Rimini, 21 agosto 2026. Il lavoro come inizio di una nuova fase di crescita, non come semplice approdo dopo gli studi; le imprese come luoghi capaci di offrire senso, competenze e prospettive; le istituzioni, le banche, i corpi intermedi chiamati a costruire insieme condizioni favorevoli all’autonomia dei giovani.
È questo il percorso emerso dall’incontro “Talenti in cerca di futuro. Lavoro, giovani e demografia”, delle ore 17, nell’Auditorium Intesa Sanpaolo D3 del Meeting di Rimini, in collaborazione con Compagnia delle Opere. Moderati da Andrea Dellabianca, presidente di Compagnia delle Opere, sono intervenuti Maria Anghileri, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria; Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo; Anna Maria Bernini, ministro dell’Università e della Ricerca; ed Ettore Prandini, presidente di Coldiretti.
Dellabianca ha indicato il nodo che lega trasformazioni tecnologiche, competenze e calo demografico: le conoscenze non possono più essere considerate definitive, ma devono essere aggiornate e tradotte nella capacità di affrontare situazioni nuove. Accanto alle specializzazioni tecniche sono decisive la collaborazione, l’adattamento e la responsabilità. Le imprese – ha detto – devono attrarre giovani anche dall’estero e offrire traiettorie professionali interessanti. Una domanda di fondo ha attraversato tutti gli interventi: come restituire al lavoro la capacità di sostenere un progetto di vita, il radicamento in un territorio e la scelta di costruire una famiglia? La risposta delineata non è affidata a un singolo attore, ma a un progetto di sistema nel quale università, ricerca, imprese, finanza, istituzioni e rappresentanze sociali condividano responsabilità e orizzonte.
Anghileri: investire nella filiera del futuro e rendere l’Italia attrattiva
Maria Anghileri ha richiamato due dati che descrivono l’urgenza: un tasso di natalità di soli 1,14 figli per donna e la perdita, tra il 2019 e il 2023, di 190.000 giovani, per metà laureati, che lavorano all’estero. La difficoltà delle imprese nel reperire lavoratori qualificati si intreccia così con un esodo generazionale che impoverisce il capitale umano del Paese. «Le culle vuote di oggi sono le aziende vuote di domani», ha affermato, spiegando che natalità, istruzione e giovani imprese costituiscono una sola “filiera del futuro”. Secondo l’analisi presentata, a questa filiera è destinato oggi il 9% di una spesa pubblica complessiva di 1.100 miliardi. I giovani imprenditori propongono di raddoppiare tale quota nei prossimi dieci anni. Anghileri ha poi indicato gli ostacoli incontrati per chi vuole avviare un’impresa innovativa: accesso al credito, mercato del venture capital ancora distante dalle dimensioni europee e statunitensi. Ha citato la proposta europea della “EU Inc”, una nuova forma societaria costituibile online e valida nell’intera Unione, e una borsa per l’imprenditorialità modellata sulle borse di dottorato, per permettere a chi possiede una buona idea di sostenersi mentre la sviluppa. «La famiglia da cui si proviene è una rete di sicurezza, ma non deve essere il pulsante che si schiaccia per far partire l’ascensore sociale», ha sottolineato.
Nel secondo intervento ha aggiunto che i giovani cercano non soltanto reddito, ma senso, percorsi trasparenti e riconoscimento del merito. Per rendere il Paese competitivo ha richiamato salari adeguati, un patto sulla rappresentanza e la proposta di un’esenzione IRPEF decrescente per gli under 35 nei primi cinque anni di lavoro, capace, nel primo anno, di tradursi fino a mille euro in più in busta paga. Un costo da considerare, secondo Anghileri, come investimento sul futuro e sulle imprese giovani, più innovative e aperte ai mercati internazionali.
Barrese: finanziare persone e imprese con il credito orientato alla crescita
Stefano Barrese ha descritto un Paese nel quale la popolazione con più di 65 anni rappresenta già un quarto del totale e potrebbe arrivare a un terzo, mentre molte imprese sono solide, innovative e competitive sui mercati mondiali. Il limite rimane spesso la dimensione: circa metà delle aziende italiane ha meno di dieci dipendenti e le piccole e medie imprese costituiscono la parte prevalente del sistema produttivo. Farle crescere significa aumentare la capacità di investire, innovare e offrire lavoro qualificato. Servono competenze tecnologiche e umanistiche, perché creatività, relazione e interpretazione non possono essere separate dalla tecnologia. Barrese ha ricordato l’impegno della banca per l’accesso agli studi: 55.000 giovani sono stati sostenuti negli ultimi anni attraverso percorsi finanziari dedicati. Il prestito d’onore consente di studiare senza garanzie patrimoniali, con possibilità di rimborso esteso e periodi di sospensione. A questo si affianca il credito finalizzato alle imprese.
Con il prodotto “lavoro sostenibile”, gli investimenti tecnologici o di riqualificazione energetica ricevono condizioni migliori quando l’azienda assume: nell’ultimo anno, ha riferito Barrese, 700 milioni di euro raccolti dalle imprese con questa finalità hanno accompagnato circa duemila assunzioni. «Duemila assunzioni, duemila potenzialmente nuove famiglie», ha sintetizzato. Nei primi mesi dell’anno la divisione Banca dei Territori ha erogato oltre 20 miliardi a famiglie e imprese, mentre il totale degli ultimi cinque anni raggiunge 200 miliardi. Il credito, ha precisato, deve avere una finalità e valutare non soltanto i numeri, ma anche la qualità dell’impresa: investimento sulle persone e sull’ambiente, governance e appartenenza a una filiera. La collaborazione pluriennale con le associazioni di rappresentanza permette così di ampliare l’accesso alle risorse e di orientarle allo sviluppo dei territori.
Prandini: agricoltura tecnologica, competenze e presidio delle aree interne
Ettore Prandini ha invitato a superare l’immagine dell’agricoltura come comparto antico e marginale. La filiera agroalimentare muove 707 miliardi di euro di fatturato annuo e coinvolge quattro milioni di occupati, con esportazioni ancora in crescita. Per attrarre i giovani occorre mostrare le opportunità offerte dai mercati internazionali, dalla qualità italiana, dalla conoscenza delle lingue e dall’innovazione. Nei prossimi anni droni, satelliti, dati e sistemi di tracciabilità trasformeranno il lavoro nei campi: i trattamenti potranno essere circoscritti alle aree che ne hanno bisogno e le informazioni raccolte potranno accompagnare il prodotto, attraverso un codice QR, dalla coltivazione alla trasformazione e alla vendita. Questo richiederà nuove figure professionali, capaci di pilotare gli strumenti e interpretarne i dati.
«Un paese non si può privare della ricerca, senza ricerca non si cresce», ha affermato Prandini, indicando università e istituti tecnici come parti complementari della formazione. Per l’agricoltura saranno necessarie oltre cinquemila nuove professionalità. Il presidente di Coldiretti ha poi legato il lavoro allo spopolamento delle aree interne. La permanenza di agricoltura, artigianato, commercio e industria garantisce prossimità economica e presidio sociale, ma richiede infrastrutture. La banda larga copre oggi, ha riferito, il 44,5% delle aree rurali, contro una media europea del 66%. Coldiretti sta lavorando con operatori nazionali per portare la banda ultralarga in tutte le aree rurali nei prossimi cinque anni, creando condizioni per digitalizzare le attività e collegarle ai mercati. Investire sui giovani significa anche consentire loro di acquistare una casa e formare una famiglia: senza un’inversione demografica, ha avvertito Prandini, vengono messi a rischio l’equilibrio previdenziale, la sanità pubblica e la tenuta sociale del Paese.
Bernini: opportunità ed ecosistemi per unire capitale umano e tecnologia
Anna Maria Bernini ha posto al centro la ricerca innovativa e l’integrazione tra saperi. Gli 11 miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinati alla ricerca sono stati orientati, ha spiegato, verso cinque centri nazionali dedicati a calcolo ad alte prestazioni, grandi dati e tecnologie quantistiche, agricoltura tecnologica, mobilità sostenibile, terapie geniche e farmaci a RNA, biodiversità. Nel caso dell’agricoltura, droni, satelliti, supercalcolatori, genomica e metrologia quantistica possono rendere strumenti avanzati accessibili anche alle realtà più piccole. Ma «non esiste capitale tecnologico che non sia supportato da capitale umano»: algoritmi capaci di rispondere rapidamente richiedono intelligenze e sensibilità umane che sappiano formulare le domande e interpretare i risultati per il bene comune.
Nel secondo intervento il ministro ha indicato nelle opportunità la condizione del coraggio. Ha richiamato il percorso di valorizzazione dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, con dottorati di ricerca, un investimento di 100 milioni fino al 2030 e il riconoscimento dei diplomati come laureati. Un settore nel quale il 20% degli studenti proviene dall’estero e nel quale arte e tecnologia si incontrano attraverso robotica, intelligenza artificiale, stampa 3D e realtà aumentata. Per contrastare la “glaciazione demografica”, Bernini ha indicato internazionalizzazione, flessibilità e transdisciplinarità come vie necessarie. Università, ricerca, alta formazione artistica, impresa, terzo settore e territori devono creare ecosistemi. In questa prospettiva ha proposto di parlare non di “fuga”, ma di «prestito di cervelli»: i giovani devono poter restare o partire, ma chi va all’estero deve trovare ragioni per tornare. Non basta un incentivo fiscale o una postazione di lavoro; occorrono infrastrutture di ricerca e ambienti nei quali conoscenza, professionalità e iniziativa possano svilupparsi.
La promessa di futuro nasce da scelte condivise e di lungo periodo
Il dibattito ha restituito un’immagine unitaria della crisi demografica e del lavoro. La scarsità di talenti non può essere separata dalla formazione, dai salari, dall’accesso al credito e alla casa, dalle infrastrutture e dalla capacità delle imprese di offrire percorsi coinvolgenti. La tecnologia amplia le opportunità ma richiede governo e responsabilità; l’internazionalizzazione non deve tradursi in una perdita irreversibile di giovani, ma in circolazione della conoscenza e capacità di attrazione. Imprese più solide, università connesse alla ricerca, banche disposte a finanziare progetti e persone, istituzioni capaci di investire nel lungo periodo e corpi intermedi rinnovati costituiscono gli elementi dello stesso ecosistema. Dellabianca ha concluso sottolineando che le decisioni assunte oggi da chi guida aziende, istituzioni e organizzazioni produrranno effetti negli anni sulla formazione, sul lavoro e sul contesto economico e sociale. È in questa alleanza tra capitale umano e tecnologia, iniziativa privata e bene comune, libertà di movimento e radicamento che può essere ricucito lo scarto tra domanda e offerta e infondere fiducia nel futuro del Paese.







