VOLONTARIATO E SVILUPPO INTERNAZIONALE

Press Meeting

L’affollata sala A3 ha ospitato alle 15 l’incontro dal titolo “Volontariato e sviluppo internazionale”. La grande quantità di volontari presenti al Meeting 2011 ha ispirato gli interventi di tutti i relatori, che hanno richiamato più volte quanto gratuità e carità debbano essere sempre le motivazioni fondamentali di chi si appresta a vivere un’esperienza come volontario.
“Per chi viene al Meeting per la prima volta, l’emozione dominante è lo stupore – ha detto Roberto Fontolan, direttore del Centro internazionale di Comunione e Liberazione – il miracolo dei volontari del Meeting non è solo ciò che si vede, bensì ciò che non si vede; il lavoro fatto ‘dietro le quinte’, l’opera di chi collabora al pre-meeting. Specie in questo 2011, che è appunto l’anno del volontariato, ci è molto facile renderci conto di quanto l’opera caritativa sia importante”. Per continuare ad essere tale, continua il direttore, essa non deve in alcun modo avere finalità lucrative.
Ampio e molto articolato l’intervento del cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, che per la prima volta ha conosciuto la realtà del Meeting. “Da qualche mese mi è stata affidata la presidenza del Pontificio Consiglio ‘Cor Unum’, voluto nel 1971 da papa Paolo VI”, esordisce. Il compito di Cor Unum in generale è coordinare l’attività caritativa della Chiesa cattolica e anche organizzare le azioni umanitarie della Santa Sede in caso di catastrofi o di crisi. “Il nostro interesse punta soprattutto alla pastorale della carità che è uno degli aspetti fondanti di tutta la Chiesa universale, soprattutto per legare insieme Vangelo e carità”. Abbiamo a che fare tutti i giorni, osserva il porporato, col tema del volontariato e del servizio internazionale. “Nel corso degli anni abbiamo potuto osservare le evoluzioni degli scenari internazionali, che si sono modificati per numero di enti coinvolti e per nazioni emerse all’attenzione globale, e abbiamo potuto osservare anche alcuni fattori che sono rimasti punti fermi. Il volontariato è uno di questi. Anche nella sua declinazione di servizio internazionale, ovviamente”.
Infatti il volontariato è a tutt’oggi “la linfa vitale dei programmi di sviluppo e della cooperazione internazionale”. “Io stesso ne posso dare la prova – confessa monsignor Sarah, che proviene dalla Guinea ed è anche il primo cardinale della sua nazione – perché se sono qui, sono ancora vivo e posso parlarvi, probabilmente è grazie ai missionari che, anche senza essere volontari in senso attuale, senza chiedere nulla in cambio hanno portato la parola di Dio nel mio paese, mi hanno dato la fede, un’istruzione, si sono presi cura di me e mi hanno aiutato nei momenti di difficoltà”.
Il presidente di Cor Unum ha riportato inoltre un’esperienza personale. “Quando ero parroco, mi ricordo che un giovane italiano si avvicinò alla nostra comunità per fare un servizio missionario. Da noi, in Africa, la vita pubblica coincide con quella privata. Questo giovane, tuttavia, non andava mai in chiesa, poiché affermava di avere problemi con l’istituzione ecclesiale, ma non con Dio. La cosa dava adito a spiacevoli commenti nella comunità. Così io, piano piano, cercai di fargli riscoprire il ruolo materno dell’istituzione ecclesiale, e capii al contempo che lo spirito di questo giovane era pieno di carità: per questo aveva accettato di effettuare un percorso di volontariato così forte in una realtà a lui completamente estranea”.
Vi è spazio anche per il ricordo di don Giussani. “Era solito dire che i volontari sono la meraviglia del Meeting; io credo che ciò valga per ogni cristiano. Il volontariato è un’esperienza che nasce dal guardare l’altro. Spesso vi sono crisi umane: un’anziana donna abbandonata, un bambino che sta male. Ciò che è importante è l’esperienza di amore che Dio ci ha lasciato ed è ciò che ogni volontario ripropone nella sua opera di accostamento, aiuto, carità e vicinanza all’altro. È solo cominciando a fare, – ha concluso il cardinale – a donare del tempo libero come integrale gesto di libertà, che la carità cristiana diventerà mentalità, convinzione, dimensione permanente. Non importa tanto la molteplicità delle attività, la quantità del tempo libero che si dedica. È importante invece che nella nostra vita e nella nostra coscienza si affermi il principio del condividere attraverso almeno qualche gesto, anche minimo, purché sia sistematicamente messo in preventivo e realizzato”.
Alberto Piatti, segretario generale della fondazione Avsi, ha ripreso nel suo intervento le ultime encicliche di papa Benedetto XVI sottolineando che “danno grande importanza e di fatto definiscono le linee guida per il volontariato. Si tratta di un fenomeno davvero importante ed impressionante per la sua consistenza. Io credo che tutti coloro che intraprendono il volontariato siano in fondo guidati da una ricerca di certezza, che si traduce in un senso di gratuità nel darsi all’altro”.
Per questo Piatti ha invitato i numerosi giovani presenti in aula a diffidare delle realtà che richiedono servizi volontari, ma poi finalizzano in lucro l’opera di coloro che vi si accostano: “Le realtà che richiedono compensi non hanno mai a che fare con il volontariato, per questo è necessario guardarsi da esse. Papa Benedetto XVI ci ha ricordato che la carità è espressione di Dio. Dobbiamo imparare ad amare l’altro senza aspettarci niente in cambio; la grazia è dono, ed un dono ricevuto è qualcosa di meritato, riconducibile al pratico, al dato, che si realizza in ciò che l’uomo ha in sé. Per noi il volontariato non scaturisce solo dall’impegno, né dalla fede, ma esige entrambi”.

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