Una compagnia senza confini

Redazione Web

Rimini, 24 agosto 2025 – Un titolo semplice e diretto, che racchiude l’esperienza di quattro opere nate e cresciute in diverse parti del mondo, ma unite da un medesimo filo rosso: la carità come metodo, la gratuità come sguardo, la costruzione di bene comune come destino. Al Meeting di Rimini, nell’Arena CDO, si è svolto un incontro che ha messo a confronto storie provenienti dal Perù, dal Cile, dall’Italia e dal Brasile, presentando un mosaico di vita che mostra come la compagnia cristiana possa davvero non conoscere confini. Moderato da Mauro Batuello, vicepresidente di Cdo Opere Sociali e Piazza dei Mestieri di Torino, il dialogo ha visto protagonisti don Lino Faccin (Operazione Mato Grosso, Perù), Juan Emilio Parada (Edudown, Cile), Giordano Pecci(Città dei Maestri, Italia) e Silvia Caironi (Avventura de Construir, Brasile). Un incontro ricco di racconti, immagini e testimonianze, che ha fatto emergere come, anche nei contesti più difficili, la costruzione di opere sia possibile quando si parte dal cuore dell’uomo, dal suo desiderio di bene e dalla capacità di legami gratuiti.

Il Perù: Operazione Mato Grosso

La prima testimonianza è stata quella di don Lino Faccin, missionario dell’Operazione Mato Grosso (OMG). La sua esperienza nasce nel 1993, quando – dopo la perdita di tre fratelli a causa della leucemia – accetta l’invito di padre Ugo De Censi a partire per Vilcabamba, un villaggio a 3.500 metri sulle Ande peruviane. L’Operazione Mato Grosso, fondata nel 1967 da padre De Censi, non è una ONG tradizionale, né un’associazione missionaria nel senso classico. È piuttosto un movimento giovanile nato dalla proposta semplice e radicale: “Lavora, dona tutto gratuitamente, e quello che guadagni usalo per i poveri”. Una pedagogia della gratuità che ha segnato generazioni di ragazzi in Italia e in America Latina. Don Lino ha raccontato l’inizio della missione: la costruzione di una scuola di falegnameria, priva di luce, acqua e strade, con macchine portate a spalla fino a 3.800 metri. Da lì la nascita di un collegio gratuito per giovani delle famiglie più povere, dove si offre istruzione, vitto e alloggio. Col tempo, la scuola è stata riconosciuta dallo Stato peruviano e i ragazzi diplomati hanno potuto costituire cooperative artigiane, producendo mobili d’arte di alta qualità con il marchio “Don Bosco”. Accanto a loro, anche le ragazze: dapprima con una scuola di tessitura, poi con laboratori di mosaico e maglieria. Oggi, attorno a Vilcabamba e alle valli circostanti, sono nate comunità vive, cooperative, persino un rifugio a 4.800 metri costruito pietra dopo pietra dai giovani. Don Lino ha ricordato: «In 32 anni non ho mai chiuso la porta di casa. Ho sempre voluto che chiunque potesse entrare, bussare, essere accolto. Non puoi parlare di Dio se prima non tenti almeno di voler bene, condividere i pesi, aiutare un poco».

Il Cile: educare, lavorare, includere

Dal Perù si è passati al Cile, con l’esperienza di Juan Emilio Parada e dell’associazione Edudown, fondata 25 anni fa a Santiago. Nata per seguire bambini con sindrome di Down attraverso un percorso educativo gratuito, oggi Edudown accompagna oltre 800 persone con disabilità in tutte le fasi della vita: dalla stimolazione precoce alla scuola, fino alla formazione professionale e all’inserimento lavorativo. La sfida più grande è stata proprio l’inclusione lavorativa. Grazie a un metodo progressivo, laboratori di cucina, giardinaggio, orticoltura, servizi di sala, accoglienza clienti, i ragazzi vengono preparati a un impiego reale. Oggi più di 200 lavorano con contratto regolare; una decina di loro rappresentano addirittura la principale fonte di reddito per le rispettive famiglie. Edudown collabora con oltre venti imprese cilene e multinazionali, dalle banche alle aziende energetiche, creando spazi di lavoro inclusivi e progetti di formazione interna. Sono state avviate anche caffetterie gestite da giovani con disabilità e programmi di formazione professionale aperti a tutti i dipendenti. Parada ha voluto sottolineare: «Non siamo i buoni che aiutano i poveri. Noi guardiamo ogni persona nella sua totalità, con le sue capacità e i suoi limiti. La dignità nasce quando uno è messo in condizione di contribuire».

L’Italia: la città dei maestri

Dall’America Latina all’Italia, con l’esperienza di Giordano Pecci, imprenditore riminese nel settore degli allestimenti fieristici. Dopo aver venduto la sua azienda, nel 2018 ha deciso di mettere la sua competenza a disposizione dei giovani in difficoltà, fondando la Città dei Maestri: un ente di formazione che accompagna ragazzi fragili, spesso con disabilità, verso l’inserimento lavorativo. Il metodo nasce dalla sua storia personale di padre di quattro figli, due dei quali con disabilità. Da qui la convinzione che “le persone fragili, dentro un’impresa, non sono un peso ma un valore aggiunto”. La Città dei Maestri lavora su due fronti: da un lato la formazione tecnica e professionale dei giovani, dall’altro la preparazione delle aziende ad accoglierli. Nel 2024, con un progetto sperimentale promosso dal Comune di Rimini, quattro ragazzi con autismo sono stati inseriti in imprese locali: in pochi mesi tutti hanno ottenuto un contratto, due a tempo indeterminato. Pecci ha raccontato: «Non porto alle aziende un problema, ma un’opportunità. Si tratta di scoprire abilità spesso insospettate, creare filiere produttive adatte, fare un matching giusto tra passioni e bisogni. È facile tirare fuori l’80% da chi può dare il 100. È più difficile far emergere il 30 da chi può dare il 20. Ma è lì che si misura il valore umano e sociale di un’impresa».

Il Brasile: Avventura de Construir

Ultima testimonianza, quella di Silvia Caironi, fondatrice di Avventura de Construir, ONG attiva nelle periferie di San Paolo. Nata quindici anni fa, l’associazione accompagna persone provenienti dalle favelas nel percorso di microimprenditorialità: piccole attività artigiane, di servizio o di commercio che diventano occasione di riscatto e dignità. Il Brasile è oggi uno dei paesi con il più alto tasso di imprenditorialità: milioni di microimprese nascono ogni anno, ma spesso mancano di competenze gestionali e finanziarie. Avventura de Construir lavora su questo: formazione, microcredito, accompagnamento costante. Attraverso progetti personalizzati, sono nate decine di attività che hanno permesso a famiglie di uscire dalla povertà e generare lavoro per altri. Nel 2024 l’organizzazione ha avviato un processo di fusione con un’altra ONG brasiliana, la CDM di Belo Horizonte, attiva nello sviluppo territoriale ed educativo. Silvia ha spiegato: «Abbiamo voluto osare una strada nuova: non la somma di due opere, ma la nascita di qualcosa di più grande. La sfida è fondere culture, metodi e storie, perché il bene possa continuare al di là di chi lo ha iniziato. Non costruiamo per noi, ma per chi verrà dopo».

Un filo rosso di speranza

Le quattro esperienze, pur diverse, mostrano lo stesso cuore: la capacità di costruire realtà nuove dentro contesti segnati da povertà, disabilità, solitudine o marginalità. Dal lavoro gratuito dei giovani volontari dell’OMG al sostegno educativo di Edudown, dalla formazione inclusiva della Città dei Maestri all’imprenditorialità delle favelas brasiliane, emerge una certezza: la speranza nasce dove qualcuno condivide la vita dell’altro, senza condizioni, mettendo in campo competenze, gratuità e fede. Mauro Batuello, concludendo l’incontro, ha ricordato le parole del cardinale Zuppi: «Il solo confine che conta è quello della carità». Ed è proprio questo il messaggio che le testimonianze hanno consegnato al Meeting: nessuna opera è autosufficiente, ogni costruzione richiede legami, amicizia, compagnia.

Costruire oltre i confini

L’incontro si è chiuso con un invito concreto: sostenere, ciascuno secondo le proprie possibilità, la costruzione del Meeting e delle opere che vi trovano casa. Perché ogni dono, ogni contributo, ogni gesto di partecipazione è un mattone nuovo, capace di alimentare una compagnia senza confini, una rete viva di persone e realtà che rendono visibile nel mondo il vero, il bello, il giusto e il bene.

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