UN CAFFÈ CON…GLI SCIENZIATI.

Press Meeting

In quest’ultimo incontro organizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà, che offre al pubblico la possibilità di incontrare importanti personalità di fama internazionale e di interloquire con loro, si è parlato di scienza: Bernard Scholz ha invitato i suoi due ospiti, il Premio Nobel per la fisica 2006 George Smoot e Marco Bersanelli, Docente di Astrofisica all’Università degli Studi di Milano a raccontare la loro esperienza e a rispondere alle molte domande formulate da un numerosissimo pubblico.
Entrambi i relatori hanno visto nascere in loro fin da piccoli la passione per la scienza e lo stupore per la grandezza dell’universo, grazie in particolare ai genitori, al modo con il quale li hanno educati a guardare alle cose.”Volevo imparare e capire come era fatto il mondo e perché”, ha detto Smoot, “comprendere le cose è l’unico strumento che te le fa conoscere in un modo che altrimenti sarebbe impossibile”. Esperienze di studi e di lavoro diverse le loro, che poi a un certo punto si sono incrociate: ”nella mia carriera ho sempre cercato di coniugare la ricerca microscopica, con cui mi sono cimentato all’inizio, e quella macroscopica” ha affermato Smoot, con il quale Bersanelli si è trovato a lavorare “quando ho avuto l’occasione di andare in California con una borsa di studio: mi sono sposato e sono partito subito dopo. Sono finito a lavorare proprio nel gruppo di George, ed è stata una fortuna per me avere un maestro così: ho avvertito da subito che c’era qualcuno che mi stimava, che rischiava su di me e si aspettava qualcosa da me”. Sulle ragioni che lo hanno portato a decidere di partire Bersanelli ha detto che “ho avuto questa occasione e l’ho presa, ma c’erano molte incertezze: ho rischiato per una fiducia nella positività della vita che era più grande di queste incertezze; una positività che stavo sperimentando con mia moglie e i miei amici”.
Nel corso della chiacchierata i due ospiti hanno risposto a domande su tematiche scientifiche relative al loro lavoro e a domande di carattere personale. Smoot in particolare ha precisato che “non è vero che i giovani non sono interessati alla scienza e allo studio in generale: piuttosto spesso non ci sono insegnanti adeguati ad appassionarli a questo. Un bravo insegnante è uno che insegna ad una persona come scoprire le cose, partendo da una passione sua, non uno che inculca in lui delle nozioni o delle cose che non sa e basta”. Ma perché studiare la scienza? “Perché permette di conoscere e comprendere le cose, portando tra l’altro a scoperte che hanno un enorme valore per tutti, per la società, anche rispetto alla vita di tutti i giorni” ha risposto il Premio Nobel. Su questo punto Bersanelli ha voluto aggiungere che “spesso è difficile che un giovanissimo si appassioni alla scienza perché, rispetto a quando ero giovane io, c’è una minore opportunità di osservare la natura in modo diretto, di lasciarsi stupire dalle cose: oggi questa dinamica è meno diretta, è mediata, spesso è addirittura virtuale”.
Entrando nel merito del suo lavoro Smoot ha rispiegato in modo semplificato la questione dell’accelerazione dell’universo trattata nell’incontro di ieri, sottolineando che “non sappiamo perché accade ma disponiamo di modelli appropriati a spiegare come accade: la grande questione sarà capirne le ragioni, anche perché tra se l’accelerazione continuerà, tra qualche miliardo di anni le altre galassie si allontaneranno e la luce non riuscirà più ad arrivare fin sulla terra. Comunque, più si capisce un fenomeno, più lo si apprezza e più si desidera scoprirlo sempre meglio”.
Si è discusso poi della possibilità di vita nell’universo, delle teorie sulla fine dell’universo e della presenza di altri universi, tutte questioni che sollecitano la domanda sul senso della realtà: “con le scienze non si può descrivere la finalità delle cose, ma non c’è nessuna contraddizione tra il credere in una finalità ultima della vita e del cosmo e tutto quello che si può scoprire e conoscere attraverso la scienza” ha detto Bersanelli.
Smoot ha poi rivolto un monito a tutti i presenti: “bisogna credere fermamente in quello che si fa e nelle proprie capacità, in sé stessi, solo con questa confidenza si possono affrontare le scelte e i rischi che la vita presenta”.
“Questo è vero”, ha ripreso Bersanelli in conclusione, “e accanto a ciò è importante incontrare le persone giuste con cui sviluppare il proprio percorso lavorativo: bisogna seguire dei maestri, tutti i progetti che sto facendo sono nati da rapporti umani. Inoltre non dimentichiamoci mai che la felicità della nostra vita potrebbe svelarsi in una strada diversa da quella che adesso noi immaginiamo: per questo è cruciale essere aperti verso la realtà e cogliere i segni e la strada che essa ci indica”.

M.Cas.
Rimini, 24 agosto 2007