Educazione libera e scuola autonoma: più autonomia e sostegno alle scuole non statali

Agosto 2025
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Garantire una educazione libera e una scuola autonoma non è un tema di serie B, ma una delle grandi sfide per il futuro del nostro Paese. Se ne è discusso al Meeting di Rimini durante l’incontro “Educazione libera, scuola autonoma”, organizzato in collaborazione con CdO Opere Educative/FOE, Diesse, Di.S.A.L. e Il Rischio Educativo.

Al tavolo dei relatori – tra cui Marco Galdi, Ignasi Grau, Paolo Maino, Maurizio Serafin e Massimiliano Tonarini – è emerso un messaggio chiaro: senza più autonomia per le scuole e senza un sostegno concreto alle paritarie, la libertà educativa rischia di restare un privilegio di pochi.

La libertà di scelta: un diritto ancora incompiuto

“Le famiglie non vogliono solo la scuola più vicina a casa o quella con i migliori voti INVALSI” – ha ricordato Tommaso Agasisti, docente al Politecnico di Milano e moderatore dell’incontro. – “Cercano un ambiente educativo che rispecchi i loro ideali e che aiuti i figli a crescere come persone, non solo come studenti.”

Eppure, oggi in Italia, questa possibilità è fortemente condizionata dal reddito. La legge 62 del 2000 ha riconosciuto la parità tra scuole statali e non statali, ma senza un adeguato sostegno economico: solo chi può permettersi le rette ha accesso a questa libertà.

Ignasi Grau, direttore generale di OIDEL, lo ha detto con franchezza: “La libertà di insegnamento è un diritto umano, sancito da tutte le convenzioni internazionali. Ma se resta accessibile solo a chi ha risorse economiche, non è più una vera libertà.”

Il quadro europeo è eloquente. In Paesi come Olanda, Belgio o Irlanda lo Stato garantisce finanziamenti alle scuole non governative, rendendo effettiva la libertà di scelta. L’Italia, invece, secondo l’ultimo Freedom of Education Index, si colloca agli ultimi posti in Europa, accanto a Grecia e Cipro.

Autonomia scolastica: superare i vincoli burocratici

L’altro nodo è quello dell’autonomia. Oggi i dirigenti scolastici non possono scegliere i propri docenti, né differenziare stipendi, programmi o calendari. Tutto è rigidamente uniforme, anche se le differenze tra scuole – come ammettono gli stessi insegnanti e famiglie – sono enormi.

“Abbiamo bisogno di superare un modello antico, basato sull’idea che tutte le scuole siano uguali,” ha sottolineato il professor Marco Galdi. “La Costituzione stessa riconosce il pluralismo e l’autonomia come valori da promuovere.”

Maurizio Serafin, dell’Associazione Docenti e Dirigenti Scolastici Italiani, ha presentato la proposta degli “istituti ad autonomia speciale”, scuole che potrebbero dotarsi di uno statuto proprio, organizzare i curricula in modo innovativo e scegliere i docenti secondo criteri più coerenti con il progetto educativo. “Non è un’utopia,” ha spiegato. “Paesi come l’Inghilterra hanno già sperimentato modelli simili con le academies, e i risultati sono concreti.”

Il nodo dei finanziamenti: una questione di giustizia

La fotografia delle risorse è impietosa. In Italia la spesa pubblica per l’istruzione supera i 52 miliardi di euro, ma solo l’1,5% è destinato alle scuole paritarie, che accolgono quasi il 10% degli studenti.

“Gli studenti della scuola paritaria sono circa 790 mila, ma il sostegno pubblico è fermo da oltre dieci anni a 500 milioni di euro,” ha ricordato Massimiliano Tonarini, presidente della CdO Opere Educative. “È come se il Paese si fosse dimenticato di loro. E intanto, negli ultimi undici anni, le scuole paritarie sono diminuite del 30%.”

Il confronto con altri Paesi europei è lampante: in Spagna gli alunni della scuola non statale sono il 30% del totale, in Francia il 15%, nei Paesi Bassi addirittura il 70%. In Italia, invece, appena il 6% alla primaria e il 4-5% alle superiori.

“Non è un problema di élite,” ha aggiunto Paolo Maino, presidente di Di.S.A.L. “Al contrario: dove il sistema scolastico è plurale e sostenuto, come in Belgio o Irlanda, i risultati degli studenti nelle indagini internazionali sono migliori. Non investire su questo significa penalizzare l’intero Paese.”

Le quattro proposte per rilanciare la scuola

Maino ha portato al Meeting quattro proposte concrete per invertire la rotta e ridare slancio all’autonomia scolastica:

  • Riformare gli organi collegiali, oggi fermi al modello degli anni Settanta, aprendoli a università, enti locali, professionisti e realtà del territorio, sul modello degli Istituti Tecnici Superiori.
  • Garantire continuità didattica, superando il precariato storico: se un docente lavora bene in una scuola e ha il consenso di dirigenti e famiglie, deve poter restare.
  • Riprendere lo spirito della legge 107/2015, che prevedeva l’assegnazione dei docenti in dialogo con le scuole e i dirigenti, favorendo la coerenza tra offerta formativa e profilo professionale.
  • Varare un nuovo Testo Unico dell’istruzione, aggiornato e semplificato, che raccolga norme oggi disperse in decine di leggi stratificate, restituendo chiarezza e strumenti pratici a chi lavora nella scuola.
“Non servono nuove riforme epocali,” ha detto Maino, “basta avere il coraggio di valorizzare ciò che già esiste e liberare le energie delle scuole, invece di soffocarle nella burocrazia.”

Una sfida per il futuro

Dall’incontro è emersa la richiesta di un impegno politico chiaro: allineare almeno i fondi storici all’inflazione, aumentare i contributi per l’inclusione e per le scuole dell’infanzia, e avviare un percorso di sostegno stabile, anche attraverso voucher per le famiglie.

“La libertà educativa non è una bandiera di parte, ma un diritto costituzionale e un pilastro della democrazia,” ha concluso Ignasi Grau. “E come ogni diritto, deve essere garantito a tutti, soprattutto alle famiglie più fragili.”


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