Rimini, 25 agosto 2025 – «Bisogna trasformare il caos in un cosmo, cioè trasformare quello che non ha senso, quello che è disordinato, quello che è caotico e farne un cosmo». Con queste parole di Papa Francesco, ricordate all’inizio della serata, si è aperto l’incontro “Vita fra mondi”, ospitato nella Sala Gruppo FS C2 del Meeting di Rimini. L’appuntamento, introdotto da Mario Del Verme, coordinatore internazionale Sport Scholas Occurrentes, ha visto la partecipazione del regista Ezequiel del Corral e di Mariana dos Santos Barradas, educatrice e protagonista portoghese del docufilm prodotto da Aldeas Scholas Films sui murales promossi da Scholas Occurrentes, la realtà educativa fondata da Papa Francesco. Il film è un inno all’umanità: intreccia storie reali e prospettive diverse, mostrando come l’ascolto, la creatività e la comunità possano trasformare le ferite in speranza.
Scholas: un’educazione che nasce dall’ascolto
Papa Francesco, nell’incontro mondiale del 5 giugno 2020, aveva definito così la missione di Scholas: «Scholas è nato da una crisi, ma non ha alzato i pugni per combattere la cultura, né abbassato le braccia per rassegnarsi. È uscito per ascoltare il cuore dei giovani, per coltivare una nuova realtà». Al centro di questa pedagogia non ci sono programmi rigidi, ma la capacità di ascoltare, di celebrare e di creare cultura. «Educare, affermava il Papa, significa ascoltare, creare cultura, festeggiare. Altrimenti non educa». “Vita fra mondi” porta sullo schermo questo metodo, fatto di incontri, di domande, di esperienze comunitarie che generano cultura viva.
Mariana dos Santos Barradas: il coraggio dell’autenticità
Tra le protagoniste del film, Mariana dos Santos Barradas ha raccontato la sua esperienza: «Quando ho letto il tema del Meeting, “Nei luoghi deserti costruiamo con mattoni nuovi”, ho sentito che parlava proprio a noi. Partecipare al film è stato un modo per dare immagine e voce al cuore della pedagogia di Scholas: scegliere di ascoltare davvero, di incontrare prospettive diverse, di costruire insieme un significato». Mariana ha sottolineato il valore della condivisione: «Condividere chi sono, avere il coraggio di essere autentica, di commettere errori, di ridere, di commuovermi, di tornare al mio centro. Tutto questo è visibile nel film, che racconta persone reali e storie reali, ognuno respirando attraverso la propria ferita».
Le voci del docufilm: memoria, sogni e crisi
Il film intreccia le testimonianze di giovani e adulti provenienti da diversi contesti e Paesi. Le loro parole restituiscono la nostalgia per la strada e per la famiglia, il dolore per le perdite, le difficoltà legate alla povertà e alle migrazioni, ma anche la gioia semplice di vivere, la capacità di reinventare i giochi con poco, l’amore per la natura e la speranza di rinascita. Emergono i temi della solitudine e della libertà, della paura della morte e della ricerca di senso, fino al riconoscimento che la vita, pur segnata da ferite e crisi, può diventare spazio di incontro e creatività. «Le crisi bisogna assumerle e attraversarle, ricorda uno dei protagonisti, perché sono le cicatrici che ci accompagnano per sempre, ma che possono aprire nuovi cammini».
Ezequiel del Corral: imparare a camminare nel deserto
Il regista Ezequiel del Corral ha condiviso la sua lettura del progetto: «Prima di parlare di mattoni nuovi bisogna imparare ad abbandonare la fortezza e camminare nel deserto. La fortezza è la paura di vivere all’altezza della nostra stessa vita, fatta di routine e certezze che imprigionano. Il deserto, invece, è possibilità, sete e promessa di vita autentica». Secondo del Corral, il senso di “Vita fra mondi” è proprio questo: «Scholas centra la sua pedagogia nel mistero, nella gratuità, nella bellezza, nella creatività e nella comunità. Non ci consegna risposte preconfezionate, ma ci mette in contatto con le domande che da sempre fondano le culture. Spero che questo film abbia generato più domande che risposte, che abbia provocato almeno un piccolo caos nei vostri cuori».
Il progetto Aldeas e il contributo di Martin Scorsese
Il regista ha poi illustrato il progetto “Aldeas”: «È nato per trasformare piccole comunità nel mondo attraverso il cinema. Abbiamo messo le telecamere nelle mani delle persone, per aiutarle a legarsi alle proprie radici e aprirsi al futuro. Papa Francesco ci ha chiesto di farne un progetto globale per i dieci anni del suo pontificato». A questo percorso ha aderito anche Martin Scorsese, che parteciperà a un film in lavorazione insieme al Papa. «Il cinema, ha detto Scorsese in un videomessaggio, mi ha insegnato a conoscere altre culture e altri modi di vivere. Questo progetto è per me un ritorno alle origini e un omaggio al sogno di comunità umana di Papa Francesco».
Un inno all’umanità
La serata si è chiusa con l’invito a guardare “Vita fra mondi” come un’esperienza di incontro e di speranza. «Ci vuole coraggio per entrare in contatto con se stessi e ci vuole poesia per rispondere a ciò che oggi la vita ci chiede come persone e come umanità», ha detto del Corral. I “mattoni nuovi” evocati dal titolo del Meeting, memoria, sogni, dolori, gioie, coraggio e poesia, sono il fondamento di un’educazione che non teme il caos ma lo trasforma in cosmo, restituendo senso alla vita.







