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Il coraggio di dire «io»

20·25 agosto 2021 | 42a edizione | Fiera di Rimini

Il prossimo Meeting è intitolato “Il coraggio di dire «io»”. Il titolo è tratto da una citazione del “Diario” del filosofo danese Søren Kierkegaard. In questo periodo storico difficile e tormentato dove sono in discussione certezze scientifiche, economiche, sociali e stili di vita apparentemente acquisiti, ci sembra decisivo porre l’attenzione sulla libertà dell’uomo e sulla sua vocazione a contribuire alla costruzione di un mondo più umano.

L’orizzonte in cui ci troviamo viene vissuto da tanti come asfittico e soffocante: un sentimento di smarrimento crescente coinvolge il mondo intero. La consistenza della realtà sembra faticare a reggere l’urto di una nuova ondata di dissolvimenti sociali, incertezze economiche e politiche, accelerati dalla pandemia: la relazione con persone, attività, circostanze quotidiane risulta sempre più indebolita. L’apatia e la noia si alternano con paure e rabbie, il gusto di vivere sembra soccombere.

I rischi di una omologazione culturale e sociale che relativizzano l’unicità della persona di fronte alle sfide della vita sono sotto gli occhi di tutti.

Ma cos’è più precisamente l’io? Si tratta di un’illusione? Di un fascio “di differenti percezioni che si susseguono con una inconcepibile rapidità, in un perpetuo flusso e movimento” come scriveva il filosofo David Hume? O ancora -come l’etimologia latina della parola “persona” sembra suggerire- di una maschera teatrale? Oppure di un ostacolo per chi intravvede in esso un fattore di disturbo e distruzione dell’ordine naturale del mondo?

È esperienza condivisibile che la relazione (fondativa, generativa, affettiva, con altro da sé) è ciò che permette all’io di riconoscersi, di essere consapevole di esistere e di ricercare un senso per sé e per il mondo. E da dove l’io trae il coraggio per muoversi e per agire, per esporsi, per non subire inerte le circostanze della vita e di questo nostro tempo? E di che tipo di coraggio stiamo parlando?

E qual è il rapporto tra l’io e il noi, tra il singolo e la comunità, tra la persona e la società? È ancora possibile che il desiderio di vivere pienamente e di approfondire le nostre relazioni faccia vibrare l’io di ciascuno di noi?

L’appello incessante a seguire nuove e più restrittive regole per la salute pubblica non è sufficiente a placare l’ansia e la mancanza di speranza per il futuro. Per affrontare la pandemia e le tante altre sfide che la vita ci pone, occorre che la società si risvegli dal torpore e dalla paura in cui dopo mesi è nuovamente ricaduta: sarà essenziale il contributo di ogni persona, di ogni io, che si assumerà la propria responsabilità, prendendosi cura del bene proprio e della comunità.

Ci siamo infatti scoperti fragili, vulnerabili, ci siamo resi conto di aver bisogno dell’altro. Per questo crediamo che si possa ripartire solo insieme, capendo il valore e il significato (anche di interdipendenza) delle relazioni umane; per questo il dialogo è la premessa indispensabile per ogni possibile ricostruzione.

Allo stesso tempo emerge la necessità di qualcosa che continuamente risvegli l’io di ciascuno di noi: è la dimensione permanente dell’educazione quello di cui tutti abbiamo bisogno per poterci rendere conto di ciò che accade e per iniziare a vivere umanamente. Una crisi come quella che stiamo vivendo costringe infatti l’io a tornare alle domande essenziali; per ripartire occorre non censurarle.

Per questo vogliamo incontrare la testimonianza di persone che non censurando il proprio io, non smettano di farsi domande e che possano comunicare la propria esperienza e il proprio modo di affrontare la realtà nei vari ambiti in cui si dipana la vita umana, nella politica, nella ricerca scientifica, nell’economia, nell’educazione, nell’arte, nell’assistenza sanitaria, ovunque.

Il Meeting si offre al mondo come momento di incontro e di confronto per tutti, nel tentativo di raggiungere una maggiore comprensione di sé e del presente, condividendo la speranza che vive nel cuore, negli sguardi e in quella vita resa più umana da uomini e donne che si mettono in gioco, persone che hanno il coraggio di dire “io”.