facilmente si può abbandonare la speranza, però aveva rifiutato di incamminarsi in questo percorso, e aveva detto c’è soltanto una cosa che non concedo cioè che potrebbe essere privo di significato il fatto di lottare per una buona causa. Havel come Cicerone ha lottato per la politica, con tutte le sue frustrazioni e delusioni, l’ha fatto perché ha capito un punto molto elementare che spesso dimentichiamo, cioè il punto sottolineato negli affreschi che si trovano appunto a Siena, nel conmune che dovevano questi affreschi ricordare ai notabili della città che le decisioni di ogni giorno a livello politico, possono avere conseguenze di più ampio respiro per la popolazione ed è il lavoro della politica di ogni giorno che consente agli uomini e alle donne liberi di ordinare la propria vita insieme incanalando le energie del Tumos per promuovere il fiorire dell’uomo, limitando le tendenze pericolose. Il lavoro della politica è veramente importante, rende possibile fiorire di tutti gli altri aspetti della vita, il commercio, l’arte e la scienza, la letteratura, la filosofia, quando si considera quanto dipende dal fare bene il lavoro noioso rischioso ignobile, che rappresenta una sfida morale e quanto dipende dal farlo bene, allora, non è così assurdo pensare alla politica come una vocazione. In ultima analisi la cultura viene prima della politica e il buon governo è cruciale per la capacità della società di produrre dei cittadini e degli uomini di stati virtuosi con spirito pubblico. Ecco perché i filosofi politici classici hanno avuto ragione nell’insistere sull’importanza del compito difficile di domare il Tumos senza soffocare i desideri, i potenti, che ci portano fuori di noi. Ecco perché gli antichi hanno sottolineato la necessità dell’educazione, ecco perché San Paolo Sant’Agostino hanno insegnato che l’educazione non sono sufficienti, senza fede speranze carità. Immagino che gli organizzatori quest’anno al Meeting mi abbiano segnato l’argomento proprio per questo motivo, cioè politica e desiderio, perché se la politica sono persone libere, che stabiliscono come organizzare la loro vita assieme allora educare la libertà è un compito politico di primo rango r l’irrequietezza del desiderio stesso è un segno che la natura dell’uomo è rapporto con l’infinito. Grazie tante.

MODERATORE
Ringraziamo la Professoressa Glendon per questa splendida relazione che ci riporta alla natura della politica collegandolo al titolo del Meeting. Diamo adesso la parola a Wael Farouq

WAEL FAROUQ

La conversazione tra Obama – Mubarak è stata una conversazione dove Mubarak ha chiesto a Obama : “quant’è il reddito di un cittadino americano medio?” il Presidente Obama dice 5000 dollari circa – Mubarak ha rifatto la domanda. Quanto costa la vita? Obama dice 3000 dollari . e Mubarak dice gli americani, cosa fanno, con questa differenza di 2000 dollari? Obama ha riso è ha detto. “Beh, noi siamo uno Stato liberaldemocratico. Noi non controlliamo, come i nostri cittadini spendono i propri soldi .Obama ha chiesto a Mubarak “qual’è il reddito medio dell’egiziano?” Mubarak dice 1000 sterline egiziane, più o meno. Allora, chiede e la vita quanto costa in Egitto? Mubarak dice 3000 sterline egiziane. Obama chiede “da dove prendono questa differenza di 2000?” Mubarak sorridere e dice: “noi siamo uno Stato libero democratico. Noi non chiediamo ai nostri cittadini da dove prendono i loro soldi. Naturalmente è una battuta però c’è un altro aneddoto che invece non è una battuta e mi è successo personalmente proprio a me. Quando ho acquistato la mia prima automobile volevo avere una patente, volevo la patente e dopo un anno di guida senza patente, ogni volta che andavo a fare l’esame per la patente non riuscivo a passarlo. Dopo tante volte un amico, mi ha detto hai pagato qualche cosa una tangente, io ho detto, no, non posso dare una bustarella com’è che posso pagare una bustarella. Allora mi dice: se non paghi mai poi avrai la patente. E’ stato effettivamente difficile per me pagare questa bustarella e quindi ho pensato a un certo punto che soluzione potevo adottare e il giorno dopo sono andato dall’impiegato, sul pavimento o lasciato cadere 50 lire egiziane così e gli ho detto: “signore ha fatto cadere 50 lire egiziane lei? Lui ha guardato per terra poi mi ha riguardato e dice: “io non ho fatto cadere questi 50 almeno 100 ne avrei fatti cadere”. Si, fa ridere ma allora veramente a me non faceva molto ridere, è stata una cosa dolorosa, perché nel nostro paese, eravamo proprio obbligati, obbligati alla corruzione, eravamo obbligati a vivere contro i nostri desideri, desideri di essere persone rispettosa. Io in quel modo non rispettavo me stesso ogni giorno e io penso che questo onere questo peso diciamo di vivere contro i propri desideri fosse esattamente la forza principale che ha portato alla rivoluzione. Quando parliamo di desiderio politica noi ripristiniamo la dimensione umana, che era trascurata e ignorata dai politici e dagli esperti. I politici e gli esperti, soprattutto anche i giornalisti, dicono che le ragioni alla base della rivoluzione, sono quelle che appunto sono qui elencate in italiane diapositiva, quindi stato di polizia, l’incredibile povertà del paese, la mancanza di libertà, la repressione. Noi possiamo elencare di fatto tutta una serie di ragioni la maggior parte degli egiziani i vivevano per un 40 per cento come vedete in diapositiva con meno di 2 dollari al giorno. C’era poi il problema dell’ignoranza, della sovrappopolazione c’è un’alta percentuale anche di disoccupazione nel nostro paese, corruzione. Però c’erano persone che avevano reagito anche anni prima della rivoluzione ma c’era sempre una resistenza, invece, negli ultimi cinque anni si sono registrate 3000 proteste scioperi sit-in nuovi movimenti sono nati, sosno nati nuovi movimenti contro il Presidente e contro la possibilità che il potere venisse ereditato da suo figlio. Tutte queste cose sono vere, però tutte queste cose sono sempre esiste in Egitto, da più di 60 anni. Che cosa è successo a un certo punto che cosa è che ha provocato questo cambiamento che cosa è che nel 2011 ha portato a questo cambiamento. E’ nata una nuova realtà e di nuovo dico ancora una volta come è incominciata questa rivoluzione. Un giovane blogger ha filmato un funzionario alcuni funzionari di Polizia che distribuivano delle droghe e questo l’ha messo appunto nei social network. Per vendicarsi 2 informatori sono stati mandati da lui, l’ hanno praticamente picchiato a morte. Naturalmente gli altri bloggers si sono arrabbiati moltissimo, non ha creato una pagine internet che dice siamo tutti Khaled Said, che èappunto la persona che era stata uccisa. Diciamo che in un mese soltanto sono 650 mila persone che sono andate su questa pagina internet. Per per la prima volta nella storia del registro tutti da questa quantità di persone di egiziani, si sono incontrati e desiderio di Dio insieme con un incontro e questo incontro è stato garantito consentito dalla nuova tecnologia, da social network. Un dialogo costante, continuo una conversazione un dibattito continuo tra questi 650 mila, immaginatevi persone magari che scrivono di un’idea e ricevono 650000 risposte. La gente era veramente molto arrabbiata, alcuni chiedevano di incendiare la stazione di pulizia di Polizia altri di uccidere i funzionari di Polizia quando c’è un incontro, però quando c’è un desiderio di Dio c’è sempre anche la ragione e, quindi, tanti altri li hanno fermati hanno detto no, non si può fare perché la violenza ci renderà uguali a loro. E poi hanno chiamato l’amministrazione e la Polizia e decine di migliaia di questi giovani il 25 gennaio del 2011, sono andati nelle strade, hanno dato dei fiori agli ufficiali di Polizia. Queste persone, per la maggior parte non sono disoccupati, per la maggior parte, tra l’altro, occupano dei ruoli professionali veramente molto buoni. La maggior parte di queste persone non sono povere, sono persone, che appunto come chi ha visitato l’Egitto sa, hanno delle possibilità hanno automobili, perché chi ha incominciato la rivoluzione per la maggior parte appartiene a classi elevate al ceto medio alto non sono quelli bisognose affamati poveri, che hanno avviato questa drioluzione è stato il desiderio di Dio che ha motivato ha mobilitato questi giovani ricchi e beni istruiti, e egli ha dato l’idea proprio di rispondere alla violenza, mediante l’uso dei fiori. E’ stato un momento, secondo me, sorprendente per tutti gli ufficiali di Polizia, decine di migliaia di poliziotti iche erano nelle strade pronti per colpire i manifestanti invece questi dimostranti, avevano in mano dei fiori. Sono stati sorpresi non potevano fare più nulla, la gente che aveva paura in genere della Polizia è stata incoraggia a unirsi agli altri ed è così che ha incominciato la rivoluzione. La rivoluzione non si è verificata per una crisi economica, per una oppressione politica, io personalmente c’ero, c’ero fondamentalmente perché volevo proprio vivere secondo il mio desiderio. La prova, la dimostrazione di quello che sto dicendo, che magari ad alcuni potrà anche sembrare ingenuo.,la prova di tutto questo, di questa rivoluzione è appunto, il fatto che da anni in Egitto durante i diciotto giorni si è verificata una vera e propria utopia abbiamo sperimentato, abbiamo vissuto un’utopia. 24 giorni prima della rivoluzione è stata bombardata ad Alexandria una Chiesa da parte della Polizia segreta del regime di Mubarak. La tensione tra le sette era molto forte in Egitto, ma poi 24 giorni dopo, nella piazza Tahir ho visto appunto corpi cristiani corpi musulmani e ho visto che i corpi cristiani diventavano una moschea e corpi musulmani una chiesa guardate la mano di questo giovane nella diapositiva: tiene una croce. Questo è l’emblema dei cristiani egiziani cocti segno, del loroorgoglio di essere cristiani, tutti i cristiani si mettevano una croce, qui o la per proprio far credere di essere orgogliosi di essere cristiani, quindi a un certo punto questi cristiani orgogliosi di essere cristiani, però sono anche orgogliosi di vedere i musulmani pregata Ecco quindi che nella piazza Tahir i corpi dei Cristiani erano come una moschea quelli dei musulmani una chiesa. Qui vediamo un musulmano che prega davanti all’immagine di Cristo, per esempio, da dove viene questa solidarietà così improvvisa da dove nasce questa solidarietà così improvvisa tra musulmani cristiani? Io personalmente ho fatto questa domanda a tanti musulmani e a tanti cristiani. Ho detto ami o odi gli altri entrambi hanno risposto sì odio i cristiani si odio i musulmani, però quando ho rifatto la domanda è ho detto: “indicami il nome di un musulmano di un cristiano che odi” non mi ha risposto nessuno perché non hanno la possibilità di dire un nome, perché non si identificano odio per una persona particolare, non una tensione tra esseri umani, quella dell’Egitto e una tensione tra stereotipi , gli stereotipi delle sette gli stereotipi scusate, non hanno un corpo ma gli uomini si, noi non possiamo odiare un uomo quando ha un volto un nome, una personalità, questo è quello che è successo nella piazza Tahir cioè un incontro, un incontro dove tutti questi stereotipi, a un certo punto sono crollati. Qui prevediamo questo signore non posso dire se musulmano cristiano, però guardate i suoi occhiali sono degli occhiali che indicano un certo status symbol probabilmente di una classe medio-alta, vediamo che c’è una Croce, un simbolo islamico. D’altra parte, dall’altra parte vediamo un bambino, un bambino che ha appunto la Mezzaluna islamica e la Croce. Questo bambino, secondo voi dopo questa esperienza odierà i cristiani, o se è un cristiano odierà i mussulmani? Qesta immagine potrebbe essere provocatoria, per la maggior parte dei musulmani in questa immagine ci mostra in delle donne vicino agli uomini che pregano praticamente in un’unica fila. Questo non è mai successo, perché in generale nelle preghiere islamiche ci sono gli uomini nelle prime file, le donne indietro. Qui vediamo invece, uomini e donne che pregano gli uni accanto agli altri. Questo non sarebbe successo al di fuori del contesto della piazza Tahir. Noi parliamo sempre del ruolo delle donne nel medio Oriente. Qui vediamo che le donne sono sempre in prima linea, le donne improprio sono qui davanti ai poliziotti, vedete come sono armati , li sfidano. Da dove viene questo potere viene dalla rabbia, viene dalla povertà oppure da un desiderio di Dio? Una persona arrabbiata secondo voi pulirebbe la piazza in questo mondo, una persona arrabbiata spinta dall’odio secondo voi penserebbe alla, belelzza? Io non credo che la bellezza abbia niente a che spartire con la rabbia. Secondo me la bellezza ha tanto a che vedere con il desiderio umano di Dio. Nella piazza Tahir c’era una nuova arma icioè gli I Phone, gli I-Pad. A questo proposito, vedete che per sopravvivere e tenere accese le proprie armi la gente è rincorsa a diversi mezzi. Adesso, proprio per rispettare i tempi, vado avanti velocemente. Qui vediamo sempre che la rabbia non permette alla gente di creare arte e simboli, le persone arrabbiate non si sposano davanti a un carro armato .non ascoltano la musica,non trasformano Mura in bellissime opere, in bellissime strade. Questa è una esperienza che ho vissuto personalmente nella piazza Tahir. Però dopo la caduta di Mubarak che cosa è successo? Come appunto, dicono gli esperti, giornalisti, politici, che cosa è successo. È successo il fatto che la Primavera Araba si è trasformata nell’Inverno Islamico e vediamo questa vignetta che ci mostra appunto chec’è una piccola differenza nel nostro mondo tra l’autocrazia e la democrazia. Vediamo che l’Egitto è cambiato adesso l’Egitto, ha la barba. Io non nego tutto questo e non voglio dire che tutto questo non sia vero, però, ancora dobbiamo pensare a che cosa è la verità. C’è una verità senza una dimensione umana? No, una verità senza una dimensione umana, una verità che non si basa sull’esperienza umana, non è una verità. I fatti possano essere neutrali, ma la verità no. La verità è, appunto, una posizione di parte dell’uomo. Tutte queste paure possono essere giustificate, però, però dobbiamo anche riconoscere altri fatti. Tutti hanno paura degli islamisti, però abbiamo visto, abbiamo visto come il popolo egiziano che era abbastanza civilizzato da attuare questa rivoluzione in pochissimi mesi, ha cambiato il sistema di voto praticamente e abbiamo un 25 per cento di voti islamisti, nelle elezioni presidenziali, rispetto al precedente 71 per cento. E quindi se gli islamisti hanno potere io sono contro l’ideologia dei movimenti islamici, però non sono contro le persone che fanno parte di questi movimenti sono contro di questi movimenti perché trasformano la religione in una ideologia però coloro che appartengono a questi movimenti, le rispetto profondamente, se vincono le elezioni hanno il diritto di prendere il potere. L’Egitto è cambiato perché? Perché questo desiderio di Dio, ha cambiato la gente l’ha resa diversa, tutti si possono fare sentire adesso, ciascuno può fare sentire la propria voce per i propri diritti, tutti stanno attenti alla vita politica. C’è molta più sensibilità e sensibilizzazione. È questo il primo passo nell’educazione alla libertà. L’Egitto non si è liberato quando è caduto Mubarak la libertà è diciamo la fine di un lungo cammino di educazione e noi ancora siamo agli inizi di questo cammino. Qua vediamo l’esempio del cambiamento. Vedete, questa è la fila per il seggio elettorale, prima della rivoluzione naturalmente, la partecipazione alle elezioni era al massimo del 7 per cento. Questa nuova consapevolezza anche delle proprie metafore, è il giorno delle elezioni Facebook in Egitto era Fingerbook, perché tutti hanno votato, e praticamente tutti quelli che hanno votato, hanno sostituito la propria foto su Facebook col proprio dito. Ecco sono andato negli Stati Uniti, alle 11 della mattina tornando in Egitto, ho trovato un caffè, un bar pieno di gente, come vedete, in diapositiva strano, no perché in generale i poveri egiziani vanno nei bar per vedere la televisione, via satellite, perché non ce hanno a casa, soprattutto per guardare non so le le partite del Barcellona del Madrid e ho detto alla taxista “che partita c’è oggi” e lui mi dice “no, no, non è una partita, questa è una sessione del Parlamento una seduta” Ecco il cambiamento dell’Egitto. Questo è il nuovo Egitto, il Presidente nei passati sessant’anni era quasi un dio per l’Egitto, invece adesso abbiamo visto candidati che villaggio dopo villaggio andavano a pregare la gente di votarli. In Egitto, abbiamo per esempio, una grossa divisione tra islamisti tra Liberal, abbiamo dei conflitti veramente molto forte nel nostro Paese. Abbiamo dei conflitti, anche all’interno di edifici dove si dibatte molto, ma non sono violenti. Il numero di persone che si sono unite ai partiti politici è aumentato del 100 per cento. Questa è una dimostrazione di donne 25 mila donne egiziane hanno dimostrato nelle strade, per la prima volta dal 1919 per sostenere i loro diritti. Questo è il nuovo Egitto. Naturalmente quello che è accaduto dopo la rivoluzione non se la aspettavano tutti: vivevamo un sogno e speravamo in una fine holliwoodiana della rivoluzione, ma purtroppo la realtà non è sempre la stessa cosa dei film, ci sono state anche dei conflitti brutali e qui vediamo i giovane attivista del futuro dell’Egitto. La maggior parte degli egiziani che non hanno in social network, non ha visto, e sono stati sensibilizzati nelle piazze i social network, sono stati portati nelle piazze. Qua vediamo altre immagini riferite a qualche cosa di diverso, sono dimostrazioni in aree povere, aree generalmente controllate dagli islamisti dagli estremisti, controllano infatti questi le moschee, di tutte le aree più povere, vediamo che la gente anche qui manifesta grida urla contro l’esercito contro il controllo militare della vita politica in Egitto allora, così come all’inizio della rivoluzione gli islamisti erano sempre contro queste cose. Il 25 gennaio, appunto, la guida suprema della fratellanza musulmana ha detto non ci uniamo a questa manifestazione, perché non sappiamo chi ci sia dietro. Durante questa dimostrazione contro l’esercito gli islamisti erano in Parlamento per onorare generali dell’esercito, vediamo appunto che usarono delle modalità molto semplici creavano la loro televisione in questo modo. Questo Egitto 2012 è questo, l’Egitto, 2011 gennaio 2011 inizio della rivoluzione 2012. Questa è la dimensione umana è il fattore umano e quando parliamo dell’Egitto, della sua economia del suo futuro politico normalmente ignoriamo questa dimensione. Durante uno degli scontri iio sono stato in piazza e ho parlato o ad un giovane lì presente e gli ho detto questa è solo una lotta per liberarsi e lui mi guarda e dice essere liberi. Noi siamo liberi. È questo è quello che fanno gli uomini liberi, cioè sostengono i propri diritti, libertà, la libertà, fa parte della natura umana. Per ritornare al titolo del meeting di quest’anno la natura dell’uomo si basa sulla libertà. E la libertà è l’unico bagno verso l’infinito gli schiavi degli stereotipi ,dell’ideologia non possono raggiungere l’infinito perché sono limitati sono condizionati dagli stereotipi e dalle ideologie. Questa rivoluzione per noi ha dimostrato che il desiderio umano di Dio è veramente una cosa che non può essere sconfitta in tutti i cuori, l’uomo ha questo potere deve essere solo riconosciuto non esagero quando dico che per la prima volta nella mia vita ho riconosciuto il potere di questo desiderio di Dio proprio qui al Meeting di Rimini negli occhi di migliaia di volontari che rendono la nostra presenza qui oggi possibile. Quindi per questi giovani in Egitto e per i giovani volontari io ho speranza per il futuro e ho fede per il futuro. Grazie tante.

MODERATORE
Allora traggo, innanzitutto quattro punti dalla relazione di Mary Ann Glendon. La prima è che c’è chi, volendo commentare il meeting o altro divide tra la religione che è una cosa spirituale, e la politica che è una cosa di schieramento. Questa è una visione semplicemente protestante della questione, questa divisione tra spirito e materia è qualcosa che è sbagliata perché l’ha detto Mary Ann Glendon a un certo punto quando parlava di Havel, perché la vita politica, la vita politica di tutti i giorni, influenza la vita degli uomini, ha a che fare con la vita degli uomini. Se il cuore della vita politica è la vita degli uomini, evidentemente questa è influenzata dalla politica, allora non esiste posizione religiosa che non abbia a che fare con la politica ma la politica è ben più che lo schieramento pere il partito, per il potere come ha detto all’inizio, anzi, se l politica è ridotta a potere, è una riduzione del desiderio chi parla così riduce l’idea di desiderio, primo aspetto.
Secondo aspetto: a un certo punto, citando San Paolo ha detto: credo nella legge ammirabile, chi si sorprende, si stupisce che noi applaudiamo il primo ministro, il presidente della repubblica, i ministri, non capisce che noi rispettiamo il potere per la funzione che ha di aiutare gli uomini al bene comune prima ancora di giudicare come viene fatto perché noi siamo come, io sono di Milano, della mia parrocchia, Nabora e Felice erano soldati romani che furono martirizzati quando Diocleziano volle far adorare all’imperatore, ma che prima servivano l’imperatore romano, perché l’autorità per noi è un valore per la vita normale, per questo noi applaudiamo la gente. Non perché siamo schiavi del potere ma perché capiamo che uno, per qualunque ragione, democraticamente viene eletto, ha una funzione importante e noi partecipiamo a questo tentativo, siamo simpatetici a questo tentativo, non abbiamo l’idea che il potere sia cattivo a priori, il potere può essere buono e cattivo, tanto è vero che nella vita cristiana ci sono stati anche re santi come ad esempio re Luigi in Francia o re Stefano in Ungheria. Chi ragiona così è un manicheo, cioè non è cristiano.
Terzo aspetto. Ma allora come nasce, come avviene questa possibilità? E’ esattamente una possibilità, il potere può essere buono o cattivo, la vita politica può essere buona o cattiva, ma non è automatico, dipende da come l’uomo l’intende. Citando Agostino, Paolo, Haven citando il concilio e Giovanni Paolo II, contrapposti a Macchiavelli, abbiamo visto si può intendere la po9litica come potere, come ambizione, come non razionalità, perché è interessante l’idea la politica diventa potere e violenza quando viene fatta fuori la razionalità. Invece può essere espressione del desiderio, dell’apertura dell’uomo, della costruzione, del bene comune, della ricerca del bene comune. Allora dipende dall’uomo che il potere sia qualcosa per l’uomo o no, non è automatico, non è necessario e viene molto prima dello schieramento, è un tentativo come tutti i tentativi della vita dell’uomo di vivere l’infinito, con molte cadute perché interessante anche l’altro passaggio, chissà cosa c’entrava, invece c’entra, “non faccio il bene che voglio e faccio il male che non voglio”. Anche in politica è un tentativo, un tentativo, diceva Giussani ironico, un tentativo di costruzione. E’ la libertà, basta con i meccanicismi, basta con il bene e il male, basta con il manicheismo basta con la a priori dire che è una cosa buona o cattiva, l’uomo è più grande delle circostanze, può costruire un potere per sé e per gli altri, può sbagliare e può ricominciare. Basta con i manicheismi e con i giustizialismi che dicono che una cosa è buona e l’altra è cattiva. Ci siamo liberati con Sagantino del manicheismo non vogliamo tornarci nel 2000: sono passati qualche secolo.
E allora, quarto e ultimo passaggio, il primo compito politico l’ha detto la Glendon alla fine, è costruzione del bene comune, educazione e cultura. E’ questa preparazione dell’educazione, il nostro compito, innanzitutto è questo, non di partecipare direttamente alla politica, se qualcuno di noi lo fa è una vocazione personale ben accetta, voluta, come tutte le vocazioni, ma il nostro compito è educare a qeusta responsabilità, a questa cultura, a questa responsabilità, ci vuole pur qualcuno che generi perché se no , se non c’è il soggetto non c’è nulla. E allora si capisce la splendida, diciamo altra faccia della medaglia dopo questa prima faccia, di Farouq, questo percorso inedito della rivoluzione egiziana che è anche una grande lezione di giornalismo perché ammettiamolo in tutto questo periodo non abbiamo visito un media che abbia raccontato in questo modo queste cose. Anche qui c’è lo schieramento, chi dice a priori che va tutto bene, chi dice a priori che va tutto male, ma non abbiamo visto che c’è un percorso dell’uomo. L’abbiamo visto dalle immagini, oltre che dalle sue parole, dalle immagini, pensate “desiderio umano di bene e incontro” non è che l’abbiamo preparato e costretto a dire queste cose, desiderio umano e incontro e l’abbiamo visto dal vero. La voglia di essere protagonista del proprio popolo dopo una dittatura e questo percorso sembrava quasi la declinazione di quello che ha detto Mary Ann Glendon, il desiderio dell’io che improvvisamente si trova di fronto a un surpruso in piazza e scopre con altri di avere lo stesso desiderio pur in modo diverso, e incomincia un percorso, quel percorso citato prima da Havel, ricordatevi che quando nessuno parlava di Havel, quando non era presidente, noi abbiamo editato, l’ha editato Oxeo, un libro che si chiamava “il potere dei senza potere” che parlava di verità come parlava di Farouq. Questo stesso percorso che è stato fatto da carta 77 anni prima, ma si può raccontare la politica con questi fati che avvengono in punti diversi del mondo in culture diverse ma hanno la stessa struttura? Io che sono uno statistico e per deformazione professionale penso che la realtà si guardi con la statistica, quando una cosa avviene tante volte vuol dire che nasce una legge. E qui si vede che il desiderio dell’uomo non è questa cosa che c’entra con la chitarra e il mandolino, cc’entra anche con la chitarra e il mandolino, ma c’entra anche con il bisogno di giustizia di verità e genera movimento, genera incontri e questo pian piano arriva a influenzare le istituzioni, a ricostruire dal basso l’idea di una democrazia nuova dove non c’era e qui si vede questa democrazia che viene partecipata, che ha un volto, che non è esente da rischi: è una possibilità, la categoria della possibilità, c’è la possibilità o meno di andare avanti, ma questa possibilità dove regge? Sul fatto che questo desiderio si alimenti, si costruisca, si generi, si incontri, veda, guardi, addirittura guardando la televisione, come dire le sedute del parlamento, in italia non avviene mica tanto. E sul fatto che ci siano manifestazioni femminili in un posto che tutti direbbero, tutti ci dicono ha rimesso il velo. Allora questo, secondo me, è un conforto finalmente anche per noi, andiamo avanti così, non perché siamo bravi, non perché noi abbiamo la verità in tasca, ma perché parlando di desiderio di infinito parliamo di qualcosa che ci precede, parlando di incontro parliamo di qualcosa che incontriamo, non è nostro ma è un metodo che ci permette di essere protagonisti senza mettere la schiena sotto nessuno, ma apprezzando e partecipando al tentativo di costruire il bene comune anche nel nostro paese. Grazie
Trascrizione non rivista dai relatori

Data

23 Agosto 2012

Ora

17:00

Edizione

2012

Luogo

Auditorium B7
Categoria
Incontri