Un’esplosione di vita

Redazione Web

Rimini, 22 agosto 2025 – L’incontro “Un’esplosione di vita. San Francesco” ha mostrato come la figura del Poverello di Assisi, a ottocento anni dalla sua morte, resti di una vitalità sorprendente. I relatori hanno sottolineato come la sua testimonianza non appartenga soltanto al passato, ma continui a interrogare il presente con una forza che scuote coscienze, ispira scelte radicali e richiama alla bellezza di un’esistenza vissuta nella relazione con Dio e con gli altri.

Francesco e la cosa pubblica

 Marco Villani ha ricordato come San Francesco si rivolgesse ai reggitori del popolo senza formalità, richiamandoli alla verità ultima della vita: «Pensate che il giorno della morte si avvicina». Un richiamo radicale, che fa emergere un invito alla concretezza, a costruire insieme per un bene comune piuttosto che un avaro accumulo personale. Villani ha testimoniato come anche nell’impegno pubblico di oggi sia necessario ritrovare questa dimensione etica che pone al centro la persona e non l’interesse. Villani ha testimoniato come anche oggi, nell’impegno pubblico quotidiano, sia imperativo ritrovare questa dimensione etica che ha come fulcro la persona e non l’interesse personale.

La fraternità come segno distintivo

 Maria Pia Alberzoni ha offerto una lettura storica della figura di Francesco, mettendo in luce come non fosse un uomo nato santo, ma un uomo che ha avuto la capacità di rendere straordinaria una vita ordinaria. La forza che attraeva migliaia di persone era la fraternità: un’amicizia concreta, profonda, fatta di gesti semplici, centrata sull’amicizia con Cristo. «Il suo saluto – ha ricordato Alberzoni – era sempre “Il Signore ti dia pace”, un annuncio che in un tempo di conflitti era già di per sé rivoluzionario».

Ascolto e minorità: due pilastri

 Padre Francesco Piloni ha approfondito il tema delle relazioni ricordando due parole-chiave: ascolto e minorità. «Francesco – ha spiegato – era capace di ascoltare davvero, di rallentare per dare spazio agli altri. E si poneva da minore, non da dominatore. È così che anche i lupi e i briganti potevano essere compresi, non come cattivi ma come infelici». Un approccio che rimane attuale: solo tornando all’ascolto e alla minorità è possibile costruire relazioni autentiche.

San Francesco e il senso della creaturalità

 Davide Rondoni ha messo in luce l’aspetto poetico del santo: «San Francesco ci ricorda che siamo creature, non prodotti casuali. Se perdiamo questa consapevolezza viviamo nell’ansia di dover sempre dimostrare di andare bene». Ha ricordato il Cantico delle Creature come uno dei testi più rivoluzionari, in grado di ribadire che nulla è disprezzabile, perché tutto nasce da un dono. «La parola creatura – ha aggiunto – è la più rivoluzionaria per il nostro tempo».

Il contributo femminile e la maternità spirituale

 Alberzoni ha anche evidenziato come il ruolo fondamentale delle donne attorno a Francesco, come Chiara d’Assisi, Jacopa dei Settesoli, e le monache che collaboravano con lui. Sorprendente l’uso da parte di Francesco di immagini materne per descrivere la cura fraterna: «Sicut mater – scriveva – vi dico di non preoccuparvi». Un tratto che mostra la sua capacità di immedesimarsi in relazioni profonde, trasformando la fraternità in una compagnia e vera famiglia spirituale.

Pace come dono del Risorto

 Padre Piloni ha affrontato il tema della pace, ricordando che non si tratta di un semplice quieto vivere, ma di un dono che proviene dal Risorto: «Il Signore ti dia pace significa lasciarsi inquietare da Dio, che non ci lascia in pace perché ci provoca a vivere la nostra vocazione». La pace, ha sottolineato, non è solo assenza di guerra, ma costruzione di relazioni giuste e perdono reciproco.

Un’eredità che continua

 Rondoni ha insistito sull’importanza di non ridurre San Francesco a una ricorrenza, ma di riconoscerne i frutti vivi nelle fraternità che ancora oggi ne incarnano lo spirito. «Il modo per tenere viva la sua memoria – ha detto – è guardare agli eredi, alle comunità che si ispirano a lui». Villani ha concluso richiamando l’impegno di ognuno a essere “pellegrini nella pubblica amministrazione”, vivendo il proprio servizio come una missione.

Il Meeting ha così proposto un incontro che non solo ha ricordato San Francesco, ma lo ha reso luogo di incontro, mostrando come la sua vita rimanga davvero un’esplosione di vita capace di illuminare anche il nostro tempo.

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